Unione europa e Italia: strumenti giuridici per la lotta al cambiamento climatico

Abbiamo rivolto alcune domande a Giacomo Vivoli, professore a contratto di diritto dell'ambiente del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze, per capire quali strumenti giuridici l'Unione europea e il nostro Paese stiano mettendo in campo per affrontare il cambiamento climatico

Italia da lunedì mezza gialla e con un milione di positivi

Italia da lunedì mezza gialla e con un milione di positivi

Roma, in Italia oltre un milione di persone sono positive al Covid, con la pressione ospedaliera che cresce di giorno in giorno e che porterà, da lunedì 3 gennaio, nove regioni e le due province autonome di Trento e Bolzano a colorarsi di giallo.

Numeri mai registrati da inizio pandemia in Italia, ai quali si aggiungono quelli dell’Istituto Superiore di Sanità, che parla di un’impennata di casi soprattutto negli under 19, quella fascia di età ancora in piena fase di vaccinazione. E proprio la campagna vaccinale sembra ormai in una fase di stallo per quanto riguarda le prime dosi: in una settimana infatti – esclusi i bimbi tra i 5 e gli 11 anni – ne sono state somministrate appena 122 mila, con 5,5 milioni di italiani ancora senza inoculazione.

Il primo bollettino del 2022 registra 141.262 nuovi contagiati in 24 ore, con un tasso di positività al 13%. Si tratta del terzo giorno consecutivo in cui il numero di casi supera la soglia delle 100 mila unità. Le vittime, invece, sono state 111, dato che fa salire il totale dei morti da inizio pandemia a oltre 137 mila. Ad incidere, nell’ultima settimana, sono in particolare i casi tra i ragazzi sotto i 19 anni, ed in particolate fra i 16 e i 19 anni e sotto i 12 anni. Il 26% dei casi totali, infatti, è di età scolare, di cui 48% nella fascia d’età 6-11 anni, 36% fra 12-19 anni e solo l’11% e il 5% rispettivamente tra i 3 e i 5 anni e sotto i 3 anni.

Numeri che, inevitabilmente, si traducono in una maggiore pressione ospedaliera, come confermato dal monitoraggio dell’Iss e di Agenas. Ad oggi il tasso di occupazione delle terapie intensive è del 12,9% (con 10 regioni oltre il 10%) e quello delle aree mediche al 17,1%.

Continua ad aumentare rapidamente in Italia anche l’incidenza dei casi Covid, raddoppiata negli ultimi sette giorni. Si è passati dai 351 casi per 100 mila abitanti della scorsa settimana ai 783 della settimana che sta per concludersi. L’Rt medio è stato pari a 1,18, leggermente in aumento rispetto alla settimana precedente (era pari a 1,13) ed ancora sopra la soglia epidemica. Si tratta di dati che, presumibilmente, lieviteranno ancora nei prossimi giorni, quando si faranno sentire i postumi delle festività.

Al momento l’unica certezza è che da lunedì quattro nuove regioni d’Italia (Lombardia, Piemonte, Lazio e Sicilia) raggiungeranno in zona gialla Calabria, Friuli Venezia-Giulia, Liguria, Marche, Veneto, Bolzano e Trento. Un passaggio che, con l’obbligo della mascherina all’aperto disposto dall’ultimo decreto, non cambierà sostanzialmente niente, ma che fa risuonare un campanello d’allarme sulla situazione negli ospedali.

Una “raccomandazione”, per così dire, a rispettare le norme per evitare la zona arancione che, invece, si tradurrebbe in divieti e restrizioni in particolare per i non vaccinati. L’unico argine alla diffusione del virus, che in Italia per il 21% è rappresentato dalla variante Omicron, resta il vaccino, sulla cui estensione dell’obbligatorietà in tutti i luoghi di lavoro si stanno interrogando le forze politiche.

