Cooperative di comunità, Bugli il 19 luglio al Giglio per incontrare i soci di “Laudato sii”

FIRENZE - Pensi al Giglio e vedi il mare: cristallino, invitante. Ma l'isola, fatta di tre borghi davanti all'Argentario, è un monte che si alza per cinquecento metri sul mare e non è solo spiagge e calette. A Castello, il centro dell'isola dove in inverno si concentrano gli abitanti, il vento spesso fischia attraverso le finestre.  Metà abitata e metà vergine, l'isola è  ricca di sentieri: in buona parte ancora verde e selvaggia. Sui declivi da cui lo sguardo si allunga in basso verso il blu del Tirreno si coltivano viti ed olivi: un'agricoltura eroica, fatta di fatica e terrazzamenti con muri a secco di granito.  E l'obiettivo della cooperativa di comunità "Laudato sii", che domani ospiterà l'assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli, è proprio il recupero di quell'agricoltura, con l'acquisto e la messa a norma intanto dell'unico frantoio dell'isola e tre ettari di terreni in comodato, coltivati anche a vite e frutteti, oltre alla volontà di rilanciare la pesca (e l'ittoturismo) con l'acquisto di una piccola barca, perché dei pescherecci che incrociano davanti l'isola nessuno, pur strano a dirsi, è gigliese. Un modo, come per tante altre cooperative di comunità,  per creare posti di lavoro - non solo d'estate e nel turismo - ed evitare così che d'inverno la popolazione emigri. Un'opportunità per offrire anche servizi alla popolazione anziana, in collaborazione con altre associazioni del territorio.

"Laudato sii", nata nel 2017 dall'idea di un parroco ed alcuni giovani, è una delle venticinque cooperative di comunità  (in ventitré diversi comuni) che a dicembre del 2018 la Regione Toscana ha deciso di finanziare con un milione e duecentomila euro: per invertire appunto lo spopolamento e l'impoverimento delle aree più marginali della Toscana. L'incontro tra l'assessore i soci della cooperativa è previsto alle 14.30. Alle 20 è stata organizzata una cena e l'inaugurazione dell'attività di ittiturismo.

Finora la più famosa cooperativa di comunità in Toscana era quella del Teatro Povero di Monticchiello, paese del senese colpito dalla crisi della mezzadria all'inizio degli anni Settanta e che allora ha scelto di aggregarsi intorno ad un'idea di teatro di piazza che costituisce oggi un'economia importante per i residenti, Su spinta anche del bando della Regione, molte altre cooperative di comunità  stanno nascendo. C'è chi punta al turismo sostenibile o alla valorizzazione dell'ambiente o dei beni culturali del posto. C'è chi pensa all'agricoltura, alla pesca o alla promozione di altre eccellenze enogastronomiche. Per tutti l'obiettivo è comunque lo stesso: offrire servizi, mantenere i beni comuni, creare qualche posto di lavoro, mettere insieme attività economiche che da sole non avrebbero la forza per andare avanti (con internet veloce e il web che aiutano a rompere l'isolamento), esempio di economia collaborativa, ed evitare così che i residenti fuggano via.

Caso Avastin-Lucentis, Rossi: “Azione legale della Regione per un risarcimento di 43 milioni”

FIRENZE - La Regione Toscana intraprenderà un'azione legale di tipo civile nei confronti delle aziende farmaceutiche Roche e Novartis, per avere un risarcimento di oltre 43 milioni, peraltro già richiesto con una diffida inviata alle due aziende nel febbraio scorso, per la vicenda dei farmaci Avastin e Lucentis, per la cura di una patologia oculistica, la degenarazione maculare senile. Lo ha annunciato stamani il presidente Enrico Rossi, in apertura del consueto briefing settimanale con i giornalisti. La decisione della Regione, a seguito di due sentenze del Consiglio di Stato, che confermano la sanzione di oltre 180 milioni comminata dall'Antitrust alle due aziende.

La vicenda risale al febbraio 2014, quando l'AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato) aveva deliberato che le società Roche e Novartis avevano posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza, in violazione della normativa antitrust comunitaria, al fine di favorire, con mezzi e finalità illecite, l'uso esclusivo nelle aziende sanitarie del più costoso farmaco Lucentis (550 euro a iniezione), scoraggiando l'impiego del più economico Avastin (20-30 euro a iniezione); l'AGCM aveva sanzionato le due società con oltre 180 milioni di euro (90 milioni ciascuna). Le ditte avevano fatto ricorso al Tar del Lazio, che lo aveva respinto. Analogo pronunciamento da parte del Consiglio di Stato e della Corte di giustizia europea. Ora il Consiglio di Stato ha emesso due sentenze che confermano la sanzione dell'Antitrust (184 milioni) per Novartis e Roche.

