IL GRANDE DITTATORE al cinema Odeon

Venerdì 8 Gennaio (ore 21) Odeon Firenze, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, presenta in anteprima nazionale, la versione restaurata di uno dei film più importanti e coraggiosi della storia del cinema, IL GRANDE DITTATORE (1940) di Charlie Chaplin.


“Mentre ero a metà del Dittatore cominciai a ricevere allarmanti comunicazioni da parte della United Artists. L’ufficio Hays li aveva avvertiti che stavo per cacciarmi nei guai. Anche quelli della sede inglese erano molto preoccupati all’idea di un film antihitleriano e dubitavano che lo si potesse proiettare in Gran Bretagna. Ma io ero deciso a tirare avanti, perché Hitler doveva essere messo alla berlina. Se avessi conosciuto gli orrori dei campi di concentramento tedeschi non avrei potuto fare Il Dittatore; non avrei certo potuto prendermi gioco della follia omicida dei nazisti. Ma ero ben deciso a mettere in ridicolo le loro mistiche scemenze sulla purezza del sangue e della razza. [...] Altre lettere preoccupatissime mi furono spedite dall’ufficio di New York, per implorarmi di non fare il film, dichiarando che non sarebbe mai stato proiettato né in Inghilterra né in America. Ma io ero deciso a portarlo a termine, avessi anche dovuto noleggiare personalmente le sale da proiezione” (Charlie Chaplin).

Dal film: “L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotto a passo d’oca a far le cose più abiette.
Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’abilità ci ha resi duri e cattivi.
Pensiamo troppo e sentiamo poco.
Più che macchinari, ci serve umanità.
Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza”.

THE GREAT DICTATOR | IL GRANDE DITTATORE (USA, 1940, 126′) – Un film di Charlie Chaplin – Versione restaurata originale con sottotitoli in italiano
Venerdì 8 Gennaio ore 21
Cinema Odeon | Piazza Strozzi | Firenze

Florence Queer Festival

La 50 giorni di cinema internazionale di Firenze continua con il Florence Queer Festival,QUEER CULTURE E CINEMA A TEMATICA LGBT da domani 11 al 17 novembre.

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Trenta titoli in programma che indagano sul tema dell’uguaglianza e dignità delle persone LGBT, oltre ai premi dedicati al miglior film e al miglior documentario ed al concorso per corti Videoqueer.
Tra gli ospiti il regista Daniele Sartori che presenta Principe Maurice: tribute, un film nel quale l’icona della nightlife degli anni ‘90, si racconta in una versione inedita e originale. In anteprima europea Seed money: the Chuck Holmes Story, il documentario di Michael Stabile sul creatore dei leggendari Falcon Studios e sul rapporto tra il mondo del porno e il movimento per i diritti dei gay. In cartellone sono in programma film e documentari in anteprima nazionale tra cui Mamis, il documentario di Virginia Fuentes sull’omosessualità femminile a Cuba, Das Floss! di Julia C. Kaiser oltre a La donna pipistrello di Matteo Tortora e Francesco Belais, videointervista dedicata a una delle prime transessuali italiane, la Romanina.
La tredicesima edizione del festival, che propone accanto ai film eventi collaterali legati all’arte, al teatro e alla letteratura, è diretta da Bruno Casini e Roberta Vannucci.

 

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Tutti nello stesso piatto

Tutti nello stesso piatto al cinema Odeon dal 6 al 8 marzo. TUTTI NELLO STESSO PIATTO – Tour Toscana è un rassegna di film, documentari e corti di animazione sul cibo e la sostenibilità alimentare promossa dal circuito dei G.A.S. (Gruppi d’acquisto solidali fiorentini) in collaborazione con il festival internazionale “Tutti nello stesso piatto” di Trento. La rassegna, arrivata alla seconda edizione, è un’occasione di incontro con il cinema e la cultura di Europa, Asia, Africa e America Latina, con i loro cineasti e protagonisti, attraverso i temi del cibo, della biodiversità, della sovranità alimentare, dell’ambiente.

Il flusso di coscienza tra consumatore e cibo, il mostrare, il documentare, il raccontare il processo di produzione che sta dietro quello che mettiamo nel nostro piatto è, oggi più che mai, un atto culturale.

