PISA: GIOVANE UBRIACO PRECIPITA DA SECONDO PIANO, GRAVE

40_bigUno studente universitario di 18 anni, torinese, è precipitato dal secondo piano di un appartamento del centro storico a Pisa ed è ricoverato in gravi condizioni nel reparto di rianimazione dell’ospedale.

Il giovane che sarebbe stato ubriaco, come accertato dal personale del 118 intervenuto sul posto, ha riportato fratture esposte a entrambe le gambe e probabili altre lesioni interne tuttora in fase di valutazione da parte dei medici che si sono riservati la prognosi.

Sull’episodio indaga la polizia. Secondo quanto appreso, lo studente stava giocando sul balcone dell’abitazione dove aveva trascorso la serata insieme ad altri quattro amici quando per cause non ancora del tutto chiare è precipitato da un’altezza di circa 10 metri.

E’ stato un passante che ha sentito il tonfo della caduta a dare l’allarme è chiedere l’intervento dei soccorsi perché gli altri ragazzi presenti nell’appartamento non si sarebbero neppure accorti della caduta. Le loro testimonianze sono però ancora al vaglio della squadra mobile che sta cercando di ricostruire i dettagli dell’accaduto.

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MOLOTOV PISA, INDAGINI DEI CARABINIERI “AD AMPIO SPETTRO”

carabinieri moglie

“Al momento nessuna rivendicazione” hanno fatto sapere i militari. Viene battuta la pista anarchica che però “non ha dato risultati.” Sindaco Pisa: “E’ un atto grave da non sottovalutare”

Le indagini dei carabinieri sull’attentato incendiario della scorsa notte a Pisa contro auto della polizia penitenziaria sono, al momento, ad “ampio spettro” e nessuna ipotesi viene scartata a priori: dalla matrice politica, e in particolare anarchica, alle tensioni che possano essersi sviluppate in città in seguito al tentativo di rapina finito in tragedia la settimana scorsa, quando un gioielliere ha sparato e ucciso uno dei rapinatori, peraltro scarcerato dal Don Bosco nei mesi scorsi.

In assenza di rivendicazioni, che al momento non sono pervenute, l’atto di stanotte resta per ora senza ‘firma’ e gli spunti investigativi in mano agli inquirenti sono. allo stato, pochissimi. Anche le immagini registrate dalla videosorveglianza dell’Ufficio dell’esecuzione penale, davanti al quale erano parcheggiate le auto incendiate, non sono determinanti. Si intravede solo parzialmente la sagoma di tre persone la cui identificazione al momento è praticamente impossibile. I carabinieri stanno anche raccogliendo le testimonianze dei residenti della zona, ma per il momento non avrebbero raccolto informazioni determinati.

Fin dalle prime ore del mattino sarebbe stata battuta senza esito anche la pista anarchica locale, visto che in città è attivo da anni un nucleo di persone legate agli ambienti anarchici. “E’ un atto molto grave, che non dobbiamo assolutamente sottovalutare. Si stanno facendo indagini approfondite di polizia giudiziaria per individuare gli autori dell’attentato”. Lo afferma in una nota il sindaco di Pisa,
Marco Filippeschi, commentando l’attentato con bottiglie incendiarie, la notte scorsa, a due auto della polizia penitenziaria nei pressi del carcere Don Bosco.

“Pisa – prosegue il sindaco – respinge nel modo più risoluto quello che appare un tentativo di creare una tensione contro la polizia penitenziaria, corpo che svolge con impegno un compito delicato e reso più impegnativo dalle carenze di un comparto di rilievo essenziale nel sistema giustizia. Esprimo la solidarietà della città agli agenti, all’Ufficio dell’Esecuzione Penale e alla direzione della casa circondariale”.

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A PISA PRIMO ESPERIMENTO NAZIONALE PER RECUPERO CIBO PRO CARITAS

caritas

L’ accordo del 2015 tra Caritas diocesana Pisa e Firenze e l’Istituto zooprofilattico di Toscana e Lazio ha permesso di donare 350 kg carne e pesce e dato un pasto a 1.338 persone.

Dai laboratori pisani dell’Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana alle mense per i poveri delle Caritas diocesane di Pisa e Firenze e ai banchi frigo della Cittadella della Solidarietà, l’emporio solidale pisano che nel 2016 ha assicurato sostegno alimentare a 1.338 persone. Lo rende noto la Caritas diocesana. E’ il percorso di carne e pesce d’importazione, aliquote integre sottoposte ad analisi dall’Izslt e giudicati idonei al consumo, una sperimentazione unica a livello nazionale e suggellata in un protocollo d’intesa, approvato dal ministero della Salute, siglato a settembre e avviato a Pisa da ottobre 2015 ed esteso a Firenze dal 2016, che ha già permesso di donare circa 350 kg di carni e prodotti della pesca congelati alla Caritas di Pisa, oltre una tonnellata di alimenti a quella fiorentina.

