Il Rinascimento Giapponese

IL RINASCIMENTO GIAPPONESE.
La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

Comunicato stampa

Il Rinascimento Giapponese
La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

Aula Magliabechiana, Uffizi
3 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Si apre agli Uffizi una grande mostra, la prima del suo genere in Europa, sull’arte giapponese corrispondente al periodo italiano dal primo Rinascimento agli inizi del Seicento: si tratta di paraventi pieghevoli e porte scorrevoli, molti dei quali Tesori Nazionali e Proprietà Culturali Importanti e provenienti da musei, templi e dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone. Le opere, su carta e perciò delicatissime, saranno esposte in tre rotazioni di 13 alla volta, al fine di garantirne la conservazione dall’esposizione alla luce.

Questo evento corona il centocinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali tra Italia e Giappone intraprese con la firma del Trattato di Amicizia e di Commercio il 25 agosto 1866. « Italia e Giappone si incontrano quindi agli Uffizi e la cultura si rivela così un ponte sul quale due grandi Paesi, eredi di antiche civiltà forti di solide tradizioni, rinnovano la propria amicizia. Un legame antico, consolidato dalle numerose iniziative culturali realizzate nei due Paesi per celebrare questa importante ricorrenza.» (Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo).

Si tratta di una selezione di 39 grandi pitture di paesaggio e natura, molte delle quali difficili da vedere anche in Giappone perché non esposte al pubblico, nel classico formato del paravento pieghevole (byōbu) e delle porte scorrevoli (fusumae). Con questa rassegna si mette in scena il periodo d’oro della produzione artistica giapponese, tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo), in cui emergono ideali estetici tra loro opposti, e ancora oggi riconoscibili nel paese. Da una parte infatti abbiamo la pittura monocroma ed evocativa, fatta di vuoti interrotti da linee essenziali e veloci, legata alla filosofia zen e alla cultura cinese: non è un caso che questo tipo di bellezza severa abbia incontrato i gusti della classe guerriera a partire già dall’epoca Kamakura, (1185–1333), e che quello stile fosse utilizzato per decorare templi e residenze di samurai. Di segno opposto è la pittura più squisitamente giapponese, con fondi oro e campiture piatte di colore su cui si stagliano delicati elementi naturali: più esplicita e narrativa, essa era adatta a decorare grandi residenze aristocratiche e borghesi, castelli e palazzi. In mostra, paesaggi dalle atmosfere rarefatte e simboliche – di sommi artisti quali Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō, Unkoku Tōgan – si confrontano con dipinti della tradizione Kanō, rappresentanti fiori e uccelli, le quattro stagioni, luoghi divenuti celebri grazie alla letteratura e alla poesia rappresentati con colori brillanti secondo le modalità dello yamatoe. Queste gioiose atmosfere, traboccanti gratitudine per le bellezze del creato, così come i caratteri zen riconducibili all’austerità, alla povertà, all’imperfezione, all’irregolarità di forme e materiali, esprimono una concezione della natura come specchio dell’animo umano già presente da secoli e definita con il termine mono no aware, “il sentimento per le cose”. Un insegnamento prezioso e uno spunto di riflessione anche per l’Occidente, per una riconsiderazione dell’ambiente e del rapporto dell’uomo con esso.
La bellezza e la mutevolezza dell’universo che ci circonda – espresse nelle dimensioni imponenti di uno o più spesso due paraventi, a due o sei ante, affiancati l’uno all’altro, o nei pannelli delle porte scorrevoli che dividevano le stanze – comunicano il profondo legame che lega il popolo giapponese alla natura. L’uomo ne diventa parte integrante, immergendosi nel paesaggio con l’attitudine panteistico shintoista che sta alla base di tutta la cultura letteraria e visiva del Giappone.

Come afferma Miyata Ryōhei Commissario del Bunkachō (Agenzia per gli Affari culturali del Giappone) «questa rassegna offre al pubblico italiano la possibilità di ammirare lo splendore della cultura artistica giapponese e comprenderne la profonda sensibilità nei confronti della natura.»

