Il Comune di Massarosa impone verifiche sui terreni potenzialmente tossici

Il Comune di Massarosa impone verifiche sui terreni potenzialmente tossici

Il Comune di Massarosa impone verifiche sui terreni potenzialmente tossici coinvolti nell’indagine sull’attività della ‘Ndrangheta in Toscana.

Con un’ordinanza il Comune di Massarosa (Lucca) ha imposto verifiche e anche la rimozione dei rifiuti sui terreni potenzialmente tossici del cantiere in località Pioppogatto. La zona è al centro dell’inchiesta sui fanghi tossici condotta dalla Dda di Firenze.

A rendere nota l’imposizione delle verifiche è lo stesso Comune di Massarosa. Il provvedimento fa seguito alle comunicazioni di Arpat all’amministrazione sui risultati delle analisi “eseguite su campioni di terreno prelevati nel cantiere in via Duccini a Pioppogatto. Si tratta di controlli effettuati in data 27/02/2019 e 08/03/2019. I campionamenti sono stati eseguiti su due cumuli di materiale proveniente dall’impianto di lavorazione inerti, stoccaggio e trattamento rifiuti inerti della società Lerose srl di Pontedera destinato alla realizzazione del riempimento del cantiere in corso di esecuzione. Avendo gli esiti delle analisi rilevato valori analitici diversi per la maggior parte dei parametri analizzati riportati sulle certificazioni fornite il sindaco Alberto Coluccini dopo confronto con l’Arpat ha firmato un’ordinanza con la quale obbliga i privati proprietari dei terreni, responsabili del cantiere e proprietari della ditta fornitrice dei materiali di riempimento a fornire le informazioni necessarie e la documentazione attestante il destino dei cumuli identificati, durante le verifiche citate nella nota Arpat e a provvedere a definire le aree in cui sono stati depositati i materiali relativi a tutti i 165 conferimenti riconducibili alla ditta Lerose srl producendo documentazione cartacea comprovante tale definizione e provvedendo a delimitarla sul posto con apposita segnaletica entro 15 giorni”.

Il Sindaco del Comune di Massarosa ha commentato la vicenda: “Massima attenzione: rassicuro tutti i cittadini garantendo loro massimo impegno da parte mia e dell’amministrazione. Verranno intraprese tutte le azioni utili e necessarie, in tutte le sedi, senza tralasciare niente né fare sconti a nessuno”.

I destinatari dell’ordinanza “dovranno anche provvedere ad attuare un adeguato piano di investigazione preliminare per accertare la natura e la potenziale contaminazione dei materiali che sono andati a costituire il rilevato dell’area, analisi da effettuare insieme ad Arpat concordando l’inizio e le modalità delle operazioni di campionamento. Nell’ordinanza inoltre si chiede di provvedere a comunicare le risultanze dei rilievi eseguiti in contraddittorio con Arpat, a indicare la quantità, tipologia e localizzazione dei rifiuti presenti e di provvedere a smaltire i terreni risultati non conformi che dovranno essere allontanati come rifiuto ai sensi art. 192 D.Lgs.152/06 entro i successivi 30 giorni. Una volta terminate le operazioni di valutazione e di rimozione di eventuali rifiuti, l’amministrazione comunale valuterà in accordo con Arpat la necessità di attivare ulteriori procedimenti”.

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“Le persone hanno paura a cucinare, a farsi la doccia: dove sono sepolti i rifiuti tossici?”, assemblea No Keu

“Le persone hanno paura a cucinare, a farsi la doccia: dove sono sepolti i rifiuti tossici?”, assemblea No Keu

“Vogliamo sapere dove sono stati sepolti i rifiuti tossici e che siano attuate analisi e bonifiche ambientali”: assemblea no Keu

