Galletti e Noferi (M5S):”Non lasceremo la Toscana in mano alla criminalità organizzata”.

Galletti e Noferi (M5S):”Non lasceremo la Toscana in mano alla criminalità organizzata”.

I Cinquestelle hanno scritto una lettera al presidente della giunta regionale Toscana, Eugenio Giani, e al presidente del consiglio regionale, Antonio Mazzeo. La nostra intervista con la consigliera IRENE GALLETTI

Il Movimento 5 Stelle torna sul caso della maxi inchiesta sullo smaltimento illegale di rifiuti che ha travolto la Toscana e al sistema di convenienze economiche e politiche descritte dai pm della Dda fiorentina come l’anello di congiunzione con la criminalità organizzata. Nella conferenza stampa di oggi, la Capogruppo Irene Galletti e la Consigliera regionale Silvia Noferi hanno affrontato varie questioni, dalle denunce pubbliche fatte negli anni sulle questioni ambientali, alle iniziative intraprese in Consiglio Regionale per porre rimedio, fino alla Richiesta di Comunicazione da parte del Presidente Eugenio Giani in merito all’inchiesta Keu sullo smaltimento illecito dei rifiuti dell’industria conciaria. In contemporanea alla conferenza stampa è stata protocollata una lettera ufficiale indirizzata al Presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo, per sollecitarlo a calendarizzare gli atti del Movimento 5 Stelle collegati a questioni ambientali urgenti e che da tempo attendo di essere discussi nelle sedi opportune.
“Di primo impulso abbiamo depositato una richiesta di comunicazione urgente su alcuni degli aspetti più inquietanti della vicenda – spiega la consigliera Irene  Galletti – nell’immediato dell’uscita delle notizie sulla maxi inchiesta che coinvolge drammaticamente esponenti della ‘ndrangheta. Riteniamo sia un atto dovuto da parte del presidente Giani, che deve pretendere lui medesimo trasparenza sull’accaduto da parte delle strutture regionali investite da questa inchiesta.”

“Scoprire oggi che gli eventi oggetto dell’inchiesta non sono circostanze singole e scollegate, ma originate da quello che appare agli inquirenti come un sistema collaudato di condotte personali per rilasciare e farsi rilasciare atti autorizzativi in deroga, anche mediante emissioni di atti ritenuti in contrasto con le normative, e per concludere accordi e protocolli per continuare ad assicurare la gestione illecita dei rifiuti – incalza Galletti – getta ombre pesanti sulla Giunta Regionale riguardo la conduzione della macchina amministrativa e la sua permeabilità in qualche forma da parte della criminalità organizzata. Ombre che deve essere spazzata via al più presto con indagini interne che devono procedere in parallelo a quelle degli inquirenti, per individuare chi sono i soggetti responsabili di questa rete e soprattutto tutelare chi ha sempre servito le istituzioni pubbliche con disciplina e onore. Questi ultimi – evidenzia la cinque stelle – sembrano aver avuto spesso vita difficile in Arpat, che dovrà essere oggetto di verifiche riguardo gli spostamenti del personale. Lo chiederemo con un apposito atto.”

“Sulla vicenda sarà importante audire esperti di anticorruzione e organizzazioni come la Fondazione Caponnetto, ma anche la Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della Giunta Regionale Toscana, che dal mese di ottobre 2020 lo è anche del Consiglio. E poi – rileva Galletti – dovremo intraprendere lo stesso percorso per il porto di Livorno: perché se per lo smaltimento di rifiuti si parla di decine, forse centinaia di milioni di euro, nel porto con il narcotraffico si raggiungono miliardi.”
E conclude: “Ancora ci sarebbe da parlare dei commissari speciali alle opere pubbliche, dei loro poteri e del loro operato in simili circostanze. Questo sarà un impegno che dovrà caratterizzare la Regione Toscana per i mesi, se non gli anni, a venire.”

