Lotti: “Tocca a M5S e Lega se ne sono capaci”

Lotti: “Tocca a M5S e Lega se ne sono capaci”

🔈Firenze, ai margini della presentazione del programma di eventi organizzati in occasione del Millenario dell’Abbazia di San Minato al Monte, il Ministro per lo sport, Luca Lotti, ha risposto ad alcune domande dei giornalisti sulla formazione del nuovo governo.

Quella sull’impasse nella formazione del governo “è una domanda che non dovreste fare a me ma ad altri, perché spetta ad altri dare una soluzione: è passato più di un mese, ormai, dal giorno delle elezioni. Ci sono due gruppi, i 5 Stelle e la Lega, che hanno il compito se riescono di formare il governo, e a loro va girata questa domanda – ha detto Lotti, ribadendo poi – Lo ripeto, spetta ad altri, a chi ha avuto maggiori consensi il 4 marzo dare una risposta e la posizione del Pd mi sembra che sia chiarissima: che questi due partiti la smettano di usare i personalismi, i veti incrociati e parlino finalmente al Paese. Lo hanno fatto in campagna elettorale, mi sembra che stiano continuando a fare una campagna elettorale anziché pensare all’interesse del Paese: facciano l’interesse del Paese se ne sono capaci”.

“La posizione del Pd su questo argomento è stata ampiamente spiegata ed è chiara in tutte le direzioni, nei gruppi: la hanno illustrata bene i nostri rappresentanti al Quirinale, ed io ovviamente condivido”, ha detto ancora il ministro. E a chi gli ha chiesto cosa dovesse fare il Partito democratico qualora il presidente della Repubblica chiedesse una mano, Lotti ha detto che “questo è un altro discorso. Però ho troppo rispetto per il presidente della Repubblica, che in questi giorni sta facendo le sue valutazioni. Questo è un argomento di altro tipo. Adesso stiamo aspettando”.

Gimmy Tranquillo ha intervistato il Ministro Luca Lotti:

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Comuni: Vaglia, Pd lascia maggioranza ma sindaco va avanti

Comuni: Vaglia, Pd lascia maggioranza ma sindaco va avanti

Il Partito democratico di Vaglia (Firenze) non sosterrà più l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Leonardo Borchi che venne eletto, nel 2014, alla guida di una lista degli stessi democratici.

La rottura è avvenuta durante il Consiglio comunale che ha approvato l’avvio della conferenza di copianificazione con la Regione, in pratica il nuovo piano strutturale. Per il Pd di Vaglia questo atto dà il via al “processo di cementificazione del comune che interessa una porzione di territorio, fuori dai centri abitati, di 160.000 mq, pari a 23 campi da calcio”.

Non tutti i consiglieri democratici hanno però seguito le indicazioni del partito e una parte di loro si è schierata con Borchi facendo approvare l’atto. Per il Pd si tratta di una “operazione speculativa a danno della nostra risorsa più preziosa, il paesaggio e il carattere naturalistico del nostro comune”, si legge in una nota dove si ricorda che l’opposizione all’atto nasce dal Programma, “sottoscritto al momento delle Primarie anche dall’attuale sindaco Borchi” che prevedeva il “minor consumo di territorio possibile e nuovi interventi di riqualificazione urbanistica solo se di interesse pubblico”.

L’approvazione dell’atto e la decisione dell’Amministrazione “di procedere comunque, senza il coinvolgimento dei cittadini, nella progettazione del territorio futuro e nella spartizione con i privati dell’interesse pubblico”, ha spinto il Pd a prendere questa decisione. Per la verità i contrasti vanno avanti già da un po’ di tempo ad esempio, ricorda ancora la nota del partito, in materia di “sicurezza dell’edilizia scolastica, per le quali l’Amministrazione Comunale e alcuni consiglieri comunali Pd (sottrattisi ripetutamente al confronto) hanno sistematicamente ignorato e denigrato la posizione del Partito, che a questo punto non può più assumersi alcuna responsabilità per le scelte che questa intende portare avanti a danno dei suoi cittadini, alle quali continuerà ad opporsi in tutte le sedi”.

