Tre anni dopo la Teresa Moda, Barni: “Ispezioni e integrazione per ridare valore alla vita”

FIRENZE. I numeri delle infrazioni non sono lievi, ma il trend per il futuro è incoraggiante: le aziende cinesi infatti sembrerebbero finalmente mettersi in regola (a Prato e non solo a Prato), almeno per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro. La vice presidente della Toscana Monica Barni, oggi in città, esprime l'ottimismo che arriva dai numeri ma anche un auspicio: quello di un "cambiamento culturale, della cultura del lavoro" auspicato da tutti. Prato da questo punto di vista può aiutare. Al di là dell'ottimismo, i controlli della Regione nelle aziende comunque proseguiranno, con assunzioni non più a tempo ma in pianta stabile. La Regione ha già annunciato la scorsa primavera un concorso nel 2017. E le ispezioni future non riguarderanno solo le aziende cinesi, ma tutte quelle considerate a rischio.

 

E' tempo di bilanci tre anni dopo il rogo della Teresa Moda, in cui il 1 dicembre 2013 sette operai cinesi (cinque uomini e due donne) morirono nella fabbrica dove lavoravano ma anche vivevano. La tragedia viene ricordata oggi a Prato, nel salone consiliare del palazzo comunale e la ricorrenza arriva poche settimane dopo l'operazione "Colletti bianchi" che ha portato alla luce un'organizzazione, con al centro studi professionali italiani, che, secondo l'ipotesi della Procura, forniva false certificazioni e false buste paga per i rinnovi dei permessi di soggiorno.

 

Pesano i numeri del progetto "Lavoro Sicuro", voluto dal presidente Rossi dopo quel 1 dicembre che ha segnato una cesura: un progetto a due facce, repressione ma anche prevenzione, con percorsi paralleli di rientro e 'affiancamento' per l'emersione dal sommerso delle aziende che non rispettano le regole. Un progetto pure di sinergia istituzionale, con intese con le Procure e integrazione, grazie alle prefetture, con le attività ispettive coordinate dalle Questure, con 2.735 interventi interforze.

 

In poco più di due anni i settantaquattro tecnici e ispettori per la sicurezza sul lavoro assunti per tre anni dalla Regione hanno individuato nelle tre province dell'area metropolitana 868 dormitori (di cui 710 solo a Prato), 1459 macchinari irregolari e 1.565 situazioni igieniche critiche, di cui 1.116 e 1.489 nella sola città laniera. Sono stati emessi complessivamente 384 provvedimenti di sequestro o chiusura (a Prato sono stati 353), 3.807 prescrizioni per 8.405 carenze, di cui 2.756 e 6.187 in città; 3.707 sono state le notizie di reato, pratesi 2.784. Le aziende verificate da settembre del 2014 fino allo scorso ottobre sono state, in tutta l'area metropolitana, 7.050, il 95 per cento dell'obiettivo iniziale e in anticipo addirittura rispetto al calendario programmato.

 

"Certo i controlli devono proseguire – sottolinea la vice presidente della Toscana, Monica Barni -. Le ispezioni diventeranno ordinarie, come la dotazione organica: controlli non fini a se stessi ma utili ad accompagnare un cambiamento culturale, a ribaltare quella scala di valori che vede oggi prima il guadagno e poi la vita. Non solo a Prato e non solo tra i cinesi. Continueremo a lavorare anche sulla diffusione di buone pratiche. Una comunità ben integrata è quella dove ognuno fa la sua parte. Ma già oggi non mancano segnali incoraggianti per il futuro. Per quanto attiene almeno alle norme sulla sicurezza sul lavoro, nell'ultimo mese il 58% delle aziende è risultato infatti in regola: all'inizio, nel 2014, la percentuale era poco sopra il 15 per cento. "Le aziende – prosegue - pagano anche le sanzioni comminate e non scompaiono nel nulla, come un tempo accadeva invece di frequente". Fino a giugno del 2016 la Regione ha incassato 8 milioni e 39.973 euro - il doppio del gettito prima dell'avvio dei controlli straordinari - e quattro milioni e 202 mila euro riguardano solo Prato. Ci sono anche aziende che dal pronto moda low cost stanno puntato ad una maggiore qualità. "Con vantaggio per tutto il distretto e la filiera - conclude Barni - , un percorso solo all'inizio ma che è la strada giusta".

