Unity in Diversity

“Unity in Diversity”, due giorni di confronto fra i sindaci di tutto il mondo. Il tema sarà il dialogo nel Mediterraneo
Il vertice si apre a Palazzo Vecchio e si chiude in Vaticano. Nardella: “Un momento di confronto importante per la diplomazia delle città”
Per il terzo anno consecutivo Firenze si prepara ad ospitare Unity in Diversity, la piattaforma voluta dal sindaco Dario Nardella e sottoscritta dai sindaci provenienti da oltre 60 paesi, il cui contributo ha portato al successo delle ultime due edizioni. Quest’anno la conferenza si aprirà martedì 7 novembre, a Palazzo Vecchio, e si concluderà l’8 novembre presso la Casina Pio IV in Vaticano, in seguito all’invito della Pontificia Accademia di Scienze Sociali. Dopo la prima edizione dedicata alla cultura come veicolo di pace e la seconda che ha approfondito il tema della resilienza delle città, quest’anno Unity in Diversity sarà dedicato al Dialogo nel Mediterraneo. Un vero e proprio vertice fra sindaci di tutto il mondo per affrontare insieme – a Firenze – le questioni relative allo sviluppo sostenibile in rapporto con la dignità umana, allo sfruttamento delle risorse naturali e ai cambiamenti climatici.
“Un momento di confronto molto importante per la diplomazia delle città – ha detto il sindaco Dario Nardella, che accoglierà gli ospiti insieme all’assessora alla Cooperazione e Relazioni internazionali Anna Paola Concia – perché, come ben sappiamo, l’accanimento per il controllo di risorse naturali ed energetiche è una fra le cause principali della maggior parte dei conflitti. La pace e il dialogo interculturale saranno il filo conduttore attraverso il quale questi argomenti verranno affrontati. Crediamo molto nel ruolo che possono, e devono, avere le città nell’affrontare le sfide del nostro tempo – ha aggiunto il sindaco – e nel dare un nuovo slancio per risolvere i problemi attuali”.
Sulla scia dello storico incontro organizzato a Palazzo Vecchio dal sindaco Giorgio La Pira, di cui ricorre il 40esimo anniversario della morte, quest’anno i sindaci provenienti da tutto il mondo si confronteranno insieme a studiosi, economisti, alti rappresentanti delle Nazioni Unite e di Governo nazionale, che interverranno dando il loro contributo.
Gli sponsor dell’iniziativa
L’iniziativa del Comune di Firenze, di cui sarà sponsor Enic Meetings & Events, è realizzata in collaborazione con il Comitato per le Celebrazioni del 40esimo anniversario della morte di Giorgio La Pira. Unity in Diversity è realizzato nell’ambito dell’Apq Sensi Contemporanei Toscana per il Cinema dell’Agenzia per la Coesione Territoriale insieme a Mibact, Regione Toscana e Fondazione Sistema Toscana.
Il programma
Il summit previsto dal 7 all’8 novembre 2017, si articolerà in due giorni di lavoro dedicati ai sindaci che potranno confrontarsi sulle politiche legate allo sviluppo economico sostenibile, al rapporto fra ambiente e dignità umana e al dialogo interculturale.
La giornata fiorentina sarà condotta dal giornalista Maarten Van Aalderen corrispondente di De Telegraaf con un contributo speciale del giornalista Gianni Minoli. Grazie anche alla partecipazione del vice ministro Mario Giro, il tema del Mediterraneo verrà affrontato cercando politiche di sintesi ben più ampie che passano dallo sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche – dall’ Africa al Medio Oriente – all’impoverimento di comunità locali che si vedono spinte alla migrazione o dalla povertà o dai conflitti. Un focus speciale verrà dedicato al sindaco Giorgio La Pira in occasione del 40° anniversario della sua scomparsa, in quanto sindaco visionario per la sua grande intuizione sul ruolo delle città nella crescita delle comunità e quindi del dialogo fra Stati.
Nella giornata in Vaticano i temi saranno il cambiamento climatico e la dignità umana vista attraverso le schiavitù moderne, la tratta e lo sfruttamento del lavoro, le migrazioni, la disuguaglianza sociale.
Fra i numerosi partecipanti anche le delegazioni di Mosca, Herat, Tunisi, Atene, Madrid, Kyoto, Dubrovnik, Tirana, Tiblisi e i sindaci di Palermo, Messina e Bari solo per citarne alcuni.
L’evento di gala della fondazione Rfk Human Rights
La due Giorni di Unity in Diversity sarà preceduta da una serata di gala che si svolgerà lunedì 6 novembre nel Salone dei Cinquecento. Una cena di gala organizzata da Robert F. Kennedy for Human Rights Italia, la Fondazione presieduta da Kerry Kennedy ed impegnata da sempre nella difesa dei diritti umani. L’incontro di Firenze sarà l’occasione per presentare le iniziative del 50°Anniversario della Fondazione, che si celebrerà nel 2018, così come il centenario della nascita di John Fitzgerald Kennedy (1917-2017). Durante il Gala saranno conferiti il Premio RFK Italia 2017 per la difesa dei diritti umani al Comune di Firenze in occasione del 40° Anniversario della morte di Giorgio La Pira. Hanno già confermato la loro partecipazione Kerry Kennedy, presidente di RFK Human Rights, Marialina Marcucci, presidente di RFK Human Rights Italia, Fabrizio Moretti, segretario generale della Biennale dell’Antiquariato, Raffaello Napoleone amministratore delegato Pitti Immagine, l’imprenditore Enzo Manes, Bona Frescobaldi membro del comitato promotore, la principessa Giorgiana Corsini, e Lia Riva grande sostenitrice della Fondazione.

