Cure intermedie, le indicazioni della Regione per il post-ospedale

FIRENZE - Le cure intermedie sono quelle che il servizio sanitario toscano garantisce, dopo le dimissioni dall'ospedale, alle persone più fragili, di età avanzata, con patologie croniche, per accompagnarle nel periodo post-ospedale, rendere la dimissione meno traumatica, evitare il riacutizzarsi delle patologie e nuovi ricoveri.

Con una delibera presentata dall'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e approvata dalla giunta nel corso della sua ultima seduta prima della pausa di ferragosto, la Regione disciplina meglio tutto il sistema di cure intermedie, per assicurare un'organizzazione omogenea su tutto il territorio regionale, e fissa tre tipologie di assistenza.

"Con le cure intermedie - dice l'assessore Stefania Saccardi - il servizio sanitario toscano vuole restare vicino anche dopo il ricovero alle persone più fragili, agli anziani, a chi ha patologie croniche che hanno compromesso un equilibrio di salute delicato. E garantire un'assistenza commisurata alle necessità di ogni singolo paziente. Con questa delibera abbiamo voluto fissare regole che siano valide in tutta la regione, e delineare profili di assistenza diversi in base al bisogno dei pazienti".

Nella delibera si sottolinea il significato delle cure intermedie: "una gamma di servizi integrati, rivolti per lo più alle persone anziane, per supportare la dimissione tempestiva, favorire il recupero dopo un evento acuto o riacutizzato, evitare ricoveri ospedalieri inappropriati e ridurre l'utilizzo della lungodegenza e dell'istituzionalizzazione". Si tratta prevalentemente di "servizi forniti in un arco temporale a breve termine (20 giorni massimo), erogati in un ambiente residenziale, il cui obiettivo è quello di facilitare la dimissione precoce dall'ospedale, evitando il protrarsi dei ricoveri".

Si ribadisce l'attribuzione territoriale delle cure intermedie e si conferma come obiettivo quello di garantire cure a pazienti post-acuti, ancora in situazione di malattia, non così grave da richiedere una permanenza in reparto ospedaliero, ma ancora non sufficientemente stabilizzati per tornare a casa. L'assistenza prestata nella fase delle cure intermedie ha la finalità di consolidare le condizioni fisiche, continuare il processo di recupero funzionale, accompagnare il paziente con fragilità individuale o sociale nella prima fase del post-ricovero.

La riorganizzazione dell'offerta di cure intermedie vuole garantire appropriatezza, continuità e omogeneità dell'assistenza. Per questo vengono individuate tre tipologie di assistenza, o - come si dice nella delibera - tre setting di cure intermedie residenziali:

  • residenzialità assistenziale intermedia (bassa intensità): l'assistenza medica è prestata dal medico di famiglia, che si avvale della consulenza specialistica programmata e dal medico di continuità assistenziale;
  • residenzialità sanitaria intermedia (media intensità): medico specialista di struttura in stretto raccordo con il medico di famiglia;
  • low care (alta intensità): medico di struttura.

Per tutte e tre le tipologie, la durata massima della degenza è di 20 giorni. Dopodiché il paziente potrà tornare al proprio domicilio, seguito comunque dal proprio medico di famiglia.

 

 

 

Vaccinazioni, sul sito della Regione tutte le nuove disposizioni

FIRENZE - Pubblicate sulle pagine del sito della Regione le nuove disposizioni in materia di vaccinazioni, alla luce della legge 119 del 31 luglio 2017 in materia di prevenzione vaccinale e di estensione dell'obbligatorietà.

L'obiettivo è recuperare e mantenere i livelli di copertura vaccinale ottimali già raggiunti negli anni scorsi, anche nella nostra regione, e che oggi registrano un significativo calo al di sotto della soglia considerata di sicurezza dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (95%).

Un buon livello di copertura vaccinale infatti limita la diffusione di alcune importanti infezioni, garantendo così anche la protezione indiretta di coloro che per motivi di salute non possono essere vaccinati: è la cosiddetta immunità di gregge.

Queste le novità rilevanti introdotte dalla legge e recepite dalla Regione Toscana.

