Annullata la visita di Rossi a Castelnuovo Garfagnana. L’assessore Remaschi firma il Protocollo d’area interna

FIRENZE – Per sopraggiunti impegni istituzionali, il presidente della Regione Enrico Rossi ha annullato l'icontro di oggi, martedì 30 ottobre, presso la Casa degli Archi-Fortezza di Mont'Alfonso di Castelnuovo Garfagnana (Lu). Rinviata anche la visita all'azienda tessile Antica Valserchio.

Sarà l'assessore all'agricoltura Marco Remaschi a firmare alle ore 15, insieme al presidente dell'Unione Comuni della Garfagnana Nicola Poli, il protocollo d'intesa per la l'attuazione della "Strategia d'area" Garfagnana-Lunigiana-Media valle del Serchio-Appennino pistoiese.
 

Con il decreto immigrazione il modello di accoglienza diffusa rischia di scomparire

FIRENZE - In Toscana i 9.208 attuali ospiti dei Cas sono distribuiti in 231 Comuni  - sui 274 di tutta la regione -  e vivono in 828 strutture. Una media di 11 persone a struttura. Altri 1850 sono nei centri Sprar, presenti in 29 Comuni. Grazie a questo modello negli ultimi tre anni  è stato possibile garantire una prospettiva di inclusione e preservare la coesione delle comunità locali. La permanenza nei centri si è accompagnata infatti a progetti di integrazione sociale, sperimentazione di attività volontarie, formazione e integrazione lavorativa, diventate buoni prassi raccolte in un libro bianco.  "Il decreto immigrazione del ministro Salvini – spiegano l'assessore della Toscana Vittorio Bugli e la collega del Comune di Firenze e responsabile Anci Toscana Sara Funaro – fa piazza pulita e prevede che i Cas non potranno più erogare né corsi di lingua né progetti finalizzati all'integrazione e formazione". Spetterà alle strutture di secondo livello, agli Sprar cioè. "Ma se i tempi di permanenza all'interno dei centri non saranno drasticamente ridotti   - proseguono - accelerando l'esame delle richieste di asilo e protezione (e dei ricorsi anche) da parte delle commissioni, è evidente che ci saranno migliaia di persone completamente inattive, per mesi se non per anni, senza alcun incentivo o percorso per integrarsi nella comunità locale, con rischi significativi per la sicurezza e la coesione sociale".

Di più. Saranno esclusi dai futuri percorsi anche coloro che oggi negli Sprar hanno la protezione per motivi umanitari, in tutto il sessanta per cento degli ospiti. Gli altri rischiano di rimanere a carico dei servizi territoriali. Al massimo due su cinque potranno accedere a progetti di inclusione e all'emancipazione dal sistema di accoglienza. Solo chi è  già titolare di protezione internazionale o un minore non accompagnato rimarrà negli Sprar.

Senza più protezione umanitaria
Sulla protezione umanitaria il decreto sull'immigrazione di Salvini dice che il permesso non potrà più essere concesso dalle questure e dalle commissioni territoriali, né dai tribunali in seguito a un ricorso per un diniego. Viene sostituito con un permesso per alcuni "casi speciali": per vittime di violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, per chi ha bisogno di cure mediche perché si trova in uno stato di salute gravemente compromesso o per chi proviene da un paese che si trova in una situazione di "contingente ed eccezionale calamità". È previsto anche un permesso di soggiorno per chi si sarà distinto per "atti di particolare valore civile". Ma alla fine si stima che solo il 15 per cento dei permessi per protezione umanitaria potranno essere recuperati. "La protezione umanitaria è riconosciuta costituzionalmente – ricorda Bugli – e fino ad ora è servita per ‘premiare' chi voleva seguire percorsi di integrazione'. 

In quasi seimila rischiano di rimanere fuori
Il 90 per cento degli ospiti dei Cas toscani sono richiedenti asilo, il 10 per cento già titolari di protezione. Basta incrociare questi dati con gli esiti delle richieste di protezione forniti dalla Commissioni territoriali e pubblicati dal Ministero dell'Interno per avere una stima di quello che potrebbe succedere. Il risultato è che più di cinquemila persone in tre anni rischiano il diniego, compresi i 1300 che attualmente hanno un permesso riconosciuto per protezione umanitaria rilasciato tra il 2016 e il 2017 ma che non potranno vederselo rinnovare. Persone che saranno espulse dal sistema di accoglienza e non potranno né lavorare né risiedere né accedere ai servizi  in modo regolare.

