Turbativa d’asta: Csm sospende giudice di Pisa arrestato

Turbativa d’asta: Csm sospende giudice di Pisa arrestato

La Sezione disciplinare del Csm ha sospeso dalle funzioni e dallo stipendio il giudice Roberto Bufo, arrestato la scorsa settimana con l’accusa di far parte di un sodalizio criminoso che pilotava le aste al tribunale di Pisa. A chiedere il provvedimento erano stati sia il Pg della Cassazione Riccardo Fuzio, sia il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

La Sezione disciplinare ha anche disposto il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura di Bufo, sempre su richiesta del Pg della Cassazione e del ministro. Oltre alla sospensione cautelare obbligatoria in sede disciplinare, essendo il magistrato sottoposto a misura cautelare, la Sezione ha disposto anche la “sospensione facoltativa richiesta dal Ministro” visto “il significativo livello di consistenza probatoria” nella commissione “di reati gravi e il ruolo centrale svolto dal dott. Bufo nella loro ideazione, programmazione ed attuazione”, così come richiamato nella “motivazione del provvedimento restrittivo”. Bufo è stato arrestato lo scorso 9 gennaio, per corruzione in atti giudiziari, turbata libertà degli incanti, peculato, falso in atto pubblico nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova.

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Turbativa d’asta: giudice Pisa, ministro chiede sospensione

Turbativa d’asta: giudice Pisa, ministro chiede sospensione

Il ministro della giustizia Andrea Orlando ha chiesto al Csm di sospendere dalle funzioni e dallo stipendio il giudice Roberto Bufo, arrestato ieri con l’accusa di far parte di un sodalizio criminoso che pilotava le aste al tribunale della città toscana. La sospensione costituisce un atto dovuto tutte le volte che un magistrato viene sottoposto a misure cautelari.

Le aste pilotate del tribunale di Pisa andavano avanti da anni, già da prima dal 2016. E ciò sarebbe avvenuto grazie a un sodalizio criminoso costituito dal giudice in servizio nella città toscana, da un commercialista e sua figlia, da un consulente tecnico d’ufficio e da un avvocato compiacente. Un’associazione a delinquere, secondo l’accusa, dove tutti i ruoli erano ben definiti e che serviva anche a distrarre fondi degli assi ereditari destinati invece allo Stato.

I carabinieri di Massa (Massa Carrara), coordinati dalla procura di Genova, hanno eseguito ieri le 7 ordinanze di custodia cautelare (quattro delle quali in carcere): in cella sono finiti Roberto Bufo, già pubblico ministero a Massa e  giudice in servizio a Pisa, il commercialista carrarese Roberto Ferrandi (indagato anche per un filone rimasto a Massa) e la figlia Francesca, avvocato a Pisa dove le venivano assegnate curatele e amministrazioni di sostegno, e il giudice di pace in pensione e ora avvocato presso il foro di Pisa Oberto Cecchetti, residente in provincia di Roma.

L’indagine della procura ligure ha poi letteralmente decapitato l’istituto di vendite giudiziarie di Pisa: il direttore Virgilio Luvisotti, ex consigliere regionale di An (poi nel Gruppo Misto), è finito agli arresti domiciliari insieme al suo braccio destro, Giovanni Avino. Domiciliari anche per l’architetto di Pontedera (Pisa), Luca Paglianti, dipendente della Provincia e Ctu per il Tribunale pisano. Le accuse per Bufo, i Ferrandi, Cecchetti e Paglianti sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, alla turbativa d’asta, al peculato e al falso in atto pubblico. Mentre Luvisotti e Avino devono rispondere di corruzione in concorso. Gli investigatori hanno ricostruito che Bufo avrebbe conferito alla figlia di Ferrandi, delegato alle vendite giudiziarie, diversi incarichi di curatela delle eredità giacenti e di amministrazione di sostegno in modo da aggiudicarsi, tramite prestanome, immobili e terreni venduti all’asta a Massa. Il magistrato, sfruttando il proprio ufficio pubblico e coordinando l’attività di altri professionisti che gestivano i beni, avrebbe favorito anche l’appropriazione di somme di denaro che dovevano essere restituite all’erario. In una circostanza il giudice avrebbe ottenuto anche una Mercedes Glk usata (valore di mercato 12 mila euro e sequestrata stamani al momento dell’arresto) da Luvisotti e Avino affinché assegnasse all’Ivg di Pisa incarichi di custodia e di vendita di un maxi yacht la cui base d’asta sfiorava i 4 milioni di euro. In quella circostanza i vertici dell’istituto avrebbero anche incassato circa 300 mila euro di provvigioni per indennità di sosta del bene custodito.

