Giornata ambiente, Greenpeace: ecomappa digitale per Firenze e Pisa

Giornata ambiente, Greenpeace: ecomappa digitale per Firenze e Pisa

A Firenze volontarie e volontari di Greenpeace hanno realizzato un’ecomappa di circa 160 luoghi tra mercati contadini, fontanelle di acqua potabile, negozi di sfuso, colonnine di ricarica elettrica

Una ‘ecomappa’ digitale di Firenze e Pisa per trovare le aree verdi e i servizi di bike sharing più vicini, i punti vendita di prodotti sfusi o usati, o i mercati contadini e gli orti urbani. Ma anche per sapere quali aree della città sono collegate da piste ciclabili, se ci sono ciclofficine nel proprio quartiere, dove trovare fontanelle ed erogatori di acqua potabile, e orientarsi tra parchi, giardini e negozi di artigianato.

E’ l’iniziativa lanciata da Greenpeace in occasione della giornata mondiale dell’ambiente. L’ecomappa include anche Firenze e Firenze tra le prime nove città censite e offre una guida navigabile da computer e smartphone. L’iniziativa, spiega una nota, intende promuovere uno stile di vita più sostenibile e offrire a cittadine e cittadini uno strumento per ridurre il nostro impatto ambientale, dai trasporti ai consumi. L’ecomappa è online da oggi al link ecomappa.greenpeace.it. A Firenze volontarie e volontari di Greenpeace hanno mappato circa 160 luoghi tra mercati contadini, fontanelle di acqua potabile, negozi di sfuso, colonnine di ricarica elettrica. I punti censiti sulla mappa cittadina saranno periodicamente aggiornati grazie al continuo impegno del gruppo locale di Greenpeace e alle segnalazioni di tutti gli utenti che vorranno contribuire attivamente al progetto. Per Martina Borghi, portavoce del progetto Ecomappa di Greenpeace Italia, “grazie alle nostre volontarie e ai nostri volontari, abbiamo raccolto le soluzioni già esistenti per una vita più sostenibile nei centri urbani e speriamo che questo progetto cresca nel tempo, con la partecipazione di tutte e tutti, ispirando la nascita di nuove abitudini ed esperienze verso città sempre più vivibili”.

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Ecoballe: 24 ancora disperse nel Santuario dei cetacei, in corso valutazioni

Ecoballe: 24 ancora disperse nel Santuario dei cetacei, in corso valutazioni

Dopo cinque anni le ecoballe con tonnellate di rifiuti di plastica giacciono ancora nell’area protetta destinata alla tutela dei mammiferi marini.

Le navi della marina militare lasciano il porto di Piombino. Sono in corso valutazioni per proseguire le ricerche, prima di aver risolto lo stato di emergenza nazionale, dichiarato a luglio con durata sei mesi.

È lo scenario del recupero di quel che resta dei 63mila chili di plastiche eterogenee di combustibile solido secondario lasciati sui fondali in prossimità dell’isolotto di Cerboli, nel canale tra l’Elba e Piombino.

Resta aperta la sala della centrale operativa avanzata aperta dalla Protezione civile nazionale. Nell’area di stoccaggio a terra ci sono tre ecoballe da avviare a smaltimento. «Il 7 dicembre si riunirà il Comitato di indirizzo di cui sono il coordinatore e in quella sede verranno fatte le valutazioni del caso facendo il punto della situazione», afferma l’ammiraglio Aurelio Caligiore, alla guida del coordinamento tecnico/scientifico dell’operazione.

Il 23 luglio 2015 la motonave IVY salpa da Piombino diretta a Varna con un carico di 1.888 balle di rifiuti di plastica da incenerire in Bulgaria. A causa di un’avaria, un’ora dopo la partenza il Comandante dà ordine di sversare in mare 56 balle. È così che 65 tonnellate di plastica finiscono nelle acque protette del Santuario dei Cetacei. Dell’incidente nessuna autorità marittima sa niente fino al 31 luglio, quando una balla finisce accidentalmente nelle reti di un peschereccio nel Golfo di Follonica.

Ad oggi delle 56 ecoballe ne restano 24 al netto di quelle spiaggiate, finite nel sacco delle reti di pescherecci o recuperate da agosto dalla Protezione civile nazionale. Il Ministero dell’Ambiente ha recentemente dichiarato che parte delle ecoballe ancora disperse sono state individuate e in via di recupero.

