Tempo Reale presenta TRK. SOUND CLUB

Tempo Reale presenta TRK. SOUND CLUB

TRK. SOUND CLUB  presenta le violoncelliste Anthea Caddy e Judith Hamann. Dall’Australia la ricerca sonora delle due musiciste che sperimentano le proprietà acustiche dei loro strumenti in una pratica d’ascolto immersiva e di lunga durata. Venerdì 20 aprile alle ore 21.00 alla Galleria Frittelli di Firenze

TRK: un vero e proprio “sound club” che crea contesti informali e di ascolto immersivo, concerti in cui il pubblico entra in contatto diretto con i musicisti, interagisce con loro, scambia idee, scopre e ascolta nuova musica.
Protagonisti del club sono artisti sonori che mettono al centro della propria attività creativa la costruzione e la manipolazione di nuove sorgenti sonore, lo studio di possibilità performative inedite e l’adattamento delle proprie opere a spazi concertistici non convenzionali.

Il club curato da Tempo Reale, torna con il suo consueto appuntamento mensile dedicato alla scena internazionale di musica sperimentale venerdì 20 aprile, ore 21.00 alla Galleria Frittelli Arte Contemporanea, con le violoncelliste Anthea Caddy e Judith Hamann. Entrambe di origine australiana e specializzate nel repertorio contemporaneo e nell’improvvisazione, Caddy e Hamann portano avanti una ricerca sonora che esplora le proprietà acustiche dei loro strumenti attraverso l’amplificazione del suono, la sua diffusione nello spazio e una pratica d’ascolto immersiva e di lunga durata. Il concerto si dividerà in due parti: la prima ospiterà i partecipanti al workshop che le due musiciste terranno a Firenze il 18 e 19 aprile, sempre organizzato da Tempo Reale. Nella seconda parte, Caddy e Hamann presenteranno una nuova incarnazione del loro progetto con doppio violoncello amplificato e spazializzato nell’ambiente.

Ingresso € 5,00 info www.temporeale.it

Galleria Frittelli Arte Contemporanea

Via Val di Marina 15, Firenze

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Rodrigo Amarante al Festival delle Colline 2018

Rodrigo Amarante al Festival delle Colline 2018

Rodrigo Amaranto l’autore della sigla della celebre serie tv “Narcos” in concerto  alla Rocca di Carmignano di Prato mercoledì 25 luglio.

Ancora un nome di culto per il Festival delle Colline 2018, che mercoledì 25 luglio alla Rocca di Carmignano (Po) ospita il concerto di Rodrigo Amarante, compositore e poli-strumentista brasiliano, autore della cliccatissima “Tuyo”, sigla della serie “Narcos” che è solo l’ultimo capitolo di un artista che in venti anni ha prestato la propria chitarra agli iconici Los Hermanos, ha dato vita ai Little Boy insieme Fabrizio Moretti degli Strokes e a Binki Shapiro, ha fondato il supergruppo di samba Orquestra Imperial.

Rodrigo Amarante ha registrato, arrangiato e scritto musica con i nomi più importanti della musica brasiliana, da Gilberto Gil a Marisa Monte, ed è stato inserito dalla rivista  Rolling Stone tra i 100 migliori musicisti brasiliani di sempre.

Da solista ha dato alle stampe l’album “Cavalo” nel 2014, nel 2015 la canzone in spagnolo “Tuyo” (Tuo) usata come sigla di apertura per la serie Netflix “Narcos”. Rodrigo Amarante ha dichiarato di aver composto il brano pensando al tipo di musica che avrebbe potuto ascoltare la madre di Pablo Escobar mentre cresceva il figlio, futuro re del narcotraffico colombiano.

Tra le altre collaborazioni segnaliamo quelle con Tom Zé, Devendra Banhart, Marisa Monte, Adam Green, Adriana Calcanhotto..

