Fase 2 per la Cultura: Puccini, “Ripartire dai teatri all’aperto”

Fase 2 per la Cultura: Puccini, “Ripartire dai teatri all’aperto”

Intervista a Lorenzo Luzzetti, durante la maratona radiofonica di Controradio “La cultura: il superfluo indispensabile ”.

“Anche solo in Toscana ci sono teatri ed arene che possono adottare questa formula per la stagione estiva, applicando le normative di sicurezza in cui potere inserire ed articolare delle rassegne di qualità. Diamo a loro la precedenza per accendere i riflettori sul settore dello spettacolo e riaprire luoghi di socialità e cultura”.

 

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Al teatro Puccini “Da consumarsi preferibilmente in equilibrio”, con Daniela Morozzi

Al teatro Puccini  “Da consumarsi preferibilmente in equilibrio”, con Daniela Morozzi

Daniela Morozzi sarà in scena venerdì 10 gennaio alle ore 21:00. Ad accompagnarla sul palco  il musicista Stefano “Cocco” Cantini, che farà da impeccabile contrappunto allo spettacolo, rinnovando un sodalizio artistico che dura ormai da oltre 10 anni. Hanno collaborato ai testi Matteo Marsan e Stefano Santomauro.  Le scenografie e il progetto luci sono di Beatrice Ficalbi. La regia è firmata da Matteo Marsan.

“Sono nata podalica – banalmente, per i piedi- di domenica e nel ‘68. Mai stata scaramantica…ma certo un po’ di guazzabuglio tutto questo deve avermelo creato. Comunque, anche in mezzo a un bel po’ di peripezie affettive, oggi posso orgogliosamente dire di essere una “mediamente turbolenta” donna di mezz’età. Che il tempo passi lo sanno tutti, i bambini fanno confusione coi giorni della settimana, i giovani dormono tanto e poi hanno furia, a cinquant’anni invece si diventa saggi: lo si capisce da piccoli dettagli.

Capisci che il trucco in verità è un restauro, ti conti le piccole macchie apparse sulle mani e impari a selezionare, perché a 50 anni non ci va più bene tutto.

I sogni sono ancora vivi, ma per raggiungerli devi accelerare un po’ il passo; a 50 anni arriva la certezza che “siamo nati per collaborare, come i piedi, come le mani, come gli occhi, come le file dei denti superiori e inferiori”, lo diceva Marco Aurelio, so solo questa…. ma a 50 anni, ahimè, piace tirarsela un po’ e credetemi, capisci anche che se regali agli altri i tuoi ricordi, senza rompere troppo, magari servono a qualcuno.

L’attrice Daniela Morozzi

A 50 anni ho scoperto che la vita è “da consumarsi preferibilmente in equilibrio”.

Un monologo brillante, a tratti commovente, in cui Daniela Morozzi fa considerazioni semiserie che partono dai tortellini bolognesi al metabolismo lento, dalla nascita di un figlio alle chat dei genitori, dall’amore ritrovato alla sinistra perduta, dalla condizione delle donne alle nostre periferie e molto altro. Una divertente carrellata di “umane situazioni”, fatte di piccoli e grandi dettagli quotidiani che, se li guardi bene, appartengono ad ognuno di noi.

www.teatropuccini.it – info@teatropuccini.it

www.facebook.com/teatro.puccini

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Al teatro Puccini va in scena “Furore”, con Massimo Popolizio

Al teatro Puccini va in scena “Furore”, con Massimo Popolizio

Per i prossimi due giorni, alle ore 21:00 circa, Massimo Popolizio sarà presente al Teatro Puccini con “Furore”, tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck. L’opera è stata realizzata dalla Compagnia Umberto Orsini e dal Teatro di Roma-Teatro Nazionale. L’adattamento per il teatro è di Emanuele Trevi, su progetto di Massimo Popolizio. Musiche eseguite dal vivo da Giovanni Lo Cascio.

È solo una straordinaria figura di narratore – nello stesso tempo arcaica e modernissima – che può prendere forma in un lavoro di drammaturgia basato sul capolavoro di John Steinbeck. E forse non c’è attore, nel panorama teatrale italiano, più in grado di Massimo Popolizio di prestare a questo potentissimo, indimenticabile, story-teller un corpo e una voce adeguati alla grandezza letteraria del modello.

