Riapre la Biblioteca di Michelozzo

Museo di San Marco: domani riapre la Biblioteca di Michelozzo dopo 14 mesi di restauri.A oltre un anno dall’avvio dei lavori di restauro, riapre domani al pubblico la Biblioteca di Michelozzo, gioiello architettonico rinascimentale commissionato da Cosimo il Vecchio de’ Medici e realizzata all’inizio della seconda metà del XV secolo come parte integrante del complesso conventuale domenicano di San Marco, oggi inserita nel percorso storico-artistico e architettonico dell’omonimo museo.http://www.polomuseale.firenze.it/areastampa/files/54e6f152296445e814000029/S.%20Marco%20Biblio%20Michelozzo%201%20(4).JPG

L’intervento di restauro – diretto dal responsabile tecnico del Museo di San Marco, Claudia Gerola, e realizzato con fondi ministeriali per un totale di 150mila euro – ha riguardato in larghissima parte la pavimentazione che da anni presentava continui rigonfiamenti in zone diverse dell’ambiente; inoltre, precedenti parziali interventi di ripristino della funzionalità del pavimento per la fruibilità della sala avevano generato una situazione disomogenea molto evidente. Da qui la necessità di predisporre un progetto per il rifacimento della pavimentazione nell’intera sala con l’impiego di tecniche costruttive idonee all’eliminazione di tali problematiche.
“La Biblioteca di San Marco – ha detto il Soprintendente ad interim per il Polo Museale Fiorentino, Alessandra Marino – è uno di quegli spazi in cui si racchiude il senso stesso dell’Umanesimo: spazio raccolto e puro, segnato da una sequenza ritmica che costituisce quasi un paradigma dell’architettura prospettica; luogo deputato alla conservazione e allo studio, alla concentrazione e alla calma. La sua riapertura è un momento gioioso che nuovamente ci restituisce un luogo in cui gli interventi di adeguamento alle attuali esigenze di uso non hanno in alcun modo turbato il senso di sospensione e di magica bellezza che da sempre lo caratterizza”.
“Ritengo che l’intervento eseguito – ha aggiunto la Direttrice del Museo di San Marco, Magnolia Scudieri – per il Museo di San Marco rivesta una particolare importanza per aver cercato di coniugare le esigenze di moderna funzionalità di un ambiente espositivo con quelle storiche e conservative di un luogo monumentale, riuscendo a portare anche un accrescimento didattico alla fruizione”.

Gli studi preliminari
Convinti della necessità di dover creare un disegno analogo a quelli antichi ancora presenti che, rispettando la partitura spaziale dell’architettura, consentisse l’inserimento di giunti dilatatori senza un eccessivo impatto visivo, i responsabili del restauro avevano osservato all’interno del museo la presenza di diverse aree pavimentate a cotto con ghiere e festoni decorativi che interrompevano il disegno continuo della pavimentazione a spina, per esempio nei corridoi che interconnettono le celle dei frati ai percorsi principali o all’ingresso della Biblioteca, vere e proprie campiture che arrestano il disegno continuo dei mattoni posti a spina.
Il pavimento presente fino a un anno fa era in cotto posato a spina e risaliva probabilmente agli anni in cui fu risistemata la sala in occasione della grande mostra sul Beato Angelico avvenuta nel 1955. Preliminarmente al progetto di rifacimento è stato necessario effettuare uno studio sulle pavimentazioni antiche ancora presenti nel complesso di San Marco e in ambienti similari. Nell’Ottocento, secondo quanto mostrano alcune foto dell’archivio Alinari, la pavimentazione della Biblioteca si presentava “alla veneziana” con una campitura a riquadri che scandiva ogni campata e la Sala Greca, adiacente alla Biblioteca, propone ancora oggi una pavimentazione “alla veneziana”. Al momento della realizzazione di quella pavimentazione i grandi armadi situati agli angoli non furono rimossi. Una volta rimosso il cassetto alla base dell’armadio, si è rivelata la pavimentazione antecedente all’intervento ottocentesco: si tratta di mattoni in cotto posti a spina, per disegno e dimensioni del tutto simili a quelli presenti in diverse zone del complesso museale.

Il nuovo pavimento
Per il disegno della nuova pavimentazione sono state quindi riprese le misure delle mattonelle preesistenti, che si trovano dinanzi all’ingresso della Biblioteca, così come la disposizione. Anche le mattonelle che circondano le colonne riprendono il disegno del vano antistante la Biblioteca. Il progetto, elaborato da Claudia Gerola in collaborazione con la direzione del Museo, ha avuto l’approvazione della Soprintendenza per i beni architettonici di Palazzo Pitti.
Non è stato possibile utilizzare il cotto di recupero perché vincolati ad uno spessore molto ridotto, in alcuni punti solo 2 centimetri, per consentire il passaggio dei nuovi impianti. è stato scelto comunque materiale  realizzato a mano e cotto con tecniche tradizionali in forni a legna per raggiungere l’obiettivo di un armonioso inserimento nel contesto.