I biglietti per questo imperdibile concerto (8 euro, posto unico) sono disponibili da oggi  nei punti www.boxofficetoscana.it/punti-vendita tel. 055.210804 e online su www.ticketone.it tel. 892.101.

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Le Vibrazioni alla Flog di Firenze

Le Vibrazioni alla Flog di Firenze

Le Vibrazioni, dopo la partecipazione al 68° Festival della Canzone Italiana di Sanremo e la pubblicazione del quinto album di inediti “V”  sono tornate ad esibirsi dal vivo con una serie di nuovi live nei principali club italiani e arriveranno giovedì 19 aprile all’Auditorium Flog di Firenze.

Sul palco, la band multiplatino salirà nella sua formazione originale: Francesco Sarcina alla voce e alla chitarra, Stefano Verderi alla chitarra e alla tastiera, Marco Castellani al basso e Alessandro Deidda alla batteria.
I nuovi concerti saranno l’occasione per ascoltare “Così sbagliato” (brano presentato a San Remo) e gli altri brani estratti da “V”, oltre ai grandi successi che hanno scalato le classifiche e fatto la storia del gruppo. Intanto “Così sbagliato”, ancora ai vertici dell’airplay radiofonico italiano, si arricchisce di sfumature inedite e di un’energia speciale: quella di Skin. La nuova potente versione di “Così sbagliato” (Artist First) realizzata dalla band milanese insieme alla regina inglese del rock è disponibile da qualche giorno in radio, in digital download e in streaming su tutte le piattaforme.

“V” si compone di 10 brani inediti – di cui Le Vibrazioni hanno seguito la produzione, in collaborazione con Davide Tagliapietra – che incrociano argomenti che spaziano dalla vita quotidiana alle relazioni, indagando su come il rapporto con gli altri serva a ricongiungersi con se stessi. Come nei precedenti lavori, il sound di “V” è quello che ha contraddistinto e reso unico il percorso musicale della band: le sonorità vibranti della chitarra, del basso e della batteria sono intense, malinconiche e forti al tempo stesso, registrate in presa diretta.

Giovedì 19 aprile 2018 – ore 21,15
Auditorium Flog – Via Michele Mercati, 24b – Firenze Biglietto posto unico: 20 euro – Prevendite Box Office Toscana www.boxofficetoscana.it
www.ticketone.it (tel. 892 101) – Info tel. 055.667566 – www.bitconcerti.it

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Disco della Settimana: Ben Harper & Charlie Musselwhite

Disco della Settimana: Ben Harper & Charlie Musselwhite

Ben Harper & Charlie Musselwhite tornano con un nuovo album dal titolo No Mercy in This Land. Il precedente album Get Up! del 2013, che entrò in classifica al No. 1 della  Billboard  Blues Album Chart, vinse il prestigioso Grammy Award nel 2014 come “Best Blues Album”.

Espressione musicale dell’amicizia tra i due, l’album non racconta solo le storie personali di Ben e Charlie, ma anche la storia americana fatta di sacrifici e sopravvivenza. “Con Charlie Musselwhite il blues del passato, quello del presente e quello del futuro entrano in collisione” afferma Ben sul suo amico e collaboratore. “E’ in grado di trasformare le note in emozioni, che sono straordinariamente familiari e nuove allo stesso tempo. E’ una leggenda vivente: il suono della sua fisarmonica dovrebbe essere inviata nello spazio ed utilizzata per cercare altre forme di vita!

E se Ben Harper non ha bisogno di presentazioni solo gli appassionati conoscono lo spessore di un personaggio come Charlie Musselwhite. 74 anni, armonicista e cantante, è un nome storico del blues bianco statunitense, ha suonato con John Lee Hooker, ma anche con B.B. King e altri mostri sacri del blues, la leggenda vuole che sia stato proprio lui a ispirare il personaggio di Dan Aykroyd nei Blues brothers. Musselwhite ha alle spalle una vita difficile, suo padre l’ha abbandonato da piccolo, sua madre è stata uccisa durante una rapina nel 2005 e lui ha dovuto combattere per anni con problemi di alcolismo.

