Scuole, Di Giorgi (PD): bene ripartenza, ora riaprire tutte

Scuole, Di Giorgi (PD): bene ripartenza, ora riaprire tutte

Presentata dalla maggioranza alla Camera una mozione per chiedere la riapertura di tutte le scuole in sicurezza. Intervista con l’on Rosa Maria Di Giorgi, parlamentare Pd

Ecco il testo della mozione della Maggioranza sulla riapertura delle scuole

La Camera

premesso che:

il nostro Paese, com’è noto, è stato tra i primi ad essere colpito dalla pandemia dovuta alla diffusione dell’infezione da SARS-COV-2; tra le misure immediatamente adottate, nell’urgenza del momento e in assenza di evidenze scientifiche, vi è stata la sospensione di tutte le attività didattiche in presenza;
ad oggi l’Italia risulta essere uno dei Paesi che nella primissima fase della Pandemia ha tenuto le scuole chiuse più lungamente, essendo proprio la prima nazione europea ad essere investita dall’infezione da SARS-Cov-2. È andata sicuramente meglio a partire da settembre 2020 e fino a gennaio 2021. Ed infatti, un’autorevole indagine promossa dall’ UNESCO ha riconosciuto all’Italia il merito di non essere tra i Paesi che più di altri hanno chiuso le scuole. Nonostante le notevoli difficoltà che ha dovuto affrontare il Paese in quei mesi, il sistema-scuola ha retto e ha mantenuto sempre aperte le scuole dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado;
la sospensione delle attività didattiche in presenza e il conseguente avvio della didattica a distanza hanno causato notevoli danni agli studenti e alle studentesse. La reale portata delle conseguenze, su un piano psicologico, sociale, formativo ed educativo, non è ancora valutabile, ma già si teme che possano difficilmente essere colmate. La letteratura scientifica sul tema è univoca e ha già rivolto un accorato appello alle istituzioni affinché si velocizzi la riapertura in sicurezza delle scuole di ogni ordine e grado, soprattutto per contenere massimamente gli effetti negativi del perdurare della mancanza di socialità;
la sospensione delle attività didattiche in presenza ha colpito maggiormente chi si trovava già in una condizione di povertà educativa nonché le fasce meno abbienti, impossibilitate ad accedere a dispositivi elettronici e di connessione digitale. Secondo dati Istat riferiti all’anno scolastico 2019-2020, l’8 per cento degli studenti e studentesse non hanno libero accesso alla didattica digitale integrata, percentuale che aumenta al 23 per cento tra gli studenti e le studentesse che riportano condizioni di disabilità mentre è il 20 per cento che la svolge solo saltuariamente;
dunque, è sempre più fondato il rischio che la pandemia e le conseguenti chiusure pregiudichino il diritto all’istruzione, sancito dall’articolo 34 della Costituzione, accentuino le differenze socio-culturali tra i ragazzi, aumentino la dispersione scolastica e i disagi che ne conseguono a discapito dei singoli e dell’intera collettività;
in Italia il tasso di abbandono scolastico precoce presenta valori ancora troppo alti e, per quanto negli ultimi anni sia stato parzialmente recuperato, oggi appare molto forte il rischio di peggiorare nuovamente la situazione come conseguenza della pandemia;
i dati dimostrano che la generazione degli adolescenti di oggi vedrà ricadere le conseguenze della perdita di apprendimento, derivante dalla chiusura delle scuole e dall’adozione della didattica a distanza, sulla qualità della vita per il futuro, a cominciare dal loro livello medio di retribuzione nel corso della vita che si stima sarà inferiore per una percentuale dall’1,6 al 3,3 per cento. Tali ripercussioni saranno ancora più gravi se i soggetti si trovano in condizioni di maggiore debolezza e più rilevante svantaggio economico e sociale;
sebbene non sia stata ancora effettuata alcuna misura delle conseguenze della perdita degli apprendimenti, da più parti si richiama il rischio che l’accumulo di learning loss sia ormai difficilmente colmabile: secondo uno studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per ogni terzo di anno di insegnamento efficace perso si assiste ad una riduzione del Prodotto interno lordo (PIL) dell’1,5-2 per cento per la durata della vita lavorativa degli studenti di oggi di 6-18 anni;
oltre ai disagi causati dall’adozione della didattica a distanza, le scuole si sono dovute confrontare anche con le difficoltà connesse ai ritardi nelle procedure delle assegnazioni e al cambiamento dei docenti con conseguenze importanti sulla continuità didattica in una fase in cui il docente è stato spesso visto solo dietro lo schermo; la mancata continuità didattica appare particolarmente rilevante per quanto riguarda le cattedre del sostegno;
un «Indagine sull’impatto psicologico e comportamentale sui bambini delle famiglie in Italia» – promossa dall’Irccs Giannina Gaslini di Genova – ha evidenziato come le restrizioni imposte dalle misure governative abbiano determinato e determinino nei bambini e negli adolescenti disturbi di «componente somatica» come disturbi d’ansia e disturbi del sonno, difficoltà di addormentamento, difficoltà di risveglio per iniziare le lezioni a distanza, con una significativa alterazione del ritmo del sonno;
l’assenza di socialità provocata dalla sospensione della didattica in presenza sta determinando conseguenze gravi anche in termini di disagio psichico negli adolescenti e nei bambini. Particolarmente allarmanti sono proprio i dati diffusi dall’Ospedale pediatrico Meyer che evidenziano che i casi di anoressia e di ideazione suicidiaria nella fascia di età 12-18, nei mesi gennaio-febbraio 2021 siano quadruplicati rispetto ai mesi gennaio-febbraio 2020;
