Ristoratori: “delusi dal decreto Agosto. Disattese gran parte delle nostre richieste”

Ristoratori: “delusi dal decreto Agosto. Disattese gran parte delle nostre richieste”

Nei prossimi giorni l’associazione Ristoratori Toscana,  incontrerà il ministro Bellanova.Ascolta l’intervista  con PASQUALE NACCARI, portavoce dell’associazione che riunisce 15 esercizi in regione Toscana

«Faremo presente al ministro le nostre proposte per dare ossigeno al nostro settore», spiega il presidente di Ristoratori Toscana, Pasquale Naccari. «Pensavamo che davvero questo decreto potesse rappresentare una svolta, invece per il momento è un elefante che ha partorito un topolino. Ci aspettavamo una maggiore attenzione per la categoria dei ristoratori. Si è parlato tanto di bonus per 1,5 miliardi. Una misura che non ci convinceva, ma che avrebbe potuto essere migliorata. Invece è sparita dal decreto».

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Autostrade, CGIL: dopo vendita ASPI serve Cabina di Regia Nazionale

Autostrade, CGIL: dopo vendita ASPI serve Cabina di Regia Nazionale

Per un lavoro e un servizio di qualità nelle autostrade contro incertezze e immobilismi. Il 9 e 10 agosto i lavoratori di Autostrade faranno sciopero anche in Toscana. Intervista con ALESSIO AMMANNATI della FILT CGIL

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Tra i motivi dello sciopero: ricorso immotivato alla CIGO senza integrazione salariale; tentazioni di stravolgere le regole contrattuali su orari, sicurezza ed organizzazione del lavoro; ambiguità delle Concessionarie su molti punti di discussione.

“I contorni, dell’ accordo con cui si è sancito il passaggio di ASPI sotto Cassa Depositi e Prestiti rimangono ancora nebulosi, a nostro avviso. Così come non si sta dando vita ad una Cabina di Regia Nazionale che monitori tutto il sistema concessorio e le Concessionarie su sicurezza, qualità del servizio e manutenzione” dice la CGIL.

 

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Trasporto Pubblico, CGIL: rischio paralisi da settembre, serve piano

Trasporto Pubblico, CGIL: rischio paralisi da settembre, serve piano

Dopo il caos sul distanziamento, i sindacati chiedono un tavolo regionale che organizzi il servizio in funzione della riapertura delle scuole e delle attività produttive. Timori per i bilanci delle aziende. Ascolta l’intervista con MONICA SANTUCCI della FILT CGIL

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Bekaert, sindacati: “c’è luce in fondo a tunnel”

Bekaert, sindacati: “c’è luce in fondo a tunnel”

Ascolta l’intervista a DANIELE  CALOSI (Segretario Fiom Cgil Firenze): “Bene gli impegni del Governo sui piani industriali di reindustrializzazione presentati e sulla copertura degli ammortizzatori sociali”. ASCOLTA

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Si è tenuto ieri  in videoconferenza l’incontro con il Ministero dello Sviluppo Economico sulla vertenza Bekaert di Figline Valdarno. Erano presenti, oltre alle organizzazioni sindacali, la Direzione aziendale, l’advisor, le istituzioni locali, Invitalia, il Ministero dello Sviluppo Economico con le sottosegretarie On. Alessia Morani e Dott.ssa Alessandra Todde ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la sottosegretaria Dott.ssa Francesca Puglisi.

Ha così commentato, a margine dell’incontro, il segretario generale della Fiom Cgil Firenze Daniele Calosi: “Finalmente sembra aprirsi uno spiraglio sulla possibile reindustrializzazione dello stabilimento ex Bekaert di Figline Valdarno. Ad oggi sono ancora presenti sul tavolo tre piani industriali: Trafilerie Meridionali, tornato alla ribalta dopo qualche tempo, un grande soggetto industriale internazionale nel settore dell’acciaio, di cui non si conosce il nome, e il piano industriale di Steelcoop Valdarno, che sarà valutato, come dichiarato dal Governo, al pari degli altri. L’appuntamento di oggi è stato importante anche per la presenza del Ministero del Lavoro e di Invitalia, l’agenzia del Governo per gli investimenti. Noi abbiamo chiesto che chiunque beneficerà di finanziamenti pubblici tesi alla reindustrializzazione dovrà garantire anche una risposta occupazionale piena per tutti i 178 lavoratori della Bekaert. A questa nostra richiesta abbiamo ricevute risposte positive da Invitalia, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero del Lavoro, che ha garantito la copertura attuale e futura degli ammortizzatori sociali fino al raggiungimento della piena riuscita della reindustrializzazione. Abbiamo anche chiesto alle altre organizzazioni sindacali di incontrarsi, assieme alle istituzioni locali, entro la prima settimana di settembre, al fine di verificare l’andamento del cronoprogramma che il Governo ha dato oggi, per la prima volta dall’inizio della vertenza. Dopo 773 giorni di lotta determinata dei lavoratori della Bekaert, per la prima volta possiamo vedere una flebile luce in fondo al tunnel. Compito di tutti, adesso, a partire dalla politica, è quello di supportare con determinazione la fase di possibile rilancio dello stabilimento per dare ai lavoratori, alle loro famiglie e alla comunità quelle risposte che questa lotta ha dimostrato di meritare”.

