Rossi: “Un’altra logica riformatrice è possibile”

FIRENZE - "La sinistra italiana doveva rimanere radicata negli strati sociali più deboli. Invece ha abbandonato la rappresentanza di alcune classi sociali, rinunciando ad essere consapevole e pensata. Eppure resto convinto che ancora oggi un'altra logica riformatrice sia possibile"

Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, nel corso del suo intervento in occasione della presentazione del libro di Salvatore Biasco "Regole, Stato, uguaglianza" edito dalla Luiss. L'iniziativa, organizzata dall'Irpet e dalla Regione Toscana, si è tenuta ieri pomeriggio nella sala Pegaso di Palazzo Sacrati Strozzi a Firenze.

"Quello di Biasco - ha detto il presidente Rossi - è un libro che riflette sugli effetti che ha avuto il neoliberismo sull'economia e su una sinistra che ha rinunciato ad un proprio universo critico, intellettuale e culturale, con una evidente perdita di visione politica".

Molti, secondo Enrico Rossi, gli effetti negativi di ciò che ha definito "l'acquiescenza verso l'egemonia neoliberista", dalla crescita del lavoro nero, a quella che il libro individua come la "lex mercatoria", per cui va bene soltanto ciò che funziona secondo la logica del mercato e del profitto.

"Ne è un esempio – ha precisato il presidente – la legge sulla concorrenza voluta dal governo Monti. Ha liberalizzato le presenze commerciali devastando i nostri centri storici e distruggendo gli esercizi di vicinato anziché garantire, come ci promettevano, una crescita del settore del 10%".

Ecco allora che i 17 miliardi di flessibilità meritoriamente ottenuti dal governo Renzi dall'Europa, "potevano però essere spesi per investimenti anziché in bonus, cioè per modernizzare il Paese e creare migliaia di posti di lavoro stabili".

Invece anche in Toscana "mentre noi non ci preoccupavamo di tutelare i nostri artigiani che chiedevano prestiti per investire nelle proprie aziende, il Monte dei Paschi concedeva miliardi a 100 grandi clienti, che oggi sono insolventi". Insomma secondo Rossi era necessario "che la sinistra rimanesse ancorata all'anelito dell'uguaglianza", mentre adesso "occorre ritrovare un nuovo punto di equilibrio, con una forza ed un pensiero nuovi".

Al tempo stesso "non possiamo abbandonare la questione morale, perchè soltanto l'impegno e la forza morale di un pensiero collettivo possono farci uscire dalla crisi".

Non è mancato infine un riferimento all'attualità e alla questione Consip. Per Enrico Rossi la centrale unica per gli acquisti nella Pubblica amministrazione "ha messo fuori mercato pezzi importanti del nostro sistema produttivo e in Toscana ha fatto sì che gli stipendi in alcuni settori si riducessero a 7 euro l'ora". Quanto ai dubbi sulla conduzione della Concessionaria servizi informativi pubblici, ha detto che occorre "sgombrare il campo da ogni sospetto", che la politica "deve usare solo tre parole: vinca il migliore" e quanto ai pizzini "occorre chiarire fino in fondo, altrimenti si producono ferite nel corpo sociale molto difficili da rimarginare".

Rossi: “Un’altra logica riformatrice è possibile”

FIRENZE - "La sinistra italiana doveva rimanere radicata negli strati sociali più deboli. Invece ha abbandonato la rappresentanza di alcune classi sociali, rinunciando ad essere consapevole e pensata. Eppure resto convinto che ancora oggi un'altra logica riformatrice sia possibile"

Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, nel corso del suo intervento in occasione della presentazione del libro di Salvatore Biasco "Regole, Stato, uguaglianza" edito dalla Luiss. L'iniziativa, organizzata dall'Irpet e dalla Regione Toscana, si è tenuta ieri pomeriggio nella sala Pegaso di Palazzo Sacrati Strozzi a Firenze.

"Quello di Biasco - ha detto il presidente Rossi - è un libro che riflette sugli effetti che ha avuto il neoliberismo sull'economia e su una sinistra che ha rinunciato ad un proprio universo critico, intellettuale e culturale, con una evidente perdita di visione politica".

Molti, secondo Enrico Rossi, gli effetti negativi di ciò che ha definito "l'acquiescenza verso l'egemonia neoliberista", dalla crescita del lavoro nero, a quella che il libro individua come la "lex mercatoria", per cui va bene soltanto ciò che funziona secondo la logica del mercato e del profitto.

"Ne è un esempio – ha precisato il presidente – la legge sulla concorrenza voluta dal governo Monti. Ha liberalizzato le presenze commerciali devastando i nostri centri storici e distruggendo gli esercizi di vicinato anziché garantire, come ci promettevano, una crescita del settore del 10%".

Ecco allora che i 17 miliardi di flessibilità meritoriamente ottenuti dal governo Renzi dall'Europa, "potevano però essere spesi per investimenti anziché in bonus, cioè per modernizzare il Paese e creare migliaia di posti di lavoro stabili".

Invece anche in Toscana "mentre noi non ci preoccupavamo di tutelare i nostri artigiani che chiedevano prestiti per investire nelle proprie aziende, il Monte dei Paschi concedeva miliardi a 100 grandi clienti, che oggi sono insolventi". Insomma secondo Rossi era necessario "che la sinistra rimanesse ancorata all'anelito dell'uguaglianza", mentre adesso "occorre ritrovare un nuovo punto di equilibrio, con una forza ed un pensiero nuovi".

Al tempo stesso "non possiamo abbandonare la questione morale, perchè soltanto l'impegno e la forza morale di un pensiero collettivo possono farci uscire dalla crisi".

Non è mancato infine un riferimento all'attualità e alla questione Consip. Per Enrico Rossi la centrale unica per gli acquisti nella Pubblica amministrazione "ha messo fuori mercato pezzi importanti del nostro sistema produttivo e in Toscana ha fatto sì che gli stipendi in alcuni settori si riducessero a 7 euro l'ora". Quanto ai dubbi sulla conduzione della Concessionaria servizi informativi pubblici, ha detto che occorre "sgombrare il campo da ogni sospetto", che la politica "deve usare solo tre parole: vinca il migliore" e quanto ai pizzini "occorre chiarire fino in fondo, altrimenti si producono ferite nel corpo sociale molto difficili da rimarginare".