Leggendo Furore, impariamo ben presto a conoscerlo, questo personaggio senza nome che muove le fila della storia. Nulla gli è estraneo: conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro, ma conosce anche le cause del destino, le dinamiche ineluttabili dell’ingiustizia sociale, le relazioni che legano le storie dei singoli al paesaggio naturale, agli sconvolgimenti tecnologici, alle incertezze del clima. Tutto, nel suo lungo racconto, sembra prendere vita, con i contorni più esatti e la forza d’urto di una verità pronunciata con esattezza e compassione.

Più che a una riduzione, riteniamo che un progetto drammaturgico su Furore debba tendere a esaltare le infinite risorse poetiche del metodo narrativo di Steinbeck, rendendole ancora più evidenti ed efficaci che durante la lettura.

Raccontando le sventure della famiglia Joad e i motivi di una delle più devastanti migrazioni di contadini della storia moderna, Massimo Popolizio dà vita a un one man show epico e lirico, realista e visionario, sempre sorprendente per la sua dolorosa, urgente attualità.

Teatro Puccini

Via delle Cascine 41

50144 Firenze

INFORMAZIONI: 055.362067– 055.210804

www.teatropuccini.it – info@teatropuccini.it

www.facebook.com/teatro.puccini

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Paolini porta ‘Il calzolaio di Ulisse’ al Teatro Romano di Fiesole

Paolini porta ‘Il calzolaio di Ulisse’ al Teatro Romano di Fiesole

Nell’ambito della 72ma Estate Fiesolana, martedì 30 luglio alle ore 21.15 il Teatro Puccini porterà in scena al Teatro Romano di Fiesole: “Nel tempo degli dèi – Il calzolaio di Ulisse” con Marco Paolini. Lo spettacolo fa parte anche della stagione teatrale 2019/2020 del Teatro Puccini (in programma il 31 gennaio e 1° febbraio 2020).

“Gli dèi quando giocano, giocano pesante. Se sbagliano hanno sempre il tempo di mettere
le cose a posto. Per gli dèi il tempo non conta: non invecchiano, non seccano, hanno
sempre tempo per fare e rifare le cose. Forse per questo non possono capire che ciò che
accade a noi umani muta le cose, a volte per sempre. A nessuno di noi gli dèi possono
restituire i dieci anni passati sulla spianata davanti a Troia, lontano da casa, e la rovina
che quei dieci anni generarono, per qualcuno, non è ancora finita.”
(Cit. Il calzolaio di Ulisse)

Marco Paolini

I 20 ANNI DI
Nel tempo degli dèi
Il calzolaio di Ulisse

di Marco Paolini e Francesco Niccolini
regia Gabriele Vacis

e con
Saba Anglana, Elisabetta Bosio, Vittorio Cerroni,
Lorenzo Monguzzi, Elia Tapognani

musiche originali di Lorenzo Monguzzi
con il contributo di Saba Anglana e Fabio Barovero
scenofonia, luminismi, stile Roberto Tarasco
aiuto regia Silvia Busato
luci Michele Mescalchin, fonica Piero Chinello
assistenza tecnica Pierpaolo Pilla, direzione tecnica Marco Busetto
prodotto da Michela Signori

produzione
Jolefilm
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
con la collaborazione di Estate Teatrale Veronese e Teatro Stabile Bolzano

Marco Paolini, autore e attore, racconta lo spettacolo Nel tempo degli dèi – Il calzolaio di Ulisse. “Era nata come Odissea tascabile – spiega Paolini -, è cresciuta nel tempo, nei suoni e nello spazio: è diventata olimpica e quasi alpina.”  “Perché Ulisse  più lo conosci e più ti porta lontano: e la distanza (celeste e marina) è la condizione essenziale per comprenderlo e cantarlo. Perché di questo si tratta: un canto. Forse il canto. Antico di tremila anni, passato di bocca in bocca, e di anima in anima: il soul per eccellenza. Perché questa è la storia dell’Occidente, e tutto contiene: dal primo istante, quando nulla esisteva, e un giorno cominciò a esistere, a partire proprio da quelle misteriose, ambigue capricciosissime entità che questa storia muovono: gli dèi. Ex guerriero ed eroe, ex aedo, Ulisse – racconta Paolini – si è ridotto a calzolaio viandante, che da dieci anni cammina verso non si sa dove con un remo in spalla, secondo la profezia che il fantasma di Tiresia, l’indovino cieco, gli fa nel suo viaggio nell’al di là, narrato del X canto dell’Odissea. Questo Ulisse – Continua l’attore – pellegrino e invecchiato non ama svelare la propria identità e tesse parole simili al vero. Si nasconde, racconta balle, si inventa storie alle quali non solo finisce col credere, ma che diventano realtà e addirittura mito. È partito all’alba che segue la gara dell’arco e la strage dei pretendenti: ha avuto solo il tempo di un lungo pianto liberatorio con il figlio Telemaco e una notte d’amore con Penelope, e subito riparte. Perché un destino già scritto e la volontà degli dèi gli hanno imposto di massacrare i 108 giovani principi achei, che gli hanno invaso la casa, insidiato la moglie, e le 12 ancelle che agli invasori si sono concesse.”