“Il progetto di solidarietà – spiega una nota della Caritas – è al centro di un’attività che ha come protagonista una nuova prassi di gestione del cibo, già sottoposto a verifica per l’idoneità al consumo e mantenuto in idonee condizioni di conservazione, non altrimenti commercializzabile ma ancora buono, con controllo di tutto l’iter (dal prelievo al posto d’ispezione frontaliera allo stoccaggio in laboratorio e infine alla consegna) nel rispetto di tutti i parametri della sicurezza alimentare . L’istituto Zooprofilattico recupera e rimette in circolo cibo idoneo al consumo in favore delle persone meno fortunate di cui si occupano le associazioni caritatevoli”.

Un’esperienza citata come modello direttamente dal ministero della Salute che proporrà di estenderla anche “agli altri dieci Istituti zooprofilattici d’Italia e ai 23 posti di ispezione frontaliera presenti sul territorio nazionale”. Presso le sezioni di Pisa e Firenze, vengono esaminati campioni di carne, pesce o altre matrici alimentari prelevate dal Posto d’ispezione frontaliera di Livorno per le attività di controllo sanitario di frontiera sugli alimenti di origine animale provenienti da Paesi Terzi.
Ciò permette di contrastare significativamente il cosiddetto spreco alimentare e lo dimostrano i numeri, basti considerare che nel biennio antecedente al progetto nella sola sezione di Pisa sono stati avviati allo smaltimento, circa 900 chili di carni bovine.

“Numeri – ha commentato Ugo della Marta, dg dell’istituto zooprofilattico di Toscana e Lazio – che evidenziano quanto sia importante intervenire per evitare lo spreco di risorse alimentari”. Ulteriori vantaggi sono l’ abbattimento dei costi energetici e la riduzione della quantità di rifiuti speciali da smaltire. A Pisa la carne distribuita in questo modo è finita nei banchi frigo della Cittadella della Solidarietà e nelle tre mense della Caritas, che nel 2016 ha assistito 1338 persone bisognose: “Di queste – conclude il direttore don Emanuele Morelli – 464 sono minori, praticamente più di uno su tre (34,7%), un dato in crescita rispetto al 2015. Quasi il 60% di essi ha meno di 10 anni”.

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A PISA PRIMO ESPERIMENTO NAZIONALE PER RECUPERO CIBO PRO CARITAS

caritas

L’ accordo del 2015 tra Caritas diocesana Pisa e Firenze e l’Istituto zooprofilattico di Toscana e Lazio ha permesso di donare 350 kg carne e pesce e dato un pasto a 1.338 persone.

Dai laboratori pisani dell’Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana alle mense per i poveri delle Caritas diocesane di Pisa e Firenze e ai banchi frigo della Cittadella della Solidarietà, l’emporio solidale pisano che nel 2016 ha assicurato sostegno alimentare a 1.338 persone. Lo rende noto la Caritas diocesana. E’ il percorso di carne e pesce d’importazione, aliquote integre sottoposte ad analisi dall’Izslt e giudicati idonei al consumo, una sperimentazione unica a livello nazionale e suggellata in un protocollo d’intesa, approvato dal ministero della Salute, siglato a settembre e avviato a Pisa da ottobre 2015 ed esteso a Firenze dal 2016, che ha già permesso di donare circa 350 kg di carni e prodotti della pesca congelati alla Caritas di Pisa, oltre una tonnellata di alimenti a quella fiorentina.

“Il progetto di solidarietà – spiega una nota della Caritas – è al centro di un’attività che ha come protagonista una nuova prassi di gestione del cibo, già sottoposto a verifica per l’idoneità al consumo e mantenuto in idonee condizioni di conservazione, non altrimenti commercializzabile ma ancora buono, con controllo di tutto l’iter (dal prelievo al posto d’ispezione frontaliera allo stoccaggio in laboratorio e infine alla consegna) nel rispetto di tutti i parametri della sicurezza alimentare . L’istituto Zooprofilattico recupera e rimette in circolo cibo idoneo al consumo in favore delle persone meno fortunate di cui si occupano le associazioni caritatevoli”.

Un’esperienza citata come modello direttamente dal ministero della Salute che proporrà di estenderla anche “agli altri dieci Istituti zooprofilattici d’Italia e ai 23 posti di ispezione frontaliera presenti sul territorio nazionale”. Presso le sezioni di Pisa e Firenze, vengono esaminati campioni di carne, pesce o altre matrici alimentari prelevate dal Posto d’ispezione frontaliera di Livorno per le attività di controllo sanitario di frontiera sugli alimenti di origine animale provenienti da Paesi Terzi.
Ciò permette di contrastare significativamente il cosiddetto spreco alimentare e lo dimostrano i numeri, basti considerare che nel biennio antecedente al progetto nella sola sezione di Pisa sono stati avviati allo smaltimento, circa 900 chili di carni bovine.

