L’unione fa la sicurezza: parte la campagna regionale per il lavoro sicuro

FIRENZE – Inizia oggi la campagna della Regione Toscana per la sicurezza sul lavoro. Lo slogan scelto è "l'unione fa la sicurezza". Richiama l'attenzione su quanto sia importante il contributo di tutti i soggetti coinvolti nella filiera-lavoro: dagli imprenditori agli stessi lavoratori, dalle organizzazioni sindacali agli addetti ai controlli, dalla Asl, all'Inps, all'Inail.

"E' necessario – aggiunge l'assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi, che ha presentato la campagna nel corso di una conferenza stampa – così come recita il messaggio che abbiamo scelto, stabilire prima di tutto un'alleanza tra datori di lavoro e lavoratori. Poi occorre investire nella formazione, nell'informazione e in tutte quelle attività che permettono di prevenire le situazioni di rischio. La Regione lo fa con questa campagna, che chiama a raccolta tutti gli interessati e che si aggiunge alle tante iniziative messe in atto nei mesi e negli anni scorsi. Penso prima di tutto al Progetto Prato lavoro sicuro rivolto in particolare, ma non solo, alla vasta comunità cinese, e a quello per la sicurezza nelle cave. Ridurre gli incidenti sul lavoro si può, basta volerlo, fortemente e tutti insieme, attrezzandosi di conseguenza e rispettando le regole".

E proprio alla comunità cinese è dedicata un'azione della campagna: dal 1 aprile prossimo partirà infatti il primo degli interventi specifici rivolto alle imprese cinesi del comprensorio che interessa le province di Firenze, Prato e Pistoia. In questo caso lo slogan usato è "La sicurezza di oggi è il benessere di domani" e intende richiamare tutti al rispetto delle regole per una miglior tutela della salute dei lavoratori.


I prodotti che compongono la campagna sono un'unica foto con il claim (l'appello), un video di 30 secondi e uno spot radiofonico sempre di 30". E' stato poi realizzato, all'interno del sito regionale, uno speciale dedicato alla sicurezza sui luoghi di lavoro. E' visibile all'indirizzo www.regione.toscana.it/lavoraresicuri.

La campagna generale, realizzata dalla Frankestein srl di Firenze, parte oggi, 20 marzo, e ha un costo complessivo di 250.000 euro. Altri 50.000 serviranno per la comunicazione rivolta alle aziende e ai lavoratori cinesi, così come 50.000 euro costerà ciascuno degli interventi specifici che riguarderanno i settori più a rischio: le attività portuali, l'edilizia, l'agricoltura, l'estrazione del marmo.

I primi degli altri interventi settoriali sono in programma a giugno (estrazione del marmo) e a settembre (attività portuali). Quelli dedicati ad edilizia ed agricoltura verranno effettuati nel 2018.

L'informazione sarà veicolata in ogni capoluogo di provincia della Toscana, ma anche ad Empoli ed in Val di Cornia e interesserà tutti i media presenti nella regione: dai giornali, alle radio, alle tv.

"Ogni sezione in cui si articola la campagna – conclude l'assessore Saccardi – durerà due settimane, ma complessivamente saremo sui bus, alle pensiline, nelle stazioni, sui muri e sui media molto più a lungo con gli appelli settoriali. Perchè l'esigenza di creare sicurezza sul lavoro è la prima delle priorità e deve essere ben presente 365 giorni all'anno".

Gli infortuni sul in Toscana sono in calo di quasi il 21%: nel 2011 ne sono stati denunciati 64.376. Nel 2015, ultimo anno certificato, le denunce furono invece 50.948. Ma il 2015 è stato anche l'anno peggiore per quanto riguarda gli incidenti mortali: sono stati 55, più di uno alla settimana, di cui 42 sul lavoro e 13 in itinere, avvenuti cioè mentre i lavoratori si recavano o tornavano dal lavoro. 

Investimenti in tecnologie sanitarie, un piano regionale

FIRENZE - Una pianificazione regionale per programmare gli investimenti delle aziende sanitarie in tecnologie biomediche, rispettando i criteri di efficacia e appropriatezza clinica. Per evitare doppioni, sprechi e garantire una presenza omogenea delle apparecchiature su tutto il territorio regionale. La prevede una delibera approvata dalla giunta nel corso della sua ultima seduta.

