Chiamata alle arti

Terrorismo, Firenze lo combatte con la cultura, 52 idee di barriere per unire sicurezza e bellezza
In mostra le proposte arrivate per ‘Chiamata alle arti’. Nasce asse Firenze-Parigi

Sedute di ogni dimensione e forma, comprese alcune molto curiose come una bocca rossa (e non a caso il progetto si chiama ‘Bacio’), vasi e fioriere con fiori e alberi, soluzioni psichedeliche con luci e colori: i 52 progetti arrivati al Comune di Firenze per la Chiamata alle Arti – #Florencecalling, l’avviso pubblico lanciato in estate per trasformare in arredo urbano le barriere antisfondamento in città, posizionate dopo i recenti attacchi in Spagna d’intesa con il Comitato per l’ordine e la sicurezza, sono stati oggi esposti nel refettorio del complesso di Santa Maria Novella. Cultura contro terrore, questo il leitmotiv della giornata e del progetto dell’amministrazione. L’esposizione si è svolta alla presenza del sindaco, dell’architetto Stefano Boeri che ha lanciato l’idea delle barriere artistiche, e dall’assessore all’urbanistica e architettura di Parigi Jean Louis Missika. La presenza di Missika, in particolare, vuole sottolineare la nascita di un asse Firenze-Parigi sui temi della difesa delle città, dato che Missika è uno degli esponenti politici più attivi e attenti al nodo tra urbanistica e tutela della sicurezza. La Chiamata alle Arti e la mostra evidenziano inoltre che Firenze è una città che si confronta in maniera aperta con il mondo dei creativi e dei progettisti e che è sempre disponibile a valutare ed accogliere nuove proposte, mantenendo titolarità e copyright agli autori, innescando nel contempo un dibattito propositivo e utile al futuro posizionamento delle barriere artistiche antisfondamento, e fornendo suggerimenti utili ad altre città. Fu il sindaco, condividendo l’idea lanciata dall’architetto Stefano Boeri, a suggerire la necessità di una città che abbinasse sicurezza con bellezza e cultura. A settembre è stata quindi lanciata una consultazione di idee dal titolo #florencecalling, ovvero una ‘Chiamata alle arti’ per trovare soluzioni innovative in grado di selezionare dispositivi di protezione della città capaci di essere elementi di sicurezza ma anche di arredo urbano. L’obiettivo era quindi quello di avere protezioni di difesa passiva in grado di non compromettere con un’invasione di barriere in cemento, ma anzi di migliorare la qualità estetica e urbana degli spazi pubblici del centro storico di Firenze. In totale sono arrivate 52 proposte, molte da Firenze ma anche da altre città d’Italia, da nord a sud e alcune dall’estero. Molti dei proponenti sono architetti, singoli o associati, ma ci sono anche ingegneri, agronomi, garden e interior designer, studenti. Fioriere a sedute sono i temi dominanti: tra i vari progetti ci sono fioriere a forma di simbolo della pace, panchine che si richiudono a libro e scompaiono (in modo da garantire flessibilità di utilizzo), sedute come massi lucidi o ‘panettoni’ luminosi, persino delle barriere a forma di tartaruga oppure sedute a forma di uova colorate.

Domani inaugurazione dell’installazione ‘Solitaire’

Domani inaugurazione dell’installazione ‘Solitaire’ dell’artista francese Stéphane Thidet
L’opera, che ha vinto la prima edizione del ‘Premio Anna Morettini, sarà ospitata nell’ex chiesa di Santa Monaca, in Oltrarno

Si inaugura domani a Firenze l’installazione Solitaire dell’artista francese Stéphane Thidet, vincitore della prima edizione del ‘Premio Anna Morettini’. L’opera, presentata la prima volta a Parigi nel 2016, ora è ospitata nella chiesa di Santa Monaca, in Oltrarno, oggi sconsacrata.
É un invito alla contemplazione e alla meditazione l’installazione che Thidet ha realizzato nella vecchia sacrestia del Collège des Bernardins “Solitaire”, il suolo ricoperto d’acqua infranto dal movimento di due alberi morti sospesi dall’alto.
Il ‘Premio Anna Morettini’, che ha il patrocinio del Comune di Firenze ed è alla sua prima edizione, si rivolge ad artisti under 45 di tutte le nazionalità, ma dai solidi legami intellettuali e artistici con la nostra città, che siano rappresentati da una o più gallerie o che dimostrino di aver già esposto il proprio lavoro negli spazi di un’istituzione culturale. Ogni anno il Premio propone un tema che i partecipanti dovranno reinterpretare in chiave contemporanea: la prima edizione è stata dedicata a ‘L’universo Savonarola’, al rapporto che ha creato con la tradizione artistica fiorentina.
Thidet è nato il 20 maggio 1974 a Parigi, vive e lavora tra Parigi e Aubervilliers.Diplomato alla École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi nel 2002 e alla École Supèrieur des Beaux-Arts di Rouen nel 1996. Insegna alla École Supérieure des Beaux-arts di Nantes. Stéphane Thidet ha esposto all’Abazia di Maubuisson, al Collège des Bernardins, a La Maison Rouge e al Palais de Tokyo, per citarne alcune, e partecipato alla Nuit Blanche 2016 a Parigi.
L’esposizione si concluderà il 25 febbraio.

