Legambiente,urge piano anti-erosione spiaggia Marciana

Legambiente,urge piano anti-erosione spiaggia Marciana

Lo afferma oggi in una nota Legambiente che sottolinea come sia ‘necessario un ripensamento condiviso’ in riferimento all’ultimo intervento ‘tampone’ di una lunga serie da parte del Comune per la messa in sicurezza della passeggiata e il contenimento dei fenomeni erosivi che interessano l’arenile sul lungomare di Marciana Marina (Livorno) all’isola d’Elba per effetto del prolungamento del porto negli anni ’80.

‘Il lungomare di Marciana Marina e quel che rimane delle sue spiagge devastate da
un’erosione indotta dall’uomo e da scelte urbanistiche e infrastrutturali sbagliate del passato, hanno bisogno di un radicale intervento di ripristino che estituisca loro l’originaria bellezza’. Lo afferma oggi in una nota Legambiente che sottolinea come sia ‘necessario un ripensamento condiviso’ in riferimento all’ultimo intervento ‘tampone’ di una lunga serie da parte del Comune per la messa in sicurezza della passeggiata e il contenimento dei fenomeni erosivi che interessano l’arenile sul lungomare di Marciana Marina (Livorno) all’isola d’Elba per effetto del prolungamento del porto negli anni ’80.
‘La Regione Toscana – conclude Legambiente – sta da anni finanziando costosi interventi per tamponare l’emergenza, e’ ora che, insieme al Comune di Marciana Marina metta mano a un
progetto di ripristino complessivo realizzato coinvolgendo la popolazione marinese. Chiediamo al consigliere regionale marinese Gianni Anselmi e al sindaco Gabriella Allori di farsi
promotori da subito di iniziative che vadano in questo senso. Il magnifico lungomare di Marciana Marina ha bisogno piu’ che mai di passare dall’emergenza alla rinascita’.

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Spiagge: come andremo al mare nell’estate del covid?

Spiagge: come andremo al mare nell’estate del covid?

Intervista con UMBERTO MAZZANTINI di Legambiente. “Giù le mani dalle spiagge libere. Per la stagione balneare nessun cedimento alle loro privatizzazioni, sono beni comuni”

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Le dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia nel rapporto di Legambiente

Le dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia nel rapporto di Legambiente

In testa alla classifica di Legambiente si confermano l’ex Circumvesuviana, la Roma Nord-Viterbo e la Roma-Ostia Lido. Nella Regione Toscana si effettuano un numero giornaliero di corse pari a 833, 58 delle quali sono di Trasporto FerroviarioToscano mentre le altre 775 di Trenitalia, con un incremento delle tariffe totali del 28% e lo 0,4% di tagli ai servizi. 229 sono i treni totali presenti in Toscana, il 12,2% di essi ha più di 15 anni con un’età media del materiale rotabile di 12,1 anni.

Legambiente: “Il rilancio del trasporto pendolare è la vera grande opera pubblica che serve al Paese. Occorrono risorse, che non ci sono in Legge di Bilancio, e anche scelte coraggiose, come quella di commissariare le tre linee peggiori d’Italia”

Il comunicato dell’Ufficio stampa di Legambiente riporta: “L’ex Circumvesuviana, la Roma Nord-Viterbo e la Roma-Ostia Lido anche quest’anno si confermano le linee ferroviarie peggiori d’Italia secondo l’anticipazione del dossier Pendolaria di Legambiente.

