Il terrore corre sui mari (ghiacciati)

Tra le ultime novità in fatto di serie televisive non posso non consigliarvi “The Terror”, da poco approdata in Italia e prodotta da Ridley Scott (Alien, Blade Runner…) per la tv via cavo AMC.

Si tratta dell’adattamento del romanzo di Dan Simmons a sua volta ispirato a un fatto realmente accaduto alla metà dell’ottocento quando due flotte dell’ammiraglia britannica, la Erebus e la Terror, accuratamente equipaggiate per affrontare i ghiacci eterni dell’Antartide salparono con 129 uomini a bordo guidati da sir John Franklin con l’arduo compito di scovare il mitico “passaggio a nord ovest”. Della tragica spedizione si sa ben poco, solo che i due vascelli non fecero mai ritorno e tutti i 129 uomini perirono in condizioni ancora misteriose e tutte da chiarire. Proprio sulle numerose congetture di questo incredibile mistero si inserisce il fortunato romanzo di Simmons cui la serie si ispira reggendosi su due punti di forza ben precisi: da una parte l’uomo completamente isolato dal mondo ‘civile’ alle prese con una natura sublime e terrifica al tempo stesso, tra ghiacci eterni che non lasciano scampo, in una disperata lotta alla sopravvivenza quotidiana, dall’altro lato il soprannaturale che fa capolino con una misteriosa creatura bestiale, implacabile e feroce, che senza apparente motivo decide di decimare in maniera cruenta l’equipaggio della flotta.

La forza della serie risiede senz’altro nella capacità di instillare angoscia e tensione nello spettatore dal primo all’ultimo minuto, grazie a una scrittura intelligente e calibrata, un cast di bravissimi attori e comprimari capaci di proiettare lo spettatore nel clima claustrofobico e di tensione che si crea nelle due navi nel crescendo della storia. Su tutto vigila una fotografia potente ed espressiva che rimanda a certi capolavori di Caspar David Friedrich (impossibile non ricordare il dipinto The Polar Sea del 1824) immersa in un effetto realistico talvolta fin troppo crudo ma assolutamente convincente. Tra cibo avariato dal piombo, scorbuto dilagante, una follia strisciante che si regge su un meccanismo di calcolata tensione psicologica, riusciremo a scoprire e a disvelare il mistero della Erebus e della Terror? In Italia su Amazon Prime Video.

Giustina Terenzi

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Una volta si chiamavano sceneggiati

Una volta si chiamavano sceneggiati

Scrivere di serie tv?

“Già ne parli sempre, e poi ai nostri ascoltatori piacciono e interessano.”

Beh, si, l’argomento è divertente e sicuramente interessante però vasto, enorme… Ma ok, d’accordo. Accetto la sfida dei colleghi della redazione! Ma da dove partire? Come cominciare? Da una decina di anni a questa parte le serie tv sono il fenomeno più importante dell’intrattenimento di massa. Un fenomeno sociale e culturale che ha letteralmente monopolizzato il mondo televisivo, scardinando regole, linguaggio e formule dell’industria della fiction. Certo, parlare di “televisione” è sbagliato, o quantomeno riduttivo, le serie infatti non si seguono più esclusivamente sul tubo catodico con attese scadenze settimanali, come ai tempi di “L’Amaro Caso della Baronessa di Carini” o di “Spazio 1999”, anzi, potreste anche non possederlo più il “piccolo schermo”; ormai le serie tv si scaricano sui vari dispositivi, si seguono in streaming, lo si fa sui canali via cavo, a pagamento o su piattaforme più o meno specializzate. Si possono seguire in contemporanea con la messa in onda in prima visione, in lingua originale o sottotitolate o si può aspettare più comodamente la versione doppiata (anche se la scuola dei doppiatori italiani non è più all’altezza dei tempi d’oro). Si possono programmare in base ai nostri orari e tempi, insomma la vecchia cara televisione non è strettamente necessaria. Attorno alla produzione delle serie, una vera, enorme industria, esistono siti, blog e rubriche che settimanalmente inondano di notizie, anteprime sulle trame, gossip sui protagonisti. Quello che forse è bene sottolineare sin da subito per i più scettici, o per i meno introdotti all’argomento, è che ormai le serie televisive sono davvero un “prodotto di qualità” anzi, sono IL prodotto di qualità, visto che godono di più impegno, più investimenti e più sforzo creativo rispetto alla tradizionale industria cinematografica. Produttori, attori, sceneggiatori, registi e fotografi sono gli stessi che si alternano per le produzioni sul grande schermo. Sempre più frequente incontrare i big di Hollywood in una serie televisiva, magari nei ruoli di attori principali. Diversamente dagli anni settanta o ottanta quando le star in declino del grande schermo decidevano di “arrivare alla pensione” svernando in qualche sceneggiato televisivo oggi la partecipazione ai serial è un vezzo, o un obiettivo fortemente desiderato. Un esempio per tutti? La serie tv targata HBO True Detective. La prima (bellissima) stagione andava in onda nel 2014 (inferiore la seconda, stiamo aspettando con trepidazione la terza) ed era interpretata magistralmente da due attori molto noti come Matthew McConaughey e Woody Harrelson (visto recentemente agli Oscar nel pluripremiato “Tre manifesti a Ebbing Missouri”). La storia? In una umida e assolata Lousiana tra atmosfere sospese e inquiete due poliziotti dal carattere assai diverso sono alle prese con un efferato omicidio rituale. Una recitazione al limite della perfezione, dialoghi in continuo dibattito tra apocalittico e nichilista, una vicenda delittuosa cui si sovrappongono quelle umane, una fetta d’America, quella ai margini dell’American Dream, bikers violenti, predicatori evangelici, città di roulotte, una fotografia della “white trash” americana punteggiata da una superba soundtrack.

E’ la incredibile capacità di fotografare (al di là della narrazione della storia specifica) la civiltà contemporanea una delle caratteristiche principali delle più riuscite serie televisive contemporanee, e spesso la chiave per farlo è quella del thriller, dell’horror, della distopia, sentimento della paura e dell’inquietudine. E se per molti anni il genere horror in tv ha avuto scarsa fortuna, rimanendo confinato agli appassionati delle produzioni “di genere”, oggi è uno dei formati prediletti per raccontare la nostra società. Vampiri, streghe, zombie sono strumenti per indagare l’inconscio dell’uomo moderno. Una nuova prospettiva per descrivere la società contemporanea e le sue pulsioni più remote. Una serie su tutte? The Walking Dead (fulminante l’esordio, attualmente alla ottava -stanca- stagione per la Fox). Una serie televisiva di qualità sugli Zombie? Possibile? Si, certo, in The Walking Dead una società, ormai distrutta e invasa da orde di creature fameliche, che non è più’ quella che conosciamo, lontano dalle sicurezze e dalla forme organizzate di convivenza i superstiti dovranno destreggiarsi per sopravvivere e convivere con nuove regole e ahimè nuovi valori morali, perchè come disse un comune amico anni fa, Francesco Carpa Carpini “nella società statunitense per scovare l’umano, una qualsiasi traccia di vita interiore, bisogna scavare nei meandri di galere, manicomi, ospedali, ghetti… nella quotidianità wasp oramai non c’è vita da decenni. Zombificazione di massa. Psicofarmaci, etilismo, alienazione”. E Infatti gli zombi vanno alla grande.

Alla prossima puntata.

Giustina Terenzi

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