altra criticità è l’emergenza alimentare correlata alla chiusura delle mense delle scuole statali e paritarie: il monitoraggio effettuato da Save the Children per il tramite dei suoi Punti luce sparsi sul territorio, stima che 160 mila alunni siano rimasti senza cibo e/o pasti bilanciati. Lo studio evidenzia, infatti, che tenere le scuole aperte significa per i bambini più poveri, consumare un pasto completo, spesso l’unico della giornata. Alla povertà alimentare si associa, quale altra faccia della medesima medaglia, il disagio alimentare ovvero l’aumento esponenziale del consumo del cosiddetto “cibo spazzatura”. La mensa scolastica, quindi, luogo ove promuovere l’educazione alimentare e avvicinare i bambini ai prodotti locali;
il Centro di ricerca Innocenti dell’Unicef ha diffuso a settembre 2020 lo studio «Sfere di influenza – Un’analisi dei fattori che condizionano il benessere dei bambini nei paesi ricchi», nel quale si legge: «quella che è iniziata come una crisi sanitaria si è progressivamente allargata, andando a interessare tutti gli aspetti delle economie e delle società. Se da un lato i bambini sembrano non subire gli effetti diretti più gravi sulla salute provocati dal virus, dall’altro, come ci hanno insegnato crisi precedenti, saranno uno dei gruppi più colpiti dal suo impatto a lungo termine»;
a subire le conseguenze della chiusura delle scuole e del ricorso alla didattica a distanza sono, oltre agli studenti e alle studentesse, i lavoratori genitori, ivi compresi quelli appartenenti alle categorie professionali oggi considerate essenziali quali ad esempio le categorie del settore sanitario;
tale condizione sta, inoltre, pregiudicando prevalentemente l’occupazione femminile, in quanto la donna è spesso il soggetto che si trova in condizioni lavorative di maggiore precarietà, con retribuzioni economiche inferiori e con la preminente funzione di cura di genitori anziani e figli piccoli e quindi più facilmente indotta a rimanere a casa con i figli;
la malattia generata dal contagio del Coronavirus può manifestarsi anche nei bambini e adolescenti, in particolare in quelli con un’età inferiore ai 12 anni, ma con sintomi meno gravi rispetto a quelli manifestati dagli adulti. Numerosi studi, infatti, indicano come caratteristica intrinseca di questa tipologia di virus, quella di una minore capacità di trasmissione dello stesso tra bambini, adolescenti e giovani, e da questi ultimi agli adulti, ragion per cui la scuola e i contesti formativi frequentati prevalentemente da giovani possono considerarsi tra i luoghi e gli spazi sociali più sicuri, nel rispetto continuo delle regole e dei protocolli sanitari previsti proprio dal Comitato tecnico scientifico;
è senza dubbio apprezzabile la distribuzione gratuita di mascherine e gel igienizzante a tutto il personale scolastico e agli studenti che consente a tutti di proteggersi a prescindere dalle condizioni economiche familiari. Cionondimeno l’essere stati chiamati a distribuire 11 milioni di mascherine al giorno ha inevitabilmente evidenziato talune criticità legate all’acquisizione massivo delle stesse da parte della struttura commissariale, criticità riconducibili talvolta alla distribuzione e talvolta alla qualità e alle caratteristiche delle stesse;
nell’ambito di uno studio promosso dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, dalla Società italiana di pediatra e dalla Società italiana di ortofonologia, fra ottobre e dicembre 2020 si è svolta un’indagine specifica che ha coinvolto due plessi scolastici per un totale di 1262 soggetti, 1094 studenti, 141 insegnanti e 27 addetti del personale: più del 96 per cento del totale. Gli screening si sono svolti a inizio settembre e poi sono proseguiti a cadenza mensile. Nel primo round sono stati testati 1099 campioni e solo un soggetto è risultato positivo, nel secondo a fronte di 1075 solo 7 sono risultati positivi e nel terzo, su 1257 test, solo 3 studenti sono risultati positivi. In totale, quindi, 11 persone più 5 debolmente positive su 14 classi. Solo due soggetti, tra quelli positivi, hanno condiviso la stessa classe nello stesso intervallo temporale, ma gli autori ritengono improbabile che il virus sia stato trasmesso tra di loro, quindi in realtà non è stato identificato alcun contagio verificato nel contesto scolastico, tanto che gli autori definiscono la scuola un luogo sicuro purché le precauzioni indicate nei protocolli vengano sempre rispettate;
durante la cosiddetta seconda ondata della pandemia da Covid-19, la maggioranza degli Stati europei ha deciso di mantenere aperti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, considerandoli luoghi sicuri. Si è disposta la chiusura degli stessi solo nell’ambito di un lockdown generalizzato e totale;
secondo dati riportati dall’Unesco Paesi come Francia, Spagna, Austria, Svizzera, Belgio hanno deciso di mantenere le scuole aperte, sempre nel rispetto dei protocolli sanitari indicati dai diversi Stati, come l’utilizzo obbligatorio delle mascherine per alunni, docenti e per l’intero personale scolastico, il rispetto del distanziamento, aerazione, sanificazione e monitoraggio continuo attraverso l’utilizzo periodico di test per Covid-19 all’interno delle strutture scolastiche e formative. Altri Paesi, come Germania e Regno Unito, hanno riaperto gli istituti scolastici gradualmente dopo periodi di lockdown totale, anche a causa della maggiore presenza delle diverse varianti del Coronavirus;
