Mafia: campi estivi Libera anche in tenuta di Suvignano

Mafia: campi estivi Libera anche in tenuta di Suvignano

Anche in Toscana i ragazzi potranno partecipare ai campi estivi di ‘Libera’ lavorando nei terreni confiscati alle mafie, in particolare nella azienda agricola di Suvignano (Siena) confiscata da anni e ora assegnata all’Ente Terre Toscane.

E’ la novità emersa dal convegno ‘Contro le infiltrazioni mafiose – La nuova legislazione antimafia e beni confiscati’ organizzato da Libera, Anci Toscana e Avviso Pubblico, rete nazionale degli enti locali antimafia, che si è tenuto oggi a Firenze nella sede della Regione Toscana.

“Siamo impegnati fortemente sui beni confiscati alle mafie – ha detto l’assessore regionale alla presidenza, Vittorio Bugli aprendo i lavori – e lo scorso anno grazie anche al nostro lavoro più di 30 beni sono stati restituiti alla comunità.
Suvignano oltre a dover essere valorizzata, dovrà diventare un simbolo nella nostra Regione e qui potremo organizzare i campi estivi insieme a Libera, che già oggi finanziamo nelle regioni del sud”.

L’azienda di Suvignano, ha ricordato Luca Tescaroli, procuratore aggiunto della Procura di Firenze, ricade sui comuni di Suvignano e Murlo. Al momento della confisca, nel 2007, era in stato di abbandono. L’intervento dello Stato ha consentito di riportare in pareggio la situazione patrimoniale, riattivando l’allevamento di ovini e suini, coltivando oltre 400 ettari e aprendo un agriturismo da 38 posti letto. Il valore stimato è di circa 30 milioni di euro. “Siamo lieti che un bene come Suvignano possa andare al pubblico – ha detto il presidente di Legambiente Toscana, Fausto Ferruzza – è importante, perché quando questi beni finiscono all’asta il rischio è che siano proprio le mafie, che hanno grande disponibilità economica, a riacquistarli”.

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Mafia: Rapporto Libera, per 4 toscani su 10 fenomeno marginale

Mafia: Rapporto Libera, per 4 toscani su 10 fenomeno marginale

Una regione dove la mafia viene percepita come fenomeno marginale o preoccupante ma non pericoloso: dove la corruzione è abbastanza diffusa nella percezione e nelle esperienze dei cittadini. Con una sfiducia soprattutto nei confronti di membri del governo e del Parlamento e  dei partiti. E dove chi potrebbe o dovrebbe denunciarla ha paura delle conseguenze o ritengono la corruzione un fatto normale. La fotografia sulla percezione e presenza delle mafie e della corruzione in Toscana è stata scattata da Libera che ha presentato il rapporto LiberaIdee, una ricerca sociale quantitativa e qualitativa su 216 questionari.

Il fenomeno mafioso è percepito da otto intervistati su dieci come un fenomeno globale. In Toscana per quasi quattro rispondenti su dieci la presenza della mafia nella propria zona si può considerare marginale, mentre per una quota poco inferiore si tratta di un fenomeno preoccupante ma non pericoloso. Secondo i rispondenti, tra le attività principali della mafia in Toscana vi è innanzitutto il traffico di stupefacenti (60,5%) A seguire, troviamo lavoro nero(35,3%), appalti truccati(33,5%). Altri reati segnalati in Toscana sono lo sfruttamento della prostituzione(26%), la corruzione dei dipendenti pubblici (21,9%), e il riciclaggio di denaro (19,5%).

Si osservano inoltre alcune differenze per fascia anagrafica: il coinvolgimento di gruppi mafiosi nel lavoro nero e la corruzione preoccupano primariamente i più giovani, mentre lo sfruttamento della prostituzione, il riciclaggio di denaro e lo smaltimento illecito di rifiuti sono indicati come attività prevalenti delle mafie soprattutto dagli adulti. Tra i fattori sociali considerati rilevanti per l’adesione a gruppi mafiosi, spicca – soprattutto in Toscana – l’assenza di istituzioni e di una cultura diffusa della legalità, seguita a breve distanza dal ruolo della famiglia e del contesto di riferimento e quindi, più distanziate, dalle difficoltà economiche e in ambito lavorativo. Guardando alle motivazioni individuali che spingono un individuo ad aderire alla mafia, prevale tra i rispondenti l’idea che l’affiliazione mafiosa sia legata alla possibilità di ottenere guadagni facili e, in seconda battuta, alla ricerca di prestigio e potere.

