Amministrative: le alleanze variabili faranno bene al Pd?

Amministrative: le alleanze variabili faranno bene al Pd?

Per le prossime elezioni amministrative di ottobre il Pd procede con alleanze variabili, con il M5s da alcune parti, con IV da altre. Mentre a Sesto fiorentino ricuce con la sinistra. La strategia pagherà? (Audio on. Gabriele Toccafondi)

Una cosa è certa: il Partito democratico ha un problema di alleanze. Di sicuro gli scenari politici cambiano, dalla fine della Dc e del Pci sono sempre stati in continuo cambiamento e in questi ultimi cinque anni il cambiamento ha raggiunto una velocità inedita, è vero. Ma è anche vero che queste elezioni amministrative pongono un problema.

Niente o poco conta la maggioranza di governo del paese ora più che mai distante dalla partita delle amministrative. Ed ovviamente partiti che governano insieme a livello nazionale possono diventare avversari a livello locale. Anche questo non è un fatto nuovo certo. Il muoversi ondivago tra il Movimento 5 stelle di Conte e Italia viva di Renzi appare però adesso avere la forma di un problema politico.

Il PD corre insieme al Movimento fondato da Grillo in molti comuni, mentre in altri predilige l’alleanza con il partito di Matteo Renzi. La strategia pagherà? Sicuramente a livello locale chi doveva fare due conti sarà sicuramente stato bravo a farli e ci sta dunque che la strategia (o meglio, la tattica) a livello locale e nel breve periodo pagherà. Ma poi?

Cosa sono queste elezioni amministrative, un test per misurare l’efficacia delle alleanze? Anche perché, prima o poi, anche in Italia bisognerà tornare a votare e allora il quadro dovrà essere molto più chiaro di adesso. Al netto della polemica sul “Segretario del Pd che partecipa alle elezioni senza il simbolo del Pd”. La cosa addolora la deputata Rosa Maria di Giorgi, mentre per l’eurodeputata e segretaria regionale del partito “si tratta di una polemica tutta strumentale”.

Infine, c’è il caso Sesto Fiorentino. Abbiamo già raccontato di come il Pd ha ricucito la frattura con la sinistra che ha governato la città negli ultimi cinque anni. Questo è avvenuto a fronte di un cambiamento di indirizzo del Pd locale sul tema dell’ampliamento dell’aeroporto. Su questo Italia viva non ci sta e presenta un suo candidato che è l’on. Gabriele Toccafondi. Le bocce sulla carambola della politica locale sono ora più che mai tutte in movimento.

In Podcacst l’intervista integrale con l’on. Gabriele Toccafondi di Italia Viva, candidato a Sindaco a Sesto Fiorentino.

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Falchi per le ‘Comunali’ di Sesto: No aeroporto, Sì a Parco della Piana

Falchi per le ‘Comunali’ di Sesto: No aeroporto, Sì a Parco della Piana

Sesto Fiorentino, ‘Sí’ allo sviluppo del Parco della Piana, ‘No’ alla nuova pista dell’aeroporto di Firenze e al progetto di termo-valorizzatore: queste sono le scelte per il territorio di Sesto Fiorentino proposte dal sindaco Lorenzo Falchi, che si candida ad un suo secondo mandato.

Questo accordo di programma è stato sottoscritto oggi da Sinistra Italiana, il partito a cui appartiene Falchi, dal Pd, da Volt, da Ecolò e da Per Sesto; mentre Italia Viva ha deciso che non sarà parte della coalizione.

Falchi promette “scelte coraggiose su politiche sociali, sportive e culturali, azioni concrete per la transizione ecologica e vicinanza al mondo del lavoro e alle nostre attività produttive, potenziamento dei sistemi di mobilità pubblica e sostenibile oltre ovviamente alle nostre posizioni sui grandi temi infrastrutturali”.

Allargare la squadra di governo, sostiene il sindaco, “ci aiuterà sicuramente a migliorare, ad avere una visione ancora più ampia e più orecchie che possano ascoltare bisogni, problemi o anche critiche”.