inoltre, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss) diffusi il 30 dicembre 2020, solo il 2 per cento dei focolai avrebbe origine all’interno del contesto scolastico. Infatti i tre luoghi a maggior rischio di contagio da Coronavirus risultano le abitazioni private, gli ambiti sanitari e quelli professionali-lavorativi;
l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) sottolinea come la scuola ricopra un ruolo fondamentale per la società e in particolar modo per la vita dei bambini: la chiusura delle scuole non risulta essere una misura di contrasto che possa incidere in modo significativo sul controllo della pandemia in corso e dovrebbe, inoltre, rappresentare l’ultima risorsa cui attingere nella strategia di contrasto e controllo della pandemia. Secondo gli studi e le analisi dell’ECDC se fossero state adottate le misure adeguate al contenimento del contagio, le scuole avrebbero rappresentato luoghi a rischio come qualsiasi altro luogo pubblico in quanto l’incidenza della trasmissibilità di Covid-19 nelle scuole sembra essere strettamente connessa ai livelli di trasmissione presenti nella comunità e non il contrario. L’apertura delle scuole non sembra, quindi, aver influito significativamente sulla maggiore diffusione del virus che ha condotto alla cosiddetta seconda e terza ondata;
secondo l’Istituto superiore di sanità (ISS), in Italia, si è stimato che la cosiddetta variante inglese del virus Sars-Cov-2 ha una trasmissibilità superiore del 37 per cento rispetto ai ceppi non varianti. I bambini, in particolare i più piccoli, sembrano essere meno suscettibili all’infezione da Sars-Cov-2 rispetto ai bambini più grandi e agli adulti, il che sembra verificarsi anche per la cosiddetta variante inglese, che manifesta un aumento cospicuo della trasmissibilità in tutte le fasce di età. Al momento non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino un aumento di sintomatologie, ricoveri o decessi dovuti alla circolazione della variante inglese, né che la stessa sia resistente ai vaccini tuttora in uso nel nostro Paese;
nonostante la diffusione delle nuove varianti, la cosiddetta terza ondata del contagio, non evidenzia una maggiore velocità di diffusione del virus rispetto alla seconda ondata, ma esattamente il contrario. Anche la portata del contagio è nettamente inferiore: il valore del picco d’incidenza – positivi su 7 giorni per 100mila abitanti – della seconda ondata è stato di 412, mentre il valore di picco attuale è di 266, raggiunto il 17 marzo 2021;
secondo una recentissima e imponente ricerca italiana condotta da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici, tra cui Sara Gandini dello Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, sulla base dei relativi dati raccolti si può affermare che la scuola è uno dei luoghi più sicuri rispetto alle eventuali possibilità di contagio del virus. Lo studio è stato realizzato attraverso un’analisi incrociata dei dati del Ministero dell’istruzione con quelli delle Agenzie di tutela della salute e della Protezione civile su un campione di più di 7,3 milioni di studenti e 770 mila insegnanti. Il tasso di positività tra i ragazzi risulta inferiore all’1 per cento dei tamponi effettuati, percentuale che non influenza significativamente la curva pandemica. I giovani contagiano il 50 per cento in meno rispetto agli adulti, anche nel caso di variante inglese. I focolai da Sars-Cov-2 all’interno delle aule scolastiche sono molto rari e la frequenza nella trasmissione da studente a docente è statisticamente poco rilevante e quindi i docenti non sembrano rientrare tra le categorie professionali a maggior rischio di contagio;
la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza indica, all’articolo 3, la necessità che tutte le decisioni relative a bambini e adolescenti debbano considerare preminente l’interesse di detti soggetti e all’articolo 28 prevede che gli Stati debbano promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono;
impegna il Governo:
1) a intraprendere ogni possibile iniziativa finalizzata alla riapertura in sicurezza degli istituti scolastici e dei servizi educativi per l’infanzia per riprendere, ove interrotta o limitata, l’indispensabile attività didattica in presenza, nonché a sostenere a questo scopo, anche con adeguati finanziamenti straordinari e misure di accompagnamento, il sistema nazionale di istruzione e formazione oltre che, per quanto di competenza, gli enti locali;
2) a proseguire, concludendola nel minor tempo possibile, la vaccinazione di tutto il personale scolastico;
3) a considerare prioritaria la riapertura delle attività in presenza nelle scuole rispetto ad altre attività essenziali, anche in considerazione del minor rischio di contagio e dell’importanza educativa dell’istituzione scolastica per l’intera comunità;
4) a definire, con il maggior livello di dettaglio possibile, criteri (condizioni e indicatori di contagio) validi su tutto il territorio nazionale che debbano sussistere, senza eccezione alcuna, affinché possa, eventualmente ed in via residuale, procedersi alla temporanea chiusura di singoli istituti scolastici o singole classi;
5) a promuovere interventi specifici per l’istruzione e formazione professionale e per il sistema ITS, particolarmente colpiti dalla sospensione delle attività in presenza;