Lavorare con Ben Harper sul palco e in studio, mi da le stesse emozioni che provavo lavorando a Chicago con le leggende del blues” dice Charlie. “Penso che sia vero dire che Ben ha reinventato il blues in modo straordinario: suonare con modernità, preservando quella sensazione tipica del blues. Sono onorato di partecipare a questo progetto.”

Ben e Charlie celebreranno  l’uscita  del nuovo album il 30 marzo 2018 e partiranno per un tour internazionale dal Fillmore di San Francisco, raggiungendo poi l’Europa. Il lungo tour mondiale toccherà l’Italia Lunedì 23 Aprile al Fabrique di Milano.

Così accoglie l’album Sentireascoltare:

Nonostante i Grammy Awards vinti e una produzione non sempre perfettamente a fuoco, Ben Harper è rimasto tutto sommato sul pezzo, nel senso che si coglie ancora in quello che fa e dice un certo attaccamento alla materia prima, ovvero la musica e in particolare il blues. Quest’ultimo è sempre stato il punto di partenza per un artista capace poi di rielaborare alla sua maniera le personali ispirazioni e che tuttora non esita un momento a mettere in mostra una filosofia di vita lineare e basale almeno quanto il blues stesso: Che cosa è il successo? «Continuare ad amare quello che fai». Qual è la formula magica per la longevità in un ambiente difficile come quello della discografia? «Avere abbastanza disciplina da non farsi intimidire dal silenzio o da un foglio bianco. Suonare live è meglio che non suonare live. Ascoltare solo le critiche che arrivano da persone di cui ti fidi». Consigli per i giovani musicisti? «Leggete tanto quanto scrivete. Leggete giornali, libri, biografie, narrativa. Non abbiate paura di far uscire troppo di voi stessi. Siate più onesti possibile». Dall’altra parte c’è un Charlie Musselwhite la cui armonica a bocca è diventata una leggenda a furia di incrociare la strada con altrettante leggende, da John Lee Hooker a Sonny Boy Williamson, da Muddy Waters a Howlin’ Wolf, fino a Paul Butterfield. Un musicista che dagli anni sessanta in poi non è stato solo un sideman di lusso, ma ha contribuito a definire il significato stesso della parola “blues” anche attraverso la sua produzione solista. No Mercy In This Land segue il Get Up! condiviso e pubblicato dai due nel 2013, e lo perfeziona – Harper sostiene, non a torto, di essere «sceso più in profondità» in questo disco e di essersi confrontato alla pari con i suoi «blues heroes» – con dieci brani alla cui scrittura Musselwhite non mette mano, limitandosi a scorticare le melodie con la sua spigolosissima armonica. Quel che riesce qui al chitarrista statunitense, invece, è di distanziarsi ancora di più dal suo riconoscibile stile – pur non rinnegandolo, ad esempio nell’introduttiva When I Go – per mettersi al servizio di un linguaggio tradizionale e con le sue regole. Emotive, prima che stilistiche. Il Nostro, insomma, passa idealmente da Chicago e la omaggia con ottimi blues elettrici come Bad Habits e Movin’ On, maneggia un soul atipico e sudista in episodi come Love And Trust, riscopre Muddy Waters e Buddy Guy grazie alle frizioni chitarristiche di The Bottle Wins Again, torna ai fasti di un Ray Charles prima maniera con le malinconie di When Love Is Not Enough, senza dimenticare il Delta del Mississippi di brani splendidi come la title track (in cui canta anche Musselwhite) e Trust You To Dig My Grave. No Mercy In This Land alla fine è un ottimo disco di blues che evita la maniera, appropriandosi dei fonemi e delle strutture di base del linguaggio senza portarsi dietro tutto il dizionario. Da questo punto di vista, Harper fa un gran lavoro, personalizza a dovere, confezionando dieci brani che sono tutto tranne che un esercizio di stile. E poi c’è la voce del Nostro a battezzare il suono, profondamente calata in un mood tagliato sui contenuti (e ben definito anche dai testi) e veicolo per un soul che non si compra un tanto al chilo nei mercatini dell’usato ma è innato. È forse questa “trasparenza” di fondo, questa aderenza a certi valori del blues che ci pare di cogliere nella scrittura, sommata alla grande esperienza di Musselwhite, l’aspetto che valorizza di più questo disco.