Al momento il numero più alto di non vaccinati in Italia è nella fascia tra i 40-49 anni (1.202.480) e in quella 50-59 anni (1.021.601). Quasi la metà degli under 19 (il 48,9%) non ha invece ancora fatto alcuna dose, ma a pesare sul dato sono le vaccinazioni dei bambini tra i 5 e gli 11 anni, partite solo due settimane fa.

Nella fascia tra i 12 e i 19 anni, infatti, i ragazzi senza alcuna dose sono 818.816. A confermare la validità del vaccino sono ancora i dati forniti dall’Iss secondo i quali gli over 80 senza dose hanno un rischio di ricovero otto volte superiore rispetto ai vaccinati completi da almeno 120 giorni e 41 volte superiore rispetto ai vaccinati con booster.

Numeri fotocopia sui tassi di decesso della stessa fascia: i non vaccinati rischiano di morire nove volte di più rispetto ai vaccinati con ciclo completo entro i 150 giorni e 56 volte di più rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster.

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L’Italia ha bloccato 250.000 dosi di vaccino AstraZeneca dirette in Australia

L’Italia ha bloccato 250.000 dosi di vaccino AstraZeneca dirette in Australia

L’Italia, con l’approvazione dell’Unione Europea, ha bloccato il trasferimento di 250.000 dosi del vaccino prodotte da AstraZeneca sul territorio e destinate all’Australia. Quali sono le conseguenze?

L’Italia ha bloccato l’esportazione di 250.000 dosi del vaccino Oxford/AstraZeneca destinate all’Australia. La prassi dell’Unione Europea prevede l’approvazione esplicita da parte delle autorità del paese che esporta i vaccini. La Commissione Europea avrebbe la facoltà di imporre la distribuzione, il fatto che non abbia applicato questo potere è da interpretare come un’implicita approvazione.

La Commissione ha valutato l’intenzione dell’Italia di rifiutare il trasferimento e ha deciso di non interferire, concordando con quanto sostenuto dal Governo italiano, ovvero che la consegna delle dosi potesse rappresentare una violazione degli accordi di precedenza tra l’Unione Europea e AstraZeneca.

Alla fine dello scorso gennaio, la Commissione Europea ha implementato maggiori controlli sul traffico di vaccini. Dopo che AstraZeneca aveva consegnato 75 milioni di dosi in meno nel primo quadrimestre del 2021 rispetto a quanto concordato con l’Unione Europea, la Commissione ha accusato l’azienda britannica di aver spedito al Regno Unito le dosi realizzate sul territorio dell’Unione Europea.

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Gli ultimi due ergastolani nazisti condannati in Italia sono morti

Gli ultimi due ergastolani nazisti condannati in Italia sono morti

Gli ultimi due ergastolani nazisti condannati dalla magistratura militare italiana negli anni ’90 sono morti, senza aver fatto un giorno di carcere.

Nella mattina di domenica 28 febbraio, l’ANSA ha comunicato la notizia della morte degli ultimi due ergastolani nazisti condannati in Italia. A riportare la notizia è stato il procuratore generale militare Marco De Paolis che ha confermato la morte del centenario Karl Willhelm Stark e del novantasettenne Alfred Stork. Per nessuno dei due la condanna si era conclusa con lo sconto della pena attraverso la detenzione in carcere o arresto domiciliare.

I due erano accusati rispettivamente di multipli eccidi commessi nel 1944 nell’Appennino tosco-emiliano e di una delle stragi consumate sull’isola di Cefalonia nel settembre 1943 nei confronti dei militari della Divisione Acqui.

Nel 1994, dopo la scoperta dei fascicoli che documentavano centinaia di stragi nazi-fasciste occultate nel 1960, la magistratura militare italiana era arrivata a infliggere 60 ergastoli ai superstiti responsabili dei fatti. DI fatto, nessuna delle condanne è mai stata eseguita. Le richieste di estradizione da parte dell’Italia verso i Paesi d’origine dei condannati non sono mai state accolte, invalidando l’esecuzione formale della pena.

