Confine Orientale, aperte le iscrizioni alla Summer School dedicata agli insegnanti

FIRENZE – Nel'ambito del progetto pilota di formazione sulla storia del Confine Orientale la Regione Toscana promuove la I edizione della Summer School dedicata agli insegnanti che parteciperanno al viaggio di formazione nei luoghi legati alla storia del Confine Orientale. La formula è quella di un corso full immersion articolato in lezioni frontali e laboratori. Il corso si svolgerà dal 22 al 25 agosto 2017 presso la sede dell'Ex Enaoli a Rispescia (GR) e prevede la partecipazione di 25 docenti. L'attestato di frequenza della Summer School è prerequisito indispensabile per la partecipazione al successivo viaggio -studio organizzato tra il 12 e il 16 febbraio 2018.

Questi i requisiti di partecipazione:

  • il corso è riservato ai docenti di ruolo degli Istituti d'istruzione secondaria di secondo grado;
  • possono aderire prioritariamente i docenti di discipline afferenti agli ambiti storico-filosofico, storico-letterario, giuridico, delle scienze sociali e di religione cattolica che siano titolari di cattedra e che non abbiano in atto procedimenti di trasferimento di sede;
  • i docenti dovranno segnalare le esperienze formative e didattiche svolte sui temi della Memoria con particolare riguardo ai temi legati alla storia del confine orientale.

Il progetto rientra tra le iniziative dedicate alla Memoria ed è stato approvato con la delibera della Giunta regionale n.489 del 15/05/2017.

Gli insegnanti potranno inviare la propria candidatura entro il 5 giugno attraverso il modulo scaricabile all'indirizzo http://webrt.it/2pte. Qui la lettera di accompagnamento dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana http://webrt.it/2ptd.

Nella foto la Risiera di San Sabba di Trieste - uno dei luoghi del Viaggio sul Confine Orientale - utilizzata dopo l'8 settembre 1943 dall'occupatore nazista come campo di prigionia e destinata in seguito allo smistamento dei deportati diretti in Germania e Polonia, al deposito dei beni razziati e alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei. Il 4 aprile 1944 venne messo in funzione anche un forno crematorio. Nel 1965 la Risiera di San Sabba fu dichiarata Monumento Nazionale con decreto del Presidente della Repubblica.

Strage Georgofili, Bugli: “Assegnare i beni sequestrati e approvare il Codice antimafia”

FIRENZE - "In Toscana abbiamo 392 beni confiscati alla criminalità mafiosa. Vanno restituiti ad usi collettivi per affermare la presenza reale e credibile dello Stato. Purtroppo neppure nel caso della tenuta di Suvignano nel comune di Monteroni d'Arbia, sequestrata nel 2008, nonostante l'impegno della Regione, del Ministero dell'agricoltura e delle altre istituzioni locali siamo ancora arrivati alla fine del percorso. Chiedo quindi sia fatto tutto il possibile perché questi beni diventino strumenti di riscatto economico e sociale".

Ne è convinto l'assessore regionale alle politiche per la sicurezza dei cittadini e alla cultura della legalità, Vittorio Bugli, che ha aperto con questo appello il Convegno che si è svolto nella Sala Pegaso della Presidenza della Regione in occasione del 24° anniversario della strage di Via dei Georgofi, presente tra gli altri il presidente del Senato Pietro Grasso.

"L'altra questione – ha detto Bugli - riguarda il Codice antimafia che è stato approvato dalla Camera, ma è ancora fermo al Senato. Sarebbe un vero peccato se questa legislatura si chiudesse senza che ci dotassimo di uno strumento in più nella lotta alla criminalità mafiosa". 

L'assessore ha poi parlato della necessità di un impegno collettivo per fare "cose concrete che servano a combattere una mafia che è sempre diversa e usa metodi nuovi, più difficili da scoprire" e anche per "dare una spiegazione alle troppe domande ancora senza risposta, come nel caso del coinvolgimento di personalità dello Stato. Insomma è arrivato il momento di trovare punti fermi alla fine di un percorso fin troppo lungo".