C’è un legame tra quello che accade in Asia, Africa, America Latina e le nostre abitudini e scelte alimentari. Con Tutti nello stesso piatto si vuole far luce su questo legame, offrendo all’attenzione del pubblico film e documentari che raccontano il funzionamento delle produzioni agroalimentari e della pescicoltura – ma anche quello delle filiere del commercio equo – e le loro ripercussioni sull’ambiente e sulla società. L’agricoltura mondiale è tornata alla ribalta sui media nazionali e internazionali. Il motivo è stato il rialzo esponenziale del prezzo delle materie prime agricole e del conseguente aumento del costo dei generi alimentari. Opinionisti ed economisti si sono interrogati sulle molteplici cause di questo aumento dei prezzi, sollevando un polverone dal quale emergono a fatica cause vere e presunte. Circa un miliardo di persone nel mondo è denutrito. Un altro miliardo è obeso. Quasi la metà della popolazione mondiale vive quotidianamente il problema di un’alimentazione insufficiente. L’altra metà soffre dei problemi tipici legati ad un’alimentazione sovrabbondante e alle disfunzioni che ne derivano: diabete, eccesso di peso, problemi cardiocircolatori. Questo stato di cose è l’inevitabile corollario di un sistema che consente solo a un ristretto gruppo di multinazionali di trarre profitto dall’intera catena alimentare mondiale. In una fase storica in cui assistiamo all’aumento dei prezzi di tutti i prodotti di base, anche nei paesi occidentali, conoscere e comprendere le politiche alimentari mondiali significa confrontarsi con i temi della globalizzazione e della giustizia sociale, ma significa soprattutto capire quali strategie produttori e consumatori possono mettere in atto per proteggere la propria salute e tutelare l’ambiente. Cambiare si può, anche andando al cinema. Questo è l’impegno del Festival: ristabilire il flusso di conoscenza tra consumatore e cibo. Il mostrare, il documentare, il raccontare il processo di produzione che sta dietro il cibo è – oggi più che mai – un atto culturale. E’ qui che risiede l’urgenza di Tutti nello stesso piatto.

PROGRAMMA:

VENERDI’ 6 MARZO

Ore 16: LUCCIOLE PER LANTERNE(versione inglese con sott. in italiano) a seguire TOSCANA MEZZADRA (versione italiana)

Ore 18.30: Aperitivo a cura de “Il pranzo di Babette” (Sala Specchi, euro 5) a seguire presentazione del festival a cura dei G.A.S. Fiorentini

Ore 20.00: Inaugurazione della rassegna a cura dei G.A.S. Fiorentini che danno il benvenuto e presentano la rassegna

Ore 20.30: L’INCUBO DI DARWIN (versione inglese con sott. italiano)

Ore 22.30: SHADY CHOCOLATE a seguire UP IN A SMOKE (versioni inglese con sott. italiano)

SABATO 7 MARZO

Ore 15: Premiazione corti del concorso “Filiera corti 2015″

Ore 16.30: GMO-OGM (versione inglese con sott. italiano)

Ore 20.30: TIGERS (versione inglese con sott. italiano)

Ore 22.30: RESISTENZA NATURALE (versione italiana con sott. inglese)

DOMENICA 8 MARZO

Ore 16: LA COSECHA – THE HARVEST (versione inglese con sott. italiano)

Ore 18: SOLAR MAMA a seguire DAUGHTERS OF NIGER (versioni inglese con sott. italiano)

Ore 20.30: IN GRAZIA DI DIO (versione italiana)

I FILM DEL FESTIVAL:

TIGERS – Prima nazionale (Pakistan, 2014, 100′) di Danis Tanovic: Ayako è giovane, sposato da poco e si guadagna da vivere vendendo medicine locali. Siccome il mercato in Pakistan è dominato dai prodotti di marca occidentale, i suoi affari sono molto fiorenti. Così Ayan tenta la fortuna con la multinazionale Lasta. Ma quando scopre gli effetti collaterali del latte in polvere che sta commerciando, il giovane sfida il sistema e i poteri che ci sono dietro. Un dramma, ispirato a una storia vera, del regista Premio Oscar Danis Tanovic, presentato al Festival di Toronto 2014.

LUCCIOLE PER LANTERNE (Italia, 2013, 42′) di Stefano e Mario Martone
Oggi sulla Patagonia cilena incombe il progetto “HydroAysen”, che prevede la costruzione di cinque grandi dighe sui fiumi Pascua e Baker, nella regione di Aysen. Muovendosi tra passato e presente, il documentario ricostruisce questi avvenimenti attraverso le lotte di donne che provano a resistere al gigante idroelettrico che sta per calpestare le loro terre, imponendo un’idea di progresso che a loro non appartiene. Un documentario che ben evidenzia lo sfruttamento capitalistico predatorio operato dalle multinazionali in Cile.

