Festa della Liberazione, le celebrazioni con la giunta e il gonfalone toscano

FIRENZE – In ricordo del 25 aprile 1945, anniversario della liberazione d'Italia. Tante sono le iniziative in programma tra oggi e domani: cerimonie in ricordo di chi si è battuto e morto per liberare il paese settantadue anni fa, commemorazioni e concerti, con quel filo di ideali di libertà, pace e giustizia sociale a legare gli uni agli altri e ad unire passato e presente.

Presidente, assessori e gonfalone della Toscana parteciperanno a sei iniziative.  Il presidente della Toscana Enrico Rossi sarà il 25 aprile alle 14 all'iniziativa nazionale a Milano: interverranno l'associazione dei partigiani, gli ex deportati e il presidente del Senato Grasso.

La vicepresidente Monica Barni sarà al concerto dell'Orchestra regionale toscana al teatro Verdi  a Firenze alle 21, un classico appuntamento della festa della Liberazione.  L'assessore Federica Fratoni interverrà sempre il 25 aprile, alle 9 di mattina, a Ponte Buggianese.

I gonfaloni della Toscana sarà presente alla celebrazione di Firenze al monumento ai caduti in piazza dell'Unità d'Italia, dalle 10 di mattina del 25, e alle 10.30 a Sant'Anna di Stazzema, teatro di una delle più feroci stragi nazifasciste sul finire della seconda guerra mondiale. 

A Sant'Anna ci sarà anche un prologo: da lì partirà la sera di lunedì 24 aprile la fiaccolata della pace che arriverà a Marignana, frazione di Camaiore.  Ed anche a Marignana sarà presente il gonfalone della Toscana.

 

“Il problema non sono i popoli ma le ideologie”: da Sant’Anna una lezione contro i fondamentalismi di oggi

SANT'ANNA DI STAZZEMA (LU) – Anche stamani ad accogliere chi arrivava a Sant'Anna c'era lui, Enrico Pieri, sopravvissuto a dieci anni alla strage e presidente dell'associazione Martiti di Sant'Anna.

Da primavera fino all'estate non manca un giorno: è il suo impegno quotidiano, con diecimila studenti che giungono ogni anno e un campo in estate dove ragazzi italiani e tedeschi ricordano e si parlano. Enrico è lì tutte le mattine per far capire anzitutto, per infondere consapevolezza di ciò che è stato (senza rancore oramai) e tessere fili di dialogo. Fu sempre lui, nel 2013, ad invitare ed accogliere il presidente della Germania Joachin Gauck. Oggi ci sono invece gli ambasciatori del G7 riuniti a Lucca – Giappone, Regno Unito, Canada, Germania –, il console onorario francese e il sottosegretario americano Tillerson, guidati dal ministro Alfano e dall''alta rappresentante per gli Affari esteri dell'Unione europea Federica Mogherini. C'erano anche la Regione Toscana, sette sindaci e il presidente della Provincia.

"Lavoriamo per la memoria, per noi è importante che vengano qui" racconta Pieri. L'agenda del G7 a Lucca era stretta, ma alla fine sono venuti. "Se abbiamo avuto in Europa settanta anni di pace e benessere lo dobbiamo anche a chi ha dato la vita, senza colpe" aggiunge. "Peccato – mastica amaro – che anziché svuotare gli arsenali nel mondo si continui a riempirli e ancora si bombardi". "Invece vanno svuotati gli arsenali" dice. Lo ha ripetuto ad Alfano, alla Mogherini che lo ha invitato a Bruxelles per testimoniare la storia di Sant'Anna, al sottosegretario americano e a tutte le autorità.

Sono una quindicina scarsi i superstiti oggi di quella strage che soffocò 560 vite. Con Enrico nella piazzetta che unisce la chiesa al museo c'è Mario Marsilii, salvato settantatré anni fa dalla mamma che scagliò uno zoccolo contro il soldato tedesco. C'è Mario Livi, che era però troppo piccolo per ricordare. Ci sono tre sorelle, anche loro sopravvissute a quel giorno d'orrore, e c'è Enio Mancini. "Con una 'n' sola - precisa -, sono già nato povero": "Il problema sono le ideologie e non i popoli – ammonisce – Oggi ho tanti amici tedeschi ed ho visto piangere tanti ragazzi tedeschi davanti a questo sacrario". La consapevolezza educa alla pace e cancella il rancore "Vale lo stesso oggi per i fondamentalismi" annuisce.