6) ad avviare un confronto con gli Enti territoriali e locali al fine di attuare misure organizzative del trasporto pubblico locale che possa agevolare, in piena sicurezza, il diritto a svolgere le attività didattiche in presenza per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado;
7) ad adottare iniziative urgenti a tutela della sfera emotiva, psicologica e pedagogica, anche attraverso l’utilizzo di figure professionali come educatori, pedagogisti e psicologi, anche implementando presidi educativi e sociali di prossimità oltre che mediante l’istituzione negli istituti scolastici, di sportelli di ascolto psicologico, nell’ambito del patto educativo scuola-famiglia, che svolgano attività di prevenzione, informazione, sostegno e consulenza con l’ausilio di personale specializzato e di guida verso eventuali servizi territoriali, a sostegno dell’intera comunità scolastica;

8) ad accelerare l’adozione di protocolli di prevenzione, protezione e controllo più frequenti, più rapidi e più rigidi affinché si possano riaprire in sicurezza le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. A tal fine si dovrebbe prevedere l’attivazione, presso le Asl, di servizi mirati di prevenzione e controllo dell’infezione da Sars-Cov-2 nelle scuole e nei servizi educativi anche per la profilazione del numero di contagi e quarantene che avvengono nei singoli istituti scolastici, la somministrazione di test antigenici rapidi per lo screening dell’intera popolazione studentesca così come già previsto nell’Intesa Stato-Regioni siglata il 23 dicembre 2020 oltre che l’installazione di termo-scanner e di sistemi per la ventilazione meccanica controllata ove i più avanzati studi scientifici ne dimostrino l’efficacia;