Progetti di collaborazione tra Regione, Università di Pisa e Aou pisana

FIRENZE - La Regione Toscana, l'Università di Pisa e l'Azienda ospedaliero universitaria pisana collaboreranno per accrescere i livelli di eccellenza, attrazione e qualità della formazione e dell'assistenza ai cittadini. E' il risultato di un incontro che si è tenuto stamani nella sede del Rettorato di Pisa tra l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, il rettore Paolo Mancarella, l'ex rettore Massimo Augello, il direttore generale del'Aoup Carlo Tomassini e il responsabile scientifico del Centro di eccellenza Endocas-Università di Pisa Mauro Ferrari. I contenuti di questa collaborazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa.

La collaborazione, nel solco delle esperienze precedentemente sviluppate, avverrà in particolare su tre linee progettuali:

- l'attivazione di corsi di laurea in infermieristica decentrati sulle aziende sanitarie del territorio, per la loro valenza strategica ai fini della formazione del personale sanitario;

- la strutturazione di programmi di formazione innovativi, per ottimizzare i percorsi didattici;

- proseguire nell'integrazione dei processi amministrativo gestionali tra Aoup e Università di Pisa, per migliorare la collaborazione tra i due enti e raggiungere risultati positivi nei singoli settori, anche dal punto di vista del controllo delle risorse e della semplificazione delle procedure.

Per la realizzazione di questi progetti, l'Università di Pisa si impegna a presentare un piano dettagliato per il biennio 2017-2018; l'assessorato al diritto alla salute si impegna, dopo attento esame del piano, tenendo conto della fattibilità amministrativo-giuridica, e delle disponibilità finanziarie, a sostenerlo con un importo massimo di 5 milioni di euro per il biennio; e a promuovere uno specifico incontro, anche in raccordo con le altre Università toscane, al fine di definire entro la prima metà del 2017 le possibili modalità di sostegno dei corsi di laurea in infermieristica decentrati sulle aziende sanitarie del territorio.

118, in arrivo la stabilizzazione per 100 medici

FIRENZE - Per 100 medici del 118 il rapporto di lavoro si trasforma da tempo determinato a indeterminato. Lo stabilisce una delibera adottata dalla giunta nel corso della sua ultima seduta. La delibera approva l'accordo tra Regione Toscana e organizzazioni sindacali, per la trasformazione del rapporto di lavoro convenzionale dei medici di emergenza sanitaria territoriale, da tempo determinato a tempo indeterminato.

Con questo accordo si avvia un processo di stabilizzazione, che era già stato intrapreso l'ultima volta nel 2007, di un centinaio di medici, in possesso dell'attestato di idoneità all'attività di emergenza sanitaria territoriale. Questo personale ha assicurato il mantenimento dei livelli di servizio per la rete dell'emergenza urgenza territoriale nel corso degli ultimi anni, con professionalità e maturando competenze oggi indispensabili al sistema.

"Questo provvedimento - è il commento dell'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi - conferma l'impegno e l'attenzione dell'assessorato per un settore strategico e importante anche a sostegno del riordino del servizio sanitario regionale, intervenendo in un ambito cruciale per l'integrazione della rete ospedaliera con l'assistenza territoriale".

I medici che alla data di entrata in vigore dell'accordo abbiano prestato servizio con incarico convenzionale per almeno 2 anni e a tempo pieno (38 ore settimanali) nell'ultimo quinquennio, potranno essere stabilizzati a seguito della frequenza e del superamento di uno specifico corso "avanzato", finalizzato a rafforzare le competenze per l'inserimento del personale nella rete complessiva del sistema di emergenza, organizzato dalle Aziende sanitarie della Toscana e coordinato dai Dipartimenti di emergenza urgenza.

Questa decisione si inserisce in un percorso di riorganizzazione delle centrali operative 118 attualmente in corso e della rete delle postazioni di emergenza territoriali con l'obiettivo di rafforzare capillarmente l'accessibilità ai servizi di emergenza puntando non soltanto sulla valorizzazione delle professioni sanitarie ma avvalendosi anche della collaborazione storica del volontariato che in Toscana ha consentito il raggiungimento anche in questo settore di alti standard qualitativi riconosciuti a livello nazionale.

Aids, nella Giornata mondiale le iniziative di prevenzione della Toscana

FIRENZE - Aids, nella giornata mondiale, che si celebra domani, giovedì 1° dicembre, la Toscana rende noti i dati su Hiv e Aids (comunicati dall'Ars, l'Agenzia regionale di sanità). E illustra le iniziative di prevenzione messe in atto per informare i giovani sul rischio di trasmissione della malattia e sensibilizzarli su una sessualità consapevole.

