Memoria, Barni: “Bene la lettera degli insegnanti ai presidenti di serie A: continuità e educazione”

FIRENZE – "Hanno ragione gli insegnanti – sottolinea la vice presidente ed assessore alla cultura della Toscana, Monica Barni – Per educare i cittadini al rispetto e alla memoria serve continuità ed occorre investire sulla scuola".

Un gruppo di insegnanti toscani, tra quelli che partecipano alle iniziative sulla memoria (precedute da un'adeguata formazione) che la Regione Toscana da anni ha messo in atto, ha deciso oggi di scrivere una lettera al presidente della Lazio Lotito e a tutti i presidenti di calcio della serie A dopo che gli ultras della Lazio avevano vestito con i colori della Roma l'immagine di Anna Frank, uccisa nei lager nazisti come milioni di altri uomini, donne e bambini, e dopo i fiori che lo stesso presidente laziale aveva portato in sinagoga. "Non servono iniziative a sé stanti, ma occorre dare sostegno in maniera concreta a quanto le scuole hanno fatto e stanno facendo" dicono i docenti.

"L'iniziativa di questi insegnanti mette in luce l'impegno che la Regione sta portando avanti sul tema della memoria, a partire dalle scuole – ricorda Barni -: un anno in seicento, studenti e insegnanti, sul treno per Auschwitz e il successivo in novemila al Mandela Forum, sempre preceduti da attività nelle classi e dalla formazione degli insegnanti che inizia fin dall'estate".

"E' infatti evidente – sottolinea la vice presidente della Toscana – che quello della conoscenza e rispetto della memoria e del rigurgito di razzismi e intolleranze è un problema anzitutto di educazione. Occasioni sporadiche legate a singole emergenze non servono ma è necessario invece un'azione strutturale, perché tale è il problema: un'azione di educazione della cittadinanza al rispetto e alla memoria". Con continuità, appunto.  

Giorno della memoria 2018, tanti insegnanti ai corsi sulle leggi razziali

FIRENZE - Mancano tre mesi al Giorno della memoria 2018 e in Toscana iniziano i corsi di aggiornamento per gli insegnanti delle scuole superiori. Partono domani, 24 ottobre – a Firenze, Livorno, Siena e  e Viareggio – e si parlerà di discriminazione e persecuzione nell'ottantesimo delle leggi antisemite che il 5 settembre 1938 furono firmate proprio in Toscana, alla villa del Gombo nella Tenuta di San Rossore a Pisa.  

"L'ottantesimo delle leggi razziali è un'occasione importante per approfondire le lezioni della storia – commenta la vice presidente ed assessore alla cultura della Toscana, Monica Barni - In un momento storico come quello odierno, in cui rifioriscono razzismi e intolleranze, è davvero essenziale che le giovani generazioni possano riflettere e mettere in relazione il passato con il presente. E per farlo è importante fornire strumenti  e momenti di approfondimento anche agli insegnanti, da mettere poi a frutto nelle lezioni ed attività in classe". Tra l'altro nel 2018 ricorrerà anche il settantesimo dall'entrata in vigore della Costituzione e della Dichiarazione universale dei diritti umani, oltre ad essere l'ottantesimo pure della conferenza di Evian voluta dal presidente  Roosevelt e dalla Società delle nazioni. E' lì, nella località termale francese, che nacque il diritto dei rifugiati, ma la conferenza si chiuse con un nulla di fatto, senza alcun accordo sulle quote e un tutti a casa, rimpatriati: anche gli ebrei che già scappavano dalla Germania. 

I corsi sono organizzati dalla Fondazione del  Museo della deportazione e resistenza di Prato e dall'Istituto storico toscano della resistenza e dell'età contemporanea, con il contributo della Regione Toscana e con il coinvolgimento della rete regionale degli Istituti storici della Resistenza.

Le lezioni, riconosciute dal Ministero dell'istruzione, saranno articolate in tre incontri per sede (e dunque dodici appuntamenti in tutto); e se le leggi antisemite saranno il cuore degli incontri sarà affrontato anche il primo e il dopo, ovvero la legislazione coloniale del 1937 e stereotipi e discriminazioni che sono sopravvissute anche dopo l'entrata in vigore della Costituzione repubblicana fino ai rigurgiti xenofobi del presente.     

In cattedra ci saranno i maggiori studiosi del settore ed esperti di didattica; e duecentocinquanta -  in forte crescita, a dimostrazione del bisogno che c'è di parlare a scuola della storia contemporanea -  sono i docenti-allievi che prenderanno parte alle giornate di studio. 

