Firenze, Nardella: minimarket chiusi dalle 22

Firenze, Nardella: minimarket chiusi dalle 22

Dario Nardella, sindaco di Firenze: ‘Nuova ordinanza impone chiusura alle 22 per i minimarket all’interno dei viali. Gli alcolici a basso costo che vendono causano problemi di salute ai giovani’.

E’ in arrivo “un’ordinanza che impone nuovamente la chiusura alle 22 di tutti i minimarket dentro i viali”. Lo ha annunciato il sindaco di Firenze, Dario Nardella, intervenuto a Radio Toscana.

“La mia battaglia contro i minimarket è nota e i fiorentini la conoscono – ha continuato -. Abbiamo anche un problema di salute pubblica, troppe persone, soprattutto i più giovani, sono esposte a questo tipo di commercio: comprano a basso costo bottiglie di alcolici e superalcolici, poi li ritroviamo nei nostri ospedali”.

Nardella ha precisato che saranno esclusi dall’ordinanza “gli esercizi commerciali che hanno più di 150 mq di superficie” di vendita. “Non colpiamo i supermarket, vogliamo colpire quei minimarket che sono classificati come negozi alimentari ma poi non vendono nulla di alimentare e vendono soltanto alcolici”. Questa misura “tutela la salute pubblica, la sicurezza e il decoro del centro storico di Firenze”.

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Università, Barni: “Abolire numero chiuso non serve a rilanciarla”

Università, Barni: “Abolire numero chiuso non serve a rilanciarla”

“Rimuovere il numero chiuso non risolverebbe i problemi strutturali dell’università italiana, ma peggiorerebbe ulteriormente una situazione già in sofferenza.”

Le ipotesi di revisione dell’accesso ai corsi universitari e il rilancio dell’Università italiana sono stati al centro dell’audizione presso la Commissione cultura della Camera alla quale ha partecipato, questa mattina a Roma, la vice presidente della Regione Toscana Monica Barni nella sua veste di coordinatrice degli assessori all’Università nella Commissione istruzione e lavoro della Conferenza delle Regioni. Insieme a lei anche l’assessore alla Cultura della Regione Calabria Maria Francesca Corigliano.

“Più che concentrarci sulla cancellazione del numero chiuso, ha spiegato Barni , sarebbe invece fondamentale rendere i test di accesso validi e affidabili e davvero idonei a mettere in luce conoscenze e attitudini degli studenti”. Nel corso del suo intervento Barni ha riassunto dati e studi che testimoniano la situazione di difficoltà che vive l’università italiana.

“In questo quadro – ha spiegato ancora la vice Presidente – occorre quindi interrogarsi sull’impatto negativo che le proposte di legge in materia di accesso ai corsi universitari potrebbero avere sul sistema. Attualmente ci troviamo di fronte ad una riduzione progressiva del fondo di finanziamento ordinario delle università ed anche l’ultima manovra ne congela quote rilevanti. Sono pochissime le risorse dedicate all’edilizia, molte strutture vivono situazioni di obsolescenza e carenza strutturali. Basti ricordare che abbiamo pochi laboratori, spesso vecchi e inadeguati. C’è poi la situazione del corpo docente che si è ridotto e che non vive un adeguato processo di turnover.”

“C’è un problema di approccio culturale che va cambiato. Attualmente i docenti sono valutati soprattutto sui risultati delle attività di ricerca, dimenticando o ponendo in secondo piano le altre due missioni dell’università: didattica e applicazione, per valorizzare la conoscenza contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società.”

Tornando al tema del finanziamento, la vice presidente ha ricordato che sarebbe fondamentale arrivare anche per l’università alla definizione di livelli essenziali delle prestazioni (Lep). C’è un tavolo di lavoro presso il ministero, le Regioni hanno già indicato i propri componenti già da un anno, ma questo tavolo non ha ancora avviato i propri lavori in attesa dell’indicazione degli altri componenti. “Mi auguro – ha concluso Barni – che i deputati di questa Commissione possano svolgere sotto questo profilo un’azione di sollecitazione nei confronti del Governo”.
La vice presidente Barni ha poi consegnato alla commissione un documento approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

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Consiglio Toscana: attuare legge 194 su aborto

Consiglio Toscana: attuare legge 194 su aborto

Approvata risoluzione di Paolo Sarti (Sì Toscana a sinistra)  che vorrebbe dare piena attuazione alla legge 194 sull’interruzione di gravidanza.