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Camere: Nardella, Salvini e Di Maio presidenti? Plausibile 

Camere: Nardella, Salvini e Di Maio presidenti? Plausibile 

Il sindaco di Firenze Dario Nardella, in un’intervista rilasciata a Radio Rai 1, durante ‘Gioco a Premier’, ha parlato dell’ipotesi di Salvini e Di Maio presidenti delle due camere. Il sindaco ha anche sottolineato che la sinistra al governo ha tralasciato la politica del territorio, soprattutto al sud.

L’ ipotesi di Salvini e Di Maio presidenti delle Camere “a me sembra plausibile: hanno alcuni punti in contatto su molte questioni, prima tra tutte l’atteggiamento scettico verso l’Europa, soprattutto verso l’euro, ed anche altre proposte”, ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella a Radio Rai 1, durante ‘Gioco a Premier’. Per le presidenze delle Camere, ha aggiunto, “dalla elezione di Carlo Scognamiglio in poi è completamente cambiata la prassi: non sono più di garanzia, ma espressione delle maggioranze. Da allora, l’elezione di queste due cariche è sempre stata l’anticamera della formazione di una maggioranza di governo. A oggi questa passi mi pare non sia cambiata. Sono dunque i due leader del momento, ovvero Di Maio e Salvini, a dare le carte e quindi a portare la responsabilità dell’individuazione di una maggioranza in Parlamento che possa sostenere il Governo”.
Parlando poi di Grillo, Nardella ha spiegato di ritenere che “ora dovrà occuparsi del governo dell’Italia: vedremo se riuscirà a fare qualcosa di concreto rispetto a tutto quello che il Movimento ha promesso”. E rispetto all’idea secondo cui il Pd debba stare all’opposizione, il sindaco ha detto che farlo “non vuol dire nè stare sull’Aventino, nè stare a guardare. Il ruolo dell’opposizione è un ruolo di responsabilità, sopratutto se lo vuoi fare in modo intelligente, in modo costruttivo. L’opposizione è fondamentale, e io credo che di fronte al risultato elettorale il Pd abbia questa opzione come scelta primaria”.

 

Il sindaco fiorentino ha aggiunto: “Sono state fatte tante riforme, tante cose buone dal governo, ma questa dimensione della politica sul territorio a volte l’abbiamo dimenticata, specialmente nel Sud: ma non è una responsabilità di questi tre anni, è un problema che la sinistra si trascina da 15 anni, non si formano più gruppi dirigenti nel Sud, non si va più dai giovani, abbiamo appaltato spesso ai signori delle preferenze la gestione delle grandi questioni politiche, e così non funziona più. Oggi vado a trovare un signore di 51 anni, un nostro cittadino, che qualche giorno fa è stato rapinato in pieno giorno in un sottopasso di piazza delle Cure, una piazza delle nostra città. Da questo credo si debba ricominciare. Da questioni che riguardano la quotidianità dei cittadini: dobbiamo ricominciare dalla politica vista con gli occhi del cittadino comune che ha urgenze semplici ed è stufo di vedere la politica che litiga, le formule, le grandi questioni astratte”.

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Pd: Parrini, non è Aventino rifiutarsi di fare sgabello

Pd: Parrini, non è Aventino rifiutarsi di fare sgabello

Su Facebook, Dario Parrini, deputato uscente e neoeletto senatore del Pd, ha affermato che un rifiuto all’alleanza proposta da Di Maio e Salvini, non sarebbe Aventino, ma senso di responsabilità e tutela dei principi del Partito Democratico.

“Dico no all’Aventino, a quello vero però, non a quello inventato dai retroscena strumentali. Non è Aventino, e non è nemmeno bizza o ripicca o tatticismo, bensì è senso di responsabilità e tutela del Pd e della sua dignità e delle sue possibilità di ripresa, rifiutarsi di fare da sgabello a forze estremiste e demagogiche portatrici di programmi opposti ai nostri su euro, integrazione europea, dazi, diritti civili, equità fiscale, difesa del ruolo della scienza in sanità, rispetto della democrazia nella vita interna delle forze politiche.

Non è Aventino, ma chiarezza e senso di responsabilità – prosegue -, ricordare che per ora non siamo di fronte a proposte del Capo dello Stato bensì a ripetute prove di tracotanza di Di Maio e Salvini che ogni giorno ci spiegano che non vogliono alleanze ma sottomissioni. E che non vogliono negoziati ma imposizioni. Basta caricature, per favore”.

