Cacciari: “Reddito cittadinanza e quota 100 hanno controindicazioni spaventose, ma no alternative”

Cacciari: “Reddito cittadinanza e quota 100 hanno controindicazioni spaventose, ma no alternative”

Lo ha detto Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia, parlando a Firenze a margine dell’inaugurazione della Scuola post-dottorale intitolata a Eugenio Garin. “Bisogna vedere i decreti attuativi – ha detto il filosofo – comunque qualcosina faranno per forza, rischiano troppo una debacle elettorale. Quindi alla fine qualcosa faranno, certamente molto meno adesso che le risorse sono più ridotte di prima”.

Reddito di cittadinanza e Quota 100 “sono provvedimenti che presentano controindicazioni spaventose”, ma la fiducia dei cittadini nella maggioranza di governo rimane alta perché “non hai alternativa”.

La riforma delle pensioni, ha proseguito Cacciari, “potrebbe incentivare masse di lavoro nero, e il reddito di cittadinanza non ci sono le strutture per un controllo adeguato, bisogna assumere migliaia di persone per farlo funzionare,c’è di tutto e di più, però è chiaro che quelle erano le promesse elettorali e gli italiani lo sapevano. Auguri”. Secondo Cacciari la fiducia nel governo rimane comunque alta “perché in politica se non hai alternativa continui a votare quello che avevi votato, è molto semplice”, e il Pd non rappresenta un alternativa: “Al momento no, è evidente.”

“Cosa protesta Renzi? E’ mancanza di senso comune del pudore: è quello che ha affermato dal 2012, sfasciando il partito, che tutti andavano a votare alle primarie”. Ha aggiunto Cacciari rispondendo ai giornalisti che lo interpellavano sulle proteste degli esponenti renziani del Pd contro l’endorsement annunciato da un dirigente dell’associazione ‘Futura’ di Laura Boldrini per Nicola Zingaretti alle primarie del partito.

“Le primarie – ha spiegato ancora l’ex sindaco – se hanno un senso, e secondo me non ne hanno nessuno se non per designare il candidato alla presidenza del Consiglio, è quello di chiamare tutti a votare per un candidato, è evidente, se no devi fare il congresso, serio, come si faceva una volta quando c’erano dei partiti seri ed erano solo gli iscritti che votavano il segretario, è evidente. Delle due l’una: o fai un congresso serio e votano solo gli iscritti… ma la logica delle primarie non è questa”, ha concluso. 

 

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Rossi: “giusto trattare con Nardella”

Rossi: “giusto trattare con Nardella”

Lo ha detto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, a proposito del rifiuto dei gruppi di sinistra radicale di sostenere già al primo turno la candidatura di Dario Nardella (Pd) a sindaco di Firenze. “Voterò alle primarie? Non sono del PD…” 

I ballottaggi “non hanno portato bene alla sinistra da qualche tempo a questa parte, ho delle perplessità”. Lo ha detto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, a proposito del rifiuto dei gruppi di sinistra radicale di sostenere già al primo turno la candidatura di Dario Nardella (Pd) a sindaco di Firenze. “Non mi convince l’idea del secondo turno, anche perché da qualche anno a questa parte la destra sfonda”, ha aggiunto. “Sarebbe giusto – ha proseguito Rossi, a margine dell’inaugurazione della Scuola post-dottorale intitolata a Eugenio Garin – formare una lista di sinistra, discutere con Nardella, trattare i punti, come la politica fa. La politica è mediazione, compromesso, differenza e ricerca di soluzioni unitarie. Se a sinistra smarriamo questo siamo destinati a perdere. Le idee sono importanti, ma bisogna anche contrastare questa ondata di estrema destra che si sta rafforzando, non mi pare che si sia indebolita”. Secondo Rossi infatti “non basterà il fischio di un leader perché al secondo turno, dopo non aver votato Nardella al primo, le masse popolari seguano gli indirizzi del grande partito. Quel grande partito si è pensato di distruggerlo”.