Mafie straniere. La metà dei rispondenti ritiene che in Toscana vi sia la presenza di organizzazioni criminali di origine straniera con caratteristiche similari alle mafie tradizionali italiane. La percentuale di coloro che non sono in grado di prendere posizione sul tema, circa un rispondente su quattro, è leggermente più elevata di quella italiana. La quota di incerti si attesta invece su un valore inferiore a fronte di una domanda più precisa circa il tipo di criminalità straniera presente nella regione: circa un rispondente su tre – afferma di non essere in grado di identificare esattamente l”origine dei gruppi mafiosi stranieri più diffusi nel territorio regionale. Tra coloro che rispondono in modo puntuale alla domanda, invece, prevale molto nettamente l’indicazione della mafia di origine cinese (35,5%) e a seguire quella albanese (15%). A fronte di questo scenario, la pericolosità dei gruppi criminali di origine straniera è considerata tendenzialmente comparabile a quella delle mafie italiane: per quattro rispondenti su dieci, infatti, le mafie straniere sono ugualmente o meno pericolose di quelle autoctone. In relazione al rapporto tra migrazioni irregolari e mafie, per quasi la metà dei rispondenti un ruolo prevalente è svolto dai gruppi mafiosi tradizionali italiani, mentre per circa un intervistato su cinque vi è un coinvolgimento maggiore delle mafie straniere.

Beni Confiscati. Nella maggior parte dei casi – quattro rispondenti su dieci, gli intervistati sanno che i beni che sono stati confiscati vengono poi dati in uso per fini istituzionali o sociali. Un rispondente su due non è a conoscenza di beni confiscati in Toscana; tra coloro che ne sono a conoscenza, invece, prevale la quota di quanti, pur avendone notizia, non dispongono di informazioni puntuali circa la loro collocazione sul territorio. La conoscenza relativa ai beni confiscati, in particolare quella più approfondita, è più diffusa tra gli adulti. Nella grande maggioranza dei casi – oltre otto su dieci – i beni confiscati sono percepiti come una risorsa per il territorio, capace di portare benefici all’intera comunità locale.

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Rapporto Ecomafia: Toscana tra le regione più colpite da ecoreati

Rapporto Ecomafia: Toscana tra le regione più colpite da ecoreati

Presentato oggi a Palazzo Vecchio il rapporto Ecomafia 2018 sulla criminalità ambientale in Italia. Toscana resta al sesto posto: tra le regioni più colpite nella classifica degli ecoreati.

Il rapporto Ecomafia 2018 ha descritto un boom di sequestri, arresti, denunce e infrazioni accertate. Nonostante nella lotta contro le ecomafie si stia percorrendo la strada giusta con la legge in vigore sugli ecoreati, ci sono ancora molte criticità da affrontare e sanare.

I numeri e le storie del Rapporto Ecomafia 2018 sono stati presentati oggi, nel corso di una conferenza stampa organizzata da Legambiente, che ha visto la partecipazione di Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana, di Nino Morabito, Coordinatore Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, di Don Andrea Bigalli, Referente Regionale di Libera e del Col. Luigi Bartolozzi, Comandante dei Carabinieri Forestale di Firenze.

Nel merito, la Toscana mantiene la posizione più alta in classifica tra le regioni del centro-nord e resta stabile al 6° posto nella classifica nazionale; subito dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Lazio. A parlare ancora una volta sono i numeri: 2.138 infrazioni accertate (corrispondenti al 7,1% sul totale dei reati accertati su scala nazionale). In linea generale, quest’anno si registra un peggioramento nel settore del cemento illegale (sale dal 7° al 6° posto) e in quello dei rifiuti dove, sempre in negativo, sale dal 6° al 4° posto nella classifica italiana. Peggiora lo status toscano anche su archeomafie e incendi dolosi.

