Pisa: Procura indaga su concorso universitario

Pisa: Procura indaga su concorso universitario

La procura di Pisa ha aperto un’indagine su un presunto concorso truccato per l’assunzione di un docente all’Università.

L’indagine è scattata in seguito alla denuncia di una ricercatrice esclusa che indica nomi e cognomi dei presunti responsabili e allega, a sostegno delle sue tesi, perfino una registrazione durante la quale il presidente della commissione d’esame ammetterebbe le presunte irregolarità.

La notizia è stata riportata oggi dal Corriere della Sera. Nel mirino dei magistrati è finito un concorso per un posto di professore ordinario al dipartimento di Economia e management svoltosi a febbraio.

La ricercatrice esclusa, Giulia Romano, difesa dall’avvocato livornese Francesco Agostinelli, ha fatto ricorso al Tar e presentato una denuncia alla procura pisana che a marzo ha aperto il procedimento penale.

Il sospetto è che la commissione d’esame avesse già deciso a priori chi far vincere e i magistrati vogliono capire se esiste un sistema di potere baronale che influisce sui concorsi pubblici.

A sostegno di questa tesi ci sarebbe proprio la registrazione di una frase, carpita dal marito dell’esclusa, a Luciano Marchi, presidente della commissione d’esame.

La ricercatrice ha anche denunciato Silvio Bianchi Martini, membro della commissione e direttore del dipartimento di Economia e management, e l’ex rettore dell’ateneo Massimo Augello.

Durante un colloquio tra Marchi e il marito della ricercatrice, avvenuta nello studio veronese del coniuge dell’esclusa, Marchi si lascerebbe andare ad alcune valutazioni generali su come funzionano certe cose in università ammettendo che il profilo del concorso era stato studiato per il vincitore precedentemente designato “perché rientrava negli accordi”.

E poi aggiunge che è sufficiente un semplice “litigio con chi conta” per essere tagliati fuori e chi appoggia chi si oppone a certi sistemi rischia di non fare mai carriera perché sarebbe come “dare un premio a chi ha remato contro: il rischio è quello dell”isolamento… in queste vicende una ha ragione, però appare come quella che rompe i c… e in questo caso tutto l”ateneo è coalizzato perché tu vai a rompere una logica”.

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Vitalizi: Rossi, ‘ritoccare tutte le pensioni d’oro’

Vitalizi: Rossi, ‘ritoccare tutte le pensioni d’oro’

“Io sono convinto che si dovrebbe fare un provvedimento, ben studiato, che vada a toccare tutte le pensioni d’oro nel nostro paese secondo un criterio di progressività”. Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana ed esponente Mdp, lo dice ad Agora su Rai 3.

“Francamente credo si stia perdendo tempo, si stanno preparando bombe di distrazione di massa per la campagna elettorale”. Lo ha detto Enrico Rossi (Art.1-Mdp), presidente della Regione Toscana, a proposito della legge per l’abolizione dei vitalizi. “Quanto costa tenere aperto il Parlamento in questo modo – si è chiesto, intervenendo ad Agorà Estate su Raitre – per una legge che, a parere dei costituzionalisti, se sarà appellata sarà eliminata?”.

“Rimango convinto che si dovrebbe fare un provvedimento ben studiato che vada a toccare tutte le pensioni d’oro, compresi i vitalizi, con un criterio di progressività”, ha spiegato Rossi, dicendo che servirebbe un ricalcolo per “33 mila pensioni da 3.300 milioni di euro”, ciascuna “da 4-5mila euro in su, e destinare “a favore delle pensioni minime” il ricavato.

Secondo il presidente della Regione Toscana, infatti, la legge adesso al voto del Parlamento “non porterà credibilità alla politica”, mentre si dovrebbe “fare una legge seria che consenta di riequilibrare” il quadro dei trattamenti previdenziali, “come dice anche il presidente dell’Inps Boeri”.

Rossi ha ricordato che, in Toscana, “abbiamo stabilito a inizio legislatura, perché certe cose si discutono meglio all”inizio della legislatura, che non si può fare il cumulo dei vitalizi fra consigliere regionale e parlamentare, ed è una misura ragionevole”.

