Lavoro, Mdp su caso Bekaert: “salvaguardare lavoratori interinali”

Lavoro, Mdp su caso Bekaert: “salvaguardare lavoratori interinali”

Lo afferma il capogruppo Mdp in Consiglio regionale Serena Spinelli, annunciando una mozione sul mancato rinnovo del contratto dei lavoratori interinali dell’azienda.

“Lo scorso anno Bekaert ha sottoscritto un accordo per lo sviluppo dello stabilimento; dove si prevedono nuove assunzioni interinali, 910 mila euro di investimenti nel piano industriale del 2017 e un minimo di 950 mila per il 2018, oltre a due milioni da destinare a nuove progettualità come ricerca e sviluppo, puntando all’elaborazione di nuovi modelli di produzione. A fronte di ciò stride la decisione della proprietà di non rinnovare il contratto dei 23 interinali”.
Quella di Bekaert è “una decisione che potrebbe avere ripercussioni sulla capacità produttiva”,aggiunge Spinelli, “e che si aggiunge all’assenza di chiarezza riguardo alla perdita economica del bilancio 2017. Quella della ex-Pirelli di Figline Valdarno è solo una delle tante vertenze aperte nel nostro territorio in cui a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i lavoratori meno tutelati”.
Per Spinelli, “è necessario conoscere le intenzioni delle proprietà e allo stesso tempo far rispettare gli impegni presi. Serve lavoro stabile e di qualità per far sì che le responsabilità sottoscritte non si risolvano in decisioni del tutto arbitrarie come quelle a cui stiamo assistendo nel cosa dello stabilimento valdarnese”

L'articolo Lavoro, Mdp su caso Bekaert: “salvaguardare lavoratori interinali” proviene da www.controradio.it.

Pontedera: interrogazione parlamentare sulla Tmm

Pontedera: interrogazione parlamentare sulla Tmm

La complessa questione dell’azienda Tmm vola sui banchi di Montecitorio. La deputata e Presidente dell’Unione Valdera, Lucia Ciampi, assieme ai colleghi onorevoli dell’area pisana, Susanna Cenni e Stefano Ceccanti, ha infatti presentato recentemente un’interrogazione relativa alla ditta pontederese in liquidazione.

“Il nostro intento”, dichiara Ciampi “è quello di portare all’attenzione dei Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali la critica situazione che oltre 80 lavoratori e lavoratrici si trovano a vivere dall’estate 2017, all’indomani dell’inaspettata chiusura della storica ditta di marmitte per la quale prestavano servizio”.

“Quello che chiediamo sono interventi urgenti per tutelare operai e operaie che ad oggi si trovano senza un’occupazione e per verificare ogni possibilità esistente per poter rilanciare questa azienda, che affonda radici profonde nella storia produttiva della provincia pisana”.

Specifica la deputata della Valdera “Tra le ipotesi che si sono profilate per una ripartenza, particolarmente accreditata è stata quella della costituzione di una cooperativa, con il diretto coinvolgimento nella gestione degli operai Tmm.” “Si tratta del cosiddetto workers buyout, che possiamo tradurre con ‘impresa rigenerata dai lavoratori’, un istituto attivo in Italia dal 1985, grazie alla visione anticipatrice del ministro Giovanni Marcora”.

Affinché un progetto di questo genere possa concretizzarsi anche per la TMM, sono però necessarie commesse. Decisive a questo proposito sono e saranno le scelte industriali del principale committente, vale a dire il gruppo Piaggio, il cui indotto rappresenta una delle principali fonti occupazionali in tutta l’area pisana.

“Proprio per questo motivo”, conclude il Presidente Ciampi, “abbiamo deciso di prendere posizione in merito, sollecitando i Ministri competenti a esprimersi e mobilitarsi a sostegno della difficile situazione che coinvolge i lavoratori Tmm e, in senso più generale, per le criticità relative ai livelli occupazionali delle aziende che rientrano nel bacino dell’indotto Piaggio”.

L'articolo Pontedera: interrogazione parlamentare sulla Tmm proviene da www.controradio.it.