"La Toscana possiede un patrimonio di tecnologie biomediche assolutamente competitivo - dice l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi - Un patrimonio che necessita di impegno e di risorse continue per garantire omogeneità assistenziali. Per questo è necessaria un'adeguata programmazione degli investimenti in questo settore, per rispondere con strutture e tecnologie sempre più appropriate, moderne e sicure alle necessità di salute dei cittadini".

Per definire il fabbisogno di tecnologie biomediche nel Servizio sanitario regionale, la delibera prevede che venga redatto un "Piano Regionale delle Tecnologie Biomediche" (PRTB) a valenza triennale, con possibilità di revisione semestrale per inserimenti, modifiche, integrazioni o annullamenti. Il Piano dovrà definire l'allocazione delle risorse economiche disponibili, secondo criteri di appropriatezza, efficacia, adeguatezza e priorità.

Le aziende sanitarie che hanno intenzione di acquistare apparecchiature biomediche dovranno chiedere una specifica autorizzazione: entro il 30 settembre di ogni anno ogni azienda sanitaria dovrà redigere un Piano Aziendale Tecnologie Biomediche (PATB) a valenza triennale, con possibilità di revisione semestrale, contenente l'elenco delle richieste di fabbisogno in tecnologie biomediche. Nella redazione del PATB, le aziende saranno supportate da Estar (Ente di supporto tecnico-amministrativo regionale).

In base all'elenco presentato dalle aziende, verrà stilato anche un Piano di Area Vasta delle Tecnologie Biomediche (PAVTB). Tutto confluirà nel Piano Regionale delle Tecnologie Biomediche, che rappresenterà il fabbisogno di tecnologie biomediche della Regione Toscana per il periodo di riferimento. A questo punto, la Regione effettuerà una valutazione di impatto economico-finanziario del piano stesso nel triennio, e sulla base delle risorse stilerà l'elenco delle apparecchiature effettivamente acquistabili, e quindi "autorizzate".

 

 

AIUTO Point a Ponte a Niccheri, il primo a Firenze, il quarto in Toscana

FIRENZE - Inaugurato oggi pomergiggio dall'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi l'AIUTO Point dell'ospedale Santa Maria Annunziata a Ponte a Niccheri. Il primo Punto servizi a Firenze, il quarto in Toscana. Nelle settimane passate sono stati inaugurati gli Aiuto Point del Santa Chiara a Pisa, delle Scotte a Siena, dell'ospedale Misericordia a Grosseto. I tre inaugurati finora sono destinati alle pazienti con tumore al seno, quello inaugurato oggi a Ponte a Niccheri è rivolto invece a tutte le forme tumorali.

Con Stefania Saccardi, erano presenti al taglio del nastro il direttore generale della Asl Toscana centro Emanuele Gori, il direttore sanitario Roberto Biagini e il direttore del Dipartimento oncologico Luisa Fioretto.

"Il valore vero di questo servizio - ha detto l'assessore Saccardi - sta nel fatto che ora la persona viene presa in carico nella fase acuta della malattia e soprattutto in quelle successive, quando proseguono gli accertamenti e i controlli, che saranno svolti nella stessa struttura dov'è iniziato il percorso assistenziale e in modo coordinato. A questi servizi -ha proseguito - le persone possono rivolgersi per qualsiasi problematica, anche di carattere amministrativo, e trovare sostegno e aiuto anche per aspetti, per esempio di tipo burocratico, che sono legati alla malattia. E' quindi una presa in carico del paziente complessiva, che farà sentire meno sole le persone che purtroppo incontrano e devono affrontare la patologia tumorale".

Saccardi ha poi aggiunto che con questo nuovo approccio potrà essere risolto anche il problema delle liste d'attesa: ora l'assessesorato si sta concentrando sull'oncologia e successivamente passerà all'ambito materno-infantile e poi alle malattie croniche.

AIUTO è l'acronimo di Assistenza, Informazione, Urgenze nel Trattamento Oncologico. E' un Punto servizi dedicato ai pazienti oncologici, per assisterli nel loro percorso, dalla diagnosi al trattamento fino al follow up e sollevarli da tutte le incombenze legate all'organizzazione dei controlli. Da qui a fine giugno saranno circa una trentina gli AIUTO Point che nasceranno nelle 4 aziende ospedaliero universitarie e nelle 3 aziende sanitarie della Toscana.

