Pergola: “I Promessi sposi alla prova” di Testori

Pergola: “I Promessi sposi alla prova” di Testori

Un’inedita rilettura del capolavoro di Alessandro Manzoni, che intreccia potere e oppressione, bene e male, carne e anima, desiderio e fede. Al Teatro della Pergola di Firenze, 12 – 17 marzo, “I Promessi sposi alla prova” di Giovanni Testori con Luca Lazzareschi e Laura Marinoni, regia di Andrée Ruth Shammah.

“Questo è un tempo di inquietudini, di perdita di confini e valori che chiede di tornare indietro per fare il punto – afferma Andrée Ruth Shammah – confrontarsi e rimettersi ‘alla prova’. Con questo spettacolo, non solo si vuole restituire al pubblico uno dei capisaldi della letteratura italiana e far conoscere e amare la riscrittura di Testori, ma si intende esortare a camminare con una nuova consapevolezza nel nostro tempo e a riscoprire i fondamenti del teatro, come lo intendo io, ancora e sempre di più”.

Una ricerca dei principii della scena e del mestiere dell’attore che erano veri allora, nel 1984, quando il testo fu messo in scena la prima volta da Shammah, con protagonista Franco Parenti, al Salone Pier Lombardo di Milano (oggi Teatro Franco Parenti), ma che sono veri e attuali anche e soprattutto ora.

Sul palco ci sono anche Filippo Lai – iNuovi, Laura Pasetti, Nina Pons, Sebastiano Spada – iNuovi e Carlina Torta. La scena è di Gianmaurizio Fercioni, le luci sono di Camilla Piccioni, le musiche di Michele Tadini e Paolo Ciarchi. Una produzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana, con il sostegno dell’Associazione Giovanni Testori.

Un’azione teatrale in due giornate in cui una compagnia di giovani attori, chiamati a rappresentare I Promessi sposi, dialogano sulle sue possibili interpretazioni sotto la guida di un maestro. Giovanni Testori rilegge Alessandro Manzoni con I Promessi sposi alla prova affrontando temi come la necessità della presenza di una guida nella vita e la scoperta del talento. Per Testori, infatti, nel capolavoro manzoniano “è il popolo, l’uomo, a incarnare la storia”, riconoscendola come un dono da portare a compimento.

Pergola

“Ci sono momenti storici in cui alcuni testi ci sembrano necessari – afferma Andrée Ruth Shammah – la prima volta che ho messo in scena I Promessi sposi alla prova con Franco Parenti ne sentivo la necessità e la sento adesso, come e forse più di allora. Per quanto lontano da noi e dallo spirito del nostro tempo, un classico è tale perché capace di risvegliare dubbi ed emozioni proprie a tutti gli esseri umani, in qualsiasi epoca. Testori ha accolto, tradito o tradotto le parole di Manzoni in una nuova forma che rende contemporanee e facilmente comunicabili verità antiche di cui abbiamo nuovamente bisogno”.

Su uno spoglio palcoscenico di provincia, le pareti biancastre, l’attrezzeria falsamente in disordine, le porte, i pontili, le scalette a vista, un gruppo di giovani attori, un po’ smarriti e un po’ curiosi, prova, sotto la guida di un maestro, I Promessi sposi. Tra le pagine del copione si cela il senso del fare teatro; personaggi/uomini provano a uscire dai ruoli, quelli teatrali, ma anche umani ed entrare nel loro tempo. Luca Lazzareschi è il maestro, Laura Marinoni l’attrice che fa Gertrude, Filippo Lai l’attore che fa Renzo, Nina Pons l’attrice che fa Lucia, Laura Pasetti l’attrice che fa Perpetua, Sebastiano Spada l’attore che fa don Rodrigo e Carlina Torta l’attrice che fa Agnese.

“Si crede – interviene Shammah – di non poter far altro che abbandonare I Promessi sposi alla patina di antico che li ricopre. E se invece fosse proprio questo testo, emblema italiano dei classici, a poter parlare al presente e a raccontarne la complessità, come proprio i classici fanno? Lo pensava Testori – ragiona – quando li ha messi ‘alla prova’ del suo tempo, trent’anni fa. Lo penso io ora, che li ritrovo messi in scena, senza averli riletti, appositamente per non cedere al fascino della nostalgia. Perché è al tempo presente che parlano, questi Promessi Sposi alla prova, a un tempo di inquietudini che si avverte con forza, orfano di maestri, guide accorte e umanissimi nelle contraddizioni del reale”.