Il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, rileva altresì «che i meccanismi di committenza in Oriente non erano diversi da quelli di una qualsiasi corte rinascimentale e barocca in Europa, né da quello che vediamo ora nella nostra società capitalistica: i paraventi che decoravano residenze, castelli e templi giapponesi erano manifestazione del prestigio del proprietario o del donatore e dovevano rispecchiarne l’autorità, la ricchezza, il potere culturale, il livello d’istruzione. Nel Giappone delle epoche Muromachi, Momoyama e dell’inizio di quella Edo – dal secondo Trecento al primo Seicento, dunque quasi esattamente nello stesso periodo in cui in Europa si affermano Masaccio, Piero della Francesca, Raffaello, Michelangelo, Grünewald, Tiziano, Caravaggio – si assiste a uno sviluppo di committenze che porterà a un’altrettanto grande fioritura delle arti, che possiamo senz’altro definire “rinascimento giapponese”.»
La mostra curata, come il catalogo edito da Giunti, da Rossella Menegazzo (professore dell’Università degli Studi di Milano) con la con la collaborazione di Asaka Hiroshi, Watada Minoru, Tsutsui Tadahito è organizzata dalla Gallerie degli Uffizi in collaborazione con l’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e con il supporto dell’Ambasciata del Giappone in Italia e promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, le Gallerie degli Uffizi, il Bunkachō (Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone), l’Ambasciata del Giappone, l’Università degli Studi di Milano e Firenze Musei.

L’ARTE CONTEMPORANEA DI XHIXHA IN PIAZZA S. FIRENZE

Xhixha Arte contemporanea Piazza S. Firenze

Da oggi fino a ottobre, davanti all’ex tribunale di Piazza San Firenze verrà esposta una statua di Helidon Xhixha. E da domani fino al 29 ottobre una mostra al giardino di Boboli.

L’arte contemporanea in piazza San Firenze: da oggi a fine ottobre davanti all’ex tribunale è stata posta una statua dell’artista albanese e italiano d’adozione Helidon Xhixha. Si tratta di un’esposizione in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, che da domani al 29 ottobre ospita al giardino di Boboli una personale del maestro.

“In questa piazza che custodisce tre secoli di architettura, dal Bargello medievale a Palazzo Gondi del Rinascimento al barocco dell’ex tribunale – ha detto il sindaco Nardella – adesso ospitiamo una nuova sfida contemporanea. Firenze, nella sua storia, ha sempre avuto grandi artisti contemporanei che hanno messo in discussione lo status quo e da qualche anno riproponiamo questa filosofia, valorizzando con l’arte di oggi gli spazi pubblici che non solo semplicemente piazze ma sale museali a cielo aperto. Grazie al direttore Schmidt per questa collaborazione che mai si è vista così intensa negli ultimi anni e grazie all’artista che ha accettato questa sfida”.
L’opera in San Firenze è intitolata ‘La “O” di Giotto’, in riferimento alla leggendaria idea di perfezione per il pittore Giotto da Bondone, ed è in acciaio lucidato. La mostra complessiva, dal titolo ‘In Ordine Sparso’, è curata dal direttore delle Gallerie degli Uffzi Eike Schmidt insieme al critico d’arte Diego Giolitti ed ha il patrocinio del Comune. In quindici sculture e installazioni monumentali, distribuite tra il giardino di Boboli e la città di Firenze, Helidon Xhixha esplora l’idea di caos e ordine. Le sue opere rendono omaggio al modo in cui questi concetti sono stati affrontati nei secoli, in filosofia e nelle arti (geometria sacra), ma anche nel mondo naturale.

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Piero di Cosimo agli Uffizi

Piero di Cosimo agli Uffizi, dal 23 giugno – 27 settembre 2015 la mostra Piero di Cosimo
Pittore “fiorentino” eccentrico fra Rinascimento e Maniera.


