Piero di Cosimo agli Uffizi

Piero di Cosimo agli Uffizi, dal 23 giugno – 27 settembre 2015 la mostra Piero di Cosimo
Pittore “fiorentino” eccentrico fra Rinascimento e Maniera.


Si deve a Serena Padovani, già direttrice della Galleria Palatina di Firenze, l’idea di proporre una mostra dedicata a Piero di Cosimo, pittore del Rinascimento fiorentino originale, fantasioso, straordinario narratore di favole, ma la cui notorietà, al di fuori del ristretto mondo degli storici d’arte e dei collezionisti, non ha mai, ingiustamente, raggiunto quella di maestri suoi contemporanei, come Filippino Lippi o Fra’ Bartolomeo.
L’ interesse verso questo pittore e l’attualità del tema erano attestati dalla contemporanea intenzione della National Gallery di Washington – uno dei maggiori musei degli Stati Uniti dove sono e sposti capolavori assoluti di artisti quali Leonardo da Vinci o Vermeer – di procedere anch’essa nell’organizzazione di un’esposizione monografica dedicata a Piero di Cosimo.
Da questo comune obiettivo è nata una collaborazione che ha portato all’organizzazione di due eventi espositivi per il 2015, di cui il primo, presso il museo americano, si è concluso il 3 maggio scorso. Due eventi distinti e non una mostra in due tappe, perché, sebbene una trentina di dipinti di Piero di Cosimo figurino sia nell’esposizione della National Gallery che in quella degli Uffizi, le due mostre hanno seguito progetti diversi, con un’articolazione più contenuta e strettamente monografica a Washington, più ampia – circa 100 opere – nell’esposizione di Firenze, comprendente anche disegni di Piero di Cosimo oltre ad alcuni dipinti e disegni di diversi maestri dialoganti con Piero, quali Filippino Lippi, Fra’ Bartolomeo e Lorenzo di Credi .
Fra le opere presenti solo alla mostra della Galleria degli Uffizi, spicca la tavola con la Morte di una ninfa della National Gallery di Londra, capolavoro commovente e dal soggetto ancora misterioso, che fin dal XIX° secolo ha stimolato la fantasia di altri artisti.
La mostra fiorentina ricostruisce il percorso artistico di Piero di Cosimo, a partire dalla formazione nella bottega di Cosimo Rosselli – maestro dal quale derivò fra l’altro il nome con cui divenne noto – seppure il suo vero nome fosse Piero di Lorenzo.
Gli incontri determinanti con l’arte di Leonardo da Vinci e dei pittori fiamminghi, stimolarono nel maestro la capacità di osservare la natura e la realtà circostante con incantata meraviglia, trasportandone di volta in volta frammenti nei dipinti di soggetto sacro, dove si arricchiscono di significati simbolici.
Ma seguire le opere di Piero di Cosimo vuol dire anche addentrarsi nella storia fiorentina del Rinascimento, dall’età Laurenziana, epoca alla quale risalgono dipinti di straordinaria qualità come la Visitazione (Washington, National Gallery) eseguita, per la cappella di Piero di Gino Capponi – proprio quel Pier Capponi noto per aver difeso la città contro Carlo VIII – nella chiesa di Santo Spirito, o il ciclo con Storie dell’Umanità primitiva eseguito per il palazzo dei Del Pugliese, di cui sono presenti le due scene di Caccia del Metropolitan Musem di New York e la suggestiva veduta di un edificio in costruzione del museo di Sarasota.
All’epoca della Repubblica fiorentina di fra’ Girolamo Savonarola e Piero Soderini risale, fra gli altri, il dittico con le effigi di Giuliano da Sangallo e di Francesco Giamberti (Amsterdam, Rijksmuseum), tra i ritratti più straordinari di tutto il Rinscimento fiore ntino, mentre all’epoca della restaurazione medicea del secondo decennio del XVI° secolo è riconducibile la fantasiosa tavola con Perseo che libera Andromeda (Galleria degli Uffizi), che ornava la camera nuziale di Filippo Strozzi e Clarice de’ Medici.
Le opere di Piero di Cosimo ci introducono infatti anche al mondo colto e raffinato dei suoi committenti, i Del Pugliese, gli Strozzi, i Vespucci, che commissionarono cicli pittorici di tema mitologico per le loro dimore, nei quali il pittore raggiunge i vertici più alti nell’abilità narrativa, nella ricchezza dei dettagli, nella varietà di figure, costumi, scenari che fanno appena intuire quale dovesse essere la meraviglia degli apparati per sfilate e delle scenografie ideati dal maestro e descritti nella sua vita da Giorgio Vasari.
Il processo creativo del maestro è documentato dai rari disegni di sua mano, presenti, come abbiamo detto, solo nella mostra di Firenze p oiché ragioni di conservazione non consentivano un periodo di esposizione superiore ai due, tre mesi.
Pittore solitario, al limite della misantropia, secondo quanto racconta il suo principale biografo Giorgio Vasari, anticonvenzionale, incolto nel suo aspetto, eccentrico – per usare un’espressione cara a Federico Zeri – Piero mostra affinità con Leonardo da Vinci per l’interesse verso la natura e la raffigurazione degli stati d’animo, come attesta, fra gli altri, l’intensità dei volti ridenti delle figure nel dipinto Madonna col Bambino e angeli della Fondazione Cini di Venezia.
Come Leonardo fu uno sperimentatore e questa, in un momento che segna il passaggio dalla tradizionale pittura a tempera ad uovo a quella della pittura a olio, può essere la ragione per cui diversi suoi dipinti risultano danneggiati. Antiche ridipinture nascondevano, ad esempio, il vero aspetto di una pala d’altare raffigurante il Matrimonio mistico di San ta Caterina e Santi, già ricordata da Vasari nella distrutta chiesa di San Pier Gattolini, fortunosamente riemersa in una collezione privata fiorentina. L’impegnativo restauro dell’opera, intrapreso in occasione della mostra, ha rivelato l’indiscussa appartenenza ad un unico complesso di questa tavola e della cimasa con Angeli, oggi nella National Gallery di Edimburgo; anch’ essa appositamente restaurata per l’occasione, a Firenze: un riconoscimento internazionale dell’altissimo livello professionale che caratterizza il mondo del restauro in Italia. Ancora
La mostra, come il catalogo edito da Giunti Editore, è a cura di Serena Padovani, Elena Capretti – studiosa del Cinquecento e autrice di vari studi su Piero di Cosimo -, Anna Forlani Tempesti – specialista di disegni e già direttrice del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi -, e Daniela Parenti – direttrice del dipartimento dell’arte del medioevo e del primo Rinascimento alla Galleria degli Uffizi. Promotori dell’evento espositivo il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo della Toscana, la Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria degli Uffizi e Firenze Musei

