Madonna di San Giorgio alla Costa

Se l’esposizione di un dipinto di Giotto come la “Madonna di San Giorgio alla Costa” al Museo di Arte Sacra Beato Angelico di Vicchio, raramente posto in mostra, è un evento eccezionale, adesso lo è ancora di più. Perché potrà essere ammirato fino al 7 gennaio 2018. Infatti, grazie alla disponibilità della Diocesi di Firenze, proprietaria dell’opera, si prolunga il periodo del prestito – la conclusione era fissata al 29 ottobre – per tutte le festività natalizie.

La Madonna di San Giorgio alla Costa” al Museo Beato Angelico di Vicchio e la Madonna col Bambino custodita nella Pieve di Borgo San Lorenzo sono le due gemme dell’itinerario “Nel Mugello sotto il cielo di Giotto” promosso dall’Unione dei Comuni del Mugello e dal Comune di Vicchio con il supporto scientifico dell’associazione STARE, il contributo della Città Metropolitana e la Camera di Commercio di Firenze e in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali, la Soprintendenza alle Belle Arti e la Diocesi di Firenze. Un itinerario che da questi due dipinti di Giotto conduce il visitatore alla scoperta di opere trecentesche presenti nel territorio che recano, in varia misura, l’eco della sua arte.
Afferma l’assessore al Turismo dell’Unione dei Comuni del Mugello Federico Ignesti: “La Madonna di San Giorgio alla Costa è una magnifica opera di Giotto difficilmente visibile, quindi poterla esporre in Mugello sino a gennaio è un’opportunità straordinaria. E per questo rivolgo un sentito ringraziamento al cardinale Betori e al vice direttore dell’Ufficio Arte Sacra della Diocesi di Firenze Alessandro Bicchi. L’itinerario che abbiamo organizzato in Mugello in occasione del 750° anniversario della nascita di Giotto – sottolinea – esprime un alto profilo culturale, artistico e religioso ed è inoltre una proposta turistica che permette di ammirare, oltre alle opere, il nostro splendido territorio. Adesso anche per tutto il periodo natalizio”. E di conseguenza si prolunga fino al 7 gennaio del prossimo anno tutto l’itinerario “Nel Mugello sotto il cielo di Giotto” con visite guidate e aperture straordinarie.

LIVORNO CELEBRA L’ARTE DI AMEDEO MODIGLIANI

Modigliani Livorno

Il 12 luglio di 133 anni fa a Livorno nasceva uno dei geni dell’arte di tutti i tempi: Amedeo Modigliani: la città festeggerà con esposizione di 40 capolavori e una tavola rotonda dedicata al pittore presso Fortezza Vecchia.

Il cartellone prevede l’esposizione di circa 40 capolavori di Modì provenienti dalla collezione Carlo Pepi e da cinque gallerie storiche cittadine tradizionalmente legate ai macchiaioli e ai loro allievi. Un’evento ideato e curato da Reset, con il patrocinio del Comune di Livorno e in collaborazione con l’Autorità Portuale.

La Fortezza Vecchia ospiterà invece una tavola rotonda dedicata al pittore e scultore livornese, moderata dalla giornalista de La Nazione Irene Carlotta Cicora, alla quale parteciperanno le istituzioni ed esperti d’arte come Vincenzo Farinella (docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Pisa), Carlo Pepi (collezionista d’arte), Corrado La Fauci (docente di Storia dell’arte), Umberto Falchini (studioso di Storia dell’arte). In serata Pepi il comico Dario Ballantini parleranno di Modigliani stimolati dal giornalista de Il Tirreno Alessandro Guarducci.

Per tutto il giorno, spiega una nota del Comune, “saranno presenti in Fortezza Vecchia molti pittori labronici che, en plein air, faranno ritratti alle modelle presenti e ancora esposizioni fotografiche legate a Modì e un laboratorio artistico gratuito per bambini dedicato a Modigliani che prevede un premio per l’autoritratto più votato: chiuderà la serata l’attore Michele Crestacci con il monologo ‘Ecco chi era Dedo'”.

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A VILLA BARDINI PAESAGGI E TRAMONTI TOSCANI NELL’OPERA DI LLOYD

Lloyd Villa BardiniDal 14 luglio al 7 gennaio a Villa Bardini ‘Lloyd: paesaggi toscani del Novecento’: rivive l’opera di Llewelyn Lloyd in albe rosate e tramonti infuocati.

L’opera di Llewelyn Lloyd (1879 – 1949) nella mostra ‘Lloyd: paesaggi toscani del Novecento’ allestita a Villa Bardini (Costa San Giorgio, 2) dal 14 luglio al 7 gennaio. Curata da Lucia Mannini e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, l’esposizione raccoglie 62 opere dell’artista, provenienti, da 27 diverse collezioni private di tutta Italia (specie da Firenze e Livorno, ma anche da Roma, Milano, Viareggio e Reggio Emilia) e da collezioni pubbliche come la Galleria di Arte Moderna (Roma), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Roma), la Pinacoteca civica del Comune di Forlì a Palazzo del Merenda, la Pinacoteca Civica “Foresiana” (Portoferraio, Isola d’Elba), la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, le Gallerie degli Uffizi Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e la Fondazione Livorno.        

Lloyd Villa Bardini

Dopo la formazione a Livorno, seguendo l’ideale artistico e morale di Giovanni Fattori, Lloyd, di origini gallesi, ma livornese di nascita, giunge a Firenze alle soglie del Novecento, diventando un vero e proprio fiorentino d’adozione. Nella mostra, il cui catalogo è edito da Polistampa, si ripercorre il cammino artistico del pittore dagli inizi del Novecento, cui corrisponde la stagione divisionista, divisionismo alla piena maturità, negli anni Venti, con una piccola sezione dedicata alle vedute fiorentine degli anni Trenta.