9) ad adoperarsi al fine di verificare che l’acquisto e la distribuzione delle mascherine presso gli istituti scolastici avvengano nel pieno rispetto delle caratteristiche e dell’età dei bambini cui sono destinate e, altresì, a valutare l’opportunità di fornire le scuole di mascherine che assicurino un più elevato standard di sicurezza (FFP2) anche in virtù della maggiore contagiosità delle nuove varianti del virus;
10) ad avviare, al fine di valutare con la massima trasparenza l’impatto della didattica a distanza e della didattica digitale sul livello degli apprendimenti degli studenti e sul benessere psico-fisico dei bambini e dei ragazzi, il monitoraggio qualitativo e quantitativo delle misure messe in atto dalle scuole per l’insegnamento mediante l’utilizzo di strumenti digitali in conseguenza delle misure di contenimento adottate per l’emergenza da Sars-Cov-2 attraverso l’INVALSI e l’INDIRE;
11) a promuovere campagne di adeguata informazione vaccinale e regole di comportamento che limitino la diffusione del contagio al fine di diffondere maggiore consapevolezza e sicurezza sanitaria tra personale docente e non docente, studenti e famiglie, per tornare quanto prima alla quotidianità e ad una vita equilibrata, sia da un punto di vista socio-psico-pedagogico sia didattico-educativo;
12) ad attivare modalità di recupero e consolidamento degli apprendimenti, in particolare nella scuola secondaria, anche al fine di recuperare i gap formativi che una scuola “a singhiozzo” ha inevitabilmente creato anche al fine di sostenere e supportare gli studenti più fragili e maggiormente esposti all’abbandono scolastico.

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Di Giorgi (PD): Firenze può ridefinire la sua identità, serve nuovo slancio per uscire dall’impasse

Di Giorgi (PD): Firenze può ridefinire la sua identità, serve nuovo slancio per uscire dall’impasse

La deputata Dem: “Ha fatto bene il sindaco Nardella a chiedere ieri misure ad hoc per le città d’arte. Firenze però ha bisogno anche di ridefinire la propria identità, guardando ad un futuro in cui il turismo non sia un problema ma una vera risorsa a beneficio di tutta la collettività”

“Dobbiamo impegnare le energie per progettare quello che sarà la nostra città, e quella dei nostri figli, da qui ai prossimi anni, partendo dai ‘vuoti’ lasciati dalla pandemia. Che dobbiamo riempire con una nuova progettualità, adesso anche in via emergenziale, ma sapendo dove vogliamo arrivare. Il rischio infatti è che una volta usciti, ci auguriamo presto, da questa fase delicata, tutto riprenda come prima. Solo che il prima ci ha consegnato un modello squilibrato che è parte dei problemi attuali. Oggi abbiamo la grande, irrinunciabile, occasione di correggere le storture che questo modello di sviluppo ha creato” lo sostiene la parlamentare del Pd Rosa Maria di Giorgi, inserendosi nel dibattito sul futuro di Firenze e delle città d’arte.

