Firenze, racket case: 15 rinviati a processo, anche dipendente Inps

Firenze, racket case: 15 rinviati a processo, anche dipendente Inps

Quindici persone rinviate a giudizio dal gup Fabio Frangini nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze su un presunto racket di appartamenti di proprietà dell’Inps in uno stabile in via Monteverdi, nel capoluogo toscano.

A processo, per il racket di appartamenti, anche un dipendente Inps all’epoca dei fatti, il custode delle abitazioni. La prima udienza del processo è stata fissata per il 12 aprile. Al centro delle indagini, coordinate dal pm Gianni Tei e condotte dai carabinieri, una organizzazione che avrebbe gestito cinque appartamenti di proprietà dell’Inps, occupati abusivamente e affittati al nero. In particolare due fratelli calabresi, gestori di fatto di una cooperativa edile, impiegavano operai romeni che sottopagano e ai quali davano in locale le abitazioni occupate, trattenendo il costo degli affitti dalle buste paga.

In questo modo sarebbero riusciti ad accaparrarsi ingenti somme di denaro, ricorrendo in alcuni casi anche all’uso della violenza e a intimidazioni come il distacco della luce verso chi non pagava, la chiusura del gas e dell’acqua e il danneggiamento di autovetture.

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Ticket, Toscana centro: oltre 7mila verbali per autocertificazioni non corrette

Ticket, Toscana centro: oltre 7mila verbali per autocertificazioni non corrette

Sono 7.216 i verbali di accertamento che i cittadini residenti nel territorio di competenza dell’AUSL Toscana centro riceveranno per accertamenti su autocertificazioni di esenzione ticket risultate non corrette.

Le contestazioni si riferiscono all’anno 2014 per i cittadini che hanno beneficiato di esenzione dal pagamento ticket, dopo aver autocertificato una condizione risultata non corrispondente.

Si tratta di un controllo su esenzioni con codici E01, E02, E03, E04 che hanno prodotto esito “negativo” rispetto ad una o più condizioni attestate, come ad esempio il reddito del nucleo familiare che risulti superare la soglia prevista o lo stato di disoccupato/pensionato al minimo che non risulti effettivo.

Le situazioni con esito “negativo” sono state comunicate all’Azienda Sanitaria dal Ministero della Economia e Finanze, avvalendosi delle banche dati di Agenzia delle Entrate, Inps e Ministero del lavoro.

Il verbale notifica al cittadino l’accertamento e la violazione dell’art 316 ter del Codice Penale, e prevede il pagamento del ticket dovuto per tutte le prestazioni effettuate nell’anno. All’importo deve essere aggiunta una sanzione in misura ridotta pari al ticket, se si decide di pagare entro 60 giorni riconoscendo l’errore. In alternativa, il cittadino ha tempo 30 giorni dal ricevimento del verbale per presentare argomentazioni e documentazione difensiva.

Nel verbale è indicato il codice di esenzione che ha prodotto un esito “negativo” al controllo ed una breve sintesi della motivazione. Sono riportate tutte le istruzioni da seguire e le modalità per contestare.

E’ possibile farlo di persona, inviando una mail o un fax utilizzando il modello allegato al verbale. Ogni ambito territoriale dell’Azienda Sanitaria: Firenze, Prato, Empoli e Pistoia ha a disposizione dei cittadini un Ufficio per il recupero crediti.

Nel caso di contestazione viene effettuata un’accurata istruttoria. Se le motivazioni presentate e la relativa documentazione sono corrette ed esaustive, il procedimento viene archiviato senza alcun addebito per il cittadino. Nel caso in cui il cittadino non provveda al pagamento o non contesti quanto notificato, riceverà un’ordinanza ingiuntiva con una sanzione che potrà essere triplicata con aggravio delle spese accessorie come previsto dalla normativa.

L’attività di recupero crediti e di applicazione delle sanzioni da parte delle Aziende Sanitarie è sempre più rigorosa anche a seguito della normativa regionale che disciplina il procedimento dei controlli e di recupero a cui le Aziende sono tenute in modo da sanzionare comportamenti non rispettosi delle risorse pubbliche destinate alla Sanità.

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Vendemmia 2018, Coldiretti: raccolta facilitata con ritorno voucher

Vendemmia 2018, Coldiretti: raccolta facilitata con ritorno voucher

Mancano pochi giorni in Toscana al via della vendemmia 2018 che vede secondo le stime di Coldiretti una produzione complessivamente in aumento tra 10% e il 20% con circa, a livello nazionale, 46/47 milioni di ettolitri rispetto ai 40 milioni dello scorso anno, che per la grave siccità è stata tra le più scarse dal dopoguerra. La novità di quest’anno è il ritorno dei voucher in agricoltura dopo l’approvazione definitiva del D.L.Dignità che assicurano posti di lavoro occasionali per la raccolta delle uve di studenti, disoccupati, cassintegrati e pensionati.

La vendemmia del 2018 per effetto delle piogge che hanno caratterizzato la primavera e l’inizio dell’estate si allunga con un ritardo di circa una settimana rispetto allo scorso anno. “Con il ritorno dei voucher in agricoltura – dice Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana  – si riaffermano i principi originari senza gli abusi che si sono verificati in altri settori e si assicura al settore uno strumento che semplifichi, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestività, necessaria ad una attività condizionata dall’andamento stagionale.”

