“A Certain Identity”: alle Murate una mostra a 100 anni dall’indipendenza della Lituania

“A Certain Identity”: alle Murate una mostra a 100 anni dall’indipendenza della Lituania

Il 5 aprile alle ore 17:30 un vernissage inugurerà una serie di quattro eventi curati da altrettanti artisti lituani, dove verranno presentati i frutti della loro riflessione attorno al concetto di “identità”.

Quattro artisti di una particolare nazionalità – Arnas Anskaitis (1988, Kaunas), Ignas Krunglevičius (1979, Kaunas), Andrej Polukord (1990, Vilnius), Ieva Rojūtė (1989, Mažeikiai) – sono invitati a “rappresentare” secondo la particolare inclinazione della propria ricerca, e secondo la cultura di provenienza, il fattore identità. Un invito a sentire la responsabilità del proprio fare artistico: le opere esposte diventano a tutti gli effetti indicative non solo dell’identità dell’artista, anche dell’identità nazionale cui egli appartiene. la Lituania è stata la prima nazione del blocco sovietico a dichiararsi indipendente, con il trattato di Brest-Litovsk del 1918, e a costituirsi in repubblica alla fine del primo conflitto mondiale. Ciò avviene in una nazione ospitante; successivamente altri quattro artisti partono dalla nazione ospitante per un’altra meta, e così via in un processo che andrà avanti nel tempo.
Arnas Anskaitis attraverso un’attività di ricerca recupera elementi passati della storia e della cultura – per esempio un film d’epoca, i versi della poetessa lituana Salomėja Nėris, particolari vocaboli della lingua nazionale – interpretandoli e attualizzandoli in diverso contesto formale, costituito da differenti media, in un serrato processo di confronto tra significati e significanti.
Ignas Krunglevičius con installazioni che combinano suoni, immagini e oggetti indaga sui meccanismi di formazione e di esercizio del potere. Ricorrendo a materiali vari – per esempio verbali di polizia o interviste psichiatriche – crea situazioni immersive e critiche a riguardo dei sistemi, in atto nella società, per il controllo degli individui.
Andrej Polukord si incentra sul rapporto tra sé e la foresta locale, intesa questa come una dimensione insieme naturale e magica, dove fare ogni volta nuove scoperte; l’artista approfondisce tale relazione di reciproca conoscenza e identificazione tramite minime azioni in cui concorrono mimesi, equilibrismo, ironia.
Ieva Rojūtė lavora soprattutto con la scrittura; slogan, appunti, principi di riflessione, formule usate e abusate – composte in forma installativa sulle pareti degli spazi oppure all’interno di pagine di un notebook – formano una riflessione progressiva, ora in modo poetico ora “decostruttivo”, sui concetti che caratterizzano le varie culture.
“L’idea del progetto è nata in modo naturale – spiega il curatore Matteo Innocenti -. Parlando con persone di varia nazionalità emergeva come nel presente, pur in un contesto definito “globale”, ritornino o abbiano origine idee e sentimenti affermativi di un’identità che, per sentirsi forte, deve definirsi ad esclusione delle altre. Questo genera un evidente controsenso: quale sarebbe infine l’identità genuina da proteggere e dove si troverebbe? Chi è legittimato a stabilirlo? Forse ciò che ci serve non sono concetti assoluti ma buone domande. L’arte è un modo potente e meraviglioso per porle. Da qui si arriva a “A certain identity”: l’Italia come primo paese ospitante in relazione con un altro paese, in fermento e al limite dei convenzionali confini del continente europeo, la Lituania, e quattro giovani artisti di talento”.
“Global Identities intende affrontare le contraddizioni della dimensione globale, la difficile conciliazione tra una ricerca identitaria locale sempre più consapevole e l’omologazione culturale transnazionale – dice Valentina Gensini, direttore artistico de Le Murate -. A certain Identity apre uno squarcio di grande attualità su un paese, La Lituania, inesorabilmente e storicamente diviso tra due blocchi, due visioni culturali, economiche e socio-politiche. Il vocabolario fortemente attuale utilizzato dai quattro artisti, che esplorano media molto diversi -installazione sonora, grafia, disegno, video, installazione ambientale e fotografia- colloca il loro lavoro in una prospettiva colta che si appropria del grande vocabolario artistico del Novecento assimilando cifre e riferimenti artistici provenienti sia dall’America sia dalla Russia, in una coraggiosa sintesi che guarda al futuro.”

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Firenze, nasce progetto su make up per ragazze cieche

Firenze, nasce progetto su make up per ragazze cieche

Estetica a misura di chi non vede: “Anche le ragazze cieche devono poter curare il loro aspetto fisico”. Domani conferenza finale del progetto alle Murate

Annodare una cravatta, truccarsi, indossare accessori quali borse e sciarpe. Normale routine per chi vede, ma provate a mettervi nei panni di chi riesce a scorgere solo le ombre o talvolta neanche quelle. Nasce soprattutto dal desiderio delle ragazze ipovedenti di sentirsi uguali alle altre il progetto ‘Dalla cura di sé all’espressione di sé: giovani con disabilità visiva a scuola di immagine’, realizzato dall’Irifor regionale della Toscana e dal comitato giovani Uici Toscana con la collaborazione di svariate realtà quali il Cesvot e il Polimoda.

Sabato 16 dicembre dalle 9,30 alle 12,30 alla biblioteca delle Oblate si svolgerà la conferenza finale dell’iniziativa, alla quale parteciperanno, tra gli altri, il presidente Uic Toscana Antonio Quatraro e l’assessore Sara Funaro.

“E’ stata una bella sfida – dice Quatraro -. Per chi non vede, il make up diventa tutto meno che un piacere. Poi, una persona con disabilità visiva ha bisogno di essere educata anche alla gestualità e alla comunicazione non verbale. Spesso, nelle relazioni, è la prima impressione quella che conta. Di conseguenza, pure chi non vede deve potersi presentare al meglio”.

In concreto, grazie al progetto sono stati realizzati dei video didattici sul make up utili alle giovani e meno giovani con problemi visivi. Si tratta di tutorial che guidano passo passo e che facilitano l’apprendimento dei passaggi da compiere. Si sono poi svolti due workshop sulla moda e sull’abbigliamento, e sulla comunicazione interpersonale e non verbale. Ecco che, grazie alla riproduzione in 3D di alcune espressioni del volto, i ragazzi non vedenti hanno potuto comprendere le espressioni della gioia, ma anche della tristezza e dello stupore.

“Non vedere non significa non potersi prendere cura del proprio aspetto fisico – dice Quatraro -. Di qui l’importanza di far cultura anche su questo tema”.

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