Gli altri interventi
Contemporaneamente al rifacimento della pavimentazione, si sono effettuati molti interventi di impiantistica, utilizzando al meglio la possibilità di agire sotto il pavimento e poter così attraversare l’ambiente in modo invisibile. In particolare si è provveduto alla realizzazione dell’impianto di condizionamento che vede la collocazione delle apparecchiature sotto e dietro le vetrine esistenti, riutilizzando tutte le componentistiche che erano state impiegate per l’ultima mostra realizzata nel museo nel 2013.
Si sono adeguati, inoltre, gli impianti di rilevazione incendi e gli impianti elettrici, provvedendo a liberare le pareti (per quanto possibile) da prese, condutture, forassiti, posizionando il tutto nelle vetrine.
Durante le lavorazioni si sono effettuati anche alcuni studi che aiuteranno a completare il quadro delle conoscenze di questo complesso, ancora per molti versi pieno di incognite, che è stato teatro di molteplici eventi che hanno fatto la storia della nostra città.
Nell’occasione sono anche state riaperte le finestre sul lato ovest della biblioteca, finora tamponate dal retro, che affacciano sul terrazzo, fiancheggiante l’ambiente, chiuso nel Settecento, che è attualmente in corso di restauro in vista di un ampliamento del percorso museale.
Contestualmente sono state apportate alcune modifiche all’allestimento per consentire una fruizione più completa dello splendido ambiente. È stata data maggiore valorizzazione alle due tavole dipinte da Zanobi Strozzi – la Scuola di San Tommaso d’Aquino e la Scuola del Beato Alberto Magno – con la possibilità di una lettura ravvicinata.
Sono stati creati punti informativi sulla storia della Biblioteca con pannelli e vetrine di informazione storica che introducono alla visita dell’ambiente e all’esposizione dei codici nelle teche, che in questa prima fase riguarda il fondo quattrocentesco del convento di San Marco.
In fondo alla Biblioteca è stato invece allestito un polo di documentazione sulla miniatura. Oltre alle teche dove si spiega la tecnica e si mostrano gli strumenti necessari per questa “arte”, è stato  collocato un touchscreen che consente l’esplorazione di tutte le carte dei codici miniati  dall’Angelico, conservati nel Museo, e di quelli realizzati per il convento di San Marco tra il 1444 e il 1454, a spese di Cosimo de’ Medici, con la partecipazione, per la scrittura, di fra’ Benedetto, fratello dell’Angelico, e per la miniatura di Filippo di Matteo Torelli e Zanobi Strozzi, uno dei suoi più stretti collaboratori e seguaci.

Festa del Beato Angelico

Festa del Beato Angelico: le iniziative del Museo di San Marco Riapre la Biblioteca di Michelozzo.

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In occasione della ricorrenza annuale della Festa del Beato Angelico, Patrono universale degli artisti (18 febbraio), nel Museo di San Marco sono in programma numerose iniziative che celebreranno, tra l’altro, anche la riapertura della Biblioteca di Michelozzo (prevista per il 20 febbraio) rimasta chiusa al pubblico per un anno per consentire i lavori di sistemazione del pavimento e di adeguamento degli impianti.
Il restauro della Biblioteca – che riaprirà al pubblico da sabato 21 febbraio – sarà presentato nei dettagli alla stampa venerdì 20 febbraio alle ore 12, durante un’apposita conferenza stampa. Vediamo il programma degli appuntamenti.

Le visite guidate (18, 19 e 20 febbraio)
Da mercoledì 18 a venerdì 20 febbraio, in occasione della ricorrenza annuale della Festa del Beato Angelico sono previste le consuete visite guidate, a cura del Personale del Museo, che quest’anno avranno come tema “Gli affreschi dell’Angelico a San Marco”. Le visite avranno il seguente orario: la prima alle ore 11 e la seconda alle ore 12.30; la visita delle 11 è prevista in italiano, la seconda potrà essere anche in lingua straniera (inglese o francese). Le visite guidate sono gratuite e incluse nel prezzo del biglietto d’ingresso. Il punto di ritrovo per i gruppi (massimo 25 persone) sarà nel Chiostro di Sant’Antonino, segnalato da apposito cartello. Per ulteriori informazioni si può telefonare, durante gli orari d’apertura del Museo, al numero 055-2388608 oppure spedire un’email all’indirizzo: museosanmarco@polomuseale.firenze.it.