Le province toscane dove sono stati venduti nel 2016 i 143.392 voucher destinati al settore sono quelle a forte vocazione vitivinicola ed olivicola: in testa Siena con 42.447 voucher, pari al 29%, seguita da Firenze con 30.089 voucher, pari al 20%, distaccata Arezzo con 18.555 voucher, che rappresentano il 12%.

“Ora però – mette in evidenza Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana – occorre fare prestissimo per adeguare la procedura Inps affinché le novità sui voucher tanto attese dalle imprese viticole siano immediatamente disponibili ed evitare che la burocrazia rallenti o addirittura vanifichi gli sforzi fatti dal Governo e dal Parlamento. L’esperienza toscana conferma come i voucher – continua De Concilio – non sottraggono lavoro, ma ne liberano altro a cui altrimenti le imprese avrebbero rinunciato, spesso insieme alla raccolta del prodotto.”.

“I voucher tornano in agricoltura – precisa De Concilio – con principi che li ancorano saldamente alla remunerazione del lavoro stagionale di disoccupati, cassintegrati, pensionati e giovani studenti under 25 che non siano stati operai agricoli l’anno precedente. Possono utilizzare i voucher le imprese agricole con non più di 5 dipendenti e per un massimo di 10 giorni. Ogni lavoratore può riscuotere al massimo 5000 euro l’anno e 2500 euro dallo stesso datore di lavoro. Da quest’anno i voucher, che nel settore agricolo sono commisurati alla retribuzione oraria delle prestazioni stabilite dal CCNL di categoria, non si acquistano più in tabaccheria, ma si possono solo attivare attraverso il sito Inps. Gli uffici di Coldiretti presenti sul territorio – conclude De Concilio – sono a disposizione delle imprese agricole che intendono utilizzarli”.

 

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Bekaert: Fim-Fiom-Uilm presentanodecreto salva-lavoratori, oggi vertice al Mise

Bekaert: Fim-Fiom-Uilm presentanodecreto salva-lavoratori, oggi vertice al Mise

E’ stata illustrata  in vista della nuova convocazione al Mise in programma per oggi pomeriggio sul futuro degli oltre 300 lavoratori licenziati dalla multinazionale belga proprietaria della fabbrica di Figline.   Fim Fiom e Uilm hanno lavorato ad una proposta che sarà poi presentata al Governo.  Un decreto che potrebbe diventare un modello anche per altri casi simili e che punti alla reindustrializzazione del sito produttivo. Alla base, il ripristino della causale per Cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività.

Ripristino della causale per Cassa integrazione straordinaria (“crisi per cessazione anche parziale di attività”) per un anno dal primo agosto; prevedere, se l’azienda non vuole trattare col sindacato, la possibilità, da parte del Ministero dello Sviluppo economico, di sospendere la procedura di licenziamento dal giorno dell’incontro al Ministero fino al 12esimo mese successivo, applicando la Cigs; obbligo di preavviso di 12 mesi, da parte delle aziende, ai sindacati in casi di cessazione attività.

Sono questi i punti principali della proposta di decreto salva lavoratori, redatta da Fim-Fiom-Uilm di Firenze per tutelare l’occupazione nel caso della vertenza Bekaert di Figline Valdarno e in situazioni analoghe. Nel dettaglio, il primo punto consentirebbe nei casi di specie di avere il tempo per gestire le crisi, evitare i licenziamenti tout court e favorire un confronto tra le parti che porti ad una reindustrializzazione del sito ed a una gestione del personale. Mentre il terzo punto, viste le modifiche agli ammortizzatori sociali e alle Leggi sul lavoro, permetterebbe un tempo maggiore per reindustrializzare e per gestire il personale.

Fim-Fiom-Uilm di Firenze, stamani in conferenza stampa presso la Camera del lavoro di Firenze coi segretari Alessandro Beccastrini, Daniele Calosi e Davide Materazzi, hanno specificato che circa la proposta di decreto le coperture finanziarie sussistono, perché le aziende sopra 15 dipendenti trattengono dalla busta paga a tutti i dipendenti il contributo Cigs pari allo 0,30% che poi viene versato all’Inps e che serve ad alimentare da molte decine di anni la Cigs stessa. Inoltre, nella previsione che sia il Mise a concedere l’ammortizzatore, come previsto al punto 2, potrebbe essere semplicemente adeguata la dotazione del fondo previsto dall’art. 4 del Decreto del Ministero del Lavoro n° 95075.

La proposta di decreto sarà avanzata al governo già domani pomeriggio in occasione dell’incontro sulla vertenza a Roma al Ministero dello Sviluppo economico.

“Abbiamo deciso di avanzare questa proposta di decreto, una iniziativa pionieristica, perché nelle vertenze come quella della Bekaert abbiamo alcune armi spuntate rispetto al passato e crediamo serva invertire la tendenza per tutelare chi lavora. Sono stati fatti decreti per salvare banche, per salvare i capitali in rientro dall’estero, perché non poter fare un decreto salva lavoratori? Noi chiediamo più tempo per trattare, mentre la nostra controparte non vuole trattare – hanno detto i tre sindacalisti -. E’ una questione di dignità. Ci sono 318 famiglie che sono state precipitate nell’incertezza: il Ministero in questa vertenza ha l’occasione di dimostrare di poter essere non solo un ente che certifica la perdita di posti di lavoro, ma anche un agente che può intervenire fattivamente a tutela del lavoro e per la Bekaert serve il tempo necessario per reindustrializzare il sito. Tra l’altro si parla di una zona, quella del Valdarno, che negli ultimi anni ha perso molta occupazione”.

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