Pisa, Casa della donna: una tre giorni su donne migranti

Pisa, Casa della donna: una tre giorni su donne migranti

Il 21-22 e 25 settembre l’associazione Casa della donna organizza “Femminismo, culture e donne migranti”, evento che vedrà a Pisa una serie di incontri, performance, installazioni, reading e la partecipazione di numerose attiviste, studiose e artiste di diversa provenienza geografica e culturale.

Si parte venerdì 21 settembre al Centro Sms con il convegno internazionale “Donne al centro della migrazione”. Per tutta la giornata 16 esperte, tra operatrici, psicologhe, psicoanaliste, educatrici e mediatrici culturali, si confronteranno sulle pratiche di accoglienza delle donne migranti nei centri di intercultura e nei centri antiviolenza. Oltre alla Casa della donna, interverranno rappresentanti delle associazioni Donne in Movimento e Amiche dal Mondo Insieme, del Centro Studi Sagara e del Centro interculturale S.u.s.i. di Berlino.

In particolare Giovanna Zitiello e Daniela Lucatti della Casa della donna presenteranno dati ed esperienze sull’accoglienza delle donne migranti vittime di violenza. “Sappiamo bene che la violenza di genere non conosce etnia – dichiara Giovanna Zitiello – ma della violenza di cui sono vittime le donne migranti si parla troppo poco, anche se tutti gli studi ci dicono che l’essere migrante aumenta i fattori di rischio. Le donne di origine straniera sono più esposte a maltrattamenti e abusi in casa, sul posto di lavoro, durante i lunghi viaggi migratori.”

”Nel 2017 – proseguono – su 275 donne che si sono rivolte al nostro centro antiviolenza 53 erano straniere, in gran parte provenienti dall’est europeo e dal Maghreb. In tutta la Toscana tra il 2016-2017 sono state 867, circa il 30% di tutte le donne accolte dai centri antiviolenza della nostra regione. Un numero più contenuto rispetto alle donne italiane perché per una donna migrante è ancora più difficile denunciare la violenza, in particolare quella domestica. Ci vuole tanta forza e coraggio per affrontare un percorso di uscita dalla violenza quando – conclude Zitiello – si vive in un Paese di cui non si conoscono bene la lingua e le leggi”.

Al velo come spazio politico e psichico è, invece, dedicato il pomeriggio di sabato 22 settembre. Nella sede della Casa della Donna, in via Galli Tassi, si alterneranno dalle 15 alle 22 proiezioni video, installazioni, perfomance e incontri. Come spiega Stefania De Cristofaro, autrice dell’installazione “Il Velo abitato”, che sarà visibile durante l’iniziativa, “ci sono diverse spiegazioni del perché le donne si velano. Alcune lo fanno per devozione religiosa, per altre velarsi è una dimostrazione cruciale di identità. Per altre ancora è un modo per evitare molestie appena si esce di casa. C’è chi ha battagliato in famiglia pur di ottenere il diritto di metterlo, c’è chi invece è stata costretta dalla famiglia a metterlo. L’atto di indossare l’hijab è tutto fuorché semplice”.

Di questa complessità si parlerà nell’incontro dal titolo “Il velo nei femminismi islamici”, al quale parteciperanno le studiose di storia islamica Renata Pepicelli e Shirin Zakeri, la femminista islamica Sveva Basirah Balzini, l’esperta di lingua araba Nesma Elsakaan. Prima dell’incontro verrà proiettato il video “Virgin of the Rocks”, di Patrizia Guerresi Maimouna, mentre a conclusione si svolgerà la perfomance di danza della compagnia Lunadonda.

Infine martedì 25 settembre, sempre in via Galli Tassi, alle ore 19.30 la performance di poesia e arte “Zarpamos: donne che salpano”, con reading dedicato alla poeta messicana Guadalupe Ángela, painting live dell’illustratrice Renata Otfinowska, lo spettacolo del gruppo di danzatrici rom “Ternype Dance” e la mostra internazionale del collettivo di artiste #Zarpamos.