Il sostegno a Falchi da parte del Pd conosce anche oggi la reazione di Italia Viva. “Inspiegabile come in otto mesi il Partito democratico abbia completamente cambiato coalizione, programma ed idee – affermano in una nota Francesco Grazzini – coordinatore provinciale Iv a Firenze e nella provincia, e Leonardo Pagliazzi, coordinatore Iv a Sesto Fiorentino – È inspiegabile come otto mesi fa per le elezioni regionali toscane c’era una coalizione, un programma, delle idee e dei punti fermi ben precisi mentre, adesso, per le elezioni comunali di Sesto Fiorentino è nata tutt’altra coalizione, con un programma e con dei progetti totalmente differenti. Il Partito democratico, con una capriola inspiegabile rinnega le sue battaglie decennali come quella per le infrastrutture strategiche per il territorio, ad esempio la nuova pista di Peretola. Noi invece non cambiamo, rimaniamo fermi sulle nostre posizioni, quelle che abbiamo sempre ribadito negli anni scorsi e durante la recente campagna elettorale regionale”

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Monoclonali: “troppi ritardi”, Italia Viva presenta risoluzione in Regione

Monoclonali: “troppi  ritardi”, Italia Viva presenta risoluzione in Regione

Scaremelli: “Oggi chi si ammala di Covid può in via volontaria essere sottoposto alla cura con anticorpi monoclonali  entro 72 ore. Ma serve coordinare, monitorare e organizzare questo lavoro”.

Italia Viva presenterà una risoluzione in consiglio regionale per chiedere che si faccia di più per promuovere l’uso degli anticorpi monoclonali nelle strutture ospedaliere toscane. “Basta ritardi sui monoclonali. Serve una cabina di regia dedicata e assumersi responsabilità per avere questo farmaco quanto prima”  afferma Stefano Scaramelli, capogruppo di IV in consiglio Regionale Toscana

“La cura al Coronavirus passa – dice Scaramelli – dall’ultima fase della sperimentazione del farmaco creato a Siena grazie a TLS e all’opera di Rino Rappuoli. Oggi chi si ammala di Covid può in via volontaria essere sottoposto alla cura con monoclonali entro 72 ore. Ma serve coordinare, monitorare e organizzare questo lavoro. Occorre che la collaborazione tra le ASL e le Aziende universitarie toscane sia reale, serve coinvolgere i medici di base, il volontariato e i Dipartimenti della prevenzione. Serve informazione ed organizzazione. Serve fare in fretta per evitare altre morti e salvare più vite possibili”.

“La Toscana deve e può fare di più; deve fare la Toscana e accelerare nella sperimentazione degli anticorpoi monoclonali anti Covid19” accusa  Scaramelli che nella risoluzione chiede al presidente Giani di attivare una cabina di regia preposta per l’organizzazione della somministrazione del farmaco.

“È indubbio – aggiunge Scaramelli – che i ritardi dell’autunno scorso, novembre 2020, siano ingiustificabili. In quella fase non dipendevano dalla Regione Toscana, adesso che siamo alla fase 2 e 3 i ritardi sulla sperimentazione, strettamente legati alla nostra sanità regionale, sarebbero imperdonabili. I nostri laboratori, i nostri scienziati, hanno dimostrato che la Toscana è una terra straordinaria. La politica sia alla loro altezza, contribuisca alla ricerca e alla cura perché può. Non solo a parole, ma nei fatti. Serve sapere – conclude Scaramelli – chi fa cosa, assumersi responsabilità e sentire propria questa sfida”.

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Giani e (anche) il Partito Democratico: serve un cambio di passo.

Giani e (anche) il Partito Democratico: serve un cambio di passo.

Riunioni di maggioranza senza il Presidente, malumori per le aperture del Primo maggio, Assessori in secondo piano, scossoni per le inchieste della magistratura. E la mancanza del garante a sinistra. Tra Giani e la maggioranza che lo sostiene, c’è un problema.

Partiamo dalla Sinistra della coalizione che ha sostenuto Eugenio Giani e che oggi fa parte della maggioranza di governo della Regione. Il garante di quell’accordo politico era Ledo Gori – ex capo di Gabinetto della Regione, ora l’incarico è stato revocato – finito nell’inchiesta sui rifiuti industriali prodotti nel distretto conciario. E ora, quel garante non c’è più. Mentre resta sul tappeto un’inchiesta che vede dentro anche la Sindaca di Santa Croce sull’Arno e un consigliere, sempre del Pd. I fatti risalgono alla fine di aprile.