Sono ragazzi, Renzo e Lucia, a cui il maestro racconta che non fanno che vivere quel che vivono i loro coetanei di ogni tempo. Per questo, la densa intensità del lavoro è affidata a una compagnia di giovani attori, chiamati a infondersi in queste parole, con la leggerezza della loro età e la lucidità della loro passione, rivestendosene, ribellandosi, giocando al grande gioco del teatro e della vita. Le lezioni non sono soltanto educazione alla scena e al significato dell’essere attori, ma soprattutto educazione a vivere e a quello dell’essere uomini, come sosteneva, ad esempio, Orazio Costa.

“I Promessi sposi vengono sottoposti a una ‘impossibile prova di realtà’ – spiega Andrée Ruth Shammah – perché raccontino la vita, che solo sulla scena può farsi carne, inossarsi, farsi realtà. Una realtà il cui mezzo è la parola (di cui il teatro ormai sempre più diffida), e di cui invece Testori fa strumento di scavo e non di cesello. Allora – prosegue – il mio compito di regista non è portare a sé il testo, facendone strumento di messa in mostra, ma tendersi a esso, cercando di proteggere Testori con quella stessa cura con cui, a sua volta, protegge Manzoni, assumendosi, attualmente come trent’anni fa, l’audacia e il rischio di tradurlo e quindi tradirlo”.

Arte e vita si fondono. Non si tratta semplicemente di teatro nel teatro, non è Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello, in scena ci sono prima di tutto uomini, attori e dunque uomini. Il compito del maestro, regista, ma soprattutto guida, è di farsi esploratore assieme ai suoi allievi dell’animo umano e del mestiere dell’attore.

“L’obiettivo è restituire alla lucentezza che gli appartiene la ricchezza che la vita porta con sé nel farsi scena – conclude Shammah – mettendo il romanzo e mettendosi costantemente alla prova, ogni sera in modo nuovo, verso una comprensione ancora a venire delle battute e quindi di sé, in un futuro ancora tutto da immaginare: se debutto sarà, per queste vite comuni prestate al palcoscenico per essere specchio di quelle di tutti, verrà solo quando la scena sarà scomparsa dentro la vita, e viceversa”.

Pergola

 

INFO:

Teatro della Pergola, via della Pergola 30, Firenze

055.0763333

biglietteria@teatrodellapergola.com

Dal lunedì al sabato: 9:30 / 18:30 – domenica chiuso

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Pergola: “I Promessi sposi alla prova” di Testori

Pergola: “I Promessi sposi alla prova” di Testori

Un’inedita rilettura del capolavoro di Alessandro Manzoni, che intreccia potere e oppressione, bene e male, carne e anima, desiderio e fede. Al Teatro della Pergola di Firenze, 12 – 17 marzo, “I Promessi sposi alla prova” di Giovanni Testori con Luca Lazzareschi e Laura Marinoni, regia di Andrée Ruth Shammah.

“Questo è un tempo di inquietudini, di perdita di confini e valori che chiede di tornare indietro per fare il punto – afferma Andrée Ruth Shammah – confrontarsi e rimettersi ‘alla prova’. Con questo spettacolo, non solo si vuole restituire al pubblico uno dei capisaldi della letteratura italiana e far conoscere e amare la riscrittura di Testori, ma si intende esortare a camminare con una nuova consapevolezza nel nostro tempo e a riscoprire i fondamenti del teatro, come lo intendo io, ancora e sempre di più”.

Una ricerca dei principii della scena e del mestiere dell’attore che erano veri allora, nel 1984, quando il testo fu messo in scena la prima volta da Shammah, con protagonista Franco Parenti, al Salone Pier Lombardo di Milano (oggi Teatro Franco Parenti), ma che sono veri e attuali anche e soprattutto ora.

Sul palco ci sono anche Filippo Lai – iNuovi, Laura Pasetti, Nina Pons, Sebastiano Spada – iNuovi e Carlina Torta. La scena è di Gianmaurizio Fercioni, le luci sono di Camilla Piccioni, le musiche di Michele Tadini e Paolo Ciarchi. Una produzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana, con il sostegno dell’Associazione Giovanni Testori.

Un’azione teatrale in due giornate in cui una compagnia di giovani attori, chiamati a rappresentare I Promessi sposi, dialogano sulle sue possibili interpretazioni sotto la guida di un maestro. Giovanni Testori rilegge Alessandro Manzoni con I Promessi sposi alla prova affrontando temi come la necessità della presenza di una guida nella vita e la scoperta del talento. Per Testori, infatti, nel capolavoro manzoniano “è il popolo, l’uomo, a incarnare la storia”, riconoscendola come un dono da portare a compimento.