Tutti gli incontri sono aperti e gratuiti.

Sul sito della Casa della donna www.casadelladonnapisa.it il programma completo.

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Povertà, Toscana: una cabina di regia per gestire REI e sussidi

Povertà, Toscana: una cabina di regia per gestire REI e sussidi

 Il Piano, adottato dalla giunta prevede un programma triennale (2018-2020) volto a ridurre le cause dell’impoverimento e a sostenere le persone nel percorso di uscita dalle condizioni di marginalità ed esclusione sociale, mettendo a disposizione oltre 120 milioni, tra risorse statali e regionali, con l’obiettivo di promuovere un sistema regionale integrato finalizzato all’inclusione sociale.

Il Piano regionale, in attuazione del Piano nazionale di contrasto alla povertà approvato dal Ministero del lavoro e politiche sociali, rappresenta anche l’atto di indirizzo delle azioni e dei servizi necessari per l’attuazione del Reddito di inclusione (REI) la nuova misura nazionale di contrasto alla povertà, che è anche il primo livello essenziale delle prestazioni sociali. Illustra, in particolare, gli obiettivi, gli strumenti attuativi e di contrasto alla povertà, i soggetti coinvolti nella governance regionale, individuando i principali interventi integrati per l’inclusione attiva. In coerenza con la legislazione nazionale, il Piano regionale è teso a favorire l’autonomia delle persone, promuovendo anche un cambiamento culturale nelle politiche di contrasto al fenomeno.

Le somme stanziate dal Fondo nazionale povertà e destinate al finanziamento del rafforzamento dei servizi per l’accesso e la presa in carico del REI ammontano per il 2018 a 11.723.200 euro.  A questa cifra si aggiungono, sempre dal Piano povertà nazionale, 775.600 per i senza dimora e la sperimentazione di servizi innovativi quali housing first (la casa come diritto umano primario). Altri 350.000 euro vanno per il progetto sperimentale care leavers (finanziamento di interventi in favore di coloro che, al compimento della maggiore età, vivono fuori dalla famiglia di origine, a seguito di un provvedimento dell’autorità giudiziaria). Altri 4.314.833 euro fanno parte del PON (Programma Operativo Nazionale) Inclusione, un fondo europeo gestito dal Ministero.

Le azioni previste dal Piano regionale per il contrasto alla povertà si integrano poi con quanto già attivato dalla Regione Toscana per promuovere interventi di inclusione sociale e di prevenzione della povertà. Una serie di interventi che vedono  lo stanziamento di oltre 100 milioni di euro(107.774.957) di risorse europee e di fondi del bilancio regionale: si tratta di servizi di accompagnamento al lavoro per persone svantaggiate, di assistenza alla ricollocazione e di incentivi occupazione, di interventi per l’infanzia, del sostegno all’abitare. Di politiche, dunque, di prevenzione delle cause di impoverimento e di sostegno all’individuo e alla famiglia.

In particolare, il Reddito di inclusione (REI) è la prima misura unica nazionale di contrasto alla povertà. Si compone di due parti: un beneficio economico, erogato attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta REI); un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, volto al superamento della condizione di povertà. Il REI consiste nell’erogazione di un contributo economico mensile, e  si basa sul principio della presa in carico multidisciplinare e sull’attivazione di progetti personalizzati tesi alla fuoriuscita dal disagio.

In Toscana il numero di possibili benficiari del REI potrebbe attestarsi intorno a 50.000 famiglie, corrispondente a circa 143.000 persone. Al 30 giugno 2018 hanno beneficiato delle misure SIA (Sostegno all’inclusione attiva) e REI 7.530 nuclei familiari. Dal 1° luglio al 31 agosto hanno già fatto domanda 2.020 nuclei familiari.