Gli atti della Capogruppo M5S Irene Galletti in attesa di discussione:
1. In merito al programma della Regione Toscana per la gestione degli scarti di lavorazione e i c.d. gessi rossi (mozione 275 del 20 marzo 2021).
2. In merito alla nuova gestione della discarica della Grillaia di Chiana (PI) (interrogazione orale 152 del 6 aprile 2021).
3. Istituzione di una Commissione speciale finalizzata alla verifica ed identificazione degli sversamenti ed utilizzi impropri di sostanze tossiche operati dalle aziende della filiera conciaria, e coordinamento dell’attuazione delle misure più appropriate, celeri ed efficaci di intervento per al tutela della salute e delle matrici ambientali, e per il monitoraggio delle stesse (mozione in attesa del numero di protocollo).
4. Azioni da intraprendere a tutela della salute e dell’ambiente a seguito delle vicende relative agli sversamenti (mozione in attesa del numero di protocollo).
5. Necessità di ripristinare e potenziare la dotazione organica, strumentale e finanziaria Arpat alla luce degli ultimi eventi (mozione in attesa del numero di protocollo).
6. Tutela delle risorse naturali, artistiche, paesaggistiche, agricole, artigianali, dell’ecosistema e della salute umana nella definizione delle aree non idonee allo sviluppo delle risorse geotermiche in Toscana (mozione in attesa del numero di protocollo).

 

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🎧 “Il mio covid ‘normale’ e la solitudine del malato”

🎧 “Il mio covid ‘normale’ e la solitudine del malato”

Intervista con Andrea Malpezzi, ex segretario di rifondazione Comunista. “Da un anno ci raccontano che è il Covid una malattia mortale, poi quando ti ammali non c’è nessuno che ti aiuti, sei lasciato solo”

Ecco il post FB pubblicato da Malpezzi: Alcune considerazioni COVID.
Iniziamo con il dire che sto meglio molto meglio ancora acciaccato, fiacco e debole ma meglio, sono passati 20 giorni e purtroppo sono ancora positivo, alcune riflessioni di parte fatte in base al mio vissuto:

1) Il Covid non è una semplice influenza ti butta giù fisicamente e psicologicamente ed è una roba lunga ma comunque si affronta, la si potrebbe affrontare ancora meglio se esistesse una comunicazione più chiara ed una sanità più vicino

2) Per più di un anno la comunicazione ha teso a farci vivere nella paura estrema della malattia, “l’utilizzo” del tema “si muore” come unico termine di paragone e quindi ovviamente inattaccabile, cosa vuoi che sia perdere le tue relazioni la gente muore!

Capita poi che ti ammali di COVID e nessuno ti caca, l’asl non pervenuta se non per dirti di stare a casa, medico di famiglia non pervenuto, USCA non pervenuta. Quindi nella malattia “mortale” ti trovi senza nessun aiuto e punto di riferimento. Unici che si fanno vivi sono ALIA che ti spedisce dei sacchetti rossi dove mettere tutti rifiuti che produci (potresti infettare il mondo facendo la differenziata) tutto insieme e come un appestato li devi lasciare fuori dalla porta.

3) Fare un tampone al drive through è un’impresa ti devi collegare a mezzanotte o guardare il pc in continuazione sperando si libera qualche posto, poi in piena malattia devi prendere la macchina e partire. Ma se uno non guida? ma se uno non può prendere la macchina? Vado in autobus? non mi è stato chiarito questo aspetto.

4) I protocolli sono evidentemente pregni di contraddizioni e cose non chiare, per non parlare della scuola dove se hai un figlio/a sempre negativo pare sia una colpa non può tornare a scuola se non allontanato da casa, tutto ciò non aiuta a stare tranquilli anzi aumenta le ansie e le paure

5) nella malattia se sei ricco è meglio e magari se hai una bella ampia casa ancora di più

6) La DAD è una cacata pazzesca altamente classista

7) Dopo 21 giorni sei “libero” ma se positivo libero a metà, quindi sei capace di infettare o no!?? Come devi comportarti non è dato sapere

8) E’ possibile che dopo più di 1 anno si ragioni solo di vaccini (che non ci sono) e non si ragioni di cure?? Ancora si parla di curare una malattia “mortale” con aspirina e tachipirina!

9) Il tracciamento delle varianti e dei contagi non esiste

10) ma se uno non ha una rete familiare o amici come cazzo fa a fare la spesa?

Comunque grazie a tutti/e coloro che ci sono stati vicino in questi giorni e ancora lo sono, vi dico che serve. Sapere di avere persone vicine è fondamentale ti fa sentire meno solo. Un grazie anche se meno convinto anche a coloro che ti chiamano dicendo “ma che vuoi che sia passa” ecco quelli potevano farne a meno. In attesa di negativizzarmi quanto prima queste riflessioni di getto.

