Morto Robert Mundell, premio Nobel per l’economia nel 1999

Morto Robert Mundell, premio Nobel per l’economia nel 1999

Morto nella sua casa di Monteriggioni Robert Mundell, premio Nobel per l’economia e considerato il padre dell’euro.

Il premio Nobel per l’Economia Robert Mundell, 88 anni, è morto ieri, domenica 4 aprile, nella sua villa San Colomba, in una frazione di Monteriggioni, provincia di Siena.

A rendere noto il decesso, avvenuto per cause naturali il giorno di Pasqua, è Brian Domitrovic, giornalista di Forbes che proprio sulla rivista ha dato la notizia. Domitrovic scrive: “Ho passato tutto il fine settimana a pensare a Bob Mundell. Era un’impossibile amalgama di genio teorico, lucidità algebrica e soprattutto geometrica, sensibilità culturale e influenza pratica incommensurabile”.

Alla fine degli anni ’70 si era trasferito in Italia dove risiedeva stabilmente. Aveva scelto la Toscana e in particolare le colline senesi come suo rifugio.

Nel 1999 gli fu assegnato il premio Nobel per l’economia per ”le sue analisi della politica monetaria e fiscale nell’ambito di diversi regimi di tasso di cambio e la sua analisi delle zone ottimali di cambio”. Il suo pensiero ha dato un contributo fondamentale alla nascita dell’Euro, ma la sua tesi pratica era che le condizioni ottimali per una fusione delle valute in Europa non esistevano. In quelle discussioni dunque veniva annoverato tra gli “euroscettici”.

Docente di economia alla Columbia University di New York, Mundell ha iniziato i suoi studi al Massachusetts Institute of Tecnology (MIT), dove ha conseguito il dottorato di ricerca nel 1956, per poi passare alla London School of Economics.

Oltre alla carriera accademica, nel 1961 Mundell e’ entrato nello staff del Fondo Monetario Internazionale. Nella sua carriera, il nuovo premio Nobel ha lavorato anche per le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, la Commissione Europea, la Federal Reserve, il dipartimento al Tesoro Usa, il governo canadese e molti altri Stati europei e sudamericani. Autore di numerosi testi sulle teorie economiche internazionali, Mundell ha preparato uno dei primi studi per la moneta unica europea ed e’ considerato il padre della teoria delle aree monetarie ottimali.

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Il modello di vaccinazione europeo è fallimentare, secondo Krugman

Il modello di vaccinazione europeo è fallimentare, secondo Krugman

L’economista Paul Krugman ha pubblicato una riflessione sulla diversa propensione al rischio tra i legislatori europei e quelli statunitensi e le sue conseguenze nella gestione della vaccinazione.

In un editoriale pubblicato oggi sul New York Times, Paul Krugman, economista e premio Nobel per l’economia, offre un’analisi comparativa sul modello legislativo europeo e quello statunitense in merito alla gestione dell’acquisto e distribuzione dei vaccini.

La principale differenza tra la legislazione nei Paesi europei e negli Stati Uniti è che in Europa si usa un approccio cautelare: non si procede finché non si è raggiunto un accettabile grado di garanzia che i benefici superino i danni. Negli Stati Uniti, semplificando, si agisce liberamente fino a che non viene dimostrato che i danni superano i benefici. Questo grado di propensione al rischio garantisce agli Stati Uniti minori controlli e maggiore rapidità di esecuzione – esponendoli anche a rischi enormi – e all’Unione Europea maggiore sicurezza ma una limitatissima velocità di azione e soprattutto di reazione.

Non è un caso che Krugman abbia vinto il Nobel. Infatti, prima di esporre le criticità del sistema europeo, nel suo editoriale ne elogia i meriti e i punti di forza rispetto agli Stati Uniti nella capacità di offrire copertura sanitaria a tutta la popolazione a un costo inferiore e nella maggiore aspettativa di vita dei cittadini europei.

Tuttavia, la legislazione europea nella gestione dei vaccini ha rappresentato un ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo primario: il ritorno alla normalità. In proporzione, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno somministrato tre volte tanto le dosi di Germania e Francia.

La cattiva gestione dell’approvvigionamento di vaccini e i conseguenti ritardi nelle somministrazioni significano migliaia di morti evitabili. Questo modello gestionale, secondo Krugman, è frutto della natura intrinseca nelle istituzioni e nella burocrazia europee. Sempre secondo Krugman, questa è la stessa ragione che ha comportato per l’Unione Europea delle conseguenze sproporzionate alla crisi economica di dieci anni fa, con l’adozione di una politica macroeconomica di austerity.

Nella stipulazione dei contratti con le cause farmaceutiche, l’Unione Europea ha dato la priorità all’ottenimento di un accordo economico favorevole però compromettendo la velocità di accesso alle dosi di vaccino. L’Unione Europea si è contraddistinta dal Regno Unito e dagli Stati Uniti anche nell’estremo controllo che ha esercitato attraverso l’EMA per assicurarsi che i vaccini sui quali ha investito fossero sicuri.

Tutto questo ha esposto l’Unione Europea ad altri rischi che si sono rivelati peggiori. L’intensificarsi dei contagi mentre la fascia più esposta non era ancora stata vaccinata ha portato a numerosi decessi giornalieri in tutti gli Stati Membri e alle conseguenti restrizioni e lockdown che hanno comportato ulteriori danni alle economie nazionali.

Krugman contrappone il modello europeo a quello statunitense, dove l’approccio rilassato nei confronti delle aziende e dei loro profitti ha portato ad accordi economicamente favorevoli per le case farmaceutiche in favore di una rapida fornitura di vaccini che permettesse agli Stati Uniti di tornare al più presto alla normalità, con i conseguenti benefici per l’economia nazionale.

I ritardi dell’Unione Europea sono dovuti anche all’encomiabile desiderio di offrire una risposta comunitaria alla crisi sanitaria. Per non lasciare indietro i Paesi Membri economicamente più svantaggiati, l’Unione europea ha stipulato gli accordi presentandosi alle aziende farmaceutiche come un unico ente dotato di enorme potere contrattuale. Tuttavia, il grosso limite dell’Unione Europea rimane quello di non avere un governo centrale, ma un governo costituito da 27 governi differenti, ognuno con le la propria autorità.

Quest’ultimo problema si è palesato anche recentemente, nella decisione autonoma da parte dei governi e degli enti del farmaco nazionali di interrompere la somministrazione del vaccino AstraZeneca, nonostante fosse stato approvato da EMA.

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