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Fabbricastorie, il programma del 20 e 21 ottobre 2017 a Follonica

FIRENZE - FabbricaStorie, il convegno che si svolgerà venerdì 20 e sabato 21 ottobre 2017 a Follonica al museo del ferro Magma, parlerà di memoria, lavoro, impegno sociale e partecipazione civile allo stesso tempo. Tesserà le trame dei vissuti e dei conflitti, del lavoro, dell'ambiente e dei sistemi produttivi, indagando le storie umane che ne fanno parte, raccontando la storia collettiva attraverso micro-storie e facendo in questo modo vivere la memoria sedimentata nei faldoni degli archivi. Una due giorni dedicata alle storie e alle rotte della lavorazione del ferro, ieri ma anche oggi.

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Sono in programma incontri con numerosi rappresentanti del mondo accademico, sociale, artistico e civile, che condivideranno le loro esperienze di narrazione e ricerca del mondo del lavoro dal punto di vista ambientale, sociale e partecipativo. E non si parlerà solo di Follonica e della Toscana, inseguendo le rotte del ferro. "Un lavoro importantissimo anche per la metodologia - annota la vice presidente ed assessore alla cultura della Toscana, Monica Barni - fatta di connessioni tra territori diversi e ricerca di esperienze coltivate altrove".  

Venerdì 20 ottobre saranno i partner museali del Magma Follonica a esporre le proprie esperienze di valorizzazione museale: una rete che dalla città grossetana si allarga a Piombino, Baratti e la Val di Cornia, Pistoia, la Val Trompia a Brescia e l'Austria. Presso la Sala Tirreno in via Bicocchi 53A si alterneranno: Silvia Guideri e Debora Brocchini (Parchi Val di Cornia), Manuela Geri (Associazione Ecomuseo della Montagna Pistoiese), Barbara d'Attoma e Massimo Galeri (Sibca Valle Trompia) e Gerhard Sperl per il Radwerk IV. In apertura i saluti istituzionali di Barbara Catalani, di Monica Barni vicepresidente e assessore della Regione Toscana, Marta Diana Toccafondi della Soprintendenza della Regione Toscana e Giuliana Biagioli dell'Irta Leonardo di Pisa.

Sabato 21 ottobre saranno approfondite le questioni più legate all'ambiente, alla società e alla partecipazione dal basso.  E si parlerà della siderurgia oggi. I focus saranno su quattro grandi siti siderurgici italiani a confronto, con i loro incontri e conflitti sociali e ambientali: Piombino, Taranto,Bagnoli e Terni. Interverranno i professori Rossano Pazzagli, (Università del Molise) Augusto Ciuffetti (Università delle Marche) Salvatore Romeo (ricercatore Taranto) Augusto Vitale (Università di Napoli Federico II). La mattina sarà una sorta di specchio sulla delicatissima situazione, anche occupazionale, del settore oggi in Italia. Nel pomeriggio saranno invece messe a confronto alcune esperienze di scrittura collettiva, video-documentazione e memoria archivistica che fondono insieme tanti diversi linguaggi. Interverranno: Wu Ming2 (Wu MingFoundation), Sara Zavarise (ZaLab di Padova), il Centro di Documentazione Territoriale Maria Baccante (Parco Delle Energie Ex Snia Via Prenestina) e Renato del Fiol (Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana). Ci sarà spazio anche per la memoria della Resistenza, con Alessio Giannanti e Simona Mussini degli Archivi della Resistenza di Carrara.

A Follonica la fabbrica racconta storie e diventa un progetto sugli archivi

FIRENZE – Una fabbrica può diventare uno scrigno di storie e una casa della memoria. E' quello che accadrà il 20 e 21 ottobre a Follonica, che oggi è conosciuta soprattutto come una località balneare del grossetano ma che fino agli anni Sessanta del Novecento aveva due fonderie attive al centro della città. Ed è lì, nello spazio Ilva recuperato a giardini, sale polivalenti ed un museo - il museo Magma sulla lavorazione del ferro, appunto – che si svolgerà "Fabbricastorie", una due giorni di incontri organizzati da Magma Follonica in collaborazione con Irta Leonardo nell'ambito del progetto di censimento e valorizzazione degli archivi del mondo dell'impresa e del lavoro in Toscana, finanziato dalla Regione.

"La cornice di riferimento è l'accordo, valido tre anni, per la valorizzazione del patrimonio archivistico (e il suo coordinamento) firmato nel 2016 dalla Regione con il Ministero dei beni culturali e la Soprintendenza toscana" spiega la vice presidente della Toscana ed assessore alla cultura Monica Barni, durante la presentazione oggi a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze dell'evento. L'accordo sugli archivi era stato illustrato al Salone del libro di Torino a maggio e tanto interesse suscitò allora tra gli addetti ai lavori.