 

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Lavoro: Giacosa Firenze conferma chiusura e 14 licenziamenti 

Lavoro: Giacosa Firenze conferma chiusura e 14 licenziamenti 

Nessuna sorpresa sulla vertenza del  caffè di Cavalli in centro a Firenze,stamani durante l’incontro del tavolo dell’unità di crisi in Città Metropolitana (presenti l’istituzione, l’azienda, Confindustria, la Filcams Cgil) l’azienda ha confermato la chiusura e i 14 licenziamenti (11 che erano stati assunti a tempo indeterminato e 3 a tempo determinato).

Lo spiega, in una nota, la Cgil, dopo il confronto sulla vicenda tenuto in Città metropolitana. “L’azienda – prosegue il sindacato – ha spiegato come i conti del caffè, pensato da Cavalli come una vera e propria vetrina per la boutique, fossero in perdita da tempo; inoltre, le difficoltà di Cavalli nel settore moda hanno spinto a non avere impegni su altri versanti. L’azienda si è presa l’impegno, su richiesta del sindacato, di chiedere a chi comprerà il marchio di assumere i 14 lavoratori, per i quali ora si apre la prospettiva della disoccupazione a meno che non si ricollochino (la Filcams Cgil intanto suggerirà di impugnare il licenziamento).

“Purtroppo sono stati confermati i licenziamenti e la chiusura, ma noi non vogliamo rassegnarci alla perdita di posti di lavoro e di un prestigioso marchio, per questo abbiamo chiesto e ottenuto che il tavolo dell’Unità di crisi resti aperto: quando si paleserà un acquirente, per noi i lavoratori dovranno seguire il marchio. Cioè, chi subentra dovrà confermare i 14 lavoratori”, dice Fabio Ammavuta di Filcams Cgil. La crisi di Giacosa, bar del gruppo Cavalli, si aggiunge a quella della boutique fiorentina del noto brand, per la quale ci sarà un incontro all’Unità di crisi in Città Metropolitana venerdì prossimo.

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Chianti: Céline apre a Radda e assume 30 pellettieri

Chianti: Céline apre a Radda e assume 30 pellettieri

Il marchio francese leader nel settore della pelletteria con oltre centoventi negozi nel mondo (di cui quattro in Italia, uno anche a Firenze), raddoppia la presenza in Toscana e trova la sua seconda casa a Radda in Chianti, in provincia di Siena, con un accordo di collaborazione di cinque anni con la Regione che interesserà le future opportunità di sviluppo, la formazione e progetti di ricerca e innovazione sui temi dell’industria 4.0.

Il protocollo è stata firmato a Radda in Chianti, con il comitato direttivo dell’azienda presente al completo. La produzione nell’atelier è è partita già da un mese, con una trentina di assunti, per lo più giovani e giovanissimi, che hanno seguito un corso di formazione intensivo di sei settimane e già con un paio di modelli in confezione.

“E’ uno dei risultati conseguiti grazie anche all’azione della Regione, che dal 2010 si è dotata di una struttura interna (Invest in Tuscany ndr) per attrarre investimenti dall’estero, aiutare imprenditori che sul territorio vogliono investire o che vogliono espandere aziende già presenti” commenta il presidente della Toscana Enrico Rossi.

A Roma per altri impegni, Rossi non ha potuto partecipare all’iniziativa: al suo posto c’era l’assessore alle attività produttive, Stefano Ciuoffo. “Oggi tutti producono e tutti fanno – commenta – La sfida è aggiungere qualcosa in più, far sì che il prodotto racconti qualcos’altro, legarlo ad un territorio, farlo con l’eccellenza di chi crede nella qualità ed è la strada appunto scelta dai francesi che hanno deciso di affidarsi, con il loro design, alle mani esperte e sapienti degli artigiani della nostra regione”.