“La Fim esprime soddisfazione per l’andamento della riunione di oggi su Bekaert, nonostante ci siano ancora numerose preoccupazioni.”
E’ il commento del segretario regionale Fim-Cisl Toscana, Alessandro Beccastrini e dei delegati Fim della Rsu aziendale, al termine della videoconferenza sulla Bekaert di Figline Valdarno, a cui hanno preso parte i rappresentanti di ministero dello Sviluppo economico, ministero del Lavoro, Regione Toscana, Metrocittà, comune di Figline Valdarno e organizzazioni sindacali.
“Alcuni soggetti industriali – dice la Fim – si sono ritirati dopo il duro periodo Covid , ma il grande lavoro del Mise e del ministero del Lavoro porta ad una scaletta dei tempi ancora positiva nelle sue possibilità di reindustrializzazione del sito di Figline.”
“Sul tavolo alcuni piani industriali che entro settembre verranno valutati dal Mise e da Invitalia, che rimane soggetto pubblico interessato ad accompagnare un percorso di start up.”
“Sarà riconvocato un incontro entro settembre, ma il lavoro svolto dai sottosegretari Alessia Morani e Alessandra Todde, insieme a quello del ministero del Lavoro ci fa sperare che questa dura vertenza possa trovare una soluzione positiva. Importante sarà valutare le potenzialità future dello start up e non solo e non tanto il primo impatto. Su tutta la vertenza poi anche la Regione Toscana ha dato disponibilità ad aiutare e valutare i piani industriali e questo ci fa enormemente piacere.”

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Edilizia, CGIL Toscana: con lock down salari giù dell’80%

Edilizia, CGIL Toscana: con lock down salari giù dell’80%

85% di ore lavorate in meno, 80% di massa salari in meno, meno 47% del valore dei nuovi cantieri, boom di ammortizzatori sociali (nel solo mese di aprile 2020, quasi le stesse ore di Cassa integrazione richieste dell’intero 2013, annus horribilis per il settore): sono gli effetti del Covid sul sistema delle costruzioni in Toscana.

Il settore delle costruzioni nel suo insieme ha vissuto dal 2008 un periodo di crisi pesantissima con il crollo del numero degli occupati, degli investimenti pubblici e privati e con la riduzione consistente della media addetti per impresa, aumentando quella frammentazione già caratteristica del settore edile. Nei numeri in Toscana: da circa 65mila addetti edili iscritti in Cassa edile nel 2008 si passa a poco meno di 39mila addetti nel 2019 con una perdita di quasi 28mila lavoratori, da 12.500 imprese a circa 8.500.
Nel 2019 e fino al lockdown da Covid si era registrata finalmente un’inversione di tendenza, un trend che vedeva aumentare gli addetti e le imprese ma risultavano positivi anche altri valori di mercato come i bandi di gara (in euro) e le compravendite, seppur in misura minore. Poi da marzo 2020 si è fermato quasi l’intero settore delle costruzioni. Nel mese di aprile la situazione peggiore: 85% in meno delle ore lavorate rispetto a gennaio, 80% in meno della massa salari e più di 6 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria richieste, il dato peggiore a Firenze con 1,7 milioni di ore e Pisa con quasi 745 mila (mentre in tutto il 2013, anno peggiore per l’edilizia, in Toscana, per tutte le tipologie di ammortizzatori sociali sono state richieste meno di 8 milioni di ore). Il dato è confermato dalle notifiche preliminari per apertura di nuovi cantieri: nell’aprile 2019 sono state 1433 per 235 milioni di euro di valore, nell’aprile 2020 solo 489. Se si confrontano i valori in euro dei nuovi lavori di marzo ed aprile 2020 con lo stesso periodo 2019 c’è un calo del 47%. E, dai dati di Banca d’Italia, gli impieghi risultano calati di più di 500 milioni (aprile 2019 su aprile 2020), stesso valore in riduzione registrato da tutta l’industria nel suo complesso. Nel settore del legno, altro pesantemente colpito dalla crisi nel pre Covid, sempre ad aprile sono state registrate dall’Inps più di 1,7 milioni di ore di ammortizzatori sociali richieste, con il dato peggiore a Pisa con più di 350mila ore e ancora Firenze con poco più di 300 mila. Oggi possiamo dire che siamo usciti dall’emergenza? In parte sì, anche non siamo ritornati ancora ai numeri pre Covid dei lavoratori in attività, aumentano gli appalti pubblici e i lavori sia nel numero assoluto che nell’importo complessivo (con circa 150 milioni di euro in più dello stesso mese di maggio dell’anno precedente). Nel manifatturiero invece ci sono molti ordini precedenti al fermo Covid che le imprese cercano di evadere, ma se non arrivano nuovi ordini sarà dura, soprattutto per i settori non edili e che si rivolgono molto all’export ad oggi quasi fermo. Occorre cambiare paradigma e ciò vuol dire anche cambiare la capacità per le imprese di adattarsi al mercato: l’assioma che un mercato flessibile deve avere un lavoro flessibile (precario) è totalmente sbagliato anzi, alla flessibilità del mercato va risposto con la capacità produttiva di adattarsi, innovazione nei macchinari e nei processi, formazione. Se servono 1,5 milioni di banchi per riaprire le scuole e in pochi li producono, le aziende devono essere in grado di rispondere adattando la produzione. Molte aziende in Toscana sarebbero in grado di farlo, come ad esempio chi produce arredamenti per ufficio o per negozi. L’auspicio è che provino a partecipare al bando previsto.

