Dalle mani dei nazisti. Le opere d’arte di Casa Siviero

Trentuno anni fa moriva a Firenze Rodolfo Siviero. Agente segreto, ministro plenipotenziario, storico dell'arte. Siviero è stato indubbiamente un personaggio dalla biografia complessa, ma si deve a lui se l'Italia ha potuto recuperare la maggior parte delle opere d'arte razziate dai nazisti prima e durante il secondo conflitto mondiale. Un'attività che gli valse l'appellativo di 007 dell'arte. Non solo fece rientrare nel nostro paese le opere esportate illegalmente dai gerarchi nazisti, ma, da collezionista appassionato e colto qual era, riempì la sua casa fiorentina di Lungarno Serristori di opere d'arte antiche, insieme a quadri e disegni di importanti artisti italiani moderni.
 
Al momento della sua morte, Siviero lasciò in eredità alla Regione Toscana la casa fiorentina in Lungarno Serristori, perché le opere d'arte in essa contenute diventassero un museo: il visitatore può così ammirare l'ampia raccolta di reperti etruschi, busti romani, statue lignee trecentesche e quattrocentesche, dipinti fondo oro, rinascimentali e barocchi, bronzetti, terracotte, suppellettili liturgiche e splendidi mobili; ma vi trova anche un nucleo di opere di artisti italiani moderni come Giorgio De Chirico, Giacomo Manzù, Ardengo Soffici e Pietro Annigoni, ai quali era legato da rapporti di amicizia.
 
Di Casa Siviero si occupano Attilio Tori e Cinzia Manetti, assieme alla dirigente del settore Musei della Regione, Elena Pianea; li abbiamo incontrati nel giorno dell'inaugurazione di una mostra  su Giovanni Colacicchi, uno dei maggiori protagonisti della pittura  toscana del Novecento, frequentatore negli anni Venti della palazzina di  Lungarno Serristori.
 

Tori ci aiuta a conoscere meglio la storia di Siviero, che in età giovanile cede come molti suoi coetanei alla propaganda fascista, ma ne diventa poi il più fiero degli oppositori, organizzando un gruppo partigiano che informava i servizi segreti alleati sulla destinazione delle opere d'arte razziate dai nazisti. Alla fine della guerra il governo italiano individua in lui la persona più adatta a rintracciare queste opere, nominandolo a capo di una delegazione che tratta con i governi americano, inglese, francese e sovietico la restituzione delle opere d'arte italiane ritrovate in Germania. Qui Siviero dimostra tutta la sua abilità: l'Italia non è ben vista al tavolo delle trattative, ma grazie al suo 007 otterrà il massimo sperabile".
 
Nato a Guardistallo, nel pisano, nel 1911, Siviero si trasferisce con la famiglia a Firenze nel 1924, iscrivendosi all'Università di Firenze con l'obiettivo di diventare un critico d'arte. Ma qui le ambizioni mutano: il giovane Rodolfo non trova lavoro come intellettuale e, seguendo la tradizione di famiglia (sua padre era carabiniere), nel 1934 entra nei servizi segreti dell'esercito italiano. Il primo compito importante è quello di raccogliere informazioni sui progetti nazisti di invasione dell'Austria; nel 1937, sotto la copertura di una borsa di studio in storia dell'arte, si trasferisce in Germania dove rimane per un anno. 
 
L'avversione al nazismo deriva in larga parte dall'adozione nei primi anni Trenta delle leggi razziali che colpiscono principalmente le persone di religione ebraica. Il provvedimento è tanto più odioso per Siviero in quanto la persona che svolge il ruolo più importante nella formazione culturale del giovane Rodolfo e nel suo inserimento nell'ambiente culturale fiorentino è Giorgio Castelfranco, noto storico e critico d'arte di origine ebraica, che infatti dovrà fuggire quando le persecuzioni razziali arriveranno anche in Italia: sua era la palazzina che ospita il museo, venduta a Siviero dopo la fine della guerra; sua sarà la decisione, come direttore generale del Ministero dell'educazione del secondo governo Badoglio (febbraio-giugno 1944), di indirizzare il lavoro dell'agente segreto Siviero verso il recupero delle opere d'arte trafugate dagli occupanti tedeschi.
 