Genio eccentrico del Rinascimento fiorentino, Piero di Cosimo è una figura quasi sconosciuta, nonostante l’apprezzamento dimostrato dalla critica e l’ampio catalogo di dipinti di tema sacro e profano oggi conservati in musei e collezioni di tutto il mondo. Figlio di un fabbro di nome Lorenzo, Piero compì il proprio apprendistato nella bottega del pittore Cosimo Rosselli, affacciandosi nella scena artistica negli anni in cui Lorenzo il Magnifico era alla guida di Firenze e in città erano attivi pittori eccellenti, da Botticelli a Filippino Lippi, da Ghirlandaio a Leonardo da Vinci, mentre dalle Fiandre giungevano opere d’arte eseguite dai maestri fiamminghi altrettanto straordinarie.
Da questo coacervo culturale Piero elaborò un linguaggio originalissimo, improntato ad una acuta osservazione del naturale, che rivela affinità con i pittori d’oltralpe e Leonardo da Vinci, attraverso il quale modelli compositivi e tipologici tradizionali assumono connotazioni insolite straordinarie. Dell’originalità della pittura di Piero, Giorgio Vasari sembra trovare un corrispettivo nella biografia del maestro che egli descrive come un uomo poco socievole, assorto nella contemplazione della natura nei suoi aspetti più selvaggi e inconsueti, dalla quale traeva l’ispirazione per invenzioni fantastiche tradotte in pittura o per la realizzazione di bizzarri carri allegorici per sfilate oggi perduti, ma decantati dai suoi contemporanei. Scarsi sono i dati biografici noti sul maestro; nato nel 1462, nel 1482 risulta iscritto alla Compagnia di San Luca, mentre si immatricola all’Arte dei medici e degli speziali nel 1504. La ricostruzione del suo percorso artistico ruota intorno a poche opere documentate, come la Visitazione eseguita per la cappella Capponi nella chiesa di Santo Spirito (1489-1490), oggi alla National Gallery a Washington, la Sacra Conversazione commissionata da Piero del Pugliese (1491-1493) per l’Ospedale degli Innocenti, il dipinto raffigurante Perseo e Andromeda oggi agli Uffizi, parte dell’arredo della camera del palazzo di Filippo Strozzi eseguito intorno al 1510, tutte presenti in mostra.

