In sua movenza è fermo

Domenica 19 gennaio torna In sua movenza è fermo, la visita spettacolo al Teatro della Pergola: in scena da nove anni con oltre duecento repliche e più di diecimila spettatori. Un viaggio affascinante nel cuore della macchina teatrale, arricchito da vere e proprie presenze… misteriose apparizioni che sbucano dagli angoli più riposti degli spazi segreti del Teatro per raccontare in prima persona le vicende della Pergola, tra impresari, cantanti bizzose, macchinisti e sartine.

Il viaggio nel percorso museale arricchito da vere e proprie presenze teatrali. Misteriose apparizioni che sbucano dai più riposti angoli degli spazi segreti per raccontare in prima persona le vicende della Pergola, tra impresari, cantanti bizzose, macchinisti e sartine. Un’esperienza indimenticabile e coinvolgente.

La grande magia di un teatro non abita solo sul palcoscenico, nell’istante esatto in cui uno spettacolo si dà per il pubblico. Come un corpo biologico, il teatro vive in ogni momento soprattutto nei suoi spazi “segreti” e inaccessibili agli spettatori: nei laboratori, nei pressi della macchina scenica, nei sotterranei e nei depositi. Là dove ancora risuonano le voci dei tanti che hanno dedicato la loro vita a questa bruciante passione. Senza apparire sulle locandine, senza lasciar traccia di sé nei libri di storia.
In sua movenza è fermo, titolo che riprende il motto degli Accademici Immobili fondatori del teatro, è un viaggio affascinante nel cuore della macchina teatrale, in compagnia delle “ombre gentili” dei personaggi che nel corso dei tre secoli della sua storia hanno reso grande e immortale la Pergola. L’impresario Lanari, l’inventore Meucci, la soprano Barbieri Nini, il macchinista Canovetti e la sarta d i Eleonora Duse rivivono nell’interpretazione degli attori della Compagnia delle Seggiole raccontando ai fortunati visitatori le loro vicende a metà fra il sogno e la realtà. Il viaggio parte dal vicolo delle carrozze, antico accesso al palcoscenico, lungo il quale si aprono le nicchie che ospitavano le botteghe degli artigiani che erano di servizio alla brulicante vita del teatro, sarti, parrucchieri, calzolai che garantivano la messa e rimessa a punto e a modello di ogni accessorio necessario allo spettacolo. Da qui si giunge al pozzo e ai lavatoi dove si lavavano e tingevano le stoffe, e tra angusti passaggi e corridoi ecco la corte dove venivano forgiati i particolarissimi martelli da macchinisti, ancora in produzione fino a pochissimi anni fa. Il Saloncino, la Sala Oro e l’atrio delle colonne fanno da preludio alla visione più emozionante, quella che ogni artista passato dal Teatro della Pergola ammira e affronta al levarsi del sipario: il palcoscenico che i ncornicia una platea inaspettatamente pi&ug! rave; pi ccola rispetto allo spazio scenico. Qui è il l telefono acustico che Antonio Meucci, macchinista alla Pergola, ideò al riparo del sipario dipinto da Gaspare Martellini nel 1828, per portare silenziosamente la voce dal palcoscenico alla graticcia e ai ballatoi posti ad un’altezza tra i 14 e i 18 metri. Il sottopalco ospita infine la sezione museale del teatro occupata in gran parte dallo spettacolare meccanismo per il sollevamen! to della platea costruito da Cesare Canovetti nel 1857 e, per citare solo un altro prezioso oggetto in mostra, lo scranno costruito per Giuseppe Verdi nel 1847 in occasione dell’allestimento e della prima del Macbeth che proprio la Pergola ha avuto l’onore di ospitare.