"Il recupero della maggior parte delle opere d'arte – continua Attilio Tori – avviene in cinque fasi principali: nel ‘45 con la restituzione delle opere dei musei fiorentini; nel ‘47 con il recupero delle opere trafugate dai musei italiani, principalmente i musei napoletani, dopo l'armistizio dell' 8 settembre; nel 1948 con la restituzione delle opere acquistate sul mercato antiquario italiano dai gerarchi nazisti ma illegalmente esportate in Germania; nel 1954 con la firma dell'accordo con la Repubblica Federale di Germania grazie al quale l'Italia ottiene la restituzione di tutte le opere di provenienza incerta"; poi fino alla sua morte nel 1983 la ricerca di quelle opere trafugate durante la guerra e di cui si erano perse le traccie"
 
"Essere riuscito ad affermarsi nel mondo della cultura grazie al recupero di capolavori inestimabili – aggiunge Tori – genera in Siviero una nuova ambizione, quella di passare alla storia non solo come lo 007 dell'arte, ma anche come un uomo di cultura e mecenate dell'arte, al pari di collezionisti famosi come Bardini e Horne, e arreda la propria casa con oggetti d'arte che poi donerà a Firenze per arricchire il patrimonio culturale 
In tutto sono 1400 le opere ospitate da Casa Siviero, 500 quelle esposte al pubblico al piano terra della palazzina. La collezione più importante è rappresentata dal nucleo di opere di Giorgio de Chirico, che si spiega con l'amicizia che legava i due, ma principalmente col fatto che negli anni Venti de Chirico abitò ed operò nella casa di Lungarno Serristori, ospite di Giorgio Castelfranco che di de Chirico fu mecenate e promotore culturale e commerciale. La casa fu poi acquistata da Siviero e le opere furono in parte donate a Siviero dall'artista e in parte acquistate nel periodo postbellico. L'opera più significativa è l'"Autoritratto in costume da torero", del 1941, che inaugura la serie degli autoritratti in costume dell'artista. 
 
Ma altrettanto significativa è la presenza nella Casa di mobili, arredi e dipinti antichi, risalenti al periodo tardo Medioevo–inizio Rinascimento, tra cui è da segnalare il frammento di polittico di Bicci di Lorenzo, o della sua cerchia, dell'inizio del Quattrocento.
 
"Tutte le mostre che organizziamo a Casa Siviero – aggiunge Cinzia Manetti - sono un mezzo per far conoscere meglio le opere che contiene. Si può dire anzi che un filo rosso le collega sempre al Museo, o alle opere o ai personaggi che si sono mossi intorno alla Casa o a Siviero stesso".
 
"Casa Siviero propone al pubblico un calendario di mostre che dura tutto l'anno e che spesso fa riferimento alle manifestazioni più importanti della Regione, da Amico Museo alle Notti dell'Archeologia, con letture a tema e spettacoli. Come per le celebrazioni del 70esimo della Liberazione della Toscana, quando nel Museo, saranno presentati libri e spettacoli basati su testi autobiografici di Siviero che narrano avventurosi episodi del suo lavoro di di agente segreto dell'arte; storie che richiamano "Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia", scritto da Robert M. Edsel nel 2009, da cui è stato tratto l'omonimo film con George Clooney.
 
L'ultimo atto di Rodolfo Siviero è la disposizione testamentaria che lega la sua casa e la sua collezione alla Regione Toscana, perché diventino un museo che ricordi i valori per i quali ha combattuto per tutta la vita: le opere d'arte non sono trofei destinati ad arricchire le case e i musei dei vincitori delle guerre, ma un bene inalienabile della identità culturale di una nazione. E le 5000 persone che ogni anno visitano il Museo Casa Siviero sono la testimonianza più viva e diretta di questo principio.