“Potrebbe dichiararsi innocente perché così gli hanno dettato gli dèi, che considerano quel
sangue un rito sacrificale, ma Ulisse non ci sta. Impossibilitato a sottrarsi a quel destino di
morte e violenza, e dopo essersi macchiato di quel sangue, ecco il colpo di scena: invece
di godersi la vittoria con l’annessa protezione divina (Atena e Zeus sono al suo fianco a
benedirlo prima, durante e dopo la strage), si autoinfligge la più dura delle punizioni e
denuncia come crimine quello che gli dèi dell’Olimpo considerano un’ecatombe, cioè il più
grande sacrificio che un essere umano possa loro offrire.”

“Così, dopo venti anni di assenza e disavventure, Ulisse si obbliga a un nuovo esilio.
Rinuncia al governo, abbandona la moglie e il regno, riparte con Telemaco al suo fianco,
che lo segue senza mai aprire bocca. Ma soprattutto Ulisse abbandona gli dèi che lo
vorrebbero trionfante e immortale: si rivolta contro i loro capricci, la loro ambigua volontà e non ha paura di pagare il prezzo della propria scelta.
Questo e molto altro, sotto le mentite spoglie di un calzolaio – anzi, del calzolaio di Ulisse,
uno straniero dai sandali sdruciti, indurito dagli anni, dall’età, dai viaggi e dai naufragi –
racconta il protagonista a un giovanissimo capraio incontrato apparentemente per caso. Parlano lungo un sentiero in ripida ascesa, dove una fila infinita di uomini formica
faticosamente arranca, trasportando – è proprio il caso di dirlo – ogni ben di Dio: perché
quello è il sentiero che conduce fino allo Chalet Olimpo, dimora divina dove sono in corso i
preparativi per una grande e misteriosa festa. Ma tutto questo, il calzolaio con il remo in
spalla, lo deve ancora scoprire.”

“Con quanti, ma soprattutto con quali dèi ha a che fare un uomo oggi? Non penso
ovviamente alle solide convinzioni di un credente, ma al ragionevole dubbio di chi guardando al tempo in cui vive, pensa con stupore e disincanto alle possibilità di
accelerazione proposte alla razza umana. Possibilità di lunga vita, possibilità di
potenziamento mentale e fisico, possibilità di resistenza alle malattie, eccetera… Restare
umani sembra uno slogan troppo semplice e riduttivo, troppo nostalgico e rassicurante
quando diventare semi-dèi appare un traguardo possibile, almeno per la parte benestante
del pianeta.
Ulisse per me – conclude Marco Paolini – è qualcuno che di dèi se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per resistere.”

Con Marco Paolini, nel ruolo di autore di Nel tempo degli dèi – Il calzolaio di Ulisse, c’è Francesco Niccolini che ci spiega che “Per anni lui (Ulisse), per me, è stato l’uomo che pensa a testa bassa e poi trova le parole giuste: l’uomo del cavallo di Troia e della gara con l’arco, quello delle Sirene, Polifemo, Scilla, Cariddi. Poi, all’improvviso, è diventato l’uomo triste che piange sullo scoglio più isolato di isole da sogno, dove donne innamorate di lui gli hanno promesso l’mmortalità e molto altro, pur di trattenerlo: ma la nostalgia di casa, la nostalgia della moglie e del figlio erano sempre più forti di ogni tentazione. Strano atteggiamento per un uomo che il mito ci ha consegnato come il simbolo di chi vuole superare ogni confine senza paura.”