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🎧 Diritti: Ə= inclusione? A Castelfranco Emilia polemiche per l’uso schwa in post Comune

🎧 Diritti: Ə= inclusione?  A Castelfranco Emilia polemiche per l’uso schwa in post Comune

Da diverse settimane in alcun post del comune compare la schwa, Ə,  a chiusura di alcuni termini usati al maschile universale.  “Il rispetto e la valorizzazione delle #differenze sono principi fondamentali della nostra #comunità e il linguaggio che utilizziamo quotidianamente dovrebbe rispecchiare tali principi” dice il sindaco Giovanni Gargano. lo abbiamo intervistato.

“Scevà (adattamento italiano di Schwa, trascrizione tedesca del termine grammaticale ebraico shĕvā /ʃəˈwa/, può essere tradotto con «insignificante», «zero» o «nulla») è il nome di un simbolo grafico (meglio, di un segno paragrafematico) ebraico costituito da due puntini posti sotto un grafema normalmente consonantico, per indicare l’assenza di vocale seguente o la presenza di una vocale senza qualità e senza quantità, quindi di grado ridotto”. “Lo scevà è un suono vocalico neutro, non arrotondato, senza accento o tono, di scarsa sonorità (➔ vocali) – continua la Treccani – Spesso, ma non necessariamente, una vocale media-centrale. È trascritto con il simbolo IPA /ə / (➔ alfabeto fonetico) e nel quadrilatero vocalico ha una posizione centrale”.

Questa la definizione tratta dal vocabolario Treccani. “Vogliamo fare maggiore attenzione a come ci esprimiamo: il linguaggio infatti non è solo uno strumento per comunicare, ma anche per plasmare il modo in cui pensiamo, agiamo e viviamo le relazioni. Ecco perché abbiamo deciso di adottare un linguaggio più inclusivo: al maschile universale («tutti») sostituiremo la schwa («tuttə»), una desinenza neutra” dichiara il sidnaco Giovanni Gargano.  Che aggiunge “questo non significa stravolgere la nostra lingua o le nostre abitudini, significa fare un esercizio di cura e attenzione verso tutte le persone, in modo che si sentano ugualmente rappresentate”. E’ un passo importante verso uno dei nostri obiettivi: una società e una comunità #inclusiva, #equa e #coesa!”.

Naturalmente l’iniziativa ha scatenato non poche polemiche, ed ha procurato al sindaco anche offese e minacce. ““TQuando uno ti scrive ad esempio una mail ad oggetto ‘Dio vede e provvede’, con accanto una serie di aggettivi molto ‘positivi’, ti augura appunto di vedere presto Dio… che cosa significa? E poi, appunto, dicevo delle offese, dal cerebroleso, alla testa di c…, al ‘pidiota’, eccetera”. Dice Gargano, che precisa di non aver paura “Assolutamente no. Anzi, coi miei legali sto valutando certe situazioni. Se ci saranno gli estremi, non mi limiterò a tacere. Anzi, questi insulti social mi hanno fatto capire che forse non dovremmo ribaltare solo le e, ma tutte le vocali”.

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🎧 ‘Ndrangheta in Toscana: la corruzione è sempre più cheap

🎧 ‘Ndrangheta in Toscana: la corruzione  è sempre più cheap

Dall’inchiesta sulle infiltrazioni delle ‘ndrine in Toscana e sui rapporti ‘pericolosi’ tra la politica, l’imprenditoria e la ‘ndragheta, emerge come oggi la corruzione di un politico costi sempre meno. Intervista con ALBERTO VANNUCCI, Professore di Scienza Politica, università Pisa e studioso dei fenomeni corruttivi.

Dall’inchiesta sulle infiltrazioni delle ‘ndrine in toscana e sui rapporti ‘pericolosi’ tra la politica, l’imprenditoria e la ‘ndragheta, emerge un particolare abbastanza curioso, che conferma una tendenza oramai abbastanza chiara: oggi corrompere un politico costa sempre meno, e nella massima parte dei casi i ‘regali’ in cambio dei ‘favori’ servono a pagare spese elettorali o di ‘segreteria’. Naturalmente siamo ancora alle prime fasi della vicenda processuale e tutte le accuse sono ancora da provare. Ma qualora il quadro fosse quello delineato dagli inquirenti, appare evidente che le cifre di Tangentopoli sono ben lontane oramai. Insomma, una corruzione molto più a la page con un tariffario da strenna. Segno che la merce ‘corruttiva’ è abbondante sul mercato.