Dopo l’inchiesta della Dda sul traffico illecito di rifiuti tossici nel conciario si è costituita l’assemblea permanente No Keu, formata da residenti e da comitati cittadini. “Siamo rimasti sconvolti dai risultati e dalle ricadute per chi vive vicino al famigerato V lotto della variante 429 perché alcuni di questi abitanti non hanno l’allaccio all’acquedotto quindi utilizzano i pozzi privati: l’allarme è doppio”, spiega Samuela Marconcini dell’assemblea permanente No Keu.
Ieri sono stati resi noti i risultati delle analisi Arpat sui primi 14 pozzi della zona che hanno dato esito positivo. Non risultano contaminazioni da keu in quanto non sono state rilevate tracce di cromo e antimonio. Arpat ha messo a disposizione un numero verde per i residenti che vogliono fare analizzare i propri pozzi: 800 800 400, attivo tutte le mattine dal lunedì al venerdì con orario 9,00 – 13,00 e il pomeriggio, dal lunedì al giovedì, con orario 14,00 – 18,00. “Ero con i residenti appena abbiamo ricevuto i risultati, c’è stato un respiro di sollievo brevissimo. Le persone hanno paura a cucinare, a farsi la doccia, ad annaffiare persino a comprare le verdure: non sappiamo dove sono stati sepolti i rifiuti tossici conteneneti anche cromo esavalente che è una sostanza tossica”, continua Marconcini dell’assemblea permanente no Keu. “Alcuni residenti stanno portando avanti delle analisi autonome dei pozzi ma i risultati ancora non sono disponibili”.
L’assemblea no Keu ha consegnato una lettera ai sindaci del territorio: “Chiediamo di sapere esattamente dove sono stati sepolti i rifiuti tossici, quale tipo di bonifica si intende effettuare, con quali tempi, quando sarà realizzato l’acquedotto e quindi l’allaccio per i residenti che ne sono sprovvisti ma soprattutto chiediamo di sapere quali controlli sono stati realizzati fino a questo momento nel distretto del cuoio”
Sentiamo Samuela Marconcini, assemblea No Keu ai microfoni di Monica Pelliccia

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‘Ndrangheta in Toscana: potenziare controlli e bonifiche, Wwf

‘Ndrangheta in Toscana: potenziare controlli e bonifiche, Wwf

Una nota del Wwf in merito all’inchiesta della Dda fiorentina sul presunto smaltimento abusivo di circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati lungo la statale 429 relativa all’inchiesta sull’Ndrangheta in Toscana

“Se quanto in indagine fosse confermato, si tratterebbe di un evento del tutto assimilabile alla tragicamente famosa ‘Terra dei Fuochi’, oltretutto con infiltrazioni della ‘ndrangheta che lasciano presupporre una stretta connessione con questa famigerata organizzazione criminale”.

Così in una nota il Wwf in merito all’inchiesta della Dda fiorentina sul presunto smaltimento abusivo di circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati e sotterrati lungo la strada regionale 429, nonché dei presunti intrecci tra imprenditoria, politica ed ecomafie.

Per l’associazione ambientalista “è più che mai necessario che la politica non solo prenda ovviamente le distanze da questo sistema, ma che metta in pratica tutto quanto si renda necessario per la tutela e la bonifica di siti ambientali compromessi e per la corretta e completa gestione del ciclo di trattamento dei rifiuti, in primis quelli speciali. E’ altresì fondamentale potenziare, sia dal punto di vista delle risorse economiche che umane, l’Arpat (che, negli ultimi anni, è stato spesso messo in discussione); redigere un nuovo piano regionale dei rifiuti, uscendo dalla logica emergenziale e di deroghe degli impianti attuali, un piano che, va da sé, escluda del tutto il ricorso agli inceneritori (importanti, in questo senso, le recenti dichiarazioni dell’assessore Monni). Per concludere, anche le vicende giudiziarie di questi giorni devono quindi essere di monito e di stimolo affinchè la Regione metta ordine all’intero sistema di gestione dei rifiuti”.

Ieri è stato comunicato il risultato del controllo dei primi 14 pozzi che si trovano nei pressi del 5° lotto della SR 429 ha dato esito positivo: non risultano contaminazioni da keu in quanto non sono state rilevate tracce di cromo e antimonio. Lo comunicano Regione ed Arpat, sulla base delle prime analisi effettuate nell’ambito della campagna di monitoraggio e controllo delle acque di pozzi presenti lungo il tratto della 429, area soggetta alle indagini della DDA di Firenze, e per la quale è stato attivato il numero verde 800 800 400.

