Cassazione, Open: sequestro Aleotti risulta onnivoro e invasivo

Cassazione, Open: sequestro Aleotti risulta onnivoro e invasivo

Quello subito dalla famiglia Aleotti nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Open è stato un sequestro “onnivoro e invasivo di una serie indifferenziata di dati personali, che non ha rispettato i criteri di pertinenza e proporzionalità”.

E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione nelle motivazioni dell’ordinanza con la quale  ha annullato senza rinvio i sequestri di telefoni, computer e materiali informativi eseguiti a carico dei fratelli Alberto Giovanni, Lucia e Benedetta Aleotti e della madre Massimiliana Landini, vedova di Alberto Sergio Aleotti, presidente della multinazionale farmaceutica Menarini di Firenze.

Il sequestro, rilevano i giudici della Suprema Corte, è stato “strutturalmente asimmetrico rispetto alla notizia di reato per cui si procedeva, rispetto al fatto per cui si investigava, rispetto al ruolo che in detto fatto avrebbero avuto gli odierni ricorrenti, rispetto al suo oggetto; un sequestro che finisce per assumere, sul piano quantitativo e qualitativo, una non consentita funzione esplorativa, finalizzata alla eventuale acquisizione, diretta o indiretta, di altre notizie di reato”.

La famiglia Aleotti risulta fra i finanziatori della fondazione Open, da cui dipendeva anche lo svolgimento della kermesse politica di Renzi all’ex stazione Leopolda. Nessun esponente della famiglia è indagato nell’inchiesta.

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Inchiesta Open, togati: “Renzi delegittima i pm”

Inchiesta Open, togati: “Renzi delegittima i pm”

Le dichiarazioni fatte da Matteo Renzi dopo le perquisizioni disposte dai pm di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Open “alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati della procura di Firenze”. Per questo “si impone l’esigenza dell’intervento del Consiglio a tutela dell’indipendenza e dell’autonomia della giurisdizione”.

A scriverlo sono tutti i componenti togati del Csm e il laico della Lega Stefano Cavanna nella richiesta al Comitato di presidenza di aprire una pratica a tutela dei pm fiorentini. “Penso che siamo in presenza di un vulnus, di una ferita al gioco democratico” aveva detto Renzi.” Questa la frase riportata nel documento presentato al Comitato di presidenza, dai togati e da Cavanna .

Queste dichiarazioni , scrivono i consiglieri, “non si limitano ad una critica, sempre legittima, del merito del provvedimento, ma costituiscono commenti che alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati di Firenze, come si evince dal contenuto dai numerosi post pubblicati sui social e dalle dichiarazioni rilasciate agli organi di informazione nelle ultime ore”. Era partita stamattina dal gruppo di Area la raccolta delle firme a sostegno della richiesta di pratica a tutela che alla fine è stata sottoscritta da tutti i togati e dal laico Cavanna.

“Verrà il giorno in cui, finalmente terminata la caccia alle streghe, si potrà chiarire tutta la vicenda di una indagine rispetto alla quale mantengo la fiducia nella giustizia e nei magistrati. Mi auguro che i tempi siano rapidi e chi indagato possa difendersi nelle sedi opportune e non sui media”. Così l’imprenditore Marco Carrai in una nota diffusa per precisare alcune notizie apparse sulla stampa in merito all’inchiesta sulla fondazione Open.

Nella nota si spiega che il prestito infruttifero di 20mila euro fatto da Carrai a Matteo Renzi, “fu fatto per sue esigenze personali in data 20/4/18” e fu restituito tramite bonifico “in data 19/6/18”. Nessun sospetto poi per il bonifico di 50mila euro effettuato il 4 aprile 2018 sul conto dello stesso Carrai: “Basta leggere la distinta per scoprire che a versare è stato Marco Carrai, a beneficio di Marco Carrai e che la causale è ‘accantonamento pagamento tasse’. Quei soldi servivano per pagare le tasse di Marco Carrai ed erano stati accantonati sul conto corrente usato per pagarle”.