La storia di Enrico insegna. "Per moltissimi anni non mi sono avvicinato alla Germania: provavo rancore e anche odio per chi mi aveva rubato l'esistenza – racconta – Non volevo neppure parlare di quei giorni. Poi mi resi conto dell'importanza della memoria e che i ragazzi hanno bisogno di sentire queste storie, per conoscere e non ripetere quegli sbagli"."Mi ero ripromesso che non sarei mai andato in Germania – prosegue - e invece nel 2009 accettai l'invito di un'associazione di Colonia che voleva che parlassi di pace. Fu allora che sentii il dovere di superare una volta per tutte l'odio che avevo covato dentro". Nel segno del dialogo e della memoria.
 

“Il problema non sono i popoli ma le ideologie”: da Sant’Anna una lezione contro i fondamentalismi di oggi

SANT'ANNA DI STAZZEMA (LU) – Anche stamani ad accogliere chi arrivava a Sant'Anna c'era lui, Enrico Pieri, sopravvissuto a dieci anni alla strage e presidente dell'associazione Martiti di Sant'Anna.

Da primavera fino all'estate non manca un giorno: è il suo impegno quotidiano, con diecimila studenti che giungono ogni anno e un campo in estate dove ragazzi italiani e tedeschi ricordano e si parlano. Enrico è lì tutte le mattine per far capire anzitutto, per infondere consapevolezza di ciò che è stato (senza rancore oramai) e tessere fili di dialogo. Fu sempre lui, nel 2013, ad invitare ed accogliere il presidente della Germania Joachin Gauck. Oggi ci sono invece gli ambasciatori del G7 riuniti a Lucca – Giappone, Regno Unito, Canada, Germania –, il console onorario francese e il sottosegretario americano Tillerson, guidati dal ministro Alfano e dall''alta rappresentante per gli Affari esteri dell'Unione europea Federica Mogherini. C'erano anche la Regione Toscana, sette sindaci e il presidente della Provincia.

"Lavoriamo per la memoria, per noi è importante che vengano qui" racconta Pieri. L'agenda del G7 a Lucca era stretta, ma alla fine sono venuti. "Se abbiamo avuto in Europa settanta anni di pace e benessere lo dobbiamo anche a chi ha dato la vita, senza colpe" aggiunge. "Peccato – mastica amaro – che anziché svuotare gli arsenali nel mondo si continui a riempirli e ancora si bombardi". "Invece vanno svuotati gli arsenali" dice. Lo ha ripetuto ad Alfano, alla Mogherini che lo ha invitato a Bruxelles per testimoniare la storia di Sant'Anna, al sottosegretario americano e a tutte le autorità.

Sono una quindicina scarsi i superstiti oggi di quella strage che soffocò 560 vite. Con Enrico nella piazzetta che unisce la chiesa al museo c'è Mario Marsilii, salvato settantatré anni fa dalla mamma che scagliò uno zoccolo contro il soldato tedesco. C'è Mario Livi, che era però troppo piccolo per ricordare. Ci sono tre sorelle, anche loro sopravvissute a quel giorno d'orrore, e c'è Enio Mancini. "Con una 'n' sola - precisa -, sono già nato povero": "Il problema sono le ideologie e non i popoli – ammonisce – Oggi ho tanti amici tedeschi ed ho visto piangere tanti ragazzi tedeschi davanti a questo sacrario". La consapevolezza educa alla pace e cancella il rancore "Vale lo stesso oggi per i fondamentalismi" annuisce.

La storia di Enrico insegna. "Per moltissimi anni non mi sono avvicinato alla Germania: provavo rancore e anche odio per chi mi aveva rubato l'esistenza – racconta – Non volevo neppure parlare di quei giorni. Poi mi resi conto dell'importanza della memoria e che i ragazzi hanno bisogno di sentire queste storie, per conoscere e non ripetere quegli sbagli"."Mi ero ripromesso che non sarei mai andato in Germania – prosegue - e invece nel 2009 accettai l'invito di un'associazione di Colonia che voleva che parlassi di pace. Fu allora che sentii il dovere di superare una volta per tutte l'odio che avevo covato dentro". Nel segno del dialogo e della memoria.
 

Sant’Anna di Stazzema, Bugli: “Non dimentichiamo cosa era l’Europa prima che fosse coesa”

SANT'ANNA DI STAZZEMA (LU) – I superstiti di fianco al monumento sulla vetta del monte, angeli custodi con le loro storie della memoria. Sette sindaci e un presidente di Provincia poco sopra, giunti da Pietrasanta, Camaiore, Massarosa, Forte dei Marmi, Viareggio, Seravezza e Stazzema naturalmente. E cinque corone ai piedi del sacrario.

