Parte il percorso verso Auschwitz del Treno della Memoria 2015

FIRENZE – Il presidente Enrico Rossi l'aveva promesso al ritorno nel gennaio 2013, il Treno della Memoria è una esperienza che non subirà tagli. Così stamani la Giunta regionale ha approvato su proposta dell'assessora alla cultura Sara Nocentini il programma e il finanziamento, pari a 410mila euro, per la nona edizione del treno a gennaio 2015.

 

"Attraverso la conoscenza e la memoria dello sterminio nazifascista, delle leggi razziali e della deportazione in Italia – ha commentato l'assessora Nocentini - il progetto si propone sin dalla sua ideazione, grazie all'iintuizione e alla forza organizzativa di Ugo Caffaz, di diffondere tra i giovani una cultura dei diritti umani e della cittadinanza, fondata sull'inclusione e sulla convivenza delle diversità, contro ogni razzismo e forma di discriminazione nei confronti di etnie, culture e religioni diverse".

 

Il viaggio-studio ad Auschwitz, promosso in collaborazione con le Amministrazioni provinciali, il Circondario Empolese-Valdelsa, il Comune di Firenze, l'azienda DSU Toscana, la Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza di Figline di Prato, coinvolgerà 500 studenti e 75 insegnanti in rappresentanza degli istituti di istruzione secondaria superiore della regione, e 50 studenti universitari. Insieme a loro parteciperanno come sempre testimoni sopravvissuti ai campi di sterminio, rappresentanti delle comunità ebraiche e delle associazioni degli ex-deportati (politici, militari, omosessuali, Rom).

 

Il percorso di preparazione del Treno della memoria inizierà, come ormai d'abitudine, con l'incontro estivo di studio alla Certosa di Pontignano (SI)  dal 25 al 29 agosto prossimi, degli insegnanti che prepareranno gli studenti al viaggio. Si intende offrire così una specifica occasione di approfondimento interdisciplinare della didattica della Shoah e del tema della persecuzione e deportazione razziali in Europa e in Italia, della trasmissione della memoria e del ricordo attraverso le generazioni nei suoi aspetti storici, psicologici, filosofici, religiosi, letterari, storici e artistici.

 

Particolare attenzione sarà inoltre dedicata all'individuazione delle strategie educative e delle metodologie adeguate, per affrontare alcuni temi cruciali che sono al centro di una pedagogia della Shoah e della formazione dei giovani: il problema della scelta di fronte al male, la costruzione del pregiudizio, le nuove discriminazioni, il rapporto tra il singolo e la massa, il conformismo.

 

Domenica a Viareggio la vicepresidente Saccardi ricorderà le vittime del disastro ferroviario

FIRENZE - A cinque anni dal disastro ferroviario di Viareggio il vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi, parteciperà domenica 29 giugno al giorno della memoria, del ricordo e della commemorazione delle 32 vittime.

L'appuntamento, organizzato dalle associazioni dei familiari, è per le ore 20.45 in Piazza Regina Margherita, sul lungomare di Viareggio, da dove un corteo si dirigerà verso i luoghi del disastro. 

La strage nazista di Castelnuovo Berardenga: un progetto per ricordare

FIRENZE – L'ostinata memoria di un territorio e dei suoi cittadini nei confronti di una strage nazifascista, quella del Palazzaccio a San Gusmè (SI) il 4 luglio 1944, l'unica avvenuta nel senese, ha fatto nascere un progetto che si concretizza per l'anniversario del Settantesimo in un evento teatrale, in un convegno, ma soprattutto nell'incontro tra protagonisti rimasti e gli eredi di coloro che le stragi perpretarono in Toscana e di coloro che ne furono vittime. Per cercare insieme di rielaborare la storia, anche nei suoi aspetti più oscuri, e costruire una visione comune del presente e del futuro.