Georgofili: la strage ricordata in sala Pegaso con il presidente del Senato

Strage dei Georgofili (da Il Reporter)
Strage dei Georgofili (da Il Reporter)

FIRENZE - Strage dei Georgofili, ventuno anni dopo. E' con un convegno, intitolato "Il dovere della memoria e della ricerca della verità" che in sala Pegaso a Palazzo Strozzi Sacrati si è  ricordata oggi  la strage, con le sue vittime innocenti,  e la lunga battaglia per la verità, per scoprire i mandanti e gli esecutori materiali, per fare argine  contro la criminalità organizzata, quella più subdola, di stampo mafioso.

E' per questo che in sala Pegaso ha parlato la presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime, Giovanna Maggiani Chelli, il presidente della Regione, il presidente del Senato, già procuratore nazionale antimafia, la deputata che rappresenta il ministro dell'Istruzione, i magistrati della Procura di Firenze, l'avvocato di parte civile delle famiglie.

E' per questo che ad ascoltarli c'era una sala piena di rappresentanti delle istituzioni, di familiari, ma anche di studenti dell'Istituto Marco Polo di Firenze e delle altre scuole che hanno partecipato a progetti didattici sul tema. Il presidente della Regione ha ricordato le vittime dei Georgofili, ma anche gli attentati ai magistrati Falcone e Borsellino, e le vittime di questi, ha ricordato le altre bombe che la mafia fece scoppiare in quel 1993 a Roma e a Milano.

Era la stagione dell'assalto mafioso allo Stato, al sistema democratico.  Poi ha messo  in guardia da un pericolo, quello di chi vuole fare passare il messaggio che da trent'anni tutte le istituzioni sono andate a braccetto con le mafie. Il presidente della Regione ha ribadito  che questo è populismo, e invitato a non dimenticarlo. Poi ha tratteggiato  un quadro della situazione attuale e ricordato che il Consiglio regionale ha recentemente fatto il punto su questo: una Toscana che è appetibile per le mafie, con i suoi 43 milioni di turisti, con settori che possono fare gola e con altri che possono essere fragili, complice la crisi, ad infiltrazioni mafiose, attraverso il fenomeno, ad esempio dell'usura.

Ma il presidente della Regione, in questo contesto, ha inserito anche  il tema dei migranti e quello del lavoro e ha  ribadito la necessità di educare alla legalità e di garantire i diritti.  Infine il presidente ha concluso  ribadendo che la Toscana è consapevole di questo, ma che non è spaventata e continuerà a fare la sua parte insieme alle istituzioni, alla magistratura, alle forze dell'ordine, alle associazioni che si occupano di legalità, farà scelte rigorose e eserciterà il suo ruolo politico. E in prima battuta il suo impegno sarà per il lavoro, perchè questo è il migliore antidoto all'illegalità.

Nelle risorse correlate l'intervento integrale del presidente della Regione

Vai allo speciale "Memoria della strage di Via dei Georgofili"

Georgofili, tutte le iniziative nel XXI anniversario della strage

FIRENZE – Ventuno anni dopo, Firenze ricorda. Ricorda quella terribile notte tra il 26 e 27 maggio 1993, il tremendo schianto che provocò la morte di Angela e Fabrizio Nencioni, delle loro figlie Nadia e Caterina e dello studente in architettura Dario Capolicchio. Una bomba, collocata dalla mafia, che ferì altre 41 persone, distrusse la storica Torre de' Pulci dove ha sede l'Accademia dei Georgofili, causò danni ingenti agli Uffizi, a Palazzo Vecchio, alla chiesa di Santo Stefano al Ponte Vecchio e a tutte le abitazioni circostanti.

Regione ed Associazione tra i familiari delle vittime di Via dei Georgofili, con il supporto di Comune e Provincia di Firenze e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, per celebrare la ricorrenza hanno organizzato una serie di iniziative.