"La valorizzazione degli archivi d'impresa e del lavoro, assieme al censimento degli archivi dello spettacolo e dell'arte contemporanea – dice ancora Barni - sono una delle novità assolute rispetto all'intesa del triennio precedente". E proprio su questo progetto è prevista una collaborazione con il comune di Follonica, che ha a sua volta firmato una convenzione di tre anni (e riceverà 60 mila euro di contributi) per la strutturazione di un archivio multimediale, locale e del comprensorio,ò che racconti la siderurgia e la rete del ferro, ma anche per creare una rete condivisa di realtà e archivi simili a quello del centro di documentazione del museo Magma e studiare, assieme al mondo dell'impresa, pure le migrazioni e i processi demografici che ne hanno accompagnato lo sviluppo.

Assieme ai documenti e le tanti fonti orali - importantissime, storie di carbonai e di migranti - sono state raccolte anche fotografie. Il museo Magma già ne possedeva 250 e al momento ne sono state acquisite e organizzate altre mille provenienti da archivi privati e familiari. Parallelamente sono stati organizzate proiezioni, mostre e incontri per approfondire la conoscenza e valorizzare la "rete del ferro" italiana e europea. E' stata avviata anche un'attività di riordino dell'archivio della Guardia forestale.

Il perché di Follonica è presto spiegato. Nella città grossetana la lavorazione del ferro è di casa fin dal Cinquecento, quando gli Appiani, signori di Piombino, fecero costruire una ferriera. Il culmine fu raggiunto nel diciannovesimo secolo, epoca in cui Leopoldo II di Lorena ampliò e ristrutturò gli impianti che già esistevano; e fu allora che nacque una nuova fonderia, progettata e realizzata assieme a nuove strade e abitazioni: un piccola Ilva, abbandonata negli anni Sessanta ma risorta dalle ceneri negli ultimi anni, con il contributo anche della Regione e reinventatasi come un museo futuribile e uno spazio ricreativo, culturale ma anche dedito alla ricerca. Uno spazio che recupera la capacità di ricordare, che è poi il tema anche della due giorni del 20 e 21 ottobre. "Un unico filo narrativo - sintetizza Barbara Catalani, assessore alla cultura di Follonica - che viaggia per tempi e spazi diversi, dal golfo di Baratti, la Val di Cornia e la siderurgia etrusca fino all'Austria, passando la Val di Trompia a Brescia e la montagna pistoiese, da dove arrivarono a metà dell'Ottocento molti operai". Tutti uniti dalla lavorarazione della ghisa.

Un tema caro anche alla Soprintendenza archivistica e bibliografica toscana, che sull'archelogia industriale e del lavoro e delle imprese più in generale, anche agricole, come ricorda per l'ente Luca Faldi, ha già effettuato alcuni interventi mirati. A partire dall'amiatino, con la raccolta di documenti e attraverso interviste video preziose memorie orali. 

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La vicepresidente Barni alla commemorazione dei martiri di S. Lorenzo a Pistoia

FIRENZE - "Oggi abbiamo ricordato il sacrificio delle persone che offrirono la loro vita per la nostra libertà, ma anche tutti quegli innocenti che trovarono la morte a causa della furia cieca della guerra". La vicepresidente della Regione Toscana, Monica Barni, sintetizza così il senso della semplice, ma sentita cerimonia che si è svolta stamani a Pistoia per ricordare i martiri di San Lorenzo. Alla commemorazione hanno preso parte autorità, rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime, dei partigiani e dell'Istituto Storico della Resistenza toscana.

"Il 12 settembre del 1943 - ricorda - sei vittime innocenti trovarono la morte per mano dei nazisti. Furono quattro uomini, un padre e una madre anziani a perire quella domenica. Sono tanti i luoghi come questo in Toscana e in tutto il paese, dove sono avvenuti eccidi, stragi, fucilazioni, esecuzioni sommarie di partigiani, di semplici cittadini, uomini e donne. Anche l'eccidio di piazza San Lorenzo esprime con drammatica chiarezza il prezzo che la Toscana ha pagato per riconquistare la libertà. Abbiamo subito un decimo di tutti i danni di guerra, centinaia di deportati, 4.461 vittime civili degli eccidi nazifascisti, oltre a 281 stragi. La doverosa e commossa commemorazione deve continuare a farci ricordare che è dal sacrificio di queste vittime innocenti, dalla lotta al fascismo che si è formata la coscienza democratica del nostro Paese. Non dobbiamo mai dimenticare che la resistenza è stata un fatto grande di popolo e noi la dobbiamo coltivare, dobbiamo commemorarla e soprattutto tramandarla nelle scuole".

"Dobbiamo insegnare – conclude la sua riflessione la vicepresidente Barni - che l'antifascismo è costitutivo della nostra convivenza democratica. La Regione Toscana lo sta facendo da anni, impegnandosi con la rete delle istituzioni della memoria, non tanto nel produrre emozioni strumentali o identitarismi, ma nell'offrire occasioni di studio e di discussione, puntando sulla voglia di conoscere e sull'intelligenza dei giovani e dei loro insegnanti".

(nella foto un momento della Liberazione di Pistoia)