LE PROPOSTE DELLA FILLEA CGIL TOSCANA

Intervenire per bloccare i licenziamenti e stanziare cifre considerevoli per gli ammortizzatori sociali è stato decisivo per evitare una ricaduta sociale devastante. Ovvio che questi interventi hanno permesso di affrontare l’emergenza, ma adesso occorre affiancare una prospettiva per contrastare possibili tracolli nei posti di lavoro, ripensare il modello di sviluppo che ha mostrato tutte le sue contraddizioni e creare lavoro, che è l’unico modo per guardare al futuro. Che non torneremo alle condizioni pre Covid è certo, non è però indifferente quale strada decidiamo di prendere e dove indirizziamo il cambiamento. Che l’edilizia sia un motore per la ripresa del paese non c’è dubbio, non è legata all’export e produce velocemente un effetto moltiplicatore su tutti gli altri settori.
La Toscana può essere da esempio e apripista per un nuovo modello di sviluppo, e quelli che la Fillea Cgil pone sono alcuni temi che possono dare questa sterzata: chiediamo a chi si appresta a governare questa regione di farsene carico. Cambiare modello di sviluppo per noi significa passare da quello basato su ulteriore consumo di suolo, e cementificazione selvaggia, ad una visione diversa che trova i suoi fondamenti nella rigenerazione urbana (la legge regionale Marson sul governo del territorio 65/14 va in questa direzione e va salvaguardata), una scelta ambientale e ambientalmente sostenibile che riqualifichi il patrimonio esistente, che punti sull’efficientamento energetico sia degli immobili pubblici che privati, a cui fra l’altro è legato il 35% degli obiettivi di riduzione delle emissioni. Attendiamo di leggere i decreti attuativi per il superbonus al 110%, due già varati dal Mise, dopodiché un ruolo importante per il funzionamento delle nuove misure sarà giocato dalle banche, cioè dagli enti che dovranno ‘acquistare’ il credito d’imposta. E qui bisognerà capire come si comporteranno e quali strumenti adotteranno. Rigenerazione significa anche riqualificare le periferie e/o le aree delle nostre città, recuperare aree dismesse, i piccoli centri storici, le aree interne e le isole per ridare dignità a quelle collettività che ancora le abitano, e che spesso vivono in condizioni di disagio abitativo o di lontananza da servizi anche essenziali. Cambiare modello di sviluppo significa anche abbandonare l’idea che la ripresa passi dalla deregolamentazione, e che non è accettabile che le regole siano viste come un freno allo sviluppo. Procedure più semplici e soprattutto tempi certi possono invece essere d’aiuto. Partendo dalla riduzione dei tempi di progettazione e autorizzazione. Il nodo fondamentale, non affrontato dal Dl semplificazione, è la qualificazione e la riduzione delle stazioni appaltanti. La perdita di molte figure tecniche anche a causa del blocco del turnover dei dipendenti pubblici ha aggravato la situazione. Adottare il Durc di congruità per appalti pubblici e privati al fine di garantire la corretta applicazione dei contratti e delle norme, e un sistema telematico di rilevazione delle ore lavorate diffuso, sarebbero invece un modo per combattere le irregolarità nei rapporti di lavoro e una garanzia per le committenze.

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