Sono questi i primi dati che emergono da Ecomafia 2018, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente, con il sostegno di Cobat e Novamont, grazie al capillare lavoro di monitoraggio e controllo svolto in tutta la regione da Arpat e Forze dell’ordine (in particolare Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza). Un volume che raccoglie i numeri delle illegalità ambientali, quattro nuovi approfondimenti (dedicati allo sfruttamento degli animali da reddito, al mercato degli shopper illegali, all’allarme dell’illegalità nei parchi e alle navi dei veleni) e una serie di best practices promosse da Legambiente; ma soprattutto anche per questa edizione Ecomafia 2018 fa il punto sui risultati che si stanno ottenendo in maniera sempre più sistematica grazie alla legge sugli ecoreati. Il combinato disposto del calo di illeciti e dell’aumento di arresti e denunce è merito dei più efficaci strumenti investigativi grazie al rinnovato impianto legislativo che nel 2015 ha inserito nel codice penale i delitti ambientali (Legge 68/2015).

Rispetto allo scorso anno in Toscana sale il numero di denunce (da 1.484 a 2.222) e di arresti (da 0 a 14) e dei sequestri (da 292 a 412). Legambiente ha raccolto ed elaborato i dati relativi all’applicazione della legge 68/2015 al 31 dicembre 2016 da parte delle Forze di polizia e delle Capitanerie di porto. Nel 2016, grazie alla legge 68, stando alle elaborazioni della nostra associazione, le forze di polizia hanno contestato ben 574 ecoreati, più di uno e mezzo al giorno, denunciando 971 persone fisiche e 43 giuridiche (aziende), emettendo 18 ordinanze di custodia cautelare e sequestrando 133 beni per un valore che sfora i 15 milioni di euro.

Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, ha dichiarato: “Quello che emerge è un quadro di aggravamento della situazione, che non può spiegarsi con la sola motivazione di una robusta (e quindi evidente) azione di contrasto messa in opera da magistrati e forze di polizia. Ci sono dati convergenti in tutte le aree di interesse della criminalità ambientale. Si tratta di un trend in crescita che tocca i rifiuti come il ciclo del cemento, per non parlare degli incendi, per i quali per il 2017 può a buon diritto esser coniato l’epiteto di annus horribilis”.

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti la nostra regione sale al 4° posto nella classifica nazionale, con cifre a dir poco preoccupanti: 539 infrazioni accertate nel 2017, il 7,4% del totale nazionale; aumentano anche le persone denunciate (779), gli arresti (10) e i sequestri effettuati (218). Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Firenze (74 infrazioni accertate, 1,8% su totale nazionale, 101 denunce), seguita da Livorno (41 infrazioni accertate, 1% su totale nazionale, 72 denunce) e da Siena (34 infrazioni accertate, 0,8% su totale nazionale, 48 denunce).

Per quanto riguarda il cemente, quest’anno la Toscana sale dalla settima posizione alla sesta, aumentano anche le infrazioni accertate: da 222 a 251, (il 6,4 % sul totale nazionale), delle persone denunciate (428); diminuiscono invece i sequestri effettuati (da 61 a 50). Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Livorno (53 infrazioni accertate, 1,2% su totale nazionale, 62 denunce), seguita da Siena (53 infrazioni accertate, 1,2% su totale nazionale, 76 denunce) e da Firenze (37 infrazioni accertate, 0,9% su totale nazionale, 41 denunce).

Racket degli animali, bracconaggio, commercio illegale di specie protette, allevamenti illegali, pesca di frodo, ma anche (viste le nuove norme) maltrattamento degli animali di affezione. La Toscana, scende al 7° posto della classifica, con 354 infrazioni accertate, con una percentuale sul totale del 5,1%, 318 denunce, 83 sequestri. Nella classifica provinciale dell’illegalità contro la fauna però compare anche Livorno tra le città italiane più colpite dal fenomeno, con 174 infrazioni accertate e ben il 2,9% sul totale nazionale.

Altro anno intenso per le Forze dell’ordine, in particolare per il Nucleo TPC (Tutela del Patrimonio Culturale) dei Carabinieri, per le cosiddette archeomafie. Inquirenti alle prese coi tanti reati commessi ai danni del nostro immenso patrimonio storico-culturale. A presidiare la classifica nazionale, come una delle regioni maggiormente colpite dai ladri di opere d’arte troviamo la Toscana (3° posto, con 85 furti corrispondenti all’11,8% del totale nazionale) che insieme al Lazio e alla Campania guida la classifica delle regioni con il maggior numero di opere trafugate.

