Pisa: scuola inglese contro sindaco Lega

Pisa: scuola inglese contro sindaco Lega

“Se siete contenti che Pisa sia adesso rappresentata da un sindaco e da un partito che manifesta di essere carico d”odio, fanatismo e intolleranza, allora è logico che la nostra scuola non sia adatta a voi: vi chiediamo quindi di cercare formazione in lingua inglese e stimoli culturali altrove”. E” il post apparso due giorni fa sulla bacheca Facebook dalla scuola d”inglese New York English Academy.

La scuola  offre corsi d”inglese a Lucca, Livorno e a Pisa, dove il 24 giugno al ballottaggio è stato eletto sindaco Michele Conti della Lega.”La New York English Academy – prosegue il post – è stata fondata da un immigrato, è di proprietà di un immigrato e gestita da un immigrato, e tutti i nostri insegnanti madrelingua inglese sono immigrati. Crediamo nella parità di diritti per tutti e cerchiamo di promuovere sempre un”atmosfera di amore, pace e
tolleranza verso tutti, nel vero spirito di New York, città  nella quale ognuno può arrivare e costruire per sé un futuro migliore”.

“Grazie per la vostra comprensione – prosegue la nota web – vi auguriamo di avere il coraggio e la saggezza necessari per scoprire la bellezza in tutte le culture, e per ricordare i periodi in cui la vostra nazione ha vissuto momenti di
persecuzione e fragilità, e ha ricevuto aiuto dalle mani affettuose di persone di tutti i colori e razze”.
Infine, il post conclude: “Tenete a mente la vostra umanità, riscoprite il vostro cuore, studiate bene la vostra storia prima di commettere errori che rischiano di farvi tornare a dover essere salvati di nuovo. Amiamo l”Italia: è questo il motivo per cui noi tutti ci siamo trasferiti qui e speriamo che il meglio che l”Italia ha saputo dare al mondo negli anni – pensiero illuminato, umanesimo e bellezza – continuerà a prosperare come fonte di luce e ispirazione per tutti”.

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Bekaert, Rossi ‘chiama’ Governo per giovedì

Bekaert, Rossi ‘chiama’ Governo per giovedì

 Il presidente alla manifestazione venerdì a Figline: “l”Europa del capitale e della grande finanza che calpesta i diritti sociali e del lavoro produce mostri nella sua pancia, è un”Europa che fa paura e noi dobbiamo combatterla. Ma non per tornare indietro, bensì andando avanti. Io, per questo, rimango per l”Europa”.

In cinquemila sono scesi venerdì in strada a Figline Valdarno (Firenze) per cercare di salvare lo stabilimento Bekaert, i 318 lavoratori a cui è stata spedita dall”oggi al domani una lettera di licenziamento e quelli dell”indotto, circa un
centinaio. E dal palco della manifestazione che ha concluso il corteo il presidente della Toscana Enrico Rossi ha chiesto con forza che all”incontro previsto giovedì a Roma al Ministero dello Sviluppo economico ci sia questa volta “un rappresentante politico del governo, ci sia l”azienda che ugualmente aveva disertato la prima convocazione – e si faccia magari pressione sul governo belga perché non manchi
ma ci sia anche la Pirelli”.
Nel 2013, ha ricordato Rossi, Pirelli ha messo in vendita lo stabilimento e consegnato alla multinazionale le chiavi del monopolio della produzione del filo d”acciaio usato per lo scheletro dei pneumatici, in cambio, raccontano lavoratori e sindacati, di uno sconto sul prodotto che sarebbe tra le cause delle perdite degli
ultimi due anni dello stabilimento. “Già allora qualcuno aveva annusato il pericolo. Per la Pirelli Figline era lo stabilimento della ricerca e sviluppo. La Bekaert invece il suo cervello l”aveva già”.
“Chiediamo che si riapra la trattativa – dice Rossi – e che, per partire, intanto vengano sospesi i licenziamenti. In questo caso non ci troviamo di fronte ad un settore in crisi: un mercato c”è.
Chiediamo che si garantisca la prosecuzione dell”attività produttiva, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione”. Uno è il fondo contro le delocalizzazioni.  I belgi al momento non sembrano però pensare ad alcuna vendita dell”azienda, che per gli operai rimane invece una delle soluzioni.

“I dirigenti della multinazionale belga hanno pensato che la classe operaia fosse oramai piegata e che i lavoratori fossero così malridotti e incapaci di reagire che avrebbero accettato le lettere di licenziamento senza colpo ferire – ha detto Rossi – Ma hanno fatto male i loro conti”. Con i cittadini e i lavoratori in piazza ci sono
amministratori locali e parlamentari ed europarlamentari di diverso coloro politico”.