“Numeri – ha commentato Ugo della Marta, dg dell’istituto zooprofilattico di Toscana e Lazio – che evidenziano quanto sia importante intervenire per evitare lo spreco di risorse alimentari”. Ulteriori vantaggi sono l’ abbattimento dei costi energetici e la riduzione della quantità di rifiuti speciali da smaltire. A Pisa la carne distribuita in questo modo è finita nei banchi frigo della Cittadella della Solidarietà e nelle tre mense della Caritas, che nel 2016 ha assistito 1338 persone bisognose: “Di queste – conclude il direttore don Emanuele Morelli – 464 sono minori, praticamente più di uno su tre (34,7%), un dato in crescita rispetto al 2015. Quasi il 60% di essi ha meno di 10 anni”.

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PISA, RACCOLTA FONDI DETENUTI PER FIGLIE RAPINATORE UCCISO

pisa, rapinatore ucciso era da poco uscito da carcere Don Bosco La Confcommercio di Pisa ha avviato una raccolta fondi a favore invece del gioielliere che ha sparato  e previsto una manifestazione per il 26 giugno

Raccolta di fondi tra i detenuti del carcere Don Bosco di Pisa per le figlie di Simone Berardi, il rapinatore ucciso dal gioielliere Daniele Ferretti che ha risposto al fuoco, durante un tentativo di rapina. La notizia è riportata stamani dal quotidiano Il Tirreno. La colletta
arrivata a circa duemila euro, si spiega, è stata attuata per aiutare due ragazzine che vivono con la madre.
Intanto prosegue a Pisa la solidarietà nei confronti del gioielliere. Per la prossima settimana è stata anche annunciata
una fiaccolata di cittadini e commercianti della zona dove si trova la gioielleria. La Confcommercio di Pisa ha avviato una
raccolta fondi a favore di Ferretti e previsto una manifestazione per il 26 giugno.

“Come detenuto Simone Bernardi aveva fatto un buon percorso: inizialmente era un soggetto molto difficile, ma insistendo con le attività educative era cambiato al punto di essere stato ammesso al regime di lavoro esterno presso una cooperativa sociale pisana dove ha lavorato come addetto alle vendite”. Lo ha detto all’ANSA il direttore della casa circondariale di Pisa, Fabio Prestopino, commentando la detenzione del rapinatore ucciso.

“Tuttavia francamente non sono rimasto sorpreso – prosegue il direttore – anche se sono rimasto colpito perché si sperava che con il lavoro si fosse rieducato. Sono molto dispiaciuto per lui e per il gioielliere. E’ sbagliato però parlare di fallimento del sistema perché l’amministrazione penitenziaria offre tutta una serie di opportunità che però si devono cogliere, evidentemente Bernardi una volta fuori è ricaduto negli stessi errori di prima, nonostante un percorso rieducativo estremamente positivo”.

Sul fronte delle indagini intanto, gli inquirenti puntano l’attenzione su due fotografie scattate con un telefonino da un testimone che immortalano i due rapinatori in fuga dopo la rapina amano armata finita nel sangue martedì sera. Le due foto sono già state acquisite dai carabinieri.  Al vaglio degli inquirenti anche la testimonianza di una donna che ha invece incrociato uno dei due fuggitivi.

“Me lo sono trovata davanti – racconta la donna – mentre stavo tornando a casa in bicicletta: saranno state le 19.40, 19.45. Quell’uomo mi ha colpito perché nonostante il gran caldo di questi giorni indossava una felpa a maniche lunghe, grigia scura, chiusa fino al collo e il cappuccio calato in testa. Per questo mi sono soffermata a guardarlo”. L’uomo, che secondo la testimone, avrebbe “35-40 anni e carnagione olivastra, procedeva a passo spedito ma senza correre in direzione del centro”.

Riguardo all’altro rapinatore, che avrebbe imboccato la direzione opposta rispetto al complice, la donna lo avrebbe “visto appena e mi pare che indossasse una felpa o un giubbotto con alcune strisce rosse, ma io l’ho visto solo di spalle”.

In carcere Brnardi si era legato a una nuova compagna del tutto estranea agli ambienti criminali: “Sì è vero – risponde Prestopino – è una donna che ha conosciuto in carcere perché lei veniva a fare volontariato all’interno del Don Bosco e in questa circostanza si sono conosciuti e legati sentimentalmente. So che adesso è molto provata, come lo sono anche i nostri educatori che negli ultimi anni sono stati a stretto contatto con lui”.

 

 

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