Lunedì 26 maggio, a partire dalle 17, presso la Sala Pegaso a Palazzo Strozzi Sacrati, è in programma il convegno dal titolo 'Il dovere della memoria e della ricerca della verità'. Intervengono tra gli altri, oltre al presidente della Regione, il presidente del Senato Pietro Grasso, il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini e Giovanna Maggiani Chelli dell'Associazione tra i familiari delle vittime. Prevista anche la partecipazione degli studenti dell'ITT "Marco Polo" di Firenze e delle altre scuole che hanno partecipato ai progetti didattici realizzati in collaborazione con l'Associazione tra i familiari delle vittime.

Alle 21.30, nell'Arengario di Palazzo Vecchio in Piazza Signoria, commemorazione della strage con interventi di Pietro Grasso, Stefania Giannini, Giovanna Maggiani Chelli e della vicepresidente della Regione.

Alle 22.30, sempre nell'Arengario di Palazzo Vecchio, l'artista peruviano Miguel Angel Citi consegnerà una sua opera all'Associazione tra i familiari delle vittime. A seguire, intorno alle 22.45, andrà in scena la Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni a cura dell'Ensemble "La Fortezza" (direttore e arrangiatore Fabiano Fiorenzani) e del coro di S. Francesco e S. Chiara a Montughi (diretto da Enrico Rotoli). Successivamente, alle 1.04, ora dell'attentato, verrà deposta una corona di alloro in Via dei Georgofili.

Programma completo

Un filo diretto con i toscani nel mondo

Un filo diretto con i toscani nel mondo
 

Dici emigrato e pensi all'America o all'Australia. Vale anche per i toscani nel mondo: una storia che abbiamo iniziato a raccontare la scorsa domenica. Dici emigrato e pensi a qualcosa di molto lontano nel tempo: di meno a chi oggi continua ad andare all'estero, magari temporaneamente. A volte, diciamocelo, non pensi neppure alla Toscana.

 

Ti immagini esodi capaci di riverberare sul presente solo una flebile eco. Pensi alle navi che si allontanavano verso l'oceano: un filo teso in mano a chi si affacciava tra mille braccia dalla balaustra del ponte, l'altro stretto da chi se ne stava sul molo. Stretto fino a quando quel filo si spezzava. Pensi ai treni fumanti diretti verso le miniere del Belgio o a chi lavorava la pietra in Svizzera, ai 'figurinai', muratori, camerieri e braccianti che poi hanno fatto studiare i figli e spesso sono diventati imprenditori rispettati. Tra quei toscani, i più famosi, c'erano Yves Montand o l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani.

 

Poi scopri che quello che pensavi solo un'eco è un mondo fatto di fitte relazioni. Ancora oggi. E tutto cambia. Scopri che in Regione c'è chi con i toscani nel mondo dialoga tutto l'anno. Che la Toscana l'ha fatto tra le prime, facendo squadra con altre regioni. E per tutto l'anno queste persone lavorano per i toscani di là: una voce, una firma o un indirizzo di posta elettronica, a volte (ma più raramente) un volto. E ti viene voglia magari di conoscerli e saperne di più.

 

>>> La galassia dei toscani nel mondo

>>> La Toscana nel mondo

 

 

 
L'eredità di Mario Olla

 

 

Patrizia e Marco, funzionari del più vasto settore attività internazionali – uffici che in Regione si occupano di partenariati e cooperazione internazionale - sono i custodi dell'eredità costruita alla fine degli anni Settanta da Mario Olla, il sindaco della montagna pistoiese che riuscì con successo a riallacciare quei tanti fili sfilacciati dei toscani emigrati nel mondo con una proposta di legge per creare una consulta dei toscani all'estero. Che nel 1978 appunto nacque, lui primo a presiederla. Negli uffici regionali dei toscani nel mondo ci sono sparsi sul tavolo ricettari di cucina e diari di emigrazione, romanzi di giovani toscani e ricerche. Ai muri o attaccati agli appendiabiti locandine e gagliardetti. Uguali a tanti altri. Ma accanto al Pegaso toscano ci sono nomi di città del Paraguay, del Brasile o dell'Argentina.