E Vittorio Bugli ha ricordato come la Regione si sia costituita parte civile nei processi, abbia approvato più di dieci anni fa una legge che prevede interventi a favore dei familiari delle vittime della mafia, sostenga il ricordo della strage di via dei Georgofili in accordo con l'associazione dei familiari delle vittime, che sta facendo un lavoro straordinario, e continui ad investire e voglia farlo ancora di più nel proprio Centro di documentazione Cultura della Legalità Democratica.

"Stiamo poi lavorando insieme alle università – ha concluso l'assessore Bugli – alla costituzione di un Osservatorio sulla criminalità organizzata in Toscana, che presto presenteremo".    

Ventiquattro anni dalla strage dei Gergofili, il 26 maggio il presidente del Senato

FIRENZE -  La più piccola, Caterina,  aveva appena cinquanta giorni di vita. Morì assieme alla mamma Angela Fiore e il babbo Fabrizio Nencioni, con la sorella Nadia di 9 anni e il ventiduenne studente di architettura Dario Capolicchio nell'esplosione che nella notte tra il 26 e 27 maggio del 1993 distrusse la storica Torre de' Pulci dove ha sede l'Accademia dei Gergofili di Firenze.

Quella bomba la mise la mafia e venerdì (e poi ancora sabato), ventiquattro anni dopo, la Toscana si fermerà di nuovo a ricordare. Ci sarà anche il presidente del Senato Pietro Grasso. La seconda carica dello Stato parteciperà al convegno del 26 maggio che inizierà alle 16 nella sala Pegaso  di Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione. Con Grasso interverranno l'assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli, Giovanna Maggiani Chelli per l'associazione dei familiari delle vittime della strage, il procuratore capo di Pisa Alessandro Crini, quello dei Prato Giuseppe Nicolosi e l'avvocato di parte civile nel processo sulle stragi del 1993 Danilo Ammannato.

Si parte da una frase che Giuseppe Graviano, reggente mafioso e tra gli organizzatori di quella strage, rivolse a Gaspare Spatuzze e Cosimo Lo Nigro: "Ne capite qualcosa di politica voi? No! E' bene che ci portiamo dietro un po' di morti, così di danno una mossa". Parole capaci ancora di far accapponare la pelle.

Il presidente del Senato Grasso si tratterà fino a notte, quando dopo il concerto in piazza    della Signoria la manifestazione si concluderà con la deposizione alle 1.04, l'ora esatta in cui la bomba esplose, sul luogo dell'attentato.  La mattina dopo, alle 8.30, un cuscino di rose sarà deposta sulla tomba della famiglia Nencioni al cimitero della Romola, nel comune di San Casciano in Val di pesa. Ci saranno anche gli alunni della scuola elementare della vicina frazione di Cerbaia, che ricorderanno la strade. Un secondo cuscino di rose sarà deposto, alla stessa ora, nel cimitero di Sarzanello a Sarzana, sulla tomba di Dario Capolicchio. 

 

Ventiquattro anni dalla strage dei Gergofili, il 26 maggio il presidente del Senato

FIRENZE -  La più piccola, Caterina,  aveva appena cinquanta giorni di vita. Morì assieme alla mamma Angela Fiore e il babbo Fabrizio Nencioni, con la sorella Nadia di 9 anni e il ventiduenne studente di architettura Dario Capolicchio nell'esplosione che nella notte tra il 26 e 27 maggio del 1993 distrusse la storica Torre de' Pulci dove ha sede l'Accademia dei Gergofili di Firenze.

Quella bomba la mise la mafia e venerdì (e poi ancora sabato), ventiquattro anni dopo, la Toscana si fermerà di nuovo a ricordare. Ci sarà anche il presidente del Senato Pietro Grasso. La seconda carica dello Stato parteciperà al convegno del 26 maggio che inizierà alle 16 nella sala Pegaso  di Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione. Con Grasso interverranno l'assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli, Giovanna Maggiani Chelli per l'associazione dei familiari delle vittime della strage, il procuratore capo di Pisa Alessandro Crini, quello dei Prato Giuseppe Nicolosi e l'avvocato di parte civile nel processo sulle stragi del 1993 Danilo Ammannato.