Ancora, riguardo alle notizie di stampa sulla Wadi Venture Sca Carrai spiega di essere stato “membro del supervisory board della stessa dalla sua fondazione, nel 2012, fino alla mie dimissioni avvenute il 18/07/2016. Wadi Venture Sca è un veicolo societario che ha investito in modo del tutto tracciato in start up, nessuna della quale ha mai avuto nulla a che fare né con il senatore Matteo Renzi né con la Fondazione Open. Non conosco personalmente il dottor Valli né conosco la società di Dubai citata dai giornali come investitore di Wadi. Non ho curato io questi investimenti, non essendo nel cda della società di management e perché espressamente escluso dallo statuto sociale che un membro del supervisory board potesse interferire negli investimenti, peraltro tutti rendicontati secondo le norme vigenti in materia fino all’ultimo euro”. “Mi sia consentito di scusarmi pubblicamente – conclude Carrai – con i miei partners per l’increscioso pubblico ludibrio ai quali, mio malgrado, la società è stata sottoposta”

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Inchiesta Open, togati: “Renzi delegittima i pm”

Inchiesta Open, togati: “Renzi delegittima i pm”

Le dichiarazioni fatte da Matteo Renzi dopo le perquisizioni disposte dai pm di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Open “alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati della procura di Firenze”. Per questo “si impone l’esigenza dell’intervento del Consiglio a tutela dell’indipendenza e dell’autonomia della giurisdizione”.

A scriverlo sono tutti i componenti togati del Csm e il laico della Lega Stefano Cavanna nella richiesta al Comitato di presidenza di aprire una pratica a tutela dei pm fiorentini. “Penso che siamo in presenza di un vulnus, di una ferita al gioco democratico” aveva detto Renzi.” Questa la frase riportata nel documento presentato al Comitato di presidenza, dai togati e da Cavanna .

Queste dichiarazioni , scrivono i consiglieri, “non si limitano ad una critica, sempre legittima, del merito del provvedimento, ma costituiscono commenti che alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati di Firenze, come si evince dal contenuto dai numerosi post pubblicati sui social e dalle dichiarazioni rilasciate agli organi di informazione nelle ultime ore”. Era partita stamattina dal gruppo di Area la raccolta delle firme a sostegno della richiesta di pratica a tutela che alla fine è stata sottoscritta da tutti i togati e dal laico Cavanna.

“Verrà il giorno in cui, finalmente terminata la caccia alle streghe, si potrà chiarire tutta la vicenda di una indagine rispetto alla quale mantengo la fiducia nella giustizia e nei magistrati. Mi auguro che i tempi siano rapidi e chi indagato possa difendersi nelle sedi opportune e non sui media”. Così l’imprenditore Marco Carrai in una nota diffusa per precisare alcune notizie apparse sulla stampa in merito all’inchiesta sulla fondazione Open.

Nella nota si spiega che il prestito infruttifero di 20mila euro fatto da Carrai a Matteo Renzi, “fu fatto per sue esigenze personali in data 20/4/18” e fu restituito tramite bonifico “in data 19/6/18”. Nessun sospetto poi per il bonifico di 50mila euro effettuato il 4 aprile 2018 sul conto dello stesso Carrai: “Basta leggere la distinta per scoprire che a versare è stato Marco Carrai, a beneficio di Marco Carrai e che la causale è ‘accantonamento pagamento tasse’. Quei soldi servivano per pagare le tasse di Marco Carrai ed erano stati accantonati sul conto corrente usato per pagarle”.

Ancora, riguardo alle notizie di stampa sulla Wadi Venture Sca Carrai spiega di essere stato “membro del supervisory board della stessa dalla sua fondazione, nel 2012, fino alla mie dimissioni avvenute il 18/07/2016. Wadi Venture Sca è un veicolo societario che ha investito in modo del tutto tracciato in start up, nessuna della quale ha mai avuto nulla a che fare né con il senatore Matteo Renzi né con la Fondazione Open. Non conosco personalmente il dottor Valli né conosco la società di Dubai citata dai giornali come investitore di Wadi. Non ho curato io questi investimenti, non essendo nel cda della società di management e perché espressamente escluso dallo statuto sociale che un membro del supervisory board potesse interferire negli investimenti, peraltro tutti rendicontati secondo le norme vigenti in materia fino all’ultimo euro”. “Mi sia consentito di scusarmi pubblicamente – conclude Carrai – con i miei partners per l’increscioso pubblico ludibrio ai quali, mio malgrado, la società è stata sottoposta”

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