Rimpatri complicati e rischio clandestinità
Per chi si troverà nella condizione di ‘irregolare' si prospetta il rimpatrio, che prevede però procedure di identificazione certe e garantite ed è condizionato ad accordi di riammissione con i paesi di origine,  da fare, tant'è che nel 2017 sono stati rimpatriati  solo l'1,3 per cento degli stranieri irregolari. Quest'anno si stanno rimpatriando quattrocento persone al mese in tutta Italia.

Decreto su immigrazione, Bugli e Funaro: “Addio integrazione, ma anche la sicurezza non ci guadagna”

FIRENZE - "Letale per l'integrazione, che probabilmente era un obiettivo voluto, ma dannoso anche per la sicurezza". L'assessore all'immigrazione della Toscana Vittorio Bugli riassume così il decreto Salvini approvato a settembre dal Consiglio dei ministri, che nel più classico dei casi di eterogenesi dei fini potrebbe avere conseguenze ben diverse da quelle attese dallo stesso ministro che l'ha proposto, soprattutto se le norme che aboliscono di fatto la protezione umanitaria e ridefiniscono compiti di centri di accoglienza e Sprar saranno confermate tali e quali in sede di conversione in Parlamento.  "L'intenzione purtroppo – annota Bugli – sembrerebbe quella. Alle obiezioni avanzate durante un incontro con il ministro ci fu detto di presentare delle controproposte, cosa che abbiamo fatto la scorsa settimana. Non mi sembra per ora che, visto l'iter in Parlamento, che ci sia la volontà di accettarle. Spero che questi spazi vengano trovati".

E così, se niente cambierà rispetto alla scrittura del decreto, più di cinquemila persone, delle 11 mila  presenti in Toscana nei centri di accoglienza straordinaria e negli Sprar, rischiano di trovarsi in una condizione di irregolarità e quindi senza poter avere accesso ad alcun tipo di servizio di accoglienza e supporto all'integrazione, né tanto meno lavorare in modo regolare: oltre tremila solo per l'abolizione delle protezione umanitaria.  L'impatto possibile del provvedimento - "una stima ma realistica" – è stato spiegato oggi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione, dall'assessore all'immigrazione Vittorio Bugli e la collega del Comune di Firenze Sara Funaro, responsabile immigrazione per Anci Toscana.

"Noi siamo per l'integrazione – ribadiscono i due -. Ma forse, anche chi la pensa diversamente, avrebbe dovuto prima verificare che il meccanismo dei rimpatri, quattrocento al mese in tutta Italia oggi, fosse in grado di far fronte ai numeri, immediati, che il provvedimento creerà".  Ci saranno in Toscana tra le cinquemila e le seimila persone, compresi chi avrebbe comunque ricevuto un diniego anche con le attuali norme, che non saranno più nelle strutture e non saranno più soggetti ad alcun supporto. "Finiranno in una zona grigia, lasciati allo sbando: senza protezione per loro e senza sicurezza per le comunità – raccontano Bugli e Funaro -  Si tratta di un impatto negativo e preoccupante". "Un rischio – si sofferma l'assessore regionale – che non ci possiamo permettere. L'immigrazione è un fenomeno strutturale, non legata ad un'emergenza. Il tema dell'accoglienza va per questo gestito con la testa e non con la pancia".   

Quando una persona straniera entra in Italia, non importa se legalmente o meno, ha diritto a fare richiesta di protezione internazionale allo Stato italiano. La domanda viene poi esaminata dalla Commissione territoriale competente che, dopo apposita audizione, decide se concedere o meno la protezione internazionale, che poteva prendere due forme: l'asilo politico – cioè lo status di rifugiato – e la protezione sussidiaria, tutte e due contemplate dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Fino ad oggi a queste si aggiungeva la protezione umanitaria, una forma di tutela introdotta in Italia nel 1998 con permessi da sei mesi a due anni rinnovabili, sancita anche dalla Costituzione.

Il decreto l'abolisce. Si demoliscono le politiche di integrazione e "il Cas – riflette Bugli – diventa ancor più un parcheggio di quello che è oggi, sancendo per legge che gli ospiti di quei centri devono stare lì, in attesa e senza fa nulla". Non si sa che fine faranno gli Sprar per i vulnerabili, oggi dedicati a chi fugge da una guerra e ne ha subito un forte trauma o che arriva con problemi psichici.   
Ma il provvedimento, visto l'annunciata riduzione delle quote per ciascun ospite, mina la sostenibilità economica  e le basi stesse del modello toscano di accoglienza diffusa, sperimentato fin dal 2011 dopo i primi sbarchi da Tunisia e Libia. "All'incontro con il ministro- spiega Bugli – l'ho fatto presente e mi sembra che vi fosse una condivisione. Spero che si traduca in atti". 