Nel febbraio 2019, la Regione Toscana aveva inviato alle due aziende farmaceutiche una richiesta di risarcimento danni-diffida per complessivi 43 milioni (oltre 39 per danno patrimoniale e quasi 4 per danno non patrimoniale), specificando anche l'IBAN della Regione sul quale fare il versamento (o, in alternativa, gli IBAN di tutte le aziende sanitarie e ospedaliero universitarie). Versamento che però non è mai stato fatto. Ora, alla luce della sentenza del Consiglio di Stato, la Regione intraprenderà l'azione legale.

"Il pronunciamento del Consiglio di Stato ci conforta, e conferma il quadro di un danno al servizio sanitario - ha detto il presidente Rossi - Per questo ho dato mandato alla nostra avvocatura di intraprendere un'azione legale di tipo civile perché queste due aziende ci rifondano, per danno patrimoniale e non. Sono assolutamente convinto - ha commentato - che l'industria farmaceutica sia importantissima in un Paese, senza l'industria farmaceutica che investe, non ci sarebbero ricerca e miglioramento delle cure. E' giusto quindi che la ricerca vada finanziata. Ma è altrettanto giusto combattere quelle situazioni di monopolio, da cui le aziende traggono vantaggio, a danno del servizio sanitario. Laddove è possibile, a parità di efficacia, usare il farmaco che costa meno, va usato quello.

"In fondo - ha ricordato infine Rossi - questa vicenda non è molto diversa da quella, recente, dei farmaci oncologici che non si trovano: quando si introduce sul mercato un farmaco nuovo, che costa di più, non si trovano più quelli vecchi, che costano meno, ma hanno uguale efficacia".

Toscana plastic free, al via la campagna #spiaggepulite

FIRENZE – Parte la campagna "Toscana plastic free" e #spiaggepulite. Un kit composto da due pannelli – in materiale riciclabile, s'intende – e sei locandine arriveranno a tutti i concessionari degli stabilimenti balneari toscani attraverso le amministrazioni comunali: in italiano e in inglese. Pannelli e locandine saranno installati anche nelle spiagge libere. E poi ci saranno cartoline, adesivi, una pagina web (www.plastic-free.toscana.it) e cover per personalizzare i propri profili facebook, perché la campagna sarà naturalmente anche social e soprattutto, nelle intenzioni, partecipata. 

L'obiettivo è quello informare e sensibilizzare turisti e residenti che il 25 giugno il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una legge, figlia di un'intesa con le associazioni di categoria, che bandisce, tre anni prima che nel resto d'Europa,  stoviglie ed oggetti di plastica ‘usa e getta' in spiaggia e negli stabilimenti balneari che vi si affacciano. Un divieto, certo: ma anche e soprattutto un buon esempio di istituzioni e operatori economici e un invito a tutti, partecipato, a mantenere spiagge e mare puliti, contribuendo a risolvere insieme e alla radice il problema delle plastiche abbandonate o disperse in acqua.

"Ognuno di noi diventa protagonista ed ognuno può dare il proprio contributo" sintetizza così l'assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli, il senso dell'iniziativa. "Non si tratta solo di far rispettare i divieti contro l'abbandono della plastica sulle spiagge – spiega - , ma di coinvolgere  i cittadini e i turisti in una campagna di sensibilizzazione che avverrà anche sui social. Così come è avvenuto con Arcipelago Pulito, il progetto che ci ha permesso di iniziare a ripulire i mari dalle plastiche insieme ai pescatori, identico spirito di collaborazione è alla base dell'intesa che ha preceduto la legge sulle spiagge e che abbiamo firmato con Anci e con le associazioni dei balneari". "Vorremmo non fare multe – dice  Bugli – e crediamo che sia possibile: perché confidiamo in questa campagna partecipata e perché abbiamo già avuto prova di sensibilità diffusa". "Chiediamo ai bagnati di aiutarci a fare in modo che tutte le spiagge della Toscana siano plastic free -  conclude - Vogliamo che i turisti testimonino, una volta tornati nei loro paesi, che in Toscana abbiamo a cuore l'ambiente. Ci rivolgiamo anche ai ragazzini, che sono i nostri migliori ambasciatori. Ognuno può dare il suo sostegno alla nostra campagna diventando testimonial: basta pubblicare la cover di Toscana Plastic Free sul proprio profilo facebook". 