Dare piena attuazione alla legge 194 sull’interruzione di gravidanza prevedendo accoglienza adeguata delle pazienti, diritto alla privacy, possibilità di scelta fra aborto farmacologico e chirurgico in tutte le strutture e il potenziamento dei consultori e della contraccezione gratuita. E’ quanto chiede una risoluzione di Paolo Sarti (Sì Toscana a sinistra), sottoscritta da Tommaso Fattori (Sì Toscana a sinistra) e da nove consigliere regionali, approvata oggi dall’Assemblea toscana.

“La legge 194 è del 1978 e quindi ha bisogno di essere attualizzata – affermano in una nota Sarti e Fattori – ma nelle sue maglie aveva già previsto la propria attualizzazione con il manifestarsi di nuove metodologie. E questi oggi ci sono, come la Ru 486 che è sicuramente un metodo più sicuro e rispettoso per la donna, peraltro meno dispendioso e invasivo”.

“Vogliamo incrementare la Ru 486 su tutto il territorio – spiegano i consiglieri – ma serve la definizione del percorso dell’interruzione di gravidanza e un potenziamento dei consultori”.

“L’obiettivo – concludono – è riuscire a garantire davvero il pieno diritto di tutte le donne all’interruzione volontaria di gravidanza senza infiniti tempi di attesa e senza umilianti e dolorosi pellegrinaggi”.

Sulla stessa linea Serena Spinelli (capogruppo Mdp), secondo cui “il prossimo passo sarà il ruolo dell’obiezione di coscienza, che va tutelata ma non può impattare pesantemente sul sistema fino a pregiudicarlo”.

Oltre a Spinelli, hanno sottoscritto l’atto anche Monica Pecori (Gruppo Misto) e le consigliere Pd Alessandra Nardini, Monia Monni, Ilaria Giovannetti, Valentina Vadi, Elisabetta Meucci, Fiammetta Capirossi e Ilaria Bugetti.

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Reddito di cittadinanza, restano fuori 17.000 famiglie povere toscane

Reddito di cittadinanza, restano fuori 17.000 famiglie povere toscane

Per l’assessore regionale Stefania Saccardi il reddito di cittadinanza non basta, perchè non tiene conto di molti fattori che “contribuiscono a creare e alimentare una situazione di povertà”.

Istituito in Toscana il Tavolo regionale della Rete della protezione e dell’inclusione sociale, articolazione regionale dell’Alleanza contro la povertà nazionale, con l’obiettivo di condividere programmi, azioni e attività di contrasto del rischio di povertà ed esclusione sociale. Ne fanno parte una quantità di soggetti, che stamani nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati, sede della giunta, hanno firmato un protocollo: Regione, Anci Toscana, Società della Salute, Conferenze dei sindaci, Zone distretto, organizzazioni sindacali, Tavolo regionale Alleanza contro la povertà, Caritas.

Il Piano prevede di avviare le attività del Tavolo regionale della Rete della protezione e dell’inclusione sociale come organismo di coordinamento del sistema degli interventi e dei servizi sociali, e come sede istituzionale stabile di raccordo tra Regione, Comuni, organismi pubblici, Terzo settore, parti sociali, che a vario titolo si adoperano per contrastare il rischio di povertà e di esclusione sociale. Principale finalità del Tavolo è quella di condividere programmi, azioni e attività. Il protocollo siglato stamani, che istituisce il Tavolo, ha validità triennale.

“La Toscana, comunque toccata dalle ripercussioni della crisi economica e dalla conseguente crescita delle disuguaglianze – osserva l’assessore regionale alle politiche sociali, allo sport e alla sanità Stefania Saccardi – ha saputo resistere, mettendo in campo importanti innovazioni sociali affinché i servizi, le opportunità d’inclusione, di riscatto, possano essere accessibili, per rendere migliore il territorio e le comunità che lo popolano. I valori toscani sulla povertà, sia assoluta che relativa, sono inferiori, e quindi migliori, rispetto alla media nazionale. Ma il quadro fornito dall’Osservatorio sociale regionale nell’ultimo suo lavoro ci fa intravedere la crescita di fenomeni di marginalità e povertà che, seppur con numeri meno elevati, investono anche i nostri territori, ponendoci di fronte a sfide sempre più complesse. Il Tavolo che viene istituito stamani con la firma di questo protocollo vuole coordinare il lavoro di tutti i soggetti che a vario titolo lavorano per contrastare povertà ed esclusione sociale, con una cabina di regìa regionale”.