Vaccinazioni obbligatorie

Le vaccinazioni obbligatorie passano da 4 a 10. Per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni e per tutti i minori stranieri non accompagnati, sono obbligatorie e gratuite, in base alle indicazioni per età previste dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale relativo a ciascuna coorte di nascita, le seguenti vaccinazioni:

Per i nati dal 2001 al 2016:

  • Anti-poliomielitica
  • Anti-difterica
  • Anti-tetanica
  • Anti-epatite B
  • Anti-pertosse
  • Anti-Haemophilus Influenzae tipo B
  • Anti-morbillo
  • Anti-rosolia
  • Anti-parotite

Per i nati dal 2017:

  • Anti-poliomielitica
  • Anti-difterica
  • Anti-tetanica
  • Anti-epatite B
  • Anti-pertosse
  • Anti-Haemophilus Influenzae tipo B
  • Anti-morbillo
  • Anti-rosolia
  • Anti-parotite
  • Anti-varicella

La vaccinazione contro la varicella, che è obbligatoria per i nati dall'anno 2017, viene somministrata dopo il compimento dell'anno di età.

Le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite ed epatite B erano già obbligatorie. L'obbligatorietà delle vaccinazioni contro morbillo, parotite, rosolia e varicella è soggetta a revisione triennale in base ai dati epidemiologici e al livello di copertura vaccinale raggiunto.

Sono fortemente raccomandate e per questo offerte attivamente e gratuitamente ai nuovi nati le vaccinazioni anti-meningococco C, anti-meningococco B, anti-pneumococco, anti-rotavirus.

Esonero, omissione, differimento delle vaccinazioni

Sono esonerati dall'obbligo vaccinale in maniera definitiva coloro che hanno già contratto la malattia, comprovata dalla notifica del medico o dagli esiti dell'analisi sierologica.

Le vaccinazioni obbligatorie possono inoltre essere:
•omesse in maniera permanente, quando siano controindicate in via definitiva, in presenza di condizioni cliniche documentate dal medico/pediatra di famiglia
•differite temporaneamente quando una o più vaccinazioni siano controindicate in via temporanea in presenza di condizioni cliniche, documentate dal medico/pediatra
di famiglia, che sconsiglino temporaneamente la vaccinazione.

Mancata osservanza dell'obbligo vaccinale

In caso di mancata osservanza dell'obbligo vaccinale i genitori/tutori/soggetti affidatari del minore, sono convocati dall'Azienda USL competente per un colloquio durante il quale
saranno fornite le informazioni necessarie per l'avvio del percorso di recupero delle vaccinazioni non effettuate.

In caso di mancata effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro.

Non incorrono nella sanzione i genitori/tutori/affidatari che provvedono nei termini indicati dall'Azienda USL all'atto della contestazione, a far somministrare al minore la vaccinazione (o la prima dose del ciclo vaccinale), a condizione che il completamento del ciclo previsto per ciascuna vaccinazione obbligatoria avvenga nel rispetto della tempistica stabilita dalla scheda vaccinale per età.

Cosa fare per l'iscrizione ai servizi educativi per l'infanzia e a scuola

Per l'anno scolastico 2017-2018, per i minori da 0 a 16 anni e per tutti i minori stranieri non accompagnati, dovrà essere presentata alle scuole, ai servizi educativi per l'infanzia, ai centri di formazione professionale e alle scuole private non paritarie, idonea documentazione che attesti alternativamente:

  • l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie previste per età
  • l'esonero per immunizzazione naturale se la malattia è stata contratta
  • l'omissione per motivi di salute 
  • il differimento della vaccinazione per condizioni cliniche che controindichino temporaneamente la vaccinazione
  • l'avvio del percorso di recupero delle vaccinazioni con formale richiesta di vaccinazione all'Azienda USL competente (prenotazione dell'appuntamento)

La documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie previste per età può essere sostituita dalla dichiarazione del genitore/ tutore/affidatario - resa ai
sensi del DPR 28/12/2000 n. 445 - autocertificazione. In questo caso il genitore è comunque tenuto a presentare successivamente la documentazione necessaria.

Come ottenere la documentazione richiesta

•Documentazione
per il rilascio della documentazione attestante le avvenute vaccinazioni/l'omissione definitiva o il differimento temporaneo per particolari condizioni cliniche/l'esonero per malattia pregressa, è possibile rivolgersi all'Azienda USL di competenza o al pediatra di famiglia anche nel caso in cui lo stesso non effettui direttamente le vaccinazioni, presentando il libretto delle vaccinazioni.
L'azienda USL o il pediatra di famiglia rilasceranno un'attestazione contenente le informazioni previste, in relazione alle diverse situazioni.

