Asl e Regione Toscana insieme nel Pistoiese contro contaminazione acque vivai

Asl e Regione Toscana insieme nel Pistoiese contro contaminazione acque vivai

Monitoraggio della qualità dell’acqua e dell’aria nelle abitazioni, misurazione dei residui dei pesticidi in frutta e verdura di orti vicino a vivai e valutazione di impatto sulla salute dei residenti.

Queste alcune delle attività di studio e contrasto all’inquinamento previste nell’ambito del progetto ‘Vivai e salute’, volto  alla tutela della salute della popolazione e degli addetti alle attività vivaistiche del Pistoiese. Le misure sono state attivate da Regione Toscana e Asl Toscana Centro, in collaborazione con Arpat e Ispro. Relativamente alla qualità dell’acqua destinata al consumo umano, spiega la Asl, “è prevista una revisione critica dei dati disponibili da tutte le fonti (igiene Pubblica Asl, Arpat e Gestore dell’acquedotto) insieme alla valutazione della collocazione dei pozzi privati in rapporto alla distribuzione delle attività vivaistiche”, per scongiurare il pericolo di contaminazione.

“Nel progetto – spiega il dottor Francesco Cipriani, direttore della struttura di Epidemiologia della Asl – è compresa anche la valutazione della salute degli addetti alla attività vivaistiche, attraverso uno studio epidemiologico di coorte retrospettivo, al fine di valutare i rischi in base al grado ed alla durata di esposizione. Con la collaborazione dei medici competenti e delle associazioni di categoria del comparto florovivaistico pistoiese, saranno effettuati controlli sui documenti di valutazione del rischio, disponibili in ogni azienda vivaistica”.

“La contaminazione dell’acqua dei pozzi – aggiunge la dottoressa Paola Picciolli, responsabile della struttura di Igiene Pubblica e della Nutrizione dell’area pistoiese – può verificarsi a fronte di trattamenti chimici condotti non rispettando le buone prassi ed i divieti normativi e regolamentari”.

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A Firenze forum sul cancro: non più malattia incurabile, ma resta divario tra nord e sud

A Firenze forum sul cancro: non più malattia incurabile, ma resta divario tra nord e sud

Il cancro non è più una malattia incurabile, ma in Italia resta ancora troppo divario tra Nord e Sud per quanto riguarda la qualità delle cure. Lo spiega Lucia Mangone, presidente dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum) e tra i relatori al Cracking cancer forum di Firenze.

Un nuovo modo di combattere il cancro, che metta insieme non solo i medici oncologi addetti ai lavori ma anche esperti di comunicazione, sociologi, antropologi, pazienti e società civile. E’ questo lo scopo del progetto che prende avvio con l’evento ‘Cracking cancer forum’, in italiano ‘frammentare il cancro’, in programma a Firenze il 9 e il 10 maggio. La due giorni fiorentina, promossa da Ispro e da altri soggetti istituzionali e del mondo della ricerca medica, è un vero e proprio punto di partenza per la creazione di un think tank nazionale e internazionale che ragioni sulle direttrici della lotta al cancro e sulle implicazioni economiche, sociologiche ed etiche della fine del tumore inteso come malattia incurabile.

In occasione del Cracking cancer forum di Firenze è stato lanciato un manifesto contenente dieci punti qualificanti, “per avviare – spiegano i promotori – una nuova unità di intenti tra tutti coloro che sono coinvolti nella sfida rappresentata dalla malattia oncologica”.
Il primo è “curare tutti”, assicurando “una rapida presa in carico, un percorso terapeutico attento, un sostegno reale ai caregiver, un approccio palliativo puntuale”. Il secondo punto è un appello per “creare un nuovo fronte unitario” per vincere le nuove sfide poste dal cancro oggi. Fondamentale anche “affrontare le neoplasie come malattie croniche” inserendole nel Piano nazionale della cronicità, con conseguenze positive sul piano della presa in carico dei long survivor.

Tra gli altri punti contenuti nel manifesto, quello di superare le diseguaglianze sul territorio, rafforzare le reti regionali, lavorare sulla prevenzione e sugli stili di vita “come obiettivo politico sociale” e infine, promuovere “una informazione chiara, utile e trasparente, rivolta a cittadini, professionisti della salute e associazioni dei pazienti, nell’ambito della ricerca e della cure oncologiche”. Tra le richieste avanzate dai sottoscrittori, quella che “tutti gli editori, i media e gli organi di informazione siano coinvolti nella condivisione e diffusione del patto, sia nella sua formulazione iniziale che in tutte le iniziative che verranno sviluppate per la sua implementazione.”

Il cancro insomma si sta ‘sgretolando’ sotto i colpi della ricerca, ma non è ancora sconfitto definitivamente. Per Walter Gatti, giornalista e tra gli organizzatori dell’evento, combattere il cancro oggi significa anche “sgretolare concezioni culturali”, ad esempio quelle per quali “parliamo dei guariti dal cancro come di ‘sopravvissuti’, sebbene chi ha avuto questa patologia non sia più un ‘sopravvissuto'”.