Poi succede il fattaccio del Primo maggio. A poche ore dalla mattina della giornata dei lavoratori, la Regione fa dietro front rispetto alla decisione presa e condivisa e permette alla Grande distribuzione e ai centri commerciali una deroga, per aprire la mattina. In altri tempi, un fatto di portata limitata, giustificabile ora con la crisi, le difficoltà dovute alla chiusura, etc. etc. E invece nel giro di poche ore diventa un vero e proprio caso politico.

Ma che succede se il Pd e Italia Viva fanno un vertice di maggioranza senza neanche invitare il Presidente della Giunta? E senza peraltro invitare anche la terza gamba della coalizione? Simone Bartoli di Articolo 1 – Mdp lo ha detto chiaramente: “Se la maggioranza è fatta solo da Pd e Iv si dica e ne trarremo le conseguenze”. C’è bisogno di una cambio di passo, dunque.

Anche perché durante questi passaggi le voci di corridoio si moltiplicano. Le ultime parlano di un Giani pronto a lasciare al primo mandato, nel 2024 per provare ad andare a fare il Sindaco di Firenze. Ma le voci servono a poco e qualcosa di più si capirà dopo il vertice di giovedì 13 maggio, dove pure si dovrà affrontare la questione delle elezioni suppletive per la Camera a Siena in autunno e dove il centrodestra ha già il suo candidato. Quello sarà un banco di prova interessante per capire se siamo di fronte ad un coro che canta insieme , ini maniera armoniosa, oppure no.

Nel frattempo è chiaro a tutti che serve una nuova, appunto, coralità, con un diverso protagonismo, anche mediatico, dei vari assessori. Monia Monni ad esempio sta mettendo a punto un piano rifiuti che prevede autosufficienza dello smaltimento su base regionale e basta discariche. Ma serve soprattutto un dialogo diverso con tutti i partiti della maggioranza, a cominciare ovviamente da quel Pd che – con la voce della sua Segretaria regionale Simona Bonafè – proprio sui rifiuti aveva chiesto di cambiare tutto.

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Banca Etruria: difesa imputato rinuncia citare come teste Pierluigi Boschi

Banca Etruria: difesa imputato rinuncia citare come teste Pierluigi Boschi

La difesa di uno dei 25 imputati ha rinunciato alla sua convocazione come teste del padre della capogruppo di Italia Viva, Pierluigi Boschi

Pierluigi Boschi non era e non sarà in aula ad Arezzo per il processo per la bancarotta di Banca Etruria di cui è stato uno dei vice presidenti: la difesa di uno dei 25 imputati ha rinunciato alla sua convocazione come teste.

Il padre della capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi era stato convocato all’udienza che si sta svolgendo oggi, al palazzo della provincia di Arezzo (che ha offerto i proprio spazi per esigenze legate al Covid), tra i 25 imputati ex componenti dei cda e dirigenti.

A citare Boschi era stata la difesa di Alberto Bonaiti, ex consigliere d’amministrazione dell’istituto di credito, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellizzari. Ma tramite il proprio avvocato Gildo Ursini, Boschi aveva anticipato la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere in quanto imputato nel filone consulenze d’oro del procedimento Banca Etruria. All’udienza odierna per la bancarotta il presidente del tribunale Gianni Fruganti ha invece disposto la convocazione coatta di Anna Nocentini Lapini, attuale presidente di Confcommercio Toscana ed ex membro del cda Etruria che, chiamata in causa come testimone dalle difese, ha prodotto un certificato per motivare l’assenza per motivi di lavoro.

Sono chiamati a rispondere per presunte consulenze disposte dal dicembre 2013 in materia di “assistenza legale nel contesto del progetto di aggregazione e integrazione della banca in un gruppo bancario di elevato standing”. In totale furono spesi circa 4,5 milioni di euro.

Il giudice ha ritenuto la motivazione non soddisfacente disponendo la convocazione coatta con i carabinieri per domani alle 9.30.

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