Regolamento urbanistico, lettera aperta dell’Ordine degli Architetti di Firenze

Regolamento urbanistico, lettera aperta dell’Ordine degli Architetti di Firenze

Tramite una lettera aperta scritta dalla presidente Serena Biancalani, l’Ordine degli Architetti di Firenze ha voluto esporre il proprio punto di vista sulla recente approvazione della variante al Regolamento Urbanistico del Comune, che “risulta ancora inadeguato per gli interventi su immobili privi di particolare specifico valore”

Di seguito la lettera firmata dalla presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze, Serena Biancalani:

“Caro Sindaco, cari Assessori, cari Consiglieri, cari Presidenti,

la recente approvazione della variante al Regolamento Urbanistico del Comune di Firenze concernente la ridefinizione degli interventi ammissibili e l’introduzione della sottocategoria della “ristrutturazione edilizia con limitazioni”, tenuto conto del dibattito che si è sviluppato prima e dopo, ci suggerisce di tornare sull’argomento con parole semplici, comprensibili a tutti i cittadini e non solo agli esperti.

La posta in gioco non riguarda interessi limitati ma il futuro di tutti, per questo il dibattito non può essere confinato agli addetti ai lavori e svolto solo con linguaggio tecnico.

Gli Ordini Professionali che sono stati banalmente dipinti come portatori di interessi corporativi, talvolta per giustificare e talvolta per avversare la variante, hanno ben altro da offrire alla città.

Inizieremo parlando di “Restauro”, della manipolazione e dell’uso improprio di questa definizione. A scala cittadina, a partire dagli anni ’90, si è ritenuto di comprimere nella categoria del “Restauro e risanamento conservativo” ogni intervento su gran parte del patrimonio edilizio, costituendo un’anomalia nel panorama della disciplina urbanistico-edilizia.

L’estensione impropria della categoria del restauro, invece di rafforzare la tutela, finisce per svilire il concetto stesso di “restauro” nel momento in cui il numero dei beni tutelati perde ogni relazione con le risorse economiche e con le dinamiche della città.

In un vero intervento di restauro, oltre la forma e le relazioni spaziali, è centrale la salvaguardia della materia, e anche i dettagli minori possono assumere un grande significato, per questo il vincolo del restauro deve essere applicato con parsimonia e con la consapevolezza di tutte le sue implicazioni. Interroghiamoci inoltre su cosa sia giusto e possibile fare all’interno di un edificio vincolato al restauro.

Se in linea generale, senza riferimento alla specificità dell’edificio, dovesse prevalere la tesi che non si possa cambiare destinazione d’uso (vedi sentenza Palazzo Tornabuoni) oppure che non si possano fare frazionamenti, ci troveremmo davanti a una categoria di intervento edilizio assai poco utilizzabile.

È evidente che in alcuni casi l’eccezionalità del bene, tramite scelte di pianificazione urbanistica, potrà comportare l’obbligo di mantenimento della destinazione d’uso e il divieto di frazionamento, ma altra cosa è generalizzare tali limiti a tutti gli interventi di restauro.

Prima della variante circa il 42% del patrimonio edilizio del Comune di Firenze era limitato agli interventi di restauro. Una disciplina già incongrua all’origine, che ha mostrato la sua insostenibilità alla luce di recenti pronunciamenti giurisprudenziali.

Non possiamo lamentarci dei molti immobili inutilizzati o non mantenuti, come sarebbe opportuno, se non affrontiamo con equilibrio le esigenze di tutela e gli usi che possono giustificare gli investimenti.

L’introduzione della sottocategoria della “ristrutturazione edilizia con limitazioni” non risolve tutti i problemi. Nella pratica si potranno fare gli stessi interventi che si facevano con il restauro, la differenza sarà solo la maggiore certezza del diritto e la migliore agilità burocratica.

Se questo provvedimento può essere sufficiente per gli immobili di maggior pregio, risulta ancora inadeguato per gli interventi su immobili privi di particolare specifico valore, così classificati solo perché facenti parte di un determinato aggregato urbano.

La salvaguardia e valorizzazione dei tessuti edilizi, non coincide necessariamente con l’ingessatura dei singoli edifici, anzi il rinnovo fino anche alla sostituzione edilizia possono essere i migliori antidoti al degrado, alla residenzialità dei giovani, alla vitalità dei contesti urbani.

Serve allora che il prossimo Piano Operativo (ex Regolamento Urbanistico) approcci in modo diverso il patrimonio edilizio esistente, differenziando la classificazione, stringendo o allargando la tutela in relazione alle caratteristiche dei singoli edifici.

Come professionisti e come cittadini porgiamo queste riflessioni in quanto il tema urbanistico edilizio sarà sicuramente affrontato nei prossimi mesi in vista delle elezioni amministrative: confidiamo quindi in un confronto vero, ben ancorato alla realtà di questa città e capace di condurci oltre gli evidenti limiti attuali.