Pergola

“Ci sono momenti storici in cui alcuni testi ci sembrano necessari – afferma Andrée Ruth Shammah – la prima volta che ho messo in scena I Promessi sposi alla prova con Franco Parenti ne sentivo la necessità e la sento adesso, come e forse più di allora. Per quanto lontano da noi e dallo spirito del nostro tempo, un classico è tale perché capace di risvegliare dubbi ed emozioni proprie a tutti gli esseri umani, in qualsiasi epoca. Testori ha accolto, tradito o tradotto le parole di Manzoni in una nuova forma che rende contemporanee e facilmente comunicabili verità antiche di cui abbiamo nuovamente bisogno”.

Su uno spoglio palcoscenico di provincia, le pareti biancastre, l’attrezzeria falsamente in disordine, le porte, i pontili, le scalette a vista, un gruppo di giovani attori, un po’ smarriti e un po’ curiosi, prova, sotto la guida di un maestro, I Promessi sposi. Tra le pagine del copione si cela il senso del fare teatro; personaggi/uomini provano a uscire dai ruoli, quelli teatrali, ma anche umani ed entrare nel loro tempo. Luca Lazzareschi è il maestro, Laura Marinoni l’attrice che fa Gertrude, Filippo Lai l’attore che fa Renzo, Nina Pons l’attrice che fa Lucia, Laura Pasetti l’attrice che fa Perpetua, Sebastiano Spada l’attore che fa don Rodrigo e Carlina Torta l’attrice che fa Agnese.

“Si crede – interviene Shammah – di non poter far altro che abbandonare I Promessi sposi alla patina di antico che li ricopre. E se invece fosse proprio questo testo, emblema italiano dei classici, a poter parlare al presente e a raccontarne la complessità, come proprio i classici fanno? Lo pensava Testori – ragiona – quando li ha messi ‘alla prova’ del suo tempo, trent’anni fa. Lo penso io ora, che li ritrovo messi in scena, senza averli riletti, appositamente per non cedere al fascino della nostalgia. Perché è al tempo presente che parlano, questi Promessi Sposi alla prova, a un tempo di inquietudini che si avverte con forza, orfano di maestri, guide accorte e umanissimi nelle contraddizioni del reale”.

Sono ragazzi, Renzo e Lucia, a cui il maestro racconta che non fanno che vivere quel che vivono i loro coetanei di ogni tempo. Per questo, la densa intensità del lavoro è affidata a una compagnia di giovani attori, chiamati a infondersi in queste parole, con la leggerezza della loro età e la lucidità della loro passione, rivestendosene, ribellandosi, giocando al grande gioco del teatro e della vita. Le lezioni non sono soltanto educazione alla scena e al significato dell’essere attori, ma soprattutto educazione a vivere e a quello dell’essere uomini, come sosteneva, ad esempio, Orazio Costa.

“I Promessi sposi vengono sottoposti a una ‘impossibile prova di realtà’ – spiega Andrée Ruth Shammah – perché raccontino la vita, che solo sulla scena può farsi carne, inossarsi, farsi realtà. Una realtà il cui mezzo è la parola (di cui il teatro ormai sempre più diffida), e di cui invece Testori fa strumento di scavo e non di cesello. Allora – prosegue – il mio compito di regista non è portare a sé il testo, facendone strumento di messa in mostra, ma tendersi a esso, cercando di proteggere Testori con quella stessa cura con cui, a sua volta, protegge Manzoni, assumendosi, attualmente come trent’anni fa, l’audacia e il rischio di tradurlo e quindi tradirlo”.

Arte e vita si fondono. Non si tratta semplicemente di teatro nel teatro, non è Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello, in scena ci sono prima di tutto uomini, attori e dunque uomini. Il compito del maestro, regista, ma soprattutto guida, è di farsi esploratore assieme ai suoi allievi dell’animo umano e del mestiere dell’attore.

“L’obiettivo è restituire alla lucentezza che gli appartiene la ricchezza che la vita porta con sé nel farsi scena – conclude Shammah – mettendo il romanzo e mettendosi costantemente alla prova, ogni sera in modo nuovo, verso una comprensione ancora a venire delle battute e quindi di sé, in un futuro ancora tutto da immaginare: se debutto sarà, per queste vite comuni prestate al palcoscenico per essere specchio di quelle di tutti, verrà solo quando la scena sarà scomparsa dentro la vita, e viceversa”.