“Non sono del Pd, diciamo che diversamente da chi ha cambiato opinione adesso rimango della mia opinione: finché non sono del Pd non vado a votare” alle primarie, ha poi aggiunto   Rossi  a proposito dell’endorsement annunciato da un dirigente dell’associazione ‘Futura’ di Laura Boldrini per Nicola Zingaretti, e delle proteste da parte di esponenti renziani.
Secondo Rossi, c “bisogna trovare il modo di unire ampiamente il centrosinistra. Lo dissi subito dopo le elezioni che occorreva superare il Pd e anche Leu. Rispetto alla sfida che abbiamo davanti unire le diverse anime del centrosinistra è una prospettiva giusta. Dopodiché resto quello che sono, c’è una storia che lo dimostra”.
Per il governatore toscano i sondaggi “dimostrano che c’è una parte di elettorato che non si schiera, che trova inadeguata l’attuale proposta politica. Non vedo forze in grado di mettere in campo da sole una proposta politica vincente per le Europee.
Per questo non rinnego niente quello che penso e quello che ho fatto, ma l’idea di una proposta unitaria non mi dispiace”.

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A Lucca la prima pietra d’inciampo in memoria di Elia Simoni

A Lucca la prima pietra d’inciampo in memoria di Elia Simoni

Si è svolta questa mattina a Lucca, per le celebrazioni del Giorno della memoria, la posa della prima pietra d’inciampo in ricordo di Elia Simoni. Simoni era un ex militare dell’aeronautica italiana, internato in un lager della Germania orientale dopo che si era rifiutato di arruolarsi nella Repubblica di Salò.

Fu poi liberato dai Russi e fece rientro presso la sua casa di Lucca, in via Pisana angolo via Guami, dove è stata posta oggi la pietra. Sulla pietra d’inciampo, delle dimensioni di un sampietrino, si legge: “Qui abitava Elia Simoni, nato nel 1919, internato militare, arrestato nel 1944, Liberato”. L’iniziativa, accolta dalla città di Lucca,  è dell’artista tedesco Gunter Demnig e prevede la posa di altre pietre in luoghi dove hanno vissuto persone deportate nei campi di concentramento. “Una pietra di scandalo etico e morale – ha detto il sindaco Tambellini – Questo il senso della pietra di inciampo. Oggi vogliamo rimarcare lo scandalo di quanto accadde dal 1940 e soprattutto dopo l’8 settembre del ’43. Oggi purtroppo sulla storia della seconda guerra mondiale, della Shoah e del ventennio fascista abbiamo troppe istanze negazioniste. Queste sono idee che tendono a creare delle minoranze verso le quali innescare odio. Bisogna riflettere ed evitare di tornare sui passi del passato”.

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‘Ndrangheta, Bombardieri: “L’omicidio dei carabinieri, fu attacco a Stato”

‘Ndrangheta, Bombardieri: “L’omicidio dei carabinieri, fu attacco a Stato”

“L’attacco allo Stato in Sicilia e Calabria, Roma, Firenze e Milano, fino al progettato e non eseguito per cause fortuite, attentato contro i carabinieri di servizio allo stadio Olimpico del 1994, era in atto perché qualcuno voleva mettere lo Stato in ginocchio. Un disegno eversivo già avvalorato dai giudici di merito in cui si riconosce che l’assalto ai carabinieri in Calabria altro non era che un tassello della stagione delle stragi, frutto di una visione comune di Cosa Nostra e ndrangheta, che avevano tentato anche di coinvolgere la camorra”.

Lo ha detto il Procuratore capo della Dda, Giovanni Bombardieri, intervenendo a Reggio Calabria per ricordare, nel corso di una cerimonia alla scuola allievi carabinieri, l’omicidio dell’appuntato Antonino Fava e del carabiniere Vincenzo Garofalo, a 25 anni dall’agguato perpetrato da un commando della ndrangheta nei pressi dello svincolo di Scilla dell’autostrada Salerno Reggio Calabria. Bombardieri, ha ricordato il processo in Corte d’Assise con imputati Rocco Santo Filippone e Giuseppe Graviano.