“E’ vero che i flussi turistici in una determinata misura non possono essere controllati dalla destinazione finale, si chiami anche Firenze o Venezia. Ma è altrettanto vero che noi dobbiamo immaginare delle regole che determinino il contesto in cui i flussi turistici si vadano a collocare, in rapporto e non, come accade talvolta oggi, in antitesi con il resto della città. Bene dunque una legge nazionale che, ad esempio, regolamenti il fenomeno degli affitti brevi, riportandolo al suo spirito originario, e quindi non come surrogato dell’accoglienza alberghiera, ma dando la possibilità a privati cittadini di incrementare il proprio budget familiare attraverso la condivisione di spazi dell’abitare” sostiene Di giorgi. .

Che aggiunge, sempre a proposito di Firenze, “dobbiamo però anche capire come cambierà nel prossimo futuro il comparto turistico, e che impatto avrà, ad esempio, la digitalizzazione sulla definizione dei flussi, e delle stesse ‘eperienze’ turistiche”.

“Sul tappeto ci sono idee importanti: il progetto degli Uffizi diffusi caro la presidente della Regione Giani, che condivido totalmente, quello della limitazione degli affitti turistici, lo scudo verde per quanto riguarda la mobilità, la transizione ecologica, la valorizzazione delle ‘periferie’ etc. E’ necessario mettere a ‘sistema’ tutte queste esperienze, interconnettendole tra di loro, in una visione di insieme, avendo chiaro il punto d’arrivo. Una sorta di ‘cabina di regia’ -termine che è tornato molto in voga e che rappresenta il ruolo che deve svolgere la politica-, che elabori progetti integrati, e che controlli le varie fasi della loro realizzazioni” prosegue la parlametare. ” A partire dalla necessità di riportare la residenza in centro non come fatto identitario, però, ma come produzione di cultura contemporanea, Di interazione con le stanzialità elettive di tutti coloro che vengono a Firenze per con-vivere con noi Fiorentini per periodi più o meno lunghi”.

E ancora, “centrale sarà anche l’offerta culturale (come bene ha ricordato Elisabetta Fabbri in una bella intervista di qualche giorno fa), il rapporto con le eccellenze che già abbiamo (dal Maggio Musicale Fiorentino, al conservatorio Cherubini ,alla Pergola, all’ORT, al Nuovo Museo Alinari, all’accademia della Crusca, ma anche alle decine di esperienze nuove e solo apparentemente minori con le quali dobbiamo fare rete), quello con il patrimonio di ‘conoscenza e ricerca’ che Firenze può offrire attraverso l’università d Firenze, il CNR, e le molteplici università straniere, e quello con la comunità di artisti più o meno noti che vivono e lavorano a Firenze. Così come è necessario individuare uno sguardo ‘altro’ attraverso la valorizzazione del contributo di professionalità, in primis femminili visti i tempi, in grado di portare nuovi stimoli e nuove idee.

“Oggi questi mondi (il turismo, la residenza, il domicilio) si vivono a compartimenti stagni, incontrandosi spesso solo sul lato del ‘consumo’ della o ‘nella’ città. Bisogna fare in modo che tutti siano parte della soluzione, e dialoghino tra di loro per trovare il corretto modo di dare un futuro alla nostra città .Questo può farlo una legge solo in parte. Il resto appartiene al mondo in cui la nostra comunità saprà ripensarsi tutta insieme, avendo anche il coraggio di scelte nuove idonee ad affrontare tempi nuovi ” conclude Di Giorgi.

 

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Taglio IMU per riportare residenza in centro: fa discutere la proposta di Nardella

Taglio IMU per riportare residenza in centro: fa discutere la proposta di Nardella

“Proposta concreta per riportare i fiorentini in centro” dice Alessandro Sorani, presidente di Confartigianato Firenze.  Per la parlamentare Pd Rosa Maria Di Giorgi “Da sempre ritengo che la leva fiscale, come l’IMU,  sia uno degli elementi da mettere in campo per sottrarre terreno ai facili guadagni della speculazione immobiliare”.