Non c'è nessuno discorso ufficiale per la cerimonia che si è svolta stamani al monumento che ricorda le 560 vittime della strage di Sant'Anna, con il ministro Alfano e una delegazione del G7 degli Esteri riuniti a Lucca: solo lo squillo austero di una tromba, il silenzio e tanti abbracci.

Ma il concetto che si ripete nelle parole, a margine, di ministri, ambasciatori e assessori di Regione è chiaro e netto. Mamoria e Europa sono legati da un filo e devono continuare a tenersi per mano, unite come l'altro binomio: Europa e pace.

"Dobbiamo avere memoria di quello che era l'Europa prima che l'Europa fosse coesa – sottolinea l'assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli, che ha partecipato alla cerimonia – e la tappa di oggi del G7 a Sant'Anna, un'iniziativa bella e importante, ci aiuta a ricordarlo con forza. Deve servirci a mantenere viva la memoria e grande l'impegno per un'Europea coesa". Mai più Sant'Anne insomma, che anche in Toscana sono state molte: 281 stragi insanguinarono ottantatrè comuni tra il 1943 e il 1945, 4.461 furono le vittime.

La parole che si uniscono a quelle del governo italiano e dell'Unione europea. "Senza Europa – dice l'alta rappresentante per gli affari esteri della Ue, Mogherini – rischiamo di perdere la pace e la cooperazione. Non dobbiamo farla affondare": "E tutti insieme – conclude il ministro degli Esteri, Alfano - dobbiamo gridare 'mai più', con forza".

Stragi naziste, in Senato i testi che svelano l’”armadio della vergogna”

FIRENZE - Sono stati presentati oggi in Senato i volumi "La difficile giustizia" e "Sant'Anna di Stazzema" di Marco De Paolis e Paolo Pezzino, prime uscite della collana dedicata alle Stragi nazifasciste, finanziata dalla Regione Toscana su proposta dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia.

Alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso e della vicepresidente regionale Monica Barni, Marco De Paolis, procuratore militare di Roma, e Paolo Pezzino, già ordinario di Storia contemporanea all'Università di Pisa, hanno fatto il punto sulla recente storia giudiziaria di alcune delle più efferate e sanguinose stragi di popolazione civile italiana avvenute durante l'ultimo conflitto mondiale. Tra il 2004 e il 2013, presso i Tribunali Militari italiani, si sono svolti infatti numerosi processi relativi a crimini di guerra commessi da ex militari nazisti delle SS e della Wehrmacht. Tali processi, svolti ad oltre 60 anni di distanza dai fatti, hanno visto condannati all'ergastolo numerosi criminali di guerra, ed hanno avuto una rilevanza notevole, non solo per l'oggetto in sé, ma anche per le implicazioni storico-politiche che essi hanno comportato.

"Per la Regione Toscana - teatro di alcune tra le più gravi stragi di civili, basti pensare proprio a Sant'Anna di Stazzema ma anche a Vinca o al Padule di Fucecchio - è molto importante fare memoria su fatti insabbiati per decenni", ha detto Monica Barni durante il suo intervento in Senato. "Il ritardo con cui si sono celebrati i processi riguardanti le stragi nazifasciste - ben settecento faldoni nascosti nel cosiddetto "armadio della vergogna" a Roma - è uno di quei misteri italiani, certamente spiegato dalla realpolitik figlia della Guerra fredda, su cui si è potuto far luce solo grazie al grande lavoro di Marco De Paolis nell'ambito della sua attività giudiziaria a La Spezia, Verona e da ultimo Roma. Si è occupato negli ultimi dodici anni di oltre 450 procedimenti penali per stragi di civili, portando a giudizio oltre 80 imputati e facendone condannare all'ergastolo a tutt'oggi ben 57".

"Da questa straordinaria esperienza giudiziaria, carica di difficoltà di ogni genere e di tensioni e ricca di esperienze umane e professionali fuori dal comune, è affiorata l'esigenza di racchiudere in una collana - pubblicata da Viella editore e realizzata grazie alla competenze sulla materia di Paolo Pezzino ed editoriali di Isabella Insolvibile - che mira a far conoscere in forma semplice e divulgativa come si sono svolti i principali processi per crimini di guerra. Il piano editoriale prevede una serie di volumi - uno per ciascuna strage e relativo processo - in cui saranno trattati i principali documenti alla base del processo, in modo da consentire a tutti di poter approfondire le vicende storico-giudiziarie di un certo fatto di strage, trovando tutte quelle informazioni e dati di prima mano che sarebbe praticamente impossibile ottenere in modo diverso".