Pergola

 

INFO:

Teatro della Pergola, via della Pergola 30, Firenze

055.0763333

biglietteria@teatrodellapergola.com

Dal lunedì al sabato: 9:30 / 18:30 – domenica chiuso

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Al Niccolini “Io nel pensier mi fingo” con iNuovi

Al Niccolini “Io nel pensier mi fingo” con iNuovi

I Nuovi portano in scena al Teatro Niccolini di Firenze i versi dei più grandi poeti italiani tra l’800 e il ’900 con il progetto Io nel pensier mi fingo a cura di Sauro Albisani. Cinque quadri lirici, sempre alle ore 19, su testi di Giovanni Pascoli (22 febbraio), Guido Gozzano (15 marzo), Aldo Palazzeschi (5 aprile), Carlo Betocchi (3 maggio), Dino Campana (10 maggio). Una produzione Fondazione Teatro della Toscana.

“Quello che cercheremo di fare in scena – afferma Albisani – è una lettura non tradizionale del testo poetico e lontana dal canone consolidato della tradizione letteraria, perché tenteremo di offrire allo spettatore un ingresso, quasi un’­irruzione, nella caverna segreta del cuore del poeta, per riuscire a individuare il punto in cui è scattato, in un dato momento, il concepimento della poesia”.

Un teatro di poesia improntato all’esplorazione della lingua italiana. Una dimensione nella quale il peso specifico della parola, per intendersi la sua eticità e moralità, sia addirittura preponderante al verso stesso. Sapendo che nasce come poeta e che proprio attraverso la poesia si è avvicinato al teatro e alla drammaturgia, la Fondazione Teatro della Toscana ha proposto a Sauro Albisani di sviluppare un progetto con iNuovi per far sì che le parole pesino di più.

“Io nel pensier mi fingo: con questo emistachio Leopardi enuncia una delle leggi fondamentali dell’esperienza poetica – spiega Albisani ad Angela Consagra sul foglio di sala della rassegna – perché la mente è l’unico palcoscenico possibile per la rappresentazione della visione poetica.

Analogamente, Pessoa dice: “Il poeta è un fingitore”. Fingitore non come sinonimo di bugiardo: il bugiardo mente (e ha proprio l‘intenzione di mentire), mentre il poeta crea un spazio (oltre la siepe leopardiana) che non esiste nella realtà, ma solo nel suo pensiero, e ciò facendo non ha nessuna intenzione di mentire. La poesia accade dunque sempre nella mente dell’uomo e in particolare un teatro di poesia deve scommettere solo sul potere evocativo della parola: si parte dalla voce (evoco), per far scaturire la visione”.

Le poesie dei vari autori sono inserite all’interno di una cornice, una sorta di canovaccio che cerca di suggerire agli spettatori le vicissitudini interiori che sperimenta un artista quando si sente in prossimità della creazione artistica. Dentro di lui sta per nascere, nel vero senso del termine, una poesia ed è questo particolare e prezioso processo che Io nel pensier mi fingo vuole indagare.

“Il nostro esperimento – conclude Sauro Albisani – è una catabasi, una discesa verso l’ora remota e occulta del concepimento del testo poetico, fino all’epifania della sua prima sillabazione. Per ogni appuntamento il canovaccio che fa da cornice alle poesie tenta di disegnare la mappa di una geografia interiore, che è poi la topografia, la carta psichica, delle ossessioni del poeta”.

Calendario

22 febbraio

Fondazione Teatro della Toscana – iNuovi

ZVANÌ – RAPSODIAPASCOLI

lettura di poesie scelte di Giovanni Pascoli tratte da Il fanciullino

con Alessandra Brattoli, Anastasia Ciullini, Fabio Facchini, Ghennadi Gidari, Athos Leonardi, Erica Trinchera

Da quale porta passare per entrare nello spazio dei sogni del cuore “che gridano forte / e non fanno rumore”?

Quella porta è il suono di una lingua che vorrebbe tornare ad essere un cinguettìo, proprio come il cinguettìo degli uccelli tenta di farsi parola. Dentro questa lingua vive un fanciullino che ha imparato a varcare la soglia di casa senza calpestare le tamerici.

Di se stesso dice a un amico: “Sembro più un fattore che un poeta”. Ma dalle falde del suo cappotto è uscita la poesia del Novecento.

15 marzo

ED IO NON VOGLIO PIÙ ESSERE IO – KAMMERMUSIKGOZZANO

lettura di poesie scelte di Guido Gozzano

con Maddalena Amorini, Mattia Braghero, Fabio Facchini, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, Filippo Stefani

D’Annunzio sembrò a un’intera generazione la personificazione della salute di una razza superumana. Ma che succede se ti accorgi che è proprio la salute che ti manca per seguire le orme del vate?