Cordiali saluti,

Serena Biancalani

Presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze”

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Foster, Ordine Architetti: “Trasformare stazione in opportunità di crescita per Firenze”

Foster, Ordine Architetti: “Trasformare stazione in opportunità di crescita per Firenze”

“La stazione Foster è uno dei cantieri più attesi della città e dobbiamo evitare il rischio che rimanga un’altra opera incompiuta. La scommessa è quella di trasformarla in un’opportunità di crescita per una parte del tessuto urbano di Firenze, trovando un giusto collegamento con il quartiere, con il polo fieristico della Fortezza e con la stazione di Santa Maria Novella.” Così l’Ordine degli Architetti in merito alla possibilità di una sopsensione dei lavori alla stazione Foster.

“Indietro non si può più tornare – spiegano gli Architetti -: la stazione Foster è stata programmata da anni, anche in funzione della sua realizzazione è stato scelto il tracciato della linea 2 della tramvia, e a questo punto una riflessione sul futuro di questo polo scambiatore non può più essere rimandata, affrontando tutte le tematiche di relazione urbanistica che la realizzazione di una stazione comporta.”

“È il momento – proseguono – di integrare le competenze necessarie per attuare quelle scelte che consentano di concludere la realizzazione del cantiere, perché si possa finalmente portare a regime il sistema del traffico cittadino, ancora in fase di rodaggio sulla tramvia, per integrarlo con quello ferroviario e su gomma.”

“Parlare della realizzazione della Stazione Foster – concludono – investe il complesso tema dei trasporti su cui si gioca la futura partita di Firenze, pena la sua esclusione da un circuito nazionale”.

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Foster, Ordine Architetti: “Trasformare stazione in opportunità di crescita per Firenze”

Foster, Ordine Architetti: “Trasformare stazione in opportunità di crescita per Firenze”

“La stazione Foster è uno dei cantieri più attesi della città e dobbiamo evitare il rischio che rimanga un’altra opera incompiuta. La scommessa è quella di trasformarla in un’opportunità di crescita per una parte del tessuto urbano di Firenze, trovando un giusto collegamento con il quartiere, con il polo fieristico della Fortezza e con la stazione di Santa Maria Novella.” Così l’Ordine degli Architetti in merito alla possibilità di una sopsensione dei lavori alla stazione Foster.

“Indietro non si può più tornare – spiegano gli Architetti -: la stazione Foster è stata programmata da anni, anche in funzione della sua realizzazione è stato scelto il tracciato della linea 2 della tramvia, e a questo punto una riflessione sul futuro di questo polo scambiatore non può più essere rimandata, affrontando tutte le tematiche di relazione urbanistica che la realizzazione di una stazione comporta.”

“È il momento – proseguono – di integrare le competenze necessarie per attuare quelle scelte che consentano di concludere la realizzazione del cantiere, perché si possa finalmente portare a regime il sistema del traffico cittadino, ancora in fase di rodaggio sulla tramvia, per integrarlo con quello ferroviario e su gomma.”

“Parlare della realizzazione della Stazione Foster – concludono – investe il complesso tema dei trasporti su cui si gioca la futura partita di Firenze, pena la sua esclusione da un circuito nazionale”.

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“Agritettura”: gli scarti dell’agricoltura toscana per costruire case

“Agritettura”: gli scarti dell’agricoltura toscana per costruire case

Giovedì 22 marzo alla Palazzina Reale, l’Ordine degli Architetti di Firenze presenta la seconda edizione di “Agritettura”,  che mostrerà come i residui provenienti dalle coltivazioni tipiche della nostra regione si possono trasformano in materiali per l’edilizia.

Da scarti provenienti dalle lavorazioni dell’agricoltura tipica toscana a materiali per costruire e arredare le case. Non più insomma residui da smaltire (con le procedure e i costi che questo comporta), ma elementi che possano trovare una seconda vita ed entrare nuovamente nel ciclo dell’economia, con guadagni per i produttori e per l’ambiente. Così, ad esempio, dagli scarti del vino si possono estrarre coloranti per elementi di arredo e di design in legno come sedie e tavoli, mentre i residui agricoli (come potature e sfalci) di coltivazioni tipiche del territorio possono essere recuperati per la preparazione di rivestimenti colorati nel settore della bioedilizia. Fino ad arrivare a una casa a km0, costruita grazie alla stampa 3D utilizzando esclusivamente materiali naturali reperibili sul territorio.

