Radar per monitorare frane in Toscana, c’è progetto

Radar per monitorare frane in Toscana, c’è progetto

Firenze, utilizzare il radar per il monitoraggio del territorio da satellite per studiarne i fenomeni deformativi, in particolare fenomeni franosi lenti o molto lenti e di subsidenza del terreno.

È possibile grazie al progetto dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, basato su elaborazioni effettuate sui dati interferometrici messi a disposizione dalla Regione Toscana. Interessate, spiega una nota, cinque diverse aree del suolo toscano: i bacini dell’Arno, del Serchio e gli ex bacini regionali Ombrone, Toscana Nord e Toscana Costa. I dati forniti dalla regione Toscana sono ottenuti dall’elaborazione multi-interferometrica delle immagini radar acquisite dai satelliti Sentinel1 nel periodo gennaio 2018 – settembre 2021.

La metodologia applicata si basa sulla Tecnica Ps (Psinsar Tm) sviluppata dal gruppo Sar del Politecnico di Milano e da Tele-Rilevamento Europa – Tre. I diffusori permanenti (Permanet scatterers, Ps) corrispondono ad oggetti già presenti sul terreno che vengono identificati dal satellite grazie alle loro caratteristiche elettromagnetiche e sono in grado di fornire informazioni sul moto del punto osservato.

In funzione della densità sul territorio, dell’elevata precisione delle misure e dell’ottimizzazione dei tempi di calcolo e dei costi, la tecnica Psinsar Tm si colloca nell’ambito del monitoraggio territoriale come strumento idoneo allo studio dei fenomeni deformativi.

Un procedimento che risulta quindi particolarmente utile per l’analisi di fenomeni franosi lenti o molto lenti e di fenomeni di subsidenza del terreno e può fornire un valido ausilio per definire geometria e stato di attività dei fenomeni osservati.

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 ‘Chatta col David’ alla Galleria dell’Accademia

 ‘Chatta col David’ alla Galleria  dell’Accademia

Dal 15 dicembre, attraverso il sito web della Galleria celebre opera di Michelangelo si racconta divulgando informazioni di tipo storico, artistico, religioso ma anche aneddoti e curiosità

Un chatbot, spiega una nota, un software automatizzato in grado di interagire con gli utenti in forma di chat, sviluppato a partire da un’idea di Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, ricorrendo agli strumenti sviluppati da Querlo, società di New York specializzata nella produzione di applicazioni tecnologiche tramite l’intelligenza artificiale.

Grazie a questo il David “chatterà” e si metterà a nudo con i suoi ammiratori nel  nuovo progetto di intelligenza artificiale della Galleria dell’Accademia di Firenze, “Chatta col David”.

Dal 15 dicembre, attraverso il sito web della Galleria, la celebre opera di Michelangelo si racconta divulgando informazioni di tipo storico, artistico, religioso ma anche aneddoti e curiosità. Si tratta dello sviluppo di uIl progetto è in linea con la volontà del ministero della Cultura che sostiene fortemente l’impegno all’utilizzo del digitale come leva per la promozione del patrimonio culturale italiano. Lo sviluppo del chatbot avviene attraverso il sistema del deep learning, che prevede un accrescimento progressivo nel corso del tempo della sua capacità di comprensione e risposta. Per la produzione dei contenuti la Galleria dell’Accademia ha avviato una collaborazione con l’Accademia di belle arti di Firenze, coinvolgendo, sia nella fase di elaborazione che di test, un gruppo di studenti del corso di Didattica per i musei e altri universitari, a cui è stato chiesto di immaginare cosa potrebbe chiedere un turista al David.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno dell’Associazione degli amici della Galleria dell’Accademia. “L’idea del chatbot – afferma Hollberg – nasce dalla volontà di portare questo museo nella modernità e per essere aggiornati bisogna rivolgersi ai giovani, come gli studenti universitari coinvolti nel progetto. Questa esperienza con l’intelligenza artificiale può essere considerata un primo approccio oltre che un modo giocoso per attirare l’attenzione di chi non è solito avvicinarsi all’arte”

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“Le Tlc non si svendono”

“Le Tlc non si svendono”

Presidio dei lavoratori Tim con Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil Toscana a Firenze. I Sindacati: “il settore delle TLC è sottoposto ad una guerra tra bande per accaparrarsi i profitti”

“Non è uno scherzo del destino se siamo ultimi in Europa su tutti i parametri economici e sociali relativi al mondo delle telecomunicazioni!”. I sindacati delle TLC, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil Toscana, ne sono convinti: “da anni il settore Tlc è sottoposto alla guerra tra bande per accaparrarsi soldi e proventi a danno dello sviluppo e del futuro del paese”. il risultato è sotto gli occhi di tutti, dicono ” mancata digitalizzazione, copertura insufficiente, 12 milioni di cittadini senza un collegamento adeguato, digital divide diffuso.
Qesuat mattina i sindacati delle TLC hanno effettuato un presidio sotto le prefetture di tutti i capoluighi di regione (per la toscana Firenze), per sottolineare cone “gli ultimi avvenimenti, l’attacco al management da parte di Vivendi e l’Opa del fondo di investimenti Kkr sono frutto della stessa logica finanziaria che ha portato l’Italia in fondo alle classifiche, le nostre aziende in mano straniera e la più grande azienda tecnologica del paese ad arrancare sotto debiti e assenza di ricavi”.
In Toscana gli addetti Tim sono circa 2.100, con l’indotto ci si avvicina ai 3mila.
Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil Toscana e le Rsu della Toscana  avanzano proposte concrete al governo (” ma non vengono ascoltate” sottolineano amaramente): “rete unica e fusione Tim-Open Fiber, ruolo dello stato tramite Cdp, ruolo delle Autority, investimenti occupazionali, attivazione del fondo di solidarietà del settore Tlc” tra le altre.