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Usura con tassi fino al 66%, un arresto a Firenze

Usura con tassi fino al 66%, un arresto a Firenze

Un uomo originario Calabria, considerato contiguo ‘Ndrangheta, è stato arrestato per usura ed estorsione

Estorsione e usura aggravati dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore toscano: con queste accuse i militari del comando provinciale della guardia di finanza di Firenze hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di origini calabresi, ritenuto contiguo alla ‘ndrina Bellocco di San Ferdinando (Reggio Calabria).

L’attività investigativa, diretta da Eligio Paolini della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, ha fatto emergere da parte dell’uomo condotte estorsive nei confronti di un imprenditore toscano del tessile e della figlia. In seguito a un prestito iniziale di alcune migliaia di euro, la pretesa restitutoria, a fronte di difficoltà economiche dell’imprenditore, aveva fatto lievitare la somma da restituire a diverse decine di migliaia di euro, con interessi che si erano andati ad attestare intorno a un valore annuo del 66%. Le molteplici gravi minacce per ottenere il pagamento delle somme richieste avevano generato nell’imprenditore un forte timore per l’incolumità propria e di sua figlia. L’imprenditore si era così visto costretto anche a far acquistare alla figlia, attraverso un finanziamento personale, un’auto di pregio del valore di oltre 30mila euro, entrata di fatto nella disponibilità dell’usuraio.

I fatti al centro delle indagini riguardano il periodo che va da gennaio 2016 al novembre del 2018. Secondo quanto emerso dalle indagini l’arrestato avrebbe più volte minacciato l’imprenditore, dal quale sarebbe arrivato a pretendere la restituzione di una somma di circa 80mila euro, da pagare con rate di 2.200 euro al mese, a fronte di un prestito iniziale di 15 mila euro. Tra le minacce nei confronti dell’imprenditore, residente in provincia di Siena, quella di rompergli le gambe, di portarlo nel Sud Italia per farlo uccidere e quella di fare del male ai suoi parenti, in particolare ai nipoti.

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Usura con tassi fino al 66%, un arresto a Firenze

Usura con tassi fino al 66%, un arresto a Firenze

Un uomo originario Calabria, considerato contiguo ‘Ndrangheta, è stato arrestato per usura ed estorsione

Estorsione e usura aggravati dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore toscano: con queste accuse i militari del comando provinciale della guardia di finanza di Firenze hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di origini calabresi, ritenuto contiguo alla ‘ndrina Bellocco di San Ferdinando (Reggio Calabria).

L’attività investigativa, diretta da Eligio Paolini della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, ha fatto emergere da parte dell’uomo condotte estorsive nei confronti di un imprenditore toscano del tessile e della figlia. In seguito a un prestito iniziale di alcune migliaia di euro, la pretesa restitutoria, a fronte di difficoltà economiche dell’imprenditore, aveva fatto lievitare la somma da restituire a diverse decine di migliaia di euro, con interessi che si erano andati ad attestare intorno a un valore annuo del 66%. Le molteplici gravi minacce per ottenere il pagamento delle somme richieste avevano generato nell’imprenditore un forte timore per l’incolumità propria e di sua figlia. L’imprenditore si era così visto costretto anche a far acquistare alla figlia, attraverso un finanziamento personale, un’auto di pregio del valore di oltre 30mila euro, entrata di fatto nella disponibilità dell’usuraio.

I fatti al centro delle indagini riguardano il periodo che va da gennaio 2016 al novembre del 2018. Secondo quanto emerso dalle indagini l’arrestato avrebbe più volte minacciato l’imprenditore, dal quale sarebbe arrivato a pretendere la restituzione di una somma di circa 80mila euro, da pagare con rate di 2.200 euro al mese, a fronte di un prestito iniziale di 15 mila euro. Tra le minacce nei confronti dell’imprenditore, residente in provincia di Siena, quella di rompergli le gambe, di portarlo nel Sud Italia per farlo uccidere e quella di fare del male ai suoi parenti, in particolare ai nipoti.

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