Sindaci toscani scrivono a Conte e a Rossi, chiudere fabbriche non essenziali

Sindaci toscani scrivono a Conte e a Rossi, chiudere fabbriche non essenziali

Di seguito la lettera inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte ed al Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.

Gentilissimi,
innanzitutto vogliamo ringraziarvi per il vostro impegno costante e gravoso di queste settimane.
L’Italia sta vivendo un momento drammatico: la lotta al COVID 19 mette a dura prova le nostre comunità e noi, come Sindaci – seguendo le indicazioni degli esperti e applicando i provvedimenti della Regione e del Governo nazionale – stiamo mettendo in campo tutte le misure che ci auguriamo possano prima contenere e poi battere il Virus.

Le strutture sanitarie, i cittadini, le famiglie, le associazioni, i sindacati, le imprese: tutti sono in campo e ognuno sta facendo il massimo per vincere questa battaglia.

Ora, però, stiamo entrando nella settimana più complicata. A quanto ci dicono gli scienziati, i prossimi giorni saranno decisivi per combattere il virus e per verificare l’efficacia delle misure che stiamo mettendo in campo. Niente potrà essere lasciato al caso.

Da parte nostra, siamo impegnati a far rispettare le misure previste dal Governo e dalla Regione Toscana. La Polizia Municipale è impegnata al massimo in verifiche e controlli; abbiamo attivato le modalità di lavoro agile nei nostri Enti, in modo da limitare al massimo gli spostamenti del personale. In collaborazione con le associazioni di volontariato, abbiamo potenziato i servizi di assistenza a abbiamo sviluppato sistemi di consegna a domicilio per chi ne abbia bisogno. Abbiamo posticipato le scadenze dei pagamenti delle tasse e imposte comunali, e abbiamo posticipato anche il versamento dell’imposta di soggiorno. In alcuni casi, i canoni dovuti dagli esercizi commerciali sono stati aboliti per tutto il periodo di chiusura. Insomma, si fa tutto il possibile per contribuire al successo di questa battaglia, cercando di non lasciare indietro nessuno.

Prendiamo atto delle misure sin qui adottate che abbiamo difese e spiegate oltre che applicate, ma ora siamo convinti che ci voglia uno sforzo in più. Ci chiediamo: ha senso limitare gli spostamenti delle persone, oppure chiudere le scuole, se poi ogni mattina migliaia di lavoratori si recano ai posti di lavoro nelle fabbriche affollando i mezzi di trasporto? Inevitabilmente, per quanto giustificati formalmente e con tutte le protezioni disponibili, entrano in contatto con altre persone, per strada e nei luoghi di lavoro. In molti contesti lavorativi, inoltre, le misure di sicurezza per la salute e la tutela dei lavoratori, non sono di fatto applicabili o lo sono parzialmente.
Non è forse il caso di fare una valutazione attenta, in un momento così drammatico, limitando al massimo il movimento e la presenza di persone nelle nostre strade?
Noi, dunque, chiediamo che sia fatto uno sforzo ulteriore: quello della chiusura, sull’intero territorio nazionale, di tutte le attività che non facciano parte del settore alimentare, medicale o sanitario e delle relative filiere di produzione e di distribuzione o dell’informazione e degli altri settori essenziali, finché non sia passato il momento più critico. Questo con le modalità e per il periodo che riterrete più opportuni.
Pensiamo che si debbano mettere in campo tutte, ma proprio tutte le misure che ci consentano di vincere questa battaglia. Lo sappiamo: è un sacrificio importante che si chiede al mondo delle imprese. Ma in questi giorni, in queste settimane non bisogna lasciare niente di intentato.

L’Italia è un grande Paese. La nostra reazione è un esempio per tutto il mondo. Siamo un esempio perché sappiamo essere uniti nella difficoltà. Siamo convinti che, tutti insieme, sapremo rialzarci più forti di prima. Ma, tutti insieme dobbiamo anche sapere quand’è il momento di fermarci. Noi crediamo che questo momento sia adesso.

Con stima e piena disponibilità,

Il Sindaco del Comune e della Città Metropolitana di Firenze Dario Nardella
Il Sindaco di Prato Matteo Biffoni
Il Sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi
Il Sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli
Il Sindaco di Pisa Michele Conti
Tutti i Sindaci della provincia di Firenze,
i Sindaci della provincia di Pisa compresi nella zona Asl Toscana Centro,
il Presidente della Provincia di Lucca e Sindaco di Capannori Luca Menesini;

Aderiscono anche il sindaco di Livorno Luca Salvetti e il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini. I firmatari, unitamente alla lettera, condividono con le imprese l’urgenza di misure economiche di sostegno.