E del resto gli analisti della corte europea di Strasburgo hanno pubblicato  a fine marzo il loro quarto rapporto di valutazione sul nostro Paese (si può consultare qui), relativo a dodici raccomandazioni inviate a Roma nel 2016. Richieste tutte inerenti alla prevenzione della corruzione nei confronti dei membri di Parlamento, giudici e pubblici ministeri.

Tra le richieste inevase Strasburgo chiede all’Italia di regolare le revolving doors, le porte girevoli, tra toghe e politica: La “questione, peraltro controversa, resta d’attualità, e questo evidenzia la necessità di agire efficacemente e senza indugi”, scrivono gli analisti del Consiglio d’Europa. Il Greco (o, il gruppo di Stati contro la corruzione, l’organo del Consiglio d’Europa che si occupa di lotta alla corruzione nell’Unione europea) ha preso atto del “progetto di legge sulla riforma del sistema giudiziario approvato il 7 agosto 2020 dal Consiglio dei ministri, che deve essere ancora esaminato dal Parlamento”, che introduce “tre cambiamenti fondamentali”, stabilendo dei limiti più stringenti per quanto riguarda il passaggio dalla magistratura alla politica e viceversa. Il testo vieta di esercitare contemporaneamente la funzione di magistrato e quella di politico in carica, indica che tutti i magistrati che si candidano alle elezioni devono essere in congedo non remunerato, prolungato per tutto il mandato in caso di elezione. La stessa legge inserisce per la prima volta norme stringenti che regolano il ritorno dei giudici nel sistema giudiziario dopo la fine del mandato elettorale con in caso di mancata elezione.

“Senato e Camera devono formalizzare i codici di condotta” contro la corruzione– Tra le richieste attuate solo in modo parziale, il Greco segnala il mancato consolidamento “del quadro di integrità per i parlamentari, anche attraverso la formalizzazione del Codice Etico nel Regolamento del procedure della Camera dei deputati; il suo ulteriore affinamento attraverso indicazioni sulle sue disposizioni; l’istituzione di un’efficace regime di responsabilità. Le stesse misure sono consigliate per il Senato“. L’organo anticorruzione sottolinea come sia stato varato un codice di condotta a Montecitorio, ma spiega che deve essere implementato. Al Senato, invece, il regolamento del 2017 prevede espressamente l’adozione di un Codice Etico, nonché l’introduzione di specifiche regole interne sul lobbismo. “Entrambe le questioni sono attualmente all’esame e richiedono l’approvazione del Consiglio di Presidenza del Senato“, si legge nel rapporto.n Tradotto: a Palazzo Madama non esiste ancora alcuna regola che disciplini cosa può o non può fare un senatore. In definitiva, quindi, sia Montecitorio che Palazzo Madama, scrivono gli analisti Ue, “devono ancora formalizzare i loro rispettivi codici di condotta“. Soprattutto il Senato “deve ancora impegnarsi per promuovere una forte cultura dell’integrità dei suoi membri”, come sta già facendo in una certa misura la Camera, anche se “mancano ancora risultati tangibili“. Raccomandazione che è rimasta completamente inattuata è poi la creazione di misure di supporto al codice di condotta. Il Greco sottoliena che “la semplice distribuzione del documento ai deputati non è sufficiente”. Essendo rimasto parzialmente inattuata la raccomandazione sul codice di condotta, lo è stata in maniera completa la richiesta di misure di sopporto allo stesso codice. Il Greco, si legge nel rapporto, si rammarica “della mancanza di risultati tangibili riguardo a questa raccomandazione”.