Izis il Poeta della Fotografia

“Si dice spesso che le mie fotografie non sono realiste. Non sono realiste, ma è la mia realtà”.

Continua fino al 6 gennaio 2014 al Museo Nazionale Alinari della Fotografia (piazza S. M. Novella 14a r),la Mostra IZIS. Il Poeta della Fotografia,che presenta  l’opera di Izis Bidermanas (1911-1980) uno dei grandi fotografi umanisti del secolo scorso, poeta dell’immagine, ritrattista e reporter.
La mostra , attraverso una selezione di circa 120 fotografie curata dal figlio Manuel Bidermanas con Armelle Canitrot e la proiezione del film “Aperçus d’une vie (Scorci di vita)”,offre l’occasione di una vera e propria scoperta, l’opportunità di conoscere l’intensa attività di questo autore che esiliato da giovane ha cercato di trovare riposo nel sogno. A distanza di tempo le sue fotografie, con il loro taglio affilato della luce e la loro particolare sensibilità all’atmosfera, sono sempre testimonianze di una grande poesia.
Citato in tutte le storie della fotografia, selezionato nel 1951 per la mostra al MoMa Five French Photographers con Brassai, Cartier-Bresson, Doisneau e Ronis e autore di molti libri considerati modelli intramontabili di riferimento, Izis resta ancora oggi un artista poco conosciuto al grande pubblico. Nato a Marijampole in Lituania, nella Russia zarista, il 17 gennaio 1911, negli anni Trenta a diciannove anni, scappa dalla miseria della sua terra per raggiungere la ‘Parigi dei sogni’, capitale dei pittori e degli Impressionisti. Da qui, durante la guerra, è costretto a rifugiarsi con la famiglia nella regione del Limousin. Dopo liberazione di Limoges, nel ‘44, si arruola nelle Forze Francesi dell’Interno (FFI) e, affascinato dai giovani della resistenza, realizza dei ritratti straordinari. Finita la guerra ritorna a Parigi dove prosegue la sua attività di ritrattista, fotografando artisti, poeti, scrittori e pittori che animano la vita culturale della città. Nel 1953 pubblica il libro Paradis terrestre, realizzato con Colette, in cui i suoi scatti traducono in immagini le parole della scrittrice che descrive i luoghi che amava frequentare prima di essere immobilizzata dalla malattia, come i Désert de Retz o il giardino zoologico di Clères. Dal 1949 inizia a lavorare per Paris Match collaborando fin dal primo numero come specialista del ritratto e rimane nella rivista per vent’anni, rivelandosi un reporter atipico dell’anti avvenimento che fotografa i soggetti più improbabili. A quel periodo risalgono le sue fotografie di Marc Chagall al lavoro, rare testimonianze della sua preziosa capacità di riuscire a cogliere l’animo e l’ispirazione che muovono gli artisti durante la creazione. Nel 1969 dedica un’intera opera, Le Monde de Chagall, all’amico pittore. E’ soprattutto, però, il ‘sogno’ di Parigi che Izis non smette di cercare nelle sue fotografie, tra i quartieri popolari, le rive della Senna e le fiere. Nelle tre opere Paris des revês (1950), Grand Bal du printemps (1951) e Paris des poètes (1977), delinea l’immagine di una città eterna e astorica. Nel 1952 pubblica Charmes de Londres, frutto della sua fuga in Inghilterra con Jacques Prévert e l’anno successivo The Queen’s People, sull’incoronazione della regina Elisabetta II. Nel 1955 realizza, poi, Israël e dieci anni più tardi Le Cirque d’Izis, la migliore opera della sua ricca bibliografia, che rivela la sua passione per il mondo circense.
Presente nelle maggiori collezioni pubbliche e private internazionali, nella sua sua opera Izis ha saputo conciliare la professione di reporter con una ricerca personale, riflettere sul dialogo tra l’immagine e la parola e ricercare la coerenza tra soggetto, emozione e forma. Nei dieci libri attraverso i quali ha orchestrato il suo lavoro, si disegna in filigrana il ritratto di un artista affascinante, segnato dalla difficoltà dell’esilio e dalla guerra. Di natura puramente poetica la sua fotografia è intuitiva e, tra i fotografi umanisti, è colui che più si è allontanato dalla realtà per entrare nel sogno.