Fa discutere l’idea lanciata dal sindaco Dario Nardella in un’intervista oggi su Repubblica a proposito del progetto di abbattere l’IMU per chi affitta per periodi lunghi.  “Una proposta concreta per riportare i fiorentini in centro e ripopolarlo”, così Confartigianato Firenze, per voce del suo presidente Alessandro Sorani, commenta positivamente la scelta del sindaco

“Il cuore della città negli ultimi anni, è sotto gli occhi di tutti, si è spopolato per fare spazio agli affitti brevi. Incentivare con questa formula gli affitti lunghi vuol dire riportare le persone ad utilizzare tutti quei servizi legati all’economia dell’artigianato locale che ha vissuto una fortissima crisi, molto più che nelle aree periferiche. Allo stesso tempo – continua Sorani – sarà anche un modo per incentivare una presenza turisti che hanno una modalità diversa di fruire della nostra città, finalmente lontana dal mordi e fuggi”

“Trovo molto appropriata  l’idea del sindaco Nardella di lavorare sui cespiti fiscali per riequilibrare il mercato immobiliare a Firenze, favorendo la residenza a scapito della deregulation turistica che ha permesso il proliferare di appartamenti destinati agli affitti brevi” fa eco la parlamentare DEM Rosa Maria Di Giorgi.
“Questo non deve avere niente a che fare, voglio affermarlo con precisione, con l’iniziativa, che va invece sostenuta, di quei piccoli proprietari che hanno uno o due appartamenti e che hanno deciso di metterli a reddito. Lavorerò, a questo proposito, perché il Ministro Garavaglia proceda con la legge nazionale già impostata nel precedente governo, che già indicava precisi limiti, fino a tre appartamenti, perché questa non venisse si considerata attività di impresa” aggiunge la deputata
Per Di Giorgi ” ben venga dunque l’idea del Sindaco di abbattere l’IMU sulle seconde case per chi decide di affittare per periodi lunghi. Da sempre ritengo che la leva fiscale sia uno degli elementi da mettere in campo per sottrarre terreno ai facili guadagni della speculazioni immobiliare”.
“Gli sconvolgimenti generati dalla pandemia ci offrono l’occasione storica di favorire il ritorno della residenza in centro, salvaguardando l’identità della nostra città.  In più, considerato che difficilmente nei prossimi mesi il volano turistico riprenderà vigore,  il Comune si potrebbe proporre come intermediario per favorire, anche attraverso investimenti ad hoc, il passaggio di appartamenti dal mercato degli affitti brevi  a quello delle locazioni residenziali.  Come parlamentare del Pd sono a disposizione per lavorare in questo senso, attivando tutti i canali e le sensibilità possibili da convogliare su questo obiettivo irrinunciabile” conclude.

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Di Giorgi (PD): Favorevole a parcheggio in Piazza Cestello

Di Giorgi (PD): Favorevole a parcheggio in Piazza Cestello

“Necessaria stretta collaborazione fra amministrazione e Ministero” dice la parlamentare del Partito Democratico, membro della commissione Cultura della Camera e dell’Ufficio di Presidenza del Pd

“L’ipotesi di realizzare un parcheggio sotto Piazza del Cestello mi trova in assoluta sintonia con il Sindaco Nardella, quindi vorrei approfondire i motivi per cui, secondo la Soprintendenza fiorentina, non si possa procedere in tal senso” lo dichiara Rosa Maria Di Giorgi, parlamentare del Pd eletta nel collegio dell’Oltrarno.

“Da sempre sono attenta alle questioni della conservazione e alle esigenze della tutela che devono intrecciarsi tuttavia in un rapporto positivo con lo sviluppo della città e le sue funzioni” sottolinea la parlamentare. Che ricorda “il lavoro sulla questione dello Stadio Franchi svolto proprio, in raccordo con il Mibact, nell’intento di salvaguardare ed adeguare un bene monumentale alle esigenze della modernità”.

