In Spagna si sperimenta la settimana lavorativa di 4 giorni

In Spagna si sperimenta la settimana lavorativa di 4 giorni

Il Governo spagnolo ha approvato la proposta del partito di sinistra Mas Paìs di ridurre a la settimana lavorativa a 4 giorni.

La Spagna potrebbe presto diventare uno dei primi paesi al mondo a sperimentare una nuova forma di settimana lavorativa. L’annuncio di approvazione del Governo alla proposta del partito di sinistra Mas Paìs di ridurre la settimana lavorativa a 4 giorni potrebbe segnare un cambiamento epocale nell’organizzazione del lavoro e nella gestione del personale.

Iñigo Errejón di Más País ha annunciato su Twitter che si tratta di una proposta epocale. L’idea è dibattuta da molti anni. I sostenitori sono convinti che sia una soluzione all’aumento della produttività, comporti un miglioramento della salute mentale dei lavoratori e contribuisca a ridurre lo spreco energetico. La proposta è diventata ulteriormente rilevante in seguito ai dibattiti sul bilanciamento tra lavoro e tempo libero indotti dallo smart-working.

Errejón ha aggiunto che la “Spagna è uno dei paesi in cui si lavorano più ore al giorno in Europa ma allos tesso tempo non è tra i paesi più produttivi”. La conclusione alla quale è giunto è che la produttività non sia direttamente proporzionale alle ore lavorate.

Il Governo deve ancora pubblicare le linee guida dell’iniziativa ma Mas Paìs ha proposto di coprire i costi per le aziende che riducono la settimana lavorativa del 100% nel primo anno, 50% nel secondo e 33% nel terzo per incentivarle ad adottare la nuova misura.

Secondo le stime del partito, a queste condizioni parteciperebbero circa 200 imprese e sarebbero coivolti dai 3000 ai 6000 lavoratori. La speranza di Mas País è quella di replicare l’esperienza dell’azienda spagnola Software Delsol, che lo scorso anno ha implementato la settimana lavorativa da 4 giorni con un conseguente calo dell’assenteismo, aumento della produttività e soddisfazione dei lavoratori.

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Il turismo greco punta sulle piccole isole

Il turismo greco punta sulle piccole isole

Il Governo greco punta ad attirare il turismo mettendo a disposizione isole senza Covid, dando la precedenza alla vaccinazione degli abitanti delle isole più piccole.

Il Ministero del Turismo greco punta a riaprire le proprie destinazioni intorno a metà maggio, in modo da intercettare tutto il turismo della stagione estiva. La crisi del turismo provocata dalla pandemia ha colpito duramente l’economia greca. Il Governo tenta disperatamente di attirare i viaggiatori immunizzando le piccole isole e promuovendole come zone prive di coronavirus.

La spiegazione dietro quest strategia non è solo il turismo. Per il Governo, inviare gruppi di medici su ogni isola tutte le volte che si verificano dei contagi sarebbe costoso e poco pratico, quindi conviene provare a immunizzare le isole più piccole e remote una sola volta.

Le isole individuate dal Governo greco sono Fournoi, Chalki, Symi, Ereikousa e molte altre, tutte isole con meno di 1000 abitanti. La prima isola ad essere stata completamente immunizzata e Kastellorizo, dove tutta la popolazione adulta, che ammonta a 500 persone, è stata vaccinata. Il Sindaco di Kastellorizo ha detto che a differenza dello scorso anno, quando in questo periodo ricevevano disdette da parte dei turisti, adesso stanno iniziando a ricevere le prime prenotazioni.

L’economia greca dipende dal turismo per più del 20% della sua produzione totale e il settore da lavoro a un quarto della popolazione. Nel 2020, il numero di turisti è calato del 76.5%, secondo la Confederazione greca per il Turismo.

Il Governo greco è uno di quelli più favorevoli all’introduzione di un passaporto d’immunità, che permetterebbe ai cittadini europei che risultano immuni al coronavirus di viaggiare liberamente e al settore del turismo di ripartire parzialmente. Al momento però non ci sono novità su questo fronte da parte della Commissione Europea.

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Il Governo USA ha approvato un piano d’investimenti da 1.900 miliardi

Il Governo USA ha approvato un piano d’investimenti da 1.900 miliardi

Si stima che il piano d’investimenti da 1.900 miliardi di dollari approvato dal Congresso lo scorso mercoledì porterà una significativa accelerazione alla più grande economia mondiale.

Lo scorso mercoledì il Congresso statunitense ha approvato il piano di finanziamento da 1.900 miliardi di dollari, approvato con 220 voti a favore e 211 contrari. Nessun Repubblicano ha votato a favore. Il piano d’investimenti prevede anche sussidi che vadano sui conti delle persone meno abbienti e siano immediatamente spendibili.

Negli Stati Uniti sono già state vaccinate 61 milioni di persone e il ritorno alla normalità, sia per quanto riguarda i trasporti che l’industria dell’intrattenimento, lascia presagire margini di crescita per l’economia nazionale.

Gregory Daco, Direttore del dipartimento di Economia Statunitense a Oxford, ha detto che “il fattore chiave nella crescita economica sarà la combinazione tra un’economia in via di risanamento e i sussidi fiscali”.

L’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, stima che anche grazie ai 1.900 miliardi versati dal Governo, l’economia statunitense crescerà del 6,5% nel 2021. Lo stesso Daco stima che la crescita si aggirerà intorno al 7% e permetterà la creazione di 7 milioni di posti di lavoro, livelli di crescita che mancherebbero dagli anni ’80. Daco ha aggiunto che “non si vedevano simili tassi di crescita nel PIL reale da quarant’anni ma bisogna considerare che il PIL era crollato a causa della crisi provocata dalla pandemia”.

