Architetti Firenze ‘contro’ Palazzo Vecchio: troppi ritardi per pratiche, così siamo fermi”

Architetti Firenze ‘contro’ Palazzo Vecchio: troppi ritardi per pratiche, così siamo fermi”

Intervista con il presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze, MATTEO FAGNONI. “Ormai è considerato normale attendere mesi e addirittura anni per poter realizzare attività edilizie di basso impatto architettonico”.

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Attività bloccate da sei mesi per gli architetti di Firenze

Attività bloccate da sei mesi per gli architetti di Firenze

Dal 23 maggio nella città di Firenze, si protrae un blocco nell’attività edilizia, gli architetti hanno interrotto l’attività da ormai sei mesi e questo incide sulla vita della città provocando danni incalcolabili.

Secondo quanto riporta una nota del Consiglio dell’Ordine degli architetti di Firenze: “Il blocco dell’attività edilizia va avanti dal 23 maggio e quindi lo stallo, unico in tutta Italia, si sta protraendo da sei mesi, con un danno incalcolabile per la città. Assistiamo con notevole stupore a un ‘assordante silenzio’ su un blocco che incide pesantemente sulla vita della città”.

Sempre secondo quanto riportato nella nota, lo scorso 9 ottobre si è tenuta la prima udienza del Tar Toscana, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di sospensione della variante al Ruc vigente a cui ha partecipato anche l’avvocato Enrico Amante, che ha ricevuto mandato dalla Consulta delle professioni tecniche per ribadire alcuni aspetti giuridici ritenuti particolarmente importanti.

“La vicenda è di notevole rilevanza per la città sia sotto il profilo economico che per le ricadute sulla trasformazione del tessuto architettonico, e condiziona le attività che nella città si svolgono, sia pubbliche che private – spiegano – si tenga conto che il blocco è attivo dal 23 maggio e quindi lo stallo si sta protraendo da sei mesi, con un danno incalcolabile per la città”.

“Inoltre si sono congelati investimenti che avrebbero portato un’iniezione di liquidità nell’economia della città, con conseguente perdita di credibilità per gli investitori che potrebbero, invece, far rivivere alcuni contenitori dismessi se potessero operare con tempi certi come nel resto del mondo. Questi contenitori, con il permanere della situazione di abbandono, sono invece inevitabilmente destinati a diventare luoghi di degrado per la zona in cui si trovano, oltre a degradarsi maggiormente essi stessi”.

Alla luce di questa situazione, “chiediamo che il Tar si pronunci il prima possibile anche senza attendere i 60 giorni che la legge stabilisce per il pronunciamento”, continua il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Firenze.

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