"I dati sui comportamenti sessuali dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni confermano il calo preoccupante nell'utilizzo del profilattico - commenta l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi - Molti ragazzi non hanno la percezione del rischio e trascurano di proteggersi. Per questo come Regione abbiamo indirizzato le nostre iniziative soprattutto verso i giovani, per promuovere una sessualità responsabile e invitarli a non abbassare la guardia. Abbiamo creato una App, che quest'anno ha avuto 2.000 download, e 40 sale cinematografiche toscane proietteranno filmati sul tema".

Aids: i numeri in Toscana

Al 31 dicembre 2015 in Toscana le persone malate di Aids viventi sono 1.962. L'andamento dei casi di Aids nella nostra regione è analogo a quello nazionale: dal 1995 (in cui i casi erano 367) si registra una progressiva diminuzione, che si è assestata negli ultimi anni intorno a 80-90 casi l'anno. Le nuove diagnosi in Toscana nel 2015 sono state 87. L'incidenza è maggiore tra i maschi: nel 2015 il rapporto maschi/femmine è quasi di 6 ad 1. Il tasso di incidenza è di 2,0 per 100.000 residenti.

Hiv: i numeri in Toscana

In 7 anni di sorveglianza delle nuove infezioni di Hiv (di cui si occupa l'Ars) sono state notificate in Toscana 2.064 nuove diagnosi. Nel 2015 sia il numero delle nuove diagnosi che il tasso di incidenza sembrano in leggera diminuzione in Toscana, così come in Italia: 253 nuove diagnosi con un tasso di notifica di 6,7 per 100.000 residenti, il più basso dell'intero periodo di sorveglianza.

A livello nazionale la Toscana si colloca al quinto posto tra le regioni, preceduta da Emilia Romagna (6,8 per 100.000 residenti ), Liguria (6,9 per 100.000 residenti), Lombardia ( 8,2) e Lazio (8,5).

Il 78,7% dei casi adulti segnalati in Toscana sono maschi. Si assiste negli anni ad un progressivo aumento dell'età mediana alla diagnosi che passa da 38 anni del 2009 ai 41 del 2015. Le femmine continuano a mantenersi più giovani dei maschi alla diagnosi: nell'ultimo triennio il 47,8% delle donne  scoprono la sieropositività tra i 20-39 anni, nelle età legate alla gravidanza. In entrambi i generi tuttavia la classe più frequente è quella degli over 50, con il 28,1% delle nuove diagnosi.

Modalità di trasmissione

La maggioranza delle infezioni da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti che costituiscono nell'ultimo triennio il 90,1% di tutte le segnalazioni. I rapporti eterosessuali rappresentano la modalità di trasmissione nettamente più frequente per le donne (91,2%). Nei maschi il contagio è nel 53,8% dei casi omosessuale e nel 35,9% eterosessuale. La modalità di trasmissione eterosessuale è la modalità più frequente per gli ultra cinquantenni. Le persone che si sono infettate a causa dell'uso di droghe iniettive, sono intorno al 5%.

Terapia antiretrovirale e quadro clinico ed immunologico

In Toscana il 61,9% dei pazienti Hiv-positivo viene sottoposto a terapia antiretrovirale entro 90 giorni dalla diagnosi di sieropositività. Tra i casi di Aids invece solo il 27,5% dei pazienti era stato sottoposto a terapia antiretrovirale pre-Aids. Da rilevare un preoccupante ritardo diagnostico: 1 caso di Hiv su 5 è già in Aids conclamato al momento della diagnosi di sieropositività, il 55,0% è Late Presenter (LP) ovvero si presenta alla prima diagnosi di sieropositività con un quadro immunologico già compromesso o con una patologia indicativa di Aids, senza differenze tra gli anni.

I Late presenter sono più frequenti nei maschi, in persone con età più avanzata, tra gli stranieri e tra gli eterosessuali (63,1% vs 44,8% nei MSM = men who have sex with men). Questo dato testimonia una ridotta percezione del rischio tra gli eterosessuali, che eseguono il test quando c'è già il sospetto di una patologia Hiv-correlata.

Siamo di fronte a un abbassamento del livello di guardia, legato alla scarsa conoscenza del problema e dei comportamenti a rischio. La conseguenza: una diffusione anche inconsapevole dell'infezione e un ritardo nell'accesso alle cure. Iniziare la terapia antiretrovirale precocemente è un vantaggio sia in termini di sopravvivenza che di qualità della vita.