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“Chiudere le fabbriche non essenziali e non sicure”: appello Fiom Cgil Firenze ai sindaci fiorentini

“Chiudere le fabbriche non essenziali e non sicure”: appello Fiom Cgil Firenze ai sindaci fiorentini

“Chiudere tutte quelle fabbriche che producono beni non essenziali e non sono in grado di garantire le condizioni di sicurezza previste dagli appositi protocolli sottoscritti dai sindacati”: l’appello di Daniele Calosi (Fiom Cgil Firenze) ai sindaci dei Comuni fiorentini

Dichiarazione di Daniele Calosi, segretario Fiom Cgil Firenze – Stiamo entrando nella settimana più complicata di questa pandemia che ha colpito il mondo. La settimana prossima ci attende il picco più importante di espansione del virus, ed il governo sta intervenendo, ogni giorno, cercando di ridurre il più possibile il rischio di contagio, con limitazioni alle attività all’aperto e quanto abbiamo visto nei giorni scorsi con i vari Decreti del Presidente del Consiglio. Giusto. Tuttavia, visto quanto sta accadendo e la necessità di ridurre il rischio di contagio, sorge spontaneo porsi una domanda: i vari Decreti non prevedono la chiusura delle attività produttive, e indicano, invece, come sta scritto nel protocollo d’intesa tra le Organizzazioni Sindacali, Confindustria, le altre organizzazioni datoriali ed il Governo stesso, la necessità assoluta di lavorare nelle Condizioni di sicurezza. Il Protocollo è stato per le Organizzazioni Sindacali uno strumento fondamentale per definire in maniera certa e chiara le aziende che hanno le condizioni di sicurezza per continuare a lavorare e quelle che invece non le hanno, e ha finalmente ristabilito il ruolo fondamentale delle Istituzioni locali: la condizione di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è parte essenziale delle condizioni di salute pubblica, la quale è responsabilità dei Sindaci. Un Sindaco ha tutto il diritto di chiedere alle aziende che non sono in grado di rispettate quelle condizioni di chiudere e sanificare gli ambienti, in quanto possibile elemento di rischio per la salute dei lavoratori e di tutta la Comunità.

Per questo oggi rivolgiamo ai Sindaci di tutti i comuni della Provincia (alcuni come Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio hanno già accolto la nostra richiesta).

Grazie al Protocollo del 14 Marzo, la CGIL ha istituito in tutti i luoghi di lavoro i comitati per gestire la fase di crisi legata al Coronavirus, ed il Decreto “Cura Italia” ha istituito tutti gli elementi per gestire i fermi e i rallentamenti produttivi, senza licenziare i lavoratori, ma utilizzando gli ammortizzatori sociali: oggi più che mai è necessario chiedere di chiudere tutte quelle aziende che producono beni non essenziali e non sono in grado di garantire le condizioni di sicurezza previste dal protocollo.

Laddove non ci sono le possibilità di lavorare senza rischi è giusto anche per i lavoratori dire #iorestoacasa, e la Fiom è a disposizione, con gli RLS e gli RSU eletti nelle nostre liste, per identificare ogni azienda dove ciò è necessario.

La salute di tutti e tutte è più importante di ogni margine di profitto.

Daniele Calosi, Segretario generale Fiom Cgil di Firenze

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Commercio, a Firenze proclamato sciopero domenica 22 marzo

Commercio, a Firenze proclamato sciopero domenica 22 marzo

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil: “Inaccettabile continuare a privilegiare il profitto alla responsabilità”

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Firenze, preso atto della proclamazione (a opera delle segreterie regionali delle tre sigle) dello stato di agitazione di tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici che operano in ogni realtà commerciale presente in Toscana, ritengono irresponsabile il comportamento di quelle aziende che continuano a privilegiare il profitto al senso di responsabilità e proclamano lo sciopero di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori nei punti vendita di Firenze e provincia per tutte le ore che eccedono dalla fascia oraria 8-19 e per la giornata di domenica 22 marzo. Da tempo ormai le tre sigle chiedono di ridurre le fasce orarie di apertura al pubblico e la chiusura dei punti vendita la domenica, nel rispetto dei decreti legislativi emanati dalla Presidenza del Consiglio in merito alla difficile situazione sanitaria, al fine di porre sia i lavoratori che le lavoratrici del settore in una condizione di estrema sicurezza, anche da un punto di vista psicologico.

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Toscana, Cgil: “C’è accordo per cassa integrazione in deroga”

Toscana, Cgil: “C’è accordo per cassa integrazione in deroga”

“Regione Toscana e parti sociali hanno siglato oggi un accordo quadro per l’erogazione della cassa integrazione in deroga per far fronte agli impatti negativi per i lavoratori e i datori di lavoro conseguenti all’adozione di misure urgenti per il Coronavirus”. Lo rende noto Mirko Lami della segreteria della Cgil Toscana.

L’accordo, spiega Lami della Cgil, in una nota, “consentirà di dare un sostegno a tutti i lavoratori subordinati, per tutte le tipologie contrattuali, con copertura, nel periodo dal 23 febbraio al 30 giugno, per 63 giornate di lavoro. Questo ammortizzatore sociale sosterrà, in questo momento drammatico e speriamo unico della nostra storia, tutti quei lavoratori che non hanno ammortizzatori sociali e tutti quelli che hanno esaurito i periodi degli ammortizzatori ai quali possono ricorrere ordinariamente”.

“Attendiamo lo sblocco delle risorse messe a disposizione dal Governo e di quelle della Regione Toscana – aggiunge Lami -, rese possibili grazie a una gestione virtuosa degli ammortizzatori negli anni passati, per poter dare il via libera alla presentazione delle domande di cassa in deroga.

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