•Autocertificazione
coloro che decidono di presentare l'autocertificazione - resa ai sensi del DPR 28/12/2000 n. 445 - che attesti la regolarità delle vaccinazioni eseguite ai minori da 0 a 16 anni possono utilizzare il modulo apposito.
L'autocertificazione può essere presentata direttamente alla scuola/istituto, o inviata per via telematica agli indirizzi mail, quando esistenti, reperibili sul sito dell'istituto stesso.

Scadenze per la presentazione della documentazione

Le scadenze per l'anno scolastico 2017-2018 sono:
entro il 10 settembre 2017 la documentazione richiesta deve essere presentata ai servizi educativi e alle scuole per l'infanzia incluse quelle private non paritarie - la mancata presentazione di tale documentazione preclude l'ammissione
• entro il 31 ottobre 2017 la documentazione richiesta deve essere presentata alla scuola primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado e ai centri di formazione professionale - la mancata presentazione di tale documentazione non preclude l'ammissione
entro il 10 marzo 2018 coloro che, (entro il 10 settembre o il 31 ottobre), hanno presentato dichiarazione resa ai sensi del DPR 28/12/2000 n.445 (autocertificazione), dovranno comunque presentare la documentazione richiesta.

Mancata presentazione della documentazione nei termini previsti

La mancata presentazione della documentazione richiesta è segnalata all'Azienda USL per gli adempimenti di competenza.

I minori da 0 a 6 anni non potranno essere ammessi a frequentare i servizi educativi per l'infanzia e le scuole dell'infanzia incluse quelle private non paritarie, in quanto la
presentazione della documentazione richiesta costituisce, in questo caso, requisito per l'accesso.

Per gli altri gradi di istruzione la presentazione della documentazione non costituisce requisito di accesso alla scuola dell'obbligo (scuola primaria, secondaria di primo grado,
secondaria di secondo grado) e ai centri di formazione professionale.

Tutele nei confronti dei minori non vaccinabili per particolari condizioni di salute

La legge dispone che i minori non vaccinabili per particolari condizioni di salute documentate, siano inseriti, di norma, in classi costituite da minori vaccinati o immunizzati
naturalmente.

Entro il 31 ottobre di ogni anno, saranno segnalate all'Azienda USL competente, le classi nelle quali sono presenti più di due minori non vaccinati.

Adempimenti per gli operatori sanitari e scolastici

Entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge gli operatori scolastici, sanitari e socio sanitari, devono presentare agli istituti scolastici e alle aziende sanitarie di competenza,
una dichiarazione resa ai sensi del DPR 445 28/12/2000, comprovante la propria situazione vaccinale.

Per vaccinarsi

Per prenotare una vaccinazione è possibile rivolgersi all'azienda USL competente o al pediatra di famiglia.

Sulle pagine del sito, i Centri vaccinali Asl per Asl.

Sul sito della Regione le Nuove disposizioni in materia di vaccinazioni

Vai alle pagine del sito della Regione sulle Vaccinazioni

Guarda la campagna regionale Dammi un vaccino

 

Melanomi in aumento, la Toscana istituisce la Rete regionale

FIRENZE - I melanomi (tumori della pelle) sono in aumento, in Toscana come nel resto d'Italia e in tutta Europa. Per dare risposta a questa emergenza sanitaria la Toscana ha istituito, prima regione in Italia, la Rete clinica regionale per il melanoma e i tumori della cute.

"Sappiamo che purtroppo il melanoma è una patologia in costante aumento - dice l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi - e quindi è necessario attrezzarsi sempre meglio e mettere a punto strategie sempre più efficaci per individuarlo per tempo e intervenire tempestivamente con tutte le terapie necessarie. La Rete regionale per il melanoma e i tumori cutanei è un ottimo esempio di risposta del servizio sanitario regionale, a tutto vantaggio dei pazienti".