Questa la recensione su Ondarock:

Il blues racconta sempre una storia. E ogni strofa di quel blues ha un significato. (John Lee Hooker)

La storia di “No Mercy In This Land” inizia nella mente del veterano del blues, ormai scomparso, John Lee Hooker. Il leggendario musicista riteneva infatti che Ben Harper e Charlie Musselwhite fossero destinati a suonare insieme. Come prima tappa del suo “piano”, li porta quindi in studio a registrare il remake di “Burnin’ Hell”, finita poi nell’album “The Best Of Friends” di Hooker nel 1998. I due da quell’incontro rimangono amici, incrociando periodicamente le loro strade fino al 2013, quando si ritrovano a condividere ancora la sala di registrazione per l’album di coppia “Get Up!” (2013), rinforzando in tour il loro già saldo legame. Ad accomunare due musicisti distanti per tradizione e generazione è la passione mai sopita per il buon vecchio blues. Se Ben Harper, artista ormai affermatosi a livello internazionale, è partito da Claremont (California) dove i suoi nonni avevano fondato il Folk Music Center, Charlie è invece cresciuto in totale povertà a Memphis, patria del rockabilly e terra d’adozione di Elvis Presley. Tuttavia, ognuno di loro si è ritrovato, in epoche diverse, a trascorrere interi pomeriggi nei negozi di musica alla bramosa ricerca di vinili blues. Negli anni questa fede è rimasta una costante nella lunga carriera del superstite armonicista Charlie Musselwhite (classe 1944), talmente ligio al verbo da essere stato l’uomo che ha ispirato Dan Aykroyd per il personaggio di Elwood Blues dei Blues Brothers. Dal canto suo, Ben Harper ha invece lavorato per sottrazione, dapprima allargando i confini del blues verso la musica reggae, folk e funk, poi scoprendo se stesso in un viaggio a ritroso verso le radici del genere.”No Mercy In This Land” è quel tipo di disco che racconta storie di sofferenze e perseveranza, una catarsi ruggente dove le vicende personali di Ben e Charlie si incrociano, fino a mescolarsi, con quelle di milioni  di cittadini americani. Impossibile, infatti, non cogliere i riferimenti a Trump presenti nella title track, come altrettanto impossibile è non essere toccati dall’ultima strofa cantata direttamente da Musselwhite, dove esorcizza il dolore per l’abbandono del padre e la morte prematura della madre (“Father left us down here all alone/ My poor mother is under a stone”). Soltanto qualche nota d’organo si intromette nel formidabile connubio tra l’armonica di Musselwhite e la chitarra di Ben Harper, mentre altrove l’accompagnamento è dato dal piano e dalla sezione ritmica, che segue alla lettera lo struggente ululato del loro blues al chiaro di luna. Il passato dell’armonicista torna a galla inaspettatamente anche nei brani “The Bottle Wins Again” e “Bad Habits”, dove alla voce di Harper si mescolano gli sbalorditivi fraseggi dell’armonica di Musselwhite, capace persino di portare alla mente certe atmosfere tipiche del disinibito jazz di Charlie Parker.Nel corso del disco, a momenti più duri si mescolano altri più introspettivi, come nel caso del soul à-la Otis Redding di “When Love Is Not Enough” e della ballata per pianoforte di “Nothing At All”, che evoca la contemplazione di una notte solitaria. Grazie a questo espediente l’album di Musselwhite e Harper, che sulla carta potrebbe risultare un disco “passatista” e prevedibile, riesce nell’impresa di tenere sempre viva l’attenzione dell’ascoltatore, attraverso febbrili brani di blues rock come “Found The One”, accuratamente collocata a metà dell’opera, e l’energica opening track di “When I Go”.
Insomma, se vale la regola che il blues racconta sempre una storia – come sosteneva il buon John Lee Hooker – si può dire che il duo riesca ancora a trovare le parole giuste per farlo, seppur senza rocamboleschi cambi di abito e di scena.