“Poi un giorno – continua l’autore – è diventato qualcos’altro ancora: è accaduto quando io, Marco e Silvia Busato abbiamo letto ad alta voce la strage dei pretendenti e delle ancelle puttane. Lì è cambiato tutto e abbiamo dovuto ricominciare da zero: ci eravamo incagliati su un problema enorme. Come si fa a sposare il punto di vista di un assassino di quelle proporzioni?Inaspettatamente ci siamo trovati di fronte a un reduce di guerra che perde il controllo di sé e fa una strage, peggio del peggior marine psicopatico di ritorno dal Vietnam, dall’Afganistan o dal’Iraq. Perché di questo si tratta: un reduce che, in tempo di pace, applica le regole più feroci del campo di battaglia. La sua vendetta è smisurata. Non c’è dubbio che i principi achei siano sfrontati, arroganti, dei parassiti che assediano Penelope, minacciano Telemaco e divorano le ricchezze del palazzo, ma – si domanda Niccolini – bastano questi crimini per fare a pezzi centoventi giovani uomini e donne?
Il giorno che ci siamo posti questo problema, e abbiamo cominciato a cercare la risposta,
quel giorno lo spettacolo ha cominciato a esistere. Ma il nostro Ulisse ha smesso di
assomigliare a qualunque antico e luminoso eroe: sporco di interiora e sangue, infangato,
maleodorante, invecchiato, rugoso e sdrucito, in esilio per altri dieci anni in compagnia
solo di un vecchio e inutile remo, abbiamo scoperto non l’ex guerriero, l’ex eroe, di sicuro il
reduce del campo di battaglia ma soprattutto un uomo, che – per l’ennesima volta da solo
e contro gli dèi capricciosi e ostili anche quando sembra che stiano al tuo fianco – cerca di
placare dèmoni vecchie nuovi, che lo hanno accompagnato lungo trent’anni di guerre,
naufragi e inattesi incontri. E tutto questo, con una sola spiegazione possibile, che ci viene
dal personaggio che più amo in tutto il poema (e che solo apparentemente è rimasto fuori dal nostro spettacolo), Alcinoo, il re mago, che tutta questa fatica e il dolore riesce a
spiegare con le parole più semplice e belle: «perché i posteri avessero il canto»” conclude Francesco Niccolini.

Gabriele Vacis, regista dello spettacolo che andrà in scena al teatro romano di Fiesole spiega come “Le nozze di Cadmo e Armonia, il libro di Roberto Calasso, porta in epigrafe una frase di Sallustio: queste storie non avvennero mai, ma sono sempre. Quel bellissimo libro di Calasso  raccontava il rapporto tra gli dèi e gli uomini. Gli dèi, nella Grecia classica, erano personaggi della vita quotidiana. Con tutti i pregi e i difetti degli umani. Non è facile, per noi moderni, comprendere questa consuetudine con le divinità.”

“Quando lavoro con Marco Paolini – racconta il regista -, ci capita spesso di chiedere aiuto ad uno dei più grandi scrittori italiani del novecento: Luigi Meneghello. E lui ci aiuta sempre. In Libera nos a Malo  scrive: Qui in paese quando ero bambino c’era un Dio che abitava in chiesa… Il Dio di Meneghello oltre ad abitare in chiesa, faceva i temporali ed era un personaggio del paese anche lui. Ecco: dev’essere qualcosa del genere – prosegue l’autore – che avevano in mente i greci di due o tremila anni fa. Le stesse storie che non avvennero mai ma che sono sempre che avevano in testa i nostri genitori e i nostri nonni.
E noi? Adesso? Oggi dove sono gli dèi? Dov’è Dio? La risposta esatta che si doveva dare
al catechismo non contraddice quello che voglio dirvi: dov’è Dio? In cielo, in terra e in ogni
luogo.”

Gabriele Vacis ricorda che “quando Paolini ha cominciato a parlarmi di questo spettacolo mi ha chiesto di leggere Homo deus di Yuval Noah Harari. Lì si trova una risposta che non contraddice quella del catechismo: adesso gli dèi siamo noi. Siamo noi occidentali ricchi che facciamo i temporali e abitiamo in chiese preziosissime: New York, Parigi, ma anche Dubai o Seul… Siamo noi che, discrezionalmente, senza bisogno di motivi razionali, decidiamo dove devono stare gli umani e come devono starci. Il libro di Calasso è importante perché
racconta l’ultima volta in cui gli umani e gli dèi si sono seduti, insieme, allo stesso
banchetto. Poi sono cominciati i muri. Da una parte gli dèi, dall’altra gli uomini. E in mezzo
c’è Ulisse, un uomo che ha un rapporto privilegiato con gli dèi grazie alla sua intelligenza,
alla sua arguzia. L’Ulisse che vorremmo raccontare è quello che ha già vissuto tutte le sue
peripezie, è un vecchio di oggi: ancora molto in gamba, consapevole ma senza futili
illusioni. È un saggio confuso e disorientato che ha bisogno di continuare a comprendere,
nonostante tutto. È un Ulisse che, finalmente, prova ad ascoltare sua moglie, suo figlio,
che prova a comprendere persino gli dèi capricciosi che si sono giocati il suo destino. Per
questo, in scena, Marco non sarà solo. Sartre – conclude Gabriele Vacis, regista dello spettacolo – diceva che l’inferno sono gli altri. Questo anziano Ulisse ha bisogno di comprendere quell’inferno che sono gli altri.”