"Mi resi conto che solo la Regione poteva riuscire laddove lo Stato aveva fallito" raccontava Olla nel 1990. Riuscire a rimettere insieme quei tanti fili spezzati non era scontato. Non aiutava a farlo un provvedimento rimasto in vigore fino al 1979 e che di fatto cancellava dopo sei anni dalla liste elettorali del paese di provenienza gli italiani che emigravano, se non ne facevano esplicita richiesta. Meno male che già c'erano circoli ed associazioni, pronti a dare una mano

 

Alla fine del 1976 erano 40 mila i toscani all'estero. Oggi, limitandosi ai soli iscritti nell'anagrafe dei residenti all'estero, sono più di 130 mila. Complessivamente tra il 1876 in poi quasi un milione e 200 mila toscani sono emigrati oltre confine: due terzi entro il 1876, in 170 mila dopo la fine dell'ultima guerra mondiale. "Avevamo due possibili vie – spiegava anni fa l'ex presidente della Toscana, Gianfranco Bartolini –: o l'assessorato all'emigrazione o un organismo emanazione degli emigrati stessi". Fu scelta la seconda. Con un'assemblea oggi formata da circa 115 membri che si riunisce una volta ogni cinque anni e un direttivo (che si vede almeno una volta l'anno) di quarantacinque, ventisei rappresentanti dei toscani nel mondo e diciannove tra sindacati, enti locali e categorie economiche della regione.

 

Impegno e passione


Patrizia, Marco ma anche Nicola. Patrizia Barboncini e Marco Ciofini lavorano negli uffici della Regione. Patrizia, che da dodici anni si occupa di toscani nel mondo, è la 'veterana'. Marco Ciofini è arrivato due anni fa. Sono loro il braccio operativo della macchina. Fino a pochi anni fa in ufficio lavoravano in quattro, poi la spending review ha dimezzato i dipendenti a disposizione. Stessa sorte per il budget: 800 mila euro nel 2010 e poco più di 400 mila euro quest'anno, per tutte le attività rivolte ai toscani al mondo, dai corsi di lingua e gli stage con le borse Mario Olla per i giovani alle iniziative messe in piede dalle singole associazioni. Cura dimagrante, ma ancora tante iniziative in campo.

 

"La prima volta che mi imbattei nei toscani nel mondo fu molti anni fa, quando lavoravo nella filiale di una banca in Garfagnana – racconta Marco -. Fermai un cliente che non conoscevo e che voleva parlare con il direttore. Un collega mi disse: "Ma non sai che quello è uno degli uomini più facoltosi d'Australia ?". Fino a due anni fa comunque sapevo ben poco dei toscani nel mondo: non mi immaginavo certo una comunità così numerosa ed organizzata".

 

Tanti invece gli aneddoti che Patrizia custodisce nel cuore e nella memoria: aneddoti di toscani nel mondo in visita in Toscana, storie di iniziative riuscite o a volte solo tentate, ricordi di viaggi nei paesi che hanno accolto i toscani emigrati e di comunità particolarmente attive. Con associazioni di toscani frequentate anche da tanti simpatizzanti. "C'è una città in Argentina, Olivos, che è stata fondata dal nulla dai toscani, assieme ad altri emigranti – racconta -. Nel 2013 ha festeggiato 150 anni. Hanno sotterrato uno scrigno della memoria che sarà riaperto tra cinquanta anni e dentro ci sono anche documenti sull'associazione dei toscani nel mondo del posto e la loro storia".

 

Patrizia e Marco lavorano a Villa Fabbricotti, ottocentesca residenza nel cuore di un parco a ridosso del centro di Firenze, l'edificio che ospita anche Toscana Promozione, l'agenzia che si occupa di turismo e promozione internazionale per la Regione. Da lì parte un capo del doppio filo teso verso i toscani all'estero. L'altro capo è in piazza dell'Unità d'Italia, sempre a Firenze, di fianco alla stazione di Santa Maria Novella, dove si trova l'ufficio da 'vice presidente vicario' di Nicola Cecchi. Fiorentino e avvocato di professione, origini a Fornovolasco in Garfagnana ma in fondo anche lui un po' toscano nel mondo per il nonno emigrato in Brasile (e poi tornato) e i tredici anni trascorsi a lavorare a Cuba, Nicola guida da tre anni l'assemblea dei toscani all'estero, erede della Consulta degli anni Settanta. "Sono un volontario" scherza. Il ruolo prevede infatti solo un rimborso spese.

