Jackson Pollock La figura della furia

Jackson Pollock. La figura della furia a Firenze, Palazzo Vecchio e San Firenze,
16 aprile – 27 luglio 2014. Per la prima volta Firenze rende omaggio a Jackson Pollock (1912 -1956), uno dei grandi protagonisti dell’arte mondiale del XX secolo, colui che ha scardinato le regole dell’arte figurativa occidentale dissolvendo gli ultimi baluardi della prospettiva rinascimentale, e lo fa accostando idealmente l’opera dell’artefice americano a quella di un altro titano dell’arte universale, Michelangelo Buonarroti (1475-1564) di cui proprio quest’anno si celebra il 450° anniversario della morte.

Jackson Pollock. La figura della furia

La mostra, promossa dal Comune di Firenze con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e la collaborazione dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, è ideata e curata da Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini e sarà allestita presso Palazzo Vecchio simbolo del potere politico di Firenze e della città che fece dell’arte un elemento di forza della propria civiltà e del proprio prestigio nel mondo. Proprio a Palazzo Vecchio, dove nel Salone dei Cinquecento è ospitato “Il Genio della Vittoria” di Buonarroti, saranno esposte 16 opere di Pollock: in mostra 6 disegni – eccezionalmente prestati dal Metropolitan Museum di New York e per la prima volta esposti in Italia -, oltre a dipinti e incisioni provenienti da musei internazionali e collezioni private. Presenti anche prestiti dalla Pollock Krasner Foundation.
Michelangelo e Pollock hanno in comune la ‘furia’ dell’atto creativo, che assume una valenza mistica nella ricerca della bellezza come assoluto e dell’infinito come limite e scopo dell’azione artistica. Pollock introdusse un modo totalmente nuovo di dipingere, partendo dalla comprensione della grande personalità artistica di Michelangelo e della sublime tragica dimensione della sua opera.
Jackson Pollock. La figura della furia si compone anche di una seconda sezione nel Complesso di San Firenze e più precisamente nella Sala della musica che offrirà spazi interattivi, apparati multimediali e didattici, dove saranno proposte proiezioni e filmati sulla vita e sul lavoro dell’artista. Il progetto ha come obiettivo quello di contribuire a conoscere l’arte con strumenti nuovi e moderni.

Nuovo parcheggio per scooter

In arrivo 60 posti per scooter in pieno centro storico.Il parcheggio nei locali dell’ex Tribunale in via dell’Anguillara. Sessanta posti per scooter a due passi dall’area pedonale di San Firenze.


Oggi la giunta comunale ha approvato, su proposta dell’assessore alla mobilità Filippo Bonaccorsi, l’istituzione di un nuovo parcheggio a pagamento per moto e scooter in via dell’Anguillara. Si tratta di uno spazio in passato utilizzato dal Tribunale e quindi lasciato libero al momento del trasferimento delle funzioni giudiziarie al Palagiustizia di Novoli. I locali sono posti al piano terra in via dell’Anguillara ai numeri civici 45R e 47R, appena prima dell’inizio dell’area pedonale di San Firenze, e necessitano di alcuni lavori di adeguamento che saranno effettuati da SAS, che poi gestirà il parcheggio.
“È il secondo posteggio per scooter che istituiremo in centro dopo l’esperienza molto positiva della struttura in via del Parione – dichiara l’assessore Bonaccorsi – e la filosofia è la stessa: il recupero di spazi pubblici lasciati vuoti, quello di via del Parione dall’Università e quello di via dell’Anguillara dal Tribunale, e il loro immediato utilizzo per dare risposta alle esigenze dei cittadini”.
“Parcheggiare in centro storico per gli scooter e motocicli è un problema – sottolinea l’assessore – e spesso assistiamo a situazioni di vera e propria sosta selvaggia. Vogliamo che i cittadini rispettino le regole ma vogliamo anche dare loro la possibilità di rispettarle. E questo parcheggio, come pure con quello di via del Parione, va appunto in questa direzione”.
I locali di via dell’Anguillara potranno ospitare fino a 60 tra ciclomotori e motocicli e saranno gestiti da SAS con le stesse modalità già utilizzati in via del Parione. Quindi apertura tutti i giorni, festivi compresi, con orario 6.30-21.30 e tariffa di 1 euro per ogni accesso

Firenze ricorda Enrica Calabresi

Shoah, a 70 anni dalla sua scomparsa Firenze ricorda Enrica Calabresi,zoologa ed entomologa.

