Migranti in schiavitù: Rossi, “Ora corridoi umanitari”

Migranti in schiavitù: Rossi, “Ora corridoi umanitari”

“Libia, dal disastro alla catastrofe. L’Italia e l’Europa consentono che in Libia si consumi una catastrofe umanitaria. Lo dice l’Onu. Gli osservatori internazionali sono scioccati da cio’ che hanno visto: migliaia di uomini denutriti e traumatizzati, donne e bambini ammassati gli uni sugli altri, rinchiusi dentro capannoni senza la possibilita’ di accedere ai servizi piu’ basilari. Torture e stupri”. Lo ha scritto, su Facebook, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e fondatore di Articolo Uno – Mdp in merito al documentario della Cnn che mostra come i migranti in Libia vengano messi all’asta in quel che e’ a tutti gli effetti un nuovo mercato degli schiavi.

“Questo- sottolinea- e’ il muro che abbiamo alzato. Nel Mediterraneo, in cui la gran parte dei migranti e’ in trappola, e nelle nostre citta’, come a Gorizia dove un centinaio di persone vivono da mesi dentro la centralissima Galleria Bombi in mezzo al freddo e all’umido, senza bagni e acqua. Se vogliamo spezzare il racket dei trafficanti, dobbiamo aprire corridoi umanitari legali. Le nostre risorse non devono andare agli aguzzini che bloccano i migranti in Libia ma alla cooperazione allo sviluppo. L’Italia su questo terreno non fa la sua parte: nel 2016 abbiamo speso solo 3,95 miliardi, lo 0,26% del Pil. Siamo lontani dell’obiettivo dello 0,7% fissato da un accordo europeo del 2002″.

Rossi sottolinea che “le risorse per la cooperazione internazionale – ma anche per scuola, lotta alla poverta’, sicurezza idrogeologica – si possono trovare nella lotta all’evasione. Secondo Vincenzo Visco oggi l’evasione fiscale vale l’8% del nostro prodotto interno lordo”. Inoltre, conclude il presidente della Regione Toscana  “se le spese per la cooperazione internazionale sono ferme al palo, quelle militari corrono. Secondo i primi dati della manovra, il totale delle spese militari italiane per il 2018 arriverebbe a superare i 25 miliardi di euro: un miliardo in piu’ rispetto al 2017 (+4%) e circa due miliardi in piu’ rispetto al 2015 (+9%).

A questo punto mi chiedo: come stiamo contribuendo a costruire un mondo di pace e integrazione, visto che ci stiamo rendendo complici di un mondo di guerra e segregazione?”.

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Il cinema italiano e la Guerra in Libia

Oggi Martedì 1 Aprile, ore 18.00, Luca Mazzei, ricercatore del dipartimento di Beni Culturali dell’ Università di Tor Vergata a Roma, tiene la conferenza “Prima della Grande Guerra. Il cinema italiano e la Guerra in Libia” presso la New York University di Firenze (Villa La Pietra, via Bolognese).

La Guerra per la Libia insieme a quella per l’Egeo( 1911-1912) rappresenta una delle più dimenticate tra le guerre coloniali. Nonostante ciò fu molto accentuata la sua rappresentazione mediale dettata dal racconto bellico- fotografico ma, soprattutto, la copertura cinematografica dell’evento che fu seguito fin dalle prime fasi da operatori di case cinematografiche che contribuirono quindi a stimolare un nuovo tipo di percezione della Guerra. Non solo, ma nel periodo tra il Natale 1911 e la Pasqua 1912 furono inviate a Tripoli cinematografie collettive, a spese del Governo, delle vere e proprie cine- cartoline da proiettarse per dar conforto ai soldati. Di fatto iniziò l’era delle guerre mediatiche.
Per informazioni: www.nyu.edu