Quest’anno sul fronte incendi, la siccità più grave della nostra storia recente ha determinato un’impennata delle statistiche. La Toscana, infatti, sale in negativo di una posizione, dal 5° al 4° posto nella classifica nazionale con ben 576 infrazioni accertate (8,8% sul totale), 98 denunce, 1 arresto e 18 sequestri.

È ancora allarme sugli shopper fuori legge, che inquinano ambiente e mercato, con sacche di illegalità diffuse in tutto il paese. Come ricorda l’Osservatorio ASSOBIOPLASTICHE, in media 60 buste su 100 in circolazione sono assolutamente fuori norma. Serve dunque intensificare i controlli a tutela dell’ecosistema, dei consumatori e del settore industriale della chimica verde. Sono i mercati rionali di ortofrutta e i piccoli negozi al dettaglio a immettere ancora sacchetti del tutto fuori legge. Dai dati resi noti dal Nucleo speciale tutela proprietà intellettuale della Guardia di Finanza e dal Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri, nel 2017 le sanzioni pecuniarie comminate ammontano a 5 milioni di euro. Per fare due esempi, l’attività del Nucleo speciale tutela proprietà intellettuale della Guardia di finanza ha portato al sequestro di circa 2 milioni di sacchetti di plastica illegali e 2,3 tonnellate di materia prima usata per produrli. A Napoli, nel 2017 la Polizia locale ha provveduto al sequestro di 1,6 milioni di sacchetti, mentre nei primi 5 mesi del 2018 ne ha già sequestrati più di 122.000.

Legambiente propone alcune manovre in risposta a questi dati:

• Mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla Legge 68/2015 che deve essere conosciuta nel dettaglio per sfruttarne appieno le potenzialità.

• Sempre con riferimento alla legge 68 occorrerebbe rimuovere la clausola di invarianza dei costi per la spesa pubblica prevista sia nella legge sugli ecoreati, che in quella che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente. Allo stesso tempo è necessario completare l’iter di definizione dei decreti attuativi del Ministero dell’ambiente e della presidenza del Consiglio dei ministri per rendere pienamente operativa la Legge 132/2016 che ha riformato il sistema nazionale delle Agenzie per la protezione dell’ambiente (SNPA).

• Semplificare l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive, avocando la responsabilità delle procedure agli organi dello Stato (es. Prefetti), ed esonerando da tale onere i responsabili degli uffici tecnici comunali e, in subordine, soggetti che ricoprono cariche elettive, ovvero i Sindaci.

• Approvare il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno dello stesso nuovo Titolo VI bis del Codice Penale – un nuovo articolo che prevede sanzioni veramente efficaci (fino a sei anni di reclusione e multe fino a 150.000 euro) per chi si macchia di tali crimini.

• Suscita perplessità il nuovo istituto giuridico della non punibilità per particolare tenuità dell’offesa introdotto dal Dlgs 16 marzo 2015, n. 28, che soprattutto nel caso dei reati ambientali contravvenzionali rischia di vanificare molti procedimenti aperti. Per scongiurare tale rischio chiediamo che venga quanto meno esclusa l’applicabilità al caso dei reati ambientali.

• Nell’ottica di garantire migliore protezione al nostro patrimonio storico‐culturale, occorre rivedere il quadro normativo, partendo dal dato di fatto che, se si esclude il delitto di ricettazione – che è quello che si prova a contestare nei casi più eclatanti e che prevede una sanzione massima di otto anni – il rimanente quadro sanzionatorio in mano agli inquirenti è ancora troppo generoso per i trafficanti. Basterebbe recuperare il lavoro fatto nella passata legislatura, e sollecitato dagli allora ministri competenti Franceschini e Orlando, con la Delega data al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale, per arrivare all’approvazione di un nuovo titolo “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”: testo che dovrebbe rappresentare un nuovo punto d’inizio per la materia.

• Sul fronte agroalimentare, a nostro avviso, bisognerebbe riprendere la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari della Commissione ministeriale presieduta dall’ex procuratore Gian Carlo Caselli, che introduceva una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato.