TOSCANA MEZZADRA (Italia, 2010, 60′) di Massimo Bani: Con formidabile capacità oratoria, Pietro Pinto, Ivo e Luigina descrivono la schiavitù della vita sotto il padrone, le lotte per l’emancipazione, l’abbandono della campagna, la speranza di un ritorno. Sono ricordi e ferite brucianti di una generazione che ha vissuto l’era del tardo feudalesimo terriero, come quella del neocolonialismo tecnicistico/mediatico-virtuale. Una testimonianza di una cultura per secoli granitica e di colpo frantumata dalle brame ipnotiche del progresso.

L’INCUBO DI DARWIN (Austria, 2004, 110′) di Hubert Sauper: Durante gli anni Sessanta, nel cuore dell’Africa, nel Lago Vittoria, fu introdotta artificialmente una nuova specie di pesce: il persico del Nilo. In breve tempo avrebbe provocato l’estinzione di quasi tutte le specie ittiche locali. Oggi enormi cargo ex sovietici atterrano ogni giorno nella zona per caricare il pescato quotidiano  e scaricare le loro merci dirette a sud… sono fucili kalashnikov e munizioni per le innumerevoli guerre dimenticate che si combattono nel cuore oscuro del continente africano. Tanti ingredienti per questo originale film che dimostra come tutti i problemi sono collegati.

RESISTENZA NATURALE (Italia, 2014, 90′) di Jonathan Nossiter: Il regista di “Mondovino” incontra viticoltori che non si sono piegati  alla standardzzazione e hanno uno stretto legame con la terra che coltivano… Ci sono documentari di denuncia che finiscono con lasciare le situazioni esattamente come prima, carichi come sono di facili velleitarismi. Ce ne sono invece altri, come questo, che alla denuncia uniscono l’informazione, associandole poi con la scoperta di persone vere che hanno progetti e realizzazioni precise e non solo simbolici combattenti contro i mulini a vento. Un bellissimo film con il sapore della speranza.

GMO-OGM (USA, 2013, 85′) di Jeremy Selfer: Oggi stiamo inconsapevolmente partecipando al più grande esperimento mai condotto sugli esseri umani : ognuno di noi consuma OGM senza esserne al corrente. I rischi e gli effetti per la nostra salute e l’ambiente sono in gran parte sconosciuti: sempre più studi vengono condotti in tutto il mondo e forniscono solo ulteriori motivi di preoccupazione. Il docufilm racconta la storia della scoperta degli OGM in relazione a tre bambini e al mondo che li circonda. Abbiamo ancora tempo per guarire il pianeta , nutrire il mondo e vivere in modo sostenibile, ma dobbiamo iniziare ora!

IN GRAZIA DI DIO (Italia, 2013, 125′) di Edoardo Winspeare: Finis Terrae, Leuca, il confine. Una famiglia che sta per perdere tutto. Quattro donne diverse tra loro, ma legate in modo dissolubile alla natura e ai luoghi che amano di più di qualsiasi altra cosa: la loro casa, la terra a cui appartengono. La crisi economica sembra distruggere tutto, compresi i legami, ma loro non ci stanno. C’è un modo per contrastare tutto ciò: bisogna guardare davvero a ciò che si possiede. I beni dei quali, a volte, il mondo si dimentica. Per sentirsi “in grazia di Dio”. Un bellissimo film di passione e di speranza.

SHADY CHOCOLATE (Danimarca, 2012, 45′) di Miki Mistrati, Roberto Romano: Docufilm d’inchiesta sul greenwashing da parte dell’industria del cioccolato. Le interviste rivolte ad aziende come la Nestlè, la Rainforest Alliance e la UTZ Certified, sino ad arrivare ai vertici dell’International Cocoa Initiative (di cui sono membri, tra l’altro, la Nestlé e la Ferrero) smascherano molte delle iniziative che queste realtà si vantano di sostenere contro lo sfruttamento dei minori nelle piantagioni di cacao della Costa d’Avorio. Un bellissimo film di denuncia che rappresenta il seguito di “The Dark Side of Chocolate”.