 

Si intitola Albicocche rosse, e ha coinvolto il Comune di Castelnuovo Berardenga, di cui San Gusmè è frazione, il Goethe-Institut, il teatro St. Pauli di Amburgo e quello di Castelnuovo, il Vittorio Alfieri. Accanto a loro la Regione, l'Isitituto della Resistenza in Toscana, il Ministero degli Affari esteri e l'Ambasciata della Repubblica Democratica di Germania. "Una iniziativa in cui abbiamo creduto molto – ha detto il sindaco Fabrizio Nepi – nel ricordo di vittime che furono soprattutto donne e bambini. Abbiamo il dovere di preservarne la memoria e credo che in questo caso lo studio, il confronto tra studiosi e testimoni di due Paesi e la collaborazione tra due centri teatrali di prestigio rappresentino un importante valore aggiunto".

 

"L'occasione del Settantesimo dalla liberazione della Toscana è un momento importante per recuperare tutta la memoria di un periodo buio per l'Europa intera – ha aggiunto l'assessora regionale alla cultura Sara Nocentini -. Albicocche rosse ha un duplice valore: da una parte la collaborazione instaurata con la Germania per ricostruire una memoria che ci consenta di riparare una tremenda ferita della storia. Dall'altra l'uso del teatro ci fa raggiungere, senza alleggerire una materia di per sé drammatica usando metodi e strumenti diversi, un pubblico cui forse saremmo mai arrivati".

 

Lo spettacolo teatrale – la prima è il 4 luglio a San Gusmè, repliche il 5 e 6 - prende spunto dalla strage di Palazzaccio, compiuta dalla divisione "Hermann Göring" in ritirata dall'Italia, come rappresaglia per un attacco partigiano, in un collage che unirà teatro, musica dal vivo, canzoni e filmati basato su molti documenti originali dell'epoca. Partendo da un paese toscano "immaginario", lo spettacolo-documentario approfondirà l'orrore dell'occupazione nazifascista in Italia, tenendo conto delle circostanze, dei retroscena e dei motivi che segnarono quel periodo.

 

A raccontare la storia sarà un ragazzo di 10 anni che vive nel paese e che dopo l'eccidio trova i corpi delle vittime. Il progetto teatrale è curato da Matteo Marsan, direttore del Teatro comunale Alfieri, Dania Hohmann e Ulrich Waller, direttore del St. Pauli, uno dei più antichi della Germania all'esordio in Italia. Insieme a Bebo Storti, David Riondino, Massimo Poggio, Daniela Morozzi e il Cantiere del Bruscello di Castelnuovo Berardenga, saranno protagonisti Adriana Altaras, Cristiano Burgio, Gualtiero Burzi, Mauro Chechi, Luk Pfaff, Peter Jordan, Jörg Kleemann, George Meyer-Goll, Angelo Romagnoli, Hartmut Saam, Massimo Tarducci, Elisa Vitiello.

 

Il convegno"Quando in Toscana c'era la guerra... e 70 anni dopo. 1944-2014" sarà invece inaugurato nell'Auditorium Villa Chigi, a Castelnuovo Berardenga, lunedì 30 giugno. Sempre all'Auditorium Villa Chigi si svolgerà la mattina di martedì 1 luglio l'incontro tra i testmoni italiani e discendenti di soldati tedeschi transitati in Italia.

Cultura della legalità, Saccardi: “Tema fondamentale per i giovani”

FIRENZE – Prosegue e si rafforza l'impegno della Regione per sviluppare e promuovere i temi legati alla cultura della legalità democratica. Nell'ultima seduta la giunta ha approvato la delibera, proposta dalla vicepresidente Stefania Saccardi, che contiene il documento per le attività relative al 2014 per le quali vengono messi a disposizione 170 mila euro.