Motivo di esecuzione del test Hiv

Il 52,6% dei pazienti effettua il test nel momento in cui vi è il sospetto di una patologia Hiv correlata o una sospetta Mts (Malattia a trasmissione sessuale) o un quadro clinico di infezione acuta e solo il 31,8% lo effettua spontaneamente per percezione di rischio, a confermare la bassa percezione del rischio. Nelle femmine oltre a queste due motivazioni, si aggiunge una quota importante di donne che ha eseguito il test durante un controllo ginecologico in gravidanza (10,8%). Scoprire la sieropositività in gravidanza permette non solo di iniziare la terapia precocemente e di salvaguardare quindi la salute della donna, ma consente anche di prevenire la trasmissione del virus al bambino, come è testimoniato dall'abbattimento nel nostro paese del tasso di incidenza di infezione neonatale. Nell'intero periodo di sorveglianza i casi pediatrici sono stati 5. Nessun caso è stato segnalato nel 2015.

Si conferma come per gli scorsi anni, per gli uomini omosessuali una maggior percezione del rischio rispetto agli eterosessuali, effettuando il test spontaneamente per percezione del rischio nel 48,6% dei casi (19,9% negli etero).

I comportamenti sessuali dei ragazzi

I dati sui comportamenti sessuali dei ragazzi tra i 14 e il 19 anni confermano il calo preoccupante nell'utilizzo del profilattico: dal 65% del 2008 si è passati al 56.3% del 2015 (studio Edit 2015, a cura dell'Agenzia Regionale di Sanità). Ciò dimostra come tra i giovanissimi sia piuttosto bassa la percezione del rischio dovuto alla trasmissione delle malattie sessuali e del ruolo, prima di tutto protettivo e poi anticoncezionale del preservativo.

Il mondo giovanile è quello per il quale la Regione Toscana si è maggiormanete impegnata  per   sviluppare una cultura dell'affettività e della sessualità consapevole sostenendo programmi di sensibilizzazione in ambito scolastico e non solo.

La App I LOVE - SAFE SEX

Per rendere più efficace e partecipati questi programmi, da alcuni anni gli operatori del Sistema Sanitario Toscano possono avvalersi di uno strumento creato nel 2014 da Regione Toscana con la collaborazione di Fondazione Sistema Toscana e la struttura di Promozione della salute della ex- Azienda Usl 4 di Prato. Si tratta di una applicazione intitolata I LOVE - SAFE SEX- tutto quello che devi sapere sul sesso ...e che non osi chiedere,  scaricabile su Android e iOS  e reperibile nel sito della Regione Toscana alla pagina dedicata e nella sezione "Open Toscana".

L'obiettivo principale è quello di promuovere una sessualità responsabile e protetta: attraverso l'utilizzo di un linguaggio semplice e diretto, l'accesso a informazioni su un tema di cui si parla poco diventa facile e veloce. L'applicazione offre infatti informazioni accreditate e complete sulle malattie sessualmente trasmesse, sulle modalità di trasmissione, i sintomi e la cura. E' inoltre disponibile un elenco completo ed aggiornato dei centri prelievo a cui rivolgersi per fare il test Hiv in forma anonima e gratuita. Anche per questo anno i risultati sono ottimi: quasi 2.000 sono stati i download della app.

In questi giorni inoltre, nell'ambito delle iniziative legate al 1° dicembre, giornata mondiale contro l'Aids, si sta svolgendo una campagna di sensibilizzazione su Hiv e Aids attraverso il circuito Agis Toscana: dal 25 novembre tutti i giorni per due settimane, prima della proiezione dei film programmati nelle 40 sale cinematografiche aderenti al circuito Fice Toscana, vengono trasmessi tre filmati della durata massima di 3 minuti selezionati nell'ambito del video contest intitolato "Se hai la testa fai il test" e a seguire alcune slides che invitano a scaricare la app. L'iniziativa, giunta alla sua quarta edizione, sfrutta il canale cinematografico per veicolare messaggi rivolti al cittadino e ha il grande vantaggio di raggiungere più target di popolazione attraverso un intrattenimento intelligente ed immediato.