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Decisa la nuova direzione del PD Toscano

Decisa la nuova direzione del PD Toscano

Firenze, è formata da 3 renziani e da 2 esponenti minoranza, la reggenza del PD Toscano: il segretario metropolitano del Pd fiorentino Marco Recati (investito dalla funzione di portavoce), il sindaco di Prato Matteo Biffoni, il capogruppo in Consiglio regionale toscano Leonardo Marras, Valerio Fabiani, Adalgisa Mazza (questi ultimi rappresentanti rispettivamente delle mozioni di minoranza che fa capo al ministro della Giustizia Andrea Orlando e al governatore della Puglia Michele Emiliano).

Questo il quintetto nominato oggi dalla direzione del Pd toscano che costituisce la reggenza collegiale, saranno loro a guidare il partito regionale fino alla celebrazione del prossimo congresso regionale, che l’assemblea del Pd Toscana convocherà secondo le indicazioni del partito nazionale.

Contestualmente la direzione ha preso atto, ufficializzandole, delle dimissioni di  dalla carica di segretario del Pd toscano.

Ora l’assemblea, si apprende, dovrebbe dunque tenersi entro metà maggio, mentre il congresso probabilmente ci sarà in autunno.

Il documento, prodotto oggi dalla Direzione regionale del Pd riconosce che “i recenti risultati elettorali hanno dato un’indicazione chiara circa la necessità di aprire una stagione nuova”, e impegna la reggenza collegiale a elaborare una piattaforma politica da sottoporre alla prima assemblea regionale; promuovere momenti di analisi dei risultati elettorali anche in relazione ai cambiamenti socioeconomici dei nostri territori; individuare una commissione ‘Toscana 2030’, con il coinvolgimento dei territori e delle migliori esperienze del partito e della società toscana, che possa elaborare una proposta ideale e programmatica per il futuro della regione e favorire la ricostruzione di un campo largo e plurale di centrosinistra”.

Tra gli altri punti, anche “l’organizzazione, da effettuare urgentemente, di un momento di confronto nel partito sulle prossime elezioni amministrative, per condividere il percorso fatto ed esaminare le varie situazioni ritenendo prioritaria la formazione di coalizioni imperniate sull’unità del centrosinistra; sollecitare a un impegno straordinario le federazioni provinciali, le unioni comunali e i circoli, per promuovere a ogni livello il più ampio confronto possibile; operare in stretto e permanente raccordo con la conferenza dei segretari territoriali e con le singole federazioni”.

Abbiamo ristretto i nostri consensi, però in Toscana abbiamo ancora il risultato più alto a livello nazionale: dunque non ci sentiamo sconfitti; da questo bisogna ripartire. Nella reggenza siamo un gruppo di 5 che ‘ricompensa’ tutte le aree e le anime del partito. Credo che sia un buon viatico per fare un buon lavoro”.

Così il portavoce dell’organismo di reggenza che guiderà il Pd toscano al congresso, Marco Recati, parlando con i cronisti al termine della direzione di stamani a Firenze. “Non è mai facile rialzarsi, però non è neanche possibile mollare, perché crediamo in questo progetto – ha aggiunto – a sinistra del Pd non c’è stato sinceramente un gran risultato, ma comunque ci sono tante persone che fanno parte dalla nostra storia. Io credo che dobbiamo ripartire anche da lì”.

La prima e principale priorità che affronterà la reggenza del Pd toscano saranno le elezioni amministrative, “dove andremo al voto in primavera (i comuni maggiori dove si terranno sono Pisa e Siena): è il primo appuntamento importante, ed il lavoro che faremo al riguardo partirà già la settimana prossima”, ha anche detto oggi a Firenze il portavoce delle raggenza del Pd della Toscana Marco Recati.

Il tema, ha aggiunto, “verrà affrontato con i segretari provinciali, con le unioni comunali, con i circoli”. Un approccio, ha spiegato il portavoce, che è già utilizzato “su Firenze e, credo, in tutta la regione. Dobbiamo tranquillizzare la nostra base, i nostri iscritti, cercare di aprirsi ai mondi economici che sono presenti nel nostro territorio, perché ci attendono degli appuntamenti importanti e vogliamo farci trovare pronti”.

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