Ti togli i coturni, ti metti le pantofole e rientri nel salotto di Nonna Speranza tra le buone cose di pessimo gusto, muovendoti in un teatrino domestico che dipingi spietatamente senza fingere di ignorare la quotidiana miseria dei suoi orizzonti e amando tuttavia sinceramente l’inermità delle creature che a quegli orizzonti si affacciano con tutta la loro ingenuità, con quell’inconsapevolezza che può rendere belle anche due iridi sincere, “azzurre d’un azzurro di stoviglia”. Così, lungo la via della compassione, impari anche a perdonare te stesso.

5 aprile

L’INCENDIARIO – CABARETPALAZZESCHI

lettura di poesie scelte di Aldo Palazzeschi

con Federica Cavallaro, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, Athos Leonardi, Vittorio Pissacroia, Lorenzo Volpe

Un poeta è anche un attore: mette in scena impudicamente se stesso. Ma cosa succede quando un attore è anche un poeta? Ne nasce una poesia incendiaria, capace di smascherare l’ipocrisia degli atteggiamenti, di dissacrare ogni forma di gretto perbenismo, di scandalizzare la società borghese, mettendone a nudo gli alibi, svelando con la forza dirompente e iconoclasta del riso che essa non è fatta, come sembra, di rose e di viole. E, apposta per chi non ci crede, a Palazzeschi basta dare la parola ai fiori: ascoltare per credere.

Al termine dell’evento ci catapulteremo in un’autentica serata futurista dei primi del ’900 di cui il pubblico, grazie a un gioco di ruolo, sarà il protagonista.

I Nuovi guideranno lo svolgimento della serata fino al raggiungimento dell’obiettivo finale: l’arresto dei futuristi e dei facinorosi da parte dei poliziotti in borghese.

3 maggio

IL MANOVALE DELLA CARITÀ – CANTATABETOCCHI

lettura di poesie scelte di Carlo Betocchi tratte da “L’anno di Caporetto”

con Davide Arena, Maria Lucia Bianchi, Federica Cavallaro, Ghennadi Gidari, Filippo Stefani, Erica Trinchera

Cos’è la realtà che vince il sogno? La realtà che vince il sogno è la carità, che dribbla la fine dell’exitus, lavora anche il sabato perché il deus absconditus non si riposa mai: continua a creare il suo universus oriens per un eccesso incontenibile di generosità, di longanimità.

La carità non spiega, ma mostra il mistero: se vedi la carità, vedi la Trinità.

10 maggio

CHIMERA – OPERACAMPANA

lettura di poesie scelte di Dino Campana

con Davide Arena, Maria Lucia Bianchi, Alessandra Brattoli, Anastasia Ciullini, Vittorio Pissacroia, Sebastiano Spada

Dove poggiare il capo se il baricentro della tua vita è l’inquietudine? Di mestiere puoi fare solo l’apolide, il girovago: poeta nomade che vende le sue poesie alle Giubbe Rosse strappando dal suo unico libro quelle che non si confanno alla faccia dell’avventore.

Un uomo che sente di perdere, giorno dopo giorno, la capacità di pensare e si aggrappa come un naufrago alle immagini della realtà, gravide del loro mistero sibillino, per procrastinare con titanico agonismo il naufragio nel mare della follia, dove il destino della parola poetica è il silenzio.

Niccolini

INFO:

Teatro Niccolini, Via Ricasoli 3, Firenze

055.0763333

biglietteria@teatrodellapergola.com

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Al Niccolini “Io nel pensier mi fingo” con iNuovi

Al Niccolini “Io nel pensier mi fingo” con iNuovi

I Nuovi portano in scena al Teatro Niccolini di Firenze i versi dei più grandi poeti italiani tra l’800 e il ’900 con il progetto Io nel pensier mi fingo a cura di Sauro Albisani. Cinque quadri lirici, sempre alle ore 19, su testi di Giovanni Pascoli (22 febbraio), Guido Gozzano (15 marzo), Aldo Palazzeschi (5 aprile), Carlo Betocchi (3 maggio), Dino Campana (10 maggio). Una produzione Fondazione Teatro della Toscana.

“Quello che cercheremo di fare in scena – afferma Albisani – è una lettura non tradizionale del testo poetico e lontana dal canone consolidato della tradizione letteraria, perché tenteremo di offrire allo spettatore un ingresso, quasi un’­irruzione, nella caverna segreta del cuore del poeta, per riuscire a individuare il punto in cui è scattato, in un dato momento, il concepimento della poesia”.

Un teatro di poesia improntato all’esplorazione della lingua italiana. Una dimensione nella quale il peso specifico della parola, per intendersi la sua eticità e moralità, sia addirittura preponderante al verso stesso. Sapendo che nasce come poeta e che proprio attraverso la poesia si è avvicinato al teatro e alla drammaturgia, la Fondazione Teatro della Toscana ha proposto a Sauro Albisani di sviluppare un progetto con iNuovi per far sì che le parole pesino di più.