BIGLIETTI
I settore € 27,00
II settore € 22,00
(diritti di prevendita esclusi)

PREVENDITE
BIGLIETTERIA DEL TEATRO ROMANO DI FIESOLE
Via Portigiani 1 Fiesole (tel. 055.5961293) aperta dalle ore 9.00 alle ore 18.30. Solo qui
sarà possibile acquistare i biglietti ridotti riservati ai residenti del Comune di Fiesole
presentando un documento di identità.

BOX OFFICE sede centrale di Firenze in Via delle Vecchie Carceri 1 (complesso Ex-
Murate) aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 19.00 e sabato dalle ore 10.00
alle ore 14.00.

VENDITA TELEFONICA con carta di credito: 055-21.08.04 dalle ore 10.30 – 18.00

CIRCUITO REGIONALE BOXOFFICE TOSCANA
(consulta la lista su www.boxofficetoscana.it /punti-vendita/)

TICKETONE vendita online su www.ticketone.it

APERTURA STRAORDINARIA DEL MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI FIESOLE
Tutte le sere di spettacolo i possessori del biglietto per l’evento previsto nella serata
potranno visitare dalle 20,00 alle 21,30 gratuitamente il Museo Civico Archeologico di
Fiesole che conserva materiali delle culture Villanoviane, Etrusche, Romane e
Longobarde.

QUALCHE INFORMAZIONE IN PIU’
I bambini sotto i 4 anni di età entrano gratuitamente accompagnati da un adulto, in numero
di un bambino/a per ogni adulto, ma non hanno diritto ad occupare un posto a sedere.
Il ridotto residenti nel Comune di Fiesole è acquistabile solo presso la biglietteria del
Teatro presentando un documento d’identità che attesta la residenza.

COME ARRIVARE AL TEATRO ROMANO di Fiesole
Per raggiungere il Teatro Romano di Fiesole è attiva la linea 7 di ATAF. Per gli spettacoli
che termineranno tra le 23 e le 23.30 in collaborazione con DORIN, sarà attivo un servizio
d’autobus che partirà da Piazza Mino a Fiesole circa 10 minuti dopo il termine dello
spettacolo ed arriverà a Piazza Stazione SMN.

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Paolini porta ‘Il calzolaio di Ulisse’ al Teatro Romano di Fiesole

Paolini porta ‘Il calzolaio di Ulisse’ al Teatro Romano di Fiesole

Nell’ambito della 72ma Estate Fiesolana, martedì 30 luglio alle ore 21.15 il Teatro Puccini porterà in scena al Teatro Romano di Fiesole: “Nel tempo degli dèi – Il calzolaio di Ulisse” con Marco Paolini. Lo spettacolo fa parte anche della stagione teatrale 2019/2020 del Teatro Puccini (in programma il 31 gennaio e 1° febbraio 2020).

“Gli dèi quando giocano, giocano pesante. Se sbagliano hanno sempre il tempo di mettere
le cose a posto. Per gli dèi il tempo non conta: non invecchiano, non seccano, hanno
sempre tempo per fare e rifare le cose. Forse per questo non possono capire che ciò che
accade a noi umani muta le cose, a volte per sempre. A nessuno di noi gli dèi possono
restituire i dieci anni passati sulla spianata davanti a Troia, lontano da casa, e la rovina
che quei dieci anni generarono, per qualcuno, non è ancora finita.”
(Cit. Il calzolaio di Ulisse)

Marco Paolini

I 20 ANNI DI
Nel tempo degli dèi
Il calzolaio di Ulisse

di Marco Paolini e Francesco Niccolini
regia Gabriele Vacis

e con
Saba Anglana, Elisabetta Bosio, Vittorio Cerroni,
Lorenzo Monguzzi, Elia Tapognani

musiche originali di Lorenzo Monguzzi
con il contributo di Saba Anglana e Fabio Barovero
scenofonia, luminismi, stile Roberto Tarasco
aiuto regia Silvia Busato
luci Michele Mescalchin, fonica Piero Chinello
assistenza tecnica Pierpaolo Pilla, direzione tecnica Marco Busetto
prodotto da Michela Signori

produzione
Jolefilm
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
con la collaborazione di Estate Teatrale Veronese e Teatro Stabile Bolzano