Si deve a Serena Padovani, già direttrice della Galleria Palatina di Firenze, l’idea di proporre una mostra dedicata a Piero di Cosimo, pittore del Rinascimento fiorentino originale, fantasioso, straordinario narratore di favole, ma la cui notorietà, al di fuori del ristretto mondo degli storici d’arte e dei collezionisti, non ha mai, ingiustamente, raggiunto quella di maestri suoi contemporanei, come Filippino Lippi o Fra’ Bartolomeo.
L’ interesse verso questo pittore e l’attualità del tema erano attestati dalla contemporanea intenzione della National Gallery di Washington – uno dei maggiori musei degli Stati Uniti dove sono e sposti capolavori assoluti di artisti quali Leonardo da Vinci o Vermeer – di procedere anch’essa nell’organizzazione di un’esposizione monografica dedicata a Piero di Cosimo.
Da questo comune obiettivo è nata una collaborazione che ha portato all’organizzazione di due eventi espositivi per il 2015, di cui il primo, presso il museo americano, si è concluso il 3 maggio scorso. Due eventi distinti e non una mostra in due tappe, perché, sebbene una trentina di dipinti di Piero di Cosimo figurino sia nell’esposizione della National Gallery che in quella degli Uffizi, le due mostre hanno seguito progetti diversi, con un’articolazione più contenuta e strettamente monografica a Washington, più ampia – circa 100 opere – nell’esposizione di Firenze, comprendente anche disegni di Piero di Cosimo oltre ad alcuni dipinti e disegni di diversi maestri dialoganti con Piero, quali Filippino Lippi, Fra’ Bartolomeo e Lorenzo di Credi .
Fra le opere presenti solo alla mostra della Galleria degli Uffizi, spicca la tavola con la Morte di una ninfa della National Gallery di Londra, capolavoro commovente e dal soggetto ancora misterioso, che fin dal XIX° secolo ha stimolato la fantasia di altri artisti.
La mostra fiorentina ricostruisce il percorso artistico di Piero di Cosimo, a partire dalla formazione nella bottega di Cosimo Rosselli – maestro dal quale derivò fra l’altro il nome con cui divenne noto – seppure il suo vero nome fosse Piero di Lorenzo.
Gli incontri determinanti con l’arte di Leonardo da Vinci e dei pittori fiamminghi, stimolarono nel maestro la capacità di osservare la natura e la realtà circostante con incantata meraviglia, trasportandone di volta in volta frammenti nei dipinti di soggetto sacro, dove si arricchiscono di significati simbolici.
Ma seguire le opere di Piero di Cosimo vuol dire anche addentrarsi nella storia fiorentina del Rinascimento, dall’età Laurenziana, epoca alla quale risalgono dipinti di straordinaria qualità come la Visitazione (Washington, National Gallery) eseguita, per la cappella di Piero di Gino Capponi – proprio quel Pier Capponi noto per aver difeso la città contro Carlo VIII – nella chiesa di Santo Spirito, o il ciclo con Storie dell’Umanità primitiva eseguito per il palazzo dei Del Pugliese, di cui sono presenti le due scene di Caccia del Metropolitan Musem di New York e la suggestiva veduta di un edificio in costruzione del museo di Sarasota.
All’epoca della Repubblica fiorentina di fra’ Girolamo Savonarola e Piero Soderini risale, fra gli altri, il dittico con le effigi di Giuliano da Sangallo e di Francesco Giamberti (Amsterdam, Rijksmuseum), tra i ritratti più straordinari di tutto il Rinscimento fiore ntino, mentre all’epoca della restaurazione medicea del secondo decennio del XVI° secolo è riconducibile la fantasiosa tavola con Perseo che libera Andromeda (Galleria degli Uffizi), che ornava la camera nuziale di Filippo Strozzi e Clarice de’ Medici.
Le opere di Piero di Cosimo ci introducono infatti anche al mondo colto e raffinato dei suoi committenti, i Del Pugliese, gli Strozzi, i Vespucci, che commissionarono cicli pittorici di tema mitologico per le loro dimore, nei quali il pittore raggiunge i vertici più alti nell’abilità narrativa, nella ricchezza dei dettagli, nella varietà di figure, costumi, scenari che fanno appena intuire quale dovesse essere la meraviglia degli apparati per sfilate e delle scenografie ideati dal maestro e descritti nella sua vita da Giorgio Vasari.
Il processo creativo del maestro è documentato dai rari disegni di sua mano, presenti, come abbiamo detto, solo nella mostra di Firenze p oiché ragioni di conservazione non consentivano un periodo di esposizione superiore ai due, tre mesi.
Pittore solitario, al limite della misantropia, secondo quanto racconta il suo principale biografo Giorgio Vasari, anticonvenzionale, incolto nel suo aspetto, eccentrico – per usare un’espressione cara a Federico Zeri – Piero mostra affinità con Leonardo da Vinci per l’interesse verso la natura e la raffigurazione degli stati d’animo, come attesta, fra gli altri, l’intensità dei volti ridenti delle figure nel dipinto Madonna col Bambino e angeli della Fondazione Cini di Venezia.
Come Leonardo fu uno sperimentatore e questa, in un momento che segna il passaggio dalla tradizionale pittura a tempera ad uovo a quella della pittura a olio, può essere la ragione per cui diversi suoi dipinti risultano danneggiati. Antiche ridipinture nascondevano, ad esempio, il vero aspetto di una pala d’altare raffigurante il Matrimonio mistico di San ta Caterina e Santi, già ricordata da Vasari nella distrutta chiesa di San Pier Gattolini, fortunosamente riemersa in una collezione privata fiorentina. L’impegnativo restauro dell’opera, intrapreso in occasione della mostra, ha rivelato l’indiscussa appartenenza ad un unico complesso di questa tavola e della cimasa con Angeli, oggi nella National Gallery di Edimburgo; anch’ essa appositamente restaurata per l’occasione, a Firenze: un riconoscimento internazionale dell’altissimo livello professionale che caratterizza il mondo del restauro in Italia. Ancora
La mostra, come il catalogo edito da Giunti Editore, è a cura di Serena Padovani, Elena Capretti – studiosa del Cinquecento e autrice di vari studi su Piero di Cosimo -, Anna Forlani Tempesti – specialista di disegni e già direttrice del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi -, e Daniela Parenti – direttrice del dipartimento dell’arte del medioevo e del primo Rinascimento alla Galleria degli Uffizi. Promotori dell’evento espositivo il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo della Toscana, la Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria degli Uffizi e Firenze Musei