L’esposizione, la prima retrospettiva monografica dedicata a Piero di Cosimo, presenta dunque attraverso un ordinamento cronologico il catalogo del maestro, dove, accanto ad imponenti pale d’altare, si incontrano numerosi ‘tondi’ di destinazione domestica, particolari e misteriosi dipinti di tema profano, commissionati dalle più colte e raffinate famiglie fiorentine per le loro residenze e straordinari ritratti. Saranno esposti circa quarantacinque dipinti di Piero di Cosimo e una trentina di disegni, capolavori utili per comprendere il percorso creativo seguito dall’artista. Completa il percorso un gruppo scelto di opere di maestri coevi, come Filippino Lippi, Lorenzo di Credi, il Maestro di Serumido, Cosimo Rosselli e Fra’ Bartolomeo in serrato dialogo stilistico o iconografico con Piero, per un totale di circa cento opere.

L’esposizione sarà anche l’occasione per verificare varie ipotesi di ricostruzione di pale d’altare smembrate e di cicli decorativi profani, come pure per approfondire tematiche di studio legate alla committenza delle opere, diverse delle quali rivelano la conoscenza dei testi filosofici di Lucrezio. Fra i dipinti di maggior fascino presenti in mostra, figurano la tavola con la Morte di Procri della National Gallery di Londra, i pannelli con le Scene di caccia del Metropolitan Museum di New York, il Ritratto di Giuliano da Sangallo del Rijksmuseum di Amsterdam, la Sacra Conversazione dell’Ospedale degli Innocenti (MUDI), la Visitazione della National Gallery di Washington, quest’ultimo museo partner degli Uffizi nell’organizzazione della mostra, la cui prima tappa avrà luogo a Washington dal 1 febbraio al 3 maggio 2015.

Ritratto di uomo anziano

Dopo il restauro entra nella Galleria degli Uffizi un dipinto attribuito a Camillo Boccaccino,pittore cremonese allievo del padre Boccaccio Boccaccino e, probabilmente,di Tiziano. Si tratta del Ritratto di uomo anziano, forse lo studio preparatorio per la figura di un santo o di Dio Padre in una pala d’altare non ancora identificata.