Marco Paolini, autore e attore, racconta lo spettacolo Nel tempo degli dèi – Il calzolaio di Ulisse. “Era nata come Odissea tascabile – spiega Paolini -, è cresciuta nel tempo, nei suoni e nello spazio: è diventata olimpica e quasi alpina.”  “Perché Ulisse  più lo conosci e più ti porta lontano: e la distanza (celeste e marina) è la condizione essenziale per comprenderlo e cantarlo. Perché di questo si tratta: un canto. Forse il canto. Antico di tremila anni, passato di bocca in bocca, e di anima in anima: il soul per eccellenza. Perché questa è la storia dell’Occidente, e tutto contiene: dal primo istante, quando nulla esisteva, e un giorno cominciò a esistere, a partire proprio da quelle misteriose, ambigue capricciosissime entità che questa storia muovono: gli dèi. Ex guerriero ed eroe, ex aedo, Ulisse – racconta Paolini – si è ridotto a calzolaio viandante, che da dieci anni cammina verso non si sa dove con un remo in spalla, secondo la profezia che il fantasma di Tiresia, l’indovino cieco, gli fa nel suo viaggio nell’al di là, narrato del X canto dell’Odissea. Questo Ulisse – Continua l’attore – pellegrino e invecchiato non ama svelare la propria identità e tesse parole simili al vero. Si nasconde, racconta balle, si inventa storie alle quali non solo finisce col credere, ma che diventano realtà e addirittura mito. È partito all’alba che segue la gara dell’arco e la strage dei pretendenti: ha avuto solo il tempo di un lungo pianto liberatorio con il figlio Telemaco e una notte d’amore con Penelope, e subito riparte. Perché un destino già scritto e la volontà degli dèi gli hanno imposto di massacrare i 108 giovani principi achei, che gli hanno invaso la casa, insidiato la moglie, e le 12 ancelle che agli invasori si sono concesse.”

“Potrebbe dichiararsi innocente perché così gli hanno dettato gli dèi, che considerano quel
sangue un rito sacrificale, ma Ulisse non ci sta. Impossibilitato a sottrarsi a quel destino di
morte e violenza, e dopo essersi macchiato di quel sangue, ecco il colpo di scena: invece
di godersi la vittoria con l’annessa protezione divina (Atena e Zeus sono al suo fianco a
benedirlo prima, durante e dopo la strage), si autoinfligge la più dura delle punizioni e
denuncia come crimine quello che gli dèi dell’Olimpo considerano un’ecatombe, cioè il più
grande sacrificio che un essere umano possa loro offrire.”

“Così, dopo venti anni di assenza e disavventure, Ulisse si obbliga a un nuovo esilio.
Rinuncia al governo, abbandona la moglie e il regno, riparte con Telemaco al suo fianco,
che lo segue senza mai aprire bocca. Ma soprattutto Ulisse abbandona gli dèi che lo
vorrebbero trionfante e immortale: si rivolta contro i loro capricci, la loro ambigua volontà e non ha paura di pagare il prezzo della propria scelta.
Questo e molto altro, sotto le mentite spoglie di un calzolaio – anzi, del calzolaio di Ulisse,
uno straniero dai sandali sdruciti, indurito dagli anni, dall’età, dai viaggi e dai naufragi –
racconta il protagonista a un giovanissimo capraio incontrato apparentemente per caso. Parlano lungo un sentiero in ripida ascesa, dove una fila infinita di uomini formica
faticosamente arranca, trasportando – è proprio il caso di dirlo – ogni ben di Dio: perché
quello è il sentiero che conduce fino allo Chalet Olimpo, dimora divina dove sono in corso i
preparativi per una grande e misteriosa festa. Ma tutto questo, il calzolaio con il remo in
spalla, lo deve ancora scoprire.”