Grande attenzione viene rivolta soprattutto alle azioni che prevedono il coinvolgimento delle scuole. Confermate le attività da sviluppare in raccordo con la magistratura e le amministrazioni locali, quelle di documentazione e di informazione gestite direttamente dalla Regione attraverso il Centro di documentazione 'Cultura della Legalità Democratica', i progetti di studio e ricerca sui temi del contrasto all'illegalità e la partecipazione ed il sostegno al progetto dei campi di lavoro nei terreni confiscati alle mafie.

"Su un terreno così delicato – ha dichiarato la vicepresidente Saccardi – abbiamo il dovere di coinvolgere un numero ancora maggiore di giovani. Sono temi che reputo di fondamentale importanza per sviluppare una coscienza democratica ed una cittadinanza attiva. I nostri ragazzi e ragazze devono sapere quello che è accaduto in passato, devono capire quali sono le modalità con cui la malavita si insinua a tutti i livelli e soprattutto confrontarsi e condividere esperienze con coetanei esposti in modo diverso a questi fenomeni".

Da una parte gli interventi attuati dai soggetti destinatari dei contributi regionali, dall'altra i progetti di interesse regionale promossi dalla Regione.

Per quanto riguarda i primi, entro giugno 2014 saranno emanati i bandi rivolti alle scuole e alle università toscane su tre temi: memoria e storia delle stragi che hanno interessato la Toscana nel dopoguerra, uso responsabile del denaro, scambio e gemellaggio fra le scuole toscane e quelle delle regioni maggiormente colpite dal fenomeno mafioso. Del totale a disposizione sarà utilizzata la metà, 85 mila euro circa. Gli interventi saranno promossi ed attuati da associazioni del Terzo settore con il coinvolgimento delle scuole ma anche di Università e istituti di ricerca, enti pubblici e loro associazioni. Sul primo tema saranno promossi anche progetti di studio e documentazione con apposito bando rivolto direttamente ai dipartimenti delle Università specializzati. Il Centro di documentazione 'Cultura della Legalità Democratica' farà da punto di riferimento per le attività svolte.

Per i progetti di interesse regionale sarà impiegata l'altra metà delle risorse. Si tratta di iniziative gestite direttamente dalla Regione in collaborazione con altri soggetti istituzionali e dell'associazionismo, con il supporto informativo e organizzativo offerto ancora dal Centro di documentazione 'Cultura della Legalità Democratica'. Oltre al Tavolo 'Legalità e sicurezza in Toscana', il documento comprende altre attività da sviluppare con le scuole (prevista l'integrazione con il progetto Giovanisì e con la nuova strategia rivolta alla fascia di età 6/18 anni e agli studenti di ogni ordine e grado, 'Toscana da Ragazzi') e le collaborazioni con Ufficio Scolastico Regionale, magistratura e forze dell'ordine, enti locali. Vari progetti riguarderanno poi attività di documentazione ed informazione, gestite sempre dal Centro di documentazione (stage, cura e accrescimento della sezione documentaria, incremento delle collezioni e del materiale giudiziario, gestione del sito del Centro, ed altro ancora).

Infine previsti progetti destinati ad incentivare lo studio e la ricerca sui temi del contrasto all'illegalità in Toscana (convenzioni con Atenei per attivare forme di collaborazione con studenti, laureati, tirocinanti, dottorandi, ricercatori; premi di laurea; Osservatorio sui beni confiscati alla criminalità organizzata in Toscana; sistema informativo Sportelli antiusura in collaborazione con la Fondazione Toscana per la prevenzione dell'usura), proseguimento dei 'Campi di lavoro, studio e animazione nelle terre confiscate alle mafie (Progetti "Liberarci dalle Spine", "Estate Liberi", "Mandorlo fiorito") in collaborazione con Arci Toscana, Associazione Libera e Associazione Cieli Aperti di Prato ed iniziative sulla memoria della strage di via dei Georgofili, in collaborazione con l'Associazione tra i familiari delle vittime.
 