Il Punto servizi rientra tra le azioni individuate dalla Regione per tagliare i tempi di attesa e migliorare il modello di presa in carico del paziente oncologico durante la fase del follow up, ovvero dei controlli a cui i pazienti vengono sottoposti dopo la prima fase di trattamento che ha consentito la remissione del tumore, allo scopo di intercettare rapidamente l'eventuale ripresa della malattia. Con la delibera 1068 del novembre 2016 erano stati assunti impegni precisi sugli interventi da realizzare e sui tempi, che sono stati rispettati.

Con l'apertura di questo nuovo servizio anche nella Asl Toscana Centro sarà ulteriormente migliorato il percorso di cura dei pazienti con patologia oncologica. In particolare nel Presidio Ospedaliero Santa Maria Annunziata, si registra il più alto numero di pazienti oncologici in trattamento, anche per la presenza della Breast Unit, terza in regione per casistica, dopo quella dell'aziende universitarie di Careggi e Pisa e del Centro di Riferimento Regionale per il Melanoma.

Con Aiuto Point, i cittadini che hanno subito un intervento di tumore, saranno guidati nel loro percorso di controllo e monitoraggio: il servizio inoltre prevede di realizzare una forte integrazione fra assistenza sanitaria e amministrativa e consente la presa in carico dei pazienti oncologici in tutte le fasi di malattia.
Il Punto Servizi infatti costituirà il riferimento per i pazienti: per esempio non dovranno più rivolgersi al CUP per la prenotazione dei propri controlli; sarà il Punto Servizi che assicurerà tutte le prenotazioni previste, fornirà supporto per l'espletamento degli adempimenti amministrativi in materia di esenzione e l'avvio dell'iter per il riconoscimento per l'invalidità civile. 

(ha collaborato Daniela Ponticelli, ufficio stampa Asl Toscana centro)

 

Il diabete si impara a gestirlo al campo scuola

FIRENZE - Una vacanza da solo, senza genitori. Per acquistare autonomia, conoscere altri coetanei, divertirsi, fare sport, stare all'aria aperta, a contatto con la natura. Per la maggior parte dei ragazzi, un progetto facilmente realizzabile. Più difficile per quelli affetti da diabete. Per questo dal 2000 la Regione Toscana sostiene progetti di organizzazione di campi scuola per bambini e adolescenti con diabete. Un sostegno che viene riconfermato anche per il 2017: una delibera approvata nel corso dell'ultima seduta di giunta destina 150.000 euro alle aziende che hanno presentato progetti specifici.

Ai campi scuola, che sono gestiti dal Centro regionale per il diabete dell'età evolutiva dell'azienda ospedaliero-universitaria Meyer, dalla Asl 6 di Livorno e dalla 9 di Grosseto, i ragazzi imparano, con l'aiuto di medici e psicologi, a gestire il diabete e superare i problemi connessi con la convivenza con una patologia cronica.

"Questa dei campi scuola per i ragazi con diabete è un'esperienza molto importante - dice l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi - E noi vogliamo assolutamente continuare a garantire il sostegno della Regione a questi progetti. Il campo scuola è il primo passo per l'autonomia del ragazzo dalla famiglia. Al campo scuola è il ragazzo ad essere coinvolto e responsabilizzato in prima persona nella gestione della propria patologia. Le esperienze degli anni passati ci hanno dimostrato l'efficacia e la valenza terapeutica di questi campi e noi, in accordo con le associazioni di volontariato, siamo determinati ad assicurare continuità a questi progetti".

"Da oltre trent'anni il nostro Centro di riferimento organizza il campo scuola, ne abbiamo all'attivo 105 - spiega la dottoressa Sonia Toni, responsabile del Centro regionale per il diabete dell'età evolutiva del Meyer - Cerchiamo di trasferire le compteneze multidisciplinari del team sanitario al di fuori dell'ospedale, permettendo così ai soggetti con diabete, all'interno di una vacanza, di acquisire, verificare e approfondire le conoscenze diabetologiche necessarie per la gestione della terapia nel quotidiano".