Genio eccentrico del Rinascimento fiorentino, Piero di Cosimo è una figura quasi sconosciuta, nonostante l’apprezzamento dimostrato dalla critica e l’ampio catalogo di dipinti di tema sacro e profano oggi conservati in musei e collezioni di tutto il mondo. Figlio di un fabbro di nome Lorenzo, Piero compì il proprio apprendistato nella bottega del pittore Cosimo Rosselli, affacciandosi nella scena artistica negli anni in cui Lorenzo il Magnifico era alla guida di Firenze e in città erano attivi pittori eccellenti, da Botticelli a Filippino Lippi, da Ghirlandaio a Leonardo da Vinci, mentre dalle Fiandre giungevano opere d’arte eseguite dai maestri fiamminghi altrettanto straordinarie.
Da questo coacervo culturale Piero elaborò un linguaggio originalissimo, improntato ad una acuta osservazione del naturale, che rivela affinità con i pittori d’oltralpe e Leonardo da Vinci, attraverso il quale modelli compositivi e tipologici tradizionali assumono connotazioni insolite straordinarie. Dell’originalità della pittura di Piero, Giorgio Vasari sembra trovare un corrispettivo nella biografia del maestro che egli descrive come un uomo poco socievole, assorto nella contemplazione della natura nei suoi aspetti più selvaggi e inconsueti, dalla quale traeva l’ispirazione per invenzioni fantastiche tradotte in pittura o per la realizzazione di bizzarri carri allegorici per sfilate oggi perduti, ma decantati dai suoi contemporanei. Scarsi sono i dati biografici noti sul maestro; nato nel 1462, nel 1482 risulta iscritto alla Compagnia di San Luca, mentre si immatricola all’Arte dei medici e degli speziali nel 1504. La ricostruzione del suo percorso artistico ruota intorno a poche opere documentate, come la Visitazione eseguita per la cappella Capponi nella chiesa di Santo Spirito (1489-1490), oggi alla National Gallery a Washington, la Sacra Conversazione commissionata da Piero del Pugliese (1491-1493) per l’Ospedale degli Innocenti, il dipinto raffigurante Perseo e Andromeda oggi agli Uffizi, parte dell’arredo della camera del palazzo di Filippo Strozzi eseguito intorno al 1510, tutte presenti in mostra.

L’esposizione, la prima retrospettiva monografica dedicata a Piero di Cosimo, presenta dunque attraverso un ordinamento cronologico il catalogo del maestro, dove, accanto ad imponenti pale d’altare, si incontrano numerosi ‘tondi’ di destinazione domestica, particolari e misteriosi dipinti di tema profano, commissionati dalle più colte e raffinate famiglie fiorentine per le loro residenze e straordinari ritratti. Saranno esposti circa quarantacinque dipinti di Piero di Cosimo e una trentina di disegni, capolavori utili per comprendere il percorso creativo seguito dall’artista. Completa il percorso un gruppo scelto di opere di maestri coevi, come Filippino Lippi, Lorenzo di Credi, il Maestro di Serumido, Cosimo Rosselli e Fra’ Bartolomeo in serrato dialogo stilistico o iconografico con Piero, per un totale di circa cento opere.