Questi e molti altri sono i temi e le idee al centro di “Agritettura. Alimentiamo la rete: dal dire al fare”, incontro aperto al pubblico in programma giovedì 22 marzo a partire dalle 9 e per tutta la giornata alla Palazzina Reale di piazza Stazione, seconda edizione dell’iniziativa curata dalla commissione DAS (dibattito architettura sostenibile) dell’Ordine degli Architetti di Firenze dopo quella che si era tenuta nel 2016. Il tema di quest’anno sarà proprio l’utilizzo degli scarti provenienti dall’agroalimentare in architettura, attraverso filiere di trasformazione nella visione più ampia di economia circolare.

Due anni fa abbiamo fatto vedere le potenzialità di questo settore, ora presentiamo le realtà che stanno andando avanti. Non si tratta solo di pionieri, ma di realtà che hanno messo in piedi filiere e processi virtuosi: da qui il titolo dell’iniziativa di quest’anno. È un passo in avanti, per capire come le varie realtà hanno sviluppato il proprio lavoro e come pensano di interagire tra loro, facendo rete”, spiega Egidio Raimondi, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Firenze. “Introdurre nell’edilizia materiali ‘non convenzionali’ per costruire o ricostruire case si può, lo spazio c’è e possono esserci vantaggi per settori come economia, lavoro e ambiente – continua – se l’edilizia non riesce a ripartire è perché non si è innovata abbastanza, siamo ancora fermi al mattone: l’innovazione è il motore per la ripresa, l’utilizzo di nuovi materiali e sistemi costruttivipuò essere un modo per far riprendere il settore dalla crisi”.

Nella sua prima edizione, Agritettura si era chiusa con la proiezione di un video in cui si “sognava” la realizzazione di una casa esclusivamente con materiali di scarto recuperati. “Ora questa casa esiste davvero, il nostro sogno di due anni fa è diventato realtà, ma in Danimarca – sottolinea Raimondi – in Italia siamo stati all’avanguardia per secoli, ora è il momento di darci una mossa. Di passare dal dire al fare”.

Sono tanti gli ospiti e gli interventi previsti nel corso dell’iniziativa del 22 marzo. Si partirà la mattina con Salvatore Pepe, che parlerà di “Mosaico Digitale, Bioresintile: Rivoluzione Coulturale”, cui seguiranno Enrica De Falco, che si concentrerà su “Il recupero di residui agricoli per la preparazione di rivestimenti colorati nel settore della bio-edilizia”, e Mastro Gilberto Quarneti, con “I geopolimeri rinnovabili e l’economia del riciclo”. E ancora, Tommaso Cecchi De’ Rossi e Tommaso Passoni illustreranno “Pellevino: applicazioni e resistenze dei colori naturali a base vino con focus su legno pelle e tessuti”, mentre – restando sempre sul tema del vino – Giorgio Ivigliapresenterà “Dagli scarti di produzione vinicola, le risorse per una nuova economia”.

Nel pomeriggio sono in programma gli interventi di Sergio Saporetti (“Il Piano Nazionale GPP ed i Criteri Ambientali Minimi alla luce del nuovo codice appalti”), Mariarita Cecchini (“Materiali per un’edilizia circolare”), Lapo Naldoni e Alberto Chiusoli (“High Tech – Low Tech. Stampa 3d per ricercare nuovi paradigmi con materiali del passato”), Pierluigi Feltri (“Una Biblioteca di paglia: il Centro Culturale le Creste a Rosignano Marittimo”) e Toti Semerano con “…basta una traccia”. La seconda edizione di Agritettura si concluderà poi con una tavola rotonda finale.

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Le Città del futuro. Quale Architettura?

Le Città del futuro. Quale Architettura?

🔈Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha deciso, di affrontare i temi portanti dell’architettura e della società civile attraverso un Congresso Nazionale che si svolgerà il 5-6-7- luglio a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica.

Il Congresso si propone di portare all’attenzione della politica e della società, oltre ovviamente a tutta la categoria, argomenti centrali come la rigenerazione urbana, il contenimento del consumo del suolo, l’architettura di qualità, mettendo al centro del dibattito le città del futuro. Città che per connettersi all’interesse pubblico e sociale dovranno necessariamente svilupparsi in modo resiliente e sostenibile, diffondendo una nuova cultura dell’abitare.

Si è fermato oggi a Firenze il percorso che porterà al Congresso Nazionale di Roma che è stato articolato in 14 tappe territoriali in tutta Italia, un percorso di “ascolto” con incontri e dibatitti sul territorio, al fine di elaborare, grazie ai diversi contributi, un documento programmatico e delle proposte concrete per le politiche future.

A sostegno di tali incontri, il Cnappc ha commissionato un’indagine al Cresme che analizza i dati delle diverse realtà territoriali dal punto di vista delle criticità e delle potenzialità demografiche, infrastrutturali, economiche e dei diversi approcci alle politiche implementate per le città del futuro.

Gimmy Tranquillo ha intervistato Giuseppe Cappochin, il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti:

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