La giornata della Festa (20 febbraio)
La Biblioteca di Michelozzo, parte integrante del Museo di San Marco, riapre in occasione della ricorrenza annuale della Festa del Beato Angelico, che quest’anno il Museo celebrerà non il 18 febbraio, data della ricorrenza, ma venerdì 20 febbraio, con un evento pomeridiano. Il programma della celebrazione prevede alle ore 16 una conferenza di Padre Michael Dunleavy  o.p. sulla liturgia domenicana. Alle ore 16.30 seguirà un breve intermezzo musicale (canto del Veni Creator) del coro Schola Cantorum e alle ore 16.45 la conferenza del Direttore del Museo di San Marco, Magnolia Scudieri, che avrà come argomento il Messale di San Domenico, ms. 558, miniato dal Beato Angelico per il Convento fiesolano. Alle ore 17.15 è previsto Sounds in the Silence, concerto del coro Schola  Cantorum, con  canti della liturgia domenicana, introdotti da Padre Michael Dunleavy  o. p. Al termine del concerto il pubblico presente potrà visitare il primo piano del Museo, con le celle affrescate dal Beato Angelico e la Sala Capitolare. Le conferenze e il concerto si terranno nella Biblioteca Monumentale, dove sarà esposto il fac-simile del ms. 558 (Messale di San Domenico), che il pubblico potrà sfogliare con l’assistenza degli addetti alla sorveglianza presenti. La partecipazione del pubblico all’evento è gratuita – per un numero massimo di 100 persone – ma è obbligatorio prenotarsi telefonando al Museo (055-2388608) oppure scrivendo un’email all’indirizzo museosanmarco@polomuseale.firenze.it.

Il Battistero

Il Battistero, a pianta ottagonale, interamente rivestito di lastre di marmo bianco e verde di Prato, sembra sia stato eretto sull’area di un suntuoso edificio del sec. I, con grande impiego di materiale marmoreo proveniente da rovine di monumenti romani. La sua struttura risalirebbe al IV- V sec., ma l’opera come ci appare oggi è stata compiuta fra l’XI ed il XIII sec. Fu temporaneamente destinato a cattedrale durante i lavori di ampliamento di S. Reparata, di cui era il fonte battesimale.
Di eccezionale interesse sono le tre porte in bronzo che si aprono su tre lati della costruzione.
La porta sud presenta formelle con figurazioni in rilievo di Andrea Pisano.
La porta nord ha i battenti ornati dalle storie della vita di Cristo di Lorenzo Ghiberti.
La porta est, detta da Michelangelo la porta del Paradiso, è il capolavoro pienamente rinascimentale del Ghiberti (con aiuti dei figli, Michelozzo, Benozzo Gozzoli fra gli altri). L’Arte dei Mercanti che, senza concorso, affidò al Ghiberti la realizzazione della porta, lasciò a quest’ultimo piena libertà di ispirazione, di tempo e di spesa.
L’interno presenta una cupola ogivale rivestita di mosaici di ispirazione bizantina. Le pareti sono rivestite di marmi bicolore.
Di Donatello e di Michelozzo è il quattrocentesco monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII.

SAN MINIATO al MONTE

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Dopo il Battistero e` una delle piu` alte testimonianze dell’architettura romanica fiorentina. Gia` esistente ai tempi di Carlomagno, fu ricostruita dal vescovo Ildebrando dopo il 1018 e completata anche nella parte decorativa solo al principio del sec. XIII.
La facciata, iniziata nel XII sec. e conclusa all’inizio del XIII, ha il tipico paramento fiorentino in marmo bianco e verde di Prato a scomparti geometrici. Nella parte inferiore presenta il classico ritmo di cinque arcate cieche nelle quali si aprono alternativamente i tre portali.
L’interno, in alcune parti restaurato ed alterato, e` diviso in tre navate da colonne alternate a pilastri polistili, che determinano cosi` tre campate di cui l’ultima con il presbiterio rialzato sulla cripta. I capitelli, alcuni dei quali provengono da monumenti romani, altri invece sono romanici, sono parte in marmo, parte in laterizio.
La navata centrale, con il tetto a travature scoperte, ha il pavimento diviso in riquadri decorati con intarsi marmorei.
In fondo alla navata, l’elegante Cappella del Crocifisso di Michelozzo (1448), con volta a botte smaltata ad opera di Luca della Robbia.
La Cappella del cardinale di Portogallo, a croce greca con volta a padiglione, fu costruita da Antonio Manetti, allievo del Brunelleschi. La volta e` rivestita da piastrelle che formano un motivo a dadi, ed e` decorata da tondi di terracotta di Luca della Robbia.
A destra della chiesa troviamo il Palazzo dei Vescovi, residenza estiva dei vescovi fiorentini fino al 1553, quando fu utilizzato come caserma dalle truppe spagnole di Cosimo I. Nel 1594 fu incorporato nel convento di S. Miniato.
Oltre il palazzo, la Fortezza realizzata in pochi mesi sotto la direzione di Michelangelo, e costruita stabilmente nel 1553 ad opera di Francesco da Sangallo.
Nel recinto della fortezza si trova il Cimitero monumentale, costruito da Nicolo` Matas nel 1854.