Un rapporto che ogni anno racconta il cambiamento, in termini di quantità e qualità, dei treni in circolazione e di conseguenza degli effetti sulla vita quotidiana dei pendolari di tutta Italia. Perché i disagi per i cittadini sono ancora rilevanti da Sud a Nord: in troppe aree del Paese i treni, anno dopo anno, si riducono; i tempi di percorrenza si allungano, con la conseguenza che sempre più persone abbandonano questa modalità di trasporto perché trovano convogli sempre più affollati, vecchi e con continue cancellazioni. Il risultato è che molti sono così costretti a spostarsi in auto o pullman con evidenti ripercussioni anche sull’inquinamento delle nostre città. A completare la classifica delle 10 linee peggiori, che nel complesso coinvolgono oltre 3 milioni di pendolari, troviamo tratti ferroviari che coinvolgono tutta la Penisola: la Milano-Chiasso, la Torino-Chivasso-Ivrea-Aosta, la Genova-Ovada-Acqui Terme, la Verona-Rovigo, la Terni-Sansepolcro, la Battipaglia-Potenza-Metaponto, la Agrigento-Palermo.

«Il rilancio della mobilità su ferro nelle città e la condizione che vivono i pendolari devono diventare una priorità dell’agenda politica nazionale. Oggi questo purtroppo non avviene – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente –.  Al nuovo ministro dei Trasporti Paola De Micheli chiediamo di dedicare ai pendolari almeno la stessa attenzione che ha messo in questi mesi per il rilancio dei cantieri delle grandi opere. Servono risorse – e purtroppo in Legge di Bilancio non ci sono ne per aumentare i treni pendolari ne per compararne di nuovi – ma anche scelte radicali e a costo zero a difesa di centinaia di migliaia di persone che ogni giorno prendono il treno in situazioni di degrado inaccettabili. La situazione che si vive da dieci anni sulle tre linee peggiori d’Italia è inaccettabile, è la conseguenza di drastici tagli e di disattenzione al servizio, e purtroppo si continua ad ascoltare solo promesse mentre il numero di passeggeri è diminuito fino al 30%. Al Ministro chiediamo di esercitare un vero potere di controllo, verifica ed intervento rispetto alle situazioni di più grave disagio, e quando la situazione è come a Roma e a Napoli commissariando le aziende. Sono infatti in larga parte le risorse statali a garantire il servizio su queste linee e i diritti dei cittadini alla mobilità devono essere garantiti».

La classifica di Legambiente evidenzia come su alcune linee ed in alcune città, purtroppo, la situazione sia peggiorata e manca persino la speranza che qualcosa cambi. Eppure, da queste criticità si dovrebbe partire per rilanciare l’offerta di trasporto pubblico su ferro, con beneficio in termini di meno inquinamento e meno congestione nelle nostre città, ma anche di qualità della vita e ridotta spesa per le persone. Il nostro Paese ha, infatti, bisogno di aumentare sensibilmente il numero di passeggeri che viaggiano in metro e in treno, se vuole migliorare la qualità dell’aria e ridurre le emissioni di CO2 come previsto dall’Accordo di Parigi. Non solo, è questo tipo di progetti che saranno al centro dei finanziari del Green New Deal europeo, ma da noi si parla solo di grandi opere.

Un dato positivo indubbiamente c’è: si riduce l’età dei treni in circolazione. Continua infatti la dismissione dei convogli più vecchi in molte regioni, con l’età media arrivata a 15,4 anni rispetto al 2017 (quando il dato era di 16,8), grazie al trend iniziato negli scorsi anni con l’immissione di nuovi convogli da parte di Trenitalia. Il miglioramento è avvenuto soprattutto al Nord e al Centro, dove è diminuita l’età media ed il numero di treni con più di quindici anni di età per l’immissione di nuovi convogli e di dismissione di quelli più vecchi. In Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna si vedranno miglioramenti nei prossimi anni grazie agli investimenti programmati nei Contratti di Servizio con Trenitalia. In Campania nonostante gli investimenti in corso, l’età media rimane alta (19,7) soprattutto a causa dell’anzianità del parco rotabile di EAV (ex Circumvesuviana, Sepsa e MetroCampania NordEst); stessa situazione nel Lazio, dove sono sempre più evidenti le differenze tra la penosa condizione dei mezzi ATAC e quelli delle linee FL frequentate dai convogli Trenitalia.

