Bekaert: Di Maio, “massima attenzione”, settimana prossima tavolo

Bekaert: Di Maio, “massima attenzione”, settimana prossima tavolo

Di Maio: “la settimana prossima si riaggiorna il tavolo al Mise”, l’intento delle Bekaert era  “era ingannare i lavoratori” così “trasferivano il loro sapere all’estero”, “Con il decreto Dignità” porremo freno alle delocalizzazioni.

“C’è massima attenzione, da parte di questo Governo, sulla delicatissima vicenda Bekaert, multinazionale belga che ha deciso di chiudere senza preavviso lo stabilimento di Figline e Incisa Valdarno per delocalizzare in Romania”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dello sviluppo e del lavoro Luigi Di Maio nell’informativa alla Camera sullo stato dei tavoli di crisi.

“Mi sto impegnando personalmente a sensibilizzare la proprietà della multinazionale a collaborare con il governo italiano. La settimana prossima”, ha aggiunto “si riaggiorna il tavolo generale presso il Mise”.

Il ministro ha ricordato come “durante l’incontro con l’azienda al Mise si è registrata una mancanza di rispetto verso l’umanità delle persone e le istituzioni italiane da parte della multinazionale: hanno deciso di dire no a priori a qualsiasi possibilità di rimediare alla situazione e salvare la vita e il futuro a oltre 300 famiglie”.

“Mi chiedo”, ha osservato il ministro “che senso abbia fare impresa in questo modo, senza un briciolo di responsabilità sociale, senza un minimo pensiero alla comunità nella quale l’azienda si inserisce e per di più appropriandosi le conoscenze dei lavoratori per poi trasferirle altrove”.

“Il loro intento”, continua di Maio “era ingannare i lavoratori e le loro famiglie mentre trasferivano il loro sapere (che gli stessi lavoratori gli hanno insegnato) all’estero, precisamente in Romania dove i lavoratori sono stati mandati in missione a più riprese”.

“Con il decreto Dignità”, ha aggiunto “porremo un grande freno ai comportamenti alla Bekaert che si verificheranno in futuro, ossia alle delocalizzazioni”.

L'articolo Bekaert: Di Maio, “massima attenzione”, settimana prossima tavolo proviene da www.controradio.it.

Carrara, dolore e rabbia a funerali operaio morto

Carrara, dolore e rabbia a funerali operaio morto

Dolore e rabbia a Carrara ai funerali di Luca Savio, l’operaio morto l’11 luglio scorso in un deposito di Marina di Carrara (Massa Carrara) dopo essere stato colpito da un blocco di marmo.

Presenti circa duecento persone, tra cui l’assessora regionale al Diritto alla salute Stefania Saccardi, il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale, quello di Fivizzano Paolo Grassi e per
l’amministrazione comunale di Massa il vice sindaco Guido Mottini.
In prima linea anche le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. I rappresentanti di Cgil e Uil hanno fatto girare un comunicato in mattinata ribadendo che “non si può assistere ancora a tragedie come questa, tutto non può essere ricondotto alla fatalità. Di
precarietà si muore”, e lanciano una proposta: “Invitiamo tutti i lavoratori a devolvere alla famiglia quattro ore di lavoro. Conto aperto anche a coloro che vogliano fare autonomamente dare un contributo alla famiglia”.

“Siamo di fronte agli effetti inaccettabili di una precarieta’ e di un mercato del lavoro che consentono l’eccessiva frammentazione di mansioni e carichi insostenibili di lavoro”, spiega il governatore della Toscana, Enrico Rossi. “C’e’ una proliferazione
di terzocontisti- prosegue- e vengono fatti svolgere compiti diversi da quelli che un lavoratore e’ chiamato a eseguire in base al contratto sottoscritto. L’assenza di formazione adeguata si presenta cosi’ come una conseguenza naturale, di fronte alla
quale non possiamo piu’ chiudere gli occhi”. Per Rossi “c’e’ un enorme problema non solo di cultura della sicurezza, ma di rispetto delle regole”.

L'articolo Carrara, dolore e rabbia a funerali operaio morto proviene da www.controradio.it.