Mueo Casa Siviero, l’eredità culturale dello 007 dell’arte

Trentuno anni fa moriva a Firenze Rodolfo Siviero. Agente segreto, ministro plenipotenziario, storico dell'arte. Siviero è stato indubbiamente un personaggio dalla biografia complessa, ma si deve a lui se l'Italia ha potuto recuperare la maggior parte delle opere d'arte razziate dai nazisti prima e durante il secondo conflitto mondiale. Un'attività che gli valse l'appellativo di 007 dell'arte. Non solo fece rientrare nel nostro paese le opere esportate illegalmente dai gerarchi nazisti, ma, da collezionista appassionato e colto qual era, riempì la sua casa fiorentina di Lungarno Serristori di opere d'arte antiche, insieme a quadri e disegni di importanti artisti italiani moderni.
 
Al momento della sua morte, Siviero lasciò in eredità alla Regione Toscana la casa fiorentina in Lungarno Serristori, perché le opere d'arte in essa contenute diventassero un museo: il visitatore può così ammirare l'ampia raccolta di reperti etruschi, busti romani, statue lignee trecentesche e quattrocentesche, dipinti fondo oro, rinascimentali e barocchi, bronzetti, terracotte, suppellettili liturgiche e splendidi mobili; ma vi trova anche un nucleo di opere di artisti italiani moderni come Giorgio De Chirico, Giacomo Manzù, Ardengo Soffici e Pietro Annigoni, ai quali era legato da rapporti di amicizia.
 
Di Casa Siviero si occupano Attilio Tori e Cinzia Manetti, assieme alla dirigente del settore Musei della Regione, Elena Pianea; li abbiamo incontrati nel giorno dell'inaugurazione di una mostra  su Giovanni Colacicchi, uno dei maggiori protagonisti della pittura  toscana del Novecento, frequentatore negli anni Venti della palazzina di  Lungarno Serristori.
 

Tori ci aiuta a conoscere meglio la storia di Siviero, che in età giovanile cede come molti suoi coetanei alla propaganda fascista, ma ne diventa poi il più fiero degli oppositori, organizzando un gruppo partigiano che informava i servizi segreti alleati sulla destinazione delle opere d'arte razziate dai nazisti. "Alla fine della guerra - racconta Tori - il governo italiano individua in lui la persona più adatta a rintracciare queste opere, nominandolo a capo di una delegazione che tratta con i governi americano, inglese, francese e sovietico la restituzione delle opere d'arte italiane ritrovate in Germania. Qui Siviero dimostra tutta la sua abilità: l'Italia non è ben vista al tavolo delle trattative, ma grazie al suo 007 otterrà il massimo sperabile".
 
Nato a Guardistallo, nel pisano, nel 1911, Siviero si trasferisce con la famiglia a Firenze nel 1924, iscrivendosi all'Università di Firenze con l'obiettivo di diventare un critico d'arte. Ma qui le ambizioni mutano: il giovane Rodolfo non trova lavoro come intellettuale e, seguendo la tradizione di famiglia (sua padre era carabiniere), nel 1934 entra nei servizi segreti dell'esercito italiano. Il primo compito importante è quello di raccogliere informazioni sui progetti nazisti di invasione dell'Austria; nel 1937, sotto la copertura di una borsa di studio in storia dell'arte, si trasferisce in Germania dove rimane per un anno. 
 
L'avversione al nazismo deriva in larga parte dall'adozione nei primi anni Trenta delle leggi razziali che colpiscono principalmente le persone di religione ebraica. Il provvedimento è tanto più odioso per Siviero in quanto la persona che svolge il ruolo più importante nella formazione culturale del giovane Rodolfo e nel suo inserimento nell'ambiente culturale fiorentino è Giorgio Castelfranco, noto storico e critico d'arte di origine ebraica, che infatti dovrà fuggire quando le persecuzioni razziali arriveranno anche in Italia: sua era la palazzina che ospita il museo, venduta a Siviero dopo la fine della guerra; sua sarà la decisione, come direttore generale del Ministero dell'educazione del secondo governo Badoglio (febbraio-giugno 1944), di indirizzare il lavoro dell'agente segreto Siviero verso il recupero delle opere d'arte trafugate dagli occupanti tedeschi.
 