“Serve una legge sul conflitto d’interessi” – Alle due Camere veniva richiesto, inoltre, di varare una solida “serie di restrizioni riguardanti le donazioni, doni, ospitalità, favori e altri benefici per i parlamentari” proprio per evitare fenomeni di corruzione. Il Greco spiega di aver preso atto dell’intenzione delle autorità di inserire nuove norme per la “regolamentazione di doni, ospitalità, favori e altri benefici per deputati, anche in relazione al loro obbligo di dichiarare l’alloggio e le spese di viaggio coperte dagli sponsor. Tuttavia, alla luce di qualsiasi risultato tangibile a questo riguardo, ha concluso che la raccomandazione non era stata implementata”. L’Italia viene rimandata anche questa volta per non aver ancora varato “norme chiare e applicabili sul conflitto di interessi adottato per i parlamentari, anche attraverso una sistematizzazione dell’attuale regime di ineleggibilità e incompatibilità. E poi il processo di verifica di ineleggibilità / incompatibilità deve essere ulteriormente razionalizzato e quindi eseguito in un modo efficace e tempestivo”. L’organo europeo fa notare come “le norme esistenti in materia di conflitti di interesse e incompatibilità sono contenute in un alto numero di leggi disperse (e relativi emendamenti), e che questa mancanza di consolidamento e la razionalizzazione crea difficoltà quando si tratta di applicare la legge”. A questo proposito il rapporto cita in modo positivo il testo di legge in discussione alla commissione Affari costituzionali della Camera, messo a punto dal Movimento 5 stelle durante il governo di Giuseppe Conte. Una norma promossa da Strasburgo, che osserva come in caso di approvazione si “prevedono miglioramenti su questo fronte“. Una nota positiva viene spesa anche per la legge che taglia il numero dei parlamentari perché garantisce una “velocizzazione” sul fronte della verifica dell’ineleggibilità e incompatibilità. Su questo fronte, gli analisti scrivono che sebbene “siano in corso lavori su diversi fronti (es. Regole sui incompatibilità, regali e altri benefici, lobbismo), non ci sono ancora risultati tangibili”.

“Regolare i rapporti tra lobbisti e politici” – Tra le raccomandazioni parzialmente implementate anche quella sulle regole per gli ex parlamentari, che dopo il loro mandato potrebbero comunque trovarsi in posizione di conflitto d’interesse. Strasburgo spiega di aver accolto con favore la restrizione varata a Montecitorio che vieta agli ex deputati di iscriversi al registro dei lobbisti nei 12 mesi successivi alla fine del mandato parlamentare. “Ma ha invitato le autorità a inserire altre funzioni che potrebbero essere svolte dopo il mandato parlamentare e che potrebbero anche dar luogo a conflitti di interesse”. Sempre a proposito di lobby, il Greco aveva chiesto di “sviluppare ulteriormente le norme per regolare i rapporti tra i membri del Parlamento, i lobbisti e altre terze parti che cercano di influenzare il processo parlamentare, anche sviluppando orientamenti dettagliati in materia e assicurandone il monitoraggio e l’applicazione efficaci”. Gli analisti del Consiglio d’Europa prendono atto della creazione del registro dei lobbisti alla Camera ma insistono: “Occorre sviluppare orientamenti mirati che diano ai deputati indicazioni chiare su come interagire con i lobbisti”. Sollecitazioni estese anche al Senato.

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🎧 Covid: 7 persone su 10 evitano di vedere amici e conoscenti dentro casa

🎧 Covid: 7 persone su 10 evitano di vedere amici e conoscenti dentro casa

La ricerca della Fondazione Italia in Salute sui risvolti sanitari e psicologici della pandemia Covid  in Italia. Visite e servizi cancellati o rimandati per il 52% degli italiani. Circa il 64% della popolazione ha timore degli ospedali. L’impatto sui minori. Cambiano le abitudini di vita: 2 persone su 3 hanno smesso di prendere i mezzi pubblici.

In un anno di pandemia, 35 milioni di Italiani hanno avuto problemi a utilizzare servizi e prestazioni sanitarie per patologie non-Covid. In particolare, le cancellazioni e rinunce hanno coinvolto circa 10 milioni di persone . Di queste circa 400 mila hanno rinunciato (o visto cancellare) interventi di ricovero; 600 mila non hanno potuto fare interventi chirurgici e circa 1 milione di persone non hanno avuto le prestazioni di day hospital. Il servizio a cui hanno dovuto rinunciare maggiormente sono le visite specialistiche, cancellate o a cui hanno dovuto rinunciare circa 7 milioni di Italiani. Da segnalare che la cancellazione o rinuncia delle visite specialistiche ha riguardato in specifico l’83,9% degli over 65 anni.