L'elenco delle sale che hanno aderito all'iniziativa:

Filarmonica Ambra - Ambra (AR)
Multiplex Cine 8 (sala 5) - Montevarchi (AR)
Giotto - Borgo San Lorenzo (FI)
Nuovo Cinema - Figline Valdarno (FI)
Adriano (sala zaffiro) - Firenze
Fiamma (sala acqua) - Firenze
Fulgor (sala marte) - Firenze
Principe (sala terra) - Firenze
Il Portico (sala blu) - Firenze
Spazio Uno - Firenze
Spazio Alfieri - Firenze
Unione Girone - Fiesole (FI)
Cabiria - Scandicci (FI)
Multigrotta - Sesto Fiorentino (FI)
Olimpia - Tavarnelle Val di Pesa (FI)
Mario Monicelli - Castelfiorentino (FI)
Astra - Follonica (GR)
Supercinema (sala 1) - Orbetello (GR)
Castiglioncello - Castiglioncello (LI)
Tirreno 1 - Cecina (LI)
Quattro Mori - Livorno
Metropolitan – Nuovo Piombino (LI)
Roma - Barga (LU)
Centrale - Lucca
Comunale - Pietrasanta (LU)
Odeon (sala Amalfi) - Pisa
Arsenale - Pisa
Agorà - Pontedera (PI)
Supercinema Lami - Santa Croce (PI)
Centrale – Volterra (PI)
Imperiale 2 - Montecatini (PT)
Excelsior (sala 2) - Montecatini Terme (PT)
Roma - Pistoia (PT)
Olimpia - Massa e Cozzile (PT)
Terminale - Prato (PO)
Amiata - Abbadia San Salvatore (SI)
Clev Village (sala smeraldo) - Chiusi (SI)
Garibaldi - Poggibonsi (SI)
Politeama - Poggibonsi (SI)
Nuovo Pendola - Siena

Sicurezza nelle cave, 20 giovani del servizio civile supporteranno l’attività delle Procure

FIRENZE - Venti giovani del servizio civile lavoreranno in appoggio alle Procure di Massa e Lucca nell'ambito del Progetto regionale per la sicurezza del lavoro nelle cave e nelle aziende del settore del marmo nel distretto Apuo-versiliese. Lo stabilisce una delibera approvata stamani dalla giunta regionale, che ha l'obiettivo di garantire un supporto all'attività delle Procure interessate, impegnando i giovani del servizio civile che potranno, grazie a questa esperienza, accrescere le proprie competenze professionali e al tempo stesso dare il proprio contributo alle diverse attività espletate dai vari uffici delle singole Procure coinvolte, in vista dell'aumento delle notizie di reato che perverranno alle Procure, con l'intensificazione delle attività di controllo in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro nelle cave estrattive e nelle aziende di lavorazione del marmo.

"L'approvazione di questa delibera era già programmata per oggi - spiega l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi - Purtroppo arriva all'indomani di un nuovo incidente che è costato la vita a un lavoratore delle cave. Come Regione siamo impegnati a mettere in campo tutte le iniziative di nostra competenza per accrescere la sicurezza sul lavoro e ridurre il numero di incidenti, in tutti i settori, ma in particolare in quello estrattivo, che negli ultimi anni ha registrato un preoccupante aumento di infortuni mortali. Al Progetto speciale cave, varato nel maggio scorso, abbiamo destinato un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro, destinati all'acquisizione di nuovo personale (tecnici di prevenzione, ingegneri, geologi) e di attrezzature (fuoristrada, auto, computer, macchine fotografiche). Rispetto a quanto avveniva prima del progetto, i controlli annuali verranno più che quadruplicati".

Il progetto approvato stamani, da realizzarsi nell'arco degli otto mesi del servizio civile nei territori del distretto Apuo-versiliese della Asl Toscana nord ovest, verrà finanziato con circa 80.000 euro. I requisiti richiesti per la partecipazione al progetto (oltre a quelli richiesti dalla legge regionale 25 luglio 2006 che istituisce il servizio civile regionale), sono: diploma di scuola media superiore; conoscenze informatiche di base, con riferimento ai principali software.

I giovani del servizio civile che verranno impegnati in questo progetto presso le Procure dovranno leggere, stampare e inviare al protocollo della Procura le notizie di reato pervenute; supportare gli uffici che nelle Procure si occupano dei reati relativi alla vigilanza e alla sicurezza sui luoghi di lavoro nelle cave estrattive e nelle aziende di lavorazione del marmo (170 siti estrattivi e circa 600 aziende lapidee); affiancare le segreterie penali che si occupano dei reati connessi con la violazione della normativa sulla sicurezza del lavoro.