Arezzo, droga: 42 arresti per maxi retata

Arezzo, droga: 42 arresti per maxi retata

Sono quarantadue gli arresti complessivi, per l’operazione antidroga, effettuati dagli uomini dello Sco e della questura di Arezzo nella zona dello storico parco di Pionta, in centro città. Una settantina gli acquirenti, tra cui  tante coppie e qualche pensionato.

In carcere sono finiti tutti cittadini stranieri, per lo più nigeriani, metà dei quali richiedenti asilo. Sono questi i numeri, ancora parziali, della maxi retata aretina messa a segno nel parco di Pionta, luogo divenuto, secondo quanto riferito dalla polizia, un ‘supermercato a cielo aperto della droga’. Di sostanza stupefacente ce n’era, in base a quanto raccolto dagli investigatori, coordinati dal pm Julia Maggiore, di ogni tipo.

I magrebini spacciavano droghe leggere, vista la vicina di alcuni istituti scolastici, nella zona del parco più a ridosso della stazione. I nigeriani si erano appropriati dell’area centrale del parco e vendevano, come ha riferito il questore di Arezzo Fabio Cilona “droga molto pura a prezzi concorrenziali”. 70 gli acquirenti segnalati, tra questi insospettabili come pensionati, coppie che andavano a fare jogging e minorenni.

Gli altri africani stazionavano nella parte del parco vicino all’ospedale ed avevano varie droghe. Complessivamente è stato recuperato mezzo chilogrammo di sostanze tra i cespugli del parco dove è stata ritrovata anche una pistola risultata a salve. In un caso, nella zona vicina all’ospedale, sono state sorprese ad acquistare droga persone ancora con la divisa da lavoro.

“Tutto è stato documentato attraverso filmati – ha commentato il procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi – in questo modo siamo in grado di fornire elementi probatori importanti tali da far rimanere gli arrestati in carcere. Gli spacciatori infatti avevano ormai capito che con la modica quantità si esce presto dopo l’arresto”. Durante le indagini, durante sei mesi, sono stati documentati anche 90 accessi al pronto soccorso dovuti a malori legati alla droga. “E’ una delle operazioni più sostanziose – ha detto Luigi Bobio dello Sco – che abbiamo effettuato in questi ultimi tempi”. Adesso le indagini vanno avanti per documentare collegamenti e fonti di approvvigionamento mentre, a livello pratico, sarà istituita una sorta di presidio permanente per mantenere l’area bonificata.

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Arezzo, droga: 42 arresti per maxi retata

Arezzo, droga: 42 arresti per maxi retata

Sono quarantadue gli arresti complessivi, per l’operazione antidroga, effettuati dagli uomini dello Sco e della questura di Arezzo nella zona dello storico parco di Pionta, in centro città. Una settantina gli acquirenti, tra cui  tante coppie e qualche pensionato.

In carcere sono finiti tutti cittadini stranieri, per lo più nigeriani, metà dei quali richiedenti asilo. Sono questi i numeri, ancora parziali, della maxi retata aretina messa a segno nel parco di Pionta, luogo divenuto, secondo quanto riferito dalla polizia, un ‘supermercato a cielo aperto della droga’. Di sostanza stupefacente ce n’era, in base a quanto raccolto dagli investigatori, coordinati dal pm Julia Maggiore, di ogni tipo.

I magrebini spacciavano droghe leggere, vista la vicina di alcuni istituti scolastici, nella zona del parco più a ridosso della stazione. I nigeriani si erano appropriati dell’area centrale del parco e vendevano, come ha riferito il questore di Arezzo Fabio Cilona “droga molto pura a prezzi concorrenziali”. 70 gli acquirenti segnalati, tra questi insospettabili come pensionati, coppie che andavano a fare jogging e minorenni.

Gli altri africani stazionavano nella parte del parco vicino all’ospedale ed avevano varie droghe. Complessivamente è stato recuperato mezzo chilogrammo di sostanze tra i cespugli del parco dove è stata ritrovata anche una pistola risultata a salve. In un caso, nella zona vicina all’ospedale, sono state sorprese ad acquistare droga persone ancora con la divisa da lavoro.

“Tutto è stato documentato attraverso filmati – ha commentato il procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi – in questo modo siamo in grado di fornire elementi probatori importanti tali da far rimanere gli arrestati in carcere. Gli spacciatori infatti avevano ormai capito che con la modica quantità si esce presto dopo l’arresto”. Durante le indagini, durante sei mesi, sono stati documentati anche 90 accessi al pronto soccorso dovuti a malori legati alla droga. “E’ una delle operazioni più sostanziose – ha detto Luigi Bobio dello Sco – che abbiamo effettuato in questi ultimi tempi”. Adesso le indagini vanno avanti per documentare collegamenti e fonti di approvvigionamento mentre, a livello pratico, sarà istituita una sorta di presidio permanente per mantenere l’area bonificata.