Progetti di formazione strategica, pubblicati sei bandi per 13 milioni di euro

Progetti di formazione strategica, pubblicati sei bandi per 13 milioni di euro

 

Approvati e pubblicati dalla Regione cinque avvisi pubblici che incentivano la realizzazione di progetti di formazione strategica sulle filiere produttive toscane ed un avviso pubblico per incentivare la riconversione professionale.

La dotazione finanziaria complessiva è di 13 milioni di euro e le domande possono essere presentate fino al prossimo 15 giugno. Obiettivo dei bandi, che rientrano nel progetto regionale Giovanisì, che punta a promuovere l’autonomia giovanile, è rafforzare la struttura economica e produttiva toscana. Gli avvisi sono finanziati con risorse del POR FSE 2014-2020.

Cinque dei sei bandi riguardano progetti formativi strategici riguardanti le seguenti filiere: Moda, Nautica e Logistica, ICT, Chimica e Farmaceutica, Multifiliera (questa a sua volta comprende le filiere Agribusiness, Marmo, Meccanica ed Energia, Turismo e Cultura, Trasversale). Il sesto avviso è invece per progetti formativi strategici di Riconversione professionale. In tutti i casi vengono concessi finanziamenti nell’ambito dell’attuazione del POR FSE 2014-2020 obiettivo “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione”.

I progetti possono essere presentati e devono essere attuati da un’associazione temporanea di imprese o di scopo (ATI/ATS), costituita o da costituire a finanziamento approvato, composta obbligatoriamente dai seguenti soggetti: almeno un organismo formativo accreditato o che si impegna a farlo entro la data stabilita dall’avviso, in qualità di capofila; almeno un’impresa, che non ha finalità formativa, avente un’unità produttiva nel territorio regionale il cui ambito di operatività sia coerente con la filiera considerata.

Possono partecipare anche Istituti di Istruzione Superiore, Università e Fondazioni ITS, aventi sede nel territorio regionale e Associazioni di categoria, in coerenza con la filiera considerata.

Tutti i dettagli sono consultabili o sul sito regionale o su quello di Giovanisì.

L'articolo Progetti di formazione strategica, pubblicati sei bandi per 13 milioni di euro proviene da www.controradio.it.

2mila educatori a rischio nei servizi sociali a Firenze

2mila educatori a rischio nei servizi sociali a Firenze

Partecipata assemblea Fp Cgil. Il sindacato: “Costa 1.800 euro il corso obbligatorio coi nuovi criteri di abilitazione, Regione e parti datoriali stanzino risorse ad hoc: il peso delle nuove regole non cada solo sui lavoratori”

Sono educatori che lavorano negli appalti di servizi per il pubblico e il privato sociale (scuola, attività domiciliari, per anziani, disabili, marginalità): e adesso il loro lavoro è a rischio perché, per essere riconosciuti come tali, se sprovvisti di laurea in Scienze della Formazione devono fare in tre anni un apposito corso di formazione universitaria di 60 crediti presso una Facoltà di Scienze della Formazione. Costo del corso: 1.800 euro. In base alle indicazioni contenute nell’ultima Legge di Bilancio, ci sono delle clausole di salvaguardia che eviterebbero licenziamenti e demansionamenti degli educatori in servizio; ma il timore è che potrebbero rivelarsi inefficaci: in caso di nuovi bandi, i lavoratori senza i nuovi requisiti (circa 6mila in Toscana, di cui 2mila tra Firenze e provincia) sarebbero penalizzati.

Ieri pomeriggio a Firenze, in una assemblea convocata dalla Fp Cgil presso il Dipartimento di Scienze della Formazione in via Laura, si sono ritrovati nuemerosi lavoratori e lavoratrici, che hanno manifestato il loro disappunto e le loro preoccupazioni per l’incertezza sul proprio destino e per i costi del corso. La Fp Cgil (che dal 2016 denuncia i rischi contenuti nell’apposito disegno di legge poi approvato in Legge di Bilancio) chiederà un incontro alle controparti datoriali e alla Regione Toscana affinché stanzino risorse ad hoc per sostenere le spese dei corsi di formazione (come hanno già fatto altre Regioni in Italia) necessari per i lavoratori e la loro abilitazione: il peso delle nuove regole non cada solo sugli educatori.

