Rapporto sulla criminalità organizzata in Toscana, venerdì 21 settembre la presentazione

FIRENZE – E' pronto per essere presentato il secondo rapporto annuale sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana: un'analisi, condotta anche stavolta dalla Scuola Normale di Pisa su commissione della Regione, che approfondisce i contenuti della prima edizione e traccia i contorni assunti in Toscana da mafie e corruzione, dando conto delle nuove dinamiche di espansione.

L'appuntamento è venerdì 21 settembre alle ore 15 nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, la sede della presidenza della Regione in piazza del Duomo 10.

All'introduzione dell'assessore alla presidenza Vittorio Bugli e della prefetta di Firenze Laura Lega seguiranno gli interventi del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Firenze Giuseppe Creazzo e del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. Il presidente della Regione Enrico Rossi concluderà i lavori, presumibilmente attorno alle 17.30.

Il rapporto sarà illustrato e commentato da Donatella della Porta e Alberto Vannucci, professori presso la Scuola Normale Superiore e l'Università di Pisa.

Busto in marmo partigiano incappucciato a Massa, Rossi: “Atto vergognoso, fare piena luce”

FIRENZE - "Quanto accaduto a Massa è vergognoso ed è incredibile che sia avvenuto all'interno del palazzo comunale di una città decorata di medaglia d'oro al valor civile. Spero che su questo, come su analoghi episodi, sia fatta piena luce".

Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi a proposito di quanto accaduto questa mattina a Massa, dove il busto del capo partigiano Alfredo Gianardi detto Vico è stato trovato 'incappucciato' con un sacco di plastica.

"Ai nostalgici del fascismo e del nazionalsocialismo – ha proseguito Rossi – dico una cosa semplice: mettetevi l'anima in pace perché non si cambierà la storia nascondendo con un sacchetto della spazzatura il busto del comandante partigiano 'Vico'. Di sacchetti potrete metterne altri mille. Come potrete continuare a oltraggiare la memoria di chi diede la vita per liberarci dal nazifascismo. O a organizzare manifestazioni 'goliardiche' per dare sfogo alle vostre pulsioni razzistiche e fascistiche. Ma la storia è impietosa ed è lì a ricordarvi che furono proprio donne e uomini come il capo dei Patrioti Apuani a restituirci la libertà".

"Il volto che oggi avete indegnamente oscurato – conclude il presidente della Regione – è il volto di tutti i toscani che credono nella democrazia".

Caporalato, tra aziende condannate o indagate recuperati o sospesi contributi regionali per oltre 92 mila euro

FIRENZE – Per due aziende sono state avviate le procedure di recupero dei contributi a suo tempo erogati - pari a 80mila euro – dopo la condanna per reati connessi al caporalato e alle norme in materia di immigrazione. Ad altre due imprese, coinvolte in inchieste per omicidio colposo per violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro e per lesioni personali gravissime per violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, è stata sospesa l'erogazione dei contributi assegnati, pari complessivamente ad oltre 12mila euro.

"La decisione adottata nel 2016 dalla giunta per il contrasto al caporalato – sottolinea il presidente della Regione Enrico Rossi - ha già avuto, come si vede, i suoi effetti. Funziona per le nuove imprese che fanno domande di contributi, e alle quali viene negato l'accesso alla richiesta se queste hanno riportato condanne definitive, e per le imprese che dopo aver superato l'istruttoria del pagamento sono interessate da procedimenti giudiziari in corso. Gli uffici regionali vigilano costantemente e con attenzione e per questo li ringrazio: sui diritti dei lavoratori e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non faremo mai sconti".

"Oggi stesso – annuncia poi il presidente - abbiamo richiesto con una lettera agli organi inquirenti di fornirci i nominativi delle aziende coinvolte nelle ultime inchieste, in modo da sospendere eventuali contributi regionali o richiederne la restituzione. Si tratta di una procedura – rivendica il presidente - non prevista dalla legge nazionale contro il caporalato, ma che risulta particolarmente efficace per combattere lo sfruttamento brutale in agricoltura e tutelare l'attività economica impedendo che le attività illegali da parte di imprese inquinate possano danneggiare la maggioranza delle altre aziende che sono sane. È degno di nota – prosegue - che i recuperi siano stati attivati verso casi di caporalato e la sospensione sia stata attività a seguito dell'accertamento di pesanti reati come l'omicidio colposo e violenze gravissime. Penalizzare le imprese criminali è un dovere delle istituzioni che risponde al comune senso di giustizia e per questo scriverò al ministro dell'agricoltura Centinaio affinché questa buona pratica della Toscana, che per ora mi risulta essere la sola in Italia, sia adottata sul piano nazionale con un provvedimento governativo. Interesserò al tema anche le commissioni parlamentari affinché anche esse possano attivarsi. Colpire negli interessi economici chi delinque e non rispetta le persone e le leggi – conclude Rossi - è il modo migliore per tutelare le aziende sane e corrette e per valorizzare il lavoro delle forze dell'ordine e delle autorità inquirenti".