Gli unici ergastolani nazisti chiamati a espiare le condanne inflitte durante quei processi sono stati l’ex-capitano delle SS Erich Priebke, faticosamente condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, e il caporale Seifert, responsabile degli omicidi avvenuti nel campo di transito di Bolzano. Seifert era stato estradato dal Canada ed è morto durante la detenzione a Santa Maria Capua Vetere.

L’ex sergente Stark, inquadrato nella Divisione Corazzata ‘Hermann Goering’ della Wehrmacht, è morto il 14 dicembre scorso. E’ stato condannato all’ergastolo per alcuni degli eccidi compiuti sull’appennino tosco-emiliano nella primavera del ’44, in particolare quelli di Civago e Cervarolo, nel reggiano, due borghi dove il 20 marzo furono trucidate complessivamente circa 30 persone, tra cui il parroco, e quello di Vallucciole, nell’Aretino, dove oltre 100 tra uomini, donne e bambini vennero uccisi per rappresaglia.  Nel 2018 una troupe del Tg1 lo scovò nella sua abitazione in un sobborgo di Monaco: l’anziano, scambiando qualche battuta sull’uscio, disse che non poteva pentirsi di “una cosa mai fatta” e che il processo era stato “una farsa”.

Di Stork, la cui esecuzione penale risultava ancora pendente nel 2020, solo di recente si è saputo che è morto il 28 ottobre 2018. L’ex caporale è stato condannato per l’uccisione di almeno 117 ufficiali italiani sull’isola di Cefalonia, nel settembre 1943. Stork aveva confessato in passato agli inquirenti tedeschi di aver fatto parte di uno dei plotoni di esecuzione attivi alla ‘Casetta rossa’, dove venne trucidato l’intero stato maggiore della divisione Acqui.

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L’apprezzamento per l’Unione europea cresce tra i suoi abitanti

L’apprezzamento per l’Unione europea cresce tra i suoi abitanti

I cittadini dell’Unione Europea si sentono più tutelati e ottimisti all’interno della comunità che nel proprio Paese, questo ha rivelato l’ultimo sondaggio del Parlamento Europeo.

Secondo un report del Parlamento Europeo, la risposta alla pandemia e le misure intraprese dalla Commissione Europea hanno convinto un numero crescente di cittadini europei che l’Unione Europea sia il luogo giusto in cui trovarsi nel 2021 e hanno aumentato la fiducia nei confronti dell’Unione.

Il 66% è ottimista sul futuro dell’Unione Europea e il 72% è convinto che il Recovery Plan, l’enorme piano di investimenti destinato alla ripresa delle economie nazionali colpite dalla pandemia, sarà molto più efficace di qualunque piano possa essere implementato autonomamente dai singoli Paesi membri. Sembra quindi che la reazione dell’UE alla pandemia si rivelerà un’occasione di rafforzamento per il legame tra l’Unione e i suoi cittadini.

Ovviamente l’aumento della fiducia verso il Governo Europeo non nasconde la situazione di crisi della popolazione. I cittadini si trovano a fronteggiare un mercato del lavoro caratterizzato da un calo dei tassi di occupazione che realisticamente continuerà fino alla fine del 2021 e da un’economia stagnante e priva di investimenti, il Recovery Plan è la misura indicata a far fronte a questa serie di problemi.

Il sondaggio ha messo in evidenza come, benchè grati di farne parte, i cittadini europei si aspettino un miglioramento nelle riforme del Parlamento Europeo. Tra le priorità indicate dalla cittadinanza risultano la povertà e l’ineguaglianza sociale, entrambi ambiti dove l’UE si è dimostrata timida a intervenire. Questo dato ha anche un aspetto incoraggiante: significa che la solidarietà tra i Paesi membri sta diventando un valore dei cittadini europei, come dimostrato dalla risposta strategia comunitaria di approvvigionamento dei vaccini.

Al netto degli ampi margini di miglioramento dell’operato dell’UE, resta un punto saldo: Dopo Brexit e l’elezioni presidenziali statunitensi del 2016, l’Unione Europea si afferma come la forza globale incaricata di indirizzare le politiche e le priorità dei prossimi anni.

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