La presentazione del restauro  è avvenuta ieri, nell’aula dell’ex-Chiesa di San Pier Scheraggio, alla presenza di Daniela Parenti, Direttrice del Dipartimento pittura del Medioevo e primo Rinascimento della Galleria degli Uffizi.
“Si tratta di un recupero prezioso – ha detto il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini -, per il quale ringrazio i Lions Club, rivolto con intelligenza a un dipinto da attribuire a un pittore pensoso e lirico qual è Camillo Boccaccino. La nuova leggibilità del quadro rivela la sottigliezza dei suoi valori pittorici”.
“Ogni contributo che viene offerto per imprese degli Uffizi – ha aggiunto il Direttore della Galleria, Antonio Natali – non è solo benvenuto, ma si rivela anche un attestato di affetto verso il nostro museo”.
L’opera, una tempera su carta incollata su tavola, che misura 57 centimetri per 40 di base, rappresenta una figura alla fronte stempiata che esemplifica una certa sapienza, come nei filosofi del mondo classico; non solo: il ritratto si caratterizza per la resa naturalistica dei tratti somatici e per l’introspezione psicologica espressa dal volto pensoso. Tali caratteri, che in passato hanno fatto pensare per la sua esecuzione a un pittore di cultura veneta, riconducono l’opera al maestro cremonese Camillo Boccaccino, figlio del pittore emiliano Boccaccio Boccaccino, esponente del primo Rinascimento che nel corso della sua carriera seppe cogliere ispirazione dai più rilevanti maestri suoi contemporanei, da Tiziano a Correggio e Parmigianino.
Il dipinto, che era custodito nel deposito degli Uffizi, dal prossimo 28 aprile sarà esposto nella nuova sala del primo Rinascimento Lombardo (contrassegnata dal numero 23).
L’opera ha richiesto la pulitura e il consolidamento del dipinto su carta (a cura della restauratrice Rita Alzeni) e il risanamento del supporto ligneo (a cura di Alberto Dimuccio); per l’occasione è stata recuperata anche la bella cornice intagliata che inquadra il dipinto, dotata di un vetro extrachiaro antisfondamento che proteggerà l’opera per i prossimi anni.

Ognissanti al Polo Museale Fiorentino

Ben 11 le mostre in corso negli spazi del Polo Museale Fiorentino nel fine settimana lungo  di Ognissanti.