Accoglienza, con i fondi Fami del governo corsi di lingua e orientamento nei centri per l’impiego

FIRENZE - Non c'è solo l'avviso per attività di volontariato e integrazione finanziato con 300 mila euro dalla Regione.  Altri tre iniziative toscane riguardano stranieri e richiedenti asilo. "Di recente  - spiega l'assessore alla presidenza della Regione, Vittorio Bugli - abbiamo aderito ad un progetto del Ministero dell'interno che organizza corsi per l'apprendimento linguistico, che per la prima volta, anche su nostra sollecitazione, assicureranno lezioni di italiano non solo agli stranieri residenti ma anche ai richiedenti asilo. Non ci si può infatti integrare e inserire se non si conosce la lingua, il cui apprendimento  è un  diritto ma anche un dovere".  Il progetto è finanziato con fondi Fami del governo e sarà realizzato attraverso i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti, ovvero scuole pubbliche statali.  

Un'altra iniziativa, che ugualmente beneficia dei fondi Fami, riguarda i centri per l'impiego e punta a rafforzare il sistema dei servizi di orientamento, per tutti gli stranieri e non solo i richiedenti asilo: attrezzando i centri per una migliore e più ampia certificazione delle competenze, creando percorsi che coinvolgano anche le aziende e contrastando dunque in questo modo anche il lavoro nero.  Con Commit, finanziato con 1,9 milioni di euro in tre anni da qui al 2020, ci si rivolgerà a 1900 possibili destinatari e 400 imprese.  Ancora con i fondi Fami (400 mila euro) si darà gambe ad un progetto di servizio regionale di mediazione culturale.

"Si tratta di un pacchetto di iniziative che va nella direzione giusta – conclude l'assessore Bugli -: quello di dare una risposta a chi arriva all'interno di un sistema di welfare e non delle emergenze, con progetti non più generici ma concreti e mirati". 
 

#AccoglienzaToscana, bando per progetti di inclusione. Bugli: “Concretezza e intelligenza per governare immigrazione”

FIRENZE - Integrazione e coesione sociale. A questo mira  l'avviso appena pubblicato e attraverso cui saranno finanziati con 300 mila euro progetti rivolti ai richiedenti asilo e migranti titolari di protezione internazionale presenti in Toscana: per coinvolgerli in attività di volontariato e cittadinanza attiva assieme agli altri residenti delle comunità di cui sono ospiti, per imparare meglio l'italiano, per acquisire nuovo competenze e migliorare la loro formazione.

C'è tempo fino al 1 ottobre per presentare le domande. Il contributo, fino ad un massimo del 90 per cento della spesa, potrà essere erogato a Comuni, Società della salute, Unioni e Province. Nel 2017 di progetti di volontariato simili,  tali da costituire una reale opportunità di scambio reciproco e integrazione, ne sono stati finanziati trentasette (ed altri settantadue nel 2015) con circa ottocento ospiti coinvolti: tutte attività che senza un'accoglienza diffusa sul territorio, piccoli gruppi e tante e diverse strutture che è il modello scelto dalla Toscana fin dal 2011, sarebbe stato assai più complicato mettere in pratica, progetti che hanno visto i richiedenti asilo aiutare gli anziani del paese a riportare a casa i bimbi, a piedi, da scuola o a pulire e tenere in ordine il verde pubblico,  ricostruire un orto didattico oppure essere protagonisti a teatro nel raccontarsi, darsi da fare in un podere sperimentale dove si possono imparare uno o più mestieri (o l'abc dei diritti e doveri di chi lavora in Italia), nell'officina dove si recuperano le biciclette abbandonate o gettate via oppure un mix dove teatro sociale, laboratori musicali, corsi di formazione professionali e incontri con gli abitanti diventano un tutt'uno. Buone pratiche raccolte nel libro bianco presentato dalla Regione l'anno scorso, nel 2017. 

"Fin da subito - ricorda l'assessore alla presidenza e all'immigrazione delal Toscana, Vittorio Bugli -  abbiamo creduto sul fatto che non è giusto che le persone accolte non abbiamo un impegno. Non è giusto soprattutto per loro. Le attività di volontariato sono particolarmente importanti perché, danno modo a chi viene ospitato di inserirsi nel luogo, di strutturare relazioni, e di offrire servizi, con un ritorno economico e sociale importante per tutti. Non è questione di "sdebitarsi", ma di creare legami sociali, sconfiggere la paura, e in definitiva rafforzare tutta la comunità".