“Io nel pensier mi fingo: con questo emistachio Leopardi enuncia una delle leggi fondamentali dell’esperienza poetica – spiega Albisani ad Angela Consagra sul foglio di sala della rassegna – perché la mente è l’unico palcoscenico possibile per la rappresentazione della visione poetica.

Analogamente, Pessoa dice: “Il poeta è un fingitore”. Fingitore non come sinonimo di bugiardo: il bugiardo mente (e ha proprio l‘intenzione di mentire), mentre il poeta crea un spazio (oltre la siepe leopardiana) che non esiste nella realtà, ma solo nel suo pensiero, e ciò facendo non ha nessuna intenzione di mentire. La poesia accade dunque sempre nella mente dell’uomo e in particolare un teatro di poesia deve scommettere solo sul potere evocativo della parola: si parte dalla voce (evoco), per far scaturire la visione”.

Le poesie dei vari autori sono inserite all’interno di una cornice, una sorta di canovaccio che cerca di suggerire agli spettatori le vicissitudini interiori che sperimenta un artista quando si sente in prossimità della creazione artistica. Dentro di lui sta per nascere, nel vero senso del termine, una poesia ed è questo particolare e prezioso processo che Io nel pensier mi fingo vuole indagare.

“Il nostro esperimento – conclude Sauro Albisani – è una catabasi, una discesa verso l’ora remota e occulta del concepimento del testo poetico, fino all’epifania della sua prima sillabazione. Per ogni appuntamento il canovaccio che fa da cornice alle poesie tenta di disegnare la mappa di una geografia interiore, che è poi la topografia, la carta psichica, delle ossessioni del poeta”.

Calendario

22 febbraio

Fondazione Teatro della Toscana – iNuovi

ZVANÌ – RAPSODIAPASCOLI

lettura di poesie scelte di Giovanni Pascoli tratte da Il fanciullino

con Alessandra Brattoli, Anastasia Ciullini, Fabio Facchini, Ghennadi Gidari, Athos Leonardi, Erica Trinchera

Da quale porta passare per entrare nello spazio dei sogni del cuore “che gridano forte / e non fanno rumore”?

Quella porta è il suono di una lingua che vorrebbe tornare ad essere un cinguettìo, proprio come il cinguettìo degli uccelli tenta di farsi parola. Dentro questa lingua vive un fanciullino che ha imparato a varcare la soglia di casa senza calpestare le tamerici.

Di se stesso dice a un amico: “Sembro più un fattore che un poeta”. Ma dalle falde del suo cappotto è uscita la poesia del Novecento.

15 marzo

ED IO NON VOGLIO PIÙ ESSERE IO – KAMMERMUSIKGOZZANO

lettura di poesie scelte di Guido Gozzano

con Maddalena Amorini, Mattia Braghero, Fabio Facchini, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, Filippo Stefani

D’Annunzio sembrò a un’intera generazione la personificazione della salute di una razza superumana. Ma che succede se ti accorgi che è proprio la salute che ti manca per seguire le orme del vate?

Ti togli i coturni, ti metti le pantofole e rientri nel salotto di Nonna Speranza tra le buone cose di pessimo gusto, muovendoti in un teatrino domestico che dipingi spietatamente senza fingere di ignorare la quotidiana miseria dei suoi orizzonti e amando tuttavia sinceramente l’inermità delle creature che a quegli orizzonti si affacciano con tutta la loro ingenuità, con quell’inconsapevolezza che può rendere belle anche due iridi sincere, “azzurre d’un azzurro di stoviglia”. Così, lungo la via della compassione, impari anche a perdonare te stesso.

5 aprile

L’INCENDIARIO – CABARETPALAZZESCHI

lettura di poesie scelte di Aldo Palazzeschi

con Federica Cavallaro, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, Athos Leonardi, Vittorio Pissacroia, Lorenzo Volpe

Un poeta è anche un attore: mette in scena impudicamente se stesso. Ma cosa succede quando un attore è anche un poeta? Ne nasce una poesia incendiaria, capace di smascherare l’ipocrisia degli atteggiamenti, di dissacrare ogni forma di gretto perbenismo, di scandalizzare la società borghese, mettendone a nudo gli alibi, svelando con la forza dirompente e iconoclasta del riso che essa non è fatta, come sembra, di rose e di viole. E, apposta per chi non ci crede, a Palazzeschi basta dare la parola ai fiori: ascoltare per credere.