Sigillo della Pace al Dalai Lama

Questo il discorso del sindaco Dario Nardella durante la consegna del Sigillo della Pace al Dalai Lama, in occasione della visita in città dell’importante autorità religiosa:

Sua Santità Dalai Lama,
è un onore averla qui con noi. La ringraziamo per la sua visita e siamo desiderosi di ascoltare la sua testimonianza.
Gentilissime autorità civili e religiose,
Signore e signori qui presenti,
innanzitutto voglio portare il mio ringraziamento all’associazione Luogo d’incontro, a Francesca Campana Comparini, all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, alla Regione Toscana e a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questa importante manifestazione.
Siamo ormai giunti alla terza edizione del Festival delle Religioni. È un appuntamento fondamentale del panorama culturale, non solo fiorentino, ma italiano e internazionale, su un tema centrale come il dialogo tra le religioni.
Tutti noi, ogni giorno, ci accorgiamo di quanto sia importante costruire un dialogo vero e produttivo con chi ci è vicino, sia esso in famiglia, nel luogo di lavoro, o nella comunità cittadina: in una realtà sempre più connessa dalle innovazioni tecnologiche, sperimentiamo una incapacità ad incontrare il prossimo, a confrontarsi, soprattutto sugli aspetti fondamentali della vita come la dimensione religiosa.
E, come bene esprime il titolo di questa edizione del Festival ‘Io sono’, la difficoltà nasce in particolar modo dalla perdita di identità, da una incapacità a riscoprire e appropriarsi delle proprie origini e tradizioni. Senza identità, senza sapere chi siamo, sentiamo ancora di più la difficoltà ad incontrare l’altro, a trasmettere quel contenuto necessario per dialogare.
Perché il dialogo, prima che tra istituzioni, è un dialogo tra uomini, è l’incontro tra persone che mettono in comune esperienze e sensibilità pur differenti tra loro. La strada del dialogo passa, quindi, attraverso la cultura, perché essa è il vero antidoto all’ignoranza e, dunque, alla paura e all’indifferenza; porta ciascuno di noi a incuriosirci e a spingerci a conoscere l’altro. Per definizione, la cultura è il confronto, è lo studio, è la conoscenza, dunque è il prendere atto di qualcosa che è oltre il semplice io, oltre noi stessi.
Solo una impostazione culturale di questo tipo potrà cambiare nel concreto i comportamenti di tutti noi, chiamati sempre più dalla società contemporanea ad un contatto con il ‘diverso’, sia esso lo straniero, l’immigrato, il debole… La posizione predominante di fronte all’altro non può essere una chiusura o il rifiuto, ma il desiderio di conoscenza, di avvicinamento, per una reale condivisione umana.
Senza cultura e bellezza rendiamo più forte il grande peccato del nostro tempo, ossia l’uso egoistico del progresso, la centralità del profitto rivolto alla soddisfazione propria a dispetto di ogni altro valore, a discapito della fratellanza universale e della solidarietà globale, della cura del pianeta e della condivisione delle risorse.
Sono desideroso di poter ascoltare oggi il grande contributo di riflessione che porteranno amici e studiosi come Padre Enzo Bianchi, l’Imam Izzedin Elzir e il Prof. Joseph Weiler, che, grazie alla guida della Presidente Monica Maggioni, dialogheranno con Sua Santità il Dalai Lama sul tema della ‘libertà nella regola’.
Firenze è da sempre città di pace e di incontro: è la terra dell’Umanesimo, in cui è nata e si è diffusa la cultura dell’unicità dell’essere umano, del rispetto e della salvaguardia della vita; è la città dove si tenne il Concilio del 1439, il primo per la promozione della piena unità tra tutti i cristiani, cattolici e ortodossi; è la città dove, per la prima volta nella storia, è stata cancellata la pena di morte dall’ordinamento penale; è la città del mio grande predecessore Giorgio La Pira, che seppe fare del dialogo tra città del mondo una priorità della politica internazionale nel difficile contesto della guerra fredda.
Noi tutti dobbiamo essere all’altezza di quelle generazioni, di quelle stagioni, che non possono rimanere dei picchi di civiltà isolati in una sorda omologazione al ribasso.
Sono certo che in questa occasione potremo vivere un altro passaggio importante di questa storia fiorentina di dialogo e incontro, per una scoperta più piena della nostra identità.
Sua Santità, ringraziandola ancora per essere qui a Firenze, ho il piacere di consegnarle a nome della comunità fiorentina il Sigillo della Pace, storica onorificenza adottata a partire dal XV secolo dai Conservatori di legge della magistratura della Repubblica fiorentina come simbolo di pace e libertà.
Siamo grati per la sua testimonianza e guida religiosa!
Nel recente passato hanno ricevuto il Sigillo personalità internazionali di grande levatura culturale e religiosa come Kofi Annan nel 2000, Michail Gorbaciov e Papa Giovanni Paolo II nel 2004. È per me un grande onore consegnarle questo storico riconoscimento da parte di tutta Firenze.

