Firenze aderisce al Manifesto delle città gentili, firma simbolica a Palazzo Vecchio

Firenze aderisce al Manifesto delle città gentili, firma simbolica a Palazzo Vecchio

“Dobbiamo cominciare dai nostri comportamenti e dal linguaggio ad essere più gentili”, ha spiegato il sindaco Dario Nardella per l’adesione al manifesto delle città gentili

Firenze aderisce al Manifesto delle città gentili promosso dal movimento collettivo nazionale Italia gentile, progetto dell’Associazione My Life Design Onlus. La firma simbolica è stata apposta oggi in occasione dell’inaugurazione del Festival dell’Italia gentile, aperto a Palazzo Vecchio dal sindaco Dario Nardella.

“Dobbiamo cominciare dai nostri comportamenti e dal linguaggio – ha spiegato Nardella – ad essere più gentili: penso al linguaggio della politica, sempre più muscolare, volgare, rissoso: le persone sono stanche di questi questi tipi di confronto. Anche nel linguaggio pubblico, nel mondo del lavoro, perfino in famiglia, cominciamo a essere gentili dalle parole e poi passiamo anche ai fatti”. Per il sindaco “ci sono tanti progetti che si possono ricondurre alla gentilezza nella nostra città. Penso ad esempio all’assistenza agli anziani. Penso agli Angeli del bello, una rete di più di 2000 volontari che ogni volta compiono un atto gentile verso la città, cercando di recuperare uno spazio degradato, di pulire un muro imbrattato. Abbiamo poi iniziative legate anche alla solidarietà e all’accoglienza: anche questi sono atti gentili”.

“Con la vicesindaca Bettini vogliamo promuovere un ulteriore gesto di gentilezza – ha aggiunto Nardella – simbolico ma significativo, con la rete dei volontari della nostra città e con la fondazione Angeli del bello un giorno andremo a ricevere coloro che arriveranno alla stazione e all’aeroporto con un fiore. Un gesto di gentilezza che stabilisce un sistema di relazioni positivo, umano, inclusivo, per chi arriva nella nostra città, che sia un turista o un lavoratore e poi sicuramente proseguiremo con altre azioni”. Per Daniel Lumera, promotore del Movimento Italia Gentile, “mai come adesso, in un momento in cui si tende purtroppo a cercare consenso e senso di identità dalla colpevolizzazione e dalla creazione di un nemico è fondamentale invertire la rotta e rimettere al centro inclusione e cura del prossimo, è una provocazione ma una piccola grande rivoluzione che Firenze ha accolto, pronta a intraprendere progetti concreti”.

Palazzo Vecchio la tavola rotonda ‘Comunicazione gentile e Politica’ con Nardella; Matteo Biffoni, sindaco del Comune di Prato e presidente Anci Toscana; Giovanna Melandri, presidente di Fondazione Maxxi, Human Foundation e Social Impact Agenda per l’Italia; Gregorio Arena, presidente e fondatore di Labsus; Rosy Russo, presidente e fondatrice di Parole O_Stili. All’evento ha fatto seguito l’incontro interreligioso ‘Gentilezza e Spiritualità’, co un momento di ‘Preghiera del cuore e meditazione’ guidata da Padre Bernardo Gianni e la ‘Meditazione al tramonto sulla gentilezza’ guidata da Lumera.

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Sgombero via Baracca, 70 in strada per protesta “restiamo qui”

Sgombero via Baracca, 70 in strada per protesta “restiamo qui”

Dopo lo sgombero dell’immobile in via Baracca di ieri a Firenze, circa 70 persone hanno occupato ieri sera il ponte in piazza Puccini con conseguente blocco del traffico.

Al momento dell’operazione – secondo quanto rende noto il Comune – nell’edificio c’erano circa 50 persone riconosciute e censite. Accolte 15 persone nell’Albergo popolare  mentre alle restanti  35 era stata offerta un’accoglienza temporanea, che sarebbe stata rifiutata. La trattativa si è conclusa perché gli occupanti pretendevano che venissero accolte anche persone che non erano all’interno dell’immobile al momento del riconoscimento da parte delle forze dell’ordine, riferisce sempre una nota di Palazzo Vecchio.

“Uno sgombero di per sé non porta mai a soluzioni, ma sposta semplicemente i problemi”. Lo afferma in una nota l’organizzazione Medici per i diritti umani (Medu), a proposito dello sgombero di un edificio occupato effettuato dalla polizia a Firenze, in via Baracca. Secondo quanto riferito dall’organizzazione umanitaria, al termine dello sgombero dieci persone sono state trasferite in strutture di accoglienza, mentre “altre 50 persone (tra cui sei donne) sono rimaste per strada”. inoltre, “36 persone che abitavano nella struttura e non erano presenti al momento dello sgombero, perché al lavoro, non sono state censite e non riceveranno offerte di accoglienza, seppur temporanee”.
“Gli operatori della questura – si legge sempre nel documento – e dei servizi sociali del Comune di Firenze hanno negato al team della clinica mobile di Medu l’accesso alla comunità e alle persone che assiste da oltre dieci anni nonostante le stesse persone ne avessero fatto esplicita richiesta. Un atto che consideriamo dannoso, miope e incomprensibile”.

Sulla vicenda sono intervenuti anche i consiglieri comunali Antonella Bundu e Dmitrij Palagi: “Inutile – affermano – piangere chi muore in mare se poi si lasciano allo sbando decine di esistenze”.

 

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Palazzo Vecchio, targa a ricordo le vittime Covid-19

Palazzo Vecchio, targa a ricordo le vittime Covid-19

Firenze, “La città di Firenze non dimentica i suoi cittadini vittime della pandemia Covid e dedica a loro e a quelli che li amano un ricordo perenne”. È il contenuto della targa, scoperta oggi nel cortile della Dogana di Palazzo Vecchio per ricordare le 647 vittime a Firenze del Covid.

Durante la cerimonia in Palazzo vecchio, è stato osservato un minuto di silenzio e il professor Patrizio Serino, primo violoncello dell’orchestra del Maggio Musicale (accompagnato dal sovrintendente Alexander Pereira), ha sottolineato con due brani musicali il momento istituzionale.

Per tutto il giorno le bandiere saranno a mezz’asta. “Sono emozionato – ha detto il sindaco Dario Nardella – per il fatto che con questa targa Firenze ricorderà per sempre i suoi caduti. È un segno che porteremo sempre con noi e ci permetterà di non dimenticare perché così come la felicità è tale quando viene condivisa anche la memoria, quando è vera memoria, è perché è condivisa. E abbiamo bisogno di condividere: se non dimentichiamo possiamo migliorare tutti noi”.

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha omaggiato i “5.000 toscani che ci hanno lasciato da fine febbraio” ricordando poi l’immagine dei camion militari di Bergamo di un anno fa. “5000Quello – ha detto – fu un momento drammatico della nostra storia”.

Per l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, il dispiacere è stato anche “non aver potuto piangere i morti, che sono stati subito portati al cimitero. La morte non è un fatto personale, è una lacerazione di una comunità. Non aver potuto vivere questa dimensione comunitaria rende doveroso un momento come questo in cui la comunità ricorda le sue vittime”.

Tra i presenti anche il rabbino Gadi Piperno secondo cui “ricordare vuol dire riportare al cuore, con l’obiettivo di migliorarci in futuro”. L’imam Izzedin Elzir ha parlato di “giornata molto importante non solo per ricordare le vittime ma per come possiamo avere un presente e un futuro migliore. Siamo sulla stessa barca, anche sui vaccini: dobbiamo lavorare per evitare guerre tra chi li produce”.

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