“Le stime Irpet – ha continuato l’assessore Saccardi – ci dicono che con il Reddito di cittadinanza si copriranno 45.000 famiglie toscane. Secondo i dati del nostro Osservatorio sociale in Toscana le famiglie in povertà assoluta sono 62.000, quindi ne restano fuori 17.000. Questo perché il reddito di cittadinanza prende in considerazione solo indicatori economici, mentre sono tanti i fattori che contribuiscono a creare e alimentare una situazione di povertà”.

Il 3,8% delle famiglie toscane sono in povertà assoluta (media Italia 7,3%): circa 62.000 famiglie e 143.000 individui, numeri raddoppiati rispetto al 2008, ma che nel confronto nazionale mettono in rilievo una buona capacità di resilienza rispetto alla crisi economica in corso. La povertà è aumentata soprattutto per le famiglie con componenti in età da lavoro e con figli, mentre sembra aver risparmiato le famiglie con capofamiglia in pensione. Le tipologie familiari più colpite sono le numerose, le monogenitore, quelle con capofamiglia under 35, straniero o con titolo di studio basso. L’incidenza è massima in caso di disoccupazione ma nel 43% delle famiglie povere il capofamiglia lavora, a significare che l’assenza di lavoro non è l’unica faccia della povertà da considerare.

Una sfida che la Toscana ha colto è quella di una strategia regionale complessiva: all’acuirsi di situazioni di disagio economico e di esclusione sociale la Regione Toscana ha risposto approvando per la prima volta un Piano regionale di contrasto alla povertà, che prevede un programma triennale volto a ridurre le cause dell’impoverimento e a sostenere le persone nel percorso di uscita dalle condizioni di marginalità ed esclusione sociale, e mette a disposizione oltre 120 milioni, tra risorse regionali, statali e comunitarie, con l’obiettivo di promuovere un sistema regionale integrato finalizzato all’inclusione sociale.

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Prato, 4 giorni di festa per il Capodanno Cinese

Prato, 4 giorni di festa per il Capodanno Cinese

Dal 14 al 17 febbraio un’imponente allestimento in Piazza del Mercato Nuovo. Una grande festa: eventi, sfilate del dragone, musica e danza per festeggiare l’anno del maiale.

Domani, giovedì 14 febbraio alle ore 10.00 in Piazza del Mercato nuovo a Prato, davanti al Tempio Buddista, si terrà la cerimonia di inaugurazione della Grande festa per il Capodanno Cinese. Saranno presenti i rappresentanti di tutte le Istituzioni pubbliche della città e della Regione, oltre al Console Cinese di Firenze, che comprende le Regioni Toscana, Umbria, Marche e Liguria ed i rappresentanti delle associazioni cinesi di Prato e Firenze.

Dopo i saluti istituzionali si terrà il concerto di Giulia Mazzoni, la pianista pratese  reduce dal suoterzo tour in Asia, sold out in tutti i teatri, partito da Taiwan e concluso in Cina, che ha portato l’artista a suonare in teatri di grande prestigio come il “Taoyuan City Performing Art Center” di Taiwan o il “Tianjin Jiwan Grand Theater” in Cina.

Quella che si aprirà domani sarà davvero una grande festa: l’Associazione buddista della comunità cinese in Italia che ha la sua sede nel tempio buddista di Prato PU HUA SI  (Piazza della Gualchierina 19), ha commissionato la costruzione di imponenti lanterne raffiguranti i principali monumenti (o simboli) delle più importanti regioni cinesi. La piazza si presenterà infatti come una Cina in miniatura.

L’evento è organizzato interamente dall’Associazione della Comunità buddista cinese in Italia, con il contributo delle associazioni cinesi, il contributo ed il patrocinio della Regione Toscana ed il Patrocinio del Comune di Prato.

Le grandi lanterne saranno posizionate nell’area della Piazza del Mercato Nuovo, in prossimità del Tempio, con una disposizione che rispecchierà la loro collocazione sulla pianta geografica della grande nazione asiatica.

All’interno dell’area sarà collocato anche un palco sul quale si terranno una grande varietà di  spettacoli di danza tradizionale cinese, musica, arti marziali e karaoke, che saranno svolti durante il pomeriggio.

La settimana si chiuderà con le due tradizionali sfilate del dragone: il 16 febbraio la sfilata nella zona industriale e il 17 febbraio la tradizionale sfilata in via Pistoiese con arrivo in Piazza del Comune.  Entrambi i cortei partiranno alle ore 10.00 dal Tempio Buddista di Piazza della Gualchierina.

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