PISA, “DA CAMP DARBY CARICO DI ARMI VERSO LA SIRIA”

Camp Darby

E’ quanto denuncia il ‘Comitato Territoriale di Resistenza alla Guerra': “l’11 e 12 giugno la nave Usa ‘Liberty Promise’ ha fatto scalo a Livorno per trasportare armi di Camp Darby verso Medioriente.”

“Ha fatto scalo a Livorno l’11 e 12 giugno, proveniente dagli Stati Uniti, la Liberty Promise”: una delle navi militarizzate del Pentagono addette al trasporto di armi lungo un circuito che collega i porti statunitensi a quelli mediterranei, mediorientali e asiatici” è quanto annunciato dal ‘Comitato Territoriale di Resistenza alla Guerra’. “La nave di tipo Ro/Ro” spiega il Comitato in un comunicato “lunga 200 metri, dotata di 12 ponti con una superficie totale di oltre 50000 mq, ha imbarcato a Livorno  un gosso carico di armi della base Usa di Camp Darby (scaricando probabilmente altre armi destinate alla stessa base).”

Un viaggio che avrebbe, poi, portato la ‘Liberty Promise’ ad attraversare il Canale di Suez “facendo scalo il 24-25 giugno ad Aqaba in Giordania e, il 27-28 giugno, a Gedda in Arabia Saudita”, qui la nave militare avrebbe scaricato armi destinate alle forze statunitensi e alleate impegnate nelle guerre in Siria, Iraq e Yemen. “La rotta della ‘Liberty Promise’ e di altre navi della  ‘Liberty Global Logistics’,  una delle compagnie statunitensi con oltre 60 grandi navi” aggiunge il comunicato “trasportano armi per conto del Pentagono”. Ed il  porto di Livorno, limitrofo alla base Usa di Camp Darby, sarebbe proprio “il principale scalo strategico nel Mediterraneo.”
Camp Darby Navi guerra Usa

Durante un altro viaggio, stavolta della nave a stelle e striscie ‘Liberty Passion’, “dopo aver fatto scalo a Livorno il 24 marzo,  aveva sbarcato il 7 aprile nel porto giordano di Aqaba 250 veicoli militari”, veicoli che, stando al Comitato, sarebbero destinati alle forze Usa e alleate operanti in Siria. “Che i blindati Usa in Siria, provengano proprio da Camp Darby ?” si chiede infine il Comitato.

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CAMP DARBY, MOZIONE SI’ TOSCANA CONTRO POTENZIAMENTO


 Camp Darby

La mozione di Fattori e Sarti (Sì Toscana a Sinistra) chiede la sospensione del potenziamento della base americana di Camp Darby: “La Toscana dica sì alla pace e alla conversione ad usi civili, ricerca e ambiente contro armi, guerre e pericoli per gli abitanti del nostro territori.”

Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra, già proponenti della mozione passata all’unanimità per il pieno rispetto del trattato di non proliferazione nucleare in cui si chiedeva che il governo degli Stati Uniti rimuovesse qualsiasi arma nucleare eventualmente presente sul territorio, hanno firmato una  mozione che chiede alla giunta regionale di contrastare qualsiasi ipotesi di potenziamento della base di Camp Darby, “affinchè venga revocata immediatamente la disponibilità e le autorizzazioni all’avvio dei lavori di implementazione di infrastrutture funzionali all’ uso militare dell’area”.