• L’accesso alla giustizia da parte delle associazioni, come Legambiente, dovrebbe essere gratuita e davvero accessibile. Altrimenti esso rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini.

• Chiediamo inoltre al parlamento di istituire al più presto le Commissioni d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

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Prato in festival: quattro giorni dedicati al Mediterrano contemporano

Prato in festival: quattro giorni dedicati al Mediterrano contemporano

Ospiti internazionali, mostre fotografiche, talk show, libri, cinema, teatro e musica: torna a Prato dal 3 al 6 maggio 2018 “Mediterraneo Downtown”, il primo festival italiano sul mediterraneo contemporaneo: quattro giorni di eventi, concentrati tutti nel centro storico della città, con molti incontri, tempo permettendo, a cielo aperto.

Tra gli eventi proposti dal festival ci sarà anche una presentazione di libri, che si terrà nello spazio libreria, gestita quest’anno dalla Libreria Rinascita e allestita sotto i portici di piazza del Comune. Sarà qui che saranno presentati i libri della collana mediterranea de “Il Manifesto”, con Patrizio Gonnella, autore di “Il diritto (non ci salverà)”, Grammenos Mastrojeni, autore di “Effetto serra, effetto guerra”, libro sui cambiamenti climatici e le loro conseguenze sociali, con la partecipazione di Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, e ancora con Deniz Yücel, corrispondente tedesco detenuto per un anno nelle carceri turche, autore di “Ogni luogo è Taksim”, presentato dal giornalista Murat Cinar, in assenza dell’autore che non può lasciare la Turchia e, infine, con Flavio Fusi, storico corrispondente Rai, intervistato da Paolo Ciampi, con “Cronache infedeli”,

Sarà piazza Santa Maria in Castello ad ospitare giorno dopo giorno cinque città mediterranee: Istanbul, Odessa, Napoli, Il Cairo e Prato. Cinquanta minuti in cui i narratori racconteranno le città che conoscono meglio o che amano di più, con le loro parole, il loro sguardo, il loro vissuto. Tra loro lo storico Franco Cardini, i giornalisti Antonio Armano, Raffaele Palumbo, Mahmoud Salem Elsheikh e l’imprenditore pratese Andrea Cavicchi. Una sorta di speaker’s corner che farà viaggiare gli spettatori e i passanti verso mete sconosciute, al di là della distanza.

Il festival quest’anno propone una non stop di concerti per tutti i gusti, che vanno dal tramonto all’alba: si parte sabato 5 maggio ore 21.30 al Teatro Politeama con il trio jazz delle meraviglie, Paolo Fresu, Omar Sosa e Trilok Gurtu (ingresso15 euro più diritti di prevendita circuito Box office e Ticket One e 19 euro alla cassa del teatro), si prosegue ai Cantieri culturali, Ex Macelli – Officina Giovani) con il dj set di Shantel, per poi arrivare al concerto all’alba (ore 6.00) al Castello dell’Imperatore con il violinista Alaa Arsheed e il chitarrista Isaac De Martin (su prenotazione). Infine la chiusura del Festival (domenica 6 maggio, teatro Metastasio) è affidata a una performance dell’attrice Daniela Morozzi che porterà a Mediterraneo Downtown un estratto dal suo ultimo spettacolo “Amy. Storia di un naufragio”, liberamente tratto da un racconto di Joseph Conrad.

Le giornate si apriranno con una rassegna stampa sui temi del mediterraneo a cura di Laura Silvia Battaglia, giornalista, curatrice della rubrica Cous cous su TV2000. Special guest, il sabato mattina, la redazione di Lercio.

A proposito di temi, questi saranno molti e di ogni genere, con ospiti in grado di colorare il festival di sfumature interessanti: da argomenti come “Libertà di stampa, sfide, rischi e le periferie dell’informazione” ai panel dedicati alle “Migrazioni, frontiere, leggi e accoglienza”, e ancora si spazierà passando da “Arte e cultura come linguaggio comune” a “Ambiente e nuove economie”, per finire con “Donne, madri, giornaliste” e “Mostre: fotografie, illustrazioni, phototalk”, un complesso di quattro mostre che accompagneranno l’intero festival e che avranno in comune il tema del cambiamento e il fluire delle cose e delle identità.