Tonnellate di rifiuti di plastica con conseguenze gravissime per l’area marina parte del Santuario di Cetacei. Un quadrilatero di mare istituito nel 1999 grazie ad un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco, con il quale i tre Paesi firmatari si impegnano a tutelare i mammiferi marini ed il loro habitat, proteggendoli dagli impatti negativi delle attività umane.

Il recupero delle ecoballe lascia aperta la questione ambientale e le inadempienze da parte dell’Autorità pubblica, come racconta l’inchiesta ‘Un santuario di balle’ dell’Unità Investigativa di Greenpeace, per fare luce sulle responsabilità dell’accaduto e presentato anche un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti della Regione Toscana che, all’epoca dei fatti, aveva in mano una fidejussione di quasi tre milioni di euro a garanzia dei possibili danni ambientali intercorsi durante le operazioni di trasporto.

Il scorso 22 luglio il Consiglio dei ministri, a 5 anni dall’accaduto, su proposta del presidente Giuseppe Conte, ha deliberato lo stato di emergenza affidando il coordinamento delle operazioni al capo dipartimento della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli.

Intanto le 24 ecoballe rimangono sul fondo del Santuario dei Cetacei, mentre sono in corso valutazioni su come procedere allo smaltimento.

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Combustibili fossili: quando la mobilitazione popolare paga

Combustibili fossili: quando la mobilitazione popolare paga

“Cambiamento Climatico Spa: gli affari di Intesa e Unicredit che stanno bruciando il pianeta” è l’inchiesta che ha portato a far abbandonare gli investimenti in combustibili fossili ad Unicredit,  uno dei maggiori gruppi bancari italiani. È stata realizzata dall’organizzazione Re:Common.

Monica Pelliccia ha intervistato Antonio Tricarico,  Responsabile del programma Nuova Finanza Pubblica di Re:Common.

 

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Greenpeace, picchi contaminazione microplastiche nel Tirreno

Greenpeace, picchi contaminazione microplastiche nel Tirreno

Nelle acque marine superficiali del Mar Tirreno centrale si riscontra una diffusa presenza di microplastiche, con concentrazioni elevate sia in aree fortemente impattate, come la foce del Tevere e il porto di Olbia, con oltre 250 mila particelle per chilometro quadrato, che in zone lontane da fonti inquinanti come l’isola di Capraia, in cui è stata registrata la concentrazione più alta, oltre 300 mila particelle per chilometro quadrato.

Questi i dati diffusi da Greenpeace in occasione della partenza, oggi, da Porto Santo Stefano (Grosseto), della spedizione di Greenpeace in barca a vela ‘Difendiamo il Mare’. I
risultati della ricerca condotta insieme all’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IAS) di Genova e all’Università Politecnica delle Marche durante il tour “MAY DAY SOS Plastica” della primavera 2019 “indicano – spiega Francesca Garaventa, referente per CNR-IAS della ricerca – che i frammenti si accumulano anche in zone teoricamente lontane da sorgenti di inquinamento”. Inoltre, prosegue l’esperta “indagini preliminari a differenti profondità nella colonna d’acqua confermano che sono necessarie ulteriori ricerche per
comprendere appieno il comportamento delle microplastiche in mare che proveremo a realizzare già nella spedizione di quest’anno”.
Campionamenti effettuati a Ventotene e alla foce del Sarno a diverse profondità e con strumentazioni differenti mostrano variazioni fino a due ordini di grandezza del contenuto di
microplastiche, con concentrazioni molto più elevate a 5 metri di profondità rispetto alla superficie. La tipologia più frequente di microplastiche riscontrata è rappresentata da
frammenti, tra 1 e 3 millimetri e inferiori al millimetro, costituiti soprattutto dai polimeri in polietilene e polipropilene, ovvero le tipologie di plastica più usate. Da qui l’appello del responsabile campagna inquinamento di Greenpeace, Giuseppe Ungherese: “Dobbiamo vincere la battaglia della plastica monouso e quella invisibile della microplastica. È inaccettabile che ancora oggi siano presenti sul mercato prodotti di uso comune con microplastiche aggiunte il cui destino è contaminare il mare”.

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