“Con quanti, ma soprattutto con quali dèi ha a che fare un uomo oggi? Non penso
ovviamente alle solide convinzioni di un credente, ma al ragionevole dubbio di chi guardando al tempo in cui vive, pensa con stupore e disincanto alle possibilità di
accelerazione proposte alla razza umana. Possibilità di lunga vita, possibilità di
potenziamento mentale e fisico, possibilità di resistenza alle malattie, eccetera… Restare
umani sembra uno slogan troppo semplice e riduttivo, troppo nostalgico e rassicurante
quando diventare semi-dèi appare un traguardo possibile, almeno per la parte benestante
del pianeta.
Ulisse per me – conclude Marco Paolini – è qualcuno che di dèi se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per resistere.”

Con Marco Paolini, nel ruolo di autore di Nel tempo degli dèi – Il calzolaio di Ulisse, c’è Francesco Niccolini che ci spiega che “Per anni lui (Ulisse), per me, è stato l’uomo che pensa a testa bassa e poi trova le parole giuste: l’uomo del cavallo di Troia e della gara con l’arco, quello delle Sirene, Polifemo, Scilla, Cariddi. Poi, all’improvviso, è diventato l’uomo triste che piange sullo scoglio più isolato di isole da sogno, dove donne innamorate di lui gli hanno promesso l’mmortalità e molto altro, pur di trattenerlo: ma la nostalgia di casa, la nostalgia della moglie e del figlio erano sempre più forti di ogni tentazione. Strano atteggiamento per un uomo che il mito ci ha consegnato come il simbolo di chi vuole superare ogni confine senza paura.”

“Poi un giorno – continua l’autore – è diventato qualcos’altro ancora: è accaduto quando io, Marco e Silvia Busato abbiamo letto ad alta voce la strage dei pretendenti e delle ancelle puttane. Lì è cambiato tutto e abbiamo dovuto ricominciare da zero: ci eravamo incagliati su un problema enorme. Come si fa a sposare il punto di vista di un assassino di quelle proporzioni?Inaspettatamente ci siamo trovati di fronte a un reduce di guerra che perde il controllo di sé e fa una strage, peggio del peggior marine psicopatico di ritorno dal Vietnam, dall’Afganistan o dal’Iraq. Perché di questo si tratta: un reduce che, in tempo di pace, applica le regole più feroci del campo di battaglia. La sua vendetta è smisurata. Non c’è dubbio che i principi achei siano sfrontati, arroganti, dei parassiti che assediano Penelope, minacciano Telemaco e divorano le ricchezze del palazzo, ma – si domanda Niccolini – bastano questi crimini per fare a pezzi centoventi giovani uomini e donne?
Il giorno che ci siamo posti questo problema, e abbiamo cominciato a cercare la risposta,
quel giorno lo spettacolo ha cominciato a esistere. Ma il nostro Ulisse ha smesso di
assomigliare a qualunque antico e luminoso eroe: sporco di interiora e sangue, infangato,
maleodorante, invecchiato, rugoso e sdrucito, in esilio per altri dieci anni in compagnia
solo di un vecchio e inutile remo, abbiamo scoperto non l’ex guerriero, l’ex eroe, di sicuro il
reduce del campo di battaglia ma soprattutto un uomo, che – per l’ennesima volta da solo
e contro gli dèi capricciosi e ostili anche quando sembra che stiano al tuo fianco – cerca di
placare dèmoni vecchie nuovi, che lo hanno accompagnato lungo trent’anni di guerre,
naufragi e inattesi incontri. E tutto questo, con una sola spiegazione possibile, che ci viene
dal personaggio che più amo in tutto il poema (e che solo apparentemente è rimasto fuori dal nostro spettacolo), Alcinoo, il re mago, che tutta questa fatica e il dolore riesce a
spiegare con le parole più semplice e belle: «perché i posteri avessero il canto»” conclude Francesco Niccolini.

Gabriele Vacis, regista dello spettacolo che andrà in scena al teatro romano di Fiesole spiega come “Le nozze di Cadmo e Armonia, il libro di Roberto Calasso, porta in epigrafe una frase di Sallustio: queste storie non avvennero mai, ma sono sempre. Quel bellissimo libro di Calasso  raccontava il rapporto tra gli dèi e gli uomini. Gli dèi, nella Grecia classica, erano personaggi della vita quotidiana. Con tutti i pregi e i difetti degli umani. Non è facile, per noi moderni, comprendere questa consuetudine con le divinità.”