"Una volta effettuata la diagnosi - sottolineano gli esperti coinvolti nell'organizzazione dei campi scuola - è di fondamentale importanza aiutare la famiglia all'accettazione della patologia e accompagnarla in un percorso di formazione terapeutica fino al raggiungimento di una autogestione consapevole e sicura. Uno dei problemi della terapia del diabete del bambino - spiegano - è il fatto che è necessario un continuo adeguamento del fabbisogno insulinico ad un organismo in crescita e contemporaneamente c'è la necessità di un trasferimento delle competenze al paziente. In questo percorso si inserisce il campo scuola, che rappresenta sotto tutti gli aspetti un alto momento di educazione terapeutica: un'opportunità finalizzata a migliorare le capacità di autogestione e l'integrazione sociale".

I campi per i ragazzi più grandi (11-16 e 14-17 anni) sono rivolti ai soli ragazzi, con la partecipazione di 3-4 ragazzi di età superiore, che svolgono la funzione di "diabetico guida", grazie alle esperienze già maturate nei precedenti campi scuola. I campi per i più piccoli sono rivolti ai gruppi familiari e il bambino (6-10 anni) partecipa con entrambi i genitori. Ai campi sono presenti medici, infermieri, psicologi, pediatri, dietisti, preparatori atletici della facoltà di scienze motorie, personale dell'Associazione diabetici. I campi si svolgono in montagna, in agriturismo, in barca.

Ogni anno nella fascia di età 0-14 anni si verificano 8-10 nuovi casi ogni 100.000 bambini e 6-7 nella fascia di età giovanile tra 15 e 29 anni. E il trend è in aumento, in Toscana come nel resto d'Italia: +3,6% l'anno. Il diabete dell'età evolutiva colpisce in Italia circa l'1 per mille della popolazione ed è pari a circa l'8% di tutti i casi di diabete. Questa patologia a carattere sociale emergente può essere affrontata con la prevenzione primaria e secondaria, ma quando si è ormai evidenziata, diventano fondamentali l'autocontrollo e la capacità di gestione da parte dei ragazzi.

Il periodo di vacanza (da 7 a 10 giorni) passato "da solo" rassicura i genitori sulla capacità del figlio di autogestirsi, e sviluppa nel ragazzo una maggiore sicurezza di sé. Per i medici, vivere in stretto contatto, 24 ore su 24, con i ragazzi, consente loro di osservarli più da vicino a stabilire con loro un rapporto che non è più di dipendenza medico-paziente, ma di collaborazione attiva e diretta. Le lezioni teoriche si alternano a esercitazioni pratiche e ogni ragazzo è stimolato a compiere da solo i controlli e le terapie necessarie.

Farmaci antiepatite, Saccardi: “Nostro impegno a livello nazionale per curare tutti”

FIRENZE - "Ringrazio il consigliere Enrico Sostegni per la sensibilità e l'attenzione sul tema dei farmaci antiepatite C, che è all'ordine del giorno della mia attività anche in sede nazionale". L'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi commenta l'intervento del consigliere regionale Pd Enrico Sostegni sul tema dei farmaci antiepatite. Sostegni ha presentato anche una mozione in cui propone di valutare anche l'autoproduzione del farmaco all'interno del servizio sanitario nazionale.

"A giorni Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e Ministero della salute - ha detto l'assessore - presenteranno i nuovi criteri per la rimborsabilità, ampliati rispetto ai precedenti. Saranno così trattati tutti i pazienti, sia quelli che rientravano nei vecchi criteri che quelli che rientreranno nei nuovi. La Regione Toscana - informa Stefania Saccardi - ha curato tutti i pazienti secondo le indicazioni dell'Aifa e ha curato anche pazienti da fuori regione. Da sempre facciamo una battaglia per curare tutti, battaglia avviata dal presidente Rossi e da me sostenuta. Continueremo a lavorare per questo obiettivo insieme all'Aifa, e ora anche con il contributo del Pd regionale".

Con la programmazione fatta quest'anno dalle aziende sanitarie - fanno sapere dagli uffici dell'assessorato - si rileva che per il 2017 il numero di pazienti che rientrano nei vecchi criteri è più basso rispetto all'anno precedente. Questo significa che molti dei pazienti più gravi sono stati trattati. Tra l'altro, con una negativizzazione del 99% dei casi. Quindi sono stati curati, e curati bene. La Toscana ha curato tutti quelli che si sono presentati, anche da fuori regione (7-8%). E dalle tabelle di compensazione risulta un saldo attivo: cioè i pazienti venuti a curarsi in Toscana da altre regioni sono di più dei toscani che sono andati a curarsi fuori regione.