L'articolo 2mila educatori a rischio nei servizi sociali a Firenze proviene da www.controradio.it.

“Caro Raffaele”: i No TAV rispondono a lettera aperta lavoratore Nodavia dimesso

“Caro Raffaele”:  i No TAV  rispondono a lettera aperta lavoratore  Nodavia dimesso

Il Comitato No Tunnel TAV di Firenze ha scritto una lettera aperta a Raffaele Del Masto e agli altri lavoratori di Nodavia che stanno perdendo il posto di lavoro

Caro Raffaele,
Abbiamo visto la tua accorata lettera aperta in cui annunci di dover rinunciare al tuo lavoro perché non ricevi più il tuo giusto salario.
Non abbiamo un tuo recapito, ma vogliamo scriverti ugualmente una lettera aperta che ci auguriamo ti arrivi.
Siamo un gruppo di cittadini che si battono da anni contro i progetti sbagliati che vengono imposti alla città.
Prima di tutto vorremmo dare a te e ai tuoi colleghi la massima solidarietà per quello che state passando. Anche noi siamo lavoratori, conosciamo la precarietà che attanaglia oggi il mondo del lavoro; chi di noi è pensionato ha i figli che non hanno altro futuro se non in una difficile sopravvivenza o nell’emigrazione.
Concordiamo con te che non viviamo più in un paese normale; cose come quelle che capitano nel mondo del lavoro sarebbero state inimmaginabili solo 20 anni fa, in una Repubblica fondata sul lavoro.
La nostra denuncia delle “grandi opere inutili” -come i tunnel TAV fiorentini- ci ha fatto analizzare la situazione dell’industria delle costruzioni e siamo arrivati alla conclusione che queste opere siano utili solo al complesso politico-economico che trae profitti enormi danneggiando territori, ambiente, lavoratori ostaggio delle speculazioni e cittadini che vedono le loro tasse usate malissimo.
Il caso di Condotte ci pare emblematico di questo disastro: una grande impresa sempre molto chiacchierata per rapporti poco chiari con la politica e con le varie mafie che, in Sicilia per esempio, ha mostrato “una spregiudicatezza criminale non comune e un radicato disprezzo per il rispetto della legge”.(1)
Unìaltra caratteristica delle grandi opere inutili italiane è la progettazione sbagliata o insufficiente che fa aumentare i costi, spesso arriva all’irrealizzabilità delle opere stesse e comunque danneggia gravemente i lavoratori. A Firenze abbiamo visto cantieri per la maggior parte del tempo semideserti, ma con costi vertiginosi: a fronte di lavori eseguiti per circa 300 milioni si registrano richieste di extracosti per 500 milioni. Con 800 milioni di euro ben investiti quanti posti di lavoro si sarebbero creati?
Noi crediamo che il settore dell’edilizia potrebbe avere un validissimo futuro se solo si decidesse di uscire dal mercimonio tra grandi imprese parassitarie, politica consenziente e si investisse nella manutenzione del territorio fragilissimo del nostro paese, nel recupero del patrimonio edilizio esistente soprattutto per fini sociali (e non speculativi come ben vediamo a Firenze), nella conservazione di un patrimonio artistico e architettonico unico al mondo che ha come oggetto solo la privatizzazione e la svendita.
Da tempo siamo arrivati alla convinzione che solo una grande alleanza tra lavoratori delle infrastrutture e cittadini può scongiurare quello cui assistiamo in fatto di sprechi, corruzione, collusioni mafiose.
Caro Raffaele, cari amici e compagni lavoratori: noi vediamo un futuro migliore per l’edilizia e il nostro paese se mettiamo assieme le lotte per il lavoro, il salario, la difesa dell’ambiente, per servizi e infrastrutture intelligenti.
Prima o poi cammineremo accanto contro chi oggi opprime voi e noi.
Un fraterno abbraccio a tutti voi.

L'articolo “Caro Raffaele”: i No TAV rispondono a lettera aperta lavoratore Nodavia dimesso proviene da www.controradio.it.