Melanoma, tumore in aumento

In Europa l'incidenza del melanoma  negli ultimi decenni è andata raddoppiandosi ogni 12-15 anni, tanto che oramai si parla di "epidemia di melanoma". Anche in Toscana si registra un aumento, con una stima che è passata da un nuovo caso ogni 180 individui negli anni '90 ad un nuovo caso ogni 120 individui attualmente, per un totale di circa 1.000 casi per anno (dati AIRTUM, Registro Toscano Tumori), mentre i pazienti che effettuano biopsia del linfonodo sentinella per melanoma sono circa 350 ogni anno e circa 70-80 quelli sottoposti a linfodenectomia nell'intera regione. 

Il melanoma colpisce frequentemente l'età giovane-adulta, nella fascia di età 20-44 anni il melanoma è il secondo tumore come incidenza dopo il tumore della mammella nelle donne e il tumore del testicolo negli uomini, e per questo motivo è ritenuto uno dei tumori che determina uno dei valori più alti di perdita di anni di vita attesa. Ogni anno, in Italia, il melanoma fa registrare circa 1.500 decessi. Nella stragrande maggioranza, circa l'85 per cento dei casi, viene diagnosticato in fase precoce e questo fa aumentare considerevolmente la probabilità di guarigione, si parla infatti di prevenzione primaria, che si esplica attraverso campagne sanitarie che fanno diminuire l'incidenza (molto importante nei bambini), e di prevenzione secondaria con l'incremento proprio della diagnosi precoce che fa diminuire la mortalità specifica e aumentare la sopravvivenza.

La lotta al melanoma

La lotta al melanoma si basa essenzialmente sulla prevenzione, su una diagnosi precoce e il trattamento chirurgico;  l'asportazione di melanomi "sottili" si associa ad un'ottima sopravvivenza, circa il 95% per lesioni <1 mm di spessore, mentre la stessa si riduce al 50-55% per lesioni >4 mm di spessore. Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli progressi nel campo della diagnosi precoce grazie alle campagne di informazione e all'ausilio di nuove tecnologie, quali la dermatoscopia, mentre in ambito chirurgico si sono affermate tecniche maggiormente conservative a livello della lesione primaria e dei linfonodi regionali con la biopsia del linfonodo sentinella.

Nelle forme avanzate la svolta è avvenuta con l'avvento  delle nuove terapie target a bersaglio molecolare e dell'immunoterapia, la sopravvivenza dei malati con malattia metastatica è passata dal 5 al 20-25 per cento dopo 3 anni e, in alcuni casi, oggi può arrivare fino a 10 anni.

La rete clinica regionale per il melanoma e i tumori della cute

La rete regionale è costituita da tre poli, rappresentati da una Melanoma Unit per ciascuna Area Vasta nella quale vengono integrate le strutture dell'Azienda USL con quelle dell'Azienda ospedaliero universitaria, in raccordo con Ispo. Ciascuna Unit è formata da un team multiprofessionale,  del quale fanno parte professionisti della AUSL  e della AOU, composto oltre che dai dermatologi da  oncologi, chirurghi plastici, radiologi, radioterapisti, medici nucleari, genetisti, anatomopatologi, psicologi e riabilitatori. Sono già attive la Melanoma Unit dell'Area vasta Centro coordinata dal dottor Lorenzo Borgognoni e la Melanoma Unit dell'Area Vasta Nord Ovest la cui responsabilità è stata affidata al dottor Giovanni Bagnoni ed è in via di costituzione la Unit dell'Area Vasta Sud Est.

Investimento sulla prevenzione, metodiche innovative per la diagnosi, terapie avanzate, stretta collaborazione tra i professionisti, integrazione operativa con le universita' e i centri di ricerca regionali per sviluppare la ricerca del settore sono i punti di forza che caratterizzano la Rete regionale.

Obiettivo primario dell'istituzione della Rete è quello di offrire ai pazienti il massimo delle potenzialità diagnostiche e terapeutiche, in un percorso che mette in forte connessione gli ambulatori territoriali per la prevenzione e la prima diagnosi, con i servizi ospedalieri a cui verranno inviati i casi che necessitano di ulteriore approfondimento con tecniche diagnostiche di ultima generazione e l'esecuzione di intervento chirurgico per l'asportazione e la ricostruzione.
Alla rete dedicata al melanoma, nell'ambito del sistema ITT, viene affidato il compito di:

- ottimizzare la gestione del percorso di diagnosi e cura del melanoma e dei tumori della cute definendo esattamente il ruolo che ogni singolo servizio è chiamato a svolgere, con
 un conseguente miglioramento del coordinamento dell'assistenza e assicurando ai cittadini le migliori competenze;
- rendere maggiormente fruibili ambiti iper-specialistici, aumentando così gli standard di assistenza erogati e garantendo una maggiore equità di accesso alle cure.

