Livorno, 4 licenziamenti a Multisala the Space

Livorno, 4 licenziamenti a Multisala the Space

Lo rende noto la CGIL che denuncia : “l’azienda ha voluto colpire il personale di Livorno per inviare un messaggio chiaro a una realtà fortemente sindacalizzata, sempre in prima linea quando c’è da far rispettare i diritti garantiti dal contratto collettivo nazionale.

“L’azienda The Space a Livorno ha licenziato senza preavviso 4 dipendenti, tirando strumentalmente in ballo calo d’incassi e presenze. Motivazione assurda visto che la performance del multisala cittadino è in linea a quella degli altri 42 multiplex presenti in Italia. Abbiamo aperto lo stato d’agitazione a livello nazionale: siamo pronti a tutto per far ritirare i licenziamenti”. E’ quanto ha dichiarato il segretario provinciale Slc-Cgil Graziano Benedetti nel corso della conferenza stampa tenutasi presso la sede Cgil. Presenti all’iniziativa anche Tamara Garbuglia (segreteria Slc-Cgil), Patrizia Villa (segreteria confederale Cgil Livorno), rsu e una rappresentanza di lavoratori.

“L’azienda ha voluto colpire il personale di Livorno – ha attaccato Benedetti – per inviare un messaggio chiaro a una realtà fortemente sindacalizzata, sempre in prima linea quando c’è da far rispettare i diritti garantiti dal contratto collettivo nazionale. Non a caso tra i licenziati c’è anche una rsu Slc. Vogliono mettere in ginocchio la rappresentanza sindacale: non ce la faranno”. Il sindacato darà battaglia: “Pronti a proclamare sciopero a livello nazionale e a fare una manifestazione a Roma”.

Il segretario ha aggiunto: “Non è stato seguito alcun criterio a norma di legge per l’individuazione del personale da licenziare: la proprietà ha agito in maniera discrezionale”.  La sensazione è che l’azienda abbia voluto colpire Livorno anche per inviare un messaggio a tutti gli altri siti: “Licenzio chi voglio, quindi attenzione”. Secondo Benedetti il comportamento dell’azienda è stato “falso come i soldi del Monopoli”, in quanto la proprietà a differenza di quanto dichiarato non ha accettato alcun tipo di confronto, nè a livello locale nè a livello nazionale. Senza contare che per far fronte alla presunta crisi “non ha voluto neanche attivare alcun ammortizzatore sociale”. Il segretario conclude: “Da una parte l’azienda ci dice che non c’è più bisogno di 4 dipendenti, dall’altra avvia colloqui per assumere già da agosto personale a tempo determinato. E’ inaccettabile”.

Villa ha lamentato “l’ennesimo duro colpo al mondo del lavoro per un’area già colpita profondamente dalla crisi occupazionale”. Poi ha aggiunto: “Dopo il colpo inspiegabile al Centro commerciale Ipercoop, un altro segnale di scarsa attenzione al lavoro che non provoca reazioni a difesa se non da parte sindacale. Ricordiamo che il Ministero della cultura investe fondi anche sulla catena The Space: sono soldi pubblici, devono produrre cultura ma anche stare dentro buone prassi per il lavoro. Se ciò non accade le aziende devono uscire dai finanziamenti pubblici. Il far west del lavoro non passi dai beni comuni”. Garbuglia ha infine accusato: “Livorno è una realtà sindacalizzata, il messaggio che l’azienda ha voluto inviare  agli altri siti è chiaro: il sindacato però non arretrerà di un millimetro”.

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Altopascio: cresce il ‘baratto sociale’

Altopascio: cresce il ‘baratto sociale’

Il progetto del ‘baratto sociale’, lanciato dall’amministrazione comunale e partito in via sperimentale nel 2017, si è rinnovato quest’anno con il doppio delle domande e dei contributi.

Ad Altopascio sta crescendo il ‘baratto sociale’, la restituzione sotto forma di impegno civico, con opere e azioni di manutenzione ordinaria per il decoro urbano e il miglioramento della qualità della vita di tutti, di ciò che la comunità dà sotto forma di spesa sociale pubblica.

Interventi per il bene comune a tutto tondo, portati avanti e gestiti da chi, disoccupato, si è rivolto all’amministrazione comunale per ricevere un contributo economico.

baratto

L’obiettivo non è erogare solo un servizio, ma ricreare un tessuto sociale cittadino: parte attiva del progetto, infatti, oltre all’ufficio sociale, in collaborazione con l’ufficio tecnico, sono le associazioni di volontariato del territorio, in particolare la Misericordia, e il tutore del bene comune, Mario Sarti, che ha il compito di coordinare il progetto a livello operativo, organizzare le varie squadre direttamente sul campo, individuare aree o situazioni su cui intervenire.

«C’è chi si prende cura del verde pubblico e del decoro urbano, attraverso manutenzioni ordinarie – conclude Sarti – e chi, invece, presta servizi sociali per persone in difficoltà, come anziani soli, disabili minori e adulti.

Si attivano tutti, donne e uomini, italiani e stranieri, […] i partecipanti recuperano anche un senso di dignità personale, legata al sentirsi utili, molto importante per trovare un nuovo lavoro».

Il baratto sociale è legato a doppio filo al fondo anticrisi comunale, rivolto a disoccupati, giovani coppie e pensionati altopascesi, che quest’anno l’amministrazione ha portato da 50mila a 57.500 euro, e ai servizi sociali comunali: alle persone disoccupate che si presentano per ricevere un contributo economico viene proposto il progetto del baratto. Per chi partecipa il contributo ammonta a 1000 euro, esattamente il doppio rispetto all’anno scorso.