Decreto su immigrazione, Bugli e Funaro: “Addio integrazione, ma anche la sicurezza non ci guadagna”

FIRENZE - "Letale per l'integrazione, che probabilmente era un obiettivo voluto, ma dannoso anche per la sicurezza". L'assessore all'immigrazione della Toscana Vittorio Bugli riassume così il decreto Salvini approvato a settembre dal Consiglio dei ministri, che nel più classico dei casi di eterogenesi dei fini potrebbe avere conseguenze ben diverse da quelle attese dallo stesso ministro che l'ha proposto, soprattutto se le norme che aboliscono di fatto la protezione umanitaria e ridefiniscono compiti di centri di accoglienza e Sprar saranno confermate tali e quali in sede di conversione in Parlamento.  "L'intenzione purtroppo – annota Bugli – sembrerebbe quella. Alle obiezioni avanzate durante un incontro con il ministro ci fu detto di presentare delle controproposte, cosa che abbiamo fatto la scorsa settimana. Non mi sembra per ora che, visto l'iter in Parlamento, che ci sia la volontà di accettarle. Spero che questi spazi vengano trovati".

E così, se niente cambierà rispetto alla scrittura del decreto, più di cinquemila persone, delle 11 mila  presenti in Toscana nei centri di accoglienza straordinaria e negli Sprar, rischiano di trovarsi in una condizione di irregolarità e quindi senza poter avere accesso ad alcun tipo di servizio di accoglienza e supporto all'integrazione, né tanto meno lavorare in modo regolare: oltre tremila solo per l'abolizione delle protezione umanitaria.  L'impatto possibile del provvedimento - "una stima ma realistica" – è stato spiegato oggi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione, dall'assessore all'immigrazione Vittorio Bugli e la collega del Comune di Firenze Sara Funaro, responsabile immigrazione per Anci Toscana.

"Noi siamo per l'integrazione – ribadiscono i due -. Ma forse, anche chi la pensa diversamente, avrebbe dovuto prima verificare che il meccanismo dei rimpatri, quattrocento al mese in tutta Italia oggi, fosse in grado di far fronte ai numeri, immediati, che il provvedimento creerà".  Ci saranno in Toscana tra le cinquemila e le seimila persone, compresi chi avrebbe comunque ricevuto un diniego anche con le attuali norme, che non saranno più nelle strutture e non saranno più soggetti ad alcun supporto. "Finiranno in una zona grigia, lasciati allo sbando: senza protezione per loro e senza sicurezza per le comunità – raccontano Bugli e Funaro -  Si tratta di un impatto negativo e preoccupante". "Un rischio – si sofferma l'assessore regionale – che non ci possiamo permettere. L'immigrazione è un fenomeno strutturale, non legata ad un'emergenza. Il tema dell'accoglienza va per questo gestito con la testa e non con la pancia".   

Quando una persona straniera entra in Italia, non importa se legalmente o meno, ha diritto a fare richiesta di protezione internazionale allo Stato italiano. La domanda viene poi esaminata dalla Commissione territoriale competente che, dopo apposita audizione, decide se concedere o meno la protezione internazionale, che poteva prendere due forme: l'asilo politico – cioè lo status di rifugiato – e la protezione sussidiaria, tutte e due contemplate dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Fino ad oggi a queste si aggiungeva la protezione umanitaria, una forma di tutela introdotta in Italia nel 1998 con permessi da sei mesi a due anni rinnovabili, sancita anche dalla Costituzione.

Il decreto l'abolisce. Si demoliscono le politiche di integrazione e "il Cas – riflette Bugli – diventa ancor più un parcheggio di quello che è oggi, sancendo per legge che gli ospiti di quei centri devono stare lì, in attesa e senza fa nulla". Non si sa che fine faranno gli Sprar per i vulnerabili, oggi dedicati a chi fugge da una guerra e ne ha subito un forte trauma o che arriva con problemi psichici.   
Ma il provvedimento, visto l'annunciata riduzione delle quote per ciascun ospite, mina la sostenibilità economica  e le basi stesse del modello toscano di accoglienza diffusa, sperimentato fin dal 2011 dopo i primi sbarchi da Tunisia e Libia. "All'incontro con il ministro- spiega Bugli – l'ho fatto presente e mi sembra che vi fosse una condivisione. Spero che si traduca in atti".