"Il sistema a rete definito da ITT - dice ancora Stefania Saccardi - si è consolidato nel corso degli anni con la diffusione di un modello organizzativo comune e di procedure condivise, con importanti risultati in termini di offerta omogenea e di qualità verificata. Questo modello regionale integrato per il melanoma è un ulteriore passo avanti nella costruzione di reti oncologiche per patologia, che consentono di curare al meglio anche i casi oncologici complessi".

"Per alcune patologie tumorali - chiarisce Gianni Amunni, direttore di ITT e ISPO - è opportuno individuare percorsi affidati a strutture nelle quali concentrare la casistica, e quindi anche l'expertise di professonisti e l'innovazione tecnologica".

Promuovere la ricerca

La Rete regionale per il melanoma e i tumori della cute ha anche il compito di promuovere la ricerca, in collaborazione con l'Università e i Centri di Ricerca Toscani. A tal scopo è già stata formalizzata una collaborazione con il CNR di Pisa per un'attività di ricerca traslazionale, che ha l'obiettivo finale di velocizzare le applicazioni cliniche di nuovi biomarcatori di malattia e di risposta terapeutica, migliorare la caratterizzazione genetica della neoplasia per il trattamento personalizzato, sviluppare e testare tecniche di imaging  avanzato per la diagnostica precoce e tecniche innovative di rilascio mirato e controllato di farmaci per accrescere la loro efficacia terapeutica, riducendone al tempo stesso gli effetti tossici. La ricerca per la medicina traslazionale e personalizzata permetterà di valutare e suggerire modifiche nello stile di vita, nella dieta, nei farmaci (farmacogenomica e farmacoprevenzione), a tal fine è già stato avviato un progetto che coinvolge l'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR e la Melanoma Unit Area Vasta NO.

Prevenire il melanoma, i consigli degli esperti

Cosa ci dicono gli esperti per prevenire la comparsa del melanoma: «almeno una volta l'anno le persone dovrebbero farsi controllare da un dermatologo esperto. Il consiglio è quello di sottoporre ad uno specialista tutto ciò che sulla pelle muta velocemente o appare all'improvviso. La prevenzione primaria abbatte il rischio: è necessario esporsi ai raggi del sole con le dovute regole, aumentando di giorno in giorno i minuti, per permettere lo sviluppo graduale dello schermo cutaneo di melanina che è un meccanismo di difesa dell'organismo. Il problema principale è rappresentato dai raggi ultravioletti, i cosiddetti Uvb che agiscono, in particolare, fra le ore 11 e le 16 e che sono meno penetranti ma più energetici di altri tipi di raggi e agiscono soprattutto sullo strato intermedio fra superficie della pelle e sottocute, dove si trovano i melanociti che, se eccessivamente stimolati, possono subire alterazioni della loro attività che possono portare alla comparsa di lesioni anche dopo molti anni. Sotto i tre anni i bambini non andrebbero mai esposti al sole in maniera diretta, una scottatura grave da piccoli raddoppia la possibilità di sviluppare un tumore cutaneo in età matura. Le ricerche dimostrano che una serie di accortezze e l'uso regolare di un protettivo solare riducono fino al 78% l'insorgenza di alcuni particolari tumori della pelle. Salvo rare eccezioni, gli indumenti chiari non intercettano i raggi più pericolosi per la pelle, tant'è vero che le popolazioni che vivono nel deserto hanno da sempre utilizzato abiti scuri. Recentemente alcuni paesi, come l'Australia, hanno addirittura messo in commercio indumenti con un "indice di protezione solare" certificato.

 

 

Salute, iniezioni in agosto a Prato: ecco dove

Il servizio di terapia iniettiva è attivo anche durante l'estate e nei giorni festivi e prefestivi sul territorio pratese. I cittadini che hanno necessità di effettuare una puntura intramuscolare possono rivolgersi ai presidi territoriali dell'Azienda sanitaria e nelle sedi delle associazioni di volontariato convenzionate.