Non mancherà poi uno spazio bambini sempre più colorato e ricco di laboratori che quest’anno avrà come titolo “E se diventi farfalla”. Non solo baby sitting ma anche tanta creatività (sabato 5, dalle 9.00 alle 19.00, sala ovale della Provincia).

Durante le giornate del Festival sarà possibile inoltre visitare a 1 euro il Museo del Tessuto (Mostra in corso: Maria Antoinette. I costumi di una regina da Oscar), il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci (Mostra in corso: la Personale dell’artista inglese Mark Wallinger e la collezione dei primi trenta anni di attività) e il Museo di Palazzo Pretorio (collezione permanente).

Evento promosso da COSPE onlus, Comune di Prato e Regione Toscana in collaborazione con Libera, Amnesty International e Legambiente Italia.

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“Cessate il fuoco – Fermiamo le guerre in Medio Oriente”: oggi alle 18 presidio a Firenze 

“Cessate il fuoco – Fermiamo le guerre in Medio Oriente”: oggi alle 18 presidio a Firenze 

E’ fissato per oggi pomeriggio davanti alla Prefettura di via Cavour a Firenze il presidio di sindacati e associazioni a sostegno dell’appello della Rete per la Pace. Per venerdì manifestazione in programma a Sesto Fiorentino.

Di seguito il comunicato sottoscritto da Cgil-Cisl-Uil Firenze, Arci Firenze, Anpi Firenze, Udu, Rsm, Libera, Associazione senegalesi, Diaconia Valdese e altre sigle (le adesioni sono aperte)

“Sosteniamo con forza l’appello della Rete della Pace per chiedere di fermare la violenza e la guerra sempre più diffuse in Medio Oriente e in moltissime altre zone del pianeta. Rivendichiamo per tutti e tutte il diritto ad una vita dignitosa e in pace, sapendo che nessuno può sentirsi escluso dall’impegno per costruire un mondo migliore. Firenze può vantarsi da sempre di essere città di pace e in molte altre occasione ha dimostrato di esserlo con azioni e mobilitazioni concrete. Per questo proponiamo come prima iniziativa pubblica un presidio  mercoledì 18 aprile alle ore 18 sotto la Prefettura di Firenze in via Cavour. Sarà l’occasione per lanciare e promuovere iniziative di pace sul territorio, sui luoghi di lavoro, nei quartieri. Per questo chiediamo a tutti e tutte di dare anche un segnale simbolico e immediato di ripudio della guerra, esponendo la bandiera della pace, accendendo alla finestra una candela di speranza, legando alla giacca una stoffa bianca di disarmo. Un impegno individuale e collettivo che faccia crescere l’indignazione verso i venti di morte e di guerra e porti ad una mobilitazione nazionale che faccia sentire forte la voglia di pace del popolo italiano”.

“Scendiamo in piazza per la pace”: è l’invito che il Comune di Sesto Fiorentino  ha rivolto in queste ore a cittadini e associazioni, in segno di solidarietà e vicinanza al popolo siriano e per rilanciare il ruolo dell’Italia e dell’Europa quali mediatori tra le parti. L’appuntamento, al quale hanno già aderito numerose realtà cittadine, è fissato per venerdì 20 aprile alle ore 18,30 in piazza IV Novembre per un momento di riflessione e impegno civile.

“All’indomani della pericolosissima escalation militare in Siria, ennesimo capitolo di una guerra che dura da sette anni, abbiamo accolto e fatto nostro l’appello lanciato dalla Rete della Pace – spiega il sindaco Lorenzo Falchi – In un momento in cui il tema della pace e della cooperazione internazionale sembrano del tutto scomparsi dall’agenda politica, è fondamentale che dalle città, dalle piazze, dall’impegno quotidiano parta un messaggio di pace e di dialogo. Istituzioni, associazioni, forze politiche, cittadini venerdì saranno in piazza per chiedere agli organismi internazionali di farsi promotori di un percorso di mediazione tra le parti e per ribadire il principio fondamentale sancito dall’articolo 11 della nostra Costituzione: l’Italia ripudia la guerra”.

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