Lloyd Villa Bardini

Il paesaggio è un tema sempre presente nell’opera pittorica di Lloyd, un artista apprezzato, sia per le sue rappresentazioni dell’Isola d’Elba, sia per le vedute fiorentine. Dalle albe rosate e dai tramonti infuocati del Divisionismo, in ampie raffigurazioni di campagne o affacci marini (di cui restano anche a documentazione alcuni grandi disegni a carboncino, anch’essi esposti nella mostra), si seguono, nelle sezioni successive della mostra, le nuove ricerche formali, impostate su rapporti cromatici e nuovi equilibri compositivi, culminando proprio nelle vedute del panorama fiorentino, cittadino e non: la selezione di queste opere dimostra come di fatto il gallese possa essere considerato a pieno titolo tra i protagonisti del Novecento pittorico italiano.

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Disegnar come si vede e non solo al Museo Galileo

Disegnar come si vede e non solo al Museo Galileo

 

Nell’ambito del progetto “AL-Museo, 15 giorni dedicati all’alternanza scuola lavoro nei musei”, il Museo Galileo propone una mostra – laboratorio dedicata all’incontro tra la scienza e l’arte per conoscere le pratiche artistiche fondate sulle leggi della geometria e dell’ottica e per divertirsi a sperimentarle.

Protagonisti e animatori dell’iniziativa saranno i ragazzi del Liceo Artistico Petrocchi di Pistoia che inviteranno i visitatori ad improvvisarsi artisti e ad applicare la scienza all’arte cimentandosi con la pratica del disegno.

Venerdì 9 giugno, 14.30-17.00
Sabato 10 giugno, 9.30-13.00 / 14.00-17.00
Domenica 11 giugno,  9.30-13.00 / 14.00-17.00

 

 

 

A PONTEDERA UNA MOSTRA PER IMMAGINARE LA CITTA’ INDUSTRIALE

Barbieri città industriale Pontedera

Dal 10 giugno all’8 luglio 2017 al Museo Piaggio di Pontedera si terrà la mostra “Francesco Barbieri. La città industriale immaginata” momento conclusivo del progetto Cantieri d’arte 2017.

Il progetto è promosso dal Comune di Pontedera e dalla Fondazione Piaggio, con il patrocinio della Regione Toscana, in collaborazione con CRED Valdera, Liceo Classico Scientifico XXV Aprile di Pontedera, Associazione Culturale Libera Espressione e con la partecipazione della Biblioteca Giovanni Gronchi di Pontedera. Main Sponsor: Toscana Energia, Caparol e Fossetti Costruzioni. Sponsor: Menichini Edilizia, Randich Jacopo – Broker Assicurativo, Belli & Di Grazia Infissi.

I Cantieri d’arte, che arrivano quest’anno alla XV edizione, vogliono offrire ai ragazzi del liceo la possibilità di sperimentare la pratica artistica attraverso il contatto diretto con artisti affermati a livello nazionale e internazionale. Il progetto prevede quindi un workshop settimanale da febbraio sino a maggio e la mostra conclusiva in cui oltre ai lavori dell’artista coinvolto vengono esposti quelli realizzati dai ragazzi.

L’edizione 2017 propone agli studenti un percorso innovativo dal titolo “La città industriale immaginata”, ideato da Carlo Alberto Arzelà e dall’artista Francesco Barbieri, dove al centro della ricerca c’è la città come luogo di memorie e come spazio per il futuro. Pontedera, realtà urbana che ha interpretato la crescita economica e sociale del ‘900 e che vede una profonda trasformazione e riqualificazione degli spazi industriali, si presta perfettamente sia al tema del progetto che all’espressione artistica di Francesco Barbieri e al suo amore per gli ambienti fortemente antropizzati. I paesaggi industriali, urbani, i tunnel, le infrastrutture e le aree ferroviarie sono  catturati in tratti rapidi, vertiginosi e sfuggenti e passaggi cromatici di grande impatto restituendo ora la frenesia, ora l’asetticità della vita contemporanea e l’alienazione della figura umana. 

Nato a Pisa nel 1976, Barbieri ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte come writer, viaggiando nelle principali città europee e americane. Dopo anni, chiude questa esperienza e si appassiona alla pittura iniziando a lavorare con diverse gallerie italiane. Instancabile sperimentatore sia nei supporti, che possono essere tele, carte artigianali e pannelli ma anche materiali di recupero, sia nella tecnica che usa Barbieri passa dalla china ai collage, agli acrilici ed alle vernici spray. Con il suo lavoro su tela degli ultimi anni l’artista ha esplorato molteplici soggetti mutuati dal folklore tipico dei graffiti, fino all’estetica cruda delle periferie e dei paesaggi ferroviari.

L’artista ha guidato gli studenti cercando di trasmettere loro la sua capacità di vedere il fascino e soprattutto, di sentire la storia, passata, presente e futura degli edifici industriali e tradurre tutto ciò in immagini e paesaggi mentali. Le fabbriche sono vive, sempre: quando in uso, sono cattedrali del lavoro; una volta dismesse, possono diventare invece abitazioni per emarginati, atelier per artisti di strada e luoghi di aggregazione. Sono ambienti in grado di suggerire un’infinità di possibili usi che a volte, come nel caso di Pontedera, si traducono in realtà, attraverso importanti e spesso complesse opere di riqualificazione.

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