UP IN SMOKE (Honduras, 2011, 70′) di Adam Waketing: Il film segue il lavoro dello scienziato britannico Mike Hands, che negli ultimi 25 anni ha lavorato alla messa a punto di una tecnica di produzione agricola sostenibile che vada a sostituire l’agricoltura “slash and burn” (“taglia e brucia”) utilizzata nelle foreste pluviali della zona equatoriale. Sono tre i personaggi principali: i due contadini dell’Honduras Faustino ed Aladino e lo stesso Mike Hands, che cerca supporto nei politici più influenti per inserire la sua tecnica tra gli argomenti di discussione nel summit di Copenaghen 2009.

LA COSECHA (The Harvest, USA, 2011, 80′) di Roberto Romano: Un toccante e meraviglioso film sul lavoro minorile nei civilissimi Stati Uniti d’America attraverso la durissima vita di ragazzini nelle fattorie e nei campi. Questo film ci da’ la possibilità di entrare in contatto con questi bambini e ragazzi che sacrificano la loro infanzia per nutrire l’America e, cosa assai più importante per loro, per nutrire le loro famiglie e loro stessi. Prodotto da Eva Longoria, è candidato all’Academy Award War/Dance.

SOLAR MAMA (Giordania-India, 2012, 60′) di Mona Eldaief, Jehane Noujaim: Ratea è la seconda moglie di un beduino che vive in uno dei villaggi più poveri della Giordania. Viene selezionata per frequentare il Barefoot College in India che offre alla donna la possibilità di diventare ingegneri solari, senza bisogno di saper leggere, scrivere o capire l’inglese. Con questi studi lei sarà in grado di portare energia elettrica al suo villaggio. Quando tornerà come prima ingegnere solare femminile sarà capace di ispirare altre donne del villaggio per unirsi a lei e cambiare vita? Il film unisce il team della donna e della sostenibilità.

DAUGHTERS OF NIGER (Nigeria, 2012, 55′) di Ilse Van Lamoen: Il ritratto intimo di tre donne comuni nel Delta del Niger, che devono riuscire a far quadrare il bilancio contro ogni previsione. Come le loro storie personali raccontano, comincia ad essere chiaro che l’inquinamento ambientale non è l’unica violazione dei diritti umani che colpisce la loro vita. Il film si concentra sulla forza e la resistenza delle tre eroine che tutti i giorni superano il disagio e danno ai loro figli la speranza di un futuro migliore.

Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel è un film scritto, diretto e co-prodotto da Wes Anderson, ispirato alle opere di Stefan Zweig.Vincitore di 4 Premi Oscar: Miglior Scenografia, Miglior Colonna Sonora, Migliori Costumi, Miglior Trucco.Sullo sfondo del furto – e del successivo recupero – di un celebre dipinto rinascimentale, si svolgono le (dis)avventure di Gustave H, perfetto concierge di un albergo lussuoso, e dell’amicizia che lo lega a Zero Moustafa, il giovane fattorino che ben presto diventerà il suo protetto.

Un paese che non esiste, una specie di Mitteleuropa a fumetti sognata dal regista dei ‘Tenenbaum’ nel suo stile sgargiante e inconfondibile. Un racconto a scatole cinesi che inizia ai giorni nostri e torna fino agli anni 30, perché anche se il tono è lieve, i colori accesi, le star innumerevoli, questa favola piena di humour e di azione parla di memoria, di trasmissione del sapere, insomma di eredità. Un film dal tono volutamente infantile, ma chiazzato di sesso e di morte, come se solo così il texano Wes Anderson potesse appropriarsi dei lati più oscuri di un’epoca che come i tre quarti del pubblico di oggi conosce solo grazie a libri, film, foto, disegni. Se la Berlinale cercava un lavoro divertente e pensoso, frivolo e malinconico, in bilico fra due epoche e due mondi, ‘The Grand Budapest Hotel’ era il titolo ideale per aprire un festival che come il mondo oggi guarda a Oriente, ma non può dimenticare la propria storia. E poi questa favola di Anderson, girata tra gli studios berlinesi di Babelsberg e le architetture gotiche di Gorlitz, è un trionfo di invenzioni e divertimento che sospende ogni cosa, a partire dall’immaginaria repubblica di Zubrowska, nel regno della fantasia. Ma senza mai dimenticare la realtà: dopo i fasti della Belle Epoque quell’immenso albergo termale sospeso tra i picchi dei Sudeti ha conosciuto le offese della guerra, le ingiurie del nazismo, il grigiore del socialismo reale. Ma ha anche visto le avventure del tenero Gustave (Ralph Fiennes), maître d’hotel sempre impeccabile e molto disponibile con le clienti più attempate, dunque nominato erede universale da una contessa devota e decrepita (un’irriconoscibile Tilda Swinton). In un crescendo di avventure, stramberie, invenzioni visive, che incanterà chi ama il regista di ‘Moonrise Kingdom’ e ‘Fantastic Mr. Fox’. Ed ecco, fra inseguimenti di ogni sorta (auto, treni, moto, sci, slitte, funivie), confraternite internazionali di maître d’hotel, complotti e delitti sempre compiuti con massima eleganza e velocità, affacciarsi un plotone di divi, in ruoli anche piccolissimi ma tutti da assaporare, come i pasticcini confezionati dalla candida Saoirse Ronan, così belli e inviolabili che servono a introdurre in carcere ferri da evasione. Mentre tutto intorno, truccati e avvolti nei costumi inarrivabili di Milena Canonero, sfilano per il nostro divertimento Willem Dafoe protonazi con ghigno da uomo lupo, Jeff Goldblum avvocato azzimato, Adrien Brody avido erede, Edward Norton sbirro sensibile, Harvey Ketitel galeotto pelato e tatuato. Tutti sospesi allo sguardo innocente di un debuttante assoluto, il giovanissimo lobby boy Tony Revolori, che da vecchio diventerà F. Murray Abraham. Una festa.