Nel complesso munumentale degli Uffizi sono addirittura tre le esposizioni che si possono ammirare: nell’ex-chiesa di San Pier Scheraggio (ingresso dal Loggiato degli Uffizi) è visibile la mostra Gli autoritratti ungheresi degli Uffizi (con ingresso libero) che raccoglie 23 opere provenienti dalla Collezione degli autoritratti della Galleria che documentano l’evoluzione dell’arte ungherese figurata attraverso questo particolare genere di opere che gli artisti hanno realizzato per gli Uffizi, in particolare tra Otto e Novecento. Al piano Nobile della Galleria è visibile la mostra Il Gran Principe. Ferdinando de’ Medici (1663 – 1713) Collezionista e Mecenate, organizzata nel terzo centenario della morte del Gran Principe Ferdinando de’ Medici (1663-1713per celebrare questo importante personaggio che fu tra i principali collezionisti e mecenati d’arte della famiglia granducale di Toscana. Alle Reali Poste degli Uffizi sabato mattina, dalle 10 alle 12 (con ingresso libero), è visibile la mostra di Autoritratti (provenienti dalla collezione degli Uffizi) che fanno da “corona” al Laboratorio 900 organizzato per gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori fino al 30 novembre. Tanto per fare qualche esempio si possono vedere il volto scavato e inciso di Käthe Kollwitz così come le geometrie morfologiche di Fernand Léger, la scomposizione in frammenti del corpo di Elisa Montessori e la deformazione materica di Berlinde de Bruyckere, la maschera ‘funebre’ pop di Yoko Tadanori e le orecchie d’asino di Jan Fabre, fino alla trasposizione fumettistica e grafica di Andy Warhol e alle lucide geometrie di Francesca Woodman.
Nel Museo di Orsanmichele (domani e sabato dalle 10.30 alle 16.30 con ingresso libero) è visitabile la mostra documentaria dal titolo Edoardo Detti. Architetto e urbanista 1913-1984, dedicata al noto urbanista di cui si celebra il centenario della nascita.
l Museo nazionale del Bargello ultimo fine settimana per ammirare la mostra Percorsi di meraviglia dedicata ad alcuni importanti restauri di opere del museo, recentemente conclusi, che sono il frutto della generosa collaborazione nei confronti del Bargello da parte dell’Opificio delle Pietre Dure e da parte dei “Friends of Florence”.
Alla Galleria dell’Accademia prosegue l’esposizione Dal Giglio al David. Arte civica a Firenze fra Medioevo e Rinascimento, che propone ai visitatori una straordinaria selezione di opere d’arte di epoca comunale e repubblicana, nate originariamente per arricchire i palazzi pubblici di Firenze, gli edifici che ospitavano le magistrature che amministravano la città, le sedi delle Arti – le antiche corporazioni dei mestieri – e la cerchia di mura cittadine.
Nella suggestiva Biblioteca di Michelozzo del Museo di San Marco, prosegue con successo la mostra Mattia Corvino e Firenze. Arte e umanesimo alla corte del re di Ungheria che affronta il tema del rapporto privilegiato che re Mattia Corvino ebbe con Firenze, con i suoi artisti, i suoi miniatori e tutta la cerchia culturale che gravitava intorno a Lorenzo de’ Medici.
Anche nel complesso monumentale di Palazzo Pitti sono tre le esposizioni in corso, visibili durante questo fine settimana. Nell’Andito degli Angiolini (con ingresso libero) si può ammirare l’esposizione Della magia e dello stupore che raccoglie opere di Antonio Possenti di proprietà della Banca di Cambiano. Nelle sale della Galleria d’arte moderna è allestita invece la mostra Impressionisti a Palazzo Pitti. 12 capolavori dal Museo d’Orsay che raccoglie due Degas, due Monet, due Cezanne, due Renoir, due Pissarro, un Fantin Latour oltre ad un’opera di Paul Guigou che in mostra potrebbero suggerire ulteriori strade di studio e ricerca tese a mettere in luce alcune possibili contaminazioni tra le due culture francese e toscana,  che possono aver costituito un punto di riferimento essenziale anche per le esperienze del nostro novecento. Infine negli spazi del Museo degli Argenti è visibile la mostra Diafane Passioni. Avori barocchi dalle corti europee dedicata ai più abili scultori d’avorio.
Chiude questa speciale lista il percorso espositivo realizzato alla Villa medicea di Poggio a Caiano e nelle sale del Museo della natura morta dal titolo Per il Gran Principe Ferdinando. Nature morte, paesi, bambocciate e caramogi dalle collezioni medicee, dedicato al Gran Principe Ferdinando de’ Medici (1663-1713), figlio del granduca Cosimo III e destinato a succedergli nel governo della Toscana.

Il Museo d’Orsay a Palazzo Pitti

All'alba del Rinascimento

 