 

Ma l'impegno e la passione sono tanti, come quelli di Patrizia e Marco in fondo. Con un doppio obiettivo che è la vera sfida degli ultimi anni: "Intercettare quel mondo di lavoratori, studenti e manager che dalla Toscana emigrano 'temporaneamente' per alcuni anni e costruire, assieme ai toscani che all'estero vivono invece da tempo una rete di relazioni per promuovere il 'made in' e le eccellenze toscane. Puntando sui giovani a volte. Sfruttando anche i social media, su cui è stato costruito qualche anno fa il nuovo sito on line dei Toscani nel mondo.

 

>>> www.toscaninelmondo.org | La Regione e i toscani nel mondo | Storie scritte | Video

 

>>> Tutte le associazioni dei Toscani nel mondo

 

In arrivo la prima associazione di toscani nel mondo in Cina


Finora mancavano associazioni di toscani nel mondo in Asia. "Ne stiamo creando una in Cina - racconta Cecchi – Abbiamo già trovato e contattato una ventina di toscani 'temporaneamente' all'estero che abitano nel paese della grande muraglia". E visto che la Cina è un mercato in espansione che ama la Toscana e il suo stile, il tassello che si andrà ad aggiungere diventa importantissimo per promuoversi all'interno del grande paese. In fondo a volte buone idee e 'sentinelle' e 'ambasciatori' sul posto valgono più di tante risorse. Cecchi tira fuori dalla borsa una pubblicazione. E' la rivista che viene distribuita sui treni ad alta velocità della Cina. Una pagina intera è dedicata alla toscana e ai toscani nel mondo. "E non ci è costata niente" confessa.

 

Cosa è cambiato in trentasei anni


Quando la Consulta dei toscani all'estero è nata il primo bisogno era quello di ricostituire un'affettività che era venuta meno. Le comunità di emigrati chiedevano attenzione ed aiuto. Sostegno andava assicurato a chi voleva tornare definitivamente in Toscana ma non aveva i mezzi per farlo. "C'era anche una memoria da custodire. E infatti la Regione ha sostenuto ricerche, diari e quaderni sull'emigrazione. Continua a farlo anche ora" ricorda Patrizia.

 

Da queste ricerche escono fuori storie ed aneddoti curiosi e interessanti. Scopri di Josè Antonio Abrei Alselmi, che è nato in Venezuela ma la famiglia arrivava da Marciana all'isola d'Elba: il nonno dirigeva la banda del paese e nel 1897 emigrò portando con sé quarantasei strumenti a fiato. In Venezuela Josè ha dato vita ad una fondazione di orchestre giovanili e infantili ed è stato anche ministro per la cultura. Ti imbatti in Adela Barreto Rangel, anche lei del Venezuela, che ha vinto un concorso letterario con un libro che racconta di Montisi vicino Sinalunga.

 

Scopri di architetti che hanno disegnato città del Sudamerica, come il fiorentino Giovanni Veltroni in Uruguay. In Argentina gira un video sul lago di Vagli, in provincia di Lucca, realizzato da un'associazione di Cordoba. "Di recente – aggiunge Patrizia Barboncini – abbiamo avviato una ricerca con l'istituto storico della Resistenza in Toscana per raccontare gli emigrati toscani che erano arruolati negli eserciti alleati che liberarono l'Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale".

 

Scopri che tanto è l'amore per la Toscana, anche tra i non toscani. E così alla ricerche si affiancano le iniziative di Vetrina Toscana sull'enogastronomia, la commercializzazione delle eccellenze toscane, anche il marketing turistico. E' la promozione infatti l'ultima frontiera e parole d'ordine del grande progetto sui toscani nel mondo. Un avventura che continua, undici anni dopo le nozze d'argento.