“Siamo stati a Roma e la partenza non è stata positiva – ha riferito il presidente Rossi – C”era solo un funzionario”. “Giovedì un rappresentante del Governo – ha reclamato – ci deve però essere, in nome della Toscana e dell”istituzione che rappresento, per rispetto dei lavoratori, dei cittadini e del Consiglio regionale toscano”.
“L”Europa solo del mercato e della concorrenza è un”Europa che uccide i valori e uccide se stessa – ha concluso Rossi – A Ventotene, quando della futura unione scrissero il manifesto, misero al primo posto l”unità e poi dissero che ”o sarà
l”Europa dei lavoratori o non sarà”. L”Europa del capitale e della grande finanza che calpesta i diritti sociali e del lavoro produce mostri nella sua pancia, è un”Europa che fa paura e noi dobbiamo combatterla. Ma non per tornare indietro, bensì andando avanti. Io, per questo, rimango per l”Europa”.

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PD, Di Giorgi: Bene Del Rio, basta ‘caminetti’

PD, Di Giorgi: Bene Del Rio, basta ‘caminetti’

La deputata PD: “faccio appello  ad alcuni parlamentari che evidentemente “sono piu’ uguali” di altri in quanto promotori di riunioni segrete al di fuori degli organi decisionali democraticamente eletti. Fermatevi. Cambiate metodo. Il rischio di un ulteriore isolamento e’ altissimo”.

“Delrio coglie bene il disagio di tanti nel Pd e la voglia di ricostruire su temi e valori una presenza larga nella societa’ italiana”. Cosi’ la deputata Pd Rosa Maria Di Giorgi commenta l’intervista su Repubblica del capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio e spiega: “Delrio parla di famiglie con figli, di poverta’, parla di un disegno di legge di cui sono cofirmataria, importantissimo, che i governi Renzi e Gentiloni purtroppo non portarono avanti, nonostante l’insistenza di un gruppo di senatori del Pd nell’altra legislatura”.
“Abbiamo bisogno di rivedere i nostri errori (gravi), di aprirci- prosegue la
deputata Pd- di parlare con tutto il mondo del centrosinistra, con il pubblico impiego, con la scuola, con le Universita’, con i nostri giovani, anche con i perdenti e non solo con quelli di successo, alle famiglie in difficolta’, ai cattolici, a tutti gli uomini e le donne che rifiutano di accettare questa deriva di egoismo, di paura e di disumanita’ che sta soffiando in Italia ein Europa. Condivido molto e apprezzo intervista del mio capogruppo. Serve che il Pd, a livello nazionale e locale, cambi impostazione. I nostri iscritti non sono disponibili a prendere atto di decisioni non discusse e, aggiungo, non lo siamo neanche noi dirigenti e parlamentari, votati nei collegi, e depositari di un largo consenso popolare. Faccio un appello ai reggenti del mio partito, anche in Toscana
Faccio appello anche ad alcuni parlamentari che evidentemente “sono piu’ uguali” di altri in quanto promotori di riunioni segrete al di fuori degli organi decisionali democraticamente eletti. Fermatevi. Cambiate metodo. Il rischio di un ulteriore isolamento e’ altissimo”. conclude.

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Strage Viareggio, Bonafede: riformare prescrizione

Strage Viareggio, Bonafede: riformare prescrizione

“Non esiste uno Stato di diritto che si presenta un giorno davanti al padre di un ragazzo morto e gli dice è scaduto il termine, adesso si va a casa. Ma la verità è scaduto il termine. Non è accettabile”. Così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede davanti ai familiari delle vittime della strage di Viareggio e a quelli di altre tragedie avvenute in Italia riuniti questa sera in Versilia per ricordare il nono anniversario.

“Vi dico subito, visto che tanti hanno fatto proposte, che la mia porta al ministero è
aperta”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede intervenuto questa sera a Viareggio all’incontro organizzato dai familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009.
“Marco ha il mio numero”, ha detto rivolgendosi a Marco Piacentini, presidente dell’Associazione ‘Il Mondo che vorrei’, sopravvissuto alla strage dove perse due figli e la moglie, e lui fu gravemente ferito: “se volete venire in delegazione o in gruppi, la porta del governo è aperta per ascoltare, per parlare, e credo di poter parlare anche a nome del ministro dei Trasporti”, ha aggiunto Bonafede sottolineando come in questi anni i familiari “non sono stati a testa bassa” ma hanno dimostrato come a loro interessasse che lo Stato fosse vicino, e non li costringesse a presentarsi “nella aule di tribunale come parti civili, da soli: perchè lì sento che non ho più lo Stato vicino”.
“L’ombra della prescrizione è un’ombra terribile, un’ombra inaccettabile in uno Stato di diritto. Non esiste” ha chiarito Bonafede,  spiegando  di non voler entrare nel merito, “sono un ministro della Giustizia, non devo e non posso farlo”, ma “la giustizia deve fare il suo corso e i magistrati devono accertare le responsabilità. Però i magistrati devono accettare le responsabilità”.