"Il recupero della maggior parte delle opere d'arte – continua Attilio Tori – avviene in cinque fasi principali: nel ‘45 con la restituzione delle opere dei musei fiorentini; nel ‘47 con il recupero delle opere trafugate dai musei italiani, principalmente i musei napoletani, dopo l'armistizio dell' 8 settembre; nel 1948 con la restituzione delle opere acquistate sul mercato antiquario italiano dai gerarchi nazisti ma illegalmente esportate in Germania; nel 1954 con la firma dell'accordo con la Repubblica Federale di Germania grazie al quale l'Italia ottiene la restituzione di tutte le opere di provenienza incerta; poi fino alla sua morte nel 1983 la ricerca di quelle opere trafugate durante la guerra e di cui si erano perse le traccie".
 
"Essere riuscito ad affermarsi nel mondo della cultura grazie al recupero di capolavori inestimabili – conclude Tori – genera in Siviero una nuova ambizione, quella di passare alla storia non solo come lo 007 dell'arte, ma anche come un uomo di cultura e mecenate dell'arte, al pari di collezionisti famosi come Bardini e Horne, e arreda la propria casa con oggetti d'arte che poi donerà a Firenze per arricchire il patrimonio culturale. In tutto sono 1400 le opere ospitate da Casa Siviero, 500 quelle esposte al pubblico al piano terra della palazzina". 
 
La collezione più importante è rappresentata dal nucleo di opere di Giorgio de Chirico, che si spiega con l'amicizia che legava i due, ma principalmente col fatto che negli anni Venti de Chirico abitò ed operò nella casa di Lungarno Serristori, ospite di Giorgio Castelfranco che di de Chirico fu mecenate e promotore culturale e commerciale. La casa fu poi acquistata da Siviero e le opere furono in parte donate a Siviero dall'artista e in parte acquistate nel periodo postbellico. L'opera più significativa è l'"Autoritratto in costume da torero", del 1941, che inaugura la serie degli autoritratti in costume dell'artista. 
 
Ma altrettanto significativa è la presenza nella Casa di mobili, arredi e dipinti antichi, risalenti al periodo tardo Medioevo–inizio Rinascimento, tra cui è da segnalare il frammento di polittico di Bicci di Lorenzo, o della sua cerchia, dell'inizio del Quattrocento.
 
"Tutte le mostre che organizziamo a Casa Siviero – sottolinea Cinzia Manetti - sono un mezzo per far conoscere meglio le opere che contiene. Si può dire anzi che un filo rosso le collega sempre al Museo, o alle opere o ai personaggi che si sono mossi intorno alla Casa o a Siviero stesso".
 
"Casa Siviero propone al pubblico un calendario di mostre che dura tutto l'anno e che spesso fa riferimento alle manifestazioni più importanti della Regione, da Amico Museo alle Notti dell'Archeologia, con letture a tema e spettacoli. Come per le celebrazioni del 70esimo della Liberazione della Toscana, quando nel Museo, saranno presentati libri e spettacoli basati su testi autobiografici di Siviero che narrano avventurosi episodi del suo lavoro di agente segreto dell'arte; storie che richiamano "Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia", scritto da Robert M. Edsel nel 2009, da cui è stato tratto l'omonimo film con George Clooney.
 
L'ultimo atto di Rodolfo Siviero è la disposizione testamentaria che lega la sua casa e la sua collezione alla Regione Toscana, perché diventino un museo che ricordi i valori per i quali ha combattuto per tutta la vita: le opere d'arte non sono trofei destinati ad arricchire le case e i musei dei vincitori delle guerre, ma un bene inalienabile della identità culturale di una nazione. E le 5000 persone che ogni anno visitano il Museo Casa Siviero sono la testimonianza più viva e diretta di questo principio.