Si chiede anche al governo regionale di intraprendere, di concerto con le altre amministrazioni interessate, ogni azione politica “per raggiungere l`obiettivo storico dello smantellamento della base militare straniera di Camp Darby e della sua riconversione ad usi esclusivamente civili, nei modi e nei tempi che saranno resi necessari dal superamento di accordi nazionali e internazionali”.

“Ci troviamo davanti ad un progetto anticostituzionale” hanno detto i consiglieri in un comunicato stampa “dato che la Repubblica italiana ‘ripudia la guerra’, e antistorico, perchè la seconda guerra mondiale è finita da 70 anni e malgrado ciò continuiamo ad avere una parte del nostro territorio occupata da una base militare straniera. Invece di essere smantellata, ecco che adesso la base militare di Camp Darby ottiene l’autorizzazione ad essere potenziata.” Le armi che transiteranno dalla base, hanno affermato, “saranno dirette verso presenti e futuri scenari di guerra. Ci chiedono di essere coprotagonisti delle guerre di Trump, noi dobbiamo rispondere con un progetto di pace e con la conversione ad usi civili della base”.

“Sono state avanzate nel corso del tempo varie ipotesi concrete e condivise per la conversione della base, come ad esempio la creazione di un polo di ricerca universitaria per l’ambiente e la pace e di un centro di educazione ambientale dotato di un campus per gli studenti” hanno continuato “il tutto accompagnato, nella zona boschiva, da un progetto di rinaturalizzazione del sottobosco, di riequilibrio della fauna, di conversione delle lame verso l’agricoltura biologica, con filiere agroalimentari corte.”

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A guerra finita Vittime in tempo di pace

Dal 30 settembre al 1° novembre alla Biblioteca delle Oblate sarà possibile visitare l’esposizione “A guerra finita – Vittime in tempo di pace”, promossa dal Circolo “Martin Luther King” delle Lavoratrici e dei Lavoratori della Biblioteca Nazionale.

Le guerre continuano a fare vittime anche dopo che si sono concluse: così è stato in Italia dopo la 2° Guerra Mondiale, così è oggi nei territori che sono teatro di conflitti. A queste vittime, in particolare ai bambini, è dedicata la Mostra “A guerra finita”.
Durante il periodo di esposizione della Mostra si svolgeranno le seguenti iniziative:
martedì 30 settembre, ore 17.30 – Sala Conferenze (piano terra): presentazione della mostra e proiezione del video “A guerra finita – Vittime in tempo di pace” con Dario Nardella – Sindaco di Firenze, Isolina Baldi del gruppo che ha curato la Mostra, Luca Brogioni – Responsabile Archivi e collezioni librarie storiche del Comune di Firenze, Francesca Parrini – curatrice del video, Francesca Zaccagni, Presidente del Circolo “Martin Luther King”
mercoledì 8 ottobre, ore 17.30 – Sala Conferenze (piano terra): proiezione dei filmati “I bambini ci giuocano” (con la supervisione di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica) e “Cuori nella tempesta”.
Partecipano: Grazia Asta- Responsabile promozione biblioteche e progetti speciali del Comune di Firenze, Andrea Bagni di “Ecole”, don Andrea Bigalli di “Libera”, Sergio Marchini del Gruppo che ha curato la realizzazione della Mostra.
martedì 14 ottobre, ore 17.30 – Sala Conferenze (piano terra): “Un mondo minato – Le mine oggi nel mondo” (con la collaborazione di Emergency). Partecipano: Mario Batistini della Camera del lavoro CGIL di Firenze, Raffaella Bolini dell’ARCI, Francesca Testa di Emergency, Gianfranco Tomassini, del Comitato “Fermiamo la guerra” di Firenze.
martedì 28 ottobre, ore 17.30 – Sala Conferenze (piano terra): “Mine a Firenze – 1944 e primo dopoguerra, mine e ordigni inesplosi nel territorio fiorentino” (con la collaborazione dell’Istituto Storico per la Resistenza in Toscana e dell’ANPI) – Presentazione di “Mantignano 1944” (libro sui partigiani e la difesa dell’acquedotto di Mantignano) e di alcuni documenti sulla Scuola di sminatori di Fiesole etc.
Partecipano: Lucia Nadetti dell’Archivio Storico di Fiesole, Simone Neri Serneri dell’Istituto Storico per la Resistenza, Franco Quercioli, curatore del libro, “Mantignano 1944”, Luigi Remaschi dell’ANPI – Fi.