L’esposizione sarà anche l’occasione per verificare varie ipotesi di ricostruzione di pale d’altare smembrate e di cicli decorativi profani, come pure per approfondire tematiche di studio legate alla committenza delle opere, diverse delle quali rivelano la conoscenza dei testi filosofici di Lucrezio. Fra i dipinti di maggior fascino presenti in mostra, figurano la tavola con la Morte di Procri della National Gallery di Londra, i pannelli con le Scene di caccia del Metropolitan Museum di New York, il Ritratto di Giuliano da Sangallo del Rijksmuseum di Amsterdam, la Sacra Conversazione dell’Ospedale degli Innocenti (MUDI), la Visitazione della National Gallery di Washington, quest’ultimo museo partner degli Uffizi nell’organizzazione della mostra, la cui prima tappa avrà luogo a Washington dal 1 febbraio al 3 maggio 2015.

Ritratto di uomo anziano

Dopo il restauro entra nella Galleria degli Uffizi un dipinto attribuito a Camillo Boccaccino,pittore cremonese allievo del padre Boccaccio Boccaccino e, probabilmente,di Tiziano. Si tratta del Ritratto di uomo anziano, forse lo studio preparatorio per la figura di un santo o di Dio Padre in una pala d’altare non ancora identificata.

La presentazione del restauro  è avvenuta ieri, nell’aula dell’ex-Chiesa di San Pier Scheraggio, alla presenza di Daniela Parenti, Direttrice del Dipartimento pittura del Medioevo e primo Rinascimento della Galleria degli Uffizi.
“Si tratta di un recupero prezioso – ha detto il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini -, per il quale ringrazio i Lions Club, rivolto con intelligenza a un dipinto da attribuire a un pittore pensoso e lirico qual è Camillo Boccaccino. La nuova leggibilità del quadro rivela la sottigliezza dei suoi valori pittorici”.
“Ogni contributo che viene offerto per imprese degli Uffizi – ha aggiunto il Direttore della Galleria, Antonio Natali – non è solo benvenuto, ma si rivela anche un attestato di affetto verso il nostro museo”.
L’opera, una tempera su carta incollata su tavola, che misura 57 centimetri per 40 di base, rappresenta una figura alla fronte stempiata che esemplifica una certa sapienza, come nei filosofi del mondo classico; non solo: il ritratto si caratterizza per la resa naturalistica dei tratti somatici e per l’introspezione psicologica espressa dal volto pensoso. Tali caratteri, che in passato hanno fatto pensare per la sua esecuzione a un pittore di cultura veneta, riconducono l’opera al maestro cremonese Camillo Boccaccino, figlio del pittore emiliano Boccaccio Boccaccino, esponente del primo Rinascimento che nel corso della sua carriera seppe cogliere ispirazione dai più rilevanti maestri suoi contemporanei, da Tiziano a Correggio e Parmigianino.
Il dipinto, che era custodito nel deposito degli Uffizi, dal prossimo 28 aprile sarà esposto nella nuova sala del primo Rinascimento Lombardo (contrassegnata dal numero 23).
L’opera ha richiesto la pulitura e il consolidamento del dipinto su carta (a cura della restauratrice Rita Alzeni) e il risanamento del supporto ligneo (a cura di Alberto Dimuccio); per l’occasione è stata recuperata anche la bella cornice intagliata che inquadra il dipinto, dotata di un vetro extrachiaro antisfondamento che proteggerà l’opera per i prossimi anni.

Ognissanti al Polo Museale Fiorentino

Ben 11 le mostre in corso negli spazi del Polo Museale Fiorentino nel fine settimana lungo  di Ognissanti.