“Rimanere e rafforzarsi in Toscana – aggiunge Rossi – rappresenta il riconoscimento di elementi distinti vi del territorio come la qualità della vita o il paesaggio ma anche della vivacità competitiva locale, dalla concia alla qualità artigianale, fino all’integrazione con gli accessori”. E poi c’è la Regione, che oltre che semplificare il percorso di insediamento della nuova attività è pronta ad intervenire con i propri percorsi di formazione, ricorda l’assessore, e misure dedicate ai processi di innovazione, prima fra tutte l’industria 4.0, finanziate con risorse europee.

Quella di Radda in Chianti è la seconda casa in Toscana del marchio francese satellite del gruppo Lvmh. Céline conta infatti già da diversi anni una manifattura a Strada in Chianti, frazione nel comune di Greve in provincia di Firenze: laboratorio di alta artigianalità. All’interno lavorano in circa 250, dalla ricerca e sviluppo all’elaborazione dei modelli, la messa a punto dei prototipi, la gestione della produzione, il controllo qualità e spedizione ai negozi; con l’indotto e la filiera indiretta si arriva a 800 addetti impegnati.

“Questo importante sviluppo della nostra attività manifatturiera rientra in una fase positiva dell’evoluzione del marchio Céline”, commenta la presidente Séverine Merle. “Abbiamo scelto la Toscana proprio per il suo know how, l’altissimo livello di artigianalità e la professionalità delle persone che possiamo assumere qui”.

Il sito temporaneo è già in produzione dal 26 giugno scorso, dopo la bonifica e ristrutturazione avviata all’inizio dell’anno, e si estende per 4400 metri quadri, di cui duemila produttivi. Ospitava la Laca, azienda dicucine componibili. Ancora più grande sarà lo stabilimento definitivo: 5.200 metri quadri, di cui quattromila produttivi.

Presso l’atelier, dedicato alla produzione di borse ed accessori in pelle, lavoreranno entro la fine dell’anno prossimo novanta pellettieri. I primi trenta sono già all’opera. Lo spiega durante la firma Pierre Yves Foucher, amministratore delegato di Céline Production, società controllata con cui il marchio è presente in Italia.

 

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‘Non ci riconoscono’: Cgil fa causa lavoro a forze armate Usa

‘Non ci riconoscono’: Cgil fa causa lavoro a forze armate Usa

La Filcams Cgil ha promosso tre cause per comportamento antisindacale presso i tribunali di Roma, Catania e Vicenza.

Il datore di lavoro chiamato in causa, questa volta, è il comando delle forze armate Usa in Italia, che la Cgil accusa di “reiterata violazione del riconoscimento delle rappresentanze sindacali aziendali nominate dal sindacato nelle basi di Sigonella e Vicenza e per l’impedimento dell’attività della Filcams Cgil a cui viene negato anche il riconoscimento a partecipare alle trattative per il contratto di lavoro”.

“I lavoratori civili italiani delle basi americane devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori, compreso quello di iscriversi ai sindacato che vogliono, eleggere le proprie rappresentanze e farli sedere al tavolo di contrattazione. Deve finire – spiega Andrea Montagni della Filcams, responsabile del personale civile italiano delle basi Usa – una preclusione antistorica nei confronti della Cgil e il governo Usa deve riconoscere le leggi italiane.

Le udienze sono già state fissate per il 27 luglio a Roma, l’8 agosto a Vicenza e l’11 novembre a Catania. “I lavoratori e le lavoratrici iscritti alla Filcams si sono esposti in prima
persona, sottoscrivendo le deleghe di adesione che i comandanti delle basi non hanno ancora oggi riconosciuto, ed eleggendo le loro Rsa a cui viene impedita ogni agibilità sindacale nel luogo di lavoro” aggiunge . “Stupisce che in questi anni il governo italiano abbia ignorato quel che succedeva, e che Cisl e Uil abbiano sottoscritto un contratto che prevede il loro ‘monopolio’ della rappresentanza” aggiunge inoltre Montagni.
Sono circa 5.000 i lavoratori civili italiani nelle basi Usa di Aviano, Napoli, Vicenza, Camp Darby e Sigonella.

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