Si parte da una frase che Giuseppe Graviano, reggente mafioso e tra gli organizzatori di quella strage, rivolse a Gaspare Spatuzze e Cosimo Lo Nigro: "Ne capite qualcosa di politica voi? No! E' bene che ci portiamo dietro un po' di morti, così di danno una mossa". Parole capaci ancora di far accapponare la pelle.

Il presidente del Senato Grasso si tratterà fino a notte, quando dopo il concerto in piazza    della Signoria la manifestazione si concluderà con la deposizione alle 1.04, l'ora esatta in cui la bomba esplose, sul luogo dell'attentato.  La mattina dopo, alle 8.30, un cuscino di rose sarà deposta sulla tomba della famiglia Nencioni al cimitero della Romola, nel comune di San Casciano in Val di pesa. Ci saranno anche gli alunni della scuola elementare della vicina frazione di Cerbaia, che ricorderanno la strade. Un secondo cuscino di rose sarà deposto, alla stessa ora, nel cimitero di Sarzanello a Sarzana, sulla tomba di Dario Capolicchio. 

 

La famiglia Martini nel “grande meccanismo della Storia” al Salone del libro di Torino

TORINO – I toscani più attenti ai temi della memoria – in particolare i ragazzi e le ragazze del Treno verso Auschwitz - hanno imparato negli ultimi anni a conoscere Marcello Martini, partigiano pratese deportato nel lager di Mauthausen a soli 14 anni (qui la sua storia http://webrt.it/2p0t). Al Salone del libro di Torino la Regione Toscana ha presentato il volume "Una famiglia in lotta. I Martini tra fine Ottocento, Grande Guerra, Resistenza e Deportazione" di Laura Antonelli e Andrea Giaconi per le Edizioni dell'Assemblea del Consiglio regionale della Toscana. Il libro, finanziato dalla Giunta regionale, è scaricabile in formato pdf all'indirizzo https://goo.gl/7A7hdB.

La storia della famiglia di Marcello - intervenuto alla presentazione, oggi vive in Piemonte – è stata nell'ultimo secolo coinvolta a più riprese in quello che può essere definito il "grande meccanismo della Storia" e ne è diventata un piccolo ma importante ingranaggio. Partendo dalla documentazione originale di Marcello Martini, donata al Museo della Deportazione e della Resistenza di Prato diretto da Camilla Brunelli, il libro coglie il contributo di estremo valore che i componenti delle due famiglie dettero al primo associazionismo democratico, all'antifascismo, alla Resistenza. Contributo per il quale dovettero anche subire il carcere e la deportazione. Ne derivano i ritratti d'indubbia altezza morale del notaio Camillo Dami e del tipografo Martino Martini (antifascisti e massoni), del figlio Mario a capo della Resistenza pratese, di sua moglie Milena e dei suoi figli Anna, Marcello e Piero.

Monica Barni, vicepresidente e assessore regionale alla cultura, ha introdotto questa storia come "una storia di una famiglia toscana che diventa storia nazionale ed internazionale, perché di tale ampiezza furono le vicende della Resistenza nel nostro Paese. Questo volume restituisce quindi voce ai testimoni di un'epoca e ribadisce l'impegno costante che la Toscana mantiene rispetto al tema del 'fare Memoria'. Questa responsabilità che è da sempre fortemente ancorata alla ricerca scientifica, permette di eliminare ogni elemento di retorica e di non limitarsi a ricordare, ma di muovere verso l'impegno concreto."

Per Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale che edita il libro, "La famiglia Martini diventa oggi il simbolo del riscatto sociale di fronte alla dittatura. Sono donne e uomini che hanno scelto di rischiare la propria vita per la libertà, ma soprattutto per affermare il profondo senso di giustizia che ha attraversato tre generazioni differenti, unite dall'idea che fosse necessario resistere anche quando la via scelta era la più impervia, quella dell'antifascismo e della lotta per la libertà".

Il volume è promosso dalla Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza di Prato.