«L’obiettivo è rendere il baratto sociale un progetto strutturale di Altopascio – spiega l’assessore al sociale, Ilaria Sorini – Per farlo abbiamo bisogno di nuove risorse: per ora siamo riusciti a ottenere altri 15mila euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Con questo progetto siamo stati dei pionieri, altri Comuni, anche in Toscana, hanno replicato l’idea, chiedendoci consigli, materiali e supporto, perché, di fatto, è un progetto che funziona.

Abbiamo inventato il baratto sociale, che in questa prima parte dell’anno sta coinvolgendo una ventina di persone, numero che crescerà nei prossimi mesi, per favorire un nuovo inserimento lavorativo, sociale e umano a chi ha perso il lavoro e rischia di cadere in un profondo isolamento.

Senza assistenzialismo, ma con un’azione di accompagnamento, che crei maggiore responsabilità, maggiore coesione, integrazione e, soprattutto, emancipazione».

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Pulizia treni, domani sciopero in Toscana

Pulizia treni, domani sciopero in Toscana

Astensione nazionale venerdì 20 luglio, indetto da Fit-Cisl, Filt-Cgil, Uilt-Uil, UGL e Fast, nel comparto pulizie e servizi accessori nel Gruppo FS.

I sindacati denunciano come da molto tempo il comparto degli appalti FS versi in uno stato di profonda crisi e disagio, per i lavoratori impegnati, frutto, nel tempo, di “un atteggiamento delle stesse FS che non hanno mai voluto affrontare i problemi. Si è continuato a predisporre bandi di gara al massimo ribasso e i lavoratori vengono continuamente tirati in ballo per il costante rischio di non essere riassunti, per l’applicazione di contratti di solidarietà, per la riduzione di orari di lavoro a parità di stessi volumi, per l’applicazione di contratti sempre diversi e con stipendi ai minimi consentiti. Il gruppo Fs nonostante nel contratto nazionale, sottoscritto appena due anni fa, siano normati anche gli appalti FS, in merito alle garanzie occupazionali, non si fa garante del rispetto della clausola sociale e occupazionale nei confronti delle imprese appaltatrici”.

Per questo i lavoratori del settore (circa 10 mila in Italia e 700 in Toscana, utilizzati per la pulizia delle stazioni e dei treni sia regionali che AV) hanno deciso di scioperare per l’intera giornata di domani, venerdì 20 luglio, dalle ore 00,01 alle ore 24,00.

“FS tutti gli anni presenta bilanci in attivo, con forti utili, ma è indifferente di fronte alle criticità presenti nel mondo degli appalti (lavoratori precari e con stipendi mediamente bassi), di fatto non considerandolo uno degli elementi principali del ciclo produttivo per un servizio efficiente e all’altezza di un paese civile”, si legge in una nota sindacale di annuncio della mobilitazione. “Le istituzioni, in particolare il Governo, devono intervenire e mettere mano al comparto, insieme al sindacato, per fare chiarezza e dare prospettive di futuro a tutto il settore”.

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Arezzo: operaio cade da ponteggio, ferito

Arezzo: operaio cade da ponteggio, ferito

Infortunio sul lavoro in un cantiere edile a Vitiano nel comune di Arezzo.

Poco dopo le 10 un operaio è rimasto ferito dopo essere caduto da un ponteggio. Il muratore, un 64enne di Cortona (Arezzo), dopo la caduta ha riportato traumi facciale e cranico.

Per i soccorsi è stato allertato l’elisoccorso Pegaso e il 118 ha prestato le prime cure sul posto. Poi il trasferimento verso il Cto di Careggi, a Firenze. L’uomo non sarebbe in pericolo di vita.

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Bekaert: Di Maio, “massima attenzione”, settimana prossima tavolo

Bekaert: Di Maio, “massima attenzione”, settimana prossima tavolo

Di Maio: “la settimana prossima si riaggiorna il tavolo al Mise”, l’intento delle Bekaert era  “era ingannare i lavoratori” così “trasferivano il loro sapere all’estero”, “Con il decreto Dignità” porremo freno alle delocalizzazioni.

“C’è massima attenzione, da parte di questo Governo, sulla delicatissima vicenda Bekaert, multinazionale belga che ha deciso di chiudere senza preavviso lo stabilimento di Figline e Incisa Valdarno per delocalizzare in Romania”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dello sviluppo e del lavoro Luigi Di Maio nell’informativa alla Camera sullo stato dei tavoli di crisi.

“Mi sto impegnando personalmente a sensibilizzare la proprietà della multinazionale a collaborare con il governo italiano. La settimana prossima”, ha aggiunto “si riaggiorna il tavolo generale presso il Mise”.

Il ministro ha ricordato come “durante l’incontro con l’azienda al Mise si è registrata una mancanza di rispetto verso l’umanità delle persone e le istituzioni italiane da parte della multinazionale: hanno deciso di dire no a priori a qualsiasi possibilità di rimediare alla situazione e salvare la vita e il futuro a oltre 300 famiglie”.

“Mi chiedo”, ha osservato il ministro “che senso abbia fare impresa in questo modo, senza un briciolo di responsabilità sociale, senza un minimo pensiero alla comunità nella quale l’azienda si inserisce e per di più appropriandosi le conoscenze dei lavoratori per poi trasferirle altrove”.

“Il loro intento”, continua di Maio “era ingannare i lavoratori e le loro famiglie mentre trasferivano il loro sapere (che gli stessi lavoratori gli hanno insegnato) all’estero, precisamente in Romania dove i lavoratori sono stati mandati in missione a più riprese”.

“Con il decreto Dignità”, ha aggiunto “porremo un grande freno ai comportamenti alla Bekaert che si verificheranno in futuro, ossia alle delocalizzazioni”.

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