“The American Rescue Plan”, così è chiamato il piano da 1.900 miliardi, include sussidi da 1.400 dollari rivolti alla maggioranza dei cittadini americani, l’estensione dei sussidi di disoccupazione e detrazioni per i figli a carico. I benefici sono in larga parte rivolti alle famiglie con reddito basso, in netto contrasto con i tagli alle tasse voluti dall’amministrazione Trump nel 2017.

Anzichè aspettare che i benefici arrivino dall’alto, attraverso sussidi alle imprese che favoriscano l’occupazione e la produzione, il piano d’investimento punta ad assegnare denaro direttamente alle famiglie con reddito basso. Si stima che il reddito del 20% più povero delle famiglie aumenterebbe di circa il 20%, mentre chi guadagna di più godrebbe di un incremento inferiore all’1%.

Dato che gli studi hanno dimostrato che le famiglie più povere spendono di più, questo dovrebbe portare immediati benefici nei consumi. Alcune persone sono preoccupate che l’effetto che avrà sui consumi e sulla produzione possa rivelarsi controproducente e aumentare l’inflazione.

L’aumento della spesa potrebbe portare all’aumento dei prezzi al consumo e compromettere i benefici sul lungo periodo. Il Dipartimento del Lavoro ha annunciato mercoledì che i prezzi sono aumentati dell’1,7%, comunque meno della soglia annuale prevista al 2%. La Federal Reserve si aspetta che i prezzi crescano più velocemente nei prossimi mesi ma che la crescita si stabilizzerà nel medio periodo.

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L’Unione Europea annuncia 100 milioni di vaccini per aprile

L’Unione Europea annuncia 100 milioni di vaccini per aprile

La Presidente Von Der Leyen ha annunciato che le dosi previste per il mese di aprile raddoppieranno, raggiungendo i 100 milioni di vaccini.

Le dosi di vaccino previste per aprile dovrebbero raddoppiare, portando la fornitura a 100 milioni di dosi. La Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen lo ha annunciato durante un’intervista al giornale tedesco Struttarter Nachrichten pubblicata ieri.

Von Der Leyen ha detto che “da aprile in poi le unita di vaccino dovrebbero raddoppiare, stando a quanto riferito dai produttori. Inoltre ci sono dei vaccini prodotti da altre aziende in via di approvazione”. L’Union Europea ripone molte delle sue speranze nel vaccino statunitense Johnson & Johnson per le sue favorevoli condizioni di trasporto e di conservazione. Il vaccino è stato approvato la scorsa settimana dalla FDA, l’ente del farmaco statunitense, e nel giro di una settimana dovrebbe ricevere l’approvazione anche dall’EMA, l’ente del farmaco europeo.

Von Der Leyen ha aggiunto che si aspetta di raggiungere una media di 100 milioni di dosi al mese nel secondo trimestre del 2021 e un totale di 300 milioni entro la fine di giugno.

La buona notizia è stata confermata anche dal Commissario per il Mercato Internazionale Thierry Breton che, in un intervista a un’emittente francese, ha detto: “Abbiamo un’offerta di aziende a stabilimenti sufficientemente ampia da garantire che riusciremo a recuperare i ritardi maturati finora”.

La Commissione Europea ha affrontato negli ultimi giorni le numerose polemiche causate dai ritardi nella distribuzione e somministrazione del vaccino. Alcuni Stati Membri hanno paventato la possibilità di procedere autonomamente a altri hanno acquistato dosi di vaccino non ancora approvati dall’EMA.

L’EMA, l’Agenzia del Farmaco Europea, ha finora approvato tre vaccini: Pfizer/BioNTech, Moderna e Oxford/AstraZeneca. L’approvazione del vaccino Johnson & Johnson, proveniente dagli Stati Uniti è prevista per giovedì prossimo.

Il Commissario per il Mercato Internazionale Breton ha detto la scorsa settimana che l’Unione Europea sarebbe stata in grado di produrre tra i 2 e i 3 miliardi di dosi di vaccino all’anno entro la fine del 2021. Breton ha annunciato che il blocco dei paesi europei avrà sufficienti dosi per vaccinare il 70% della sua popolazione adulta entro la fine dell’estate.

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L’Italia ha bloccato 250.000 dosi di vaccino AstraZeneca dirette in Australia

L’Italia ha bloccato 250.000 dosi di vaccino AstraZeneca dirette in Australia

L’Italia, con l’approvazione dell’Unione Europea, ha bloccato il trasferimento di 250.000 dosi del vaccino prodotte da AstraZeneca sul territorio e destinate all’Australia. Quali sono le conseguenze?

L’Italia ha bloccato l’esportazione di 250.000 dosi del vaccino Oxford/AstraZeneca destinate all’Australia. La prassi dell’Unione Europea prevede l’approvazione esplicita da parte delle autorità del paese che esporta i vaccini. La Commissione Europea avrebbe la facoltà di imporre la distribuzione, il fatto che non abbia applicato questo potere è da interpretare come un’implicita approvazione.

La Commissione ha valutato l’intenzione dell’Italia di rifiutare il trasferimento e ha deciso di non interferire, concordando con quanto sostenuto dal Governo italiano, ovvero che la consegna delle dosi potesse rappresentare una violazione degli accordi di precedenza tra l’Unione Europea e AstraZeneca.

Alla fine dello scorso gennaio, la Commissione Europea ha implementato maggiori controlli sul traffico di vaccini. Dopo che AstraZeneca aveva consegnato 75 milioni di dosi in meno nel primo quadrimestre del 2021 rispetto a quanto concordato con l’Unione Europea, la Commissione ha accusato l’azienda britannica di aver spedito al Regno Unito le dosi realizzate sul territorio dell’Unione Europea.

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