La prestazione è effettuata da personale infermieristico, con accesso diretto presentando la richiesta medica.

Ecco sedi e recapiti: Prato Nord via Giubilei 16, telefono 0574 807627, dal lunedì al sabato dalle 10.30 alle 12.30; Prato Sud via Roma 427, telefono 0574 805825, dal lunedì al sabato 10.30 - 12.30; Prato Ovest via dell'Alberaccio 54 c/o Pubblica Assistenza L'Avvenire, telefono 0574 448767, lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 10.30 alle 12.00; Centro Socio Sanitario "R. Giovannini" via Cavour 87, ingresso e telefono 0574 807433, lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 11.00 alle 13.00; Montemurlo via Milano 13/A, telefono 0574 652659, martedì, giovedì e sabato dalle 8 alle 10.00; Carmignano via Francesco Redi 68/a, telefono 0574 807730, martedì, giovedì e venerdì dalle 10.30 alle 13.00; Poggio a Caiano via Giotto 1, telefono 055 8779959 e 055 8778697, il lunedì, mercoledì e sabato dalle ore 10.30 alle ore 13.00; Vernio via Fiumenta 18, S. Quirico, telefono 0574 807745, martedì e sabato dalle 8.00 alle ore 10.00; Vaiano via Val Bisenzio 205/D, telefono 0574 946128, il lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 12.30; Misericordia di Coiano, via Maiani 3, telefono 0574 462323, nei giorni festivi e prefestivi, compreso agosto, dalle 10.30 alle 12.00; Misericordia di Grignano; via Fiorentina 100, telefono 0574 636340, nei giorni festivi e prefestivi, compreso agosto, dalle 8.30 alle 10. 

Attività fisica adattata, ora si sperimentano anche i “gruppi di cammino”

FIRENZE - L'Attività fisica adattata si arricchisce in Toscana di una nuova esperienza: i "gruppi di cammino", che alla funzione di aggregazione e riappropriazione sociale degli spazi urbani uniscono una dimostrata efficacia in termini di salute. Insomma, camminare in gruppo per socializzare, muoversi più agevolmente in città e anche migliorare le proprie condizioni di salute.

AFA è l'acronimo di Attività Fisica Adattata, che la Regione conduce da oltre dieci anni, rivolta in particolare agli anziani, per promuovere un invecchiamento sano e attivo e ridurre i fattori di rischio. Dopo dieci anni, era opportuno rivedere, perfezionare e potenziare il modello, introducendo elementi di novità e alcune sperimentazioni, come appunto i "gruppi di cammino". Lo ha fatto con una delibera portata in giunta dall'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e approvata nel corso della seduta di lunedì scorso: "Sviluppo di azioni a sostegno dell'invecchiamento attivo della popolazione toscana: aggiornamento indirizzi organizzativi per l'Attività fisica adattata (AFA) e indirizzi per l'adozione di iniziative a supporto dell'attività fisica nella comunità".

"Da oltre dieci anni la Regione investe per offrire agli anziani, che sono circa il 25% della popolazione toscana, metà dei quali colpiti da malattie croniche di lunga durata - sottolinea il presidente Enrico Rossi - strumenti mirati al mantenimento dello stato di salute e di benessere e, in caso di malattia, a garantirne la gestione più efficace. L'Attività fisica adattata è uno di questi strumenti, che negli anni si è diffuso in maniera sempre più capillare tra i nostri anziani, con risultati molto positivi in termini di salute e di rallentamento delle patologie".

"L'Attività fisica adattata ha dimostrato di essere molto efficace in termini di miglioramento della salute, fisica e psichica, delle persone coinvolte - dice l'assessore Saccardi - Per questo vogliamo non solo proseguire con l'AFA, ma migliorare e potenziare il nostro modello, che peraltro ci è valso il riconoscimento di Reference Site per l'invecchiamentoi attivo da parte della Commissione Europea. Uno stile di vita attivo aiuta a migliorare lo stato di salute e riduce il ricorso ai servizi sanitari".

L'inattività fisica fattore di rischio

L'inattività fisica è identificata a livello globale come il quarto più importante fattore di rischio per la mortalità. In molti Paesi, Italia compresa, l'inattività fisica e la sedentarietà riguardano una quota significativa della popolazione, con serie ripercussioni sulla prevalenza delle malattie e sullo stato generale di salute della popolazione. In Toscana, l'inattività fisica riguarda il 31,7% della popolazione, un dato comunque inferiore al 38,6% dell'Italia.