Seguendo il dettato della legge nazionale di contrasto alla povertà, che è stata introdotta per la prima volta in Italia, la Toscana ha assunto il coordinamento di tutti i soggetti coinvolti e ha svolto un ruolo di governance territoriale, promuovendo la costituzione di una cabina di regìa regionale, che coinvolge Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) toscana, rappresentanti delle Zone, Alleanza contro la povertà (un insieme di soggetti sociali che hanno deciso di unirsi per contribuire alla costruzione di politiche pubbliche contro la povertà assoluta), Terzo settore e parti sociali. Tra gli obiettivi: rafforzare il processo di presa in carico dell’utente, promuovere l’attivazione e il rafforzamento delle reti e delle risorse territoriali, sviluppare l’infrastruttura territoriale per garantire il REI come livello essenziale delle prestazioni, integrare  fondi e programmi comunitari, nazionali e regionali.

Il Piano è stato presentato stamani, nel corso di una conferenza stampa, dall’assessore Stefania Saccardi: “In Toscana, come nel resto d’Italia e in gran parte del mondo – ha detto Saccardi – la crisi economica ha colpito molte persone e molte famiglie, riducendo parecchio il loro potere d’acquisto. E anche se i dati toscani sono migliori di quelli di altre regioni e della media nazionale, e nell’ultimo triennio si intravedono segni di miglioramento, i numeri ci parlano di una situazione peggiore rispetto agli anni precedenti la crisi. In Toscana abbiamo messo in atto tante iniziative per prevenire e contrastare il fenomeno della povertà. Con il Piano varato ora, vogliamo dare una risposta strutturale e articolata al problema, sotto tutti i suoi aspetti, dall’inclusione socio-lavorativa delle persone svantaggiate, alle politiche del lavoro, a quelle abitative, a quelle scolastiche”.

L’assessore all’istruzione Cristina Grieco ha specificato alcune misure di contrasto alla povertà che riguardano la scuola: “L’investimento più importante è quello sui progetti educativi zonali. Sui nidi 11 milioni e 8 milioni per la parte scolare. E’ un pacchetto rivolto al contemperamento della vita familiare con quella lavorativa, e anche a sostenere i Comuni nella gestione dei nidi. Siamo la Regione che investe in maniera più massiccia nella fascia 0-3. Inoltre abbiamo investito 3 milioni nel diritto allo studio. Ancora, una sperimentazione unica in Italia: il Piano integrato per l’occupazione, 30 milioni, destinato a disoccupati privi di qualsiasi sostegno al reddito. Sono stati raggiunti circa 7.000 disoccupati”.

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Ataf e Carta Unica, Verdi (Frs): “sempre la cittadinanza vittima del disservizio”

Ataf e Carta Unica, Verdi (Frs): “sempre la cittadinanza vittima del disservizio”

Risulta anche che la carta elettronica per gli abbonamenti deve essere vidimata ogni volta, pur essendo stata pagata regolarmente in anticipo ed avendo un inizio e un termine, e si rischia una multa da 10 a 60 euro se si dimentica di vidimarla, pur non trattandosi di un pagamento a scalare.

Ci sono state anche le scuse di ATAF e persino l’arrabbiatura del Sindaco, che è stato tempestato di proteste da parte della cittadinanza per la situazione che ha trovato andando a rinnovare gli abbonamenti e avere il diritto allo sconto nell’imminenza dell’apertura dell’anno scolastico.

Pare quindi che l’aumento dei costi, le modalità di accesso agli sconti e l’obbligo della Carta Unica abbiano creato un afflusso maggiore presso gli sportelli ATAF, soprattutto nell’imminenza dell’apertura delle scuole.

ATAF, per rimediare al disservizio provocato, ha detto che è sufficiente, in questa prima fare, presentare la richiesta della Carta Unica fatta via web e la gratuità della stessa fino a fine dicembre.