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Amici della Musica presenta Ton Koopman, clavicembalo – Tini Mathot clavicembalo

Amici della Musica presenta Ton  Koopman, clavicembalo – Tini Mathot clavicembalo

Nuovo appuntamento per Amici della Musica Firenze, lunedì 16 aprile al Saloncino del Teatro della Pergola di Firenze con il clavicembalo dell’olandese Ton Koopman

Ton Koopman ha avuto un’educazione classica e ha studiato organo, clavicembalo e musicologia ad Amsterdam, ricevendo il “Prix d’Excellence” sia per l’organo che per il clavicembalo. Attratto dagli strumenti antichi e dalla prassi filologica, ha da subito concentrato i suoi studi sulla musica barocca, con particolare attenzione a J.S. Bach, ed è presto diventato una figura di riferimento nel movimento dell’interpretazione antica. Si è esibito nelle più importanti sale da concerto e nei più prestigiosi festival, avendo l’opportunità di suonare sui più raffinati e preziosi strumenti antichi esistenti in Europa.

Con un ampio repertorio, tra il primo Barocco e il tardo Classicisimo, ABO&C si è esibito al Théatre des Champs-Elysées e Salle Pleyel di Parigi, al Barbican e alla Royal Albert Hall di Londra, al Musikverein e alla Konzerthaus di Vienna, Philharmonie di Berlino, Lincoln Center e Carnegie Hall di New York, Suntory Hall di Tokyo, Concertgebouw di Amsterdam, così come a Bruxelles, Milano, Madrid, Roma, Salisburgo, Copenhagen, Lisbona, Monaco, Atene e molte altre città.
Ton Koopman svolge un’intensa attività come direttore ospite e ha lavorato con le principali orchestre del mondo tra le quali spiccano Berliner Philharmoniker, Munchener Philharmoniker, New York Philharmonic, Boston Symphony, Chicago Symphony, Royal Concertgebouw Amsterdam, Orchester des Bayerischen Rundfunks, Tonhalle Orchester di Zurigo, Wiener Symphoniker, Orchestre Philharmonique de Radio France, DSO Berlin, San Francisco Symphony e Cleveland Orchestra.

Tra i progetti più ambiziosi figurano l’esecuzione e la registrazione delle Cantate di Bach. Un imponente lavoro di ricerca durato dieci anni, per il quale ha ricevuto il Deutsche Schallplattenpreis Echo Klassik, il premio Hector Berlioz e il BBC Award oltre alle nomination sia per il Grammy Award (USA) che per il Gramophone Award (UK).

Programma per il concerto di lunedì 16 aprile al saloncino della Pergola (ore 21.00)

F. COUPERIN: Sonata ‘L’Impériale’ in re minore (due clavicembali)
F. COUPERIN: Ciaccona in re maggiore (due clavicembali)
BRUNA: Tiento sobre la letanía de la Virgen in sol minore (Ton Koopman, clavicembalo)
MOZART: Sonata in re maggiore KV 381 (due clavicembali)
MOZART: Fuga in do minore KV 426 (due clavicembali)
L. COUPERIN: Ciaccona in do maggiore (Ton Koopman, clavicembalo)
SOLER: Concerto in la minore (due clavicembali)
BACH: Cinque contrappunti da ‘L’Arte della Fuga’ BWV 1080 (due clavicembali)
d’ANGLEBERT: Seconda Suite in sol minore (Tini Mathot, clavicembalo)
BACH: Preludio e Fuga in do maggiore BWV 547 (due clavicembali)

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