L'importanza dell'attività fisica per la sanità pubblica è raccomandata anche dall'OMS (Organizzazione mondiale della sanità), che sottolinea che l'attività fisica segua specifici requisiti e regole, essendo dimostrato che frequenza, durata, intensità, tipo e quantità totale di attività fisica ne determinano l'efficacia sulla salute, sulla prevenzione degli stati invalidanti e sulla risposta alle cure.

L'Attività Fisica Adattata in Toscana

In Toscana l'AFA è attiva fin dal 2006 ed è una modalità consolidata e riconosciuta valida come risposta ai bisogni delle condizioni di cronicità. Grazie all'AFA, e alla sanità d'iniziativa (nella quale l'AFA svolge un ruolo importante), la Toscana è stata riconosciuta come Reference Site dalla Commissione Europea per l'innovazione a  supporto dell'invecchiamento sano e attivo.

L'AFA - è bene ricordarlo - non è un'attività sanitaria riabilitativa, ma di mantenimento e prevenzione, come strumento per contrastare la perdita di autonomia e la fragilità dell'anziano. Si tratta di programmi di attività motoria svolti in gruppo con la guida di istruttori prefessionisti, che rientrano nel campo della educazione alla salute e della promozione di stili di vita corretti.

L'AFA è promossa dalle aziende sanitarie e programmata e gestita dalla Zone-distretto/ Società della Salute. Partecipano all'AFA persone stabili dal punto di vista clinico e che non presentano controindicazioni specifiche, individuate dai medici di famiglia o dagli specialisti, dai servizi di riabilitazione, dai servizi sanitari territoriali.

Nel 2016 si sono tenuti 1.877 corsi di AFA per bassa disabilità e 185 per alta disabilità, a cui hanno partecipato oltre 30.000 cittadini anziani, svolti in 876 punti di erogazione distribuiti in 237 comuni toscani.

I "gruppi di cammino"

E' la novità che verrà introdotta nel nuovo modello di AFA. Quella dei "gruppi di cammino" è già un'esperienza diffusa a livello regionale, anche in modo spontaneo o minimamente coordinato. La Regione Toscana, insieme all'Anci (Associazione nazionale comuni italiani) Toscana, vuole rendere più facile la scelta salutare di camminare. Ecco allora che le comunità locali possono progettare percorsi pedonali strutturati, per offrire ai partecipanti riferimenti "standardizzati" per autogestire in maniera efficace l'attività fisica.

Percorsi inseriti all'interno del tessuto urbano, caratterizzati da "stazioni" di partenza, salita, discesa e arrivo, la cui distanza e i cui orari consentono ai singoli, o ai gruppi di persone, di salire su un "convoglio pedonale" che si muove alla velocità idonea, e può essere efficace sulle condizioni di salute dei partecipanti. I convogli pedonali possono essere formati da gruppi di persone omogenee per caratteristiche e capacità motorie, e quindi muoversi alle diverse velocità necessarie. Una idonea segnaletica consentirà di regolare le modalità di svolgimento dell'attività.

La sperimentazione lanciata dalla Regione prevede che ogni azienda sanitaria presenti tre progetti, che vedano il coinvolgimento di una Zona-distretto/Società della Salute in accordo con almeno un Comune di riferimento. I progetti (che dovranno prevedere gruppi di cammino, passeggiate, visite guidate a piedi) dovranno essere presentati entro il 30 novembre 2017. La Regione sceglierà i progetti di tre Zone-distretto/SdS per ciascuna Asl (quindi in tutto 9 progetti), con un finanziamento complessivo di 180.000 euro (quindi 20.000 euro per ciascun progetto). I progetti prenderanno l'avvio nel 2018.

Sempre nel 2018 partirà anche una campagna regionale di informazione rivolta alla popolazione adulta e anziana, per la promozione dell'invecchiamento sano, per sensibilizzare la cittadinanza rispetto a uno stile di vita attivo come "valore culturale"  per facilitare comportamenti corretti che possono avere ricadute positive per il miglioramento dello stato di salute e la riduzione del ricorso ai servizi sanitari.