“Piazza del Cestello è oggi un parcheggio a cielo aperto che non rende giustizia alla bellezza di uno dei luoghi più raccolti ed pregvoli del meraviglioso Oltrarno Fiorentino. Chiunque oggi passi di lì vede un tappeto di macchine e nemmeno nota l’armonia della chiesa e l’equilibrio prospettico della piazza. Un parcheggio sotterraneo sarebbe la soluzione idonea, forse risolutiva, per il difficile problema della sosta in un quartiere particolarmente sacrificato da questo punto di vista” dice Di Giorgi. che aggiunge : “le giuste esigenze della conservazione possono ben sposarsi con le richieste dei cittadini secondo il mio parere e sulla base di precedenti esperienze. E credo che sia possibile, nello spirito della più ampia collaborazione fra enti, individuare le adeguate soluzioni tecnico-progettuali”.

“Sarebbe davvero incomprensibile dover abbandonare l’idea di realizzare una struttura che darebbe respiro a questo quadrante della città, regalando tra l’altro alla nostra Firenze un nuovo bellissimo balcone sull’Arno e sul panorama verso Ponte Vecchio” conclude Di Giorgi.

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Cassa integrazione al Maggio: lavoratori, “noi il bancomat della Fondazione”

Cassa integrazione al Maggio: lavoratori, “noi il bancomat della Fondazione”

Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino attiverà le procedure per il ricorso alla cassa integrazione (Fondo integrativo salariale) per più di 300 dipendenti, tra coro, orchestra, personale amministrativo e tecnici.

Lo fa sapere lo stesso teatro che sul suo profilo Fb ha anche annunciato la cancellazione delle ultime due recite de ‘Il barbiere di Siviglia’ previste martedì 27 ottobre e giovedì 29 ottobre, a causa del nuovo Dpcm. Per quanto riguarda i prossimi spettacoli in cartellone, il teatro cercherà di riprogrammare il ciclo Beethoven di Zubin Metha e la Madama Butterfly e ‘salvare’ l’Otello in programma a partire dal 27 novembre, quindi dopo la scadenza del Dpcm.

Commentando il ricorso alla cassa integrazione, Rosa Maria Di Giorgi, deputata Pd e componente della commissione Cultura auspica che il “sindaco intervenga immediatamente nei confronti del sovrintendente Pereira per bloccare questo atto che suona oltraggioso nei confronti di tutti i lavoratori”. Per Di Giorgi “è incredibile che, a fronte degli appelli del mondo della cultura, a Firenze, primi in Italia, si pensi di dare ristoro ai bilanci delle Fondazioni attraverso il sacrificio ulteriore degli artisti e dei lavoratori tutti. Un atto gravissimo – conclude – che spero venga fermato in tempo dal presidente della fondazione del Maggio, il nostro sindaco”.

“La Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino – ha detto il presidente dell’istituzione, il sindaco Dario Nardella – è stata tra le Fondazioni lirico sinfoniche che nel duro momento della crisi ha fruito di meno di periodi prolungati di Fondo integrativo salariale. Il nostro Teatro è stato il primo teatro d’opera italiano a riaprire e a riattivare un esercizio completo nael pieno delle sue funzioni. Per questo ringrazio il sovrintendente, l’Orchestra, il Coro, i lavoratori tutti. A brevissimo il Maggio studierà delle forme di attivazione della pianta organica che tengano conto delle agevolazioni e integrazioni previste in queste ore dal Mibact. Se necessario accederà al Fondo integrativo salariale in misura limitata per lo stretto necessario per una piena sopravvivenza dell’ente in una fase critica e comune a tutto il Paese ma ci auguriamo molto limitata nel tempo”.

“Siamo il bancomat del teatro, è l’ennesima manovra che tende a fare cassa sulle spalle dei lavoratori, questo non è accettabile alla luce anche dell’esperienza di molte altre Fondazioni che stanno utilizzando l’on line per fare fronte al mantenimento delle attività”, commenta ENRICO SCIARRA segr. gen. Fiale Maggio intervistato da Chiara Brilli

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