L’indagine, corredata anche da intercettazioni ambientali e telefoniche, ha ricostruito presunte irregolarità commesse dall’aprile 2016 a oggi e le perquisizioni eseguite presso uffici e domicili degli indagati hanno permesso di sequestrare un’ingente documentazione probatori e di acquisire “tutti gli hardware e i software in uso agli arrestati”.

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Sette arresti per Turbativa d’asta

Sette arresti per Turbativa d’asta

Massa, sette persone, tra cui anche un appartenente all’ordine giudiziario, sono state raggiunte da misura di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta per una presunta turbata libertà degli incanti.

L’inchiesta che è stata condotta dai carabinieri di Massa (Massa Carrara), è stata coordinata dalla procura di Genova, ma per un filone d’inchiesta sta indagando anche la procura di Massa, per i sette viene ipotizzata anche l’associazione a delinquere e il falso.

Ai domiciliari un giudice ed un ex consigliere regionale della Toscana. Si tratta di Roberto Bufo, 56 anni, residente a Carrara e in servizio al tribunale di Pisa, in precedenza pubblico ministero a Massa, e di Virgilio Luvisotti, pisano, 84 anni, già direttore dell’istituto di vendite giudiziarie di Pisa ed ex consigliere regionale di An anche se poi passò al gruppo

In carcere anche un commercialista carrarese Roberto Ferrandi, 65 anni, incaricato delle vendite giudiziarie presso il tribunale di Massa nell’ambito delle esecuzioni civili, sua figlia Francesca, avvocato trentenne, curatore delle eredità giacenti e tutore per le amministrazioni di sostegno con nomina specifica del tribunale di Pisa, e Oberto Cecchetti, 72 anni, romano, giudice di pace in quiescenza e avvocato del foro di Pisa e curatore per le eredità giacenti con nomina del tribunale pisano.

Ai domiciliari, oltre a Luvisotti, sono finiti il suo braccio destro all’Ivg Giovanni Avino, anche lui di Pisa, 36 anni, Luca Paglianti, 53 anni di Pontedera (Pisa), architetto e dipendente della Provincia di Pisa oltre che Ctu del tribunale pisano.

Secondo gli inquirenti Bufo, Roberto e Francesca Ferrandi, Paglianti e Cecchetti si sono associati tra loro per commettere un numero indeterminato di delitti sia di corruzione in atti giudiziari sia di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, turbata libertà degli incanti, peculato e falsi ideologici in atti pubblici.

In ambienti investigativi si spiega che il magistrato e il commercialista carrarese avrebbero promosso condotte finalizzate all’appropriazione illecita “di somme di denaro destinate allo Stato giacenti all’interno di assi ereditari e amministrazioni di sostegno non riscosse da eredi o enti pubblici, inserendo la figlia di Ferrandi nel sodalizio” e affidandole “sistematicamente in violazione delle regole procedurali incarichi di amministrazioni di sostegno e curatele” per ottenere una gestione delle pratiche compiacente.

Paglianti invece secondo l’accusa effettuava “compiacenti valutazioni degli immobili” delle eredità mentre Cecchetti si è finto un “creditore fittizio dei compendi ereditari”. Luvisotti e Avino sono invece accusati di avere ceduto fittiziamente a Bufo una Mercedes Glk usata del valore di circa 12 mila euro affinché assegnasse loro incarichi di custodia e di vendita di un maxi yacht la cui base d’asta sfiorava i 4 milioni di euro e circa 300 mila euro di provvigioni all’istituto di vendite giudiziarie per indennità di sosta del bene custodito e in seguito per avere “ritardato un atto del proprio ufficio e avere favorito la parte acquirente”.

I carabinieri di Massa che hanno eseguito gli arresti hanno anche perquisito le abitazioni e gli uffici degli indagati sequestrando “ingente documentazione probatoria” e acquisito “tutti gli hardware e software in uso agli arrestati”. Posta sotto sequestro anche la Mercedes in uso a Bufo.

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