Questo però sarebbe soltanto il minimo sindacale… e che non attenua in alcun modo il disagio e il disservizio procurato, senza dare una adeguata informazione alla cittadinanza. Anche sabato scorso c’è chi ha fatto fino a sei ore di coda, mentre qualcuno è dovuto tornare più volte a causa della documentazione incompleta.

Quasi inutile è risultata anche la semplice procedura on-line, dato che molti che avevano optato per questa possibilità sono dovuti comunque andare all’ufficio della Stazione.

Insomma, il minimo, dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe e delle nuove modalità, ci sarebbe dovuto essere una maggiore informazione, una migliore qualità e quantità comunicativa, come la messa a disposizione di più sportelli almeno per rispondere, se non per risolvere, in modo, almeno decente agli utenti, perché era evidente che vi sarebbe stato un afflusso massiccio in questo periodo.

Si cambiano le modalità, si aumentano le tariffe, c’è l’obbligo di avere la Carta Unica ma non ci si attrezza – conclude Donella Verdi – e si organizza in modo adeguato il servizio agli sportelli per permettere alla popolazione di mettersi in regola e rispettare le nuove procedure senza far diventare anche questo un’odissea”.

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Comune di Firenze vince bando contro povertà educativa

Comune di Firenze vince bando contro povertà educativa

Il Comune di Firenze ha vinto un bando del Ministero contro la dispersione scolastica e contro la povertà educativa. Il progetto “ConcertAzioni. Scuola e la società in questieri sensibili” è stato presentato oggi in Palazzo Vecchio.

Il Bando nazionale vinto dal Comune di Firenze, rivolto alle organizzazioni del Terzo Settore e al mondo della scuola, si propone di promuovere e stimolare la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di dispersione e abbandono scolastici di adolescenti nella fascia di età compresa tra 11 e 17 anni.

Attraverso la combinazione di attività scolastiche, attività extra-scolastiche e tempo libero dovranno essere sperimentate soluzioni innovative e integrate, volte a prevenire e a contrastare la dispersione e l’abbandono scolastici, nonché ad arricchire di contenuti e di esperienze i processi di apprendimento, a sviluppare e rafforzare competenze sociali, relazionali, sportive, artistico-ricreative, scientifico-tecnologiche, economiche e di cittadinanza attiva, e a contrastare lo sviluppo di dipendenze e del fenomeno del bullismo.

Le proposte progettuali hanno, da un lato, promuovere percorsi formativi individualizzati, complementari a quelli tradizionali, dall’altro coinvolgere anche i gruppi classe di riferimento e prevedere azioni congiunte “dentro e fuori la scuola”, che affianchino all’attività ordinaria delle istituzioni scolastiche l’azione dell’insieme di soggetti che, a vario titolo, si occupano dei minori, a partire dalle famiglie, favorendo il riavvicinamento dei giovani che hanno abbandonato gli studi o che presentano forti rischi di dispersione.

E’ il progetto del Comune di Firenze ad aggiudicarsi il bando, che mette a disposizione complessivamente fino a un massimo di 46 milioni di euro, in funzione della qualità progettuale delle proposte ricevute.

La povertà economica è spesso causata dalla povertà educativa: le due si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Un’alleanza per contrastare questo preoccupante fenomeno è stata messa in campo dalle Fondazioni di origine bancaria e dal Governo che, con apposite agevolazioni fiscali previste nella Legge di stabilità per il 2016, ha voluto incentivare l’ulteriore impegno delle Fondazioni su questo fronte.

A fine aprile i due partner hanno firmato un Protocollo d’Intesa per la gestione di un Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che è destinato “al sostegno di interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori”. Il Fondo è alimentato dalle Fondazioni di origine bancaria, che usufruiranno di un credito d’imposta. Il fondo avrà una consistenza di 120 milioni di euro l’anno per tre anni.