Il procuratore di Reggio Calabria ha parlato di “tre efferati attacchi per un unico disegno eversivo”. Oltre agli omicidi dei carabinieri Fava e Garofalo, Bombardieri ha ricordato, infatti, gli attentati del primo dicembre del 1993 all’appuntato Silvio Ricciardi e al carabiniere Vincenzo Pasqua, e l’agguato del primo febbraio del 1994 contro una seconda pattuglia del nucleo radiomobile composta dal brigadiere Salvatore Serra e dall’appuntato Bartolomeo Musicò, che scamparono miracolosamente alla morte.

“Le indagini su tutti e tre gli agguati – ha sostenuto ancora il Procuratore di Reggio Calabria – subirono un tentativo di depistaggio, con una versione di comodo secondo cui Fava e Garofalo furono uccisi da Francesco Calabrò, giovanissimo killer della ‘ndrangheta, per paura di essere controllato mentre trasportava con altri complici in auto un carico di armi e di stupefacenti acquistati nella Piana di Gioia Tauro. Tentativo però presto fallito poiché lo stesso Calabrò scelse di collaborare insieme ad un minorenne che si trovava con lui, Consolato Villani, confermando sin dai primi interrogatori di avere ricevuto l’ordine di aprire il fuoco contro i carabinieri e in qualsiasi circostanza.”

“Tesi, questa – ha proseguito Bombardieri -, sostanziata da almeno quattro sentenze definitive, ed a tutt’oggi, anche se le indagini non sono ancora concluse ma continuano per appurare le responsabilità dei mandati, confermata dall’apporto di Villani e di Gaspare Spatuzza, capo mandamento di Cosa Nostra della zona di Brancaccio, nonché esecutore di tutte le sentenze di morte ordinate da Giuseppe Graviano, compresa quella di don Puglisi”.

“Un disegno eversivo – ha detto ancora Bombardieri – già avvalorato dai giudici di merito in cui si riconosce che l’assalto ai carabinieri in Calabria altro non era che un tassello della stagione delle stragi, frutto di una visione comune di Cosa Nostra e ‘ndrangheta, che avevano tentato anche di coinvolgere la camorra”.

Nel processo contro Filippone, “uomo riservato al servizio dei Piromalli, e Graviano – ha ricordato ancora il Procuratore di Reggio Calabria – emergono incontestabilmente i rapporti costanti tra ‘ndrangheta e Cosa Nostra, un ‘unicum’ inserito all’interno di una delle pagine più oscure e dolorose della Repubblica. E noi faremo di tutto per fornire quel contributo che tutta l’Italia si aspetta per giungere alla verità completa ed ai mandanti di queste tragedie.”

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Sindaco Lucca: “Bolsonaro sarà ricevuto con rispetto dovuto”

Sindaco Lucca: “Bolsonaro sarà ricevuto con rispetto dovuto”

Se il presidente del Brasile Jair Bolsonaro si recherà a Lucca, città di cui è originaria la sua famiglia, “sarà ricevuto con il rispetto dovuto”. Resta però “inteso che le idee politiche del presidente del Brasile non sono le nostre”.

“La nostra dimensione politica non dovrà quindi essere attenuata né confusa col fatto di accogliere un capo di Stato di cui conosciamo idee e impostazioni politiche molto distanti dalle nostre”. Così il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini (Pd) in risposta ai giornalisti che gli chiedevano commenti su quanto dichiarato ieri da Bolsonaro: intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta il presidente del Brasile ha ricordato le origini lucchesi della sua famiglia e parlato della possibilità di un suo viaggio in Italia.

“Al momento comunque – ha spiegato in una nota Tambellini – non abbiamo avuto alcuna notizia dal ministero degli Esteri dal quale, ovviamente in via esclusiva, aspettiamo le informazioni utili per conoscere l’eventuale programma di visita che il presidente Bolsonaro vorrà seguire in Italia”.

“Bolsonaro – ha detto ancora il sindaco di Lucca – è il capo di Stato di un grande Paese dell’America Latina col quale storicamente abbiamo rapporti”, “siamo pronti a rispettare il dovere istituzionale nei confronti di un Capo di Stato estero la cui famiglia ha origini lucchesi. Tuttavia voglio rimarcare le differenze politiche che esistono fra le nostre amministrazioni”.

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