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Microplastiche riducono crescita delle zucchine

Microplastiche riducono crescita delle zucchine

Firenze, le microplastiche hanno un impatto sui processi di sviluppo delle piante di cui ci nutriamo secondo uno studio coordinato dai ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze Ilaria Colzi e Cristina Gonnelli, in collaborazione con l’Università di Siena, che hanno sperimentato sulla zucchina, una delle piante maggiormente coltivate in tutto il mondo, gli effetti della presenza nel terreno di quattro tipi di plastiche.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Hazardous Materials. “Il rilascio costante nell’ambiente e la bassissima degradabilità dei polimeri plastici è un problema – racconta Cristina Gonnelli responsabile dell’unità di ricerca Unifi -. Ad oggi il tasso di decomposizione delle microplastiche e delle nanoplastiche nel suolo è piuttosto sconosciuto e si presume che la loro persistenza e accumulo stiano innescando un drammatico impatto sugli organismi viventi, occorre capire quali effetti tali sostanze inneschino sulla crescita delle piante di cui ci alimentiamo”.

Il team ha scelto come pianta modello la variante più comune della zucchina, la ‘Cucurbita pepo’, facilmente coltivabile e diffusa in tutto il mondo, per testare i possibili effetti tossici di quattro delle più comuni e abbondanti microplastiche che si rilevano nel suolo, soprattutto agricolo: polipropilene, polietilene, polivinilcloruro e polietilentereftalato.

Per la sperimentazione le piante sono state coltivate in condizioni controllate di luce e temperatura, in vasi di vetro contenenti terriccio miscelato a concentrazioni crescenti di microplastiche, somministrate separatamente in modo da valutare la tossicità di ogni singola tipologia di materiale. I ricercatori hanno verificato che tutte le plastiche testate hanno causato una notevole riduzione della crescita delle piante e dei parametri fotosintetici, oltre ad una variazione nell’assorbimento dei nutrienti.

Tra i materiali testati, il polivinilcloruro, noto come Pvc, è stato identificato come il più tossico, ovvero quello che ha causato i maggiori danni, soprattutto a livello di crescita fogliare, performance fotosintetica e riduzione di assorbimento del ferro.

“Grazie alla sperimentazione, abbiamo chiari quali siano le possibili conseguenze negative dell’inquinamento da microplastiche in termini di resa produttiva nei terreni agricoli – conclude Ilaria Colzi, prima firmataria dello studio – adesso dovremo valutare l’eventuale trasferimento di microplastiche dal suolo fino alla parte commestibile della pianta, un aspetto dalle notevoli implicazioni sulla salute umana”.

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Pisa: strumento High Teck monitorerà ‘salute’ strade

Pisa: strumento High Teck monitorerà ‘salute’ strade

Pisa sarà tra primi Comuni in Italia ad usarlo e prima volta in Toscana ad avere  una mappatura completa sullo stato di salute degli asfalti delle strade dell’intero territorio grazie ad un software

Il monitoraggio effettuato insieme a Crisis con il software Rama interpreta attraverso particolari algoritmi e sviluppi di intelligenza artificiale una grande mole di dati. “Le strade cittadine – ha spiegato l’assessore ai Lavori pubblici del comune di Pisa, Raffaele Latrofa – sono state percorse e analizzate attraverso un mezzo ad alta tecnologia, con telecamere e Gps in grado di scansionare ogni sezione di strada e fornire informazioni sullo stato dell’asfalto”.

Il macchinario è in grado di battere oltre mille punti per sezione e apprezzare fino al decimo di millimetro di precisione, oltre a fotografare e filmare tutto.

Per Latrofa “questo metodo ci consente di avere ora una mappatura esatta del nostro patrimonio stradale, da utilizzare nella fase di progettazione e di scelta delle priorità di intervento”. Il software attraverso diverse fasce di colore (dal verde che segnala l’ottimo stato di salute, al rosso e al grigio che segnalano le situazioni maggiormente critiche) fotografa la situazione delle strade fornendo anche una stima puntuale degli investimenti necessari sulla base del capitolato utilizzato da Anas per i costi di asfaltatura.

“E’ uno strumento – osserva Latrofa – che garantisce trasparenza perché la mappa delle strade sarà presto caricata su una piattaforma web dove i cittadini potranno vedere lo stato dell’arte, ma che consente di individuare le priorità con un criterio scientifico”.

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