Al termine dell’evento ci catapulteremo in un’autentica serata futurista dei primi del ’900 di cui il pubblico, grazie a un gioco di ruolo, sarà il protagonista.

I Nuovi guideranno lo svolgimento della serata fino al raggiungimento dell’obiettivo finale: l’arresto dei futuristi e dei facinorosi da parte dei poliziotti in borghese.

3 maggio

IL MANOVALE DELLA CARITÀ – CANTATABETOCCHI

lettura di poesie scelte di Carlo Betocchi tratte da “L’anno di Caporetto”

con Davide Arena, Maria Lucia Bianchi, Federica Cavallaro, Ghennadi Gidari, Filippo Stefani, Erica Trinchera

Cos’è la realtà che vince il sogno? La realtà che vince il sogno è la carità, che dribbla la fine dell’exitus, lavora anche il sabato perché il deus absconditus non si riposa mai: continua a creare il suo universus oriens per un eccesso incontenibile di generosità, di longanimità.

La carità non spiega, ma mostra il mistero: se vedi la carità, vedi la Trinità.

10 maggio

CHIMERA – OPERACAMPANA

lettura di poesie scelte di Dino Campana

con Davide Arena, Maria Lucia Bianchi, Alessandra Brattoli, Anastasia Ciullini, Vittorio Pissacroia, Sebastiano Spada

Dove poggiare il capo se il baricentro della tua vita è l’inquietudine? Di mestiere puoi fare solo l’apolide, il girovago: poeta nomade che vende le sue poesie alle Giubbe Rosse strappando dal suo unico libro quelle che non si confanno alla faccia dell’avventore.

Un uomo che sente di perdere, giorno dopo giorno, la capacità di pensare e si aggrappa come un naufrago alle immagini della realtà, gravide del loro mistero sibillino, per procrastinare con titanico agonismo il naufragio nel mare della follia, dove il destino della parola poetica è il silenzio.

Niccolini

INFO:

Teatro Niccolini, Via Ricasoli 3, Firenze

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Eduardo per iNuovi: prima nazionale al Teatro Niccolini

Eduardo per iNuovi: prima nazionale al Teatro Niccolini

Gianfelice Imparato dirige in prima nazionale (da martedì 2 a domenica 7 ottobre) al Teatro Niccolini di Firenze iNuovi, i diplomati della Scuola per Attori ‘Orazio Costa’ della Fondazione Teatro della Toscana, in Eduardo per I Nuovi.  Una produzione della Fondazione con Elledieffe – La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo.

Sul palco di via Ricasoli, tra iNuovi, Francesco Grossi, Filippo Lai, Athos Leonardi, Claudia Ludovica Marino, Luca Pedron, Laura Pinato, Nadia Saragoni, Erica Trinchera, Lorenzo Volpe mettono in scena quattro atti brevi di Eduardo De Filippo: Pericolosamente, I morti non fanno paura, Amicizia, Uomo e galantuomo.

Il repertorio comico di Eduardo viene presentato con traduzione in italiano dal dialetto napoletano, per rendere chiaro che i meccanismi della drammaturgia comica, di cui De Filippo aveva grande conoscenza, sono universali.

Progetto 18 anni: allo spettacolo sono invitati gratuitamente tutti coloro che hanno compiuto o compiranno 18 anni nel 2018. Un’azione che si inserisce nella linea di apertura al teatro svolta negli ultimi due anni grazie anche a IlTeatro?#BellaStoria!, il progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze dedicato ai giovani (14 – 19 anni). E per sostenere attività e spettacoli de iNuovi è stata creata appositamente la iNuovi Card.

Mercoledì 3 ottobre, ore 17:30, Luciana Libero presenta al Niccolini il suo libro Dopo Eduardo – Trent’anni di Nuova Drammaturgia a Napoli (Apeiron Edizioni). Ingresso libero.

Eduardo per I Nuovi inaugura il Progetto d’Area Metropolitana Festival d’Autunno 2018 e le celebrazioni per 2019: Anno di Orazio Costa.

Infine, sono aperte fino a mercoledì 26 settembre le iscrizioni per l’incontro di selezione (sabato 29 settembre) per il nuovo biennio di formazione della Scuola per Attori ‘Orazio Costa’.

La comicità basata su una drammaturgia è sempre meno praticata e, ai più giovani, sempre più sconosciuta. Far conoscere la ‘grammatica’ di questo genere, i suoi meccanismi, la sua poesia, è l’obiettivo che si è posto Gianfelice Imparato incontrando iNuovi, i diplomati della Scuola per Attori ‘Orazio Costa’ della Fondazione Teatro della Toscana, che hanno assunto la gestione del Teatro Niccolini di Firenze.

