Morto in S.Croce, Difesa: “non esistono protocolli scientifici da seguire”

Morto in S.Croce, Difesa: “non esistono protocolli scientifici da seguire”

Lo ha detto l’avvocato Luca Bisori che difende i vertici dell’Opera di Santa Croce indagati dalla procura di Firenze per omicidio colposo.

Per realizzare il “monitoraggio” delle architetture della basilica di Santa Croce, come scrivono i periti nella loro relazione tecnica discussa oggi dal gip Zanobini, “sarebbe occorsa una vasta campagna di analisi sulla pietra e sugli altri materiali, da condursi nel tempo e con strumenti tecnici mirati: ma non esistono in questo senso protocolli scientifici da seguire. Ogni ente simile, ogni Opera, in realtà segue per queste attività una propria prassi, le proprie esperienze”.

Lo ha detto l’avvocato Luca Bisori dopo l’incidente probatorio dal gip in cui è stata discussa la perizia relativa alla morte del turista spagnolo Daniel Testor Schnell, colpito da un frammento di pietra serena il 19 ottobre 2017. Il legale difende i vertici dell’Opera di Santa Croce indagati dalla procura di Firenze per omicidio colposo.

“Non ci sono protocolli da seguire di cui sia acclarata la fondatezza scientifica – aggiunge Bisori – perciò è improprio parlare di monitoraggio. Ogni ente agisce secondo modalità proprie”. Il legale ha sottolineato che “i periti parlano di monitoraggio ma anche loro riconoscono che si tratta di un termine ‘atecnico’”.

Oggi in udienza Bisori ha depositato, all’attenzione di gip e pm, “un progetto dell’Opera S.Croce per un intervento immediato di risanamento della capriata” che può arrivare “anche, se fosse necessario, a una ristrutturazione” della capriata da cui si è staccato il frammento. Sulle cause del crollo, il legale spiega che “c’è stato un carico sulla capriata tale da farne cambiare impropriamente la geometria: la capriata ha avuto una torsione legata verosimilmente alle copiose infiltrazioni da pioggia che quell’area ha subito per un lungo periodo di tempo già fino al 2005”.

“All’epoca – prosegue Bisori – viene deciso, per questo motivo, di fare un intervento, un restauro. Viene rifatto il tetto. Tuttavia l’umidità già infiltrata ha continuato lentamente a degradare la capriata fino a determinare la torsione”. Tale aggravamento avrebbe causato la “spinta sul peduccio di pietra serena, che è un elemento ornamentale e non strutturale, finché ha ceduto venendo giù”.

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Turista morto S.Croce, i periti: “collasso imprevedibile senza analisi puntuali”

Turista morto S.Croce, i periti: “collasso imprevedibile senza analisi puntuali”

Così i periti del gip Matteo Zanobini nella relazione discussa oggi in incidente probatorio al tribunale di Firenze, sulla morte del turista ucciso da un peduccio in pietra serena caduto nella basilica di Santa Croce.

Solo analisi “puntuali”, “di monitoraggio specifico”, “avrebbero potuto consentire una definizione preventiva dello stato di pericolo, prendendo in considerazione la possibilità più o meno imminente del fenomeno di collasso” del peduccio in pietra serena che il 19 ottobre 2017 si staccò nella basilica di Santa Croce a Firenze uccidendo il turista spagnolo Daniel Testor Schnell, 52 anni. Ma “in assenza di tutto ciò”, “non era possibile prevedere il collasso della mensola in pietra”, tanto più ipotizzare quando si sarebbe staccato.

Sulla vicenda la procura indaga per omicidio colposo quattro persone: la presidente dell’Opera Irene Sanesi, il segretario generale Giuseppe De Micheli e il responsabile tecnico del complesso Marco Pancani, più Laura Mannucci titolare della ditta che fece un restauro nel 2005. Trovati anche fenomeni di ‘carie’ nelle parti lignee, cosiddetti a causa della formazione di funghi.

I periti osservano che ‘se e’ possibile affermare come le particolari condizioni della mensola in pietra e dell’intero dispositivo di appoggio della capriata mostrassero alcuni segni di inefficienza sistemica e di degrado materico gia’ nel 2005′, ‘dall’altro le condizioni generali a
quella data non erano tali da produrre sollecitazioni sufficienti a determinare una rottura dell’elemento o a dare segnali diretti causa-effetto’.
Quindi ‘e’ solo il successivo e progressivo degrado materico del materiale lapideo, con il decadimento delle prestazioni meccaniche di quest’ultimo, unito a quello di tutti gli elementi lignei del dispositivo di appoggio coinvolti nelle azioni dei carichi’, a determinare un fenomeno di rottura ‘fragile’, di tipo istantaneo, della mensola per superamento del valore limite di resistenza’.
Per i periti, in buona sostanza, solo un monitoraggio ‘puntuale’, lungo gli anni, ‘avrebbe permesso di prevedere il collasso del peduccio in pietra. Monitoraggio, viene suggerito, da condurre con ‘applicazioni soniche e indagini sui legni’, con ‘valutazioni di tipo ambientale’ in particolare sull’umidita’, ‘valutazione delle sollecitazioni e degli stati di tensione nei punti piu’ vulnerabili’.
La perizia infatti ha rilevato ‘uno stato di grave degrado delle porzioni di capriata poste all’interno della muratura, dovuto a umidita’ ristagnante’ ed ‘e’ ipotizzabile che la muratura circostante abbia ricevuto costanti apporti di acqua piovana, mantenendo il legno in condizioni sfavorevoli alla propria conservazione’.
La relazione si conclude raccomandando dunque ‘l’assoluta necessita’ di considerare l’analisi approfondita di altre situazioni assai vicine a questa, per caratteristiche e tipologia di problemi’ e quindi ‘suscettibili di evoluzioni similari’.
Intanto, su altri due elementi di appoggio delle capriate che potrebbero dare rischi ‘e’ gia’ stata fatta segnalazione ai tecnici dell’Opera’. L’incidente probatorio si e’ chiuso oggi. Ora, anche sulla base di questi risultati proseguono le indagini della procura di Firenze. La relazione tecnica sara’ trasmessa al fascicolo del pm Benedetta Foti che coordina l’inchiesta.

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