È il quadro che emerge dalla ricerca della Fondazione Italia in Salute, e realizzata da Sociometrica, per quantificare su scala nazionale le conseguenze dell’epidemia sul sistema sanitario impegnato nelle patologie non-Covid. Il titolo dell’indagine è: “Gli italiani e il Covid-19. Impatto socio-sanitario, comportamenti e atteggiamenti della popolazione Italiana”. I risultati sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa. Sono intervenuti Federico Gelli, Presidente della Fondazione Italia in Salute e da Antonio Preiti, direttore Sociometrica. Si tratta di un ampio studio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta che affronta, oltre le patologie non-Covid, anche l’impatto sui comportamenti collettivi, lo stato psicologico del Paese e l’atteggiamento di fiducia o di diffidenza verso i vaccini.

Molti Italiani, anche al di là delle disposizioni di legge, hanno modificato spontaneamente alcuni comportamenti quotidiani. Il 63,3% evita di prendere mezzi pubblici, oltre la metà non frequenta più negozi, bar e ristoranti; circa 7 persone su 10 hanno scelto di non vedere più amici e conoscenti dentro casa. Altre modifiche comportamentali e d’impatto sullo status psicologico messe in rilievo dalla ricerca sono il 49,1% della popolazione che avverte una crescita dello stress; il 43,9% che ha smesso, o fortemente ridotto, l’attività fisica; il 28,8% che ha difficoltà del sonno; il 27,1% che ha malesseri psicologici di tipo generale; il 25,7% che mangia di più o ha smesso di controllare la propria dieta; il 16,5% che accusa sintomi di depressione.

La ricerca promossa da Fondazione Italia In Salute ha un focus anche sulle conseguenze dell’epidemia sui minori. Quasi il 60% dei genitori intervistati ritiene che la pandemia abbia avuto un impatto psicologico sui figli minorenni. Per 1 genitore su 4, i minori sono stati “colpiti molto pesantemente”, soprattutto nel caso di famiglie poco istruite. La ricerca rivela, al proposito, una “legge di proporzionalità” tra livello di istruzione dei genitori e impatto sui minori: più basso è il titolo di studio dei genitori e più grave è l’effetto dell’epidemia sui minori.

Discorso tutto particolare per i vaccini. Gli italiani mostrano un atteggiamento molto differenziato: il 7,5% non intende farlo, il 9,9% attende di capire di più, mentre il 7,6% vorrebbe poter scegliere quale vaccino fare. Un Italiano su quattro, però, “non vede l’ora” di fare il vaccino e il 40,5% attende tranquillamente il proprio turno. Le persone che però hanno patologie di vario tipo vogliono tutte essere vaccinate, e anche dal punto di vista sociale ci sonosignificative differenziazioni, perché sono le persone più istruite a essere più favorevoli ai vaccini.

Il pericolo del contagio ha determinato effetti psicologici anche sull’utilizzo dei servizi sanitari, perché il 63,9% della popolazione preferisce evitare di frequentare ospedali e ambienti della sanità. Solo il 13,8% non ha timore a entrare in strutture mediche. La paura maggiore si riscontra tra la popolazione più giovane.

“Abbiamo cercato di andare oltre i dati già sconvolgenti del numero dei decessi, dei ricoveri e dei contagi, per fare un’analisi a tutto campo di quel che l’epidemia sta provocando nella società italiana – commenta Federico Gelli, Presidente di Fondazione Italia in Salute – Ci siamo chiesti quale impatto abbia sui malati non-Covid, quali conseguenze ci siano sugli stili di vita che si possano trasformare in comportamenti dannosi e portare anche a nuove patologie. Siamo convinti che dalla ricerca e dalle consapevolezze che ne derivano, possa arrivare un contributo importante per il conseguimento dell’obiettivo comune: uscire dalla pandemia al meglio e al più presto”.

“Scopriamo un’Italia in grande sofferenza – afferma Antonio Preiti – non solo sul piano economico e sociale, ma sul piano molecolare, delle singole persone, che non salva nessuno e nessun aspetto della vita com’eravamo abituati a viverla. Avere cognizione dell’ampiezza e della profondità del ‘male oscuro’ innescato dal Covid è fondamentale, se vogliamo uscirne senza traumi sociali permanenti”.

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