“Quando lavoro con Marco Paolini – racconta il regista -, ci capita spesso di chiedere aiuto ad uno dei più grandi scrittori italiani del novecento: Luigi Meneghello. E lui ci aiuta sempre. In Libera nos a Malo  scrive: Qui in paese quando ero bambino c’era un Dio che abitava in chiesa… Il Dio di Meneghello oltre ad abitare in chiesa, faceva i temporali ed era un personaggio del paese anche lui. Ecco: dev’essere qualcosa del genere – prosegue l’autore – che avevano in mente i greci di due o tremila anni fa. Le stesse storie che non avvennero mai ma che sono sempre che avevano in testa i nostri genitori e i nostri nonni.
E noi? Adesso? Oggi dove sono gli dèi? Dov’è Dio? La risposta esatta che si doveva dare
al catechismo non contraddice quello che voglio dirvi: dov’è Dio? In cielo, in terra e in ogni
luogo.”

Gabriele Vacis ricorda che “quando Paolini ha cominciato a parlarmi di questo spettacolo mi ha chiesto di leggere Homo deus di Yuval Noah Harari. Lì si trova una risposta che non contraddice quella del catechismo: adesso gli dèi siamo noi. Siamo noi occidentali ricchi che facciamo i temporali e abitiamo in chiese preziosissime: New York, Parigi, ma anche Dubai o Seul… Siamo noi che, discrezionalmente, senza bisogno di motivi razionali, decidiamo dove devono stare gli umani e come devono starci. Il libro di Calasso è importante perché
racconta l’ultima volta in cui gli umani e gli dèi si sono seduti, insieme, allo stesso
banchetto. Poi sono cominciati i muri. Da una parte gli dèi, dall’altra gli uomini. E in mezzo
c’è Ulisse, un uomo che ha un rapporto privilegiato con gli dèi grazie alla sua intelligenza,
alla sua arguzia. L’Ulisse che vorremmo raccontare è quello che ha già vissuto tutte le sue
peripezie, è un vecchio di oggi: ancora molto in gamba, consapevole ma senza futili
illusioni. È un saggio confuso e disorientato che ha bisogno di continuare a comprendere,
nonostante tutto. È un Ulisse che, finalmente, prova ad ascoltare sua moglie, suo figlio,
che prova a comprendere persino gli dèi capricciosi che si sono giocati il suo destino. Per
questo, in scena, Marco non sarà solo. Sartre – conclude Gabriele Vacis, regista dello spettacolo – diceva che l’inferno sono gli altri. Questo anziano Ulisse ha bisogno di comprendere quell’inferno che sono gli altri.”

BIGLIETTI
I settore € 27,00
II settore € 22,00
(diritti di prevendita esclusi)

PREVENDITE
BIGLIETTERIA DEL TEATRO ROMANO DI FIESOLE
Via Portigiani 1 Fiesole (tel. 055.5961293) aperta dalle ore 9.00 alle ore 18.30. Solo qui
sarà possibile acquistare i biglietti ridotti riservati ai residenti del Comune di Fiesole
presentando un documento di identità.

BOX OFFICE sede centrale di Firenze in Via delle Vecchie Carceri 1 (complesso Ex-
Murate) aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 19.00 e sabato dalle ore 10.00
alle ore 14.00.

VENDITA TELEFONICA con carta di credito: 055-21.08.04 dalle ore 10.30 – 18.00

CIRCUITO REGIONALE BOXOFFICE TOSCANA
(consulta la lista su www.boxofficetoscana.it /punti-vendita/)

TICKETONE vendita online su www.ticketone.it

APERTURA STRAORDINARIA DEL MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI FIESOLE
Tutte le sere di spettacolo i possessori del biglietto per l’evento previsto nella serata
potranno visitare dalle 20,00 alle 21,30 gratuitamente il Museo Civico Archeologico di
Fiesole che conserva materiali delle culture Villanoviane, Etrusche, Romane e
Longobarde.

QUALCHE INFORMAZIONE IN PIU’
I bambini sotto i 4 anni di età entrano gratuitamente accompagnati da un adulto, in numero
di un bambino/a per ogni adulto, ma non hanno diritto ad occupare un posto a sedere.
Il ridotto residenti nel Comune di Fiesole è acquistabile solo presso la biglietteria del
Teatro presentando un documento d’identità che attesta la residenza.

COME ARRIVARE AL TEATRO ROMANO di Fiesole
Per raggiungere il Teatro Romano di Fiesole è attiva la linea 7 di ATAF. Per gli spettacoli
che termineranno tra le 23 e le 23.30 in collaborazione con DORIN, sarà attivo un servizio
d’autobus che partirà da Piazza Mino a Fiesole circa 10 minuti dopo il termine dello
spettacolo ed arriverà a Piazza Stazione SMN.

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