Nel contratto di governo “è prevista la riforma della prescrizione: è una priorità per
questo governo” ha ribadito il ministro.   “Qualcuno dice che i processi devono
avere una durata ragionevole e io dico è vero. Ma la responsabilità di far durare i processi un tempo ragionevole non deve pesare sui familiari delle vittime, deve pesare sulle
spalle dello Stato che deve investire risorse”, ha aggiunto spiegando che, proprio per questo, “si parla anche delle risorse che devono essere investite perchè il processo
abbia una durata ragionevole, nell’interesse di tutti”.

A chi parla di giustizialismo, di vendetta Bonafede ribadisce che per lui “non c’è niente di tutto questo: da ministro della giustizia. Non mi interessa il giustizialismo mi interessa la
giustizia e ho il dovere come ministro della giustizia che nelle aule italiane venga data una risposta di giustizia”.

“Vorrei tanto che quando ci sarà la riforma” della prescrizione, questa “non portasse il
nome di chi l’ha scritta, ma fosse la ‘Viareggio’ o ‘Viareggio bis’, perchè vorrei chi la pronuncerà in un’aula di tribunale si ricordasse non di chi l’ha scritta ma chi è morto e di chi ha sofferto prima che quella legge esistesse” ha poi affermato il ministro.  E questo perchè, ha aggiunto, “in Italia mai più dovranno esistere ingiustizie di questo tipo”.
“Stiamo lavorando giorno e notte perchè ci sia la certezza della pena, così come la rieducazione di chi viene condannato: sono principi inderogabili perchè tutti devono sapere in Italia che chi sbaglia paga” ha proseguito.
A proposito di due reati che per la strage di Viareggio saranno dichiarati prescritti all’apertura del processo di appello nel prossimo mese di novembre, Bonafede ha detto che questo “è inaccettabile” ma ha anche voluto sottolineare come il tribunale di Lucca ha visto i magistrati “correre contro il tempo per dare una risposta nel più breve tempo possibile”.
Sempre a proposito della prescrizione il ministro ha sottolineato come un tempo questa era considerata “una questione che riguardava i politici e la politica”, perchè “la giustizia
era considerata proprietà della politica”. E invece “la giustizia appartiene ai cittadini non alla politica o ai politici”, ha concluso.

 

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Processo ex CCF: Verdini si commuove e piange in aula

Processo ex CCF: Verdini si commuove e piange in aula

“Non è vero che volevo far fallire la banca – ha detto l’ex senatore con voce rotta dalla commozione – io ho dato tutto per quella banca”.

Denis Verdini in lacrime oggi nell’aula del tribunale di Firenze dov’è in corso il processo di appello per il crac dell’ex credito cooperativo fiorentino. Al termine delle arringhe dei suoi legali Verdini ha preso la parola per rilasciare dichiarazioni spontanee, ma l’emozione lo ha tradito costringendolo a scusarsi coi giudici e a interrompersi per riprendere il filo del suo intervento. “Non è vero che volevo far fallire la banca – ha detto con voce rotta dalla commozione – io ho dato tutto per quella banca”.
La gestione dell’ex Ccf quale è stata dipinta dall’accusa nel corso del processo, ha affermato Verdini, “nega la storia di una comunità, che ho creato con forza, passione e dedizione. Ho preso le ceneri di una piccola banca e l’ho fatta sviluppare, trasformandola in una comunità”.

Verdini ha quindi sottolineato, con amarezza, come “persone con cui sono nato e cresciuto, e che sono morte prematuramente, in questo processo sono state sbatacchiate dagli eventi”. Nel corso dell’udienza di oggi in difesa di Verdini hanno parlato gli avvocati Ester Molinaro e Franco Coppi, che hanno chiesto per lui la piena assoluzione da tutti i fatti contestati. La prossima udienza, per eventuali repliche, il 3 luglio prossimo. Poi la corte si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.

Verdini, che del banco era  presidente all’epoca dei fatti, è stato  condannato in primo grado a 9 anni.

Nelle motivazioni i giudici scrissero che : “nei 20 anni passati alla guida del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) Verdini non fu solo il ‘dominus’ dell’istituto, che aveva la sua sede a Campi Bisenzio (Firenze): la sua, almeno negli ultimi anni, fu  una guida «imprudente quanto ambiziosa». Il tutto nella consapevolezza, «maturata dapprima dal senatore Verdini e, subito dopo, quanto meno a partire dal settembre 2008 anche dal management, di un imminente disastro». Per Verdini e per alcuni degli altri imputati l’accusa era, tra altro, di bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dello Stato per i contributi dell’editoria arrivati alla Ste, la società che pubblicava Il Giornale della Toscana, il quotidiano riconducibile proprio al senatore, insieme a Massimo Parisi, deputato del suo partito (entrambi all’epoca erano in Forza Italia), condannato a 2 anni e 6 mesi.

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