Trenta capolavori reduci da un secolo di esilio
Esposti per la prima volta in Italia nella dimora del mercante che li vendé alla Francia
Firenze – Tra i più importanti e sofisticati di Parigi, il Museo Jacquemart-André vanta, dopo il
Louvre, la più ricca collezione di Rinascimento fiorentino in terra di Francia grazie alle centinaia di
capolavori acquistati a fine Ottocento a Firenze, per lo più nell’atelier del celebre antiquario garibaldino
Stefano Bardini.
Si configura dunque come un doppio ritorno a casa la mostra Il Rinascimento da Firenze a
Parigi, che per la prima volta riporta in Italia il nucleo principale della raccolta Jacquemart-André.
Dipinti di Botticelli, Mantegna, Paolo Uccello, Luca Signorelli, Alesso Baldovinetti, sculture di
Donatello e Giambologna, bronzetti, mobili, ceramiche. In tutto 30 capolavori che riapprodano nella
città dove furono creati per essere esposti nella stessa dimora-atelier del mercante che li alienò
Villa Bardini è in effetti la sede ideale, quasi per una nemesi, di questa esposizione preziosa e
spettacolare (6 settembre–31 dicembre 2013) curata da un’equipe di specialisti italo-francese
(Giovanna Damiani, Marilena Tamassia, Nicolas Sainte Fare Garnot). Un progetto posto sotto la
diretta tutela di Cristina Acidini, Soprintendente Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della
città di Firenze, e di Gabriel De Broglie, Cancelliere dell’Institut de France, le due istituzioni che
promuovono l’evento insieme alla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e al Museo
Jacquemart-André con la società di gestione Culturesespaces presieduta da Bruno Monnier.
L’opportunità si è creata grazie al cospicuo prestito concesso dalla Soprintendenza alla
monografica sul Beato Angelico di due anno fa a Parigi. Opportunità subito colta dalla Fondazione
Parchi Monumentali Bardini e Peyron con i sostenitori del progetto, Ente Cassa di Risparmio di Firenze,
Camera di Commercio, Unicoop Firenze, Civita Group, Studio Copernico, con il supporto tecnico di
Admarco, Catola & Partners, Dafne Trasporti, Polistampa.
L’epopea dei grandi antiquari fiorentini, la nascita del mito Firenze/Rinascimento, la febbre del
collezionismo che a cavallo tra Ottocento e Novecento contagiò la parte più colta della ricca borghesia
europea e americana, sono capitoli di una storia narrata mille volte. Storia che ha anche un suo pendant
negativo nel saccheggio del patrimonio artistico nazionale, largamente disponibile sul mercato
antiquario in quegli anni post unitari e colpevolmente lasciato libero di espatriare. La straordinaria
collezione Jacquemart-André si è appunto formata in quel periodo, non diversamente da quelle dei
maggiori musei internazionali, con anni di acquisti selezionati e intelligenti, con in più la passione per
l’arte di due coniugi innamorati, colti e lungimiranti, oltre che molto facoltosi.
Edouard André, erede di una famiglia di banchieri dell’aristocrazia imperiale, amico e
compagno d’arme di Napoleone III, lasciò prima l’esercito, poi la politica, con lo scopo preciso di
colmare di tesori artistici il grandioso palazzo-museo fatto costruire a Parigi sull’esclusivo Boulevard
Haussmann. Nélie Jacquemart era invece pittrice, ritrattista della buona società. Si sposarono entrambi
già in età avanzata e, grazie a lei, Andrè si innamorò dell’Italia e dei maestri del Rinascimento.
A partire dal 1882, ad ogni anno corrispose dunque un viaggio a Firenze dove trovarono in
Bardini l’interlocutore ideale, un mercante-agente abile e fornitissimo, dal quale acquistarono i
capolavori, a centinaia e di ogni genere, che oggi fanno del Museo Jacquemart-André uno degli
splendori di Francia. Rimasta vedova nel 1894, Nélie continuò a frequentare Firenze e a fare acquisti
fino alla morte (1912), quando lasciò allo Stato palazzo e collezioni con il vincolo di farne un museo
pubblico. L’arte, diceva in accordo col marito, deve essere condivisa.
Un anno dopo, nel 1913, il Musée Jacquemart-André era già realtà e oggi festeggia 100 anni.
Col ritorno a Firenze della parte preminente delle opere fiorentine il cerchio, magicamente, si chiude.
Alla presentazione della mostra, arricchita da opere del Museo Bardini e di Palazzo Mozzi
Bardini, hanno partecipato, oltre alle autorità citate e ai curatori, Michele Gremigni, Presidente della
Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, e l’Assessore alla Cultura Sergio Givone.

 

Orari

Il Rinascimento da Firenze a Parigi. Andata e ritorno
I tesori del Museo Jacquemart-André tornano a casa Botticelli, Donatello, Mantegna, Paolo Uccello
Sede: Villa Bardini, Costa S. Giorgio 2, Firenze

Date: 6 settembre – 31 dicembre 2013
Orario: 10 – 19 (chiusa il lunedì)
Ultimo ingresso ore 18:00

Ingresso: € 8, ridotto € 6, scuole € 4
Info: 055.20066206 lunedì–venerdì / 055.2638599 lunedì–domenica

email: info@bardinipeyron.it