La seconda, grande, questione riguarda il numero di treni in circolazione. Purtroppo, malgrado negli ultimi dieci anni i pendolari siano aumentati passando da 2,7 a 2,9 milioni sui treni regionali (+7%), il numero di treni in circolazione nelle regioni è aumentato solo dell’1,1%.

«Dobbiamo mettere più treni e rinnovare il parco circolante se vogliamo convincere le persone a scegliere la mobilità sostenibile – aggiunge ancora Zanchini –. Nella legge di Bilancio in corso di approvazione non sono previste risorse aggiuntive per potenziare il servizio o per acquistare treni per i pendolari. Eppure se si vuole puntare davvero a un green new deal come annunciato dal Governo Conte occorre rilanciare una cura del ferro nel nostro Paese. La priorità dovrebbe essere di partire dal recupero dei tagli alle risorse avvenuto rispetto a 10 anni fa. Dal 2009, infatti, le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 21,5%. Una scelta che ha avuto come conseguenze tagli e disagi che i pendolari vivono ogni giorno ».

In molte regioni l’unica azione intrapresa come conseguenza di questi tagli è stata, infatti, l’aumento delle tariffe (in ben 16 regioni) o il taglio nei collegamenti (in 13 regioni): dal 2010 al 2019 il costo per i pendolari è aumentato notevolmente senza che a questo corrispondesse un cambio dell’offerta in termini di qualità e quantità. Anzi, si registrano punte del 48% di incremento in Campania (a fronte di un taglio ai servizi del 15%), Liguria e Piemonte (con un taglio però più contenuto, rispettivamente del 4,8% e dello 0,4%). E ci sono anche situazioni al limite come in Molise, dove il capoluogo Campobasso non ha più collegamenti ferroviari con il mare perché è stata messa fuori esercizio la linea per Termoli.

Buone notizie arrivano, invece, dai treni Intercity: il 2018 ha visto segnare un +5,9% in termini di offerta, rispetto all’anno precedente, recuperando i tagli che hanno colpito i convogli a lunga percorrenza a partire dal 2009.”

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A Prato il Forum nazionale dell’Economia circolare

A Prato il Forum nazionale dell’Economia circolare

Al Centro Pecci di Prato, venerdì 29 novembre 2019 si svolgerà la IV edizione del Forum nazionale dell’Economia circolare promossa da Legambiente in collaborazione con Anci Toscana, con il patrocinio della Regione Toscana. Sarà l’occasione per fare il punto della situazione sulle tante filiere del riciclo, sulle grandi opportunità che si aprono con l’approvazione della normativa End of Waste, e in particolare sulle filiere industriali della nostra regione. Istituzioni, imprese, mondo della ricerca e cittadini saranno a confronto presentando dati, scenari e buone pratiche aziendali.

Dopo l’approvazione del pacchetto europeo sull’economia circolare anche la Regione Toscana ha legiferato in materia. È infatti pienamente vigente la legge regionale n.48 del 2018 che mira a ridefinire gli obiettivi di transizione verso un modello circolare di economia e società.

Legambiente ha istituito in collaborazione l’osservatorio appalti verdi che ha l’obiettivo di monitorare le azioni di green public procurement e i criteri ambientali delle attività della pubblica amministrazione.

L’azione di Legambiente, avvalendosi in primis dello studio statistico, mira a verificare la corretta applicazione delle normative vigenti pensate per rafforzare il mercato dei prodotti in materia prima e seconda, e garantire che la premialità, sancita dall’obbligo dei criteri ambientali minimi nelle gare d’appalto, sia davvero rispettata da tutti gli enti pubblici.

Il Forum sull’economia circolare in Toscana, alla sua quarta edizione, giunge infine all’indomani all’approvazione della normativa che definisce i termini giuridici dell’End of Waste, la norma sulla cessazione della qualifica di rifiuto che integra il testo unico ambientale appena pubblicata in gazzetta ufficiale con il decreto salva imprese.

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