“Il cancro non è più un male oscuro – prosegue – bisogna ridefinire i termini, per guardarlo in modo differente”. Il forum di Firenze, con la partecipazione di oltre 150 tra relatori e testimonial, è articolato in due parti, la ‘giornata dell’oggi’ e ‘la giornata del domani’, che punterà l’attenzione su quello che accadrà nei prossimi anni: “E’ giusto su questa malattia fare previsioni su quello che succederà – afferma Gianni Amunni, oncologo e direttore generale di Ispro – perché ogni cittadino deve avere nel nostro paese lo stesso diritto a una cura adeguata”. “Sta finendo – prosegue Amunni – l’epoca per la quale il termine cancro si identificava nella sconfitta delle cure e nella impossibilità di azioni forti”

“Il cancro non è più un male incurabile, in Italia abbiamo complessivamente una sopravvivenza del 60% a cinque anni dalla diagnosi”, afferma Lucia Mangone. I dati più confortanti si registrano per il tumore alla tiroide, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni dell’88%, alla mammella (87%) e alla prostata (82%), percentuali che salgono anche al 99% in caso di diagnosi precoce.

“I dati meno confortanti arrivano dal tumore al polmone, secondo per incidenza tra gli uomini e terzo tra le donne, che registra un tasso di sopravvivenza a 5 anni del 18%, ed è correlato nel 90% dei casi al fumo di sigaretta”, prosegue l’esperta. “Per questo motivo – aggiunge – sarebbe contenibile con campagne di informazione molto forti rivolte ai giovani”. I dati poi sono molto diversi da regione e regione: “Al Nord ci si ammala molto più che al Sud, ma al Sud si sopravvive di meno”, afferma ancora Mangone. I dati migliori si registrano in Emilia Romagna e in Toscana, soprattutto per tumore della mammella e del colon retto, con un tasso di sopravvivenza intorno al 62%, di due punti superiore alla media nazionale.

“Questo – spiega sempre Mangone – non è legato alla fortuna o alla sfortuna, ma alla capacità dei sistemi sanitari regionali ad esempio di effettuare diagnosi precoci e di attuare adeguati percorsi diagnostico terapeutici”. Non meno importante l’adesione agli screening, ancora troppo bassa al Sud: “In Emilia Romagna l’adesione è del 64%, in Puglia del 5% – sottolinea Mangone -, eppure gli screening sono nei Lea e sono previsti su tutto il territorio nazionale”.

“Le azioni possibili sono lavorare sugli stili di vita, come per esempio non fumare e mangiare più frutta e verdura. Fare una diagnosi precoce e migliorare l’adesione agli screening”, e infine conclude Mangone mettere in campo “un lavoro di squadra che coinvolga professionisti, decisori ma anche cittadini e pazienti, le cui associazioni possono fare molto.”

 

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Biotestamento: la Toscana vara il regolamento di attuazione delle DAT

Biotestamento: la Toscana vara il regolamento di attuazione delle DAT

Biotestamento, la giunta regionale ha varato il regolamento di attuazione delle DAT. Saccardi: “Siamo la prima Regione a farlo”

Varato dalla Giunta della Toscana, con una delibera proposta dall’assessore alla salute Stefania Saccardi, il regolamento di attuazione delle Dat, le Disposizioni anticipate di trattamento previste dalla legge nazionale sul biotestamento.

Il provvedimento, in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana, dà indicazioni sulla raccolta e registrazione dei dati, sulla loro codifica, conservazione e consultazione, stabilendo una serie di regole e ricorrendo a un rigido disciplinare tecnico perché in qualsiasi momento della procedura sia garantito l’assoluto rispetto della privacy.

“In aprile – spiega Saccardi – avevamo dato alle aziende i primi indirizzi per l’attuazione della legge sul biotestamento. Siamo stati tra le prime Regioni a farlo e abbiamo voluto inserire la legge nel quadro più complessivo delle cure di fine vita. Ora siamo i primi a varare questo regolamento, per dare immediata concretezza a questa legge di grande civiltà, e consentire a tutti i cittadini che lo vorranno di esprimere le proprie volontà riguardo all’ultima fase della vita”.

Le Dat, sono lo “strumento attraverso il quale ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche o a singoli trattamenti sanitari. Nelle Dat può essere fornita anche l’indicazione del fiduciario. Ancora, sono redatte in forma scritta su qualsiasi formato o nel formato predisposto dalla Regione Toscana. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, possono essere espresse attraverso videoregistrazione o con altri dispositivi.

Titolari del trattamento dei dati sono la Regione Toscana, per quanto attiene alle attività di gestione, archiviazione, conservazione, governo, monitoraggio e controllo delle Dat, e le Aziende sanitarie, la Fondazione Monasterio e Ispro per quanto attiene alle attività di raccolta e utilizzo. Fino a quando non verrà realizzata la banca dati nazionale, potranno essere consultate, nel momento in cui il loro paziente non sia più in grado di autodeterminarsi, dai medici iscritti al Ssn.

L’accesso alla banca dati è consentito soltanto al personale appositamente autorizzato ed è vietata la diffusione di dati personali e Dat. La finalità del regolamento è consentire la raccolta delle Dat presso Asl, Fondazione Monasterio e Ispro, la gestione e archiviazione all’interno del basamento informativo predisposto dalla Regione Toscana e la fruizione per i medici che hanno in cura un paziente non più in grado di autodeterminarsi.

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