Livorno: “SOS Sicurezza in porto”, le 10 proposte della CGIL contro gli incidenti

Livorno: “SOS Sicurezza in porto”, le 10 proposte della CGIL contro gli incidenti

Il sindacato: “Morti e incidenti gravi, il porto di Livorno e i suoi lavoratori e lavoratrici non possono più sopportare. Serve un’inversione di tendenza, dobbiamo dire basta a  questa scia di sangue”

 Dopo gli ultimi tragici avvenimenti, Cgil provincia di Livorno e categorie sottopongono all’attenzione di istituzioni locali e autorità portuale un documento di 10 punti (“Sos Sicurezza in porto”) su cui chiedono di “aprire rapidamente un confronto e immediatamente dopo interventi pratici visibili condivisi”. “In tema di sicurezza sul lavoro serve una terapia choc: è arrivato il tempo di agire” dicono i sindacalisti.

Ecco le proposte

Sprint su Prg e zonizzazione Molti incidenti in porto sono legati alle croniche interferenze tra le diverse lavorazioni. Il Prg varato con non poco sforzo nel 2015 è poi rimasto fermo e non si è realizzato. L’interconnessione di traffici e operazioni fra loro diverse rendono alcune zone del porto una sorta di puzzle impazzito, con inevitabili contraccolpi in tema di sicurezza. Fondamentale dunque velocizzare l’attuazione della cosiddetta “zonizzazione” prevista dal Piano regolatore portuale e dai piani a esso connessi. Basta ad esempio interferenze tra passaggio di passeggeri e movimentazione merci di cui molte ingombranti e pericolose spostate con mezzi pesanti: ogni parte del porto dev’esser assegnata a traffici specifici. Tutti i responsabili e gli attori istituzionali e privati devono fare la propria parte.

Estendere il Protocollo sulla sicurezza a tutto l’ambito portuale Nel 2009 venne siglato a livello regionale il “Protocollo d’intesa per la pianificazione degli interventi sulla sicurezza del lavoro nei porti di Carrara, Livorno e Piombino”. Al tempo si trattò di un primo passo importante. Quell’intesa non ha però generato i frutti sperati. Senza contare che sono ad esempio anni che il comitato per l’igiene e la sicurezza non viene convocato: questo è inaccettabile. Chiediamo con fermezza che si rafforzi quel protocollo e che se ne estenda la validità in favore di tutto l’ambito portuale: non solo dunque le imprese articolo 16, 17, 18 ma anche quelle realtà legate ad esempio al mondo metalmeccanico, chimico, del commercio e del turismo. In tal modo la platea  dei  lavoratori “protetti” dal protocollo raddoppierebbe fino a arrivare presumibilmente fino a quota 5mila. A livello locale sarebbe opportuno intraprendere un percorso che porti alla condivisione di un protocollo del mondo portuale a 360 gradi che includa in particolare – oltre alla sicurezza – la legalità e il mondo degli appalti.

Carichi e ritmi di lavoro: no al far west Da parte delle autorità competenti sarebbe opportuno un censimento degli addetti al fine di svolgere una maggior vigilanza sul rapporto tra avviamenti al lavoro e gli organici formalmente previsti in porto. La scarsità di addetti genera aumento dei carichi e condizioni di lavoro diverse a parità di prestazione. Servirebbero anche verifiche più puntuali sui turni, sull’organizzazione del  lavoro stabilita nei contratti integrativi, sul puntuale rispetto delle 11 ore di riposo previste dalla legge e sull’attuazione di orari “frammentati” fuori dal Ccnl dei porti. Carichi e ritmi di lavoro sono infatti estremamente connessi alla questione sicurezza.

Pugno duro sulle concessioni Auspichiamo che le autorità competenti vigilino in maniera adeguata sui livelli di sicurezza garantiti dalle imprese autorizzate a lavorare in porto: fondamentale far rispettare requisiti stringenti, pena la sospensione dell’autorizzazione. Riflettori accesi anche su quei soggetti armatortiali che avanzano   iniziative di autoproduzione

Punto di primo soccorso: chi l’ha visto? All’interno del nostro scalo non è ancora stato realizzato in maniera strutturata un punto di primo soccorso per assistere i lavoratori infortunati o i passeggeri che transitano. Non possiamo attendere oltre: serve un passo in avanti concreto per realizzare una struttura adeguata stante anche la viabilità critica che non consente certezze rispetto alla velocità di intervento dei soccorsi

Investire su vigilanza e ispezioni Le normative per tutelare la sicurezza sui posti di lavoro ci sono, il problema è avere la forza per farle rispettare. Opportuno dunque incrementare il personale adibito alla vigilanza e alle ispezioni. Autorità di sistema portuale, Asl e Capitaneria di porto facciano la propria parte.