Leggi anche:
>>>Accoglienza ed inclusione, undici racconti ed altrettanti video

Non un'emergenza
"L'immigrazione – sottolinea ancora l'assessore - non può essere considerata un'emergenza. È un approccio sbagliato. L'immigrazione è  qualcosa  di strutturale e gli immigrati non sono numeri. Sono persone e visto che è un fenomeno che ha a che fare con le persone va dunque governato: con umanità ed intelligenza. Ora e non domani". Serve un piano insomma. Serve un'idea, che non può essere quella di voler fermare il vento con le mani. 

"Noi in Toscana un'idea ce l'abbiamo - spiega - : quella di un'accoglienza diffusa, dell'inclusione e integrazione, e per questo nelle materie su cui abbiamo chiesto al Governo maggiore autonomia con una proposta di regionalismo differenziato abbiamo inserito anche l'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati: per dare più compiuta definizione e espressione a momenti di coordinamento tra la Regione e lo Stato, per disciplinare l'accesso al servizio sanitario, per armonizzare disposizioni nazionali e regionali sull'apprendimento della lingua, la formazione professionale, l' accesso al lavoro e i servizi residenziali".   

Leggi anche:
>>> Toscana chiederà a Governo più autonomia su 10 materie
 

Tra percezione e realtà
"Dell'immigrazione in Italia e in Europa si ha spesso un'immagine distorta – dice l'assessore - . I numeri e la realtà raccontano invece spesso un'altra storia".  Lo sottolinea anche l'istituto Cattaneo.  Quasi un terzo degli intervistati, spiega in un recente report, non sa fornire una risposta sulla percentuale di immigrati che vivono nei propri Paesi e chi risponde spesso la sovrastima e non di poco, sopratutto in Italia. L'errore di percezione commesso dagli italiani è tra i più alti nell'Unione Europea: se gli immigrati pesano nel paese per il 7 o al massimo il 10 per cento, la risposta media è il 25 per cento. Lo scarto è trasversale a tutta l'Italia, c'è anche in Toscana e chi ne ingigantisce la portata è indotto anche ad accrescerne le conseguenze: sulla criminalità, il lavoro ‘tolto' agli italiani, la sostenibilità del welfare nazionale.

Il contributo all'economia
"Invece l'immigrazione, se ben governata, può far bene anche ai conti e alla tasche degli italiani" replica l'assessore Bugli. Gli stranieri in Italia sono gli artefici del 9 per cento del Pil, contribuiscono alla ricchezza nazionale per qualcosa come 131 miliardi di euro, pagano tasse (l'Irpef) per 7,3 miliardi su 155 che è il totale e versano 11,5 miliardi di contributi all'Inps, utili a pagare 600 mila pensioni. E il contributo potrebbe essere ancora maggiore: il 47,5 per cento dei migranti extra Ue che hanno una laurea in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica, tra le più richieste, è impiegato secondo il ministero del lavoro in qualifiche di basso  livello, rispetto all'1,8 per cento degli italiani e al 21,9 per cento dei comunitari.  

In Toscana – che negli ultimi venti anni ha visto crescere il numero degli anziani, oramai un quarto della popolazione, e diminuire quello dei giovani, più numerosi tra gli immigrati – gli stranieri dipendenti sono 90.626, 36.578 le imprese a titolarità straniera (il 17 per cento) e 57mila i lavoratori domestici, quasi otto su dieci. E' evidente come gli stranieri siano stati di aiuto nel sostenere un carico economico e sociale in crescita. 
 

>>>ON LINE SLIDES SU ACCOGLIENZA E STRANIERI IN TOSCANA
 

I numeri
Ma quanti sono? All'inizio del 2017 i residenti in Toscana erano circa 410 mila, l'11 per cento di tutta la popolazione della Toscana. Svettano i rumeni (21%), seguiti da albanesi (15%), cinesi (13%) e marocchini (6 per cento). Di questi i richiedenti asilo sono il 2,8 per cento, appena lo 0,3 per cento dei tre milioni e settecentomila residenti in Toscana: al 31 agosto 2018 in 9.444 erano ospiti nei Cas, i centri di accoglienza straordinaria diffusi in 229 dei 276 comuni toscani, e 1850 negli Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Ma il dato più importante è forse un altro."Negli ultimi quattro anni i residenti stranieri in più corrispondono sostanzialmente al numero di bambini nati da stranieri che già vivevano in Toscana" spiega ancora Bugli.  Pare essersi fermato quel flusso che vi era stato negli anni precedenti.  Con 5.124 nascite, una su cinque (il 20 per cento, cinque punti percentuali in più rispetto alla media italiana), gli stranieri residenti hanno contributo in modo predominante al ricambio generazionale di una popolazione che sta invecchiando. I migranti appaiono inoltre sempre più inseriti nella società  toscana: producono ricchezza e lavoro, studiano (sono il 13 per cento degli studenti) e mettono su casa.