Tutti i comuni della costa coinvolti
Sono 34 le amministrazioni comunali che riceveranno dalla Regione, entro la prossima settimana, il kit; quindi saranno i Comuni a distribuire pannelli e locandine a loro volta agli stabilimenti balneari: 1405 in tutto (e 63 spiagge libere), tutta la costa toscana dal confine con la Liguria fino a quello con il Lazio, nessuno escluso. Ci sono già altre regioni dove l'intera costa è ‘plastic-free': Sardegna e Puglia; in Emilia Romagna l'iniziativa  è legata ad alcune amministrazioni comunali. La Toscana è la prima e al momento la sola ad essersi dotata di una legge regionale.

"Sarà importante arrivare a promuovere questa iniziativa e sensibilizzare i cittadini: la plastica abbandonata è un grave problema"  ricorda il sindaco di Castiglione della Pescaia Giancarlo Farnetani, che a nome di Anci Toscana ha partecipato alla presentazione della campagna. "E' importante, a monte, anche la sensibilità e impegno della distribuzione – prosegue - Uniformeremo la nostre ordinanze alla legge regionale e chiaramente il vigile urbano non andrà in spiaggia all'inizio per fare multe ma per insegnare ed educare".  

La convinzione delle associazioni: "un percorso culturale"
La plastica mono-uso costituisce il maggior  fattore di inquinamento degli arenili e del mare. Per questo Toscana ha deciso, assieme agli operatori economici, di mettere subito al bando questi oggetti. Chi li aveva già acquistati potrà smaltire le scorte di magazzino. Non sono moltissime, pare. Poi posate, piatti, cannucce, contenitori per alimenti, mescolatori per bevande, tazze e bicchieri dovranno rigorosamente essere di materiale compostabile, quelli ad esempio derivati dal mais che si trovano già da tempo in commercio. Addio dunque fin da questa estate a stoviglie ‘usa e getta' nei lidi e su tutte le spiagge del demanio marittimo.  E chi non lo farà rischia, magari non da subito, una multa. Rischiano i cittadini che continueranno ad utilizzarle: la sanzione sarà determinata dal Comune, che potrebbe tener conto della maggiore o minore delicatezza di una spiaggia rispetto ad un'altra. Rischia l'esercente che somministrerà cibi e bevande con prodotti in plastica mono-uso, con multe in questo caso già indicate da 1032 a 3.098 euro. Fatto salvo, naturalmente, quanto previsto dalla norma transitoria per lo smaltimento delle scorte.

"Utilizzare stoviglie compostabili si traduce in un maggior costo: il 30 per cento in più – quantificano Gianni Picchi di Sib-Confcommercio e Laura Simoncini di Oasi Confartigianato – Ma non abbiamo avuto nessuna incertezza ad aderire all'iniziativa. Si tratta infatti di un percorso ‘culturale', nell'interesse dell'ambiente ed anche del turismo".

Rifiuti e mozziconi. E in futuro i fiumi
La campagna toscana "Spiagge pulite" ricorda anche che è reato, oltre che un gesto di inciviltà, abbandonare i rifiuti:  pure in spiaggia o in mare, chiaramente. Le sanzioni vanno, in questo caso, da 30 a 150 euro  per oggetti di piccole dimensioni  - dagli scontrini e i fazzoletti di carta alle gomme da masticare – e da 300 a 3000 per quelli più grandi.

Ci sono poi  i mozziconi di sigaretta. Chi li getta a terra o in acqua è passibile di una multa da 60 a 300 euro.  La norma è nazionale. I singoli Comuni stanno ragionando se optare per il divieto di fumo in spiaggia – in altre regioni, in alcuni paesi dell'Adriatico, qualcuno l'ha già fatto -  oppure se installare contenitori ermetici per evitare l'abbandono delle cicche.  "Al momento – precisa il sindaco di Castiglione della Pescaia – nessun comune toscano ha ancora emesso ordinanze di divieto di fumo". 

Quanto alle plastiche, per il prossimo futuro la frontiera si sposterà verso l'entroterra. L'anticipa l'assessore Bugli.  "Risaliremo i fiumi – dice - , anche loro contribuiscono a trasportare la plastica nel mare".