L’operatività del Fondo è stata assegnata all’impresa sociale “Con i Bambini” per l’assegnazione delle risorse tramite bandi. Le scelte di indirizzo strategico sono definite da un apposito Comitato di indirizzo nel quale sono pariteticamente rappresentate le Fondazioni di origine bancaria, il Governo, le organizzazioni del Terzo Settore e rappresentanti di INAPP e EIEF – Istituto Einaudi per l’economia e la finanza.

L’impresa sociale “Con i Bambini” è stata costituita il 15 giugno 2016, con sede a Roma. E’ una società senza scopo di lucro che ha per oggetto l’attuazione dei programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

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Comune di Firenze vince bando contro povertà educativa

Comune di Firenze vince bando contro povertà educativa

Il Comune di Firenze ha vinto un bando del Ministero contro la dispersione scolastica e contro la povertà educativa. Il progetto “ConcertAzioni. Scuola e la società in questieri sensibili” è stato presentato oggi in Palazzo Vecchio.

Il Bando nazionale vinto dal Comune di Firenze, rivolto alle organizzazioni del Terzo Settore e al mondo della scuola, si propone di promuovere e stimolare la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di dispersione e abbandono scolastici di adolescenti nella fascia di età compresa tra 11 e 17 anni.

Attraverso la combinazione di attività scolastiche, attività extra-scolastiche e tempo libero dovranno essere sperimentate soluzioni innovative e integrate, volte a prevenire e a contrastare la dispersione e l’abbandono scolastici, nonché ad arricchire di contenuti e di esperienze i processi di apprendimento, a sviluppare e rafforzare competenze sociali, relazionali, sportive, artistico-ricreative, scientifico-tecnologiche, economiche e di cittadinanza attiva, e a contrastare lo sviluppo di dipendenze e del fenomeno del bullismo.

Le proposte progettuali hanno, da un lato, promuovere percorsi formativi individualizzati, complementari a quelli tradizionali, dall’altro coinvolgere anche i gruppi classe di riferimento e prevedere azioni congiunte “dentro e fuori la scuola”, che affianchino all’attività ordinaria delle istituzioni scolastiche l’azione dell’insieme di soggetti che, a vario titolo, si occupano dei minori, a partire dalle famiglie, favorendo il riavvicinamento dei giovani che hanno abbandonato gli studi o che presentano forti rischi di dispersione.

E’ il progetto del Comune di Firenze ad aggiudicarsi il bando, che mette a disposizione complessivamente fino a un massimo di 46 milioni di euro, in funzione della qualità progettuale delle proposte ricevute.

La povertà economica è spesso causata dalla povertà educativa: le due si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Un’alleanza per contrastare questo preoccupante fenomeno è stata messa in campo dalle Fondazioni di origine bancaria e dal Governo che, con apposite agevolazioni fiscali previste nella Legge di stabilità per il 2016, ha voluto incentivare l’ulteriore impegno delle Fondazioni su questo fronte.

A fine aprile i due partner hanno firmato un Protocollo d’Intesa per la gestione di un Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che è destinato “al sostegno di interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori”. Il Fondo è alimentato dalle Fondazioni di origine bancaria, che usufruiranno di un credito d’imposta. Il fondo avrà una consistenza di 120 milioni di euro l’anno per tre anni.

L’operatività del Fondo è stata assegnata all’impresa sociale “Con i Bambini” per l’assegnazione delle risorse tramite bandi. Le scelte di indirizzo strategico sono definite da un apposito Comitato di indirizzo nel quale sono pariteticamente rappresentate le Fondazioni di origine bancaria, il Governo, le organizzazioni del Terzo Settore e rappresentanti di INAPP e EIEF – Istituto Einaudi per l’economia e la finanza.

L’impresa sociale “Con i Bambini” è stata costituita il 15 giugno 2016, con sede a Roma. E’ una società senza scopo di lucro che ha per oggetto l’attuazione dei programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

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