Gli atti unici scelti hanno in comune la drammaticità delle situazioni di cui la scrittura di Eduardo ha saputo mostrare il risvolto comico. La disperazione, il cinico egoismo, il bisogno, il tradimento, la morte: sono queste le condizioni e i sentimenti che producono le azioni di tali atti brevi.

La messa in scena di Eduardo per I Nuovi è deliberatamente scarna, a voler sottolineare che la buona drammaturgia, anche quella comica, non ha bisogno di molti orpelli. Lo spazio è occupato principalmente dagli attori, dalle loro essenziali movenze, che risuonano delle battute composte da Eduardo. INuovi hanno origini in varie regioni d’Italia e questo ha fatto pensare al regista, fin dal primo momento, di farli recitare in italiano anziché in un napoletano stentato e inevitabilmente inverosimile. Ciò serve a far comprendere che i meccanismi della comicità di De Filippo non sono relegabili in un ambito regionale.

Con questo spettacolo la Fondazione inaugura anche un progetto speciale dedicato a persone speciali. Il 2018, infatti, sta portando i primi “figli del millennio”, i nati nel 2000, compiono 18 anni e diventano maggiorenni. Il Teatro della Toscana vuole rendere omaggio a questa contingenza accendendo una luce particolare su questo passaggio epocale, accompagnandoli anche nel loro processo di avvicinamento al teatro, quello visto, ma anche quello praticato. Un’azione in linea con l’intervento svolto negli ultimi due anni grazie anche a IlTeatro?#BellaStoria!, il progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze dedicato ai giovani (14 – 19 anni).

Perciò, il Teatro della Toscana offre biglietti omaggio a tutti i diciottenni per l’intera tenitura di Eduardo per I Nuovi (2 – 7 ottobre), iniziando un percorso di attenzione nei loro confronti che si estenderà per il triennio, facendo leva in modo speciale sull’attività de iNuovi. Per accedere alla promozione basta scrivere a comunicazione@teatrodellapergola.com specificando la propria data di nascita e il giorno della recita a cui si vuole partecipare (massimo 1 ingresso a email).

Prezzi: Interi –> I° settore 20€/ II° settore 18€
Ridotti | Abbonati Teatro della Toscana, Over 60, Under 26 / Soci Unicoop Firenze –> I° settore 16€/ II° settore 14€

Teatro della Pergola prevendita, Via della Pergola 30, Firenze. 055.0763333 – biglietteria@teatrodellapergola.com. Dal lunedì al venerdì: 9:30 / 18:30 – sabato 9:30 / 13:30 – domenica chiuso. Circuito Boxoffice Toscana e online. Biglietteria serale: al Teatro Niccolini di Firenze a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Bando Corso Attori “Orazio Costa”: Biennio 2018-2020. Il Corso, della durata di due anni, propone un percorso formativo tradizionalmente basato sui seguenti principi: formare uomini e donne prima che attori e attrici secondo il metodo mimico di Orazio Costa;formare artigiani di una tradizione vivente per un teatro di parola basato sul rigore, l’umiltà, l’integrità e la sincerità, vivendo il luogo teatrale come tempio e luogo sacro.

Sabato 29 settembre, al Teatro della Pergola, si terrà l’incontro conoscitivo tra tutti i candidati che avranno sottoscritto la domanda di partecipazione nei termini e alcuni insegnanti del Corso, in orario 11-13 e 14-18. Per iscriversi alla selezione i candidati dovranno utilizzare esclusivamente la procedura online accedendo alla pagina www.teatrodellatoscana.it/domanda-partecipazione-corso-attori-orazio-costa-2018-2020/ e seguendo le istruzioni indicate. La richiesta dovrà pervenire entromercoledì 26 settembre alle ore 24.

Le audizioni avranno luogo a partire da giovedì 4 ottobre. I candidati che avranno partecipato all’incontro del 29 settembre, sulla base del calendario delle audizioni stabilito in quella data, effettueranno l’audizione presentando un testo a scelta (monologo o dialogo da testo teatrale, oppure un brano di prosa) e una poesia a scelta, ciascuno della durata massima di 5 minuti. I testi dovranno essere presentati a memoria. Nel caso di un dialogo il candidato dovrà provvedere autonomamente a procurarsi un interlocutore, che potrà essere un esterno o a sua volta un candidato.

Il Corso è gratuito. La frequenza è obbligatoria. Nel caso di assenze ingiustificate superiori al 15% del totale delle ore annuali o al 15% delle ore di una materia di insegnamento, la Direzione del Centro di Avviamento all’Espressione valuterà l’eventuale esclusione dal Corso.

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