THE GRAND BUDAPEST HOTEL (USA, 99′)Un film di Wes Anderson, con Ralph Finnes, Adrien Brody, Tilda Swinton, Bill Murray, Léa Seydoux

Versione originale con sottotitoli in italiano | Original version with Italian subtitles

Mercoledì 25 febbraio: 16.30 – 18.30 – 21.00 | February, Wednesday 25: 4.30 – 6.30 – 9.00 pm

Cinema Odeon | Piazza Strozzi | Firenze

LE MANI SULLA CITTA’

Stasera, martedì 17 febbraio (ore 21) Odeon Firenze e Cineteca di Bologna presentano un omaggio a Francesco Rosi, con la proiezione di LE MANI SULLA CITTA’ (1963) in versione restaurata.


“Napoli ‒ ricorda lo sceneggiatore del film Raffaele La Capria ‒ è stata una delle città più devastate da una speculazione immobiliare oscena; era una città bellissima e sono riu-sciti a rovinare tutto, anche la salute e la vita dei suoi abitanti”. E Rosi ribadisce: “L’aspetto negativo della speculazione immobiliare non consiste soltanto nella distruzione della città e nell’aspetto caotico che essa assume, ma anche nella distruzione di una cultura a vantaggio di un’altra in cui l’uomo non trova più posto”.

Esponendo alla luce del sole gli ingranaggi dei giochi di potere, Rosi pone il problema dei rapporti tra morale e politica. Per chi detiene il potere la questione è presto risolta: fare politica significa addentrarsi in un campo in cui la morale tradizionale non ha più valore e dove contano soltanto l’opportunismo, la corruzione, la capacità di manovra. Per conquistare il potere e conservarlo, ogni metodo è ammesso. I discorsi demagogici e le prebende servono solamente a ottenere il consenso degli elettori in un sistema che è ormai soltanto un simulacro della democrazia. L’esercizio del potere, se praticato senza controllo, conduce a ogni genere di abuso e trasforma il cittadino in schiavo. Così si creano fortune colossali trasformando i terreni agricoli delle periferie in foreste di cemento, devastando il centro della città, sostituendo le case antiche con ignobili edifici che sconvolgono il tessuto urbano e costringono le classi più disagiate a trasferirsi.

Sostenuto dall’interpretazione espressionista di Rod Steiger e di Guido Alberti, dalla fotografia di Gianni Di Venanzo, che crea un clima opprimente attraverso l’uso di un bianco e nero fortemente contrastato, e dalla musica dalle sonorità metalliche di Piero Piccioni, Rosi trasforma il proprio film in una sorta di thriller politico. La sua messa in scena, lungi dall’essere una semplice ricostruzione documentaria, utilizza tutte le risorse dell’immaginario urbano. Napoli acquista così un’autonomia e una ricchezza figurativa capaci di trasformarla nell’emblema di tutte le metropoli occidentali colpite dal dramma della speculazione immobiliare. Il film vinse il Leone d’oro al Festival di Venezia nel 1963.

LE MANI SULLA CITTA’ (Italia, 1963, 105′) – Un film di Francesco Rosi, con Rod Steiger Martedì 17 febbraio (ore 21)
Versione restaurata
Cinema Odeon | Piazza Strozzi | Firenze