Nel complesso munumentale degli Uffizi sono addirittura tre le esposizioni che si possono ammirare: nell’ex-chiesa di San Pier Scheraggio (ingresso dal Loggiato degli Uffizi) è visibile la mostra Gli autoritratti ungheresi degli Uffizi (con ingresso libero) che raccoglie 23 opere provenienti dalla Collezione degli autoritratti della Galleria che documentano l’evoluzione dell’arte ungherese figurata attraverso questo particolare genere di opere che gli artisti hanno realizzato per gli Uffizi, in particolare tra Otto e Novecento. Al piano Nobile della Galleria è visibile la mostra Il Gran Principe. Ferdinando de’ Medici (1663 – 1713) Collezionista e Mecenate, organizzata nel terzo centenario della morte del Gran Principe Ferdinando de’ Medici (1663-1713per celebrare questo importante personaggio che fu tra i principali collezionisti e mecenati d’arte della famiglia granducale di Toscana. Alle Reali Poste degli Uffizi sabato mattina, dalle 10 alle 12 (con ingresso libero), è visibile la mostra di Autoritratti (provenienti dalla collezione degli Uffizi) che fanno da “corona” al Laboratorio 900 organizzato per gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori fino al 30 novembre. Tanto per fare qualche esempio si possono vedere il volto scavato e inciso di Käthe Kollwitz così come le geometrie morfologiche di Fernand Léger, la scomposizione in frammenti del corpo di Elisa Montessori e la deformazione materica di Berlinde de Bruyckere, la maschera ‘funebre’ pop di Yoko Tadanori e le orecchie d’asino di Jan Fabre, fino alla trasposizione fumettistica e grafica di Andy Warhol e alle lucide geometrie di Francesca Woodman.
Nel Museo di Orsanmichele (domani e sabato dalle 10.30 alle 16.30 con ingresso libero) è visitabile la mostra documentaria dal titolo Edoardo Detti. Architetto e urbanista 1913-1984, dedicata al noto urbanista di cui si celebra il centenario della nascita.
l Museo nazionale del Bargello ultimo fine settimana per ammirare la mostra Percorsi di meraviglia dedicata ad alcuni importanti restauri di opere del museo, recentemente conclusi, che sono il frutto della generosa collaborazione nei confronti del Bargello da parte dell’Opificio delle Pietre Dure e da parte dei “Friends of Florence”.
Alla Galleria dell’Accademia prosegue l’esposizione Dal Giglio al David. Arte civica a Firenze fra Medioevo e Rinascimento, che propone ai visitatori una straordinaria selezione di opere d’arte di epoca comunale e repubblicana, nate originariamente per arricchire i palazzi pubblici di Firenze, gli edifici che ospitavano le magistrature che amministravano la città, le sedi delle Arti – le antiche corporazioni dei mestieri – e la cerchia di mura cittadine.
Nella suggestiva Biblioteca di Michelozzo del Museo di San Marco, prosegue con successo la mostra Mattia Corvino e Firenze. Arte e umanesimo alla corte del re di Ungheria che affronta il tema del rapporto privilegiato che re Mattia Corvino ebbe con Firenze, con i suoi artisti, i suoi miniatori e tutta la cerchia culturale che gravitava intorno a Lorenzo de’ Medici.
Anche nel complesso monumentale di Palazzo Pitti sono tre le esposizioni in corso, visibili durante questo fine settimana. Nell’Andito degli Angiolini (con ingresso libero) si può ammirare l’esposizione Della magia e dello stupore che raccoglie opere di Antonio Possenti di proprietà della Banca di Cambiano. Nelle sale della Galleria d’arte moderna è allestita invece la mostra Impressionisti a Palazzo Pitti. 12 capolavori dal Museo d’Orsay che raccoglie due Degas, due Monet, due Cezanne, due Renoir, due Pissarro, un Fantin Latour oltre ad un’opera di Paul Guigou che in mostra potrebbero suggerire ulteriori strade di studio e ricerca tese a mettere in luce alcune possibili contaminazioni tra le due culture francese e toscana,  che possono aver costituito un punto di riferimento essenziale anche per le esperienze del nostro novecento. Infine negli spazi del Museo degli Argenti è visibile la mostra Diafane Passioni. Avori barocchi dalle corti europee dedicata ai più abili scultori d’avorio.
Chiude questa speciale lista il percorso espositivo realizzato alla Villa medicea di Poggio a Caiano e nelle sale del Museo della natura morta dal titolo Per il Gran Principe Ferdinando. Nature morte, paesi, bambocciate e caramogi dalle collezioni medicee, dedicato al Gran Principe Ferdinando de’ Medici (1663-1713), figlio del granduca Cosimo III e destinato a succedergli nel governo della Toscana.