Più poteri per i Responsabili per la sicurezza di sito All’interno del porto labronico sono 3 i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di sito (Rlss): a essi andrebbe conferita maggior “agibilità” per permetter loro una presenza  costante. Le normative dovrebbero inoltre prevedere una connessione più stretta con gli organi di vigilanza.

Formazione. Sul serio La formazione è imprescindibile per garantire un’accettabile livello di sicurezza. La formazione però non può essere solo uno slogan da sventolare: va fatta davvero e in maniera seria. Auspichiamo perciò verifiche pratiche sulla formazione impartita.

Tra grovigli e buche storiche La viabilità all’interno del porto andrebbe maggiormente razionalizzata e regolata, alla luce anche della compresenza e del conseguente “intreccio” tra mezzi operativi, auto, moto e il recente boom del turismo ciclistico. Senza contare la presenza di tratti dissestati e pieni di buche (“storica” quella del 2008 sulla Fi-Pi-Li) che contribuiscono ad abbassare il livello di sicurezza: serve in tal senso un intervento.

No alla privatizzazione del porto La discussione a livello nazionale sul futuro degli scali ci preoccupa non poco. La progressiva privatizzazione dei porti aumenterebbe il livello di deregolamentazione del lavoro: sarebbe drammatico e a farne le spese, come sempre, sarebbero i lavoratori.

L'articolo Livorno: “SOS Sicurezza in porto”, le 10 proposte della CGIL contro gli incidenti proviene da www.controradio.it.

Infortunio operaio 21enne al porto di Livorno

Infortunio operaio 21enne al porto di Livorno

Infortunio sul lavoro ieri sera nel porto di Livorno, giovane operaio di 21 anni ha subito lesioni ad una mano e torace, prognosi di 40 giorni.

Infortunio sul lavoro ieri sera nel porto di Livorno: un operaio di 21 anni, provenente da Rosignano, che lavora ad Alp, l’azienda che fornisce lavoro temporaneo in porto, si trovava a bordo di una nave durante la fase di scarico quando è rimasto schiacciato sotto un mezzo pesante mentre erano in corso le operazioni per agganciare un rimorchio.

Il giovane si è procurato lesioni ad una mano che ha messo avanti per proteggersi dal colpo, e al torace. Subito soccorso è stato accompagnato in ospedale dove è stato operato alla mano e dove si trova attualmente ricoverato con una prognosi di 40 giorni.

A bordo della nave sono intervenute Capitaneria e ufficio prevenzione della Asl per i rilievi insieme alla Polmare.

L'articolo Infortunio operaio 21enne al porto di Livorno proviene da www.controradio.it.

Toscana: sono Rsu a rappresentare lavoratori

Toscana: sono Rsu a rappresentare lavoratori

Di Maio ha incontrato alcuni riders prima delle organizzazioni sindacali, ma sono le Rsu a rappresentare lavoratori ricorda Mirko Lami, concludendo “La democrazia della rappresentanza sta stretta a questo governo”.

A pochi giorni dal suo giuramento come ministro, il titolare del Mise Luigi di Maio ha incontrato alcuni riders che si erano autoproclamati rappresentanti della ‘categoria’ e solo dopo le organizzazioni sindacali.

Nei giorni scorsi il suo viceministro, Dario Galli, ha incontrato lavoratori di Camping Cig per la ex Lucchini.

“Sarà il caso che Di Maio, il suo vice e il dicastero ricordino che i lavoratori hanno le loro rappresentanze aziendali, liberamente elette, si chiamano Rsu, le uniche titolate a rappresentare i lavoratori e a trattare per loro”. Lo dice in una nota Mirko Lami segretario della Cgil Toscana, con delega al mercato del lavoro e alle attività produttive.

“Tanto è vero”, prosegue Lami “che nella Rsu Aferpi ci sono eletti del gruppo Camping Cig, in questo loro ruolo hanno partecipato a tutti gli incontri al Mise. Piccola cosa, dirà qualcuno, ma spesso è dalla piccole cose che si parte per scardinare un sistema che val la pena difendere. Sono i lavoratori a scegliere, con il voto, che li rappresenta e non è il ministro, o il viceministro, che sceglie quelli che gli stanno più simpatici”.

“La democrazia della rappresentanza sta stretta a questo governo”, conclude il segretario della Cigl Toscana.

L'articolo Toscana: sono Rsu a rappresentare lavoratori proviene da www.controradio.it.