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Nata a Ferrara, si laurea all’Università di Firenze in Scienze naturali il 1º luglio 1914 con una tesi “Sul comportamento del condrioma nel pancreas e nelle ghiandole salivari del riccio durante il letargo invernale e l’attività estiva”. Il 1º febbraio 1914, ancora prima di laurearsi, viene assunta come Assistente presso il Gabinetto di zoologia e anatomia comparata dei vertebrati dell’Università di Firenze. Nel 1924 le viene conferito il diploma di abilitazione alla docenza. Negli anni accademici 1936-37 e 1937-38 ottiene la cattedra di Entomologia agraria presso la Facoltà di agraria della R. Università degli studi di Pisa. Fu segretaria della Società Entomologica Italiana dal 1918 al 1921.
Il 14 dicembre 1938, fu dichiarata decaduta dall’abilitazione alla libera docenza di Zoologia perché “appartenente alla razza ebraica”.
Margherita Hack fu sua allieva al liceo e testimone della sua cacciata dopo l’introduzione delle leggi razziali. Un giorno avrebbe dichiarato: “L’ho vista cacciare dalla scuola da un giorno all’altro a causa delle leggi razziali. Questo mi ha aperto gli occhi su cosa può fare una dittatura e ha segnato in me una frattura: è allora che sono diventata antifascista”.
Dal 1939 al 1943 insegnò scienze nella Scuola ebraica di Firenze.
Nel gennaio del 1944 fu arrestata da fascisti italiani nella sua abitazione fiorentina e portata nel carcere di  Santa Verdiana. Sapeva che da lì sarebbe stata deportata al lager di sterminio di Auschwitz. Si sottrasse a questo tremendo destino ingoiando un veleno che da tempo portava sempre con sé,morendo durante la notte fra il 19 e il 20 gennaio. La sua vita è stata raccontata nel libro “Un nome” di Paolo Ciampi e nello spettacolo teatrale “Un nome nel vento”.

 

 

Complesso di San Firenze

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E’ oggi occupato dal Tribunale e dagli uffici giudiziari, tranne la chiesa, dedicata a San Filippo Neri, ancora officiata. Si tratta di uno dei complessi tardobarocchi più importanti di Firenze. Nel 1640, i padri Filippini, venuti a Firenze da Roma, ricevettero in dono da papa Urbano VIII l’area che da piazza San Firenze si estende fra borgo dei Greci, via dell’Anguillara fino a via Filippina. Tale zona comprendeva, oltre a case-torri e palazzetti, anche la chiesa di San Firenze (nome che deriva da San Fiorenzo), ricordata già nel 1174. I Filippini volevano creare un ampio complesso – comprendente convento, chiesa e oratorio – dedicato al fiorentino San Filippo Neri, fondatore dell’ordine, canonizzato nel 1622, uno dei protagonisti della Controriforma. In un primo tempo i padri affidarono l’incarico a Pietro da Cortona (1645), ma si resero presto conto che il progetto presentato dal grande artista, impregnato dei caratteri del fastoso barocco romano, era troppo ambizioso per le loro possibilità economiche, pur avendo ricevuto un generoso lascito di Giuliano Serragli, morto nel 1648. Così la commissione, dopo vari tentativi di correzione e ridimensionamento, nel 1667 passò a Pier Francesco Silvani. Questi progettò la chiesa, dirigendone la costruzione. Morto il Silvani, nel 1715 Ferdinando Ruggieri realizzò la facciata in pietra forte, ispirandosi a quella di San Gaetano. San Firenze Vecchio fu adibito ad oratorio, che secondo l’uso dell’ordine doveva essere separato dalla chiesa. Tale edificio venne abbattuto nel 1772, per costruire al suo posto il nuovo oratorio sotto la direzione di Zanobi Del Rosso. Nel frattempo, Giovanni Filippo Ciocchi, con la collaborazione dello stesso Del Rosso aveva costruito fra il 1745 e il 1749 il convento che, estendendosi in tutto l’isolato, raccordò anche chiesa e oratorio. Opera conclusiva, a coronamento dell’impresa, fu la facciata unitaria per l’intero complesso, disegnata anch’essa da Zanobi Del Rosso, tenendo presente quella già esistente di San Filippo Neri. Domina il complesso lo stemma del benefattore dei Filippini fiorentini, Giuliano Serragli. La chiesa presenta un interno ornato e arredato, dopo la morte del Silvani, sotto la direzione e grazie all’opera di Gioacchino Fortini (1715). Marmi, sculture, rilievi, affreschi e tele (opere di Giuseppe Pinzani, Alessandro Gherardini, Niccolò Lapi, Antonio Puglieschi, Matteo Bonechi, Anton Domenico Gabbiani) rispondono a un disegno unitario, così da rendere la chiesa una sorta di galleria dell’arte fiorentina tardobarocca. Al centro del soffitto a cassettoni è la tela di Camillo Sagrestani, la Gloria di San Filippo Neri (1715). Nella cappella del Sacramento si trova la tomba di Piero Bini, sacerdote fiorentino, che istituì la congregazione fiorentina dei Filippini. L’oratorio, a destra del complesso, ora utilizzato come aula del Tribunale (nel soffitto affresco con l’Assunzione della Vergine di Giuliano Traballesi, del 1775), è circondato all’interno da palchi nelle esedre e lungo le pareti laterali, sostenuti da eleganti colonne in stile ionico. Si tratta di cantorie che ricordano la principale funzione dell’ambiente, dove i padri Filippini si dedicavano soprattutto al canto delle laudi. L’oratorio era dunque una sorta di auditorium per la musica sacra che, secondo i precetti di San Filippo Neri, costituiva un’occupazione primaria dei padri, che per questo furono detti anche oratoriani.