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Viadotto E45: perizia per stabilire se riaprire tratto a mezzi pesanti

Viadotto E45: perizia per stabilire se riaprire tratto a mezzi pesanti

Il gip del tribunale di Arezzo Piergiorgio Ponticelli, in sede di incidente probatorio peritale, ha affidato al professor Claudio Modena dell’Università di Padova, la ‘super perizia’ sul viadotto Puleto lungo la E45.

Modena ha indicato nel 4 aprile la data del sopralluogo sul tratto interessato del viadotto, che si trova a Valsavignone, tra le province di Arezzo e Forlì Cesena.
Il perito dovrà stabilire se davvero c’è stata un’omessa manutenzione del viadotto, come ipotizza il procuratore Roberto Rossi, con gli avvisi di garanzia a cinque dirigenti e tecnici dell’Anas, oppure se ha ragione la società che sostiene la non pericolosità della situazione attuale del viadotto.
La perizia dovrà accertare anche se c’era il rischio di crollo di cui avevano parlato i tecnici della procura quando a gennaio lo stesso fu sequestrato per poi riaprire a metà febbraio ma solo ai mezzi leggeri.
Se le verifiche del 4 aprile saranno ritenute bastanti Anas potrà decidere la riapertura ai mezzi pesanti del tratto di viadotto, altrimenti sarà fissato un ulteriore sopralluogo.

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Viadotto E45: pm ha firmato provvedimento, riapre

Viadotto E45: pm ha firmato provvedimento, riapre

Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ha firmato il provvedimento di riapertura della E45 chiusa dal 16 gennaio per un paventato rischio di collasso del viadotto Puleto, tra le province di Arezzo e Forlì Cesena.

La firma dopo la relazione dei consulenti del pm in relazione al sopralluogo svolto ieri dopo i lavori eseguiti da Anas su richiesta della stessa procura. Il provvedimento di Rossi permette l’immediata riapertura che è parziale comunque: solo per mezzi sotto le 3,5 tonnellate, esclusivamente su due corsie, a 50 km/h.
La riapertura parziale del viadotto, che rimane comunque sotto sequestro, è subordinata a una serie di prescrizioni imposte dalla procura ad Anas. Tra queste l’installazione di sensori per monitorare la situazione e quindi bloccare il traffico in caso di necessità. Ieri appunto il sopralluogo dei consulenti della procura, Antonio Turco e Fabio Cane, per controllare i lavori richiesti dalla procura ed effettuati da Anas nell’ultima settimana.
Il viadotto Puleto della E45, tra Canili e Valsavignone (Arezzo), riaprirà dalle 16 al solo traffico leggero, auto e veicoli inferiori alle 3,5 tonnellate, come disposto sempre dalla magistratura.
E’ quanto rende noto Anas spiegando che “per i mezzi pesanti restano validi i percorsi alternativi già attivi”. Saranno attivati, si spiega ancora, “filtri e controlli da parte del personale Anas e delle forze dell’ordine”. La procura, specifica sempre Anas, ha notificato stamani l’autorizzazione “alla riapertura, rispondendo all’istanza presentata lunedì”.
“È una prima buona notizia la riapertura oggi, seppur con limitazioni, del viadotto Puleto sulla E45. Anas è al lavoro per ripristinare condizioni di normalità”. Lo afferma il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, annunciando su Twitter che sarà “lì personalmente venerdì per un sopralluogo”.

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Giorgianni su Etruria: primo atto di giustizia fatto

Giorgianni su Etruria: primo atto di giustizia fatto

Il gup del tribunale di Arezzo ieri sera ha accolto tutte le richieste dell’accusa e, nel processo per il filone della bancarotta dell’ex Banca Etruria, ha condannato con rito abbreviato, a 5 anni l’ex presidente Giuseppe Fornasari e l’ex direttore generale Luca Bronchi, e persino a due anni e 6 mesi l’ex vicepresidente Alfredo Berni e un anno e 6 mesi l’ex consigliere Rossano Soldini.

“Un primo atto di giustizia è stato fatto” ha commentato la presidentessa dell’Associazione Vittime del Salvabanche Letizia Giorgianni.
Dopo il plauso dell’Associazione al procuratore Roberto Rossi, Giorgianni spiega che la sentenza conferma quanto sempre affermato dalla vittime: “la Banca era gestita da un management criminale, che continuava a curare esclusivamente il proprio interesse mentre la banca cumulava perdite da capogiro cumulate per colpa di prestiti concessi con leggerezza e senza alcuna lungimiranza, oltre che in pieno conflitto di interessi”.
Oltretutto scaricando, aggiunge, “questa gestione scellerata sui clienti, con la vendita indiscriminata dei bond subordinati”, tanto che il giudice “ha riconosciuto ai risparmiatori il diritto a far valere il danno morale subito in questa vicenda”, conclude Giorgianni.

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